martedì 29 giugno 2010
I VICINI DI CASA

Una delle cose che piu' e' rimasta impressa alle 2 cubane che ho portato qua' nelgli anni e' il fatto che fra vicini di casa qua' in Italia non ci siano rapporti stessi ma l'indifferenza piu' totale quando non astio manifesto.
Devo premettere che la loro idea se sa sono fatta sui racconti di nostri amici in quanto io dove vivo non ho vicini....por suerte.
La differenza con Cuba e' lampante,laggiu' fra vicini ci si aiuta,quello che ha qualcosa di piu' da' una mano a chi ha di meno,magari domani succedera' il contrario.
Il socialismo ha questo di buono,il senso della collettivita' e della comunita',se si e' tutti piu' o meno nello stesso brodo viene persino naturale darsi una mano in modo piu' o meno disinteressato.
A Cuba le porte delle case sono aperte ai vicini e al barrio,vicini che ovviamente ficcano il naso anche e sopratutto per chismoseare ma che domani ricambieranno il favore.
Se c'e' un puerco che si sta' asando ce ne' per tutti,a nessuno verra' negato un piatto di comida.
Da noi i vicini si guardano in cagnesco,si scannano alle riunioni di condominio e mantengono rapporti spesso pessimi fra di loro.
Questo sopratutto nelle grandi citta' del nord,ovviamente generalizzo ma la situazione piu' o meno e' questa.
I governatori mandano ambasciate

Seguendo le orme di Marco Polo anche i moderni Dogi del Veneto hanno fatto rotta a Oriente: puntando dritti alla Città Proibita. Magari, esagerando un tantino. Il leghista Luca Zaia si è quindi ritrovato a governare una Regione che ha 10 (dieci) uffici in Cina. Avete letto bene: dieci. Ma la moltiplicazione dei «baili», come si chiamavano anticamente gli ambasciatori della Serenissima, non si è certamente fermata lì. Poteva forse il Veneto rinunciare ad aprire un ufficetto in Bielorussia? O un appartamento in Bosnia? Un paio di punti d' appoggio in Canada? Tre in Romania? Quattro negli Stati Uniti e altrettanti in Bulgaria (sì, la Bulgaria)? Un pied à terre in Vietnam? Un appartamento in Uzbekistan? Una tenda negli Emirati arabi uniti? Un bungalow a Porto Rico? E un consolato in Turchia, alla memoria dell' ambasciata veneziana alla Sublime Porta, quello forse no? Si arriva così a 60 sedi in 31 Paesi: alla quale si deve aggiungere, ovviamente, quella di Bruxelles. E si sale a 61. Irraggiungibile, il Veneto: a elencarle tutte, sarebbe già finito l' articolo e non ci sarebbe spazio per raccontare quello che combinano invece le altre Regioni italiane. Perché scorrendo i dati che sono in un dossier del Tesoro su questo incredibile fenomeno della diplomazia regionale «fai da te», il Veneto è soltanto in cima a una piramide molto più grossa. Le Regioni italiane hanno all' estero qualcosa come 157 uffici, ai quali si devono aggiungere i 21 di Bruxelles. Per un totale di 178. Già: a un' antenna nel quartier generale dell' Unione europea non ha voluto rinunciare proprio nessuna. «D' altra parte», ha spiegato il governatore lombardo Roberto Formigoni, «è importante avere un presidio a Roma e Bruxelles. Non è affatto un lavoro inutile quello che i nostri funzionari svolgono organizzando a esempio numerosissimi incontri istituzionali per aziende, centri culturali, organizzazioni non governative e così via, che vengono supportati nel dialogo con le autorità nazionali ed europee». La Lombardia, che ha quasi 10 milioni di abitanti: ma il Molise? Che senso ha per una Regione con 320 mila abitanti come quella di Michele Iorio mantenere un ufficio a Bruxelles, peraltro pagato un milione 600 mila euro, oltre ai due di Roma? Per non parlare dei valdostani, che sono 124 mila. Peccato però che la Lombardia non abbia solo un presidio Roma e uno a Bruxelles. Bensì, secondo il Tesoro, altri 27 sparsi in giro per il mondo. Ce n' è uno in Argentina, un paio in Brasile e Cina, quattro in Russia (esattamente come la Regione Veneto), e poi uno in Giappone, Lituania, Israele, Moldova, Polonia, Perù, Uruguay, Kazakistan... E il Piemonte? Che dire del Piemonte? La Regione appena conquistata da un altro leghista, Roberto Cota, presidia 23 Paesi esteri. Con la bellezza di 33 basi. Frutto di scelte apparentemente sorprendenti. Per esempio, ce ne sono due in Corea del Sud. Altrettanti in Costa Rica (perché il Costa Rica?). Altri due in Lettonia (perché la Lettonia?). Roba da far impallidire i siciliani, che avevano riempito mezzo mondo di «Case Sicilia»: dalla pampa argentina a Boulevard Haussmann, Parigi. Poi la Tunisia, e New York, Empire state building. Ma volete mettere il fascino della Grande Mela? Dove gli uomini dell' ex governatore Salvatore Totò Cuffaro si ritrovarono in ottima compagnia. Quella dei dipendenti della Regione Campania, allora governata da Antonio Bassolino, che aveva preso in affitto un appartamento giusto sopra il negozio del celebre sarto napoletano Ciro Paone. Nientemeno. Costo: un milione 140 mila euro l' anno. A quale scopo, se lo chiese nell' autunno del 2005 Sandra Lonardo Mastella, in quel momento presidente del Consiglio regionale, visitando una struttura il cui responsabile, parole della signora, «viene solo alcuni giorni ogni mese». Struttura per la quale venivano pagati tre addetti il cui compito consisteva nell' organizzare, per promuovere l' immagine regionale, eventi ai quali non soltanto non partecipava «alcun esponente americano», ma nessuno «che parlasse inglese». Quello che colpisce, però, sono sempre i luoghi. La Regione Marche, tanto per dirne una, ha nove basi all' estero. Di queste, ben quattro nella Cina. Il Paese decisamente più gettonato: alla Corte di Hu Jintao ci sono ben sette enti locali italiani, con addirittura ventitrè uffici. Il doppio che nella federazione russa. Quattro, in Cina, ne ha pure il Piemonte. Regione che si distingue da tutte le altre per avere attivato anche una sede a Cuba. Oltre a due in India, dove hanno un punto d' appoggio pure le Marche. Ma non l' Emilia-Romagna, che paradossalmente ha meno presidi esteri della piccola Regione confinante: cinque anziché nove, numeri a cui bisogna sempre aggiungere quello di Bruxelles. Quasi tenerezza fanno gli ultimi in classifica. Il Friuli-Venezia Giulia, che si «accontenta» (si fa per dire) di tre «consolati» oltre a quello europeo: in Slovacchia, Moldova e Federazione russa. La Basilicata, andata in soccorso ai lucani dell' Uruguay e dell' Argentina. La Valle D' Aosta, che non sazia della sede di Bruxelles ne ha pure una in Francia. Ma dove, altrimenti? Infine la Puglia: come avrebbe fatto senza un comodo rifugio dai dirimpettai albanesi? Quello che non dice, il dossier del Tesoro, è quanto paghiamo per tale gigantesca e incomprensibile Farnesina in salsa regionale. Per saperlo bisognerebbe spulciare uno a uno i bilanci degli enti locali. Dove intanto non è sempre facile trovare i numeri «veri». E soprattutto non è spiegato a che cosa serva tutto questo Ambaradam. A favorire gli affari delle imprese di quelle Regioni? Al prestigio dei governatori presenti o passati? A mantenere qualche stipendiato illustre? Il sospetto, diciamolo chiaramente, è che nella maggior parte dei casi l' utilità di tutte queste feluche di periferia sia perlomeno discutibile. Come quel Federico Badoere, nel 1557 ambasciatore veneziano a Madrid presso la corte di Filippo II, autore di una strepitosa relazione spedita al Senato della Serenissima nella quale liquidava come una trascurabile quisquilia ciò che stava succedendo dopo la scoperta dell' America, evento che un suo predecessore si era addirittura «dimenticato» di riferire a Venezia: «Sopra le cose delle Indie non mi pare di dovermi allargare, stimando più a proposito compatire il tempo che mi avanza a narrare le cose degli altri stati di Sua Maestà».
RIZZO/STELLA LA DERIVA
Gli arbitri hanno Fifa

Ci siamo arrivati anche stavolta: moviola sì o moviola no? Scelgo la terza via: i giudici di porta. Avrebbero scovato il maneggio di Henry in Francia-Irlanda e fatto convalidare il gol di Lampard in Germania-Inghilterra. Viceversa, per il fuorigioco di Tevez in Argentina-Messico sarebbe servita la tv. Di sicuro, qualcosa bisogna fare. La pensano come me Luigi Agnolin e Paolo Casarin. I giudici di linea mi sembrano un accettabile contributo a un calcio più chiaro e, nello stesso tempo, sempre umano. Fossi in un arbitro, mi ribellerei all'immobilismo di Blatter, a costo di lasciare sul campo una fetta di carriera. Ci vorrebbe una marcia su Zurigo, uno sciopero, un girotondo da qualche parte. Niente. Incassano e portano a casa. Pierluigi Collina, il nostro designatore, un giorno dichiarò alla «Gazzetta» di essere favorevole all'impiego delle tecnologie, salvo non esserlo più nell'intervista successiva.
Se non gli arbitri, gli sponsor: loro ci mettono i quattrini, che interesse hanno a un Mondiale condizionato se non, addirittura, falsato? Ma nemmeno loro si espongono. Lo stesso Platini, così infervorato dall'idea dei giudici di porta, non bracca il presidente della Fifa come mi piacerebbe che facesse. E così Blatter tira dritto. Felice che la partita del campo non coincida con la partita dei salotti. Blatter va a letto con il potere; gli arbitri, a loro volta, sono pronti a barattare papere e topiche in cambio di quel potere. E' un circolo molto vizioso e poco virtuoso.
Eppure siamo nel 2010. Ci vorrebbe una boccata d'aria fresca. Il guaio è che Blatter, in carica dal 1998, si è già candidato per l'ennesimo mandato. Le elezioni sono in programma l'anno prossimo. All'orizzonte, nessuna alternativa. Solo lui. Lo gnomo di Zurigo, spesso in tv a difendere il calcio dalla tv.
ROBERTO BECCANTINI
I MIEI 2 AMICI

Questa e' la storia di 2 miei amici che avevano un attivita' insieme,due persone impegnate con una vita gradevole che un giorno decidono di aggiungere ai loro gia' numerosi impegni un altro piccolo tassello.
Iniziano questa piccola attivita',o meglio uno la crea,la mette in piedi,la fa partire,crea fatturato e interesse e successivamente mette a disposizione dell'altro la possibilita' di salirci sopra.
L'attivita' procede bene,nulla di stratosferico ma procede,il mio amico che aveva messo su il meccanismo continua a mandarlo avanti piu' o meno da solo in quanto il contributo dell'altro amico e' sempre meno palpabile,sopratutto dal lato pratico
Quello che da piu' fastidio al mio primo amico e' che il secondo amico ogni qual volta c'e' da prendere una decisione si eclissa(piu' o meno....)...e lascia fare in modo da non metterci mai la faccia.
Cosi' il mio primo amico deve prendere delle decisioni impopolari come quella di lasciare fuori dall'attivita' del personale che si era dimostrato poco adatto.
Dall'esterno puo' sembrare che uno sia il cattivo e l'altro il buono,in realta' le decisioni vanivano prese insieme ma il secondo amico era abilissimo a far sembrare che il cattivone fosse l'altro.
Diciaomo che uno era franco e sincero e l'altro ...meno.
Addirittura quando il primo amico cercava di fare tornare qualcuno nell'attivita' nottetempo si ritrovava quel qualcuno di nuovo messo alla porta dal secondo amico e quel qualcuno tornava cosi' a respirare l'aria dei monti......
Il mio primo amico comunque ha continuato a mandare avanti,bene,l'attivita' malgrado che spesso era come se fosse da solo,pero' i risultati c'erano e nella vita e' questo quello che conta.
Piano piano pero' il mio primo amico si e' reso conto che il secondo amico era piu' un peso che un vantaggio,chiacchiere e distintivo e nulla piu' e un bel giorno ha lasciato l'attivita' al secondo amico perche' in certi casi serve un taglio.
Ora il secondo amico deve mandare avanti l'attivita' da solo e deve metterci,per una volta,il suo bel faccino.
Pare che i risultati siano un filino difformi dalle sue aspettative,il secondo amico e' molto nervoso so per certo che la cosa dispiace molto al primo amico perche' ha lasciato amici nell'attivita' e perche' la bile e' una sola ma c'e' sempre un momento nella vita in cui si arriva al dunque...
Comunque ora il mio primo amico ha messo su una ditta individuale che,pare,vada benone...e osserva in parte compiaciuto e in parte dispiaciuto cio' che accade nella sua vecchia impresa.
Cosi' e' la vita.
REALTA' E FINZIONE

La conobbi perche' frequentava un amico mio.
Una cosa senza troppo importanza,il mio amico poi,a detta della fanciulla aveva le tagliole nelle tasche...
Un certo tipo di cubana,come tutte o quasi,cambiano uomo nella ricerca di qualcuno che le possa portare fuori di la',non importa come sia e per dove,per loro l'importante e' un biglietto de avion e un papel arreglato.
Comunque la cosa finisce e la fanciulla conosce un temba italiano che ha il non trascurabile problema di una moglie attiva e dei figli nel bel paese e che quindi il boleto non glielo puo' assicurare.
La fanciulla se la passa piuttosto male,vive in un barrio di merda e ha un ex marito cubano autentica sanguisuga.
Il temba paga eccome, compera tutto cio 'che serve per la casa,frigo,lavadora,televisione, ecc.... in piu' garantisce paghetta piu' che adeguata alla bisogna.
La fanciulla ha pure un pargoletto avuto dal marito cubano.
Il temba va a Cuba 4 volte all'anno,non puo' portala qua' ma le capovolge e le trasforma la vita garantendogliene una piu' che de decente.
Ma non le puo' garantire l'espatrio....
La fanciulla conosce uno straniero,non e' ben chiaro se e' un inutile franco canadese oppure,e qua' sarebbe peggio,un francese vero e proprio.
Comunque e' giovane e pare anche di bell'aspetto.
La fanciulla inizia a frequentare anche lui,che fra l'altro le compra pure casa e gliela mette a posto.
La fanciulla porta i mobili e cio' che le ha comperato il temba nella casa che le ha comperato il franco forse canadese.
Lei rimane incinta forse del franco forse canadese e decidono cosi' di convolare a giuste nozze.
Piccolo particolare ; la fanciulla non ha informato il temba della presenza franco forse canadese e dell'imminete barriga in arrivo.
E' riuscita a gestire entrambe le situazioni ed entrambi i bonifici molto bene.
Rapidamente arriva il giorno delle sospirate nozze,tutto e' pronto sono arrivati altri franco forse canadesi per la boda.
Il giorno prima arrivano dei messaggi sul cellulare di lei inopinatamente dimenticato nel carro del francofono.
Li legge,il francofono, e scopre che se incontra in un bosco un alce e' possibile che l'ungulato lo abbracci come un fratello.
Il mangiarane da' di matto e vuole rimandare la boda......intanto il temba chiama e risponde lui,
Si fanno una lunga chiacchierata al termine della quale lui decise di sposarla ugualmente.
Yane ha visto il filmino della boda,la tipa della consultoria ha dovuto chiedere per ben 3 volte al francofono se voleva prendere per sposa....eccc....
Dopo la boda lui e' partito e dovrebbe tornare a ottobre,lei non puo' volare al momento per la barriga e l'espatrio suo e dei 2 figli avverra' in seguito.
Se avverra'.....
Questa e'una storia vera e non del tutto originale,una storia della profonda periferia tunera,una storia cubana dove e' lecito chiedersi dove e' oggi la differenza fra la realta' e' la piu' fantasiosa finzione.
Ai posteri l'ardua sentenza....
I FALSI BUONISTI...E I FALSI NELLA VITA - DAL WEB

a mio avviso..il buonista non vive rilassato..
si tratta di assumere degli atteggiamenti "forzati"..per voler dimostrare a tutti i costi di essere buono..
..tra il buono ed il buonista c'è la stessa differenza che intercorre tra il cibo fatto in casa..e quello modificato..
..il primo può non piacere..ma il secondo spesso provoca conseguenze negative..
..credo che in genere l'imporsi determinati comportamenti conduca verso un'ulteriore alterazione delle nostre rispettive realtà..quindi..in un erto senso..anche il buonista è "falso"..in quanto cela il vero..
il buonista dice quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire..e spesso lo fa in modo interessato..
spesso è subdolo..
..da non confondere con il diplomatico..che non sente la necessità di affermare il proprio pensiero in modo netto..o meglio schiacciando gli altri..con acidità..e presunzione..
..anche chi si dice sincero a tutti i costi cade in errore..
lunedì 28 giugno 2010
TRIONFI CUBANI A ROMA

Dayron Robles e Yargelis Savigne hanno trionfato nella quarta Lega di Diamante dell’atletismo disputata ieri nello Stadio Olimpico di Roma.
Dayron ha recuperato una partenza lenta e ha marcato 13:14 secondi vincendo senza difficoltà sul giamaicano Thomas Dwight (13:31), sul barbadese Bryan Brathwaite (13:35) e sullo statunitense Brian Wilson (13:37). I tre rivali hanno registrato i miglior tempi dell’anno.
Nel frattempo, Yargelis è arrivata fino ai 14 metri e 74 nel triplo salto, il suo miglior risultato della stagione. La kazaka Olga Rypakova ha eguagliato il salto, ma poi, la guantanamera ha avuto il secondo miglior risultato di 14,62 per 14,61.
Si è anche distaccato il giamaicano Asafa Powell, che ha fatto fermare il cronometro sui 9:82 secondi nei cento metri. Gli altri vincitori sono stati lo statunitense Dwight Phillips in salto in lungo (8,42 metri) e la sua compatriota Lashinda Demus nei 400 metri con ostacoli (58:82 secondi).
Infina, la kenyana Cheywa Milcah si è imposta nei 3.000 metri siepi (9:11,71 minuti) e lo statunitense Jeremy Wariner si è distaccato nei 400 metri (44:73) e la marocchina Halima Hachlaf ha dominato negli 800 metri /1:58,40 minuti)
Kobe: "Chiuderò la carriera in Italia"

L'Italia dei canestri può sognare. Non perché all'orizzonte ci sia una generazione di campioni che la risollevino dall'oblio nel quale è precipitata, ma perché - udite udite - da Johannesburg un "certo" Kobe Bryant dice che punta a chiudere la carriera da noi.
"Sì, è vero, mi piacerebbe moltissimo chiudere la mia carriera giocando in Italia. Ho tanti amici a Reggio Emilia e Milano. Adesso no, ma è un sogno che realizzerò". Così parlò la stella a Soweto, intervenendo ad un evento patrocinato dal suo sponsor, la Nike. Bryant è arrivato in Sud Africa per motivi pubblicitari e ovviamente seguirà dal vivo le partite dei Mondiali di calcio. Questa sera assisterà a Argentina-Messico e domani a Brasile-Cile.
"Da bambino ho vissuto in Italia - ha aggiunto Bryant (il papà giocava nella nostra Spaghetti League, ndr) - e giocavo tanto al calcio. Questione di abitudini, di cultura sportiva. Un giorno ero Van Basten, un altro Maradona e un altro ancora Baggio, alla fine sono diventato un giocatore di basket... Ma se fossi un giornalista mi farei la domanda di cosa sarei potuto diventare nel calcio. E io risponderei che avrei potuto fare bene anche in questo sport". Ci perdoni, Kobe, ma questa la vediamo difficiletta...
Lui parla correntemente l'italiano avendo vissuto in Italia tra i 6 e i 13 anni a seguito del padre Joe, che aveva lasciato la Nba per trasferirsi alla Sebastiani Rieti e che avrebbe poi militato per sette stagioni anche con la Viola Reggio Calabria, l'Olimpia Basket Pistoia e la Pallacanestro Reggiana.
Tornando a Kobe in Sudafrica, gli è stato poi chiesto - per quel che ne può sapere, poverino - chi fosse la favorita del Mondiale. "Un mese fa dicevo Germania - ha risposto - ora non so, comunque mi piacciono Spagna e Brasile. Domani vado a vedere la partita contro il Cile". Una delusione? "Mi è dispiaciuto moltissimo per l'eliminazione dell'Italia. Non me l'aspettavo (detto in italiano, che evidentemente non ha dimenticato del tutto, ndr), ma si rifarà tra quattro anni". Domande e risposte ovviamente telecomandate dallo sponsor e dal suo "mestiere".
L'antipasto della sua possibile venuta cestistica italiana sarà in estate, manco a dirlo in vacanza. Se l'è scelto bene il posto dove stendersi al sole: Positano. Chiamalo fesso...
Marchionne a Golgograd

piano della Fiat per Pomigliano d'Arco è conseguenza inevitabile della globalizzazione. Per esempio le 40 ore lavorative settimanali, da svolgere in un unico turno che comincia il lunedì alle 8 e termina il martedì alle 24 con i capireparto che svegliano con un assolo di tromba le maestranze addormentate, sono già in vigore negli stabilimenti di Golgograd, capitale di Calvaria, la minuscola repubblica caucasica dove si producono i rivestimenti dei bagagliai della Panda. Poiché i bagagliai della Panda non hanno rivestimento, il prodotto rimane invenduto, ma Marchionne considera quell'accordo aziendale un modello così efficace da voler mantenere aperta la fabbrica di Golgograd come esempio per le altre.
I sindacati locali, tre in rappresentanza dei tre operai di Calvaria, hanno votato compatti contro l'accordo, ma hanno dovuto capitolare dopo la spettacolare "Marcia dei 40 mila", formata da tutti gli altri abitanti del Paese guidati dal pope e dal ministro Sacconi, in visita ufficiale. Ma vediamo gli altri sviluppi in vista a livello mondiale.
Polonia Gli stabilimenti polacchi sono molto ben visti da Corso Marconi perché la Polonia non si è qualificata ai Mondiali di calcio, con forte riduzione dell'assenteismo. Uno studio Fiat ha segnalato a Marchionne tutti gli altri Paesi la cui Nazionale non è in Sudafrica, ma la strategia si presta a smagliature ed equivoci. Per esempio nel nuovo stabilimento canadese di Ottawa si è registrato un assenteismo del 100 per 100 in occasione dell'annuale Torneo delle Giubbe Rosse, una gara di equilibrio sui tronchi galleggianti. Ennesima gaffe di Lapo Elkann che ha partecipato al torneo, fatale alla produzione della Panda canadese (una trazione integrale con racchette da neve al posto delle ruote) indossando il berretto da Davy Crockett, per lanciare la sua ultima, fantasiosa invenzione: il berretto da Davy Crockett.
Eritrea Anche per gli operai eritrei il futuro non è tranquillo: nella nuova fabbrica eritrea dell'Amba Sud gli operai lavorano sette giorni su sette e vengono pagati in latte di cammella. Producono l'avveniristica Panda Nomade, una vettura leggerissima, senza motore, che viene smontata in pochi minuti e trasportata in spalle di accampamento in accampamento. Non è abitabile, come la Panda normale, ma viene usata dai nomadi come status-symbol. Irritazione a Corso Marconi per l'estemporanea visita in fabbrica di Lapo Elkann, che ha proposto agli operai eritrei il nuovo top della sua produzione, un pesantissimo cappotto in foglie di verza riciclata che costa seimila euro ed è stato accolto dalle maestranze con risate e applausi, distraendole dal lavoro.
Krumiria Ancora più avanzato l'accordo con gli operai della Krumiria, Repubblica asiatica difficilissima da raggiungere perché sposta continuamente i suoi confini a seconda delle guerre in corso, per non avere grane. Gli operai krumiri lavorano anche dormendo e pagano per lavorare, versando il salario ai dirigenti che se lo bevono nel giro di poche ore nel pub della capitale, Fregonia. Dalla catena di montaggio krumira esce la Panda Supergiù, un modello semplificato che consta del solo motore e a volte di un paio di ruote, una delle quali di scorta. Si guida salendo in arcione al motore con una speciale sella antiustionante.
Orione Nel nuovo stabilimento di Orione, interamente automatizzato, lavora un unico operaio superspecializzato, Mork di Ork, che rimanendo seduto su una sedia costruisce telepaticamente dieci milioni di Panda Nano Nano al giorno. La Panda Nano Nano è un gioiello della tecnologia ma per ora non può essere commercializzata: la rete di concessionari, su Orione, è affidata a Lapo Elkann che ha già riempito i magazzini e le vetrine con il suo ultimo prodotto, una felpa fosforescente molto richiesta dai teen-ager orioniani.
MICHELE SERRA
NO ES FACIL....

Ieri pomeriggio ho chiamato Cuba come faccio una volta la settimana,pare che la situazione peggiori di giorno in giorno,"siempre mas hambre y siempre mas gente que habla mal de la Revolucion".
Queste parole che mi ha detto la fanciulla sono preoccupanti sopratutto se dette da una persona equilibrata e che raramente si sbilancia in discorsi simili,fra l'altro e' pure nella gioventu' del Partido.
Era inevitabile che anche Cuba fosse colpita,e duramente,dalla crisi economica che ha sconvolto il mondo,d'altronde se questo tzunami economico ha devastato l'economia dei paesi piu' industrializzati al mondo non era pensabile che la misera economia di Cuba non fosse toccata dal problema.
Il discorso e' grave in modo particolare per i giovani,una ragazza o un ragazzo di vent'anni o giu' di li' non hanno alcuna prospettiva se non quella di trovare un lavoro da 10/15 cuc al mese con cui ci fai poco o nulla.
Fra l'altro ora 'e difficile anche trovarlo un lavoro pagato in questo modo,le liste di attesa sono lunghissime e molta gente che vorrebbe lavorare resta a casa perche' Cuba non puo' pagare piu' milioni di stipendi pur se bassissimi.
Forse sarebbe il tempo di aprire almeno in parte al mercato,permette investimenti esteri anche in settori rivolti ai cubani e non solo in quelli rivolti al turismo come avviene ora.
Negozi,risotranti,palestre,supermercati...fare regole giuste e non draconiane in modo da attirare piccoli e medi imprenditori di varie parti del mondo
Davvero serve cambiare qualcosa.
PUERTO PADRE 2008

23/09/2008
La fanciulla la conobbi un giorno a Puerto Padre in spiaggia,si era Io,Toro,Trophies,Tuccio e O'Lione.
O'Lione e' un amico di Tuccio che rovina il mercato in disco sventolando mazzette da 50 cuc dopo che io e altri per anni ci siamo fatti il mazzo per creare un mercato....equo e solidale...
Comunque eravamo li' ognuno col relativa fanciulla e O'Lione era li' con una blanquita graziosa anche se dal viso perennemente incazzato.
La fanciulla era gia' stata nel bel paese,precisamente alla capitale,per un invito un paio di anni prima,poi le cose non avevano girato per il verso giusto e lei, tornata in patria, aveva ripreso la antica professione.
Comunque per O'Lione credo fosse una come tante nulla di che.
La rivedo un paio di vacanze dopo con un altro compatriota in disco,lui e' un tipo lungo e secco,credo della zona del triveneto,uno di quei tipi che lo vedi e pur non conoscendolo riesce a starti sui coglioni.
Una sera incontro un bandolero del parque,prima che lo arrestassero,stava andando in disco ed essendo amico del lungo e secco andava per prendergli un tavolo,visto che andava gli chiedo di prenderne uno anche per noi che saremo arrivati dopo.
Arriviamo el bandolero mi dice che aveva fatto un tavolo unico per tutti,nessun problema...noi eravamo in 6, 3 italiani con cubanite al seguito.
Dopo una mezzora arriva l'inutile essere e si incazza col bandolero perche',testuale,lo aveva messo con altri italiani.
Un calabrese che era al mio tavolo stava gia' alzandosi per regolare la questione,lo prendo per un braccio e gli dico che non ne valeva la pena,eravamo in vacanza....intanto l'idiota compra un tavolo quasi vicino al nostro proseguendo col cazziatone al bandolero.
Dopo un po' lui si alza per andare in bagno e la fanciulla appena vede che lui e'....via prende il suo cellulare ,controlla i messaggi e ne scrive uno...appena lo vede arrivare imbosca il telefono.
Questo si e' ripetuto ogni volta che lui si allontanava.
Un largo sorriso si apri' sul volto dei miei commensali...Dio esiste ogni tanto.
Si sono sposati a Cuba e lei e' gia' stata in Italia con lui.
Nell'utima vacation con la palestina andiamo a Holguin,all'aeroporto,arrivava gente e andavamo a prenderla.
Mentre aspettavamo nel bar che' c'e' fuori dal lato arrivi la vediamo seduta,con una faccia incazzata nera,anzi sembrava dovesse andare al patibolo....aspettava il veneto.....
Si sara' fumata 10 sigarette in mezz'ora .....poi arriva il volo e lei cambia immediatamente espressione e lo accoglie che e' tutto un sorriso.
Visto che volevo verificare se Dio continuava ad esistere ho fatto qualche domanda in giro.....la fanciulla ha chi la aiuta a spendere il dinerito che arriva dall'Italia,oltre a quello per la nuova casa.
Per carita'...cose che possono succedere a chiunque di noi...ma che siano successe proprio a quel tipo......fa persino piacere.
CONSIDERAZIONI SPARSE SUL MONDIALE

BALOTELLI
Dopo tanto discutere sul fatto di non averlo portato ai mondiali il nostro eroe si fa pizzicare dalla polizia mentre in auto va in giro per Milano sparando con una pistola giocattolo.....forse non abbiamo portato un campione ma sicuramente abbiamo lasciato a casa un deficente.
DIEGO
L'Argentina passa ancora e non solo Napoli ma buona parte d'Italia tifa per l'Argentina ma sopratutto per Maradona.
Bellissimo l'abbraccio con Bagni dopo aver scavalcato le transenne che lo dividevano dai giornalisti dove si trovava Salvatore.
In un mondo incartapecorito come quello del calcio un Uomo Vero,un uomo di popolo e non di potere non puo' che fare bene.
LIPPI
Il coach degli americani sconfitto a fine partita cerca e trova l'allenatore del Ghana per stringergli la mano.
Lippi e Domenech hanno fatto figure diverse come diverso e' stato il modo di concludere il mondiale delle rispettive nazionali.
Forse non tutto e' casuale.
BRYANT
Kobe Brayant ha vinto i due ultimi titoli NBA di basket,ha giocato anni a Reggio Emilia e poi a Milano e' figlio di Joe Bryant che in Italia conosciamo bene.
Kobe e' forse il miglior cestista al mondo,ogni tanto prende l'aereo in incognito e vola a Reggio per stare un po' con gli amici di sempre,come un qualunque ragazzo.
In Sudafrica e' stato spesso a Soweto fra la povera gente portando il sorriso.
I nostri eroi al Sestriere non hanno neppure salutato le centinaia di turisti che li aspettavano poi in Sudafrica hanno vissuto blindati.
Anche questo fa la differenza.
CAPELLO
Ha ragione,non e' possibile non convalidare un gol dentro di un metro,Blatter non vuole la tecnologia e il calcio resta al medio evo.
Resta il fatto che un altro arrogante italiano va a casa senza che nessuno lo rimpianga.
ABETE
In ogni paese al mondo un minuto dopo la fine di un mondiale cosi' vergognoso,il capo di tutta la baracca si sarebbe dimesso seduta stante.
In Italia non e' successo ma non bisogna stupirci,in un paese dove inquisiti sono i ministri che restano poi regolarmente al loro posto non bisogna sorprendersi di nulla.
domenica 27 giugno 2010
DIFFIDATE DEI "FENOMENI"
Oramai mi capita di rado di vedere cio' cha accade nel mondo del web cubano,francamente non ne sento la mancanza,ho di meglio da fare e poi c'e il Blog,chi vuole leggere le mie menate ci fa un salto e chiusa li'.
Approfitto per fare gli auguri ad Enmanuel per la sua seconda paternita' e condivido la sua scelta di aver comunicato la cosa solo a marmocchio sfornato.
E' capitato,neanche troppo tempo fa, persino di leggere farneticazioni di chi piscerebbe sulla tomba della madre del proprio "competitore virtuale" quindi quella vecchia canaglia di Ema ha fatto benissimo.
Detto questo,vedo che ancora si discute sul come approcciarsi alle cubane come se Cuba fosse abitato da marziani verdi con le antennine.
Ci sono quelli che si vantano di pagare molto,quelli che invece non cacciano un centavos,quelli che hanno amicizie nel governo,gli altri che sono i soli ad aver capito che a Cuba non tutti sono deliquenti e che si accompagnano solo con probi e ovviamente disinteressati hermanos e via discorrendo.
La serie delle facezie sarebbe lunghissima,se uno manda soldi e' un bobo se non li manda e' un taccagnone,se ha la novia e' tonto se e' solo invece...pure...e altre amenita' sul genere.
Vado a Cuba da oltre un decennio e credo di poter dire con molta tranquillita' che le tipologie di turisti italiani le ho viste tutte,non mi sono fatto mancare nulla.
Non credo che la gente che ostenta,ovviamente al riparo dietro lo schermo del pc,sicurezza e vuol fare vedere di avere la situazione in pugno sia poi cosi' diversa da alcuni sul genere che ho visto in questi anni cubani.
Alla fine la gente si assomiglia in tutto il mondo.
Non ho frequentato solo Tunas ma ho 2 vacanze a La Habana alle spalle e 4 a Santiago e posso tranquillamente dire che,sopratutto oggi,molte differenze fra le Tunere e le Habanere sono solo nella fantasia di chi ha avuto el cerebro devastato dal viagra,il cialis e chissa' quale altra porcheria.
Questi fenomeni tutta sicurezza li ho visti...li vedo a ogni viaggio,li incontri sempre ai soliti posti e ogni volta raccontano,come dischi rotti,la solita storia.
Loro hanno capito tutto,non sono come gli altri che si fanno fregare dalle zoccole e dai chulos,loro hanno i loro amici strettamente selezionati,ovviamente amici solo loro....credo che facciano firmare pure dei contratti con tanto di notaio........
Ti parlano di tal fulano italiano stupido perche' si e' fatto prendere per il culo da quella jine,poi di quell'altro che manda 300 euro al mese a una che se li mangia col chulo,e poi di quell'altro ancora....ecc...
Per carita'...magari e' tutto vero ma Cuba e' davvero un paese democratico perche' democraticamente si parla e si sparla di tutti.
Quindi non scappano neanche i moschini......
Allora vieni a sapere che il fenomeno ha messo su 3 case con 3 donne diverse,mantiene un altra che a sua volta si mangia il grano donato col negron del barrio,vieni a sapere che ha 2 figli sparsi per Cuba di cui magari si e' "dimenticato" e che crescono senza l'aiuto che uno yuma puo' dare in un paese come Cuba.
Diffidate di chi sa tutto,di quelli che dicono "ci sono milioni di cubani al di fuori dai giri turistici",non perche' non sia vero ma perche' proprio quella gente dei fenomeni non sanno che farne.
La realta' e' che Cuba e' diversa per ognuno di noi,ognuno cerca qualcosa,qualcuno la trova altri no.
Qualcuno cerca se stesso,cerca le sicurezze che una conquista facile puo' regalare per potersi sentire differente da cio' che in realta' e'.
Il problema e' che c'e' sempre un viaggio di ritorno e una realta' che attende chi vive di bluff, e con quella realta' non si puo' giocare.
Siamo quelli che siamo nel bene come nel male,forse a Cuba un po' piu' sereni e forse migliori, ma di certo non diversi nella nostra intima essenza.
IL FASCINO DE LA HABANA - DAL WEB

Hola gente,
stavo leggende i vostri ultimi racconti su Cuba, e mi è venuta voglia di raccontare anche la mia ultima esperienza.
Premetto che era il mio 3 viaggio a Cuba in un anno e mezzo, ma la prima volta in agosto. Il mio obiettivo era quello di visitare un pochino questa bellissima isola, ma il mio errore (come tutte le volte che ci sono venuto), è che non sono atterrato a Santiago de Cuba, ma ancora una volta all'Habana. Il mio problema è appunto questo, se io passo almeno una notte all'Habana, non riesco più ad uscirne, ed infatti è stato così, tranne una piccola gita di 2 giorni a Cienfuegos, sono stato 21 giorni fisso all'Habana. Non che mi dispiacia, anzi, ne sono contentissimo, ma al terzo viaggio, ho visitato soltanto Pinar del Rio (2 giorni) e Cienfuego (2 giorni), per il resto almeno 60 giorni all'Habana. Non riuscirò mai a spiegare che emozione mi da l'immagine di tutto il Malecon, con le sue case disfatte sulla sinistra, ed il mare sulla destra, con un insieme di gente seduta sul muretto, e le vecchie auto che ti circondano... Io quando penso all'Habana ho questa immagine, e tutte le volte che ci torno, provo sempre una forte emozione. Io penso che potrei viverci tranquillamente, non ho mai visitato un posto più di una volta, ma a Cuba come già detto ci sono tornato per la terza volta in un anno e mezzo.
Solo una cosa vorrei consigliarvi: se volete conoscere Cuba, non andateci in agosto, ci sono un sacco di turisti (soprattutto Italiani), dunque le case particular sono piene, e fa veramente un caldo pazzesco.
Consiglierei di andarci verso la fine di ottobre, fino a metà novembre (dopo arriva la "brutta" stagione), oppure da febbraio fino a giugno/luglio.
Ho letto di un racconto di 2 ragazzi che ci sono stati i agosto, dove dicono che una sera, hanno portato in stanza 2 ragazze, che a loro dire non erano jinetere, ecco io posso dirvi che le 2 ragazze che avete invitato a cena, sono le peggiori jinetere di Cuba, per capirci meglio, a Cuba ci sono 3 tipi di jinetere:
1 - la jinetera che lo fa per necessità, per mangiare lei e la sua famiglia, e questa ti chiede soldi alla fine del rapporto;
2 - la jinetera che lo fa per uscire da Cuba, per conquistarsi la libertà, e questa non ti chiede soldi (anche perchè durante la vacanza tu gli paghi da mangiare, la fai divertire, ed alla fine preso dall'entusiasmo gli dai qualche spicciolo), ma cerca di farti innamorare, sperando in un tuo invito;
3 - la jinetera, che lo fa solamente per i soldi, di solito è una bellissima ragazza, sempre vestita bene, che oramai non ha più necessità di soldi, ma che lo fa per sfizio, per atteggiarsi, di solito è una persona ignorante e presuntuosa, senza discorsi interessanti, focalizzata solo ai soldi facili.
Dopo la mia descrizione, lascio a voi di identificare le vostre amichette...
Un consiglio per chi passa dall'Habana, e vuole imparare a ballare la salsa cubana, io ho preso lezione da un bravissimo maestro, ed in una settimana già mi muovevo liberamente in qualsiasi pista da ballo
ROLANDO BIANCHI

Cercansi acquirenti per Rolando Bianchi. No, il cartello non è stato affisso dal Toro nella sede del calciomercato, ma tra incontri, sondaggi e «pour parler» la società granata sta cercando di capire quanto può rendere la cessione del capitano. In questo momento il presidente Cairo sta valutando tutte le opzioni, ma finora non ha ricevuto proposte all’altezza dei suoi pensieri. Il mercato estero non prende in considerazione il bomber (pesa il flop col Manchester City), mentre in serie A soltanto il Catania avrebbe abbozzato un’offerta: 3 milioni più Ricchiuti. Troppo poco per il Toro, che solo due anni fa pagò il suo cartellino 7 milioni e adesso dalla cessione se ne aspetta almeno 8 per ripianare il bilancio, soprattutto in vista di una serie B con pochi introiti e troppe spese, soprattutto alla voce ingaggi.
La vicenda Bianchi rischia di trasformarsi in una lunga telenovela, anche perché finora nel Torino prevale un silenzio di maniera e nessuno ha parlato direttamente con l’attaccante bergamasco per capire dubbi e necessità dopo il suo «Resto, ma ci vuole un progetto». Il problema è che le squadre interessate al capitano restano alla finestra per spuntare un prezzo più basso ed eventualmente prendere i granata con l’acqua alla gola. Un ragionamento che non ha trovato impreparati Cairo e Petrachi: nel caso, Bianchi si vende solo a certe cifre, altrimenti resta e si riparte col suo contratto. I tempi però sono stretti, visto che tra due settimane inizierà il ritiro di Norcia, e le problematiche sul campo sono numerose.
Dopo aver risolto le comproprietà (ieri l’ultima di Loviso, che torna al Toro visto che nessuna delle due società ha fatto un’offerta alle buste), il diesse Petrachi dovrà lavorare per piazzare altrove gli «indesiderati» (Di Michele e compagnia) e fare cassa coi pochi giocatori che hanno mercato. L’affare Ogbonna con l’Everton è ben avviato e vale 6 milioni, mentre in entrata si cerca di arrivare a Tavano del Livorno attraverso uno scambio: offerti Di Michele e Zanetti, si è tentato con lo stesso Loviso. Ipotesi bocciata da Spinelli che vuole solo soldi per cedere l’attaccante, che ha un ingaggio da 800 mila euro netti fino al giugno 2011 ma a Livorno non vuole più stare.
Abete, dall'azzurro al viola

Un piccione viaggiatore mi ha recapitato un paio di telefonate fra Giancarlo Abete, all'epoca vice presidente vicario della Figc, e Innocenzo Mazzini, all'epoca vice presidente della stessa Figc. Tema dei colloqui, molto coloriti e gergali, la topica di Rosetti nella celeberrima Lazio-Fiorentina 1-1 del campionato 2004-2005, poi passato alla storia come Calciopoli. Ricordo lo sgorbio: il fiorentino Jorgensen tira e, sulla linea di porta, il terzino laziale Zauri para con le mani. L'arbitro avrebbe dovuto decretare il rigore ed espellere il «portiere» d'emergenza. Abbagliato dal sole, non fece niente. Allenatore della Fiorentina, era Dino Zoff. Mi ha confessato candidamente che nemmeno lui, dalla panchina, si era accorto della gaffe.
Fin qui la ricostruzione. Dai nastri non emergono opinioni piccanti. C'è però un passaggio, nel corso della prima telefonata, in cui Abete e Mazzini si dicono che nell'intervallo Rosetti non poteva non essere stato informato del fatto. Abete, col tono del tifoso da bar più che del dirigente, fa capire, a sua volta, che una persona intelligente, alla prima caduta di un fiorentino in area (un nome non a caso: Di Livio), avrebbe trovato il modo per rimediare.
Domanda: come sarebbe stato letto, quel passaggio così generoso nei confronti della Viola scippata, nel 2006, l'anno del giudizio universale? Con il fastidio che, immagino, procurerà in queste torride ore, o con un'attenzione un pelo più legata alle indagini e alle sentenze che portarono alle sanzioni che sappiamo? Che ne dirà il buon Palazzi? E il valoroso Auricchio? E gli inflessibili pm Narducci, Beatrice, Capuano? Direte: ma che razza di cartolina mondiale è mai questa? L'ho imbucata perché dal 2 aprile 2007 Giancarlo Abete è presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e non vuole dimettersi, neppure per somma di ammonizioni e fallimenti.
ROBERTO BECCANTINI
SILVIO E' TORNATO....

“Credo che abbiamo fatto un buon lavoro e ci sentiamo bene per averlo fatto”, ha dichiarato Silvio Rodríguez al suo ritorno a L’Avana, dopo circa un mese trascorso negli Stati Uniti e prima a Puerto Rico, paesi in cui ha offerto diversi concerti.
L’ultimo spettacolo del cantautore in territorio statunitense si è svolto a Orlando, in Florida, nel Bob Car Center, con le stesse caratteristiche dei concerti precedenti, con temi antologici del suo repertorio e canzoni del suo più recente disco “Segunda cita”.
Silvio ha espresso il suo desiderio di condividere con il pubblico un pezzettino della sua vita...
In una dichiarazione alla stampa, prima del termine della sua turnée, l’autore di “Unicornio”, ha detto che: “L’eliminazione del blocco degli Stati Uniti contro Cuba apporterebbe cambi nell’Isola, ma non cambi nel sistema politico, perchè la maggioranza della popolazione cubana riconosce che il socialismo ha garantito la giustizia sociale che significano sanità ed educazione gratuite, nelle difficili condizioni di un paese del Terzo Mondo con il peso del blocco”.
RICORDO DEL 2005 O GIU' DI LI'

Lo scenario e' la Las Tunas di 4/5 anni fa,parlo del periodo in cui per ragioni piu' o meno incomprensibili qualcuno stabili' che questa citta' di campo era la culla della depravazione cubana.
Cosi' da un giorno all'altro decisero di vietare a qualunque turista di portare in casa una cubana che non fosse la moglie.
Il barbaro provvedimento duro' quasi 2 anni,nei quali il 40% dei duenos delle case de renta restitui' la licenza a causa del forte calo dei turisti a seguito di questa ignominia.
Per non perdere del tutto una fonte di reddito cosi' importante come il turismo (che comunque calo' di un buon 70%) in quel periodo la policia chiuse spesso entrambi gli occhi nei confronti di cio' che accadeva por la calle,e sopratutto nelle case illegal.
Da un lato dovevi sbattere l'uccello contro materassi fetidi che avevano una vita propria,pulsavano....ma dall'altro in giro c'era una giungla di gnocca.
Come gia' raccontato altre volte io vivevo dalla buonanima di Ramon,una bella illegal in Lico Cruz vicino alla funeraria.
Stavo bene,ero in famiglia praticamente e ricordo quei periodi fra i piu' belli che ho vissuto a Cuba.
Giravo gia' col Mago,mio fedele scudiero e amico di mille zingarate.
Una sera eravamo seduti al baruccio sulla terrazza sopra el parque,quello che hanno chiuso,poi riaperto e quindi di nuovo chiuso,quel bar era una vera e propria istituzione,ci accedevi mediante una scala a chiocciola sotto la quale si fermava la gente a pisciare,e da la' sopra controllavi tutto il movimento del parque.
Quella terrazza andrebbe fatta dall' UNESCO patrimonio dell'umanita'....altro che storie.
Una sera ero seduto a uno dei pochi tavolini di quel mitico luogo appunto col mago,aspettavamo un paio di fanciulle,perche' e' chiaro che se mi divertivo io anche il mio socio aveva tutto il sacrosanto diritto di divertirsi,non era certo li' per farmi da chulo....
Nell'attesa delle giovin fanciulle noto in un altro tavolino una bella negrettina(rare a Tunas),con due belle poppe e una bocca che andava da orecchia a orecchia.
Le negre (o nere...per chi non conosce lo spagnolo) mi sono sempre piaciute e' bello vedere i loro corpi neri contrastare col bianco delle lenzuola,infatti non ho mai capito bene,e ancora oggi me lo chiedo,perche' ho abbandonato Santiago....cose della vita....
La negrettina dicevo....era pero' accompagnata da quello che subito mi sembro' un germanico o qualcosa di simile,un ciccetto,mal vestito con dei radi capelli biondi e un espressione allegra come quella di un bimbo che va a fare una puntura in ambulatorio.....
Chiedo al mago se conosce la negra e per tutta risposta lui si alza e la va a salutare,scroccando ovviamente una sigaretta a colui che avrei poi saputo essere un austriaco.
Nel frattempo la negra un occhio sull'amatissimo vostro lo aveva avidamente buttato......ma c'era il nazista fra i coglioni e poi aspettavo compagnia.....ma comunque ci eravamo capiti.
La mattina dopo ero in coma andante,la notte era trascorsa in trincea difendendo il mio Piave dagli assalti di una rossa blanquita con lentiggini annesse,poco seno ma un corpo come un giunco che non ne aveva mai basta.....
A un certo punto avevo pensato anche di tirarle un cazzotto...almeno sveniva e potevo dormire tranquillo.....
Mi vedo col Mago al parque Garcia,il principale della citta' e il fulcro di tutti i movimenti,lo stesso parque dove c'e' la statua di Marti',sopra la quale qualche mese fa il mago insceno',completamente ubriaco,un balletto finito con l'intervento di una patrulla che non prese molto bene il fatto che il mio amico stesse appoggiando le palle in testa al padre della patria....
Da qui' i domiciliari......
Comunque avevamo tutti e due una faccia con le Sansonite sotto gli occhi,lui aveva finito la nottata in un campo dietro la feria con la amica di quella che stava con me.
Ovviamente,senza neanche parlare,ci dirigemmo seduta stante verso la guaraperia a mandare giu' 2 bicchierozzi belli freschi a testa nella speranza che il vil cagozzo non arrivasse subito.
"So dove abita"......mi disse il bastardo appena riuscimmo ad articolare una frase con senso compiuto......
"Andiamo" fu la mia sola risposta.
All'epoca rentavo per 18 dollari al giorno un bellissimo scooter chino,il miglior modo di girare per Tunas,da quando hanno messo l'obbligo del casco la renta di scooter e' morta e sepolta...peccato perche' era un gran bel girare.
(ABITUDINE RESUSCITATA DURANTE L'INVERNO 2009/2010 NDR.)
Me lo carico dietro ammonendolo di non provare ad appoggiarmelo pena una sua caduta in corsa e partiamo per la casa della negrita.
Arriviamo al reparto Buena Vista,il piu' grande della citta' e abbandoniamo la strada centrale per inoltrarci nelle vie laterali.......vie che partono dalla citta',diventano strerrate seduta stante e che dopo un kilometro diventano campo vero e proprio....
Man mano che lasciamo la civilta' le case diventano sempre piu' diroccate e ci si inolta in quella che a tutti gli effetti e' la vera Cuba...una Cuba fatta di miseria ma anche di nobilta' di gente sull'uscio di casa a fare un cazzo e di altri immersi nel grasso fino al gomito nel tentativo spesso vano di tenere insieme col fil di ferro parti di un auto che gia' girava ai tempi di Al Capone.
A un certo punto in mezzo a quelle case non certo bene in arnese ne compare una decente,con un cortiletto e un patio.....odoore di soldi arrivati e altri in arrivo......
Il mago entra in casa e io aspetto fuori in scooter.....dopo un minuto esce la negrita ,si presenta e mi dice che l'inutile austriaco aveva l'aereo nel pomeriggio e che se volevo la sera si poteva uscire.
La invito a cena al Baturro e lei mi dice che si fa trovare direttamente davanti al locale alle 21.
La sera vado un po' prima al locale e mi faccio un Havana 7 come antipasto seduto sullo sgabello del bancone mentre la aspetto,arriva puntuale....
Deve essere partita con largo anticipo visto che abitava in culo a Giove oppure qualche negron l'ha accompagnata....cazzi suoi...l'importante e' che ora sia con me.
Arriva con corpo sinuoso ma muscoloso fasciato da un abitino rosso fuoco...la pelle nera e il vestito rosso......non ci sono poi molte cose di meglio su questa terra.....
Mangiamo e parliamo,ha vissuto un anno e mezzo in Belgio,da qui' la casa bella.......ma ora e' divorziata e sta' con questo austriaco con vuole portarla in mezzo ai birrai.
Ha un modo di parlare insolito per una cubana,parla piano,a voce leggermente bassa ma estremamente sensuale,non gesticola,ha un vocabolario forbito....e' un piacere starle insieme.
Torniamo alla terrazza sul parque,ci sediamo a un tavolino e per non saper ne' leggere ne' scrivere la fanciulla da sotto il tavolo si mette ad armeggiare coi miei santissimi e guardandomi negli occhi mi dice "esta noche te vuelvo loco...." o qualcosa di simile.......
Le dico di togliere la mano e di piantarla altrimenti le zompavo addosso li'....seduta stante sul tavolino e poi che capitasse quello che doveva capitare........
Lei si mette a ridere e...toglie la mano.
Una mezzora buona dopo,col serpe un po' piu' tranquillo ci dirigiamo verso casa.
Non entro nel dettaglio di una delle notti che ancora ricordo meglio delle tante passate a Cuba.
Comunque fu una notte davvero di tregenda che messa insieme alla notte prima mi avevano ridotto il creapopoli come la pelle di daino...
A quel punto,visto che la fanciulla aveva dimostrato che la parola inibizione non era presente nel suo vocabolario le chiesi se aveva sottomano un amica per la sera successiva in modo da movimentare ulteriormente la faccenda.
Mi risponde di si...che si poteva fare ma che a lei piaceva la pinga y nada mas,cosa che fra l'altro mi aveva piu' volte ampiamente dimostrato,e che non avrebbe operato anche con l'altra.....tutte e due con me si.....ma fra di loro no....
Ovviamente non alzai barricate di fronte a questa affermazione,diedi loro appuntamento alla terrazza per le 22 della sera successiva.
Passai la giornata dormendo,mandai a cagare il mago che si presento' a casa mia dicendomi che c'era una che voleva conoscermi,presi tutto cio' che la chimica acconsentiva,mi riempii di guarapo e mi preparai per la madre di tutte le nottate.
Al'appuntamento la negra si presento ' con una bella rubia.....in pubblico non feci nulla perche' saranno anche stati tempi tranquilli por la calle ma uno yuma che slinguazza in pubblico 2 fanciulle puo' non essere visto di buon occhio da chi gira vestito di grigio.
Andammo a casa,sospetto ancora oggi che quando Ramon mi vide entrare con le fanciulle si trovo' in qualche modo un punto di osservazione per godersi lo spettacolo.....
Ora.
Se il creapopoli e' uno e le gnocche 2 si crea qualche problema spazio temporale.
Ragazzi.....se le fanciulle non tortillano ci si fa un culo a capanna......anche perche' uno vuole anche fare bella figura......ma se ripeto fra di loro non agiscono tu e il tuo corpo sei sempre in prima linea e dopo 3 ore di quel tour de force non mi rimanevano diritti neppure i peli sulla panza.
Le fanciulle furono un qualcosa di spettacolare io diedi assolutamente il meglio,ogni goccia di sudore,ogni liquido,ogni atomo di energia venne utilizzato al meglio....finii che avevo la lingua slogata.....
Fui eroico,se avessi avuto la stampella come Enrico Toti...avrei azionato pure quella!
Non ripetemmo la cosa durante il resto della vacanza non so bene il perche' ma anche se successivamente ebbi modo di provare di nuovo una simile esperienza quella prima volta in terra cubana fu speciale.
Notti che non si dimenticano piu'.
2005.... O GIU' DI LI'
La satira su Michael Jackson - DANIELE LUTTAZZI

Davide e Luca, lette le battute recenti su MJ (ad. es. "Michael Jackson, nello stomaco solo pillole. Dubbi, invece, sul liquido verdastro rinvenuto nelle branchie" e "Resi pubblici i risultati dell'autopsia sul corpo di Michael Jackson: secondo i medici, il suo stomaco è talmente pieno di pillole che prima di mangiarlo i vermi dovranno esibire la ricetta" chiedono perchè non siano fascistoidi come nel caso Griffin-Anna Frank.
Il motivo è che Michael Jackson è vittima dei suoi eccessi, non c'è nessun carnefice. Quindi entra in funzione la regolina di Lenny Bruce legata al contesto: "comicità=tragedia+tempo".
Quella regola riassume empiricamente i meccanismi di reazione a una battuta. L'obiezione giusta, a questo punto, diventa: "Non sarà troppo presto per fare battute su MJ?"
Può darsi, ma quando a una battuta si applica "tragedia+tempo", non significa che, se è troppo presto, la battuta non faccia ridere in assoluto. Nel post Mentana a Elm Street scrivo infatti della sensibilità del comico: sta a lui decidere se è troppo presto. Magari il comico si sbaglia e TUTTO il pubblico fa buuu. Magari non si sbaglia e solo parte del pubblico mugugna, mentre il resto apprezza l'acidità della battuta. L'importante è che la battuta faccia ridere il comico. (Mi ripeto a scanso di fraintendimenti: la regola "l'importante è che faccia ridere il comico" NON si applica nel caso ci sia un carnefice, es: i nazisti su Anna Frank.)
Nel caso particolare di Michael Jackson, poi, la sua vita è stata talmente sopra le righe, controversa e leggendaria (il re del pop, l'accusa di pedofilia, Neverland, la camera iperbarica, il lama, la pelle sbiancata, la chirurgia plastica) che la sua morte non viene vissuta come una tragedia umana tipo l'uccisione di Carlo Giuliani (avvertite la vibrazione fascistoide di questo paragone?) ma come la scomparsa di un'icona, accorciando di molto i tempi.
Va considerato infine che "tempo" equivale a "spazio". Un evento luttuoso che accade geograficamente lontano da noi riduce la salienza della tragedia, anche qui accorciando i tempi.
Per tutti questi motivi, se oggi morisse Ligabue (lunga vita, caro Luciano!) sarebbe impossibile farci su delle battute.
Va ricordato che Jackson è stato assolto da ogni accusa di pedofilia. Battute che danno del pedofilo a Michael Jackson sono diffamatorie (reato).
sabato 26 giugno 2010
RESTAURI A SANTIAGO DE CUBA

Considerata la porta d’entrata del Centro Storico di Santiago di Cuba, la Piazza di Marte e i suoi paraggi si restaurano per il 25 luglio, 495º anniversario della fondazione della città.
L’architetto Omar López, direttore dell’Ufficio del Conservatore della Città, ha detto ad AIN che tale spazio appartiene al progetto Enramadas Vive, che abbraccia anche la popolata arteria commerciale e culturale omonima e il Callejón del Carmen.
Una delle novità della Piazza di Marte, con un programma di manutenzione sostenuta, è un portone che si chiuderà ad un determinato orario, per permettere l’esclusivo transito pedonale, ha spiegato lo specialista.
Tra le azioni che si stanno realizzando, ci sono il rinnovamento dei giardini, il miglioramento delle luci e l’attenzione ai lampioni, panchine e al pavimento.
Si sono anche riabilitati e puliti i monumento che perpetuano la memoria dei patrioti cubani, come José Martí, Perucho Figueredo, Francisco Sánchez Hechavarría, Orlando Fernández Montes de Oca, e Camilo Cienfuegos.
Un’interessante storia colloca la piazza nel XVIII secolo, quando la sua aerea era utilizzata per l’esercitazione delle truppe coloniali.
Anni più tardi, nel centro, su una colonna di vari metri di altezza, si alzò il berretto frigio, che rappresenta l’unità e la sovranità della Repubblica, mentre la base fu affiancata da quattro grandi cannoni di bronzo.
Il luogo entrò in auge nel XX secolo, con l’apertura nei suoi dintorni di esercizi, hotel, e altre unità che oggi mantengono i loro servizi e che stanno vedendo migliorate le proprie facciate.
Nella Piazza di Marte convergono tre importanti vie della città: Aguilera, Enramadas e il corso Victoriano Garzón, e sono molti quelli che riposano all’ombra dei suoi alberi o conversano animatamente di sport, visto che lì radica un famoso circolo santiaguero.
RACCONTO DI UN VIAGGIATORE

Devo dire che erano anni che ci fantasticavo.
A 17 anni portavo già il pizzo, i capelli neri lunghi ed il basco alla Che Guevara.
"El pueblo unido jamas sera vencido". Da brividi ..
Come al solito, essendo distratto (tutti i geni lo sono ) mi sono ridotto a far tutto all'ultimo minuto. Il bliglietto l'ho comprato la mattina prima, avendo trovato un volo della Cubana Aviacion ad un buon prezzo, 650 Euro circa.
Ce n'era uno adddirittura a 439 Euro ma partiva da Milano di sabato. Lo avevo trovato sul sito lastminutetour.it mi sembra.
Ovviamente non mi sono ricordato ne la crema solare e neppure tante altre cose che tanto però non mi sarebbero state utili.
Avete mai fatto caso a quante cose inutili portate in vacanza?
Oltre al vostro o alla vostra partner naturalmente
La mattina della partenza guardavo sconsolato le valigie. Peso complessivo 40 kg.
Ma dico io .. due bermuda e 3 magliette quanto diavolo peseranno?
In realtà nella valigia facevano bella mostra di se nell'ordine:
2 maglioni di lana caprina, 3 mutandoni della nonna, 1 colbacco stile Breznev, 1 cappotto della Gestapo che il nonno di Manuela teneva come trofeo e 2 paia di guanti di inaudito isolamento termico.
Questo perchè lei vi dirà sempre .. "e se fa freddo?"
L'aereo è normale, nel senso che non scorgo alcun portello inferiore tipo macchina degli Antenati. Questo lo ritengo rassicurante.
Entrando però scorgo di sfuggita all'interno della cabina del comandante strani idoli di legno, fumo d'incenso e piume di pollo insanguinate.
Glom, in quell'istante mi venne in mente che avevo sentito parlare della famosa Santeria cubana e dei suoi famosissimi riti propiziatori ...
Il tizio dietro di me, che sembrava uscito dal film di Boldi sugli Ultrà romanisti, disse "Ahò, nnamo bbene .. oggi se magna pollo".
9 ore e mezza di viaggio.
Sedili un pò strettini e file piuttosto ravvicinate.
Probabilmente erano stati studiati per favorire la socialità. Infatti devo dire che dopo neppure 10 minuti che avevamo slacciato le cinture (del sedile!) alcuni esponenti della fauna romana si erano già lanciati alla scoperta della fauna esotica.
E che fauna!
Arriviamo a destinazione. Il rito deve essere stato eseguito bene penso io.
L'aereoporto è pulito ed ordinato, con colori vivaci.
Ci mettiamo in fila davanti a degli uffici su cui campeggia la scritta "Officina de Immigracion" .. della serie qui siamo immigranti
Dopo aver preso le nostre valigie andiamo fuori alla ricerca di un taxi. Ne prendiamo uno di stato, sono piu cari ma almeno sono anche migliori.
Si parte .. è La Habana ragazzi, siamo a Cuba.
Sento un brivido lungo la schiena .. il taxi viaggia velocissimo, la strada non è illuminata. Dopo poco si cominciano a vedere le prime macchine .. dio, sono macchine degli anni 50 .. Buick, Crysler, Ford, Chevrolet ..
sulla strada le prime costruzioni, .. strane .. vecchie e un pò malandate ma colorate .. e c'è gente
Vedere le persone mi fa un certo effetto
Poi i cartelli della rivoluzione .. dio, la rivoluzione .. ma allora è vera .. sono a Cuba, non riesco a crederci ma ho gli occhi che cominciano a luccicare
è pieno di bici, e di piccole vecchie moto di modelli mai visti
ci sono i sidecar e la puzza di benzina
corre veloce il taxi, troppo veloce .. vorrei fermare quel momento, tenerlo dentro all'infinito
Alloggiamo presso una casa particular, sono case private a cui il governo ha concesso di poter ospitare i turisti.
Quartiere Vedado, bello, pieno di verde.
Fa caldo, molto caldo.
Ma questa è Cuba.
Caldo afoso. Un caldo da far sudare un masai.
Al soffitto un inutile ventilatore, i vetri alle finestre non ci sono, solo le persiane.
Però alla parete c'è un vecchio condizionatore russo. Ha le scritte in cirillico e quando lo si accende fa un rumore assordante. Ma funziona e, infilati nelle orecchie un paio di cottonfioc che sembro un marziano con le antenne, posiziono l'interruttore su quello che dalle figure (che il cirillico non lo padroneggio ancora ) intuisco sia "freddo".
zzzzzzzzzz
zzzzzzzzzz
La mattina presto l'aria si riempie di rumori di camion e puzza di gasolio incombusto.
Sono pigro di natura ma stavolta mi sveglio presto volentieri, complice anche il fuso orario che in Italia indicherebbe l'una passata.
C'è qualcosa nell'aria di diverso, qualcosa che non so spiegare. Cuba.
Esco sul balcone. Siamo in un quartiere tranquillo, fatto di case costruite negli anni 40 e 50, prima della rivoluzione, che si affacciano su stradine piene di verde.
Le guardo meglio ed allora mi accorgo delle crepe, della ruggine, del degrado che intacca lo splendore di un tempo.
Mi danno una strana sensazione, di qualcosa che non va.
Ma subito il mio sguardo si posa su ua bella cubana che passa sotto il mio balcone. Hmmm, passo felpato e sguardo di velluto. Ed allora lo sguardo interrogativo di poco prima si trasforma in un sorriso inebetito da vero servo della gleba.
Maledetti ormoni.
Si fa colazione e ci si prepara ad andare.
Il nostro vestiario è estremamante originale: maglietta con le scritte, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica. Ed a tracolla la fiammante telecamera digitale comprata la mattina prima di partire alla modica cifra di 860 Euro.
E chi mai si sognerebbe di dire che siamo turisti?
Usciamo.
Emozione, quell'emozione che senti nello stomaco.
E' tutto nuovo; le case, le persone, le piante.
Chiediamo ad un ragazzo che sembra uno studente come arrivare in centro e lui dopo averci chiesto se siamo italiani comincia a parlare con discreta padronanza la nostra lingua.
Uno studente di lingue . E' gentilissimo e ci indica come arrivare alla Habana storica o sul Malecon, il famoso lungomare.
Passeggiamo rapiti dalle novità, con gli occhi mobili e curiosi. Dopo una ventina di metri arriviamo ad un piccolo parco in cui notiamo degli alberi di ficus dal tronco gigantesco e poco più in là c'è un piccolo mercato di verdure e frutta.
Ci sono le banane. E c'è l'ananas, la frutabomba, la papaya, le patate americane, degli aranci dalla buccia verdastra e persino il cocomero.
La vista delle bananine mi spinge subito a pensieri di spesa proletaria all'interno dei vasti bananeti di cui, nella mia mente, Cuba deve essere piena.
Di fronte al mercatino c'è un negozio malandato. Sugli scaffali di legno annerito non c'è quasi niente. Il commesso, sulla quarantina, parla con due anziane signore ma sembrano più chiacchiere per passare il tempo che la classica domanda "cosa le do signora?".
Ci incamminiamo verso una strada più trafficata. Bianchi, mulatti, neri, in tutte le sfumature si mescolano per le strade affollate.
Dopo poco ci imbattiamo in un gruppo di studenti. Sono tutti in uniforme. Le ragazze indossano camicette bianche e dei gonnellini corti avana che lasciano scoperte le gambe.
Mi sento un pò in imbarazzo, avranno al massimo 14 anni. La mia ragazza si lascia sfuggire una smorfia e borbotta "cominciano presto ad essere donne qui".
Sulle strade macchine di tutti i tipi, a volte stracariche di persone, soprattutto quelle vecchie.
Arriviamo a contare sino a 6 persone per macchina. Niente cinture e poco dopo noto che in moto nessuno porta il casco.
"Avranno la testa dura" dico tra me e me.
E dalle radio .. musica cubana.
El Rrritttmooooo della salsa.
Mentre passeggiamo capita che ci chiedano se siamo stranieri.
Cerchiamo di evitare di entrare in confidenza, preferisco stare sulle mie per i primi giorni, sino a quando non capisco come vanno le cose qui.
C'è un pò di timore, qui tutto è diverso e ci sentiamo un pò come i turisti faidatè della pubblicità.
Ad un certo punto siamo noi a chiedere una informazione ad una coppia che ci sembrava affidabile.
Sono marito e moglie e si dimostrano molto cortesi. Cominciano a spiegarci un pò di cose e sembrano intenzionati a farci da guida. La cosa non mi fa impazzire ma ormai sembra scortese dirgli di no.
Ci dicono di stare attenti a non comprare i sigari perchè spesso sono .. come dire .. "taroccati".
Ed allora Manuela ha la brillante idea di chiedere "e allora dove dovremmo comprarli?".
Mi sento un pò Pinocchio che ha incontrato la volpe ed il gatto in compagnia di una amante degli animali
Capisco la gravità del momento e cerco di cambiare argomento. Ma la frittata è fatta. Cominciano a dirci che lei lavora in una fabrica di sigari e che le danno due scatole di sigari al mese per arrotondare il magro stipendio. Gli stipendi a Cuba sono davvero molto bassi. Si parla di 10 dollari al mese, qualche volta meno. Sembra però che la polizia guadagni di più, sino a 40.
Nel frattempo visitiamo l'Università de La Habana.
Bella e verde, piena di studenti. Da li ci incamminiamo verso il centro ma passiamo per la parte più degradata della capitale.
Le cose qui sono messe davvero male. Alcune case cadono letteralmente in pezzi, la vernice è ormai scolorita, crepe e ruggine sono la regola.
Non ci sono gatti per le strade, strano per uno come me abituato ai grassi e grossi felini della Roma antica. Solo qualche cane malandato e magro.
Arriviamo ad una via speciale, piena di murales variopinti e di strane sculture.
E' la via dedicata alle opere di un famoso pittore cubano.
Ci sono piccole stanze dentro alle quali vi sono oggetti dipinti, statue di legno, persino una bici di inizio 900. Alcune sono dedicate alla santeria, con i suoi strani idoli a metà strada tra l'animismo delle religioni africane e il cristianesimo con i suoi santi ed i suaoi martiri.
La mia attenzione viene attratta dalle grida di alcuni ragazzini radunatisi intorno ad una fontana. Ci avviciniamo curiosi.
"Ehi, ma c'è un coccodrillo nella fontana!".
E' piccolo, circa mezzo metro ma è pur sempre un piccolo mostro in miniatura.
Alla fine della via c'è un piccolo chiosco che vende piante medicinali. Della serie occhio malocchio prezzemolo e finocchio.
Soprattutto finocchio
E son tutte erbe allo stato di erba. Si, insomma, mica in bocce di vetro, tagliuzzate o tritate. Qui le piante sono allo stato di materia prima non lavorata. E' davvero originale. Sembra il laboratorio di Amelia la fattucchiera.
Dal numero di persone in fila per comprare quele erbe comprendo che qui sono in molti a curarsi così.
Siamo un pò stanchi ed assetati, sentiamo il bisogno di fermarci un pò.
Ci sediamo in un bar all'aperto, con musica di sottofondo che ricorda quella di Buena Vista Social Club. Su una parete ci sono appesi numerosi CD di musica cubana, la nostra guida ci dice che costano poco.
Prendiamo un mojito, il famoso drink cubano a base di rhum, zucchero di canna, limone e foglie di menta. Insomma una limonata a cui ci metti la menta, dai.
E purtroppo si ricomincia a parlare di sigari. Le nostre guide ci propongono di comprarli da loro.
Io non ne ho assolutamente voglia. E poi sono contro il fumo. E poi sono contro la vendita sottobanco.
E poi .. girala come vuoi, io i sigari non li voglio.
Ma Manuela i sigari li vuole che li deve regalare. E poi il suo capo gli ha chiesto una scatola e ha detto che gliela paga. Mi stupisco a sentire quanti dei suoi amici tenevano incubato sto desiderio di sigari cubani .. e se non venivamo a Cuba che facevano? Gli venivano le voglie a forma di sigaro?
Ma i due la buttano sul commovente. Hanno due figli e lo stipendio è basso, hanno bisogno di arrotondare. Piuttosto che comprarli da un'altra parte ci chiedono di comprarli da loro, almeno gli diamo una mano.
E vabbè, decidiamo di prendere una scatola. Sono i Cicos, dei sigari piccoli e sottili, simili alle sigarette. 50 sigari a 40 dollari. Mi sembra un furto. Paghiamo i 4 mojito: 16 dollari. Uno sproposito per dell'acqua zuccherata. Litigo col barista ed anche con il gatto e la volpe.
Sono nervoso, conscio di essere in una situazione in cui non avrei voluto trovarmi.
Una volta fuori facciamo altri 100 metri in compagnia, sino all'inizio della Habana storica, e poi ci dividiamo.
L'Havana storica. Anzi .. La Habana.
Quella che si fregia dell'appellativo di patrimonio mondiale sancito dall'Unesco.
Ci accoglie il Capitolio, una struttura gigantesca, con uno stile che ricorda vagamente quello della Casa Bianca americana.
Decidiamo di visitarlo. 4 dollari a testa, mojito compreso. Ci rendiamo conto che qui i turisti vengono trattati come agrumi. Persino per andare in bagno si paga, 20 centesimi di dollaro. E come se da noi, per andare in toilette alla stazione, si dovessero sborsare 25 euro. In tal caso occorrerebbe starci 3 ore per ammortizzare i costi, ahivoglia a leggerti riviste .
Ora la struttura viene usata come centro congressi ed incontri. Passeggiamo per i corridoi semideserti e le grandi sale. Le uniche presenze sono qualche turista ed il personale vestito con una sorta di uniforme dal sapore militare. E' incredibile quante persone vengano impiegate. Ce ne sono ad ogni angolo, soprattutto donne, sedute ad una scrivania ed intente a chiacchierare tra di loro del più e del meno.
Dopo la visita ci sediamo ad un tavolo su una grande terrazza che dà sulla piazza antistante l'edificio.
Il caldo è micidiale ma nonostante ciò la piazza brulica di persone. Ci sono i taxi particular, e li riconosci perchè son sempre macchine vecchie, a volte d'epoca. Per un turista è sempre una cosa moolto pittoresca girare in una Chevrolet Sedan del 56
Ci sono dei taxi gialli a 3 ruote, che sembrano una sorta di guscio, senza portiere. E poi ci sono quelli a 3 ruote .. si, ma sono bici e tu guardi questo poveretto che spinge sui pedali sotto il sole cocente e cominci a sudare per lui. Potenza della solidarietà.
Dopo il secondo mojito in 2 ore il mio alito ormai profuma come una piantagione di canna da zucchero e menta piperita.
Lasciamo l'edificio e ci immergiamo nel centro storico.
Ho la telecamera con me e ne approfitto per riprendere un pò di immagini suggestive, senza però lasciarmi prendere dal desiderio di filmare solo quel che ci si aspetta di vedere da un posto del genere.
Cerco di filmare le persone, cercando di cogliere le loro espressioni, di intuire i loro pensieri. Sono venuto qui per capire, non so che cosa, forse me stesso, forse il mio perenne desiderio di fuga. Vorrei sfiorare la vera anima di questo paese, non solo quella dei depliant turistici, della salsa e della rivoluzione, quasi fosse un viaggio dentro me stesso spinto dal bruciante desiderio di guardarmi l'anima. Senza compromessi.
Ogni tanto però, causa alcune fastidiose scariche ormonali, il braccio che sorregge la telecamera si inclina paurosamente verso il basso di alcuni esponenti di questa umanità. Grazie al solerte intervento della mia compagna che mi effettua un immediato quanto energico massaggio a cinque dita sulla nuca, si tratta solo d'un attimo e nulla più.
Non abbiamo una mappa e non ci resta altro che seguire il nostro istinto e la moltitudine di persone.
Attraversiamo una strada trafficata e resto a guardare divertito un paio di persone intente a spingere un trabicolo.
Vengo bruscamente riportato alla realtà dal suono di un clacson e girandomi vedo un bestione di tir passarmi ad appena un metro. Quel che trasporta però mi lascia a bocca aperta. Appoggiata al supporto del tir c'è una carrozza passeggeri.
Da non credere .. è un autobus!
Dentro le persone stanno stipate come fossero giapponesi in metropolitana a Tokio. E se non sono tutte appena tornate dal mare quello strato d'acqua sulle loro facce deve essere sudore.
Nella mia mente le immagini reali si sovrappongono alla scena in cui Fantozzi cerca di salire sull'autobus e mi ritrovo a sorridere come uno scemo nonostante la drammaticità della scena. Uno di loro mi saluta, ma forse è solo l'ultima estrema manifestazione di un passeggero in preda ad una convulsione da surriscaldamento.
Passiamo di fronte al Floridita, famoso ristorante noto per il suo ottimo Daiquiri (un mojito a cui togli la menta) e per alcune celebri frequentazioni del passato. Ha le vetrate che non lasciano intravedere l'interno e questo gli dona un'aria un pò esclusiva, da locale tipicamente per turisti.
Prendiamo la strada che, a giudicare dal viavai, deve essere quella principale.
La strada è un pò strettina, affiancata da edifici a pochi piani, alcuni dei primi decenni del secolo scorso (mi accorgo che faccio fatica a considerare il 1940 come appartenente allo scorso secolo .. ) altri piu recenti.
Ci sono molti piccoli chioschi, alcuni vendono ciambelle altri una sorta di pizza. Solo che con il caldo che fa il solo pensiero di mangiarmi una ciambella fritta mi provoca un brusco aumento del colesterolo.
La via è molto trafficata, piena soprattutto di turisti e le macchine non possono passarci.
Il mio sguardo si posa sulle vetrine di alcuni negozi. Questi dovrebbero essere i negozi di una via importante, ma sono tristemente dimessi e i vestiti posti in esposizione sono simili a quelli delle bancarelle dell'usato di Porta Portese dove la domenica trovi oramai solo stranieri in cerca di cose a buon mercato. Cose che sembrano venir fuori dal guardaroba di un nostalgico degli anni 60.
Dopo un pò incrociamo una via trasversale ma su questa le macchine possono viaggiare.
Ne vien fuori una Chevrolet rossa fiammante. Anche gli interni sono rossi e, a giudicare da qualche sbavatura di vernice rossa sui fari, sembrerebbe appena uscita dal carrozziere che l'ha riverniciata. A bordo ci sono due che sembrano la trasposizione cubana del nostrano "boro scatenato" o di Fonzie se volete.
Capelli corti, abbronzati (ma questo è di serie) e con la musica a tutto volume. Ma stavolta al posto della techno c'è la salsa.
Dal loro sguardo comprendo che devono essere molto fieri del loro gioiellino.
"In fondo lo sarei anche io" dico a Manuela sorridendo.
"In fondo in te c'è sempre stato un Fonzarelli" ribattè lei ridendo ed esibendo entrambe le mani a pugno col pollice alzato.
"Ti ci troveresti bene qui".
"Hmm, spiritosa". Gli deve essere rimasto il ricordo delle mie riprese naturalistiche di prima.
Riprendiamo a camminare e senza volerlo la mente cede al pensiero di me in quella macchina, abbronzatura caraibica e mano sinistra fuori dal finestrino. "Heey, pupa ..vuoi un passaggio?" Come si dirà in spagnolo? "Hola pupas, vuoles un passaggios?" He he he , mi sento proprio ganzo.
"Sveglia Fonzie"
"Eh? Che c'è?" .. proprio ora che la pupa stava salendo in macchina.
"Ah nulla, mi era sembrato stessi sorridendo da solo come uno scemo"
"Pensavo a quei due nella macchina di prima sai". Meno male che non mi chiamo Pinocchio.
"Sembravano due scemi"
"Hmm, .. però dovevano essere simpatici, anzi .. ne sono sicuro" dico io con una gamba ancora nella Chevrolet.
"Simpatici maa .."
" .. ma scemi, ho capito".
Io ci ho provato, ma dopo tre anni di convivenza non deve essergli difficile leggermi come un libro aperto.
C'è musica dappertutto. Una quindicina di metri piu avanti c'è una piccola folla davanti ad un locale da cui proviene della musica dal vivo. E' una sorta di bar e vicino all'ingresso, in uno spazio di pochi metri quadrati ci sono una mezza dozzina di musicisti.
Uno di loro è un nero coi capelli biondi raccolti in treccine che suona qualcosa che somiglia alle maracas. Cantano tutti, è bello sentirli, mette allegria.
Ed infatti la gente si ferma, ascolta, sorride rapita. Qualcuno balla persino. Una signora sulla quarantina, ancheggia elegantemente nonostante un fisico tondeggiante, che non deve aver mai conosciuto la dieta.
"Vedi i cubani come ballano bene?" dice Manu impegnata con la telecamera a riprendere il tutto.
"Già, è vero, guarda la signora come fa la mossa"
Dentro ci sono un paio di bionde, tedesche forse, e qualche altra persona. Sono tutti bianchi però. Sembrano tutti .. turisti ..
Con la coda dell'occhio noto una persona al pimo piano del edificio che sorge di lato al locale. Si tratta di un vecchio edificio color salmone, una tinta davvero insolita persino in un paese come questo.
Al primo piano c'è un uomo, direi sulla trentina anche se la vita non deve essere stata generosa con lui. Sorride ed è un soriso sdentato, capelli arruffati ed occhi da bambino. Sorride ascoltando la musica e guardando la piccola folla assiepata di fronte al locale.
Non fa null'altro .. guarda e basta.
Ma c'è qualcosa di diverso in quel guardare e basta, qualcosa che non mi spiego, che non appartiene al mio mondo.
Riprendiamo a camminare ma non riesco a togliermi dalla mente quegli occhi da bambino e quel viso sorridente. Un sorriso sdentato.
Amaro. Sento un sapore amaro in bocca.
Un sapore che non mi spiego.
"Ho fame". Nel linguggio maschile questa esclamazione ha un significato ben preciso: ho fame. Mi accorgo che desidero un posto tranquillo, non m'importa che sia caratteristico ma solo che sia pulito, fresco e che nessuno cerchi di fregarmi. Sono nervoso e stanco, ed in momenti come questi tendo a diventare un pò conservatore, cercando posti che mi siano in qualche modo familiari.
Hotel Floridita.
Il grande portone d'ingresso è aperto. Da fuori sembra un posto di lusso, con un bel patio interno. Alcuni grossi ficus ed altre piante ornamentali lo rendono molto gradevole. Nel centro c'è una piccola fontana e tutto intorno ci sono tavoli e persino dei divani.
C'è poca gente, forse per il prezzo mi dico. Ho l'impressione che le cose turistiche qui non siano molto economiche, persino raffrontate con i nostri standard occidentali. Mi ricorda la situazione nella Romania degli anni 80 quando c'erano due prezzi, quello per turisti e quello per i romeni. Una notte in uno squallido albergo per uno straniero poteva costare anche 40-50 dollari, un costo assurdo soprattutto alla luce del pessimo servizio fornito e della scarsa qualità delle stanze.
Decido però di entrarci preso da una sorta di disperazione .. della serie voglio il grand hotel excelsior, a costo di mangiare un tramezzino.
Sui tavoli c'è il menù: non mi viene da credere, i prezzi sono buoni ed i piatti mi sembrano invitanti.
Ci sediamo un pò in disparte, dietro ad un colonnato ed aspettiamo il cameriere. Ci si presenta dopo poco, gentile e cortese in maniera assolutamente naturale. Mi stupisce perchè sino ad ora tutti quelli che sono stati gentili con noi lo facevano per un interesse non dichiarato, il che rende ancor piu amaro scoprirlo in seguito. Lui no, sembra proprio un bravo cameriere di un ristorante italiano di buon livello.
Prendiamo entrambi del pollo, io sotto forma di una sorta di insalata e Manuela un bel coscio arrosto. Da bere spremuta d'arancia ed un pò d'acqua minerale che Manuela, come tutte le donne d'altronde, chiede rigorosamente senza bollicine e magari pure a temperatura ambiente. Argh, ci porteranno dell'acqua di rubinetto come al solito
Come contorno chiedo "arroz nigro" .. che non vuol dire "negro arrosto" bensì riso nero. Mi ricordo infatti che qui non si usa tanto il pane bensì il riso, cucinato in 2 modi: bianco o nero, manco fossero juventini.
C'è un bellissimo silenzio, rotto solo dal debole gorgoglìo dell'acqua nella fontana e dai sussurri delle pochissime persone nella sala, perlopiù turisti a prima vista tedeschi od inglesi, seduti sui divani ed intenti a leggere qualche libro o giornale. Pensare che solo a 10 metri c'è di nuovo il caldo umido, la folla ed il rumore di una grande città.
Si sta benissimo ed io mi sento come rinascere, felice ed incredulo di trovarmi in un posto così. Sorrido a tutti, cosa importa se mi prendono per scemo. Devo essere contagioso nel mio sorridere perchè comincia anche Manuela. E' felice anche lei, glielo si vede dipinto in volto.
"Questo posto sembra uscito fuori da un film" le dico.
Parliamo piano, sussurrandoci come se fossimo in una chiesa, come se l'eco delle nostre parole nella grande sala fosse troppo indiscreto, invadente .. pettegolo.
Il patio sale sino al soffitto, alto una quindicina di metri e fatto di vetri lievemente azzurrati. Al primo ed al secondo piano ampie balconate in legno corrono tutto intorno al perimetro; ci sono delle porte, forse sono gli appartamenti. E' tutto talmente bello qui che non posso fare a meno di fantasticare su come siano le stanze.
Dopo un pò ci portano le pietanze, ed hanno davvero un bell'aspetto. La mia insalata non è male ma il coscio di Manuela è molto piu gustoso. Gliene rubo un pò e mi prendo la forchettata di rigore sulle dita. Mai rubare qualcosa dal piatto di una ragazza che avete portato al ristorante.
Dopo un pò arrivano dei cubani e si siedono al tavolo accanto al nostro. C'è una signora di colore, un tipo alla big mama, con degli occhialetti da vista che ne ingentiliscono il viso paffuto, ed un paio di uomini. Hanno tutti un bell'aspetto, curato e cordiale. Uno di loro estrae un flauto traverso da una lunga scatola di legno e lo posa sul tavolo.
"Sono musicisti" dico a Manuela.
"Non ti si puo nascondere nulla, eh?" risponde lei ghignando.
In risposta le rubo un'altro pezzo di coscio, ricavandone l'ennesimo acuto fastidio alle falangi.
Dopo un pò si alzano e, dopo averci sorriso vedendo che li guardavamo, si dirigono al centro del salone, a fianco della fontana dove ci sono dei leggii con degli spartiti che all'inizio non avevo notato.
Chiacchierano un pò tra loro, immagino per sincronizzarsi, e poi cominciano a suonare. Ci sono il flauto, le percussioni, la chitarra e lei alle maracas.
Musica cubana. Dio, è una meraviglia .. sembra proprio quella che avevamo sentito nel film Buena Vista Social Club e che ci aveva fatto sognare Cuba, quella di Compay Segundo, un tipo incredibile di oltre 80 anni che, con voce roca per i tanti anni ed i troppi sigari, parlava d'amore come se avesse ancora vent'anni e che fumava il sigaro assaporando un bicchiere di rhum appoggiato ad una vecchia sedia d'un locale dell'Havana.
La batteria della telecamera è andata, dura troppo poco, un'ora o poco più di ripresa. Quando torno devo ricordarmi di comprarne una di riserva. E' sempre così ultimamente con le cose elettroniche .. le compri e scopri che hanno un punto debole che dovrai ovviamente rinforzare in seguito sborsando altri soldi.
Peccato non poter riprendere, ma tornerò domani penso.
Quando lei comincia a cantare mi viene la pelle d'oca ed un brivido mi corre impazzito lungo la schiena. Mi sento emozionato, è una sensazione forte che mi arriva da dentro, prepotente.
Non so di cosa parlino quelle canzoni, ma in fondo tutte le canzoni del mondo sono poi le stesse.
Parlano d'amore, amori a volte impossibili, a volte pieni di felicità.
Parlano di amicizia, dei ricordi che non si lasciano sbiadire, piccoli preziosi scrigni della propria memoria. E parlano di uomini, di quelli che hanno fatto la storia, .. e di quelli che nessuno ricorda mai, se non coloro che li hanno troppo amati.
UNA FAMIGLIA DI IDIOTI

Vittorio Emanuele II rischia di finire sotto processo a Roma per la vicenda dei nulla osta legati ai videopoker, caso scoperto nel 2006 dalla magistratura di Potenza tanto che il principe finì in carcere su iniziativa del pm Henry John Woodcock. A sollecitare, nella capitale, il processo per il figlio dell’ultimo Re d’Italia, e per altre cinque persone, è stato il pm Andrea De Gasperis. Una vicenda approdata a Roma dopo che il tribunale di Potenza si spogliò del caso invocando la propria incompetenza territoriale.
Alla sbarra, oltre a Vittorio Emanuele II, potrebbero trovarsi anche Rocco Migliardi, Nunzio Laganà, suo stretto collaboratore, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca, ritenuti gli organizzatori della "holding del malaffare". Secondo l’accusa, a partire dal 2004, i sei avrebbero messo in piedi un’associazione per delinquere «impegnata nel settore del gioco d’azzardo fuori legge, attiva nel ’mercato illegale dei nulla ostà per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso». Proprio come aveva ipotizzato l’allora pm di Potenza Woodcock, il quale ha commentato: «Ancora una volta parlano gli atti processuali. Rilevo con soddisfazione che la Procura di Roma ha valutato in maniera conforme alle valutazione che aveva fatto la Procura di Potenza».
A pronunciarsi sulla richiesta della procura della Capitale, il 14 luglio prossimo, sarà il gup, Marina Finiti. Vittorio Emanuele II si è sempre dichiarato estraneo ai fatti contestati. Quando fu arrestato, il 16 giugno 2006, rimase in carcere per una settimana. Secondo la procura di Roma, l’associazione era dedita «anche al riciclaggio - è detto nel capo di imputazione - di denaro proveniente da attività illecita tramite l’instaurazione di relazione con Casinò autorizzati, a cominciare da quello di Campione d’Italia con cui Savoia e altri imputati avevano instaurato un rapporto stabile che prevedeva l’impegno di coinvolgere, con l’evidente finalità di farli giocare, facoltosi personaggi siciliani», suoi amici. Uomo chiave in questa attività, per gli inquirenti, era Rocco Migliardi, soggetto «legato - si legge nel capo d’accusa - alla criminalità organizzata».
L'oro slovacco

Si attende ora una coraggiosa denuncia con successiva inchiesta per sapere quanto la Federazione Gioco Calcio Slovacca e quella Neozelandese (forse con grosse partite di pecore Merinos) abbiano pagato gli italiani per farli giuocare così da schifo. Se vedremo Iaquinta, De Rossi, Montolivo, Marchetti, Gattuso, Zambrotta e l'orripilante Pepe giocare il prossimo campionato nello Spartak Trnava o nello Ruzomberok della Corgo? Liga, la Lega slovacca, avremo la risposta. Ma ne dubito.
DICA INS'ALLAH
A corto del solito pillolame senza il quale oggi non si può sopravvivere, per la dislipidemia (il "polistirolo alto") la pressione sanguigna etc etc, vado da un medico di Johannesburg accanto all'albergo per farmele riordinare. E' una giovane dottoressa congolese, che prontamente scambio per l'infermiera con classica gaffe di razzismo misto a maschilismo (Buongiorno, vorrei vedere il dottore. Buongiorno, il dottore sono io. Ah, uh, ooops). E' di religione mussulmana, oddio oddio dove sono finito, maledizione al concierge dell'hotel che me l'ha indicata. Espone il Giuramento del Medico Islamico alla parete, invece dei soliti diplomi e ceritificati di laurea e non posso esimermi dal chiederle in che cosa cosa consista. Lei, serissima: "Non posso fare aborti, I am sorry". Fortunatamente, io sono troppo vecchio per restare incinta, le rispondo e mi regala una risata. Questo Sudafrica è pieno di sorprese.
LA DISPENSA E' VUOTA
Facciamo tutti i processi, organizziamo tutti i plotoni di esecuzione che vogliamo, ma, con l'eccezione di Balotelli se Benitez all'Inter gli sviterà e gli riavviterà la testa al posto giusto, temo che abbia ragione Lippi quando dice che fenomeni rimasti in Italia non ci sono. Cassano e il ragazzo pazzo dell'Inter sarebbero serviti forse a farci arrivare agli ottavi, illudendoci di essere ancora qualcosa nel pallone mondiale, Sirigu il portiere del Cagliari è bravino e Ranocchia del Bari è un buon difensore, se guarirà del tutto, ma la dispensa del calcio italiano, il calcio dei nati o cresciuti in Italia, è vuota. Non ci sono Totti, Del Piero, Baggio, Materazzi, Cannavaro, Zambrotta, Pirlo, Buffon, Grosso, Toni, Maldini, Baresi, Nesta, Gattuso, Perrotta, et al. di 23, 24 o 25 anni che scalpitino sui nostri miserabili e spellacchiati praticelli di "A" o di "B", nel mezzo di orribili stadi e se anche ci fossero non li farebbero giocare.
LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE
La cattiva notizia è che fra poco più di due mesi dovremo rivedere la Nazionale di calcio italiana in una partita ufficiale di qualificazione agli Europei 2012 contro l'Estonia (3 settembre). La buona notizia è che almeno questa Nazionale di Lippi non la rivedremo più.
TIFOSI ODIOSI
Niente è più insopportabile e ripugnante di un tifoso di calcio con la maglietta (e magari la trombetta) di una squadra ancora in gara dopo che la tua è stata sbattuta fuori a pedate nel deretano. Come accade al risveglio da una ciucca con il mal di testa e la nausea, ti rendi improvvisamente conto di quanto siano (siamo) scemi a ricadere nel vizio. Fino alla prossima ciucca, naturalmente.
VA FUORI D'ITALIA
Per non perdere un'altra buona occasione di stare zitto, l'autorevole esponente Leghista Calderoli ha chiesto che non vengano più fatti giocare gli stranieri nel nostro campionato di calcio. Resta da capire che cosa egli intenda per stranieri: tutti quelli nati a Sud del Rubicone?
VITTORIO ZUCCONI
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