mercoledì 14 luglio 2010

VADO A VIVERE A CUBA - 3 -


Comprare casa, comprare auto, prenotare un volo

Non è che io voglia a tutti i costi sembrare quello che ha le manie di persecuzione, però quando a
Cuba tenti di fare qualcosa di semplice tutto diventa subito molto più complicato... specialmente
quando vorresti farlo (oppure sei costretto a farlo) da una prospettiva "cubana", anziché "turistica"; i
turisti, infatti, si fermano nell’isola per 4 settimane al massimo e comunque frequentano luoghi
“privilegiati” in cui i vari confort fanno sembrare tutto più bello.
Sono tanti gli esempi che si possono fare per rendere l’idea di cosa voglia dire “vivere”
veramente a Cuba (detto per inciso, comunque, credo che noi in quanto nativi dell’emisfero ricco
del pianeta avremmo le stesse difficoltà a vivere in qualsiasi paese del terzo mondo, o in via di
sviluppo che dir si voglia, e non solo a Cuba; vero è semmai che a Cuba ci sono delle caratteristiche
uniche che non si trovano in nessun altro paese, già solo per il fatto che si tratta di uno degli ultimi
paesi in cui vige il sistema socialista. Quando dico “difficoltà a vivere” intendo dire che per le
comodità cui noi siamo inconsciamente abituati nel nostro paese per la maggior parte dei casi ci
troveremmo a disagio nell’affrontare gli aspetti di vita quotidiana cubana. Per fortuna, non è tutto
così brutto e diabolico: in diversi casi ho potuto apprezzare la maggior “attenzione sociale”, cosa
meno conosciuta da noi in Europa).
Per esempio uno dei temi fondamentali di ogni essere umano è: la questione della casa. Come si
fa a comprare una casa? O meglio, come fa un cubano a comprare casa? Per uno straniero che vuole
andare a Cuba a fare la bella vita e comprarsi tutto ciò che vuole non ci sono problemi, può anche
comprarsi una casa perché ha le tasche piene di dollari: va in un'agenzia statale e il gioco è fatto. Io
no. Io potevo solo fare ciò che normalmente fanno i cubani (sempre che ciò sia possibile), non per
moda o per sport, ma semplicemente perché mi ero sposato una cubana che ama il suo paese e
anche io pensavo di poterci vivere.
Ritorniamo alla domanda: come si fa a comprare casa? La questione si risolverebbe
semplicemente in due righe, poiché la risposta è: a Cuba non è possibile comprare casa, dato che
non è prevista dalla legge la compravendita di immobili, per lo meno non nel senso in cui lo
intendiamo noi. Ovviamente, siccome il problema esiste, è chiaro che qualcuno ha dovuto inventare
la scappatoia.
Dal punto di vista legale per avere una casa è permesso autocostruirsela su un terreno comprato
allo stato oppure, avendone già una, permutarla con un’altra, oppure comprarla dallo stato. La prima
ipotesi ormai è solo più un sogno, poiché i materiali da edilizia scarseggiano e se si trovano al
mercato nero sono carissimi. La terza ipotesi non è molto praticata, perché lo stato non mette molti
immobili a disposizione dei cubani per l’acquisto: preferisce venderli a prezzi occidentali agli
stranieri, oppure tenerseli per attribuirli a istituzioni pubbliche. Resta la seconda ipotesi, quella della
permuta, che è abbastanza diffusa anche se piuttosto difficoltosa da mettere in pratica, se si pensa
che a Cuba non ci sono giornali di annunci economici, agenzie immobiliari o cose simili.
Al di fuori di ciò restano le vie illegali, che oggi rappresentano, forse, la maggioranza dei casi di
compravendita di case a Cuba. A occhio e croce oltre la metà dei cubani ha comprato o venduto
casa in maniera illegale (basta chiedere in giro, tra amici e conoscenti, quanti hanno adottato questo
metodo).
Ma cosa significa comprare casa in maniera illegale? Semplicemente che tu consegni una somma
di denaro a qualcuno, il quale ti dà in cambio la casa che lui abita. Fin qui per noi in Italia
sembrerebbe tutto regolare, ma a Cuba invece è un reato, indipendentemente dal fatto che chi ti
cede la casa abbia tutti i documenti in regola, sia che non li abbia. Questo significa che anche chi si
è costruito la propria casa con le proprie mani non potrà mai venderla a terzi, ma solo allo stato, il
quale però fisserà il prezzo d’acquisto (ovviamente inferiore a quello di mercato). Infatti anche chi
si è autocostruito la casa in realtà non ne è il “proprietario”: secondo la legge lo è, ma secondo me
no (se lo fosse potrebbe farne ciò che vuole); è invece una specie di usufruttuario a vita, se così si
può dire (e può trasferire questo titolo, per fortuna, anche agli eredi).
Cuba è piena di persone che abitano una casa comprata con il metodo illegale, che a loro volta ne
hanno magari venduta un’altra con lo stesso metodo. Se si dovessero punire tutti quanti si
riempirebbero i tribunali! Credo che il governo stia chiudendo un occhio sui casi meno eclatanti,
anche se da qualche anno sono state create delle apposite commissioni municipali composte da
membri del consiglio comunale, della polizia, dell’assessorato alla casa, del partito con lo scopo di
monitorare la situazione ed agire di conseguenza. Il risultato è stato che in molti municipi si è dato
luogo alla confisca degli immobili oggetto di compravendita illegale e/o al pagamento di multe
salate. E’ da notare che la sanzione peggiore tocca al venditore, dato che il reato sta nella vendita
dell’immobile, e non nell’acquisto, se non ricordo male.
Anche noi, naturalmente, abbiamo fatto parte del giro. Come tutti avevamo la necessità di una
casa (tutti i giovani sposi ce l’hanno questa necessità) e così capitò che un collega di mia moglie
avesse deciso di trasferirsi da Niquero a Matanzas e quindi volesse cedere la sua casa. Lui era uno
di quelli in regola, nel senso che aveva il titolo di proprietà come avevo spiegato prima; la casa gli
era stata assegnata dallo stato negli anni ’60, non l’aveva costruita lui, però ne era il “proprietario”,
così come inteso dalla legislazione cubana, e pertanto poteva rimanerci dentro finché voleva o, al
massimo, permutarla. Decise invece di vendercela e, per dare un minimo di legalità alla cosa,
facemmo un contratto di affitto, che è legalissimo e che avremmo mostrato alle autorità in caso di
controlli. Facemmo anche una scrittura privata “segreta” in cui riportammo invece i termini di
compravendita e che doveva servire solo ad uso nostro, per evitare contestazioni in futuro.
Pagammo 3300 dollari per una graziosa casetta composta di soggiorno, due camere, bagno, cucina e
un grande cortile con tanto di “gazebo” in legno e paglia, ideale per la siesta pomeridiana, e “corral”
per il maiale (fondamentale animale domestico che non deve mancare).
Pensavamo di rimanere al riparo da incovenienti fiscali per un po’ di tempo (almeno qualche
anno), invece ci scoprirono dopo pochi mesi, proprio grazie alla commissione municipale di cui
parlavo prima e grazie anche alla “soffiata” di qualche vicino invidioso. Vennero a casa nostra due
funzionari che sapevano già tutto, forse sapevano anche il prezzo che avevamo pattuito, ma
facevano finta di non saperlo. Vollero sapere come avevamo avuto la casa e vedere tutte le carte che
avevamo firmato. Se le portarono via e ci fecero firmare un verbale. Alla nostra richiesta di
informazioni sul cosa sarebbe successo in seguito l’unica risposta omertosa che furono capaci di
darci fu: “Vi faremo sapere”.
Scoprimmo poi di essere stati i primi in assoluto nel nostro municipio a ricevere la visita della
commissione ma non sapemmo mai con precisione da chi partì la soffiata. In più in un programma
radiofonico locale dedicato all’argomento e condotto da uno dei due funzionari che ci fecero visita
non ci risparmiarono nemmeno di esporci al pubblico ludibrio assieme ad altri sfortunati come noi
incappati nella rete della legge.
Trascorsero alcuni mesi prima che il tribunale provinciale si pronunciasse sulla vicenda. Il solito
funzionario ci convocò nel suo ufficio per leggerci la sentenza: la casa venne confiscata e tornò ad
essere proprietà dello stato, all’incauto venditore venne appioppata una multa pari alla somma
percepita nello scambio (3300 dollari!), e a noi venne concesso il diritto di rimanere nell’immobile,
con l’obbligo di pagare un canone di affitto mensile vita natural durante.
Tutto sommato ci è andata ancora bene: è vero che non siamo più proprietari della casa (ma
d’altra parte non lo eravamo nemmeno prima) ed è vero che la somma che abbiamo pagato non ci
verrà mai restituita, ma abbiamo ottenuto la casa, che era ciò che volevamo, e comunque non ci
sarebbero stati altri metodi più efficaci. Anzi, adesso abbiamo anche le carte in regola, cosa che
prima non avevamo. La casa è stata poi intestata a mia suocera, perché nel frattempo noi avevamo
già deciso di trasferirci in Italia e volevamo evitare di perdere il diritto di locazione: adesso,
siccome il canone di affitto è stato calcolato sulla base del reddito, mia suocera paga circa 10 pesos
mensili (600 lire!).
Non a tutti è andata "bene" come a noi: ho letto successivamente sul Granma che in certe altre
provincie hanno agito più duramente proprio per dare un aspetto esemplare alla questione.
Resta il fatto che il problema della casa non è cambiato: lo stato fa poco, e i cubani quindi si
arrangiano alla loro maniera. Per quel che ne so all’Avana si riesce addirittura ad effettuare la
compravendita illegale in maniera... legale! Nel senso che ci sono molti notai ben disposti che per
alcune decine di dollari ti mettono in regola con la proprietà di un immobile, alterando i registri
catastali in maniera invisibile ed indolore...
Nei momenti in cui vivevo quella situazione mi sembrava di impazzire: perché non si può
comprare una casa, mi chiedevo. Quale pericoloso significato sovversivo si celerà mai dietro una
azione commerciale di questo tipo, tale da indurre la legge cubana ad agire in questo modo?
Oltretutto non è che mi andasse molto la faccenda di far parte della categoria di quelli che violano le
leggi. Quando però entri in un vortice non è così facile uscirne. E' come lottare contro i mulini a
vento.
Gli stessi problemi che si incontrano per l’acquisto di una casa si presentano anche nel caso
dell’acquisto di un veicolo. Comprare un’automobile non è meno difficile. Le regole sono sempre le
stesse, ovvero, in teoria non si può ma in pratica si riesce a farlo. Non si può perché anche la
compravendita di veicoli è vietata dalla legge, così come per le case. Le automobili che si vedono in
giro (tranne quelle americane degli anni ’50) sono il frutto del duro lavoro di operai e impiegati
dello stato che, al raggiungere certi meriti, acquisivano anche il diritto ad acquistare un automobile.
Fu così che vennero distribuite le varie Lada (tipo Fiat 124), Polski (tipo Fiat 126) e Moskvich. E’ il
caso di parlare al passato, dato che oggi questo meccanismo non è più in funzione: al massimo
adesso danno delle bellissime biciclette cinesi o (meno belle) cubane.
Per le auto americane degli anni ’50 che si vedono ancora circolare il discorso è diverso, così
come per tutti gli altri veicoli immatricolati prima della rivoluzione (quindi anche per certi camion
che oggi vengono usati come “guaguas”). I proprietari di questi veicoli hanno potuto conservare il
loro mezzo di trasporto godendo di tutti i diritti di proprietà, quindi anche di vendere. Infatti oggi a
Cuba l’unico modo per acquistare legalmente un’automobile è comprare una di queste auto, oppure
rivolgersi ad un concessionario Fiat (per esempio sul Malecon dell’Avana) e comprarne una nuova,
sempre che si abbia denaro sufficiente. Per i cubani la seconda possibilità e ovviamente esclusa a
priori dato che un’auto nuova costa come in Italia; resta la prima possibilità, oppure la terza, di cui
non ho ancora parlato, ma che si può facilmente intuire...
La terza possibilità consiste nel comprare “in nero” una di quelle auto di cui parlavo all’inizio,
per esempio una Lada o un Polski. Questo significa, come per le case, che tu dai dei soldi a
qualcuno che in cambio ti dà un’automobile: peccato, però, che tutti i documenti restino intestati a
lui, a meno di far intervenire il solito notaio che ti modifica opportunamente il registro
automobilistico dietro un certo corrispettivo in dollari...
Anche qui, in tutta questa questione dei trasporti, ci sono dei paradossi niente male. Dicevo
prima dei camion degli anni ’50 che negli ultimi anni sono stati trasformati per poter trasportare
persone: bisogna riconoscere che questi proprietari stanno rendendo un ottimo servizio alla
popolazione, specialmente in quelle zone come Niquero dove i trasporti pubblici sono inesistenti da
tempo. Adesso almeno ci sono un paio di camion privati che fanno la spola tra Niquero e
Manzanillo (60 km) ad orari quasi fissi e questo ha migliorato parecchio la situazione. Ovviamente
trattandosi di un servizio privato è un po’ più caro di quello pubblico (ma ultimamente hanno anche
abbassato i prezzi) e inoltre non garantisce la continuità del servizio, nel senso che se un giorno
l’autista ha mal di pancia puoi scordarti di viaggiare... Dove sta il paradosso? Semplicemente nel
fatto che se questi privati cittadini hanno potuto fare tanto non si capisce perché non lo possa fare
anche lo stato. Si sente sempre e solo dire dai mezzi di informazione “ufficiali” (quindi dal partito)
che a causa della scarsità di combustibile non è possibile far viaggiare gli autobus, e che comunque
non ci sono autobus. Ma allora i privati dove lo prendono il gasolio? Sì, è anche vero che spesso lo
sottraggono in maniera poco lecita ad altri camion statali o da qualche azienda con la complicità di
qualcuno, ma queste possono essere solo eccezioni (spero!) e non la regola. I camion privati
viaggiano quotidianamente e non sono mai privi di carburante (eppure consumano parecchio!),
quindi da qualche parte il gasolio c’è e non è che si possa fabbricare in casa o attraversare la
frontiera per fare rifornimento in Slovenia o in Svizzera o in Francia. E se c’è per i camion privati
allora perché non ci può essere anche per gli autobus pubblici? Non sono mai riuscitro a
spiegarmelo...
Un’altra “perla” della burocrazia cubana fu quando cercai di prenotare da laggiù un biglietto
aereo per l’Italia.
In quel periodo non lavoravo già più al centro di calcolo (quindi stavo benissimo sotto questo
aspetto...). Un bel giorno di primavera del 1996 decisi che dovevo cominciare ad occuparmi del
viaggio che avevo intenzione di fare in Italia a luglio per fare visita a mia madre e per sbrigare le
pratiche per far venire Maribel in Europa, dato che avevamo già deciso di trasferirci. (Il perché
avessimo deciso di trasferirci è un tema che sarà sviluppato in un altro momento...). Quando avevo
lasciato l'Italia avevo portato con me circa 3000 dollari. Mi bastarono per circa un anno, facendo la
vita cubana. Prima che finissero del tutto, però, dovevo tornare in visita in Italia. Embè? Che ci
vuole? Basta andare all’agenzia viaggi, no? Certo, se ce ne fosse una. Ma a Niquero non ce ne sono
e comunque non è questo il problema. Allora bisogna prendere il telefono e fare qualche telefonata
in giro, per esempio alle sedi delle varie compagnie aeree. Sì, ma quali sono i numeri di telefono?
Mi si dirà: prendi la guida telefonica e guarda! Certo, e se le guide telefoniche non vengono più
stampate da 14 anni? Chiama il servizio informazioni! Buona idea...
Effettuare una comunicazione telefonica da una zona di provincia verso il resto dell'isola è la
cosa più angosciante che esista, le centrali telefoniche sono vecchissime e logore, la linea non si
prende prima di una decina di tentativi, se riesci a prenderla o tu non senti l'interlocutore o lui non
sente te, e se c'è un temporale non funziona più niente. Le ore migliori sono quelle serali dopo le 8,
ma se devi parlare con qualche ufficio sei obbligato a chiamare di giorno, quando il traffico è tutto
congestionato. Allora aspettai un bel giorno di sole e intorno alle ore 9 provai:
“Pronto? Buongiorno vorrei il numero della...”
“Come?? Signore non capisco. Parli più forte per favore!”
“BUONGIORNO! VORREI IL NUMERO DELLA LAUDA AIR DI HOLGUIN”
“Un momento... Ecco il numero è xxxxxx.”
“GRAZIE!”
“Di niente.”
Telefono alla Lauda Air all’aeroporto di Holguin che sta a meno di duecento chilometri da
Niquero: vorrei partire da lì anziché andare all’Avana che sta a più di 800 km, evitando così un
viaggio troppo lungo e scomodo in treno o in autobus. Purtroppo, però, non ci sono più posti
disponibili.
Allora provo con la Cubana de Aviación:
“Pronto? Buongiorno vorrei il numero della...”
“Come?? Signore non capisco. Parli più forte per favore!”
“BUONGIORNO! VORREI IL NUMERO DELLA CUBANA DE AVIACION DI HOLGUIN”
“Un momento... Ecco il numero è xxxxxx.”
“GRAZIE!”
“Di niente”
Compongo il numero dato ma si fa fatica a prendere la linea. Alla fine qualcuno risponde:
“Buongiorno. Vorrei prenotare un volo per Milano, sola andata.”
“Per quale data intendwwe... bzzz.. hjhweuyh?”
“Scusi, non ho capito, ci sono delle interferenze. Può ripetere?”
“Quando vuole partire?”
“Intorno agli inizi di luglio.”
“Qual è il suo nome?”
“Alessandro Pilotto, con doppia S e doppia T.”
“Bene signore, abbiamo deejjk.... per il giorno whjwhj... .oppure anche per... kkjdsauhiuiule
hhhhwww!!”
“Come?? Non ho capito, parli più forte!”
“...tu...tu...tu...tu...tu...”
Dannazione! Doveva anche cadere la linea! Rifaccio il numero, ma già alla terza cifra dà
occupato. Ritento e stavolta dà occupato già alla seconda... Dopo diversi tentativi finalmente riesco
a ripescare il tipo di prima:
“C’è un volo il giorno 4 e uno il giorno 7.”
“Va bene il 4.”
“Ok. Il biglietto costa 400 dollari.”
“Voi avete gli uffici lì in aeroporto, vero? Quando posso venire per il pagamento?”
“No, ma non deve venire qui. Per pagare deve andare all’Avana.”
“COSAAAAAA???”
“Sì, noi qui facciamo solo la prenotazione. L’emissione del biglietto la fanno all’Avana. Deve
andare là.”
Non ci posso credere... Uno decide di partire da Holguin perché è più vicino a casa e poi per
ritirare il biglietto deve andare all’altro capo dell’isola... E’ come se in Italia per partire da Milano
dovessi prima andare fino a Roma per comprare il biglietto... Ovviamente gli dico di lasciar perdere
la prenotazione e mi rassegno all’idea che dovrò per forza andare all’Avana.

CONTINUA....E RICORDIAMOCI CHE SI PARLA DEL 1995....

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