martedì 22 giugno 2010
CHE LA CASA DE RENTA SIA ADEGUATA

La scelta della giusta casa de renta a Cuba viene da troppi trascurata o relegata a situazione secondaria e questo e’ un grave errore che puo’ incidere pesantemente in modo negativo sulla riuscita o meno della vacanza stessa…e non esagero.
Ovviamente il discorso si ingigantisce se si trascorrono a Cuba periodi medio-lunghi,in questo caso e’ di vitale importanza che la scelta della casa sia fatta con oculatezza e intelligenza.
Una casa dove ci sia il solito “una e puntata”,dove ci sia via vai di gente e casino a tutte le ore,dove la nostra privacy non sia rispettata,dove la duena usa i nostri prodotti da bagno quando non ci siamo,dove si mangia male e caro e in generale dove non ci sia un buon clima con chi la gestisce e’ una cosa che va evitata assolutamente.
Sul discorso fanciulle pero’ occorre mettersi anche dalla parte loro,da lustri hanno a che fare con idioti che portano in casa le peggiori zoccole della citta’ che poi vanno vantandosi anche con “chi di dovere” di non essere state puntate in quella data casa.
Poi ci sono i fenomeni che portano le minorenni con la duena che deve fare la carabiniera per controllare la data di nascita del carne’ della fanciulla.
Altri che una volta ottenuto di non puntarla la fanno uscire di casa alle 10 del mattino vestita come la sera prima con tutto il barrio in osservazione cismosa.
Vale sempre il detto “cuidame tu tambien” che ogni tanto le duenas rivolgono al turista.
Detto questo tutto il resto sono diritti che dobbiamo esigere anche perche’ paghiamo in cash sonante.
Quindi massima sicurezza,nessuno che si azzardi a mettere i piedi nel cuarto oltre a chi lo deve pulire,un buon rapporto qualita’ prezzo,pulizia,siamo ospiti e quindi nessun casino a tutte le ore,possibilmente le chiavi di casa e se cucina bene un prezzo giusto per desajuno e comida.
Non si tratta di chiedere la luna certo il cuarto deve essere adeguato al nostro standard di vita con frigo e magari televisione ma alla fine chiediamo cose normali.
Vedo troppa gente presa a pesci in faccia da duenas a cui danno fior di quattrini,siamo ospiti paganti quindi il sevizio deve essere adeguato altrimenti si fottano pure.
UN OPINIONE DAL WEB

A seguito di un viaggio a Cuba, sento il bisogno di esprimere alcune considerazioni che ho avuto modo di fare in questo paese. La prima considerazione è stata quella di vedere una popolazione tranquilla e felice. La musica, il ballo, lo stare insieme, erano espressione di tutta una popolazione. Un paese dove, si percepisce benissimo, esistono valori umani, voglia di socializzazione e tanta voglia di vivere, in una situazione economica non certamente felice, spesso in condizioni di miseria. Un paese Socialista di cui sono convinti sostenitori, dove nessuno accetta l’idea di avere una società capitalistica, anche se capiscono benissimo di vivere in un regime, dove non sempre la libertà è il massimo.
Noi viviamo in una società stressata, in cui non riusciamo ad essere felici, dove il nostro unico miraggio è il “DENARO” come se questi fosse la panacea di tutti i mali.
Di seguito vi segnalo passi d’interventi fatti dal Compagno CHE GUEVARA ai lavoratori cubani:
“Il salario è un male che nasce con l’affermarsi del capitalismo, che nasce, quando la borghesia prende il potere”.
“In una nuova società non si può considerare il lavoro come la parte buia della vita, ma tutto l’opposto”.
“Dobbiamo camminare su una base fondamentale, fare del lavoro una necessità morale, una necessità interna, abbandonare l’idea erronea, tipica di una società fondata sullo sfruttamento, per la quale il lavoro è un bisogno sciagurato dell’uomo, ma deve invece emergere l’altro aspetto del lavoro, una necessità spirituale”.
“Consideriamo in primo luogo che nel retribuire con un determinato salario un lavoratore che adempie alla norma, noi non lo paghiamo per la vendita della sua forza lavoro.”
“ Non possiamo dire semplicemente che il lavoratore lavora perchè se non lavorasse non mangerebbe.”
“In una società Socialista il lavoratore lavora perchè lavorare è il suo dovere sociale. Questo dovere sociale consiste nel produrre uno sforzo di media portata ricevendone in cambio un salario e al tempo stesso tutti i benefici che la società offre.”.
I benefici che la società (Stato) offre consistono: Energia elettrica, Gas, Acqua, Abitazione (spesso in stato precario), l’Istruzione, la Sanità; queste ultime due, in assoluto, tra le migliori al mondo. E poi i generi di prima necessità: pane, riso, fagioli, pollo, latte, zucchero, uova, ecc…
Con riferimento a questi benefici ho cercato di fare un’analisi di una famiglia come la mia che vive in un paese capitalista; Energia elettrica, gas, acqua, spazzatura, una figlia universitaria, occorre una spesa media mensile di 1200,00 euro. Se poi nel corso dell’anno bisogna ricorrere alle cure mediche o dal dentista e nel caso specifico ho avuto una richiesta per la cura dei denti di mio figlio, pari a 15.000,00 euro e poi occhiali, ticket, medicinali, ricoveri ecc…non capisco come si possa fare.
Senza entrare nel merito delle spese per i beni di prima necessità non capendo bene che cosa, questo capitalismo, ci faccia considerare beni di prima necessità.
In sostanza, mentre a Cuba queste spese non ci sono, come fa, in Italia un lavoratore medio e onesto o a maggior ragione un lavoratore precario o chi un lavoro non lo ha?
Mi viene spontaneo chiedermi. Dov’è la sinistra italiana? Quali valori hanno profuso in questi anni?
Leggo ancora un passo di un discorso del Compagno CHE GUEVARA:
“Rispettare la norma di lavoro e di qualità rappresenta per ogni operaio un dovere sociale nei confronti di tutta la comunità, poiche’ è questa che gli da il lavoro, gli garantisce di sfamare i suoi figli e il minimo indispensabile di benessere sociale, gli fornisce nei limiti della possibile assistenza e servizi pubblici e si preoccupa affinché le sue condizioni di vita migliorino.”.
Una popolazione, la nostra, in cui devi puntualmente affannarti per soddisfare i “Bisogni” che il capitalismo ci impone.
Penso proprio che questi signori del capitalismo ci stiano prendendo in giro, per arricchirsi sempre di più, ci fanno vedere, per mezzo stampa e tv, sempre di loro proprietà, i prodotti che noi dobbiamo consumare.
Ritengo che oggi tutti sentono la necessità di vivere una vita più sana, dove prevalgono i sentimenti, una società civile dove ci si può stare insieme, avere cura dei più deboli. Non è possibile che impegnati come siamo a produrre di più, a dedicare tutti i nostri sforzi alla conquista del “benessere individuale” abbiamo perso tutti i valori civili e umani.
In nome del capitalismo abbiamo tutti i giorni migliaia di giovani che muoino sulle strade per causa di macchine potenti per raggiungere altissime velocità, ma se i limiti sono, in autostrada, di 140 Km. perché costruire macchine da 300 Km. orari? Perché non diamo più spazio a studiare la produzione di macchine elettriche meno veloci, meno inquinanti, per non sentire che le domeniche si debba chiudere il traffico nelle grandi città per far sì che diminuisca l’emanazione di polveri sottili nell’ambiente? E il resto della settimana?
Quanti lavoratori muoiono ogni anno sui luoghi di lavoro? La spiegazione è che non ci possiamo fermare, dobbiamo produrre, produrre, perché i signori del capitale devono essere sempre più ricchi.
E’ possibile che dobbiamo vivere in una società dove ci siano personaggi che guadagnano milioni d’euro al giorno e la stragrande maggioranza si deve accontentare di 1000,00 euro al mese? E i pensionati? E i disoccupati?
E ancora una volta mi faccio la domanda? Dov’è la sinistra che predica il socialismo? Gestisce il potere, un reddito di almeno 20 volte superiore a quello di un comune cittadino e dopo un pò d’anni che esprime tutti i suoi “sforzi” in una sede parlamentare avrà un reddito vitalizio ben congruo e possibilmente la sua brava scorta e una macchina parlamentare a vita.
Riflessione finale: Perché non accontentarci di vivere una vita più sana, più tranquilla, più serena, vivere in una società dove ci si possa voler bene l’uno con gli altri?
SE QUESTO E’ IL “PROGRESSO” CONCLUDO CHE PREFERISCO VIVERE A CUBA.
Arbitri fra errori e rispetto

Questa volta parliamo di arbitri e assistenti. Che Mondiali sono per loro? Dignitosi, direi. Qualche gol in fuorigioco, e almeno uno annullato per «fallo di confusione» (agli americani, contro la Slovenia: sarebbe stato il 3-2). Per tacere del doppio «maneggio» concesso da Stephane Lannoy a Luis Fabiano in occasione della seconda rete alla Costa d'Avorio.
Lannoy, francese come Henry: non vedere o non essere visti, proprio un vizio di famiglia. L'uniformità resta una pia illusione - penso al pignolissimo Undiano Mallenco di Germania-Serbia e alla manica larga di certi suoi colleghi - ma finora gli errori sono sembrati a tutti sopportabili, e come tali sono stati digeriti.
Probabile che il maliano Koman Coulibaly, quello di Stati Uniti-Slovenia, venga mandato a casa dopo la prima fase, ma questo rientra nella regole, non scritte, che orientano i pollici su o giù della Fifa. Senza arrivare alle pillole sacchiane («Il Mondiale è una festa, e non una guerra come il nostro campionato»), la cosa bella e diversa è che, spesso, sono i giocatori a dirigere le partite, salvo lasciare alle terne preposte i timbri sulle pratiche più scabrose (quasi mai, comunque, da Sant'Uffizio). Le moviole esistono solo in diretta, e sono generalmente molto caste.
Lavorare al largo dell'Italia significa vivere in un altro mondo. Qui, il dibattito dura lo spazio di un botta e risposta, e poi scompare. Altro che autopsia degli episodi. Finora è andata così. Finora Sepp Blatter può respirare, proprio lui che ha espulso i supporti tecnologici e rifiutato i giudici di porta. Possibile che la musica cambi dagli ottavi in poi, quando ogni fischio peserà tonnellate e non più, semplicemente, quintali. Ho notato con piacere e invidia molto rispetto e critiche mai urlate (Eriksson, per esempio). Le scintille di Brasile-Costa d'Avorio, con tanto di rosso a Kakà, hanno costituito il massimo della rissa. Se nel bene e nel male il calcio rimane umano, sarà sempre un calcio per cui vale la pena di battersi.
ROBERTO BECCANTINI
LA PELOTA AGLI OCCHI DI UN PROFANO

Durante questa ultima vacanza vista la concomitanza del Classico di beisbol mi sono riproposto di riuscire a capire qualcosa di questo misterioso e,dicono,affascinante sport.
Ho dovuto vincere tutta una serie di preconcetti e diffidenze tutte mie,vengo dal mondo dell'arte marziale,judo per la precisione.
Venticinque anni di frequentazione di un ambiente cosi' machista e in cui il contatto fisico,meglio se con qualche goccia di sangue,era assolutamente fondamentale hanno fatto si che da sempre considerassi alcuni sport,molti,roba da finocchi.
Il baseball rientrava in questa catalogazione.
Pero' mi sono messo d'impegno e sono arrivato a vedere anche un ora al giorno,dalle 19 alle 20 quasi sempre mentre mi preparavo per la cena,di questo misterioso sport.
Quindi il mio racconto e' quello di un assoluto profano.
Spero che il mio amico Sebastiano al suo rientro sappia chiarire i molti dubbi che ancora mi restano sulle sue complicate regole.
Intanto ho capito che il beisbol fa arricchire i dentisti.
Quasi tutti i giocatori delle piu' svariate nazionali masticano qualcosa.
Un tempo era il tabacco,ora si tratta di gomma americana....ma non una....al vedere l'impegno della masticazione direi che se ne infilano in bocca non meno di 7/8 che poi diventano un bolo enorme che riempie una guancia e mezza...minimo....
Ma come fanno a respirare?...io faccio sport e anche solo un piccolo Vivident mi da' fastidio.......
Il coach americano aveva l'eta'di Matusalemme ma masticava un kilo e mezzo di gomme!
E se uno ha la dentiera?
Quindi il giocatore di beisbol o di baseball o di pelota...mastica per contratto.
Gli allenatori poi al confronto dei nostri allenatori di calcio sono dei bonzi.
Non si muovono quasi mai...ogni tanto telefonano a un loro collaboratore e basta,quasi non parlano coi giocatori.
I giocatori poi sono un po' particolari,tolti gli asiatici e qualche cubano la maggior parte di loro ha la pancia.....non la pancetta..proprio la pancia!
Ma non si allenano?
Non fanno uno straccio di dieta?
Fra l'altro quelle divise sono fatte per mettere in risalto le pancette con tutte quelle righe.
Poi il giocatore e anche il coach di ogni squadra ad intervalli inferiori al minuto.....sputa.
Un giocatore che non sputa non e' un giocatore......e lo credo con un kilo di gomma in bocca la saliva arriva copiosa....
Anche se le squadre sono composte da un numero imprecisato di giocatori al final poi sono in 3 a farsi il culo.
Uno e' quello che con una mazza colpisce la palla,trattasi di schizzofrenici che devono colpire al volo una pallina lanciata a gran velocita' da un matto a pochi metri della squadra avversaria.
A colpirla ci riescono poche volte ma dopo ogni tentativo fallito si slacciano e riallacciano i guanti....
Perche?
Cosa serve?
Le rare volte che colpiscono la palla devono poi correre con panza e tutto verso un cuscino dove devono buttarsi a pesce in mezzo alla terra,resta il solo momento dinamico di tutta la loro serata.
Di fronte a quello che tenta di colpire la palla c'e' un altro che la lancia.....anche questo normalissimo non e'...prima di lanciare guarda regolarmente dalla parte opposta di dove e' quello con la mazza.
Ma dove cazzo guarda?
Ce l'hai di fronte.....che cazzo guardi dietro....e sputi.
Ma il piu' sfigato di tutti e' quello che sta' dietro quello con la mazza.
Ha una maschera,credo per resistere alle puzzette che fa quello con la mazza...
Quasi sempre la palla che arriva e' indirizzata perfettamente verso i propri gioielli di famiglia.
Se si distrae un attimo finisce fra il coro delle voci bianche di Santa Cecilia....
Il bello e' che e' il compagno di squadra di quello che lancia la pallina.....quindi trattasi di fuoco amico.
La cosa piu' divertente e' il dialogo fra i 2 compagni di squadra.
Se non ho capito male quello coi maroni a rischio deve con le dita mentre e' accucciato indicare a quello che lancia il tipo di lancio da fare con dei segni convenzionali delle dita stesse e del capo.
Qua' viene il comico.
Quello che lancia regolarmente risponde NO con la testa a qualunque indicazione arrivi da quello coi maroni a rischio....solo dopo 4/5 tentativi fa SI con la testa.
Io dico....ma se non ti va bene nulla allora perche' cazzo chiedi all'altro?
Fai come cazzo vuoi e non stracciare i maroni al prossimo...davvero il lavoro di quello con la maschera e' ingrato...preso a pallate e non cagato da nessuno.
A fianco di quest'ultimo c'e' un arbitro...che stabilisce se il lancio e' buono o no...come faccia a stabilirlo lo sa solo lui....
Non ci sono riferimenti non c'e' un cesto...nulla....a occhio deve stabilire se quello con la mazza era in grado o meno di colpire la palla o se la stessa e' stata lanciata troppo lontana.
Questo e' quello che ho capito della pelota....devo dire che ho apprezzato il fair play,quando 2 giocatori avversari si trovavano in una di quelle che chiamano basi...chiacchieravano amabilmente e se la ridevano...come ho vosto fare da americani e venezuelani i cui governi proprio amici non sono....ma lo sport e' sempre piu' forte di tutto.
Altra cosa...i cappellini sono obbligati,credo,e gli asiatici avevano divise sicuramente strudiate per i panzoni americani o latini in quanto sparivano dentro....
lunedì 21 giugno 2010
VITTORIO ZUCCONI

La serie di scadenti o pessimi arbitraggi visti in questo Mondiale, gol in fuorigioco non visti, ammonizioni a capocchia, espulsioni incoerenti, riesuma naturalmente lo spettro di Byron Aldemar Moreno Ruales, l'arbitro di Corea-Italia 2002. In quello stadio c'ero e, come chiunque ci fosse, so che l'Italia dovette prima di tutto a se stessa la sconfitta, ma so pure che Moreno era un arbitro ridicolo. Gli spagnoli, che ci avevano sfottuto dopo i piagnistei sull'arbitraggio, quando toccò a loro beccarsi quel fischietto e perdere contro la stessa Corea ospitante - guarda guarda - cambiarono idea e gridarono sui giornali Atraco!, rapina, aggiungendo che los italianos avevano avuto ragione. Lo stesso Moreno venne poi radiato pochi mesi più tardi dopo essere stato sospeso per venti mesi e avere arbitrato in maniera grottesca una partita in America Latina, nella quale concesso 13, tredici, minuti di recupero dopo averne annunciati quattro, per consentire alla squadra di casa - guarda guarda - di pareggiare e poi vincere. L'Italia perse un'orribile partita che avrebbe potuto vincere, ma andiamoci piano con il revisionismo. Moreno era uno scandalo di arbitro.
DOV'E' GIORGINO QUANDO SERVIREBBE?
Gli va di lusso, al povero Mali dal quale veniva l'arbitro che ha negato la meritata vittoria agli Yankees annullando il gol regolarissimo per il 3 a 2, che Giorgino Bush è in pensione nel Texas, occupato a tagliare l'erba davanti a casa, perché altrimenti erano già partiti i Marines, le Special Forces, i bombardieri invisibili e i droni senza pilota. Seriamente: capisco che i noti malandrini della Fifa guidati da Blatter vogliano arruffianiarsi tutte quelle federazioni del Terzo Mondo che li tengono sulle dorate poltrone spesso non da soli (io sto nell'albergo dei dirigenti della Fifa, tutti maschi, e vedo un traffico davvero notevole e certamente casuale di stupende creature di sesso femminile) ma un arbitro del Mali in un Mondiale di Calcio sarebbe come mandare un giudice di Lampedusa alle Olimpiadi di pattinaggio su ghiaccio.
(18 giugno 2010)
IL SUICIDIO CONTINUA....

Colpa sua, di Fabrizio Gifuni, che ha interpretato tra l'altro Alcide De Gasperi in tv ma che sabato - invitato da Bersani alla mobilitazione anti-manovra del Pd al Palalottomatica - ha concluso un appassionato discorso sui tagli alla cultura con le antiche parole d'ordine della sinistra: "Compagne e compagni...è tanto che volevo dirlo!". Liberatorio. I militanti democratici presenti si sono spellati le mani. Eccetto quelli che ieri hanno deciso di protestare.
Un gruppo di giovanissimi ha scritto a Bersani una lettera di fuoco. Per noi "nativi del Pd", cioè estranei alla tradizione comunista e a quella democristiana, "le parole compagni, festa dell'Unità, sono concetti che rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro pensare politico e che facciamo fatica ad accettare... questo trapassato non ha noi come destinatari". Luca Candiano, uno dei firmatari (con Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Marino Ceci, ventenni o poco più, giovani Democratici) sostiene che "è un'aria che si respira dall'inizio della segreteria Bersani" e che li fa sentire "fuoriposto", anche se non è una minaccia ad andarsene. Fanno eco Lucio D'Ubaldo, senatore, e Giorgio Merlo: per entrambi, ex Ppi, "con i Gifuni di turno il Pd si disegna un ruolo di eterna opposizione".
Anche il veltroniano Stefano Ceccanti su Facebook apre un dibattito sul tema: "Il leader dei cristiano sociali Gorrieri, agli stati generali del 1998 in cui nacquero i Ds, suscitò proteste chiedendo che la si smettesse di chiamarsi "compagni" così che ciascuno si sentisse a casa propria. Noi qui - commenta Ceccanti - torniamo al Pds e al Pci. Se l'avesse fatto un operaio nostalgico... ma lo dice Gifuni, è l'estremismo dei ricchi e uno specchio delle difficoltà del Pd destinato a essere minoranza".
Gifuni trasecola: "Pensavo che fossero parole ancora pronunciabili, né volevo suggerire linea o nostalgie. Ci si chiama così anche nella vita, mi è venuto dal cuore. Non ho tessere di partito, neppure del Pd". Dopo l'applauditissimo intervento, si sono complimentati con lui: "Bravo, hai avuto coraggio". Coraggio di denunciare "il genocidio culturale", credeva l'attore, figlio di Gaetano, ex segretario generale del Quirinale. Invece il coraggio gli serve ora che è finito nel tritacarne delle divisioni del Pd e degli attacchi del Pdl. Gasparri gli consiglia di occuparsi dei "parenti giardinieri". "Che tristezza", replica lui. "La parola compagno esiste", aveva assicurato Bersani a un operaio sardo. E adesso dalla segreteria sull'intera vicenda affermano: "È solo un pretesto". Pure Prodi non disdegnava parlare di "compagni". E Ivan Scalfarotto sbotta: "Lasciateci chiamare compagni che è parola piena di sentimento e solidarietà. La mancanza di innovazione sta nel fatto che D'Alema e Marini siano ancora dirigenti dai tempi di Pci e Dc. Gifuni è stato bravissimo". Debora Serracchiani: "Io voglio che al Pd vengano a dire amici, fratelli, compagni e che noi ascoltiamo cosa dicono".
DAL VENEZUELA

Las políticas económicas del Gobierno que lidera el presidente Hugo Chávez buscan levantar la producción nacional, disminuir las importaciones y construir una economía con fines eminentemente sociales, apoyado en las pequeñas empresas privadas y rompiendo con la hegemonía privada antinacional.
“Yo quiero invitar a ese sector privado pequeño, no monopólico, no parasitario, vamos a construir el socialismo. Con ustedes queremos y con sus trabajadores, pero con transparencia y poniendo por delante el interés nacional y lo que manda la Constitución Bolivariana. Les doy la mano y el corazón, pero los llamo al socialismo, no al capitalismo”, dijo el mandatario nacional este domingo en el programa Aló Presidente 361 que se realizó en el estado Anzoátegui.
Reiteró que el objetivo es “hacer alianzas estratégicas, levantar la producción nacional, lograr hacer disminuir las importaciones, darle valor agregado a la materia prima nacional, construir un modelo económico productivo de economía con fines eminentemente sociales”.
Desmintió que pretenda eliminar el sector privado y aclaró que la lucha es contra los monopolios. “Que nosotros estemos de acuerdo, que Chávez esté de acuerdo, que el Partido Socialista esté de acuerdo, que el gobierno esté de acuerdo, con que siga existiendo en Venezuela pequeñas empresas productivas, ¡claro!, las aplaudimos, pequeñas empresas privadas, empresas familiares, microempresas, empresas mixtas…, en esa dirección vamos para construir el nuevo mapa económico nacional. ¡Ah!, hay que romper la hegemonía privada antinacional y apátrida”.
A propósito de la estructura monopólica contra la que propone luchar, comentó: “La burguesía dice hasta cuándo Chávez. Yo digo hasta cuándo Fedecámaras, eso no representa al país.
Vilma si moltiplica nelle montagne

José Antonio Torres
Un’affollata peregrinazione di popolo ha commosso il municipio di montagna del Segundo Frente in occasione della commemorazione del terzo anniversario della scomparsa fisica di Vilma Espín Guillois.
L’omaggio, nel cuore della Sierra Cristal, è stato marcato dalla sobrietà e dal dolore, nel ricordo dell’insigne Eroina, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia di dignità e fermezza della Rivoluzione cubana.
Al suono delle note della canzone El Mambí, gli abitanti del luogo sono giunti sino alle falde della leggendaria montagna di Mícara, che, dicono nella zona, porta il sigillo della destrezza e del coraggio della grande combattente.
Il popolo è accorso in massa:lavoratori con i figli, contadini, operai, federate, cederisti e pionieri, persone che hanno avuto la gloria di vivere il legato del suo genio e della sua audacia.
L’omaggio principale si è svolto di fronte all’obelisco che guarda le sue ceneri e si è esteso sino al Salone delle Vetrate della Piazza della Tivoluzione Maggior Generale Antonio Maceo, dov’è stato realizzato un incontro culturale nello stesso luogo, dove Vilma ricevette dalle mani del Comandante in Capo,Fidel Castro, il titolo di Eroina della Repubblica di Cuba
GUIDARE A CUBA
Molte persone che conosco da anni a Cuba tassativamente si rifiutano di guidare e di conseguenza di affittare qualunque mezzo di trasporto.
Le loro argomentazioni sono legittime anche se personalmente non la vedo come loro.
Parlano dello stile di guida del cubano,delle strade e sopratutto delle conseguenze in caso di incidente.
Su quest'ultimo fattore hanno ragione a Cuba avere un incidente e' un gran casino,alla fine ti cavano il sangue sopratutto se c'e' qualche piccolo danno a terzi ma questo e' un lungo discorso che faro' un altra volta.
Le altre argomentazioni mi sembrano un tantino esagerate,poi ognuno fa quel che vuole ovviamente.
Se si e' abituati al traffico di una citta' italiana a Cuba guidare e' una barzelletta,sopratutto in una provincia come quella tunera dove si ci sono parecchie auto ma dove il traffico vero e' limitato al mattino presto e principalmente in un paio di vie.
I cubani guidano con molta piu' prudenza degli italiani e di conseguenza e' difficilissimo avere incidenti anche se tutto e' sempre possibile.
Le strade rispetto a 10 anni fa sono molto migliorate,la caretera central e' al livello di una nostra buona strada provinciale,c'e' qualche buco ma anche a Torino dopo 2 giorni di pioggia si apre di tutto.
Bisogna pero' cambiare stile di guida rispetto al modo italiano che definire "sportivo" e' un eufemismo,a Cuba esiste,come da noi del resto,un codice della strada che va rispettato alla lettera.
Se c'e il PARE (lo stop) ci si ferma e basta,non si rallenta per vedere se c'e' qualcuno ma ci si ferma,se si e' in scooter si mette il piede a terra,non ci sono santi anche perche' immancabilmente dopo lo stop c'e' un policia messo li' apposta per mettere a pecora chi invece non si ferma.
Se ci sono i binari del treno ci si ferma,se sei vicino a un punto edi control si va ai 60 all'ora (prima era 40) e si mantengono ampie distanze da quello davanti,se ci sono limiti di velocita' si rispettano.
Cose normali ma che per molti italiani vanno di nuovo imparate.
In caso contrario sono minimo 3 multe al giorno di 30 cuc ciascuna.....
Bisogna fare poi un po' di attenzione a guidare di notte,se proprio si deve,sopratutto fuori dalle citta',non c'e' illuminazione,le bici non hanno luci,i carretti pure....nulla di che occorre solo guidare con un po' di prudenza.
Basta non farsi sempre riconoscere come i soliti italiani indisciplinati e fila tutto liscio,personalmente negli ultimi 4 mesi a Cuba ho preso una multa,giusta e 3 volte mi hanno fermato,con ragione,ho ammesso la colpa con un sorriso e mi hanno fatto ripartire senza multa ma con la promessa che alla prossima non la scampavo piu'.
So che a La Habana spesso la policia ferma per.....arrotondare beh...a Tunas non succede,se ti fermano una ragione c'e' ed e' bene con quella polizia evitare di fare i furbi per non andare incontro a guai peggiori.
PETRACHI

Comincia oggi la settimana di fuoco del calciomercato granata. Tra compartecipazioni da risolvere (iltermine scadevenerdì alle 19) e decine situazioni da valutare, il direttore sportivo Gianluca Petrachi sarà l’uomo su cui i tifosi del Torino riverseranno ansie e aspettative. Il suo compito è quello di affidare al nuovo tecnico Franco Lerda una squadra da promozione in A, spendendo il meno possibile. «Quando i miei colleghi ds mi vedono – dice - non fanno mai i salti di gioia.Nona caso mi chiamano misterparametrozero».
Come si affronta un mercato da «ultimi» arrivati?
«Si parte un po’ penalizzati, soprattutto sui migliori giocatori in scadenza di contratto. Ma i tifosi granata non pensino che siamo in difficoltà: rispetto a gennaio, ora abbiamo margini più lunghi per le trattative. Entro il 10 luglio vorrei che Lerda potesse contare su un 70-80 per cento della rosa».
A quanto ammonta il budget del Toro?
«Con Cairo non si è parlato di budget,ma la società è disposta a fare sacrifici economici per quei giocatori che reputiamo indispensabili nel 4-2-3-1 di Lerda».
Quale sarà il futuro dei «transfughi » (i vari Di Michele, Diana, Pratali...) di ritorno dai prestiti?
«La maggior parte di loro ha fatto il suo tempo al Toro. Si potrebbero però sviluppare buone operazioni di scambio con altre società. Mi assumo io la responsabilità di fiutare l’affare più interessante: il primo potrebbe essere con il Bellinzona, Diana in cambio di Russotto, con Lerda si è trovato bene».
Compartecipazioni e prestiti con diritto di riscatto: qual è la strategia?
«Per Gorobsov stiamo discutendo con il Vicenza un possibile rinnovo, di Garofalo vorremmo la metà del cartellino anche se non alle cifre chieste dal Siena (600 mila euro, nda), idem per Scaglia (Brescia 1,5). Salgado ha mercato ma prima va riscattato dal Foggia. Loria non tornerà. Su Malonga attendiamo di sapere cosa vuol fare il Cesena, mentre Loviso tornerà a Livorno e Pià non sarà confermato, non si adatta al 4-2-3-1. Pestrin? Non ha le caratteristiche per il centrocampo di Lerda. E poi vogliamo ringiovanire la rosa».
Per quanto riguarda la comproprietà di Danilo D’Ambrosio come sono i rapporti con la Juve Stabia? C’è il rischio buste?
«Con la Juve Stabia discutiamo domani - oggi - con l’intenzione di trovare un accordo. Lui ha già manifestato l’intenzione di rimanere al Toro: lo vogliamo anche noi».
Capitolo Bianchi, Ogbonna e Sereni. Qual è la situazione?
«Per Rolando, tutto ciò che faremo sarà in sinergia con le sue scelte, in un senso o nell’altro. Per quanto riguarda Ogbonna e Sereni potrebbero restare, a meno di offerte significative da parte di club di A».
Gabionetta e Do Prado: nomi da Toro?
«Gabionetta eDoPrado sposerebbero in pieno gli schemi di Lerda che li conosce bene. Sonodue ottimi talenti, perfetti sotto il profilo tecnico-tattico, un po’ anarchici dal punto di vista caratteriale,ma essendobrasiliani cipuò stare».
MICHELE SERRA

NaziskinDopo l'ennesima aggressione di branco a un omosessuale, è stato diffuso l'identikit del tipico picchiatore di omosessuali: è un giovane sui vent'anni, accuratamente rasato, con catenina d'oro al collo e altri monili, tatuato, lampadato, felpa firmata, si muove solo con altri maschi della sua età: praticamente un frocio. Viceversa, le fotografie delle vittime gay mostrano ragazzi normali, spesso con la barba, poco interessati al proprio look. Secondo psicologi e antropologi, è questo eccesso di differenza a far scattare l'aggressività del branco. La diffusione del fenomeno sta sollecitando approfondite riflessioni nel mondo politico e culturale. Si annunciano diverse iniziative politiche. Vediamo le principali.
Casa Pound Nei circoli neofascisti di Casa Pound si fa soprattutto cultura. I pestaggi di strada dei gay preoccupano per il bassissimo livello culturale dell'aggressione: calci, sputi, bastonate. Interpreti della migliore tradizione del fascismo, quella futurista e romantica, a Casa Pound suggeriscono, per gli attacchi ai gay, incursioni in biplano, e in vicinanza di corsi d'acqua a bordo di Mas. Le grida triviali andranno sostituite da slogan futuristi, tipo "Bang! Trag! Zaz!", alla presenza di un filologo che spieghi ai passanti le differenze tra Marinetti e Paperino.
Ministero degli Interni Maroni è molto preoccupato dalla diffusione del fenomeno, e ha chiesto la collaborazione del ministero degli Esteri per capire da quali paesi provengano i circa tre milioni di gay presenti sul territorio nazionale.
"Queste cose succedono", ha detto in una conferenza stampa, "quando si lasciano entrare tutti indiscriminatamente".
Centri sociali L'estremismo di sinistra si sta attivando per rispondere colpo su colpo all'ondata di violenza fascista contro i gay. Il vecchio slogan "colpirne uno per educarne cento" dovrà essere rivisto, e adeguato al livello socio-culturale dell'avversario: "Colpirne cento per educarne uno" è il massimo risultato politico realisticamente perseguibile.
Bersani "Queste cose qui non si fanno", ha dichiarato il leader del Pd, "anche perché molti omosessuali sono piccoli produttori di lamierino ondulato, oppure di isolante per sottotetti. Noi non possiamo permetterci di vedere aggrediti per la strada piccoli produttori di lamierino ondulato e di isolante per sottotetti. Tra l'altro anche alcuni degli aggressori sono piccoli produttori di lamierino ondulato e di isolante per sottotetti: chi ha interessi comuni deve parlarsi e mettersi d'accordo. Ci vuole un patto tra produttori, oppure non si va mica molto lontano".
Vaticano Alla notizia dell'ennesimo agguato contro i gay, il papa, affacciato in San Pietro durante l'Angelus, ha chiesto perdono in 46 lingue prima che il suo segretario riuscisse a spiegargli che la Chiesa, con i pestaggi dei gay, non c'entra niente. Dapprima incredulo di fronte alla notizia che almeno uno degli scandali in corso non coinvolgesse sacerdoti, suore, diaconi, cardinali, vescovi, parroci, perpetue, campanari o sacrestani, Benedetto XVI ha esultato, intonando davanti ai fedeli una preghiera di ringraziamento in quarantasei lingue.
Berlusconi Il premier ha visitato in ospedale uno dei gay feriti, chiedendogli come mai non fosse ricoverato nel reparto femminile. Poi gli ha raccontato la barzelletta sul finocchio che cade su un minareto, ha regalato dei collant alle infermiere, ha cantato un paio di canzoni di Charles Trenet e ha consolato la vittima dicendogli che se fosse stato negro e comunista sarebbe stato peggio. La vittima ha abbandonato l'ospedale ed è tornato nel bar dove è stato picchiato spiegando ai giornalisti che lì si sentiva più al sicuro.
POCHI,MALEDETTI E SUBITO

A Tunas c'e un siciliano che ha vissuto una vita nell hinterland milanese,vive la' pur parlando il peggio possibile di Cuba,ha 65 anni ma dimostra meno e la natura bisogna dire che non e' stata del tutto generosa con lui,ma non lo e' stata con molti frequentatori italici di terre cubane
Questo per fare un quadro del personaggio.
Ha fama non di avere il braccino corto ma di camminare letteralmente sui gomiti.
Ha avuto una ragazza per un paio di anni,per due estati l'ha portata in Italia per i tre mesi canonici ritirandole ogni volta il passaporto per evitare che nel nostro paese prendesse strade differenti.
Ovviamente al rientro dal secondo invito e' stato prontamente mandato a cagare.
Si considera un camajan ma in realta' e' un poverino con una pessima reputazione che a forza di tirare si ritrova dopo 7 anni di vita a Cuba,9/10 mesi all'anno,solo come un cane.
Ogni volta che arriva a Cuba dopo un periodo italiano porta tutto il solito armamentario di orologini,ciabattine,vestitini il tutto da pochissimi soldi nella speranza che questi possano sostituire il doveroso obolo da elargire.
Fra l'altro il tipo considera vecchia una ventenne....giusto per capirci.
Arrivo a Tunas e lo trovo con una bella ragazzetta diciottennne,piu' che bella carina,lo vedo felice e gli chiedo se e' quella giusta.
Mi dice che e' felice che la ragazza non ha pretese,cosa fondamentale per lui,e che la cosa pare che funzioni.
Li vedo come i fidanzatini di Peynet per un paio di settimane poi una mattina lo trovo incazzato nero,mi dice che la tipa inizia a creare problemi,la zia,lui dice,e' una del partito le sta' facendo una testa cosi' perche' lo molli e pare anche che a letto le cose non funzionino piu'.
Una domenica sera con la Favola andiamo in scooter al carnaval de Calixto e la vediamo con....un ragazzetto....
Due giorni dopo la storia e' finita,pare che lei gli abbia detto che torna col "marito" cubano.
In realta' credo che si fosse rotta i coglioni di regalini assortiti e che pretendesse giustamente un po' di....cartaceo.
Perche' quasi 50 anni di differenza hanno un prezzo e se non ci metti il grano per lei portrebbe essere problematico accostarsi con un vecchio per un orologino da un euro.
Quindi ricordiamoci sempre che vanno bene i regali ma quello che conta,con TUTTE,al final e'.....EFECTIVO!
Cuba e' cosi'.....
domenica 20 giugno 2010
BECCANTINI

In tempi lontani ma non remoti, gli esperti garantivano che l'Africa avrebbe riassunto e incarnato il calcio del Duemila. Troppi i talenti bradi che cullava. Troppa la fame che spingeva i suoi figli a correre di più, e poi a correre meglio; a giocare di più, e poi a giocare meglio. Non si accettavano scomesse.
Bene: il 2000 è arrivato, l'Africa non ancora. O meglio, è sempre abbarbicata attorno ai quarti di finale orgogliosamente strappati al destino dal Camerun a Italia '90 e dal Senegal nell'edizione nippo-coreana del 2002. Il Camerun, ecco. E' proprio l'eliminazione degli ex leoni indomabili a fornirmi lo spunto per la cartolina odierna. Premesso che Camerun-Danimarca, finita 1-2, sarebbe tranquillamente potuta finire 2-2 o 3-2, premesso ciò, bisogna guardare la luna, e non accontentarsi del dito. In attesa di essere smentiti dal fato e dai fatti, provo a buttare giù una serie di motivi che, lungi dall'avere la presunzione di certificare il malessere, aiutino a illustrarne le patologie (oggi scrivo come un Primario, sorry...).
1) Quando Eto'o e c. tornano a casa, e per casa intendo la Nazionale, trovano un altro mondo che, ogni quattro anni, devono far coincidere con un Mondiale. Non è facile: né a livello ambientale, né sul piano tattico.
2) Che senso ha affrontare le qualificazioni con un ct e poi, in caso di fumata bianca, affittarne uno di nome per la fase finale?
3) Tendenzialmente, le formazioni tipo sono competitive, non altrettanto le panchine.
Il Camerun è fuori, l'Algeria, la Nigeria e il Sud Africa quasi. Restano Costa d'Avorio e Ghana. Di solito, scritti così negativi portano fortuna ai superstiti. Me l'auguro. E mi gioco, come titolo, il jolly più banale ma seducente (dicono): mal d'Africa.
DAIQUIRI FOR PRESIDENT - DAL WEB

RIPORTO QUA' UN ALTRO SCRITTO PRESO ALTROVE E CHE,COME NEL CASO PRECEDENTE NON POSSO CHE CONDIVIDERE AL 100%
ANCHE SE TEMO CHE OLTRE CHE AGLI IDIOTI SI STIA PARLANDO ANCHE AI SORDI....
CHI SI VANTA DI ANDARE A CUBA,E NON SOLO,CON MINORENNI,CHI SI BEA DI PAGARE CIFRE IMPORTANTI OVVIAMENTE PER CONTRALTARE A UN ASPETTO FISICO DICIAMO NON BRILLANTE NON STARA' CERTO AD ASCOLTARE LE DOTTE DISQUISIZIONI DEL NOSTRO AMICO
LA POLICIA CUBANA SA BENE CHI E COME....NON RESTA CHE ASPETTARE.
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Non occorre il 70% di deficienti per rovinare un posto, basta molto meno. Non sono il 70% quelli che parcheggiano sui marciapiedi e nemmeno quelli che per strada girano con la mano sul culo delle ragazzine con aria da playboy. Il fatto è che se ne vedi cinque in un giorno mi sembra già parecchio.
Sicuramente ci sono altre ragioni, ma una parte almeno della stretta di polizia è dovuta anche all'atteggiamento dei turisti. In un posto dove era concesso molto, anzi moltissimo, si è arrivati al troppo. E come si sa dopo le esagerazioni si fa dietrofront. Cosa succede a Cuba lo sappiamo tutti: noi, le ragazze, e la polizia. Se chi decide di andare con i turisti si mette in "tenuta da lavoro" in modo che tutti capiscano al volo che quella batte, se i turisti quando vengono fermati non raccontassero cazzate clamorose tipo "la conosco da dieci anni, è una brava ragazza" e quella batte in quell'amgolo da mesi, magari non si sarebbe giunti al limite.
Tu conosci un dueno. Sai perfettamente la situazione in cui è, controlli ecc. Una cosa è fare le cose con un minimo di discrezione, altra tornare ubriachi cantando a squarciagola con due minorenni sottobraccio. Lo sa tutto il barrio. E il barrio quando vede che il dueno ha la collana d'oro e loro non arrivano a fine mese si incazza.
Tu vai a Cuba da parecchio e hai visto la situazione com'è cambiata. Prima la gente andava si divertiva e si comportava in un certo modo. Poi hanno iniziato a girare le minorenni, c'erano anche prima, ma nessuno le esibiva, poi i turisti hanno voluto l'hashish, poi la coca, poi il viagra.
E via via questa situazione ha respinto un certo tipo di persone che ha cambiato meta, o che va in paesini dove si vive ancora tranquilli, e ne ha attirato altri che arrivano a Cuba e si sentono in dovere di fare ancora peggio dei deficienti che li hanno preceduti, così possono raccontarlo al ritorno e la spirale continua.
Ci sono regole di condotta da rispettare in ogni paese. Certo non tutti i rumeni rubano, nè tutti gli albanesi fanno i papponi e neppure tutti gli italiani sono malahoja, ma la gente non ha mesi per conoscerti, ti vede due volte in 15 gg e giudica per generalizzaioni
NOTTE BIANCA A GIAVENO

Ieri sera a Giaveno si e' svolta la notte bianca,una botta di culo incredibile,era prevista pioggia a catinelle e in effetti ha piovuto su tutta la provincia ma non qua'....siamo stati in bilico fino all'ultimo ma poi siamo riusciti a fare tutto.
C'erano diversi palchi per la citta',a noi del Club ci hanno dato il principale perche' sanno che teniamo 2 ore di show...e dire siamo una palestra e non una compagnia teatrante.
Abbiamo presentato una quindicina di esibizioni,partendo dalla baby dance e al karate bimbi per passare poi al karate adulti,e al kraw maga.
Poi siamo passati alle varie esibizioni di fitness,spinning e walking quindi il clou della serata con un telo bianco con i fari dietro e alcuni dei nostri ragazzi e ragazze a posare dietro il telo stesso con effetto ombre cinesi.
Quindi esibizioni del mio socio campione del mondo e di una ragazza che lavora da noi campionessa italiana.
Per concludere uno dei nostri istruttori ha uno show in bicicletta,quelle particolari senza sella tipo il tizio di Striscia,uno show che porta in giro per la provincia.
Due ore buone di spettacolo con la piazza piena di gente,ho presentato in stile Villaggio e ho cercato di tappare con la chiacchiera i tempi morti fra uno show e l'altro con relativi spostamenti di attezzi e allestimenti.
Avrei voluto zompare un po' anche io ma non era attuabile la cosa,o presenti o zompi,non puoi passare il tempo a vestirti e rivestirti.
Abbiamo coinvolto sul palco piu' di 100 persone e questa e' la dimostrazione che se sei credibile la gente ti segue e si rende disponibile a dare una mano divertendosi.
A fine serata ho chiamato i miei capi equipe in giro per gli hotel e dopo la conferma di buone serate anche li' ho potuto archiviare la giornata come una delle migliori di questi ultimi tempi.
Alla fine dello show il Sindaco Daniela Rufino e' salita sul palco e ci ha elogiati per la serata,e' una nostra cliente ma fa piacere anche perche' poi dopo la serata l'organizzatore del tutto mi ha chiesto se ero disponibile a presentare eventi diversi che saranno organizzati qua' durante l'estate,credo abbia apprezzato la conduzione ma se dopo 25 anni che mi guadagno il pane anche sparando cazzate al microfono non sapessi condurre una serata allora sarei ben messo...
Gli ho risposto come fanno gli arabi "PAGARE POI VEDERE CAMMELLO."
TROVERO' ANCHE IO UNA PRINCIPESSA?

Ci si sposa per amore e non per la ragion di Stato: anche Vittoria di Svezia, che un giorno sarà regina (la sola nel mondo) si allinea con gli altri principi ereditari d'Europa e pure lei impalma una persona senza neppure una goccia di sangue blu. Nozze alle tre e mezzo del pomeriggio nella luterana cattedrale tardogotica di San Nicola: davanti a un'imponente concentrazione di teste coronate Vittoria Ingrid Alice Desirée del casato dei Bernadotte sposa il suo personale trainer Daniel Westling, padre assistente sociale, madre impiegata delle poste. Lei trionfale e innamoratissima, il suo Cenerentolo impacciato e sorridente, ma soprattutto annichilito dalla soggezione, come paralizzato dal terrore di sbagliare un gesto. Entrambi al momento di scambiarsi gli anelli si sono commossi. A unirli, oltre l'amore, una certa vulnerabilità fisica: lei, già dislessica, è stata bulimica e anoressica, lui ha subìto qualche mese fa il trapianto di un rene (donato dal padre).
Doveva essere una grande festa ma è stata anche un'occasione per mettere in discussione l'istituto monarchico, ai minimi storici: il 56 per cento oggi è contro. Troppo il danaro speso per la sontuosa cerimonia: oltre due milioni e mezzo di euro per metà sborsati da sua maestà re Carlo Gustavo ma per l'altra metà a carico dei contribuenti. Il partito di sinistra è stato il primo a dissociarsi: "Lasciate che sia la famiglia reale a pagare: dovrebbe restituire tutto quello che ha avuto nel corso degli anni", ha detto Lars Ohly, ex-comunista, uno dei pochi politici a non aver voluto partecipare alle nozze. I repubblicani hanno persino organizzato un contemporaneo forum abolizionista.
Contrariamente alle attese gli alberghi della città sono rimasti mezzi vuoti e i treni speciali sono stati annullati per mancanza di fans. Eppure c'erano decine di migliaia di persone riversate in strada e lungo le banchine ed i ponti ad applaudire gli sposi su un cocchio scoperto modello Lady D scortato da un corteo di soldati e da venti diverse bande musicali. I principi hanno proseguito su una lussuosa imbarcazione d'epoca dalle volute rococò, la Barge Vasaorden, per sbarcare finalmente davanti a palazzo reale. Altro che monarchia in bicicletta. Vittoria indossava un abito di mikado di taglio semplice ed elegante dello stilista svedese Par Engsheden, sui capelli la tiara storica di famiglia, già sfoggiata da sua madre Silvia (anche lei una commoner) per le sue nozze con il re: un diadema d' oro, perle e camei, uno rappresentante Amore e Psiche, donata da Napoleone alla sua prima moglie Josephine.
In chiesa e al pomposo banchetto nuziale per 1.200 (aragosta, tartufo, caviale) i reali di Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia e i principi ereditari. Magrissime ma molto ammirate Rania di Giordania, che ha oscurato re Abdullah, e Letizia di Spagna. Sofia era sola senza Juan Carlos e solo era Naruhito. Alberto di Monaco ha portato con sé la fidanzata nuotatrice Charlene Wittstock ufficializzandola: il suo, si dice, sarà il prossimo royal wedding. C'erano i mancati reali di Jugoslavia, Bulgaria, Romania, ma dei Savoia neanche l'ombra. Non invitati? Emanuele Filiberto fa sapere di essere trattenuto a Roma da impegni televisivi (una trasmissione su Padre Pio). Il presidente Napolitano ha mandato un messaggio d'auguri. Va a finire che l'unico italiano presente era il cuoco, il romano Stefano Catenacci ormai naturalizzato svedese, che a Stoccolma è considerato una star.
SEVERGNINI

Caro Severgnini,
sull'autostrada dei Laghi (A9), direzione Milano, stanno facendo i lavori per l'apertura della terza corsia. In certi punti la velocità massima consentita è 80 km/h. Spesso ci si ritrova un veicolo alle spalle che lampeggia e strombazza a pochi centimetri di distanza, chiedendo strada. Spesso sono stranieri: che non pagano multe, se ne approfittano e non rispettano il codice stradale. È giusto, secondo lei?
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No che non è giusto, Ilaria. L'ho scritto sul Corriere, l'estate scorsa, dopo diecimila chilometri d'autostrade tra svizzeri (in primis), tedeschi, belgi e olandesi che guidavano come rapinatori, mentre noi italiani - preoccupati dal tutor - finalmente rispettavamo i limiti e il buon senso. Il nostro governo dovrebbe intervenire con urgenza. Per motivi diversi (mancati accordi bilaterali, carente normativa europea, difficoltà nelle rogatorie) le multe all'estero non arrivano; e, se arrivano, non vengono pagate; e, se non vengono pagate, non c'è niente da fare. Ecco perché tanti stranieri - non tutti - in Italia si comportano così. Ci scommetto: sono gli stessi che, tornando in patria, ci guardano dall'alto in basso, considerandoci furbi e scorretti. La morale? Semplice, ma da meditare. Non esiste alcun determinismo etnico: sono gli ambienti che producono i comportamenti.
I DIARI DELLA....MOTORETTA

Paragrafando i racconti sul viaggio in terra latinoamericana del Che racconto qua' di alcuni giri in scooter per la provincia tunera fatti da me durante questo lungo inverno passato a Cuba.
Nulla di epocale,solo un piccolo racconto di emozioni vissute.
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Una delle cose che ho amato di piu' in questa ultima vacanza sono stati i giorni solitari on the road.
Dopo una settimana a Tunas,una settimana fatta di piscina,novia,Cadillac e le solite cose mettevo alcune cose dentro lo zaino militare,facevo dare una controllata allo scooter,il pieno di benzina e via verso una destinazione imprecisata.
Di solito stavo via 2/3 giorni,diciamo un paio di notti,mi davo una localita' come punto di riferimento,poteva essere Guaymaro,come Buenaventura come Colombia,Manati' o Puerto Padre e rimanevo in un ambito di 20 km da li'.
Partivo solo,senza menate,senza orari,senza un cazzo da fare e con non piu' di un centinaio di cuc e 3/400 pesos in mn.
Una figata pazzesca,solo,senza nessuno che rompeva i coglioni,senza donne fisse,senza nessun vincolo.
A Puerto Padre mi sono fatto il giro di tutte le spiagge scoprendo calette incredibili con un sole pazzesco,a quel punto parcheggiavo,mi mettevo il costume ...ma potevo anche fare il bagno nudo tanto non c'era nessuno,e me la scialavo in quell'acqua fantastica.
Oppure finivo in qualche paese di campo,mangiavo qualche frutto preso in qualche chioschetto e se trovavo una bella fanciulla passavo un ora come si deve dove capitava...ma davvero dove capitava.
Quando arrivavano le 5 del pomeriggio cercavo di arrivare in un centro un po' piu' grande per passare la notte e non guidare al buio,se c'era una casa de renta bene altrimenti un posto l'ho sempre trovato,di solito ci pensava la fanciulla che trovavo,comunque sempre con un occhio alla sicurezza,anche per questo giravo con non molti soldi in tasca.
Non saranno i diari della motocicletta ma sono stati giorni bellissimi,da solo,dall'altra parte del mondo,completamente libero e padrone del mio tempo.
Non vi e' mai capitato di andare in giro per giorni alla cazzo senza una meta precisa e divertirvi come dei matti?
Be'...se non lo avete mai fatto...provateci..e' una di quelle cose per cui vale la pena vivere.
sabato 19 giugno 2010
UN OPINIONE CONDIVISIBILE

Riporto qua' uno scritto di uno dei pochissimi frequentatori di forum cubani ancora in grado di intendere e volere(non a caso non scrive quasi piu'),personalmente non posso che dargli in gran parte ragione anche se spero che almeno un po' abbia esagerato...anche se so che non e' cosi'
Ciao Daiquiri
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Parlavo giorni addietro con un amico grande estimatore di Cuba, ma anche persona con gli occhi aperti e non foderati di prosciutto.
Discutevamo di come sia cambiato il frequentatore di Cuba.
Basta dare un'occhiata ai forum sul tema: si sono prima riempiti di idioti e poi sono implosi su se stessi; le notizie hanno lasciato il posto agli insulti e poi al nulla.
Sulle tv private vi sono spot in cui si raffigura chi va a Cuba come uno sfigato, grassone, uno all'ultima spiaggia che va a Cuba come andrebbe a Lourdes: per ottenere la grazia. Signore fammi scopare!
Mi diceva tempo addietro una dottoressa cubana che quando arrivò in Italia diceva di essere dominicana, altrimenti pensavano subito cubana=puttana. Adesso mi diceva il mio amico che in discoteca se dici che sei stato a Cuba le donne ti isolano come un appestato. Molto meglio dire che arrivi da Miami e che frequenti i locali latini di lì o di Puerto Rico.
D'altronde sono almeno 8 anni che gli italiani nelle barzellette cubane fanno la parte dei fessi creduloni e la vox populi è "Venite a Cuba perchè in Italia non avete mai scopato"
Disse una volta qualcuno che un turista europeo scopa in una settimana a Cuba un numero di donne pari a quelle che scopa in Europa nella sua vita. Ed aveva ragione.
La discussione era nata perchè un sedicente esperto di Cuba raccontava da un'altra parte che le ragazze adesso chiedono 100 cuc. Il genio aveva pensato bene di chiedere a delle ragazze in una discoteca per turisti a mezzanotte che equivale ad andare a corteggiare una stripper in un night di Milano con il Carrera ben in vista fuori.
Onestamente mi sembra anche giustificato che i cubani si siano rotti le palle di questa gente.
L’uomo CHE va a La Habana

Di Filippo Giordano
Dal Moncada alla Cabaña: Km 968 in bicicletta
Omaggio di Emilio Lambiase (sito) alla Rivoluzione Cubana
Sono oltre 950 chilometri da Santiago de Cuba a La Habana. Emilio Lambiase, architetto quarantacinquenne di Cava de’ Tirreni (SA), detentore di primati mondiali di resistenza in bicicletta, li ha percorsi in 36 ore di pedalata, con due sole soste tecniche.
Per chi non lo sapesse, il Moncada è la caserma di Santiago, oggi adibita a scuola, teatro nel 1953 dell’attacco di Fidel Castro e di altri studenti universitari che segnò l’inizio della Rivoluzione Cubana; la Cabaña, che significa capanna, è la grande fortezza che domina la baia de La Habana, dove pose la sua comandancia Che Guevara, al trionfo della rivoluzione.
L’idea risale allo scorso anno, in occasione di un viaggio che facemmo con Lambiase nell’isola caraibica "sulle orme del Che", organizzato dalla Fondazione Ernesto Che Guevara. Nacque in un pomeriggio di maggio all’ombra del grande mango di casa Granado a Miramar, mentre Emilio prospetta ad Alberto l’altro suo progetto, quello più grande e più ambizioso, di ripercorrere, sempre in bicicletta, il continente Sudamericano secondo l’itinerario fatto in motocicletta dal Che e dallo stesso Granado nel 1951.
Inserita tra le manifestazioni del gemellaggio in atto tra la provincia di Napoli e quella di Santiago, la performance si è svolta proprio nei giorni della festa nazionale, nonché del 485mo anniversario della fondazione della città caribegna.
In una lettera scritta al Comandante in capo Fidel, Emilio spiega il significato che l’impresa ha per lui: un omaggio alla Rivoluzione Cubana e a quanti si sono sacrificati per una società più umana e più giusta .
La cosa è stata grandemente apprezzata dalle autorità e dai cittadini di Cuba.
Il Poder Popular di Santiago si è attivato immediatamente, organizzando una conferenza stampa e coinvolgendo, oltre agli organi della Federazione Ciclistica Cubana, la Clinica Internazionale della città, la quale ha messo a disposizione un’ambulanza con un’equipe formata da un medico sportivo, un’ infermiera e due autisti, che hanno accompagnato e assistito Emilio durante l’intero percorso.
Sei e venti del mattino del 26 luglio. Termina l’assalto simbolico al Moncada con la rappresentazione scenica dei giovani pionieri.
"Lambiase Emilio……."
"Presente".
L’atleta, emozionatissimo, vestito dei colori della Nazionale Ciclistica Italiana , esce dalla posta 3 tra due ali di folla applaudente e di bambini agitanti bandierine di Cuba.
Fa da battistrada l’auto guidata da Daniel Borrero Gonzales, l’autista della Transgaviota che si è messo a disposizione del gruppo. Emilio lo ha chiamato subito Pombo per certa somiglianza con Pombo, compagno del Che in Bolivia, attualmente alto ufficiale dell’esercito cubano.
A lui è piaciuto e da allora è per noi tutti Pombo. Con lui sono Elio Lamari, regista cinematografico di Roma , ed Enrico, secondogenito di Emilio, che baderanno alle videoriprese. Dietro l’atleta va l’auto n.2 con Melina, moglie di Emilio, guida instancabile, vivandiera e amministratrice del gruppo, chi scrive, che fa da interprete e tiene le pubbliche relazioni, Daniele, l’altro figlio di Emilio, e Andrey, ragazzo ucraino, ospite estivo da anni della famiglia Lambiase.
Dietro, l’ambulanza col dottor Francisco Rodríguez Morillo, l’infermiera Gisela Peacock e gli autisti Ramón e Sergio.
Da una strada trasversale sbuca un’altra auto e si mette al seguito. Dal finestrino di destra sventola una bandiera rossa col volto del Che. Sono Giorgio e Rina. Li avevamo conosciuti in aereo. Fascinati dal progetto di Emilio, sono venuti ad incoraggiarlo. Seguiranno fin quasi a Bayamo. Gentili e affettuosi, innamorati di Cuba e della sua gente, li incontreremo ancora. A La Habana ceneremo insieme e trascorreremo qualche ora in allegria al Malecon brulicante di gioventù e "odoroso" di piscio e di birra, in una notte di fine settimana che è ancora carnevale.
La giostra è cominciata. Fa gran caldo già nel primo mattino e sappiamo che la temperatura salirà moltissimo col giorno. E soprattutto lo sa Emilio; ma ha messo tutto nel conto, anche la grande umidità, l’ossido di carbonio che in gran quantità viene rilasciato da camion obsoleti e vecchi che percorrono la gran carretera, il fondo stradale spesso dissestato. Quanto alla segnaletica, tutt’altro che completa, provvede Pombo, gran conoscitore delle strade di Cuba.
Ondulato il percorso, nella zona della Sierra, fino a Bayamo. Scenari verdi di bananeti e palmizi lungo le colline confortano la vista. In prossimità di villaggi e capanne isolate, il paesaggio si accende di fiori coloratissimi. Dai manghi frondosi pendono grossi frutti maturi. Agili caprette saltellano via dai bordi della strada.
"Avanti Emilio , che la strada è bella e vario il paesaggio. Nel velodromo di Bassano tutto era cupo e grigio . E pioveva a dirotto".
E gli fornisco acqua e cibo, che Melina prepara secondo tabelle rigorose, corrette e integrate di volta in volta dal buon senso e dalle circostanze. Quant’acqua berrà Emilio! E non solo lui. Ma Pombo ha fatto ampie provviste per tutti.
Il ricambio idrico dell’atleta, per chi avesse questa curiosità, avviene, senza bisogno di fermarsi, attraverso un catetere non invasivo e un tubicino di plastica che fuoriesce dal pantaloncino.
Ad una settantina di chilometri il nostro eroe chiede di cambiare le scarpe con dei sandali. Gli dolgono le piante dei piedi. Ci fermiamo ad un gruppo di casette lungo la strada, chiediamo ad una donna un recipiente di acqua. Ne ha uno troppo piccolo, se ne fa dare un altro dalla vicina. Così, mentre Emilio si rinfresca i piedi in due bacinelle, profittiamo per scambiare qualche parola con un guajiro all’ombra di un grande albero. Intorno all’atleta si forma subito un crocchietto di bambini. Sono belli i bambini di Cuba. Non ci è parso di vederne di tristi o nervosi, neanche in città. Un porcellino nero, molto socievole, va soffiando sui piedi di noi sconosciuti. Enrico col suo apparato non smette di filmare.
Nella calura massima del meriggio Emilio avverte ancora il bisogno di rinfrescarsi i piedi. Ci fermiamo ad altra capanna. Qui la padrona di casa ha una bacinella sufficientemente grande. Dalla porta viene fuori una vecchietta molto avanti negli anni. Desiderosa di parlare e di sapere, si informa di noi, dice che fa troppo caldo, che anche a lei dolgono i piedi, che ha 98 anni, che il giovane, che è là fuori, è suo nipote ed è sottoufficiale di polizia. Aggiunge, poi, che sua madre ha 124 anni, è quattro volte nonna e vive non molto lontana da lì, in casa di un’altra figliola. Pensiamo ad una sorta di vaneggiamento senile e, invece, no. La figlia della nostra vecchietta e il genero ci danno conferma della cosa. Incredibile.
Dopo una medicazione dell’ottimo dottor Paco, Emilio rimonta sul suo caballito de hierro e la giostra riprende, col suo ritmo regolare, coi foraggiamenti a tempo e i rifornimenti idrici.
"Forza Emilio! Eri contento a Bassano. Ti godesti l’acqua e il freddo, quella notte in cui Giove dovette proprio distrarsi e il medico e gli altri ti consigliarono, invano, di smettere . Goditi adesso il bel caldo che Cuba ti offre".
E si suda. Oltre Bayamo è più agevole la strada, più pesante il clima. Daniele e Andrey danno segni di insofferenza, ma dopo una bella scorpacciata di banane e manghi comprati sulla strada si addormentano pesantemente. Campi di canne. Mucche al pascolo. Grandi cartelli coi volti di Fidel, di Camilo e del Che. Scritte sui muri. ¡VENCEREMOS!.
Passano vecchi pullman e camion stivati di gente per la carretera. Non deve essere comodo viaggiare così; eppure, agli incroci, uomini, donne e bambini aspettano pazienti quegli strani bus. Rispondono sorridenti al nostro cenno di saluto. "Somos jente de azúcar" dice un cartello all’ingresso di una piantagione di canna. Sono veramente dolci questi cubani.
Un’umanità multicolore popola le vie e le piazze delle città. Per secoli l’isola è stata un crogiuolo all’interno del quale si sono mescolate tutte le razze: la bianca, la nera, l’india, l’asiatica.
E bisogna riconoscere che il più delle volte i risultati sono davvero splendidi. Dal punto di vista razziale vien fatto di pensare che la popolazione di Cuba prefiguri quella europea di domani, di un domani forse nemmeno tanto lontano.
Eleganti le donne nei loro abiti semplici ed essenziali, spesso di tessuto vile, a tinte forti. Un’eleganza naturale che viene, forse, da una sorgiva, istintiva coscienza della propria corporeità e bellezza.
Il Granma e Juventud Rebelde hanno dato la notizia di "un campeón italiano de resistencia que va pedaleando hacia la Capital". Qualcuno, che deve aver letto o appreso dalla televisione, riconosce il campione al passaggio e applaude.
" Avanti Emilio. Respirati con gli applausi il rosso dei flamboyant".
Suggestivi i nomi dei paesi. Siamo a Guaimaro. Il toponimo mi fa pensare a principati longobardi dell’Italia del sud; altri, come Hatuey e Siboney, rimandano chiaramente alla storia dolorosa dell’isola.
E passano le ore. Tutto ok. Siamo anche in anticipo sulla tabella di marcia.
Il cielo si fa buio, umidissima l’aria. A Camagüey temporale e sosta coincidono. Pochi minuti e le strade diventano fiumi. Ripariamo in albergo. Emilio ha pedalato per 11 ore circa. Un attento controllo del medico conferma che tutto è a posto: pressione e pulsazioni regolarissime, è un bradicardico il nostro uomo. Una flebo e un paio di ore di riposo. Meritato proprio.
Ci sgranchiamo anche noi: un sandwich e un caffè al bar. Ancora una volta verifichiamo che, sarà questione di miscela , di qualità del prodotto, di tostatura, di acqua, ma un espresso, come è dato berlo a Napoli, non lo trovi a Cuba. Pazienza, viaggiare serve anche a questo: ad apprezzare le cose buone di casa tua.
Ripartiamo che il giorno sta calando e la pioggia è passata. All’orizzonte il cielo si colora di verde e di rosa. La prossima sosta sarà a Santa Clara, un altro terzo di strada da percorrere quasi tutto di notte. Sereno e tranquillo Emilio, sostenuta e regolare la pedalata. Siamo più stanchi noi. Elio da il cambio a Melina alla guida dell’auto n.2. Io passo nell’altra auto. Con Pombo, autista instancabile, posso anche appisolarmi e parlare. Di tante cose abbiamo parlato nella notte. Pombo è perito chimico, ha lavorato nella Germania Democratica e poi in Angola, ma ha avuto sempre nostalgia di Cuba. E’ sposato, con due figlie: una compie 12 anni oggi, è brava a scuola, fa danza e suona la chitarra; l’altra, di 5 anni, è cicciottella e ama la cioccolata. Parliamo di istruzione a Cuba, di assistenza sanitaria, di turismo, di jinetería e perfino di ortografia spagnola. Gli chiedo se sappia che cosa sia la grafologia. Non lo sa.
Di tanto in tanto, nel pieno della notte afosa, alla fioca luce delle casette lungo la strada, si vede ancora qualche sagoma che agita le braccia in segno di saluto. Dalla penombra di un bohío più lontano giunge chiara la voce di una donna : "El hombre que va a La Habana".
La luna, una falce sottile sottile, è quasi a perpendicolo su di noi. Le sta accanto Giove.
Ore 5 del giorno 27.Siamo a Santi Espíritu. La città dorme .Si intuisce simile alle altre nella sua architettura e nei suoi colori stile coloniale.
"Tutto a posto, Emilio ? "
"Tutto a posto, prof., ho una gran voglia di pedalare".
Come se avesse fatto altro, il mostro, nelle ultime 24 ore.
A Placetas, al concerto dei grilli è già subentrato quello più rissoso dei passeri. Va spedito l’atleta: Santa Clara è vicina.
La sosta n.2 è al villaggio Los Caney. Pombo e io andiamo in città a provvedere per i fiori. Profitto anche per consegnare dei medicinali e qualche indumento ad una famiglia che me ne aveva fatto richiesta per lettera.
Quando, al mausoleo del Che, Emilio depone l’omaggio floreale alla base della statua dell’eroe, è visibilmente commosso. Egli dice che è stato quello il momento più emozionante di tutta l’avventura. La scena è stata ripresa e mandata in onda dalla televisione cubana.
Qui Emilio fa il pieno di energie. Sentiamo tutti che , malgrado manchi ancora un terzo del percorso, la cosa è fatta. Traboccante di gioia, riparte. Non conta il sole, non conta l’umidità; il sacrificio e il sudore danno senso all’impresa. Tranquillo, tiene il ritmo giusto. Rigoroso negli allenamenti e nella preparazione atletica, è uno che le sa ben dosare e distribuire le energie, un vero campione di resistenza.
Ce ne siamo accorti durante l’intero percorso, ma la meraviglia di tutti, e del dottor Paco in particolare, è stata grande, quando, con disinvoltura e pedalata sostenuta, Emilio ha aggredito la salita che dalla baia di Matanzas porta parecchio in alto in direzione de La Habana. E nelle gambe ha già parecchie centinaia di chilometri.
Meritato l’ingresso trionfale alla Cabaña, dove viene ricevuto dal Vice Presidente del Poder Popular della Città e dal rappresentante della Federazione Ciclistica Cubana presso l’Unione Ciclistica Internazionale. C’è stato perfino una cerimonia di cambio della guardia in onore di questo atleta italiano che ha portato a termine un’impresa mai tentata a Cuba.
Nel dire la sua soddisfazione, Emilio ha sottolineato più volte che alla riuscita dell’impresa ha contribuito non poco lo spirito di collaborazione del gruppo al seguito, la bella sinergia che si è creata tra quanti , italiani e cubani, lo hanno accompagnato.
Un’esperienza bella e gratificante per lui e per noi tutti, e su di un piano sportivo e su di un piano più squisitamente umano e culturale.
Nei giorni immediatamente precedenti l’impresa ci siamo recati a Baracoa.
Da Santiago si va a Guantanamo, si attraversa la costa brulla e selvaggia a sud e si percorre, quindi, il viadotto della Farola, che è certamente la più spettacolosa e panoramica strada di Cuba. Essa, snodandosi tra boschi, fiumi e anfratti, si inerpica per i monti della Sierra e poi discende, sempre per tornanti, sull’altro mare. La città laggiù, adagiata sulla baia luminosa, tra palmizi e bananeti, immersa in una flora coloratissima, ha veramente qualcosa di magico che ti prende dentro.
Portatori di un messaggio di amicizia da parte della città di Cava de’ Tirreni e di eventuale gemellaggio, siamo stati molto cordialmente accolti dal sindaco della città. Anche qui tanti incontri, tante conoscenze. Ci siamo sentiti a casa nostra. Ci siamo confermati nell’idea che la gente di Cuba, pur vivendo a livelli talvolta minimi di sussistenza, che poco hanno a che vedere con gli sperperi e lo sciupio che si fa da noi di ogni cosa, sa essere allegra e dignitosa.
Quando qualcuno cerca di abbindolarti, di spillarti qualche dollaro, il che avviene soprattutto in città, allora capisci che i furbi del mondo siamo noi.
Sulla strada del ritorno abbiamo comprato qualche pacchetto di caffè, qualcuno di cacao, pigne di ananas e cocoruchos.
All’Habana siamo entrati nel cuore della città. Qui abbiamo avuto guide importanti. Albertito, figlio di Alberto Granado, partendo da Plaza de Armas e dal Templete, previo un triplice giro di obbligo intorno alla ceiba, l’albero della libertà, ci ha condotto per i principali edifici dell’Habana Vieja illustrandocene storia e bellezza. Ci ha detto dei criteri architettonici e sociali del recupero del centro storico. I vani al piano terra diventano aziende, laboratori, botteghe, uffici; i piani superiori rimangono adibiti ad abitazioni per i residenti.
Siamo stati ospiti a pranzo in casa Granado. Delia, la moglie di Alberto, ha preparato per noi un piatto di spaghetti, burro e formaggio e, per essere noi parecchi e piccola la pentola, ha dovuto cuocere la pasta in tre diverse riprese . Grazie ancora, Delia .
E siamo andati al mare tutti insieme, Alberto e moglie, una figlia, due nipotine e noi. Una piccola spedizione di un paio di chilometri a piedi sotto il solito sole. Spiaggia di roccia corallina, di un bleu intenso il mare. Tutte grandi occasioni per scambiare idee e soprattutto per ascoltare, per sapere della storia e della vita di Cuba e della persona del Che; opportunità per riflettere sul progetto sudamericano di Emilio, sulle difficoltà cui si può andare incontro facendo un percorso in nome di Ernesto Guevara in Sudamerica. In Argentina e in Cile non sorgerebbero problemi, ma in Perù e, ancor più in Colombia, probabilmente si. Bisognerà prendere tutte le precauzioni per via di ambasciate e consolati e garantirsi protezione politica, ove occorra.
E’ un piacere ascoltare Alberto. Gioviale, dotato di grande vivacità mentale, ama conversare ed è sempre pronto alla risposta.
Siamo tornati sotto il grande mango a rinfrescarci con abbondante succo e a trarre gli auspici . Il mango di casa Granado è un albero beneaugurante .
Quando ci siamo salutati, nell’augurarci buena suerte, Alberto ha aggiunto: "Mi raccomando, ragazzi, non dimenticate che dobbiamo andare a mangiare la scimmia in Sudamerica". Non so che significhi precisamente l’espressione "mangiare la scimmia", ma la volontà di essere della partita, di tornare per qualche tempo laggiù e rifare anche solo qualche tratto dell’antico viaggio mi pare chiara e manifesta.
A questo punto la fantasia è già lontana . In un cielo di azzurro purissimo si stagliano i picchi innevati delle Ande peruviane . Un condor rotea solenne sulle rovine di Machu Picchu.
SEI INDAGATO? ALLORA FAI IL MINISTRO!

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato su proposta del Presidente del Consiglio Berlusconi il decreto di nomina di Aldo Brancher a ministro senza portafoglio. Il neo ministro, che sarà titolare dell'Attuazione del Federalismo, ha già giurato al Quirinale.
Antonio Di Pietro va all'attacco: "Ricordo molto bene Brancher coinvolto in Tangentopoli per fatti molto gravi, e a me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e che conviene fare il delinquente perché magari si diventa anche ministro". In serata, Brancher replica al leader Idv: "Non ho mai avuto nessuna condanna. Chi mi ha inquisito ha fatto buttare i soldi allo Stato. Le imputazioni che mi sono state addebitate sono cadute perché il fatto non sussisteva e Di Pietro dovrebbe saperlo bene".
Ma Di Pietro, al riguardo del neo ministro, è ancora piu' pesante sul suo blog: "La ricca biografia di quest'uomo è la conferma di ciò che andiamo ripetendo da tempo: se sei pulito e non hai problemi con la giustizia non puoi far parte del Governo Berlusconi. E' un messaggio chiaro, diciamo 'educativo' per le nuove generazioni: l'onestà è una virtù che non porta profitti, se la tua fedina penale è immacolata non potrai amministrare la res publica".
"Se sei stato detenuto a San Vittore per falso in bilancio e finanziamento illecito all'allora partito socialista italiano, come nel caso di Brancher, e scarcerato solo per decorrenza dei termini di custodia cautelare e ti sei salvato in Cassazione solo grazie alla prescrizione per il primo reato e alla depenalizzazione per il secondo dopo essere stato condannato in appello, allora hai fatto bingo: puoi diventare Ministro".
Sceglie l'ironia anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: "Non capisco che senso abbia un altro ministro che si occupa di federalismo visto che di fatto sono già tre", dice. "Spero che a questo punto non facciano tre sottosegretari al Nord, al Sud e alle Isole". E la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, osserva: "Con questa nomina Brancher potrà a pieno titolo evitare di comparire all'udienza del 26 giugno del processo Antonveneta che lo vede indagato per appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall'ex numero uno di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani".
"C'è da rimanere sconcertati davanti alla nomina di un nuovo ministro per il Federalismo, quando già esistono tre dicasteri come quelli di Calderoli, Bossi e Fitto". Così Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc. "Se di fronte ai drammatici problemi degli italiani, la risposta del governo è un ministero in più per Brancher, c'è da mettersi le mani nei capelli...".
LA STRADA GIUSTA

Ho voluto aspettare una settimana prima di scrivere qualcosa dopo la sconfitta,giusta,di Brescia.
Non voglio parlare del passato dico solo che l'enorme applauso che ha avvolto la squadra un secondo dopo la fine della partita da parte dei 3000 della Maratona itinerante fanno davvero capire che essere uno del Toro e' una cosa che non ha eguali.
Si riparte da quell'applauso e da un ritrovato legame fra la squadra e la sua gente che rappresenta il vero patrimonio Granata.
Volevo aspettare e vedere le mosse della dirigenza.
Cairo ha subito detto che non molla,anche perche' dietro c'e' solo fumo e neanche di quello buono dicono,e che anzi rilancia.
Contratto nuovo di 2 anni per Petrachi,due anni per Giacomino Ferri,un anno a Comi e uno a Benedetti.
Questi erano i punti fermi da cui ripartire e sono arrivati.
Poi il mister,leggevo di Moriero e Campilongo e mi veniva la pelle d'oca...poi finalmente la scelta che la gente del Toro aspettava.
Lerda,cresciuto al Filadelfia,gia' giocatore del Toro e poi allenatore che ha fatto non bene ma benissimo in ogni piazza in cui e' stato,insomma anche lui come gli altri col Toro addosso.
La prima intervista e' da incorniciare,si e' scusato col Sassuolo per essere venuto meno alla parola data,e questa e' cosa da uomini,poi ha detto le cose che io dico da anni...e anni.
La nostra storia e' unica e leggendaria,Superga,Meroni,Ferrini e tutto il resto sono parte del nostro patrimonio genetico ma...giochiamo a pallone.
I miti e le leggende non vanno in campo,al limite guardano dall'alto e oggi tutte le squadre hanno un cuore,quindi va bene la grinta e cose simili ma pensiamo a dare un gioco decente alla squadra poi il resto verra' da se.
Un pubblico come il nostro a fine stagione ti porta in dote 5/6 punti ma il resto tocca farlo sul campo.
Bianchi se resta sono contento,prende 1.2 milioni all'anno e qua' e' un idolo,altrove non so se prenderebbe di piu' e sopratutto se fosse amato di piu'ma se arriva la giusta offerta va bene anche venderlo a patto che arrivino un paio di attaccanti di categoria,anche il rientro di Abbruscato per fare le B va bene.
Stesso discorso per Sereni,se resta bene altrimenti c'e' Morello.
I ragazzi che ci hanno fatto vincere il girone di ritorno spero siano riscattati quasi tutti e in particolare,D'Ambrosio,D'Aiello,Barusso,Garofalo,Scaglia e Antonelli.
Poi arrivino 3/4 giocatori buoni,si venda qualcuno e si riparta questa volta con l'entusiasmo giusto.
Mi pare che per la prima volta ci sia un progetto,l'importante e' percorrerlo e i risultati arriveranno.
FORZA TORO!
LA LIBRETA

La libreta ,malgrado il tempo che passa,resta uno delle migliori cose fatta dalla Revolucion.
Per chi non sa cosa sia trattasi di un libricino che riporta gli alimenti che lo stato cubano passa GRATUITAMENTE mensilmente alla popolazione,alimenti che possono variare in quantita' a seconda se si tratta di un anziana piuttosto che di una donna in dolce attesa.
Che un paese povero come Cuba,pur con le enormi difficolta' attuali continui ad occuparsi in modo cosi' fattivo della propria popolazione e' da ritenersi un fatto importante,in ogni paese del mondo se non hai di tuo muori di fame mentre a Cuba,pur a fatica,si cerca di dare una mano a tutti.
Sappiamo bene che la libreta non e' certo sufficente mensilmente ma perlomeno e' un aiuto sopratutto per le fasce piu' deboli della popolazione.
C'e' chi la ritiene un ancronismo storico ma la realta' e' che ci sono ancora fasce di popolazione che senza la libreta troverebbero lungo,non tutti hanno un parente all'estero o uno che lavora al ministero o ancora una figlia con novio oltremare.
Sicuramente,come gia' ha detto Raul,la cosa va un attimino rivista perche' e' assurdo che chi ha una casa de renta oppure chi riceve centinaia quando non migliaia di CUC di rimesse mensili possa ancora ususfruire di un aiuto a discapito di chi davvero ne ha bisogno.
Andrebbe ritirata a queste categorie sociali e aumentata agli anziani,alle donne sole,a chi ha situazioni davvero di bisogno mentre chi gia' campa bene del suo puo' tranquillamente rinunciarci.
Una fanciulla cubana che vive qua' dalle mie parti qualche giorno fa mi ha detto "da voi c'e' tutto,basta pagare ma qua' mi sento sola e in balia degli eventi,a Cuba non avevo molto ma c'era uno stato che si occupava di me,magari con poco ma non mi sono mai sentita sola come qua'"
PICCOLO RECORD

Ieri il blog e' stato visitato da 371 persone con 581 pagine viste.
Nulla di che...solo un piccolo record
Visto il deserto che abita molti spazi che parlano di Cuba e' un bene che questo piccolo foglio abbia un minimo di seguito.
Troppa roba....e vi ringrazio per la compagnia,sulla riva del fiume ogni tanto ci si annoia...
Il grande Embè

Della motivazione con cui il tribunale di Firenze ha negato la libertà provvisoria a due comandanti delle ferocissime Truppe d’Appalto (Balducci & De Santis) mi ha colpito l’ultima riga: «Gli indagati mostrano una evidente carenza di percezione della antigiuridicità del proprio comportamento». Insomma, dopo mesi di cella, i signori della Cricca continuano a non capire cos’hanno fatto di male. Anche il caso Scajola e le recenti dichiarazioni dell’ex ministro Lunardi rivelano uno stile di vita allucinante percepito come assolutamente normale. La famosa filosofia dell’Embè. Ho ristrutturato casa a un amico, embè? L’amico ha dato un lavoro a mio figlio, embè? Mio figlio ha messo su una società con la moglie dell’amico, embè? Un embè tira l’altro e alla fine tutti confluiscono nel Grande Embè che rischia di sommergerci. Perché Balducci e De Santis non sono schegge impazzite, ma espressioni estreme di un atteggiamento diffuso: il primato delle relazioni sulle capacità, delle conoscenze sulla conoscenza. Chi entra in contatto con un ente pubblico non si chiede neanche più quali siano le procedure. La sua unica preoccupazione è: conosco qualcuno lì dentro? Il morbo ha invaso persino i recinti sacri della giustizia, dove l’avvocato più ricercato non è quello che conosce la legge, ma quello che conosce il giudice.
«L’Italia è tutta un frou frou di do ut des» scriveva lo scrittore Enzo Siciliano, assiduo frequentatore delle terrazze romane, altamente specializzate in materia. Non immaginava di avere coniato l’epigrafe delle mille cricche d’Italia.
MASSIMO GRAMELLINI
LUTTAZZI

Continua la saga di "Luttazzi copia" sulla scorta di un video anonimo che "smaschera i plagi di Luttazzi". Notizia succosa, come no; ma inesistente. Il video in questione è diffamatorio. Infatti non scopre nulla che io non abbia già detto da anni. Ad esempio su questo blog:
http://www.danieleluttazzi.it/node/285
http://www.danieleluttazzi.it/node/324
Chi adesso finge di "scoprire" una cosa che "Luttazzi tiene nascosta" diffama consapevolmente, per ovvi motivi.
Il gioco della Caccia al Tesoro è proprio il modo con cui ho dichiarato pubblicamente (prima di qualunque fantomatica "scoperta") lo Stratagemma di Lenny Bruce (lo trovate nel libro "Lenny Bruce!" di Albert Goldman) che ho adottato come difesa dalle querele miliardarie e dagli attacchi della stampa. Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell'accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi "pieni di insulti e volgarità", però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito. In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira. Anche gli attacchi della stampa vengono respinti così, e lo si è visto col caso Decameron e la battuta su Ferrara, che alludeva a un celebre monologo di Bill Hicks.*
Si ripetono. Qualche giorno fa, il Giornale, che ha sempre scritto che la mia non è satira ma volgarità, si accorge che le battute volgari erano di famosi satirici USA. Invece di ammettere "Ooops, è vero, siamo incompetenti, quella era satira, non volgarità" rigirano la frittata: "Guardate: Luttazzi copia!"
Io lo faccio apposta. Mi diverto così.
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* In quella occasione, Il Foglio parlò della Caccia al Tesoro in un articolo che difendeva la santità di Ferrara dandomi addosso coi soliti argomenti, tanto per cambiare. I giornalisti li leggono, i giornali?
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Il Fatto quotidiano, pubblicando la mia intervista , ha giustamente sintetizzato la parte più tecnica delle mie risposte. La riporto qui.
(…) Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. La battuta di Carlin, citata da me, serve da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo. Nuova risata. Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la risata non scatta. Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. Ecco perché, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (come spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. Quando, nel film sul comico di vaudeville Eddie Foy, James Cagney dice a Bob Hope:”Ehi, questa battuta l’ho detta prima io!”, Bob Hope replica:”Ma io l’ho detta meglio.” Originalità e miglioramento sono valori equipollenti, nell’arte. Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke. (Mi scuso per i tecnicismi che seguono, ma sono necessari.) Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica. Prendiamo ad esempio la battuta di Emo Philips: La gente mi si avvicina e mi dice:”Emo, davvero la gente ti si avvicina?” Questo enunciato è una battuta perché:
1. la battuta “-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi chiede:”
2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.
Questo joke viene recitato dal comedian Emo Philips con una prosodia rallentata e goffa, gli occhi spalancati e una gestualità bizzarra; i capelli arruffati e gli abiti strambi completano il contesto comunicativo creato dal comedian (effetti semantici del contesto ristretto). Tale contesto aumenta la ridondanza informativa dell’enunciato: la battuta assolve la funzione comica [sono strambo] L’insulto è verso il comedian. (E’ il cosiddetto “comico di carattere”). Terminata la battuta, la risata del pubblico è immediata.
Se però si cambia il contesto comunicativo (es: comedian satirico, stile realistico, prosodia rapida che passa subito alla frase successiva, abito e gesti normali) il pubblico ride con qualche secondo di ritardo, interrompendo la frase successiva del comedian. La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ] (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.) Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica:
[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] (=comicità)
[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] (=motto di spirito)
Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico). Viene così confermata, al livello più profondo, la diversità fra le due battute dell’esperimento, nonostante il testo praticamente identico.
Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione , sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei, indizi, informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo, sull'ordine emotivo delle parole eccetera, si capirà perché è più semplice dire “Luttazzi copia!” Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni oltre una certa portata.
Non eri tu che a Radio Deejay avevi detto: “Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro”.
Infatti. Per questo, quando le cito, ci lavoro su per i miei studi. Il pubblico è il topolino che metto nel labirinto.
Clinton ammise di aver sbagliato. Berlusconi nega sempre. Scegli la strada del Cavaliere?
Non posso permettermelo, non conosco Ghedini.
Di Daniele Luttazzi il 10 Giu 2010 - 06:47 Blog di Daniele
venerdì 18 giugno 2010
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