martedì 21 aprile 2009
Fare sport a Cuba

Credo di essere uno dei pochissimi stranieri che durante i suoi soggiorni in terra cubana si tiene in allenamento.
Non c'e' giorno in cui non faccia i miei km di corsa,non vada in palestra oppure,new entry,non mi faccia dei lunghi tratti in bici da corsa come e' avvenuto nell'ultima vacanza.
Andare a correra al mattino,sempre prima delle nove quando il sole ancora non ti disfa,e' anche un modo per smaltire le bevute della sera precedente,per eliminare la maldida risaca e per iniziare col piede giusto la giornata.
Sono il solo yuma che corre per Tunas,anche perche' a quell'ora la gente lavora e al massimo incontro i ragazzi e le faciulle della Scuola delo Sport cittadina.
Per quanto riguarda la palestra e' un bel casino in quanto la sola che c'era,con attrezzi di prima dello Zar,e' chiusa per riparazioni e al ritmo con cui stanno lavorando ci andra' mio nipote che ora ha 3 anni......
Ho trovato una casa che in cortile in mezzo ai 2 pitbull,i colombi e le galline ha messo qualche attrezzo anch'esso del paleolitico ma che comunque si puo' usare....
E' cambiato l'atteggiamento dei cubani nei confronti dello sport,erano abituati a non fare piu' nulla dal termine della scuola fino alla cassa di acero mentre ora sempre piu' gente si ritrova a 30 anni con tanto di barriga e cellulite e si inizia a dover far fronte al problema dei kili di troppo.
Una volta soddisfatte le esigenze primarie si iniziano ad affrontare quelle secondarie.
Nella peluqueria a Tunas vicino al parque Maceo fanno dei corsi di ginnastica per sciure e sono sempre frequentatissimi con lunghe liste di attesa,la domenica mattina nello stesso parco una ragazza fa una specie di Thai Chi a centinia di persone,il fatto di iniziare a fare esercizio inizia ad essere preso in considerazione da molti in funzione anche della disastrosa alimentazione che molti,quasi tutti,hanno.
Alimentazione che spesso non e' una scelta,la classica bistecca con insalata non e' certo accessibile a tutti...
In questi anni ho visto il fenomeno sportivo di massa crescere e diventare importante tanto che spesso mi viene da pensare che negocios sarebbe mettere su una palestra in stile nostrano....,per soddisfare tutti dovrebbe lavorare 24 ore su 24.....
lunedì 20 aprile 2009
BATISTA

Era il 1933. Dopo lo sciopero generale che annunciava la caduta del tiranno Gerardo Machado, l’ambasciatore nordamericano all’Avana, Sommer Welles, si vide obbligato a chiedergli di cedere il potere a una figura neutrale in cui il popolo potesse avere fiducia.
Il 12 agosto Machado fuggì, dopo aver saputo che numerosi nuclei delle forze armate chiedevano a viva voce un cambiamento nel governo e preparavano una sollevazione generale. Mentre il popolo sfogava la propria vendetta per le strade, venne instaurato un nuovo governo presieduto da Carlos Manuel de Céspedes che durò solamente 23 giorni.
Ufficiali e soldati dell’esercito stavano cospirando nuovamente : era il complotto dei sergenti che voleva difendere gli interessi dei sottufficiali, ma che andò molto più in là. Il governo provvisorio instaurato dopo la fuga di Machado venne annullato. Apparve in scena uno dei promotori della sollevazione. Il sergente dattilografo Fulgencio Batista che in quattro mesi superò tutte le barriere sino a divenire capo di stato maggiore dell’esercito, divenne la mano che ebbe il comando per più di un decennio.
Batista si preparò alla presidenza della Repubblica con le elezioni del 1940, appoggiato da una coalizione di vari partiti politici. Il suo governo era favorevole a imprenditori e ricchi proprietari terrieri che approfittarono della congiuntura della guerra in Europa per arricchirsi ulteriormente. La corruzione e la malversazione dei fondi provocò ondate di indignazione
nell’Isola. L’arricchimento senza scrupoli del presidente e la sua relazione con le antiche forze antipopolari dell’esercito con la sua sottomissione a Washington minarono la sua autorità di fronte alla popolazione.
Batista si presentò nuovamente come candidato nelle elezioni del ’44, ma la sconfitta lo fece andare negli Stati Uniti dove rimase per quattro anni, abbastanza per raffreddare i commenti negativi sulla sua persona a Cuba.
Nel 1949 creò il suo partito che si chiamava Partito di Azione Unitaria e poi Azione Progressista, nel quale si riunirono diversi elementi reazionari dell’epoca. L’ambasciatore nordamericano diede il suo beneplacito ma nell’arena politica non aveva un ruolo e nell’elenco dei votanti nel 1951 occupava il penultimo posto... Che fare? Utilizzare il metodo già sperimentato di schiacciare il movimento democratico dei paesi latino - americani cioè il colpo di stato. Che non dipendeva delle elezioni o da una frode elettorale, che poteva ignorare l’ordine della Costituzione.
Il 10 marzo del 1952 Batista e la sua banda si appropriarono con la forza del destino della nazione. Il popolo si trovò in una situazione senza uscite. Il generarle (Batista) utilizzò un esercito creato, addestrato e preparato dagli Stati Uniti, dalla loro comparsa nella Repubblica neo coloniale.
Lo stesso Batista confessò anni dopo che il colpo di stati era stata una cospirazione ufficiale dell’esercito e dell’ambasciata degli Stati Uniti all’Avana.
Di fronte alle frasi demagogiche del dittatore che voleva presentare la cospirazione come un movimento rivoluzionario, il giovane avvocato Fidel Castro, in un documento redatto poche ore dopo il golpe, affermava con enfasi:
“Rivoluzione No, colpo di stato Si, patriota No, liberticidi Sì, usurpatori, retrogradi, avventurieri assetati di oro e di potere.
Davanti a questi fatti si impone la lotta rivoluzionaria!” sosteneva Fidel precisando che ; “C’è un altro tiranno, ma ci saranno altri Mella, Trejos, Guiteras! Opprimono la Patria, ma un giorno avremo di nuovo la nostra libertà!”
In effetti Batista annullò la Costituzione e mezzo secolo repubblicano venne cancellato. La bancarotta politica, la crisi della struttura economica e l’acutizzarsi della lotta di classe mettevano più che mai in luce la crisi nazionale.
La popolazione cubana era raddoppiata e questo provocava una forte disoccupazione; il 47% delle terre coltivabili apparteneva alle grandi compagnie nordamericane e i contadini, quelli che coltivavano la terra, non ne possedevano!
Gli operai agricoli erano quasi la metà del proletariato cubano. Vivevano in capanne col tetto di foglie di palma e il pavimento di terra; il 30% non aveva un letto, più del 40% era analfabeta e il 14% era tubercoloso. Secondo uno studio del Gruppo Cattolico Universitario del 1957, circa il 23% della popolazione totale dell’Isola non sapeva leggere e scrivere.
Le fasce più povere della società vennero dimenticate in estrema miseria.
Sottomissione senza limiti agli Stati Uniti
Il governo di Batista superò tutti i governi precedenti per la sottomissione e nella concessione delle ricchezze dell’Isola ai nordamericani. La sua politica consisteva nell’accentuare le ricchezze per i monopoli a detrimento dei settori nazionali e soprattutto della popolazione povera.
Vennero firmati accordi con gli Stati Uniti che favorivano la crescita dei guadagnai di Batista e vennero rinnovate le concessioni alla Compagnia Cubana dei Telefoni, che ricevete un prestito sottratto al bilancio nazionale. Il governo consegnò praticamente tutti i minerali fossili dell’Isola alle imprese nordamericane e autorizzò la vendita di benzina nordamericana nell’area nazionale. Inoltre creò le condizioni per favorire lo sfruttamento del nichel e del cobalto. In questo modo mise in mani straniere anche il terzo settore per importanza dell’esportazione, dopo quello dello zucchero e del tabacco.
I casinò, i postriboli, i clubs e i bar divennero centri di divertimento per ricchi e mafiosi provenienti dal nord.
I vincoli di Batista con Cosa Nostra sono ben noti.
Appare una nuova generazione
Era il 1953 e i giovani levarono le torce nella storica sfilata del 28 gennaio, nel giorno in cui si compivano cent’anni dalla nascita dell’Apostolo José Martí. Parteciparono anche il Fronte Civico delle donne e molti operai con altre organizzazioni. L’ondata delle manifestazioni si estese per tutta l’Isola.
Nelle scuole la lotta contro Batista adottò forme attive. L’Università dell’Avana divenne uno dei focus principali di opposizione. Si organizzavano manifestazioni e in particolare ebbero molta risonanza i simbolici seppellimenti della Costituzione, organizzati nell’aprile del 1952 dalla Federazione Studentesca Universitaria - FEU - contro gli Statuti Costituzionali stabiliti dal Regime. Nello stesso tempo la FEU realizzò in tutto il paese l’adozione di un giuramento simbolico di fedeltà alla Costituzione. Migliaia di cubani sostennero questa iniziativa degli studenti.
Anche se le proteste studentesche svegliavano nella popolazione la coscienza politica e le speranze di un cambiamento, non potevano pero far cadere i pilastri della dittatura.
Il movimento operaio venne diviso. L’esercito disponeva di tutto il potere e contro l’esercito, si sosteneva a Cuba, era impossibile lottare, non esistevano possibilità di successo.
L’entusiasmo del giovane Fidel Castro per cambiare radicalmente la situazione lo portarono a formare un’organizzazione autonoma il cui fine doveva essere la preparazione di una sollevazione armata.
Fu così che alla metà del 1952, con la direzione di Fidel e di Abel Santamaria iniziò la gestione di un’organizzazione clandestina.
Il 26 luglio del 1953 attaccarono le caserme Moncada di Santiago di Cuba e Carlos Manuel de Céspedes di Bayamo. Anche se militarmente non fu una vittoria, dimostrarono che in quelle condizioni l’azione armata era il solo metodo di lotta Così si preparò in Messico, nell’esilio, la spedizione del Granma che condusse al trionfo della Rivoluzione del 1º gennaio del 1959.
Il dittatore e i suoi collaboratori fuggirono nella notte del 31 dicembre del 1958 a Miami, senza pagare mai per quei 20 mila morti uccisi durante la presidenza di Batista e il saccheggio della proprietà pubblica.
Nato povero a Banes, nell’oriente cubano, il 13 gennaio del 1901, Batista è morto immensamente ricco a 72 anni, a Marbella, in Spagna, il 6 agosto del 1973
UN OCCASIONE DA NON PERDERE

Al vertice delle Americhe svoltosi a Trinidad e Tobago Cuba pur se non invitata ha fatto la parte del leone.
Per la prima volta dopo 50 anni un presidente americano ha ammesso il fallimento di mezzo secolo di politica yankee nei confronti della perla del Caribe.
Oddio non e' che ci volesse uno scienziato....se una cosa non funziona per 50 anni forse e' il momento di cambiare rotta.....
Tutti i paesi del continente americano si aspettavano una svolta da parte di Obama e il nuovo inquilino della Casa Bianca non si e' tirato indietro allacciando rapporti con il presidente del Venezuela Hugo Chavez e dimostrando,almeno a parole,che l'aria e' cambiata.
Forse la durissima crisi che ha colpito,anzi che e' nata,nel paese piu' potente della terra ha fatto capire a chi lo governa che molti nemici costano molti soldi e che in questo momento il denaro e' meglio utilizzarlo per fini interni.
Sta' di fatto che gli USA hanno,per la prima volta,aperto un canale di dialogo con Cuba.
Dal punto di vista pratico al momento si parla di liberalizzare le visite alla isla per i cittadini americani e poco piu' ma il gesto ha avuto un forte potere simbolico.
Cuba ha resistito,ha lottato,ha sofferto,non ha mollato ma alla fine ha vinto la sua battaglia come un moderno Davide contro uno spietato Golia.
Ora la palla passa ai Castro,non prevedo grossi cambiamenti ne' i cubani se li aspettano,sarebbe gia'una gran cosa se aumentassero gli stipendi e le pensioni,non sarebbe un atto internazionale ma farebbe mille volte piu' felice il popolo cubano.
La storia della mancanza di liberta' e dei diritti civili conta poco o nulla,gli americani fanno fior di affari con la Cina dove questi problemi sono ben piu' grandi.
Dopo aver stretto relazioni importanti con appunto la Cina e il Vietnam comunisti chissa'che il futuro non ci riservi anche una nuova e profiqua collaborazione fra gli USA e una Cuba ancora e piu' che mai...comunista.
Speriamo che questa occasione non vada persa.
RIFLESSIONE DEL COMANDANTE EN JEFE

Non c’è riposo per il mondo
Chiunque potrebbe pensare che, dopo il Vertice delle Americhe,a soli 13 giorni da quello dei G 20 e dopo l’intenso percorso del presidente Obama in Francia, Germania, Praga e Turchia, il mondo avrebbe il diritto di riposare alcuni giorni.
Ma non è così. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, incontrerà a Washington il 24 aprile i Ministri delle Finanze delG-7, i super ricchi, e quindi si svolgerà una riunione ministeriale del G-20 nella stessa giornata.
Le due riunioni si svolgeranno dopo le assemblee di primavera del Fondo Monetario Internazionale e del Banco Mondiale, rettori delle finanze del mondo.
L’interessante è che ieri il Financial Times di Londra, il più importante organo della Gran Bretagna in materia economica, ha spiegato le complicazioni dell’Europa nel settore dell’energia.
L’agenzia EFE, citando il giornale, ha informato quanto segue:
“La produzione di petrolio e di gas del Regno Unito nel mare del nord potrà diminuire, perchè la crisi economica ha portato alla caduta delle esplorazioni in uno dei depositi più importanti del mondo occidentale”.
“Il numero dei pozzi d’esplorazione perforati nel mare del nord è diminuito del 78% nel primo trimestre del 2009, paragonato allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati della firma Deloitte, diffusi per il periodo economico”.
“Hanno lavorato solo18 pozzi di valutazione ed esplorazione nel primo trimestre, con una caduta del 41% delle attività di perforazione, rispetto allo stesso periodo del 2008”.
Il gruppo UK Oil and Gas è anche più pessimista e pronostica che la perforazione potrà diminuire quest’anno del 66%.
“La situazione del mare del nord è peggiore rispetto ad altri luoghi, perchè le nuove scoperte tendono ad essere più scarse ed i pozzi petroliferi meno produttivi, ma costosi da mantenere”, aggiunge il giornale.
Durante il Vertice di Londra, il 4 aprile, presieduto da Gordon Brown come anfitrione dell’evento, come assicurano fonti d’assoluto credito, il primo ministro della Gran Bretagna si è comportato in modo visibilmente indispettito con i partecipanti del Terzo Mondo.
Ha trattato con pregiudizio lo stesso Obama, perchè è un uomo negro.
Quanto petrolio si consumerà nel mondo, a che costo e che prezzo?
Chi sono i responsabili della tragedia?
Che limiti imporranno a Copenaghen i responsabili della tragedia?
Che limiti imporrano a Copenaghen ai paesi in via di sviluppo?
È un problema veramente complicato.
Il mondo non riposa. E neanche Obama.
Fidel Castro Ruz – 14 Aprile del 2009
domenica 19 aprile 2009
UNA BATTAGLIA PERSA
Intanto vi comunico che il blog riparte con un paio di post quotidiani compatibilmente con i tempi veloci che sono in arrivo.
Vi parlo di una battaglia persa,irrimediabilmente persa.....
Avevo promesso alla madre di Joel,l'autista che mi scorazza con la sua auto al mare e mi viene a prendere e portare in aeroporto,di cucinargli un bel piatto di spaghetti fatti come si deve.
Ci mettiamo d'accordo,lei fa la maestra a scuola e occorre trovare la sera giusta,vado alla Casa Azul a comperare olio,spaghetti Barilla,sugo Buitoni alla Napoletana,una scatoletta di tonno e del formaggio.
Vado a casa loro per cucinare,cosa complicata in quella umile casa....gia' folo per apritre la scatoletta di tonno col coltello a momenti mi apro un dito,poi non avevano lo scola pasta....no es facil....
Oltra alla signora,a Joel alla sua novia ,alla sorella col pancione e al marito della sorella c'e' anche la Hawa.
Il sughetto mi viene da Dio.....tutto si amalgama bene,c'e' un profumino buonissimo e cio' malgrado le non facili situazioni logistiche.
Non vi dico la vita per colare la pasta ma al final tutto riesce come si deve.
Faccio i piatti....
La sorella con la barriga prende il mio piatto grondante sugo e pasta Barilla....prende una banana dolce e la spezza dentro......
Joel prende del congri' del giorno prima e lo mischia alla pasta......
Il marito ci mette dei pezzi di maiale avvanzati dal giorno prima....
Solo Yane e la madre la mangiano come si deve.
Ma io mi chiedo vale la pena?
Vale la pena combattere con gente che mette la banana nella pasta?
Forse e' meglio lasciarli al loro arroz e alle solite cose che mangiano piuttosto che cercare di spiegargli la civilta' alimentare....
Davvero una battaglia persa.....
giovedì 2 aprile 2009
CUBANO AMERICANI

Fino a 2/3 anni fa l'appartenere alla categoria dei cubano americani era motivo di vanto per tutta la famiglia che nel proprio albero genealogico ne possedeva uno.
Arrivavano,avessero pure avuto 70 anni col cappellino dei Metz,la canottiera dei Bulls,le ultime Nike su lmercato e 2/3 kilogrammi di roba d'oro al collo.
Giravano col codazzo di parenti di tutte le eta' a cui pagavano tutto quel che c'era nel listino del locale dove si trovavano.
Era uno spettacolo vederli tirarsela.....magari avevano ahorrato per un anno per comperarsi le Nike e le kilate di oro erano renttae a Little Avana ma camminavano gonfi e tronfi in giro por la calle tunera.
Tuti dovevano vederli e tutti dovevano sapere che tenevano plata....
Uno spettacolo!
Ora le cose sono un po' cambiate credo a causa della fortissima crisi economica che ha colpito il loro nuovo Eldorado e che ha mietuto vittime sopratutto nelle classi meno abbienti come e' tradizione di quel paese.
Ora li vedi girare vestiti anche peggio dei cubani,perche' i cubani che tengono negocios o che hanno rimesse vestono piu' che bene,girano per conto loro e i codazzi,insieme alla plata,sono spariti,cenano,i cubano americani...i locali in mn o comunque in quelli piu' barati.
Per quanto riguarda l'oro oggi su 10 persone che vedi strozzate dai monili 9 vivono a Cuba e 1 arriva dall'eldorado....
E' finita la loro epopea,se acabo' il loro quarto d'ora,oggi fanno una vacanza low cost,a casa dei parenti,non rentano piu' il carro e rimediano qualche fanciullina del barrio ma le stelline a cui avevano accesso quando le tasche erano piene oggi sono tornate con chi i soldi al final non ha mai smesso di averli e di...spenderli.
Noi.
RIFLESSIONE DEL COMANDANTE

El preludio
Los clásicos del béisbol y el fútbol llenan los stadiums y entusiasman a las masas en todo el mundo. Por supuesto que todos nos consideramos expertos en la materia —yo entre ellos— y discutimos acaloradamente con cualquiera.
Sin embargo, cuando se trata de la economía, en la que tienen lugar eventos que son decisivos para el mundo, se cuentan con los dedos de la mano los que se interesan sobre el tema. Busqué en nuestra prensa el evento y no aparece una palabra sobre la reunión del G-20 que dentro de dos días se iniciará en Londres.
Ayer, en el noticiero vespertino de la televisión, se le mencionó para enfatizar en las medidas espectaculares de seguridad que adoptan las autoridades británicas. Nos contaron que Obama llevará 200 hombres de sus servicios secretos, expertos en protección. De paso nos contaron cosas del sofisticado Boeing cuatrimotor que los transporta, con 80 canales de televisión, casi 100 líneas telefónicas y el equipo con las claves para ordenar el disparo de los proyectiles nucleares, siempre listos para despegar. También supimos del helicóptero especialmente diseñado para transportarlo por aire a la sala de reuniones y el invulnerable auto tanque imperforable en que se moverá por tierra. Constituyen últimos avances de la ciencia y la tecnología militar puestos a su disposición.
Del significado de la Cumbre ni una palabra. No se trata de una crítica a nuestros medios de información, es sencillamente nuestra forma de actuar frente al tema económico internacional. En el resto de los países ocurre exactamente igual. Sin embargo, de los acuerdos que se adopten en esa Cumbre de las grandes potencias económicas dependerá el destino más próximo de miles de millones de personas modestas que viven de su trabajo.
Haciendo uso de las informaciones que ofrecen las agencias cablegráficas internacionales, las revistas especializadas, los discursos y las entrevistas de los jefes de Estado y dirigentes de los organismos de Naciones Unidas, trataré de seguir el curso de la reunión, en la que estarán presentes las grandes contradicciones económicas e ideológicas que caracterizan el complejo mundo de hoy, sumido en una profunda crisis.
En una declaración al programa de la BBCI, Kevin Rudd, Primer Ministro de Australia, del Partido Laborista, declaró que los jefes de Estado y de Gobierno de los países del G-20 no aprobarán un plan de estímulo fiscal en la Cumbre de Londres. Señaló que en la Cumbre anterior ya se habían aprobado 1.5 millones de millones de euros, y que ahora correspondería al Fondo Monetario Internacional (FMI) decidir qué apoyo adicional necesitaría la economía.
El gobierno del Reino Unido desmintió el contenido de un borrador del comunicado que supuestamente emitirían los líderes del G-20, filtrado por la revista alemana "Der Spiegel".
Un portavoz de Gordon Brown señaló que el documento era viejo y que correspondía al anterior G-20.
El Banco de Inglaterra declaró que la economía británica no estaba en condiciones de endeudarse más.
Los líderes del grupo G-20 afirman, según otro cable, que el apoyo al sector financiero, el aumento del gasto público y el financiamiento extra al FMI sacarán a la economía mundial de la recesión para principios del 2010, indicó el borrador de un comunicado publicado el domingo por el Financial Times.
"Estamos dispuestos a asegurar que esta crisis no se repita."
El presidente Dimitri Medvédev declaró a la BBC que, como uno de los países más fuertemente orientados a la exportación, Rusia ha sufrido bastante por la crisis financiera actual. Dijo que los líderes del G-20 tienen que alcanzar un acuerdo en la Cumbre "porque el futuro de nuestros países y nuestros pueblos depende de nuestro acuerdo, de nuestra determinación para introducir cambios fundamentales en la arquitectura financiera mundial.
Los jefes de Estado y de Gobierno de las 20 mayores economías del mundo prepararon un borrador de declaración para la Cumbre donde se comprometen a combatir el proteccionismo y completar las negociaciones para el comercio internacional.
Fuentes oficiales declararon al Financial Times que el texto del comunicado no deberá cambiar antes de la Cumbre. "Una crisis global requiere soluciones globales", dice el borrador. Los dirigentes del G-20 están decididos a asegurar que esta crisis no se repita y buscan "una economía abierta, sobre principios de mercado, con controles eficaces e instituciones globales fuertes."
El jefe de la cancillería británica dijo que Londres y Washington no presionarán a los gobernantes del G-20 para anunciar promesas de gastos específicos. Le restó importancia al distanciamiento entre los países que apoyan mayor estímulo, como Gran Bretaña y Estados Unidos y los que instan a ser prudentes, como Francia y Alemania.
El presidente Obama, a su vez, declaró ayer 30 de marzo a ese mismo órgano británico de prensa, que hizo un llamado a la unidad del Grupo de los Veinte. Aseguró que los líderes mundiales saben que deben "enviar un mensaje fuerte de unidad" por el bien de la economía global. Restó importancia a la división entre Estados Unidos y los países de Europa continental, en particular a la oposición de Alemania y Francia de introducir mayores estímulos fiscales. Aceptó, sin embargo, que "le han dado la espalda en su propio país para incrementar el gasto como una medida para reactivar la economía mundial, lo que hará difícil ofrecer más estímulos económicos en este momento."
"En todos los países hay una tensión entre los pasos necesarios para reactivar la economía y el hecho de que algunos de estos pasos cuestan mucho dinero y los contribuyentes se muestran escépticos para gastar más."
"Si los votantes perciben que es una calle en un solo sentido y que solo estamos poniendo más dinero en las instituciones para evitar la catástrofe, va a ser difícil convencerlos de intervenir más."
Más de 180 países del mundo no estarán presentes en la reunión de Londres. No en balde se afirma que allí solo estarán los representantes de las 20 mayores economías del mundo. Sin embargo, entre éstas hay contradicciones profundas, tanto dentro de los propios países occidentales como entre éstos y los emergentes, que libran la batalla contra la crisis financiera a favor de su derecho al desarrollo.
Una síntesis no es un análisis. Se trata simplemente de transmitir a mis compatriotas la esencia de los debates del G-20 en Londres, y siempre con el temor de ser extenso y aburrido.
Fidel Castro Ruz
Marzo 31 de 2009
1 y 29 p.m.
EL GUARAPO

Pocas cosas reconfortan y estimulan tanto como un buen guarapo. El cansancio, la fatiga, el calor desaparecen de golpe cuando se ingiere esa bebida que es el jugo de la caña de azúcar pelada y exprimida. Se trata de un proceso que transcurre sin manipulaciones extrañas ni adiciones de ningún tipo; apenas sin intermediarios y a la vista del consumidor. El jugo que extrae un pequeño trapiche pasa directamente al vaso de quien va a degustarlo y sin demora alguna pues el guarapo es tan orgullo y altanero que no admite demoras. De ahí que resulten vanos los intentos de embotellarlo. Se recomienda ingerirlo bien frío –enfriado con hielo frappé- y algunos lo prefieren con unas goticas de limón.
El guarapo es el gran alimento líquido; la sangre del azúcar. En tiempos de hambruna colonial resultaba el sostén de la dieta. Desde entonces sigue siendo una bebida popular que para muchos era parte de la alimentación diaria. Un vaso de guarapo acompañado de un dulce de harina o de un emparedado, por modesto que sea, provoca una sensación de hartazgo difícil de conseguir de otro modo. No solo fue alimento de pobre; su demanda se extendió a todos los sectores de la sociedad y llega hasta hoy.
La caña, una vez en el central azucarero, se exprime entre dos masas rodantes de metal. Es el paso inicial de un arduo y complejo proceso que por vaporización convierte el guarapo en azúcar. Esas masas rodantes de hoy equivalen al trapiche primitivo, movido por tracción animal o por trabajo esclavo antes de que se utilizaran la fuerza hidráulica, el vapor, la electricidad. Fueron los negros esclavos los que dieron nombre propio al guarapo, que fermentado es pariente cercano del aguardiente y el ron. Lo denominaron garapa, palabra muy extendida en Angola y Congo para identificar a una bebida fermentada o cerveza derivada del maíz o de la yuca o mandioca. Los negros congos, esclavos en los centrales azucareros cubanos –llamados ingenios o cachimbos según su capacidad de producción- aplicaron su voz africana al guarapo de la caña de azúcar.
Garapa procedía de la voz portuguesa xarope o de la española jarabe, que descendía a su vez del árabe xarab, que significa bebida. Guarapo entonces es corrupción de garapa. Curiosa genealogía: del árabe al español y al portugués y de estos al congo, y del congo otra vez al español y al portugués de las colonias americanas.
Mucho se ha exagerado acerca de los daños que provoca el azúcar. Pura o en refrescos, helados, bizcochos, pasteles, con leche o chocolate… usada racional e inteligentemente es fuente de energía, ingrediente de salud y alegría de la mesa. Entonces, no pierda la oportunidad de saborear un buen guarapo. Recomendación que agradecerá.
mercoledì 1 aprile 2009
I PRIMI

Credo che Cuba detenga il primato mondiale di "primi".
Per "primo" si intende cio' che da noi e' il cugino.
Ogni fanciulla conosciuta Dio solo sa come ha il suo bravo "primo" che frequenta in ora del giorno e sopratutto della notte.
Tutti noi abbiamo dei cugini e delle cugine che frequentiamo nella misura in cui...si frequentano cugini e cugin...diciamo il giusto senza esagerare onde non provocare scassamenti di maroni reciproci.
A Cuba no...a Cuba i primi sono una istituzione,sembra che la fanciulla non possa vivere senza vederlo spessissimo,quando la nostra bella ci presenta alla numerosissima e indgentissima famiglia state pur tranquilli che il primo sara' in pole position sopratutto quando ci sara' da bere e da mangiare aggratis....
Ma d'altronde vogliamo negare un minimo di benessere a un parente cosi' prossimo e spratutto cosi' affetuosio della nostra bella?
Si...lo so....e' sempra abbracciato a lei....ma evidentemente a Cuba si usa cosi'....a Cuba i primo abbracciano le prime.
Siamo noi europei che siamo orsi.....
i rapporti di parentela sono importanti ed e' giuto che la nostra fanciulla si senta protetta da un familiare che si occupa di tenere alla larga i maleintenzionati....
Sara'...anche cosi'...ma questi primi......non sembrano neanche primi...ma primissimi.
martedì 31 marzo 2009
Cose che fanno passare la poesia

Capita a Cuba di camminare per la strada,incontrare una bella ragazza,magari vederla arrivare dal marciapiede opposto e andarle incontro.
Capita di iniziare a parlarle,magari trovarla pure interessante e persino intelligente.
La si porta in un locale si inizia a creare una certa chimica,ci si accorge che i presupposti ci sono tutti per fare si che l'epilogo sia quello giusto.
Si esce dal locale e si torna in strada,ci si avvia vero la casa de renta e la fanciulla....inizia a tirare rumorosamente su dal naso....
Una volta ....due....tre.....
Dopo la terza tirata su dal naso parte una bella scatarrata di quelle che liberano la garganta per 2 mesi...
La si porta,un filino costernati,nella casa e la fanciulla si accuccia sul water per pisciare o altro lasciando la porta rigorosamente aperta e sorridendoci fra uno schizzo di pipi' e l'altro.
Io non so voi....ma non sono poi cosi' abituato a vedere una che mi sorride mentre piscia.....
Poi si fa la doccia magari continuando a tirare su dal naso e a scatarrare....
Magari pure dopo...quello che si deve fare...la scena si ripete....
Puo' sembrare che tutto cio' sia esagerato ma chi conosce Cuba sa che prima o poi in una situazione simile ci si e' trovato e non sempre la cosa si e' rivelata piacevolissima...
La mala forma piu' di una volta mi ha smorzato la passione,ora forse non ci faccio piu' caso ma non nascondo che ancora adesso e' una cosa che preferisco evitare.
Non e' una mancanza di educazione perche' le cubane non si puo' dire che siano maleducate semplicemente e' il modo di fare di molte di loro....sono cresciute in questo modo in famiglie dove tutti si comportavano cosi'.
E' Cuba.
IL CHE IN CONGO

Durante un incontro, durato tutta la notte tra il 14 ed il 15 marzo 1965, Guevara e Castro si trovarono d'accordo sul fatto che il Che avrebbe guidato personalmente la prima azione militare cubana in Africa. Alcune fonti, di solito affidabili, affermano che Guevara convinse Castro di affidargli questa impresa, mentre altre fonti, di uguale affidabilità, sostengono che fu Castro a convincere Guevara ad intraprendere la missione, argomentando che le condizioni sociali dei diversi paesi latino americani presi in considerazione come possibili "fuochi" di guerriglia non erano ancora ottimali. Lo stesso Castro ha affermato la verità di questa seconda situazione.
L'operazione cubana nell'ex Congo Belga (più tardi Zaire e attualmente Repubblica Democratica del Congo) era finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba.
Durante la missione africana, per un certo periodo Guevara fu assistito dal capo guerrigliero Laurent-Désiré Kabila, che aiutava i sostenitori di Lumumba a condurre una rivolta, soppressa dall'esercito congolese nel novembre di quello stesso 1965. Guevara considerò Kabila insignificante, scrivendo di lui "Niente mi fa credere che sia l'uomo adatto al momento".[21]
Guevara aveva 37 anni ed era privo di un'istruzione militare formale. La sua asma gli aveva infatti evitato il servizio militare in Argentina, un fatto di cui fu felice, date le sue opinioni politiche di opposizione al governo. Aveva comunque al suo attivo le esperienze della rivoluzione cubana, in particolare la vittoriosa marcia su Santa Clara, che fu basilare nella vittoria finale delle forze castriste.
Mercenari sudafricani e britannici come Mike Hoare ed esuli cubani lavorarono con l'esercito congolese per ostacolare i piani di Guevara. Furono in grado di monitorare le comunicazioni dei reparti agli ordini del rivoluzionario argentino, di tendere imboscate ai guerriglieri ed alle truppe cubane ogni volta in cui tentarono un attacco, di interrompere le linee di rifornimento di Guevara.[22][23] Il proposito di Guevara era quello di esportare la rivoluzione cubana indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia. L'incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi furono indicate da Guevara come le principali ragioni del fallimento della rivolta.
Dopo sette mesi, malato, sofferente per l'asma e frustrato dalle avversità, Guevara abbandonò il Congo con i cubani sopravvissuti (sei membri della sua colonna erano morti). Ad un certo punto, Guevara fu tentato di rimandare a Cuba soltanto i feriti, rimanendo a combattere da solo in Congo fino alla fine, per offrire un esempio ai rivoluzionari. I suoi compagni d'armi e due emissari di Fidel Castro lo convinsero però a lasciare il campo di battaglia.
Dal momento che Fidel Castro aveva reso di dominio pubblico una lettera che Guevara gli aveva inviato, in cui il rivoluzionario argentino scriveva della sua intenzione a recidere ogni legame con Cuba per dedicarsi interamente alla rivoluzione in altre parti del mondo, il Che non se la sentì moralmente di tornare sull'isola e passò i successivi sei mesi vivendo clandestinamente a Dar-es-Salaam, Praga e nella Repubblica Democratica Tedesca. Durante questo periodo, scrisse le sue memorie sull'esperienza in Congo e iniziò ad elaborare altri due libri, uno di filosofia (Apuntes Filosóficos) e uno di economia (Notas Económicas).
In tutti questi mesi, Castro seguitò a spingerlo affinché tornasse a Cuba, ma Guevara accettò solamente quando intese che sarebbe rimasto sull'isola per i pochi mesi necessari a preparare una nuova impresa rivoluzionaria in America Latina e che la sua presenza sarebbe rimasta strettamente riservata.
lunedì 30 marzo 2009
LA PICCOLA MECANICA

Nell'ultimo viaggio a Las Tunas ho passato una serata con un forumando di GENTE DI CUBA che era passato a trovarmi.
Andiamo a mangiare un boccone e poi decidiamo di fare un salto alla discoteca cittadina la sala da ballo LUANDA.
Di solito faccio sempre entrare qualcuno;un amico,un conoscente,una gnocca,un amica....non ci sono problemi,5 cuc non mi cambiano certo la vita.
Stiamo per arrivare davanti al locale quando vengo abbordato da una nera neanche da buttare via ma nulla di storico....
Non ricordo assolutamente se ci ero stato in questi anni anche se in lei c'era qualcosa di familiare,le nere a Tunas non sono molte ma comunque proprio non mi ricordavo se la conoscevo o meno e il dubbio rimane tale anche oggi.
Mi chiede di farla entrare in disco e di poter poi stare con me o almeno di potersi sedere al nostro tavolo,inizialmente le ho detto che sarei ripassato dopo ma poi vista la sua insitenza le ho detto che 5 minuti dopo sarei entrato e di farsi quindi trovare di fronte all'entrata del locale.
Non e' che mi andasse tanto di fare entrare una che non conoscevo,se proprio porto dentro qualcuno preferisco farlo con gente che conosco piuttosto che con sconosciute che per di piu' ti prendono poi pure per bobo fraintendendo la tua generosita'.
Facciamo un giro e quando ripassiamo davanti al locale la negrita e' presente come un Alpino ai piedi del Rocciamelone.
Le pago l'ingresso le do' il biglietto e le dico pero' che all'interno si organizzi...diversamente,lei non mi faceva impazzire ed ero con un amico.
Entriamo e trascorriamo bene la serata,la negra mi era passata di mente...quando a un certo punto,verso la fine della serata,mi torna in mente la cosa e mi accorgo che la negrita non c'e' nel locale.
Probabilmente si e' rivenduto l'ingresso incassando senza colpo ferire i 5 cucchini...
Piccola mecanica,niente di grave...pero' la prossima volta.....meglio portare dentro un amico...
ASSENZA

Non so che spirito maligno ti ha fatta scomparire.
Ma la realta',l'amara realta' e' che te ne sei andata.
Te ne sei andata e chissa' mai quando tornerai.
Ti metterai a ridere sentendomi dire che oggi pomeriggio,dopo aver corso come sempre nello stadio,mi sono ricordato di te,di quando tutti i giorni,finito l'allenamento,percorrevo sei isolati per venirti a cercare.
M'icontravo con te in quella caffetteria sull'angolo della casa della nonna di Nestor.
Sai?
C'e' ancora (la caffetteria).
Mi accoglievi con la freddezza che ti ha sempre contraddistinto; una freddezza relativa,poiche' il tuo fiato faceva sudare i vetri.
A che serve rievocare quei giorni,se oramai sono solo pagine del ricordo....
A che serve accalorarmi,se oramai non potro' piu' prenderti ogni volta che mi monta quel bollore che tu sola sapevi placare.
Non mi e' mai importato che prima di darti a me ti fossi data a molti gratuitamente,ne' che continuassi a farlo.
Ero felice sapendo che esistevi.
Sara' paradossale,ma pur potendoti avere in casa a qualsiasi ora,preferivo incontrarti fuori e stare con te in qualche posto.
Ma oggi,dove sei oggi?
Ho chiesto e ti hanno vista solo in hotel e ristoranti.
Non mi importa il tuo passato ne' cio' che stai facendo adesso.
Sogno il giorno in cui ti potro' di nuovo trovare in ogni angolo di questa citta' che sente,anche lei, la tua mancanza.
Perche' ti amavo ACQUA FREDDA e ti amo ancora.
JORGE FERNANDEZ ERA
P.S.Questo racconto si comprende appieno sapendo che fino a prima delle ristrettezze del periodo especial in ogni angolo dell'Avana veniva servita a prezzo irrisorio questa semplicissima bevanda,grato sollievo dal calore tropicale.
domenica 29 marzo 2009
RIFLESSIONE DEL COMANDANTE

LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELL'IMPERO
La Reuters ha capeggiato ieri la lista delle agenzie di stampa internazionali che presentano Pedro Miret e Osmany Cienfuegos come figure storiche destituite da Raúl Castro.
Le segue nell'ordine la EFE, che testualmente afferma: “Lo scorso 2 marzo sono stati destituiti da Vicepresidenti del Consiglio dei Ministri .”
Il pretesto per questo intrigo, ampiamente divulgato nel mondo, è stata la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 24 marzo del Decreto riguardante la ristrutturazione del Consiglio dei Ministri del Governo di Cuba, approvato il 2 di questo mese.
Pedro Miret è un magnifico compagno, con grandi meriti storici, che tutti rispettiamo e per cui sento un grande affetto. Da diversi anni, per ragioni di salute, non può svolgere nessuno incarico. Il lento diffondersi della sua malattia ha provocato la fine progressiva della sua attività politica. Non è giusto presentarlo come un “destituito”, senza nessuna considerazione.
Osmany Cienfuegos, fratello di Camilo, ha ricoperto carichi importanti, non solo come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ma anche come membro del Partito o adempiendo ai miei ordini quando ero Comandante in Capo. È sempre stato ed è un rivoluzionario. Le sue funzioni si sono progressivamente concluse molto prima della mia malattia. Non era già Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il compagno Raúl Castro, Presidente del Consiglio di Stato, non ha nessuna responsabilità in tutto ciò. In entrambi i casi si trattava di meri adempimenti legali.
La Reuters e la EFE sono due delle agenzia occidentali più vicine alla politica imperialista degli Stati Uniti. La seconda si comporta peggio, sebbene sia molto meno importante della prima.
Usando una tecnica abituale, la EFE riprende le parole di Joaquín Roy, direttore dell'European Union Center di Miami, per pubblicare in un'altra nota del 24 marzo quanto segue: “La Spagna è stata riscoperta quale paese chiave in certe regioni del mondo d'interesse per gli Stati Uniti, come l'America Latina ed in particolare in due paesi: Cuba e Venezuela.”
Di seguito la EFE aggiunge: “L'esperto considera che l'interesse maggiore degli Stati Uniti, più che esercitare una pressione per l'apertura, i cambi, eccetera, sia la stabilità nell'Isola.
“Ormai da anni, ha spiegato, gli studi delle agenzie di sicurezza statunitensi non segnalano Cuba come una minaccia militare, ma seguono con attenzione lo sviluppo dei cambi per evitare che le eventuali frizioni interne possano destabilizzare la regione.”
“Agli Stati Uniti non interessa che il risultato dell'apertura sia una guerra civile a Cuba.”
L'Unione Europea e la Spagna, secondo Roy, non hanno difficoltà a lavorare insieme agli Stati Uniti, però ‘con cautela’ perché non si capisca o si accusi da Cuba che seguono le orme di Washington.
Limpido come l'acqua: le idee del vecchio impero spagnolo con le stampelle, cercando d'aiutare il corrotto, traballante e genocida impero yankee.
In oltre mezzo secolo, la superpotenza degli Stati Uniti e la mini-potenza spagnola non hanno appreso nulla dall'eroica resistenza di Cuba.
Fidel Castro Ruz
25 Marzo 2009
3 e 02 p.m.
UNA VERGOGNA CHE DEVE FINIRE

Uno dei punti in cui e' facile che io possa incontrare fanciulle che gia' conosco e' il correo "cubano" di fronte al Parque Garcia in pieno centro di Las Tunas.
In realta' c'e' anche un nuovissimo telepunto ma qua' i cubani possono pagare bollette,acquistare linee telefoniche ma non accedere a internet ne' revisar correo.
Questo ultimo servizio e' destinato solo a noi e ai cubani con residenza all'exterior....il tutto per la modica cifra di 6 cuc all'ora.....
Loro,i cubani che non hanno il privilegio di risiedere fuori devono affrontare una quotidiana lotta per revisar correos,di internet non se ne parla...ovviamente,nell' altro correo.
La' ci sono 2 computer vetusti che devono rispondere al fabbisogno di una citta' di 70000 abitanti buona parte dei quali con qualcuno fuori dal paese vista la posizxione particolare della citta' e la vicinanza delle coste di Puerto Padre e di Manati' da cui molta gente ha preso il largo in questi anni.
Quindi i tempi di attesa sono di circa 4 ore per poter aprire la propria cartella di posta ellettronica per vedere se "mi amor" ha scritto qualcosa,arriva,non viene,manda soldi ecc....
La scalera che permette l'ingresso al locale e' perennemente invasa di gente che aspetta....ore e ore....infatti viene definita la "scalera della speranza"
Personalemente l'ho gia' definita piu' volte la scalera della VERGOGNA perche' e' una vergogna che non mettano piu' postazioni che,fra l'altro,porterebbero piu' soldi in cassa e permetterebbero a quella gente di non stare ammassata come animali per poter esercitare un diritto che in ogni parte del mondo e' riconosciuto.
Ma Cuba,come sappiamo,non e' parte di questo mondo.
Conosco molte delle ragazze che bivaccano li' davanti,quando posso ne porto qualcuna a bere qualcosa,ci conosciamo da anni e mi raccontano del nuovo novio o di come e' finita col precedente.
Spero davvero che questa vergogna finisca presto anche se ho i miei dubbi,mandare una mail e perche' no......leggere su internet quel che acccade dalle altre parti del mondo e' un diritto che tutti i giovani e non del mondo hanno ,speriamo che presto anche i cubani possano risolvere questo problema.
50 ANNI A SCHIENA DRITTA....NONOSTANTE TUTTO

La Revolución più amata, odiata o evocata. Per copiarla, o evitarla, si sono scritte tonnellate di pagine di storia del Novecento: quantità che nemmeno Fidel Castro, cinquant' anni fa, avrebbe mai potuto immaginare. Il 1° gennaio del 1959 l' entrata dei barbudos a Santiago e la fuga del dittatore Batista fu sì prima pagina del New York Times. Ma solo perché Cuba era parte dell' immaginario tropicale dei lettori americani più raffinati. Altrimenti la notizia di una guerriglia non ben definita ideologicamente che prendeva possesso di un' isola caraibica di sei milioni di abitanti sarebbe rimasta un pezzetto di cronaca, come tanti nel pianeta. Mezzo secolo dopo, Cuba è ancora Cuba; Fidel Castro ha governato per 48 anni e ha un piede fuori dal potere solo per ragioni mediche, il fratello Raúl è presidente e - come si ama ripetere - nel frattempo sono passati dieci presidenti americani e cinque Papi. Più un numero indefinito di tentativi di rovesciare il regime, crisi economiche, persecuzioni al dissenso e faide interne. La Revolución ha tenuto. Contraddicendo centinaia di esperti della Cia e l' augurio dei milioni di cubani che dal «territorio libero delle Americhe» sono invece fuggiti, con ogni mezzo e motivazione. L' orgoglio nazionale, l' indipendenza, il confronto con il gigante americano. I temi di allora sono quelli di adesso, come le auto anni ' 50 che circolano all' Avana. Per un regime che celebra anche il minimo e dimenticato anniversario, il basso profilo di questo 1° gennaio è la vera notizia. Radio e tv citano di striscio la ricorrenza, mentre parlano senza sosta dell' embargo americano (iniziato solo due anni dopo). Per le strade c' è solo qualche manifesto, non sono state organizzate adunate all' Avana o altrove. Raúl ha parlato ieri notte dallo stesso balcone dal quale il fratello Fidel proclamò la vittoria con la frase «alla fine, siamo arrivati a Santiago» e annunciando la fuga del nemico. «La rivoluzione oggi è più forte che mai - ha detto -, non ha mai ceduto nemmeno nei momenti più difficili, anche i prossimi 50 anni saranno di lotta permanente». Invitati appena 3.000 membri del partito e nessun capo di Stato straniero. Trasmissione in diretta tv, poi il solito documentario storico. Da Fidel, alla vigilia, è arrivato un messaggio di appena una quindicina di parole. «A poche ore dal 50° anniversario del trionfo, i miei auguri al nostro popolo eroico» ha stampato ieri il quotidiano Granma, sopra la foto dello storico balcone. Il niente di nuovo, a Cuba, vale anche per l' eterna voglia di sorprendere del suo Líder Máximo. Può (poteva) parlare per sei ore su come usare un frigorifero senza sprecare energia, Fidel, ma ieri ha deciso che era giorno da telegramma. Difficile, come sempre, interpretare gli avvenimenti. Le piccole riforme iniziate con Raúl sono già finite. Si dice a causa della ripresa del fratello, che lasciata la stanza d' ospedale sarebbe tornato a dire i suoi «no» con più convinzione. Ma Cuba ha anche sofferto tre uragani consecutivi e la crisi mondiale batte alle porte: se venisse meno l' appoggio del Venezuela, potrebbero tornare gli anni più bui. Anche il disgelo con Washington, eletto Obama, è tutto da verificare: non è detto che l' apertura annunciata sia quello che lo stanco regime davvero desideri. L' immobilismo degli ultimi mesi ha fatto perdere la pazienza persino a un fedelissimo, il cantautore Pablo Milanes: «Gli uomini del ' 59 se ne devono andare, basta con le promesse, non possiamo più aspettare». Rocco Cotroneo Le tappe La vittoria Sotto, Fidel Castro con Ernesto «Che» Guevara nei giorni della vittoria della Revolución. Castro riuscì nell' impresa di cacciare il dittatore Fulgenzio Batista, dopo anni di guerriglia sulla Sierra Maestra, il 1° gennaio 1959. L' 8 gennaio i «barbudos» entrarono trionfalmente all' Avana La crisi Dopo il disastroso tentativo di rovesciare il regime castrista, con il fallito sbarco alla Baia dei Porci appoggiato dal presidente Usa Kennedy (16 aprile 1961), nel 1962 gli Stati Uniti proclamarono il blocco navale dell' isola, sulla quale i sovietici stavano installando batterie di missili La convivenza La crisi dei missili, che aveva portato il mondo sull' orlo della guerra atomica, si concluse con un accordo tra Kennedy e Krusciov in base al quale gli Usa non avrebbero più tentato di rovesciare Castro. Il Líder Máximo diede il via a una trasformazione socialista dell' economia La malattia Con la fine dell' Unione Sovietica (1991), Cuba, privata del suo più stretto alleato, entra in una grave crisi economica. Castro apre al turismo e a limitati investimenti stranieri. Il 31 luglio 2006, dopo una grave malattia, Fidel Castro si dimette da tutti gli incarichi. Gli succede il fratello Raúl 62 Prigionieri politici Sono 62, secondo Amnesty International i prigionieri detenuti per ragioni politiche nelle varie carceri cubane. Nell' isola sono frequenti gli arresti arbitrari per intimidire i dissidenti 11 Mila dollari Il reddito medio pro capite stimato per il 2007, a Cuba, è di 11 mila dollari. Il Paese, che ha un doppio sistema monetario (il peso convertibile e il peso cubano), basa la sua economia soprattutto sul turismo
sabato 28 marzo 2009
LOLITE?....NO GRAZIE!

Al parque di Las Tunas girano una serie di ragazzine in eta' scolastica da far drizzare i peli in testa.
Li vedi un giorno con la divisa della scuola linda e attillata e le rivedi il giorno dopo col shorts,top e culo al vento.
Credo che l'eta' sia non superiore ai 16 anni e se si fanno vedere in zona e perche' SANNO che il tempo dedicato a simile attivita' sara' ben ripagato....
Un pomeriggio ne vedo un paio di loro con la camicetta bianca e la gonna beige ognuna nella rispettiva panchina dialogare amabilmente con un paio di italiani intorno alle 60 primavere....
Le ragazzine avevano la loro brava sigaretta in mano e si atteggiavano a star senza neanche essere capaci di fumare.
Fra l'altro il parque in questo periodo e' pericoloso per loro,oltre alla policia in divisa c'e' quella in borghese oltre che a un certo numero di telecamere situate sui tetti dei palazzi circostanti...
Una domenica ho assistito a una scena....una di queste ragazzine alle 4 del pomeriggio era avanti alla disco Luanda dove c'era il matine',era con un ialiano...passa una signora col marito che la pende a mala parole dicendole che a quell'ora doveva essere a scuola,credo che la fanciulla non fosse di Tunas con obbligo quindi di risiedere a scuola,le ha urlato in mezzo alla strada a quel punto l'italiano si e' tirato indietro,c'erano 2 policia in zona e la ragazzina a testa bassa si e' diretta a piedi verso in parque.
Credo sia tornata a scuola in quanto dalla disco per andare in quel tipo di scuole chestanno dietro la Victoria occorre passare dal centro.
Con tutta la gnocca che gira io mi chiedo da anni il perche' dover ricorrere a queste ragazzine che dovrebbero vivere un pelino meglio i loro pochi anni piuttosto che accostarsi con uno che ha 45 anni piu' di loro.
Non ho mai subito il fascino delle lolite,sara' che le donne mi piacciono brave a letto e una ragazzina non puo' esserlo ma se non bastasse cio' resto dell'idea che il riuscire a guardarsi allo specchio ogni mattina senza farsi schifo resta un obiettivo a cui non rinunciare....
Prima fase del programma di alfabetizzazione in Angola

5 febbraio '09
Il ministro angolano dell’Educazione, Antonio Burity da Silva, ha presentato oggi il metodo cubano di alfabetizzazione "Io sì che posso", che aiuterà, nei prossimi mesi, a migliaia di persone ad uscire dall’ignoranza.
Burity da Silva ha considerato di vitale importanza l’uso del sistema cubano, considerando che l’Angola si propone di alfabetizzare per il 2009 oltre un milione di persone.
"Oggi è un giorno storico per gli angolani, ha detto il ministro, perché si compie un altro anniversario della lotta contro il colonialismo portoghese". In questa occasione, ha precisato, "vogliamo ricordare l’audacia e la determinazione degli angolani, che ci spinge nella lotta contro l’ignoranza, per formare gli uomini di cui ha bisogno la ricostruzione nazionale".
"In questo ingente compito contiamo sull’aiuto dei compagni cubani, che, ancora una volta, non hanno esitato a condividere le loro esperienze e le loro conoscenze".
Il 4 febbraio 1961 un gruppo di indipendentisti di questa nazione africana prese il cammino della lotta armata contro la dominazione portoghese.
Burity da Silva ha inaugurato così la prima fase del programma che, all’inizio, avrà un carattere sperimentale a Lunata, Benguela, Huambo e Bié.
Lo specialista cubano Angel Lorenzo Abascal ha spiegato all’agenzia Prensa Latina che in questa tappa è prevista l’alfabetizzazione di circa 260mila persone.
venerdì 27 marzo 2009
IL BASEBALL AGLI OCCHI DI UN PROFANO

Durante questa ultima vacanza vista la concomitanza del Classico di beisbol mi sono riproposto di riuscire a capire qualcosa di questo misterioso e,dicono,affascinante sport.
Ho dovuto vincere tutta una serie di preconcetti e diffidenze tutte mie,vengo dal mondo dell'arte marziale,judo per la precisione.
Venticinque anni di frequentazione di un ambiente cosi' machista e in cui il contatto fisico,meglio se con qualche goccia di sangue,era assolutamente fondamentale hanno fatto si che da sempre considerassi alcuni sport,molti,roba da finocchi.
Il baseball rientrava in questa catalogazione.
Pero' mi sono messo d'impegno e sono arrivato a vedere anche un ora al giorno,dalle 19 alle 20 quasi sempre mentre mi preparavo per la cena,di questo misterioso sport.
Quindi il mio racconto e' quello di un assoluto profano.
Spero che il mio amico Sebastiano al suo rientro sappia chiarire i molti dubbi che ancora mi restano sulle sue complicate regole.
Intanto ho capito che il beisbol fa arricchire i dentisti.
Quasi tutti i giocatori delle piu' svariate nazionali masticano qualcosa.
Un tempo era il tabacco,ora si tratta di gomma americana....ma non una....al vedere l'impegno della masticazione direi che se ne infilano in bocca non meno di 7/8 che poi diventano un bolo enorme che riempie una guancia e mezza...minimo....
Ma come fanno a respirare?...io faccio sport e anche solo un piccolo Vivident mi da' fastidio.......
Il coach americano aveva l'eta'di Matusalemme ma masticava un kilo e mezzo di gomme!
E se uno ha la dentiera?
Quindi il giocatore di beisbol o di baseball o di pelota...mastica per contratto.
Gli allenatori poi al confronto dei nostri allenatori di calcio sono dei bonzi.
Non si muovono quasi mai...ogni tanto telefonano a un loro collaboratore e basta,quasi non parlano coi giocatori.
I giocatori poi sono un po' particolari,tolti gli asiatici e qualche cubano la maggior parte di loro ha la pancia.....non la pancetta..proprio la pancia!
Ma non si allenano?
Non fanno uno straccio di dieta?
Fra l'altro quelle divise sono fatte per mettere in risalto le pancette con tutte quelle righe.
Poi il giocatore e anche il coach di ogni squadra ad intervalli inferiori al minuto.....sputa.
Un giocatore che non sputa non e' un giocatore......e lo credo con un kilo di gomma in bocca la saliva arriva copiosa....
Anche se le squadre sono composte da un numero imprecisato di giocatori al final poi sono in 3 a farsi il culo.
Uno e' quello che con una mazza colpisce la palla,trattasi di schizzofrenici che devono colpire al volo una pallina lanciata a gran velocita' da un matto a pochi metri della squadra avversaria.
A colpirla ci riescono poche volte ma dopo ogni tentativo fallito si slacciano e riallacciano i guanti....
Perche?
Cosa serve?
Le rare volte che colpiscono la palla devono poi correre con panza e tutto verso un cuscino dove devono buttarsi a pesce in mezzo alla terra,resta il solo momento dinamico di tutta la loro serata.
Di fronte a quello che tenta di colpire la palla c'e' un altro che la lancia.....anche questo normalissimo non e'...prima di lanciare guarda regolarmente dalla parte opposta di dove e' quello con la mazza.
Ma dove cazzo guarda?
Ce l'hai di fronte.....che cazzo guardi dietro....e sputi.
Ma il piu' sfigato di tutti e' quello che sta' dietro quello con la mazza.
Ha una maschera,credo per resistere alle puzzette che fa quello con la mazza...
Quasi sempre la palla che arriva e' indirizzata perfettamente verso i propri gioielli di famiglia.
Se si distrae un attimo finisce fra il coro delle voci bianche di Santa Cecilia....
Il bello e' che e' il compagno di squadra di quello che lancia la pallina.....quindi trattasi di fuoco amico.
La cosa piu' divertente e' il dialogo fra i 2 compagni di squadra.
Se non ho capito male quello coi maroni a rischio deve con le dita mentre e' accucciato indicare a quello che lancia il tipo di lancio da fare con dei segni convenzionali delle dita stesse e del capo.
Qua' viene il comico.
Quello che lancia regolarmente risponde NO con la testa a qualunque indicazione arrivi da quello coi maroni a rischio....solo dopo 4/5 tentativi fa SI con la testa.
Io dico....ma se non ti va bene nulla allora perche' cazzo chiedi all'altro?
Fai come cazzo vuoi e non stracciare i maroni al prossimo...davvero il lavoro di quello con la maschera e' ingrato...preso a pallate e non cagato da nessuno.
A fianco di quest'ultimo c'e' un arbitro...che stabilisce se il lancio e' buono o no...come faccia a stabilirlo lo sa solo lui....
Non ci sono riferimenti non c'e' un cesto...nulla....a occhio deve stabilire se quello con la mazza era in grado o meno di colpire la palla o se la stessa e' stata lanciata troppo lontana.
Questo e' quello che ho capito della pelota....devo dire che ho apprezzato il fair play,quando 2 giocatori avversari si trovavano in una di quelle che chiamano basi...chiacchieravano amabilmente e se la ridevano...come ho vosto fare da americani e venezuelani i cui governi proprio amici non sono....ma lo sport e' sempre piu' forte di tutto.
Altra cosa...i cappellini sono obbligati,credo,e gli asiatici avevano divise sicuramente strudiate per i panzoni americani o latini in quanto sparivano dentro....
giovedì 26 marzo 2009
L'estate del Mariel

L' estate del Mariel iniziò durante l' inverno. Un giornalista del Miami Herald che nel 1980 viveva a Cuba ricorda che, tra febbraio e marzo, l' Avana era «un nido di voci, promesse, complotti». Si diceva che gruppi di cubani avessero cercato, senza riuscirvi, di entrare nelle ambasciate di Messico, Venezuela ed Ecuador e che le organizzazioni del dissenso stessero cercando il modo di creare una crisi politica. All' improvviso, una sera d' aprile qualcuno lanciò una vecchia "guagua" - gli autobus dell' isola - a tutta velocità contro il cancello dell' ambasciata del Perù. A bordo c' erano sei cubani che, sfondata la porta, chiesero asilo al governo di Lima. La notte stessa Fidel Castro ordinò all' ambasciatore di consegnare i fuggiaschi, tra l' altro rei di aver investito e ucciso una guardia della sede diplomatica. Ma i peruviani rifiutarono l' ultimatum e il lìder maximo tolse la protezione della polizia all' ambasciata. Non l' avesse mai fatto! Nel volgere di un mattino il giardino della sede diplomatica del Perù si riempì di diecimila cubani che chiedevano asilo politico. Occuparono ogni spazio possibile mentre altre migliaia cercarono senza successo di trovare un centimetro quadrato di terra con la speranza di lasciare l' isola.
Il braccio di ferro fra Cuba e il Perù fu durissimo. Castro fece tagliare la luce e l' acqua all' ambasciata e, per settimane, i profughi sopravvissero nel perimetro fuorilegge senza poter mangiare in attesa di un salvacondotto. Alla fine, d' estate, la svolta. Il presidente americano, Jimmy Carter, annunciò che gli Stati Uniti avrebbero accolto tutti quelli che volevano partire e Fidel Castro, in uno storico discorso, disse: «Quelli che non si adattano agli sforzi e all' eroismo di una rivoluzione come la nostra non li vogliamo, non ne abbiamo bisogno. è ora que se vaya la escoria», che se ne vada la feccia. L' isola esplose scivolando sull' orlo di una guerra civile. Favorevoli e contrari al regime s' affrontarono per le strade, ci furono pestaggi, intimidazioni, saccheggi. Alla fine partirono quasi 150mila persone nel corso di un esodo via mare lungo lo Stretto della Florida che durò per tutta l' estate. Non partirono tutti quelli che avrebbero voluto farlo ma soltanto quelli a cui il regime concesse il visto. «Davanti all' entrata di casa mia - racconta Reynaldo Arenas, uno scrittore simbolo di quei giorni, nell' autobiografia (Prima che sia notte, Guanda 1993) - avevano appeso dei cartelli che dicevano: "Via gli omosessuali, via la feccia". Ironicamente il governo cubano, pur insultandoci e invitandoci ad andarcene, ci impediva di partire. Fidel Castro non aveva aperto affatto il porto del Mariel per far uscire dal paese chi lo desiderava; il suo piano era far uscire soltanto coloro che non avrebbero compromesso l' immagine del suo governo: non fu mai permesso di andar via ai professori universitari o agli scrittori che, come me, avessero poi potuto pubblicare libri all' estero. A quell' epoca il modo migliore per andarsene era dimostrare con un documento di essere omosessuali. Io non avevo niente del genere, ma avevo una carta d' identità che dimostrava che ero stato arrestato per oscenità. Era una buona prova e andai alla polizia. Quando arrivai mi chiesero se ero omosessuale e gli risposi di sì; poi mi chiesero se ero attivo o passivo ed ebbi il buon senso di dirgli che ero passivo. Un amico che gli aveva detto di essere attivo non aveva ottenuto il visto. Non aveva fatto altro che dire la verità, ma il governo cubano non considerava omosessuali gli attivi. Mi fecero camminare davanti a loro per vedere se ero una checca o no. Poi mi fecero firmare un documento nel quale dichiaravo che me ne andavo perché ero indegno di vivere in una rivoluzione meravigliosa come quella. Quelli dei servizi segreti non se ne accorsero. Fu così che lasciai l' isola come una delle tante checche indesiderate, non come scrittore». L' estate del Mariel, e dei "marielitos", dal nome del porto a ovest dell' Avana dal quale partirono gli esuli creò in America due miti: quello dell' artista cubano omosessuale (pittori, scrittori, musicisti e poeti), che liberatosi dalla repressione ideologica sprofondò nell' ecatombe dell' Aids; e quello di Scarface, Tony Montana, il narcotrafficante, feroce e senza scrupoli, che nel decennio successivo dominò la Florida costruendone la fortuna immobiliare e turistica. Nel secondo caso - i detenuti - si trattava di una vendetta del dittatore cubano che aprì le carceri per spedire a Jimmy Carter una bomba a tempo fatta di criminalità comune; nel primo era il risultato dell' ideologia dominante sull' isola. A quell' epoca Fidel, sulle tracce del Che Guevara, era impegnato nella costruzione del cosiddetto Hombre nuevo, dell' uomo socialista, stakanovista e senza macchia. E a Cuba c' erano, come nella Cina di Mao, i centri di rieducazione (di solito sgangherate fattorie in campagna) dove finivano reclusi gli omosessuali e i dissidenti. «Una volta - ricorda oggi Jorge Pons, un fuggiasco di allora - mi arrestarono perché avevo messo dei pantaloni color arancione. Un' altra perché portavo i sandali. Prima di mandarci nei centri di rieducazione ci condannavano a lavorare nella caccia ai coccodrilli o come manovali nella costruzione». Ma accadde anche il contrario: moltissimi eterosessuali scapoli per avere il visto si finsero omosessuali. Lo ricorda Hugo Cancio, un produttore tv che nel 1980 aveva 16 anni, e che si presentò in un commissariato fingendo di essere gay. La "bomba criminale" invece esplose in Florida nei mesi successivi. Nel giro di un anno i furti aumentarono del 775 per cento, i furti d' auto del 284 per cento, i furti nelle case del 109 per cento. I giovani criminali cubani, senza nulla da perdere, ingaggiarono una guerra a morte con la mafia locale conquistando in poco tempo il controllo del narcotraffico che, in quegli anni, divenne una delle maggiori risorse economiche per lo sviluppo del Sunshine State. I vecchi cubani, quelli emigrati prima del '65, odiavano i "marielitos" e riuscirono perfino ad imporre l' aggiunta di una scena nel remake di Scarface, il film di Brian de Palma e Oliver Stone dove Al Pacino interpreta l' epopea narcos di Tony Montana, un fuggiasco cubano appunto. Si tratta della parte nella quale Tony ritrova sua madre, emigrata negli Usa molti anni prima e dove lei le manifesta tutto il suo disprezzo per il suo status criminale.
La marea del Mariel contribuì a modificare radicalmente anche la composizione etnica del Miami Dade provocando la fuga dei bianchi non ispanici. «L' ultimo americano che parte si ricordi di prendere anche la bandiera», dicevano gli anglosassoni del luogo. Infatti se nel 1980 c' erano 1,6 milioni di abitanti, dei quali il 47 per cento erano bianchi non ispanici e 35 per cento erano ispanici; vent' anni dopo su una popolazione di 2.4 milioni il 60 per cento erano bianchi ispanici mentre solo il 19 percento bianchi non ispanici. Ricordando le tre grandi fughe di massa da Cuba ("i voli della libertà" del 1965, "il Mariel" del 1980 e "i balseros" del 1994) un esiliato lucido e intelligente come lo storico Carlos Alberto Montaner dice: «è curioso. Fidel Castro si presenta davanti al mondo come una povera vittima degli Stati Uniti, ma le circostanze obiettive dimostrano esattamente il contrario: Washington è sempre stata una fonte di stabilità per la sua dittatura. In quasi mezzo secolo di governo assoluto è riuscito a trasportare in territorio nemico il 15 per cento della popolazione cubana; gli agricoltori americani sono i suoi principali fornitori di alimenti; le rimesse degli emigrati in America costituiscono la prima fonte di denaro cash che riceve il paese; le poderose organizzazioni religiose americane sono i donatori più generosi negli aiuti umanitari che riceve Cuba; e, infine, i 20 mila visti d' ingresso che Washington concede ogni anno dal 1995 funzionano come una sorta di Prozac politico che mantiene migliaia di persone contrarie al regime dolcemente sedate mentre aspettano di sapere il risultato della lotteria annuale che potrebbe consentirgli di liberarsi dell' incubo castrista».
Le amiguite

Il concetto di amicizia fra donne e' gia' di per se flebile qua' da noi ma a Cuba diventa qualcosa di simile a un filo sottilissimo.
Si arriva in una vacationo e si conosce una fanciulla,la stessaavra' sempre una amiguita del cuore,spesso la nostra fanciulla ci chiede se per caso non abbiamo un amico decente o no da presentarle in modo che anche lei possa godere diqualche vantaggio...
Amiche per la pelle,dividono tutto ,vivono una a casa dell'altra,non hanno segreti,indossano una i vestiti dell'altra.
Un amicizia che pare indissolubile piu' forte del tempo e di tutto.
Poi torniamo a Cuba 3 mesi dopo,rivediamo la fancoiulla e le chiediamo che fine ha fatto la sua grande amica.....
Intanto la prima cosa che si nota e' che lei fa realmente fatica a ricordare di chi stiamo parlando perche' a Cuba tutto pare i,mmobile ma in realta' tutto si muove a velocita' siderale......altro che storie.
Cio' che oggi e' certo domani non lo e' e una grande amicizia si rompe in un amen a causa di un cuc,una cintura,una cerveza e cose simili.
I cubani hanno questa caratteristica tutta loro di piantare casini devastanti per cazzate immani e di non dare la giusta importanza a cose realmente reali.
Questo vale ovviamente anche per le amicizie sopratutto femminili.
Nell'ultimo viaggio ho incontrato di nuovo una poppona con novio spagnolo con cui nel viaggio precedente avevo messo su una batteria a 3 con una sua amica.
Le ho chiesto dell'amica e lei mi ha risposto.."no se...tremenda puta"....
Questo mentre all'insaputa del suo amato novio spagnolo PRESENTE A TUNAS era a sollazzasi,si spera, nel mio cuarto....
Questa e' Cuba.......
mercoledì 25 marzo 2009
LA RIFLESSIONE DEL COMANDANTE

Tutto era già detto.
Ieri sera si è tenuta la gran finale del Classico tra i due colossi asiatici. La squadra degli Stati Uniti ha brillato per la propria assenza. Le multinazionali che sfruttano lo sport non hanno perso nulla e hanno tratto molto profitto. Il popolo nordamericano si lamenta.
Tutto era preannunciato. I giapponesi hanno finito con l'avversario, anche se non era il miglior giorno di Matsuzaka. Al primo lancio del match hanno fatto un home run per il center. Quegli abituati al modo tradizionalista di vedere quello sport dai tempi di Babe Ruth hanno sognato, a quel momento, con un diluvio di colpi di mazza da parte dei yankee.
E’ stato ancora peggio quando Matsuzaka ha permesso al battitore di passare alla base ed il giocatore nero Jimmy Rollins, della squadra nordamericana, ha fatto un fly tra la seconda ed il center che era perfettamente catturabile ma la palla è caduta nel campo per ostruzione niente meno che di Hiroyuki Nakajima, l'eccezionale shortstop giapponese. In quella partita stava succedendo alla squadra del Giappone la stessa cosa che aveva successo alla squadra degli Stati Uniti il giorno precedente, il vantaggio della squadra nordamericana era di un punto all'inizio del primo inning.
Il manager giapponese è stato gentile con il suo lanciatore iniziale che stava annunciato con gran risonanza, non ha voluto sfiorarlo né con il petalo di un fiore. Ha parlato con lui, gli ha dato alcune pacche sulla schiena e l’ha lasciato al suo posto.
Il Giappone era home club e rimanevano ancora 27 out; il suo famoso lanciatore ha messo l'extra e conclude l'inning.
Immediatamente i giapponesi hanno cominciato a fare il meglio per scontare quel vantaggio ed in breve tempo sono riusciti a superare gli Stati Uniti per 4 punti.
Quel pomeriggio Matsuzaka non era il lanciatore imbattibile. Ha lanciato solo durante alcuni inning e dopo è stato sostituito per un altro dell'ottima collezione di lanciatori giapponesi, ai quali il manager sostituiva senza vacillazione alcuna, quando percepiva il minimo rischio. Contava sulle riserve per vincere quel match e aveva tutto il necessario per la partita finale del Classico da tenersi il giorno successivo.
Ogni volta che la squadra degli Stati Uniti scontava un punto del vantaggio giapponese, il manager del Giappone cercava ed otteneva rapidamente i punti necessari per ristabilire il margine di 4 punti a suo favore.
Quel giorno Ichiro Suzuki, il primo battitore giapponese, aveva fallito 4 volte, ma al momento giusto, come di solito, ha fatto un two-base hit ed il vantaggio è stato allora di 5 punti, concludendo la partita al nono inning con questo stesso punteggio.
Il giorno successivo, il 23 marzo, alle ore 6 e 30 di sera, in pieno giorno a Los Angeles, ore 21 e 30 di sera a Cuba, ha avuto luogo la partita finale tra il Giappone e la Corea. Questa ultima era home club e non ha potuto resistere la tentazione di usare un lanciatore che aveva vinto due volte la squadra giapponese durante il Classico, nel match dove il punteggio era stato 1 o 2, molto veloce, che lanciava molte curve e che era stato studiato accuratamente dagli specialisti e battitori giapponesi.
Questa volta, al primo lancio, hanno fatto home run per il center, copia al carbone del colpo di mazza yankee il giorno precedente. Pessimo inizio per l'altra potenza del baseball asiatico. Ciononostante, per fare prova della qualità di entrambe le squadre, ha avuto luogo uno dei più accaniti incontri di giocatori di baseball professionali mai immaginato. Non ha sbagliato il manager giapponese nella selezione del suo lanciatore.
Quello che ha iniziato la partita da parte della squadra giapponese, Hisashi Iwakuma ha lanciato durante 7 e due terzi di innings, vari di essi con meno di 10 lanci per inning.
Nell'inning 4 era ancora 1 - 0 a favore del Giappone
Nell’inning 5 Corea pareggia tramite un home run.
Nell’inning 7 Giappone fa 3 hits consecutivi e passano davanti 2 - 1.
Nell’inning 8 Giappone fa un altro punto e il punteggio è 3 - 1. Alla fine di quello stesso inning la Corea fa un altro punto quindi il gioco diventa 3 – 2.
Nell’inning 9 si fanno 2 basi per ball consecutive da parte di un ottimo giocatore del Giappone, Yu Darvish, e quando mancavano solo 2 strikes per ottenere la vittoria, un hit coreano pareggia il gioco.
Nell’inning decimo, il Giappone fa 2 punti che decidono la sua vittoria 5 - 3.
Capeggiati da chi è, senza dubbio, il miglior battitore del mondo, Ichiro Suzuki, i giapponesi hanno fatto 18 hits.
Si racconta così, in brevi linee, l'evoluzione della partita, tuttavia, la stessa è stata piena di situazioni complesse e di spettacolari giocate offensive e difensive che hanno mantenuto la tensione e l'emozione durante i 10 innings del match.
Non sono un cronista sportivo. Scrivo su temi politici dei quali non mi allontano mai; perciò seguo con attenzione lo sport; per quel motivo ieri non ho fatto riflessione sull'importantissima partita che avrebbe luogo quel giorno.
Tutto era già detto e previsto in anticipo. I miei amici, i reporter delle agenzie di notizie occidentali, non avranno materiale per risaltare, con maggiore o minore enfasi, quello che secondo loro sono difficoltà legate al socialismo.
Fidel Castro Ruz
24 marzo 2009
14:53.
GLI ORICHAS DELLA SANTERIA

Elegguá
Elegguá, assimilato al Bambino di Atocha e a Sant'Antonio di Padova, è il dio dei viaggi, padrone degli incroci e guardiano delle porte.
Tutte le feste della Santería cominciano e terminano con canti, ritmi e danze per Elegguá.
Egli balla con il suo attributo, il garabato, una sorta di gancio o di ramo curvo con il quale apre il cammino agli uomini.
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Changó
Changó, è l'oricha del fuoco, del lampo, del tuono e della guerra.
A lui appartengono i tambores batá.
Il suo corrispettivo cattolico è Santa Barbara.
È spesso rappresentato nei templi a lui dedicati con il suo fedele cane chiamato Lube.
Caminos di Changó (ossia i vari modi in cui la divinità si manifesta) sono:
Obba Lube è Changó quando è con Obba;
Obbara è Changó povero, straccione e bugiardo;
Obbaña quando è il re dei tamburi batá;
Changó Eyée è Changó guerriero;
Changó Alaye e Changó Elueke quando si presenta con l'ascia bipenne;
Oba Koso è Changó impiccato;
Changó Olufina quando è in relazione con la ceiba;
Alafi Alafi è Changó re dei re.
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Oggún
Oggún è l'oricha che forma insieme a Elegguá e a Ochosi la trilogia degli dei guerrieri del pantheon yoruba.
I canti a Oggún seguono, nelle feste, quelli a Elegguá.
Suo attributo è il machete.
Il corrispettivo cattolico di Oggún è San Pietro.
È il padrone dei metalli, delle fucine, delle montagne, delle chiavi, delle catene e dei parafulmini.
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Ochosi
Dio della caccia e dei cacciatori.
È il protettore dei carcerati e dei latitanti.
Il corrispettivo cattolico di Ochosi è San Norberto ma anche Sant'Alberto.
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Orula
Orula, è l'oricha della divinazione, che rappresenta il mezzo attraverso il quale viene facilitata la comunicazione tra credenti e orichas e il sistema di riaffermazione dei principi dell'ordine cosmologico.
È identificato con San Francesco d'Assisi, San Giuseppe della Montagna e San Filippo.
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Yemayá
Yemayá, divinità dell'acqua salata e della maternità, è l'oricha assimilato alla Virgen de Regla.
Le sue danze sono dolci e soavi, come a rappresentare le onde del mare.
Indossa sette braccialetti d'argento e sette gonne come a rappresentare i sette mari profondi e misteriosi.
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Ochún
Ochún è la dea dei fiumi, della bellezza, della maternità, della ricchezza, del miele e dell'oro.
Suoi attributi sono un ventaglio (chiamato Abebe) tempestato di perle gialle, uno specchio e il corallo.
Il suo colore è il giallo, il suo metallo l'oro.
È identificata con la Patrona di Cuba, la Virgen de la Caridad del Cobre, titolo che le fu riconosciuto da Papa Benedetto XV il 26 maggio 1916.
La Virgen de la Caridad del Cobre è affettuosamente chiamata dai Cubani "la Cachita".
La tradizione racconta che una mattina del 1628 due indiani, Rodrigo e Juan de Hoyos, e uno schiavo negro di dieci anni, Juan Morteno, venivano da Barajagua alla Bahía de Nipe per cercare sale.
Quando furono arrivati in quel luogo si accorsero che non era possibile raccogliere sale a causa del mare agitato.
Cercarono allora rifugio e dopo tre giorni riuscirono a partire su di una canoa per dirigersi verso le saline della costa.
Non era molto che navigavano, quando videro sopra le onde un oggetto bianco, che essi immaginarono essere il cadavere di un qualche uccello marino.
All'improvviso e con grande sorpresa si accorsero che l'oggetto sulle onde era invece una immagine della Vergine Maria posta sopra una tavola.
Presa l'immagine e depositata nella canoa, lessero sulla tavola questa iscrizione:
Io sono la Virgen de la Caridad.
Sistemata la Virgen nella canoa, senza aver raccolto sale, tornarono a Barajagua dove già era arrivata la notizia.
L'immagine fu portata nell'altare maggiore della chiesa parrocchiale e un uomo di grande fede, di nome Marías de Olivera, si offrì di dedicarsi al suo servizio.
L'immagine della Virgen de la Caridad è piccola e la sua base rotonda; nel braccio sinistro sostiene il Bambino Gesù che a sua volta sorregge un globo terracqueo.
Il Santuario de Nuestra Señora de la Caridad è situato nel villaggio El Cobre, a 16 km circa da Santiago.
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Obatalá
Obatalá è il creatore del genere umano
È l'oricha della pace e della giustizia, "dueño de todas las cabezas".
Il suo corrispettivo cattolico è la Virgen de la Mercedes.
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Aggayú Solá
Aggayú Solá è l'oricha assimilato a San Cristoforo.
È il padrone della terra secca, del deserto e dei vulcani; patrono dei camminanti, degli operai portuali, degli automobilisti e degli aviatori.
Padre di Changó.
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Babalú Ayé
Babalú Ayé è l'oricha delle malattie, sincretizzato con San Lázaro.
Per rendere tributo al santo cattolico e alla divinità africana, il 17 dicembre di ogni anno un gran numero di fedeli percorre in processione i tre chilometri che separano il villaggio di Santiago de las Vegas al Santuario di Babalú-Ayé/San Lázaro.
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Oyá
Sposa di Changó.
Il suo corrispettivo cattolico è la Virgen de la Candelaria (La Purificazione della Vergine), ossia Santa Teresita de Jesús, e la Virgen del Carmen.
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Obba
Obba (Obba Yurú) è l'oricha, figlia di Obatalá, identificato con Santa Rita da Cascia, Santa Caterina da Siena e Santa Caterina d'Alessandria.
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Gli Ibeyi
Gli Ibeyi sono i due orichas gemelli identificati con San Cosma e San Damiano.
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Inle
Inle (Erinle, Ynle) è l'oricha identificato con l'Arcangelo Raffaele e con l'Angelo Custode.
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Oddúa
Oddúa, divinità dei misteri e dei segreti della morte, è l'oricha identificato con il Figlio di Dio e con San Manuel.
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Olofi-Oloddumare-Olorun
Olofi-Oloddumare-Olorun è la trilogia di orichas identificata con la Divina Trinità.
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Oricha Oko
Protettore di coloro che lavorano la terra, divinità della terra, dell'agricoltura e del raccolto, Oricha Oko è associato a San Isidro el Labrador, ossia il santo spagnolo Sant'Isidoro l'Agricoltore, patrono dei lavoratori.
A San Isidro viene riconosciuto il potere di provocare o arrestare la pioggia: quando il cielo minaccia temporali si fa una croce con la polvere e si recita questa formula:
San Isidro el Labrador, quita el agua y pon el sol.
San Isidro, patrono, oltre che dei contadini, anche delle città di Madrid, León, Saragozza e Sevilla, era un umile agricoltore, vissuto nei pressi di Madrid tra il 1070 e il 1130; fu canonizzato da Papa Gregorio XV nel 1622.
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Osaín
Osaín è l'Oricha assimilato a San Giuseppe e a San Raimondo Nonnato.
È il padrone di tutte le specie vegetali.
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Osun
Rappresenta la vita.
È l'oricha messaggero di Obbatalá e Olofi.
Orula stesso fa affidamento su di lui per mantenere il suo potere divinatorio e la conoscenza.
È inoltre l'oricha che vigila sulla testa dei credenti.
Le sue feste sono sempre molto segrete e private. In quella dove si recita la formula "Osun ikoko, bokelé, cabelé" si consacrano le cose che vengono quindi depositate nella colomba o nel gallo di metallo che lo rappresenta.
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Yewá
Yewá è l'oricha assimilato a Nostra Signora degli Abbandonati, Nostra Signora di Monserrat, la Vergine dei Dolori, Santa Chiara d'Assisi e Santa Rosa da Lima.
Mano nella mano

Aeroporto Frank Pais di Holguin
Ero in coda per il check,con me la Hawa che aveva voluto,bonta' sua,accompagnarmi in aeroporto.
Mentre aspetto sacramentando contro la lentezza dei cubani li vedo entrare.....
Lui un secco ultrasessantenne che si dirige verso l'inesistente coda della Business class,al suo fianco una sellerona rubia,alta e secca pure lei...ma bionda il giusto,molto bella e...giovane.
Niente di nuovo....ma i bagagli?
I bagagli arrivano un minuto dopo trascinati da un bel ragazzotto cubano....capello lungo,trigueno,gran fisico.
Il cubano raggiunge la coppia....
Un primo?
Un hermano?
La coppia col cubano fatto il check si porta al bar a bere qualcosa,ogni qual volta l'italiano si allontana un attimo i 2 ragazzi parlottano fra loro fitto fitto.
La ragazza ha classe,non e' la classica cubana sbracciante...e' molto fine e anche il ragazzo ha un aria simpatica.
L'italiano apre il portafoglio la prima volta e da' alcune banconote alla fanciulla,la cosa avviene a pochi metri da me.
Prima che passi l'immigrazione passera' ancora 2 volte banconote alla fanciulla....
Poi arriva l'inevitabile momento dell' addio,lui si avvicina all'immigration e lei al suo fianco,mi e' parso di vedere una lacrimuccia negli occhi della bella rubia...
Prima che lui passi dall'altra parte un ultimo intenso abbraccio...poi lui va...lei si allontana e mentre il ragazzo le si fa incontro con la mano lo ferma e si gira ancora una volta verso l'italiano che e' ancora visibile al controllo immigration.
Un ultimo bacio lanciato a tutta mano da parte della fanciulla poi lui sparisce dalla porta e i 2 ragazzi escono insieme dall'aeroporto.
Li vedo allontanarsi verso la zona parcheggio...li vedo avvicinarsi fra loro...
Poi scompaiono sullo sfondo del tramonto cubano.
Scompaiono come scompaiono 2 ragazzi in ogni parte del mondo.
Mano nella mano.
martedì 24 marzo 2009
FABIO Di CELMO...UN ASSASSINIO IMPUNITO

Alcuni anni fa moriva all’Avana Fabio Di Celmo, giovane imprenditore italiano affezionato viaggiatore di Cuba. Poco dopo il mezzogiorno del 4 settembre 1997 lo uccise una bomba, una piccola carica di 50 grammi di plastico C-4 esplosa sotto un divano nel bar dell’hotel Copacabana di Miramar, la riviera ovest della capitale cubana. Meno di un anno dopo, nel luglio del ’98, nel luogo esatto in cui Fabio morì, venne posto un bassorilievo in bronzo con la sua immagine e una iscrizione in memoria e monito di quell’atto di barbarie. Furono i suoi amici cubani e quelli italiani della squadra di calcio dello “Sciarborasca” di Cogoleto, Genova, ospiti a L’Avana dell’Istituto dello Sport cubano, a inaugurare quella targa commemorativa che si può notare anche oggi accanto alla porta che conduce alla piscina superiore dell’albergo. Fabio, genovese, sepolto nel cimitero di Arenzano, viaggiò per la prima volta nell’isola caraibica nel 1993 assieme al padre, Giustino, per una attività di forniture alberghiere con le società statali cubane.
Ma Fabio maturò ben presto un attaccamento speciale per Cuba e per L’Avana dove adorava fermarsi per periodi sempre più lunghi, entusiasta del Paese e della gente e impegnato non solo nel lavoro ma anche in attività di amicizia e solidarietà con Cuba.
Nel ’95 i Di Celmo padre e figlio presero un appartamento in calle 46 y tercera e per Fabio, appena staccava dal lavoro, la meta preferita era come sempre l’hotel Copacabana a un passo da casa e primo di una serie di alberghi (cinque a quel tempo, otto oggi) affacciati sull’oceano dall’avenida primera. Conosciuto e benvoluto da tutti, quel giovane italiano animava la piccola colonia di connazionali (imprenditori, funzionari, viaggiatori che svernano all’Avana) che si potevano incontrare al Copacabana in quegli anni ’90 come oggi. Ma i suoi amici più cari divennero i cubani, il personale dell’albergo, gli istruttori e i bagnini della grande piscina bassa ricavata nell’acqua del mare. Fabio, molto sportivo, era un eccellente calciatore e si formò una squadra di italiani che disputò storiche partite con gli amici cubani. Si allenavano in un campetto vicino all’albergo, tra calle 60 e quinta avenida proprio di fronte alla chiesa di Sant’Antonio da Padova, dividendo il terreno con gruppi di cubani che giocavano a base-ball, “la pelota”, lo sport nazionale a Cuba. Le partite di calcio le giocavano in un piccolo stadio del quartiere del Cotorro.
Oggi, a Cuba, esiste un torneo calcistico ufficiale intitolato a Fabio Di Celmo che viene inaugurato ogni anno da suo padre Giustino. Chi uccise Fabio Di Celmo, stroncato a 32 anni, si chiama Raùl Ernesto Cruz Leòn, 26 anni all’epoca dell’attentato. Cruz Leòn è un salvadoregno terrorista e assassino in Cuba armato e pagato dalla mafia anticubana di Miami, Florida, Stati Uniti, che agì alle dipendenze di Luis Posada Carriles che è uno dei piu noti terroristi anticubani e che fu responsabile, tra gli altri, dell’orrendo attentato che nel 1976 fece esplodere in volo un aereo della “Cubana de aviaciòn” sul cielo delle isole Barbados uccidendo in quella strage ottanta persone tra cui l’intera squadra giovanile cubana di scherma. Entrato a Cuba dal Guatemala con visto turistico, Cruz Leòn il 12 luglio ’97 faceva esplodere due cariche negli alberghi Capri e Nacional nella capitale provocando seri danni e alcuni feriti leggeri. Poche settimane dopo, il giovane terrorista salvadoregno effettuò un secondo viaggio all’Avana a fine agosto per seminare di bombe varie infrastrutture turistiche e in quel maledetto giovedì 4 di settembre piazzò la bomba al Copacabana, uccidendo Fabio Di Celmo, e provocò esplosioni nei vicini hotel Chateau e Tritòn. Alle undici di sera di quello stesso giorno fece esplodere una carica anche alla Bodeguita del Medio in Avana Vecchia di fianco alla Cattedrale. Ma l’attentato della Bodeguita, che produsse altri danni e feriti, gli fu fatale.
Notato e seguito fu poco dopo arrestato. Alla fine confessò pienamente arrivando a ricostruire, per la televisione, i suoi percorsi bombardieri e sanguinosi lungo la capitale in quella drammatica estate del ’97. Personalmente non potrò dimenticare il suo processo nel febbraio del ’99 trasmesso per diversi giorni in tv e visto da tutti i cubani. Condannato alla pena capitale, Cruz Leòn è tuttora recluso in un carcere dell’Avana. Che il caso dell’attentatore che uccise Fabio Di Celmo non fosse isolato, lo dimostrò un secondo processo sempre nel ’99 a Renè Rodriguez Llerena, un altro salvadoregno, 44enne, un altro seminatore di bombe a Cuba, un altro disperato ingaggiato per poche migliaia di dollari dalla criminale e terrorista mafia anticubana di Miami. A 82 anni Giustino Di Celmo ha ridato un senso alla propria vita mantenendo viva la memoria di suo figlio. La scrittrice cubana Acela Caner ha pubblicato il libro Il ragazzo del Copacabana e assieme a lei Giustino, nell’estate 2002, ha girato l’Italia da Trapani a Udine per oltre 30 conferenze dedicate alla figura di Fabio Di Celmo.
In un programma su Cuba per Radio Popolare ho intervistato Giustino Di Celmo del quale riporto le seguenti frasi.
«Sono anziano ma non mi stancherò di denunciare la tragica scomparsa di mio figlio a causa di uno degli atti terroristici contro Cuba. Questo paese accoglie tutti con grande simpatia, comprese diverse migliaia di turisti statunitensi che visitano l’isola aggirando il divieto e le sanzioni del loro governo. Cuba non ha mai fatto male a nessuno, non aggredisce e non minaccia nessuno. Perché gli Stati Uniti non cessano le loro provocazioni e aggressioni contro Cuba? Purtroppo ho constatato che l’opinione pubblica occidentale è completamente disinformata da sistematiche campagne di stampa menzognere. Quando la gente, i popoli, si renderanno davvero conto della quantità di inganni cui sono sottoposti dal dominante imperialismo, forse allora potrebbe essere troppo tardi. Per tutti».
Questa la storia di Giustino e Fabio Di Celmo. Per non dimenticare la tragedia che li ha colpiti e gli atti di terrorismo a cui Cuba è sottoposta da oltre 40 anni.
L'intera vicenda, le responsabilità, il dolore dei familiari, il ritratto del giovane è ricostruita, a distanza di quattro anni, da una professoressa cubana, Acela Caner Roman, in un libro dal titolo Il ragazzo del Copacabana - fatto pubblicare dal padre del ragazzo, Giustino Di Celmo nelle edizioni José Martì e tradotto anche in italiano
A dispetto di una bella giornata di sole, il 4 settembre del 1997 un'esplosione squarcia l'aria nei pressi dell'Hotel Copacabana, a Cuba. In quell'attimo un giovane italiano, Fabio Di Celmo, si trova nell'atrio dell'edificio. La deflagrazione ne manda in frantumi tutti i vetri. A nulla vale il trasporto alla clinica "Cira Garcia". E' per una fortuita coincidenza che il giovane si trova lì nell'attimo dell'esplosione, per salutare una coppia di amici in partenza per l'Italia. Di Celmo è spesso a Cuba per motivi di lavoro, segue il padre Giustino negli affari dell'azienda import-export. Nello stesso giorno altri ordigni scoppiano davanti agli hotel Chateau e Triton.
Ritratto voluto dal padre
L'intera vicenda, le responsabilità, il dolore dei familiari, il ritratto del giovane è ricostruita, a distanza di quattro anni, da una professoressa cubana, Acela Caner Roman, in un libro dal titolo Il ragazzo del Copacabana - fatto pubblicare dal padre del ragazzo, Giustino Di Celmo nelle edizioni José Martì e tradotto anche in italiano (per informazioni rivolgersi all'Associazione Italia-Cuba).
I giorni successivi alla sciagura, la morte di Di Celmo fa il giro sui giornali stranieri. Il quotidiano statunitense "El Nuevo Herald" del 6 settembre riprende la notizia ma ipotizza fin da subito che i responsabili siano «ex militari dissidenti»: «Mentre le sconcertate autorità cubane si sforzano di incolpare gli Usa e gli esiliati cubani per giustificare la propria inefficienza nell'evitare le esplosioni e trovare i colpevoli, le circostanze e le condizioni in cui si sono prodotte le esplosioni, nonostante le estreme misure di sicurezza, confermano l'ipotesi che gli autori non possano essere gente di fuori, ma piuttosto dell'isola».
Intanto le indagini vanno avanti: prende forza l'ipotesi della partecipazione di stranieri negli atti terroristici. Alla fine viene «fermato - recita la nota del Ministero dell'interno - l'individuo identificato col passaporto come Raul Ernesto Cruz Leon, di nazionalità salvadoregna, che era entrato nel paese in qualità di turista il 31 agosto, proveniente dal Guatemala. Nelle sue dichiarazioni, il fermato ha riconosciuto di aver introdotto nel paese l'esplosivo C-4 utilizzato nelle passate azioni e anche i congegni necessari, e di essere stato l'autore materiale della collocazione dei quattro ordigni esplosivi in un solo giorno, il 4 settembre». La serie di attentati, cui si fa riferimento, contro strutture turistiche risale indietro negli anni. Nel periodo tra l'aprile 1994 e il settembre 1997 si contano più di trenta piani terroristici «progettati a Miami contro il nostro paese, tra cui più di 15 con l'utilizzo dell'esplosivo C-4, organizzati dalla Fondazione nazionale cubano americana e da altri gruppi controrivoluzionari, come Alpha 66, il Pund e il gruppo di Orlando Bosch responsabile del crimine alle Barbados».
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