martedì 17 agosto 2010

LITFIBA E DELL'UTRI


BENVENUTI nello Stato libero di Litfiba. Il Reunion Tour della band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli è arrivato alle ultime battute (stasera l'ultima data a Catanzaro) facendo la gioia di vecchi e nuovi fan che hanno affollato i loro concerti, felici di riascoltare dal vivo il repertorio "d'altri tempi" dei rockers toscani. Una tournée estiva potente e provocatoria che ha girato l'Italia su un palco senza scenografie o effetti speciali, che ha sprigionato energia ed entusiasmo puntando su pezzi storici come Proibito, Paname, Bambino, Tex, Cuore di vetro, Ci sei solo tu, Lacio drom, Cangaceiro, Maudit, Ritmo #2, Sparami, Lulù e Marlene, oltre alle recenti Sole nero e Barcollo.

Tutti contenti e soddisfatti, come dimostrano i video "rubati" e i commenti apparsi su Youtube. Tutti tranne uno. "I Litfiba hanno offeso l'intelligenza dei giovani siciliani, almeno di quelli, e sono proprio tanti, che sanno ascoltare buona musica senza farsi fuorviare da squallidi messaggi populisti e demagogici. Parafrasando una loro canzone, li invito a non alimentare quell'ignoranza che uccide più della fame". Sono parole dell'assessore alla Cultura e alle politiche giovanili della Provincia di Palermo, Eusebio Dalì, 34 anni, esponente del Pdl-Sicilia di Micciché, che non ha gradito l'esibizione della band nell'unica data siciliana, lo scorso 13 agosto, a Campofelice di Roccella (Palermo). L'assessore, che era tra il pubblico, accusa in particolare Pelù di aver "lanciato delle invettive contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusando lui e i suoi più stretti collaboratori di collusione con la mafia, denigrando il popolo siciliano".

LE PAROLE DI PIERO PELU'

Dalì fa riferimento ad alcuni dei momenti più acclamati della serata, come dimostrano i video già apparsi su internet. Come in apertura di ogni loro concerto, i Litfiba hanno salutato il popolo del rock con una serie di dediche, accolte ogni volta con urla e applausi. A Campofelice Pelù ha iniziato salutando il "popolo di Trinacria" dando poi il benvenuto al concerto "per gli spiriti liberi, a chi crede che Dell'Utri ci ha rotto il c..., giusto per mettere in chiaro subito le cose". Ha poi proseguito "per chi è contro i mezzi di distrazione di massa" concludendo con "benvenuti nello stato libero di Litfiba" per lasciare spazio alla musica con Proibito. Poi, durante la serata, mentre sul palco sfilava una finta bara con la scritta "Gelli", Pelù ha "commemorato" la "morte della P2": "Partecipano al suo dolore la mafia siciliana, la 'ndrangheta calabrese, la camorra napoletana, il vostro conterraneo Marcello Dell'Utri, e naturalmente papi-Silvio Berlusconi. La P2 è morta. Viva la P3!" ha detto Pelù .

I fan siciliani hanno già messo online brani e spezzoni del concerto, comprese le frasi "incriminate" (ma riferimenti simili sono presenti anche in altri video tratti dalle altre date del tour), commentando con entusiasmo la performance dei Litfiba senza alcun riferimento ai contenuti. Diversa la reazione dell'assessore Dalì che ha affidato alle agenzie di stampa la sua delusione. "Renzulli e Pelù - scrive Dalì - sono venuti in Sicilia a fare propaganda politica, con la tipica presunzione di chi crede di essere depositario di verità assolute e per questo poter inveire contro tutto e tutti, senza alcun freno inibitorio. L'essere acclamati ogni volta che si apre bocca non giustifica gli eccessi verbali violenti che creano odio e divisioni. A Campofelice di Roccella io c'ero e non mi sembrava di stare a un concerto, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio: è stato sconcertante assistere ai reiterati strali di Pelù, sconfortante vedere tanti giovani lasciarsi passivamente inglobare in una cultura dell'anti, senza senso e senza costrutto".

La rabbia è tanta e l'assessore non si limita a criticare ma chiede che gruppi come i Litfiba non si esibiscano più nell'isola. "Invito l'incolpevole sindaco Vasta - scrive ancora Dalì, facendo riferimento al Comune di Campofelice che ha patrocinato la serata - e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi". Infine, conclude rivolgendosi ai Litfiba invitandoli "a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, a fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono".

Andare, tornare forse


Lasciare l’Italia dopo una meravigliosa avventura con un branco di cuccioli tra le colline e il mare di Romagna, comprensiva di delizie agroalimentari, struggenti affetti familiari, bruciori da meduse, calvari di zanzare, vomitate dal mal d’auto, gelati a tappeto, corse dall’umanissimo pediatra romagnolo che risolve tutto con sorriso e purga (la Sanità italiana sarà anche “mala”, ma i sanitari sono ancora “boni” e capaci di diagnosi senza trasformarsi in jubox per analisi, test, radiomagnetoscannoecosonografie a gettone) è un esercizio di profonda malinconia. Neppure la promessa di ignorare i giornali e di non guardare mai i TG (promessa mantenuta) per 15 giorni evita di sapere che il futuro dell’amministrazione nazionale è affidato a lettere anonime di qualche servitorello del regime su una cucina da 4 mila euro – braccino corto – forse acquistata dal Presidente della Camera e destinata a chissà quale appartamento, nel liquamene del familismo che ammorba ogni scelta. L’Italia produce il solito, doppio, contraddittorio e schizofrenico sentimento: un desiderio cocente di restare, ignorando il miserabile orrore che la impregna, e un desiderio bruciante di andarsene, per non assistere più al miserabile spettacolo che ogni giorno chi la dovrebbe rappresentare offre, direttamente o indirettamente. Buona fine Agosto,

VITTORIO ZUCCONI

BAR PER GAY

Roberto Chile: “El regreso de Fidel nos ha puesto alas a todos”


Al cineasta y curador de arte Roberto Chile lo encontramos en la tarde del 13 de agosto en el malecón habanero, junto al lugar donde la Brigada Martha Machado levanta su “Muro contra la guerra”, y no pudimos resistir la tentación de entrevistarlo brevemente para La pupila insomne.

P: Usted que ha estado tantas veces cerca de Fidel y supongo que se haya sentido tan mal cuando él se enfermó, qué siente al verlo ahora recuperado, en este 13 de agosto, que es además su cumpleaños.

Roberto Chile: Yo he estado tan cerca de Fidel como el pueblo, yo no creo que haya estado más cerca de él que el pueblo, ni creo tampoco que haya sentido más que el pueblo la ausencia de Fidel durante algunos años, ni creo que haya sentido más alegría que la que ha sentido el pueblo al verlo recuperarse. He sentido tanta alegría como el que más, yo no creo que haya sido la alegría mía la mayor y poniendo ese parámetro, puedo decir que estoy seguro que la gran mayoría de los cubanos se han sentido así por dentro, que el cuerpo les camina. Yo creo que el regreso de Fidel ahora, esta recuperación ha sido para nosotros como un elíxir, como un néctar, ha sido para nosotros una especie de empuje. Yo creo que nos ha puesto alas a todos, yo me siento como si estuviera en una fiesta, me siento como si estuviera anotando un gol en un campeonato mundial, me siento como si estuviera ganando una batalla en medio de una guerra.

P: ¿Y qué relación tiene usted con todo esto que está haciendo la Brigada Martha Machado?

Roberto Chile: La Brigada Martha Machado la pude respirar desde sus inicios, no solamente por mi amistad con Kcho y mi admiración hacia él y hacia todos los que forman parte de esta brigada sino por el momento que vivió Cuba producto de lo de los ciclones. Yo me siento…yo soy parte de la brigada y pienso que es de las obras artísticas que se están haciendo en Cuba una de las más importantes, porque no solamente hace arte sino que hace humanidad, no solamente muestra una obra creativa sino que también cura, también utiliza ese poder sanador del arte.

P: ¿Y Martha Machado en este 13 de Agosto?

Roberto Chile: Martha Machado está aquí y Kcho no la deja ni la va a dejar morir nunca. No, Martha Machado se va a convertir en un hito para los cubanos y gracias a este ímpetu de Kcho, a esa energía que él le imprime a todas las cosas que hace y a esa Revolución que él de verdad lleva en el corazón.

Cuba, sbarca Hip hop con ballerini Usa


L'AVANA, 16 AUG - L'Hip hop sbarca a Cuba. Anche solisti e gruppi di ballerini degli Stati Uniti sono stati invitati ad un festival di questa tendenza. L'iniziativa si terra' a Cuba dal 18 al 22 agosto, a conferma di un discreto ma costante scambio culturale dell'isola con gli Stati Uniti. Lo hanno annunciato la Agencia Cubana de Rap, la Asociacion Hermanos Saiz, e l'Instituto statale de la Musica, secondo cui all'incontro parteciperanno centinaia di artisti di Usa, Messico, Canada e Cuba.

AUTUNNO 2009 CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


29/09/2009

DUENAS
Ieri nisba mare e anche oggi...non fanno passare le macchine.

Operativo per droga......

Quando Ema parte lancia in testa contro le duenas penso esageri...quando sono in Italia....poi vengo qua' e mi trovo a dovergli dare ragione.

prendiamo la mia duena attuale.

la conosco da 10 anni,sono stato il suo secondo cliente quando aveva appena aperto,di conseguenza patti chiari e poche stronzate...tutto definito prima meno la lavanderia che stabilisco io.

Questo con me.

Ma visto che la casa e' praticamente sul parque e' diventata una sorta di baggina frequentata da vecchiarilli che amano questa comodita',nella media sono un adolescente tanto per capirci.

bene con questi fa un po' il cazzo che vuole...

ne ho incontrato uno che mi sostituira' sabaro quando passero' dalla cara Nancy.

Questo e' un 72 enne veneto che porta dal paese pasta,vino,tonno,olio,scatolette assortite...la sera cucina lui la pasta molto ricca...per lui la novia,la duena e la bambina della duena.

La duena ci mette giusto 3 pezzi di carne e un po' di verdura.

malgrado cio' lui paga 7 e la novia uguale....

ma cazzo porta quasi tutto lui e la duena con la bimba si ingozzano di cibo nostrano....

In piu' paga 20 e per questa cifra ne puo' portare una...se ne porta un altra nel pomeriggio...sono 5 cuc in piu'...ma vaffanculo.

Niente se trovano morbido ne approfittano...

30/09/2009

Sono riparato al correo in quanto e' scoppiato un cazzo di temporale...meno male almeno rinfresca un po' che fa davvero un caldo maiale.

Il gallese e' tornato col mago da Guantanamo,li ho trovati ubriachi davanti alla bodeguita,il gallese non aveva soldi cubani in quanto a Guantanamo non c'e' il cazzillo per strisciare la visa...mi ha chiesto se gli prestavo 20 cuc per la cena che oggi cambiava,e visto che gia' ne ballavano 15 mi ha dato 40 pounds in pegno....

Gli ho detto che non era il caso e che lo conoscevo e mi fidavo ma nulla ho dovuto prendere ste' cazzo di sterline,stasera faremo lo scambio....

Ieri sera,visto che la favola fa il secondo turno alla copelia sono uscito per zingarate e ho acchiappato al bar di lato la disco una flaca con cui,credo,ero stato un paio di anni fa....le flaquite non mi mandano matto pero' la fanciulla come direbbe il caro Ducaconte...aveva un suo perche'.

Oggi ho tirato un po' il fiato,sono andato in palestra e poi a farmi un gelatino dalla favola,stasera la passo a prendere e si mangia un boccone prima di andare a casa.

Ci si vede ma senza esagerare,lavora 8 ore al giorno che diventano sempre 9/10 e vive in una selva dietro l'universita' Lenin.....verso l'ospedale Guevara....una sfacchinata...


Martedi' vado a PP a trovare Bebo e passero' 3 giorni la'.....Roberto mi ha trovato la casa (Pippo la tua)e credo mi portero' la Favola infatti lunedi' va dal medico a comprarsi 3 giorni di riposo...o meglio li compro io....

Lo so che e' il solito discorso di andare all'Oktoberfest con la macchina carica di peroni ma sono 3 giorni e credo li passero' bene anche perche' fino ad oggi non mi sono fatto mancare nulla.

La policia e' tranquilla...c'e' un po' di puteria por el parque ma la situazione rispetto ad aprile e' molto piu' easy.

Seba credo che a Camaguey verro' la settimana successiva almeno un paio di giorni ma ti chiamo prima.

Girano tanti cellulari in piu' rispetto a mesi fa e molte che avevano le linee nostrane ora sono passati a Cubacel decisamente piu' conveniente.

Il palestra il Prof oramai e' un fratello di sangue....si paga una miseria e preferisco dare a lui 5 volte tanto piuttosto che foraggiare chi di dovere...anche perche' parliamo davvero di briciole.

CONTINUA

INCUBA LIBRE parte 5 (Viñales)

100$ PER UN AMORE


Errai con lo sguardo alla ricerca della sua espressione. Pierluigi mi aveva sorpreso confidandomi le sue esperienze. Pensavo a quanto fossimo arroganti, noi esseri umani, nel decifrare in maniera sbagliata le persone, solo giudicandole esteriormente. Avevo creduto in una specie di playboy alla Rambo, invece, la sua sensibilità era fuoriuscita senza nessuna diffidenza così, semplicemente. Non volevo, però, arrendermi all'idea di diventare una specie di errante ebreo sempre proteso alla ricerca di una realtà che non avrei potuto mai afferrare. Accesi una sigaretta per riflettere meglio. Pierluigi continuò "Il problema è quello che noi vogliamo diventare quello che non potremo mai essere. Atavicamente e geneticamente, siamo profondamente diversi dai cubani. Cuba ci affascina, ci cattura, ci strega meravigliosamente ma ci fa stonare con il nostro mondo. O meglio, con la realtà che ci ha accompagnato fino a quel momento. Basta un sorriso di un niño, lo sguardo tenero di una chica, una donna anziana che fuma un lunghissimo sigaro, per farci sentire contenti e vicini a loro...ma anche fuori dalla loro storia. Tu dici di esserti documentato...puoi leggere ed informarti finché vuoi: fa parte del tuo stato iniziale di 'innamoramento. Assorbi tutto ciò che è inerente a Cuba con la felice convinzione di riuscire, un giorno, a comprendere il loro modo di essere. Già ti ho detto che è proprio questo il punto: l'essere. Sei disposto a correre il rischio di mettere tutta la tua vita in discussione? Le tue passate certezze saranno dei macigni intrasportabili e dovrai, anche perché impossibile il contrario, evitare ogni compromesso. I due mondi non si coniugano tra loro...se sei disposto, non ti resta altro da fare che prepararti i bagagli e partire una, dieci, mille volte fin quando non ti sarà più necessario, in quanto ti troverai compresso nella loro realtà. Ma devi considerare il fatto che tutto quello che avevi prima, lo perderai inevitabilmente".

Quanto dettomi da Pierluigi mi procurò uno strano effetto. Mi sentivo intontito da quel bombardamento di impressioni e analisi che pensavo esagerate. In fondo, pensai, ognuno di noi somatizza le cose in modo differente e, forte di quel mio pensiero, non mi allarmai più di tanto. "Insomma -osservai- Cuba è un grande casino, se provoca gli effetti che mi hai esposto". Pierluigi mi guardò immalinconito rispondendo "Lo sapevo...vivi ancora nella fase iniziale. Non credi nelle mie parole e pensi che queste siano il frutto di una mia aberrazione e ti consoli pensando che non siamo tutti uguali e bla bla bla bla bla..vedrai. Tra un pò di tempo te ne renderai conto da te, specie se tornerai a Cuba soprattutto in una località che non sia Varadero".

La sua affermazione infranse il muro di certezze che mi ero edificato. Pierluigi non aveva letto nel mio cervello ma mi resi conto che quanto avevo pensato prima, erano già stati i suoi pensieri di qualche anno prima. Allora, aveva ragione lui? Iniziò a piovere e i negozi avevano cominciato ad abbassare le serrande. "Devo andare ma se vuoi incontrarmi, puoi cercarmi a questo numero. Se il cellulare risulta staccato è segno che sono nuovamente giù...a Cuba" disse allungandomi un bigliettino da visita.

"Riparti? Per dove?" chiesi. "Dovrei ripartire tra un paio di settimane, quando avrò sistemato alcune cose qui a Milano. Scendo all'Avana e proseguo per Ciego de Avila, Moròn e Cayo Guillermo...poi vedrò dove mi porta il vento e la guagua". Moròn, pensai. Dov'era Fidelia e la sua famiglia. Improvvisamente fui colto da una struggente nostalgia e giurai a me stesso che dovevo tornare a Cuba il prima possibile. Ci salutammo come s'usa tra due vecchi amici e proseguimmo ognuno per la propria strada. Dovevo rimanere solo per riflettere.

Giunsi a casa decisamente frastornato. Accesi la televisione togliendo però l'audio e vidi immagini che si succedevano come dentro ad un caleidoscopio senza alcun costrutto per la mia immaginazione. Mi sdraiai sul letto ed afferrai la cornetta del telefono. Quanto meno mi sarei consolato con la voce di Fidelia. Erano le tre del pomeriggio a Cuba e le ventuno a Milano. Pensavo alle sei ore di differenza del fuso orario che non erano minimamente rapportabili alla incredibile differenza che si riscontrava tra i due mondi. La linea telefonica per Cuba era guasta. Sapevo già, che a causa del maltempo, ma veramente più a causa del periodo speciale, per molte ore nulla di elettrico funzionava a Cuba, tranne nelle infrastrutture pubbliche o quelle dedicate ai turisti. La febbre dell'impazienza mi avvampò all'improvviso. Freneticamente studiai il calendario per stabilire la data della mia presunta partenza per l'isola. Iniziai a sognare ad occhi aperti quanto sarebbe stato bello ritrovarmi con Fidelia in mezzo alla gente dall'Avana. Immaginai cosa avrei fatto e cosa avrei visitato ma mi resi conto che stavo ragionando da yuma ed io non volevo esserlo. La sigaretta morì insieme ai miei pensieri e m'addormentai in un sonno profondo e senza sogni deciso che il giorno dopo mi sarei recato in una agenzia di viaggi per acquistare il biglietto aereo con destinazione per la felicità. Infatti, il giorno dopo, varcai la soglia della mia agenzia di fiducia dove l'addetta dell'ufficio mi accolse con un caloroso sorriso. Eravamo in bassa stagione per cui, i pochi clienti che entravano in agenzia, godevano di un diritto non scritto che prevedeva la massima gentilezza e disponibilità che, in epoche differenti, non potevano ricevere a causa della convulsità del lavoro. M'accomodai sulla poltroncina dirimpetto alla scrivania e la mia attenzione fu rapita dal minuscolo mappamondo che fungeva da ferma carte. Vederla in scala ridotta, la nostra terra era decisamente alla portata di tutti, eppure, quanto risultava difficile spostarsi da un posto all'altro. Ero sempre stato affascinato dalle carte geografiche, soprattutto da quelle che illustravano l'intero globo. Vagavo da un continente all'altro, sempre alla ricerca dei posti più sconosciuti e delle isole più remote dove sarei fuggito dalla mia vita. E, invece, eccomi al punto di partenza, quello di un piccolo sognatore che si era ritrovato innamorato di una isola a forma di coccodrillo distante undicimila chilometri dalla sua casa.

CONTINUA....

lunedì 16 agosto 2010

ALISCAFI...SICURI


Non guidava lei! La ragazza simulava soltanto le manovre: io non ho mai lasciato il controllo del comando": Michele Siniscalchi, 54 anni, parla con l'ANSA e replica alle accuse che gli piovono addosso dopo la pubblicazione di un video su Youtube, che mostra una ragazza di 25 anni, mentre guida al suo posto l'aliscafo della Snav, sulla tratta Napoli-Capri, l'11 agosto.

Cinquantaquattro anni, di Procida, il capitano del catamarano le cui immagini impazzano sul web è stato sospeso dal servizio e ora teme di perdere il posto di lavoro, "per un gioco, una sciocchezza". Si difende spiegando che quel video era solo una farsa, un piccola messa in scena per accontentare una passeggera: "Era disinserito il timone, l'aliscafo ha tre comandi e io non ho mai lasciato il controllo di quelli effettivi. Ma come avrei potuto lasciare un aliscafo in mano a qualcun altro? Vi sembra possibile che una ragazza di 25 anni entri nella cabina di comando e guidi un aliscafo?".

E' GIA' QUALCOSA


ieri sera il nuoVo Toro di Lerda ha passato il primo turno di coppa Italia battendo in casa il Cosenza...ai supplementari...con 2rigori a favore.

A parte che 2 rigori a favore fanno molto gobba e non va bene....diciamo che essendo il Toro attuale un cantiere aperto ed essendo in attesa di almeno 4 arrivi il rischio figuraccia era in agguato.

Mancava pure Bianchi che e' 3/4 di squadra e quindi va bene cosi'.

Questa sera faranno vedere la partita su una emittente locale e saro' piu' chiaro,diciamo che per il momento molto di piu' non si puo' chiedere,troppe sono le pedine mancanti per definire il mosaico ma questo e' un mercato fermo e certamente non solo per noi.

Da quanto ho sentito i nuovi vanno bene,Iunco,Obodo,Felipe e un paio di slavi che sono arrivati hanno fatto la loro parte.

Ora calma e lasciamo lavorare Petrachi.

Intanto siamo passati quindi FORZA TORO!

Pd, l'ipotesi Moldova


Michele Serra

Non presentarsi Partecipare alle elezioni non è obbligatorio: "Nessun articolo dello Statuto lo prevede espressamente", osserva con sollievo una nota della direzione. A favore di questa soluzione una forte diminuzione dello stress per dirigenti, militanti ed elettori che non sarebbero costretti, come in passato, a soffrire l'ansia tipica di ogni spoglio elettorale. Alcuni intellettuali di area fanno osservare che il clima molto competitivo delle elezioni è tipico di una cultura ossessivamente meritocratica, che va condannata con fermezza.

Presentarsi, ma all'estero Il respiro internazionale di un partito che si ispira al movimento riformista mondiale suggerisce di allargare i propri orizzonti. Un gruppo di lavoro sta facendo un'accurata ricerca su Internet per scovare quei paesi dove il Pd avrebbe buone possibilità di affermazione politica: fino adesso Panama e Moldova sono i più gettonati. Da valutare i costi del trasferimento dell'intero gruppo dirigente e dei candidati, più i costi degli interpreti simultanei necessari in ogni comizio. Più economico sarebbe fare i comizi nella lingua del luogo, ma durante la simulazione, di fronte ad alcune badanti immigrate, un discorso di Bersani in moldovo ha dato risultati deludenti: le badanti erano convinte di avere assistito a una dimostrazione di pentole antiaderenti.

Presentarsi in Italia È l'ipotesi più ambiziosa. Il solo avanzarla inorgoglisce lo stato maggiore del Pd. Il problema è che per presentarsi alle elezioni in Italia ci vorrebbero un programma e un leader, scelto con le primarie. Per il programma la soluzione è a portata di mano: è stata acquistata una enorme pinzatrice con la quale unire le migliaia di pagine programmatiche presentate in passato dal centrosinistra, per un totale di seicentoventi punti da verificare uno per uno in assemblee pubbliche. Più difficile scegliere un leader entro novembre, perché anche disputando i gironi eliminatori e gli ottavi di finale in ottobre, non si farebbe in tempo a disputare la finale prima del 2011. Si sta dunque pensando di presentarsi al voto con un pool provvisorio di una dozzina di leader del centrosinistra, che dopo l'eventuale vittoria si presenterebbero a Napolitano tutti insieme per riceve il mandato. Più difficile far entrare nel simbolo elettorale la dicitura "Alleanza di centrosinistra per Bersani Vendola Chiamparino Bindi Cacciari Di Pietro Finocchiaro Bonino Franceschini D'Alema Veltroni von Himkel Patoulin Puddu" (gli ultimi tre sono i rappresentanti di Volkspartei, Union Valdotaine e Autonomisti sardi, ciascuno dei quali ha diritto, per statuto, a concorrere alle primarie). Nel simbolo, oltretutto, dovrebbero trovare posto anche una forma di fontina, un carrettino siciliano e un'anguria, in rappresentanza di tutte le liste alleate. Molto apprezzata la scelta degli Autonomisti sardi, che hanno rinunciato a pretendere che nel simbolo dell'alleanza ci fosse anche il loro, un nuraghe di sei piani con donne in costume tradizionale che lo circondano tenendosi per mano.

Quali alleanze Allearsi con la sinistra di Vendola o con il nuovo centro di Casini-Fini-Rutelli? La soluzione elettoralmente più proficua sarebbe allearsi con entrambi gli schieramenti, ma all'insaputa di entrambi, per non creare malumori. Nell'ultima riunione della direzione del Pd, la proposta è stata ritenuta sleale. Rimangono praticabili due possibilità: il lancio della monetina (testa ci si allea con Vendola, croce con Casini, se la moneta rimane in piedi ci si mette a piangere imprecando); oppure la pratica di affido: il Pd dà temporaneamente in affido i suoi elettori a chi offre le necessarie garanzie di trattarli con umanità.

Cumpleaños de Fidel Castro y Tomás Borge marcaron semana en Nicaragua


La celebración de los cumpleaños del líder histórico cubano, Fidel Castro, y del Comandante de la Revolución Sandinista, Tomás Borge, coronaron la semana en Nicaragua, marcada también por una intensa actividad política.

El aniversario 84 del natalicio del ex presidente cubano y el 80 del único de los fundadores del Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) que aún vive, fue ocasión para reafirmar aquí la voluntad popular de continuar avanzando en la construcción de una sociedad más justa para todos los nicaragüenses.

Por azares de la historia, ambos nacieron un 13 de agosto, con una diferencia de cuatro años, y el acontecimiento fue celebrado anoche, durante una velada en homenaje a Borge, en lo que Rosario Murillo, coordinadora del Consejo de Comunicación y Ciudadanía, calificó por esa razón de un día doblemente especial.

El propio Tomás Borge destacó también el cumpleaños de Fidel Castro, a quien calificó de infatigable, agudo, irreprochable y como el ser humano más notable del último siglo, y pidió al presidente Daniel Ortega que le hiciera conocer “lo que nosotros sentimos por su extraordinario papel en la historia de América Latina”.

En un emotivo discurso, pronunciado anoche en la Casa de los Pueblos de esta capital, ante varios centenares de militantes sandinistas, Borge evocó las circunstancias en las que surgió el FSLN en 1961, y recordó a los miles de nicaragüenses que entregaron sus vidas durante todos estos años.

He sido abrumado por el afecto y lo entiendo como una consideración de respeto, fidelidad y ofrenda a Carlos Fonseca y demás fundadores del FSLN, los cuales tuvieron mil veces más méritos que este sobreviviente por accidente histórico de la hazaña inmortal que fue la fundación del Frente Sandinista, dijo.

Durante el acto, el presidente Daniel Ortega impuso a Borge la Medalla por el 50 aniversario del FSLN, que se entrega por primera vez, un reconocimiento que se sumó a los recibidos antes en otras localidades del país por su 80 cumpleaños.

Este homenaje no es para mí, es para Carlos Fonseca, afirmó Borge, antes de subrayar que “seguiremos enarbolando los mismos estandartes, que no habrá fuerza humana para detenernos (…) y nada detendrá nuestras próximas conquistas y la victoria del Frente Sandinista”.

Con el homenaje a Tomás Borge, concluyó una agitada semana que fue testigo del inicio de la normalización del trabajo en la Corte Suprema de Justicia, tras dos meses de parálisis provocada por la oposición liberal, y de la continuidad de los enfrentamientos y descalificaciones entre los principales líderes antisandinistas.

AUTUNNO 2009 CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


28/09/2009

Ieri era domenica un giorno diciamo abbastanza noioso a Cuba ma l'ho passato bene nonostante che non abbia toccato femmina.

Al mattino corsetta di 40 minuti con il buon vecchio rock d'annata nell'ipod.

Correre per i barrios tuneri con gli stones,gli ACDC e persino i mamas anda papas ha un suo perche'

Poi mi sono fatto 4 ore di piscina con Roberto un italiano che vive a PP ,Pippo lo conosce bene,sposato con una cubana e che sta' per diventare papa'.

E' andato in pensione a 40 anni ma ha fatto un lavoro molto particolare per lo stato...prende gia' una pensione e fra un po' gliene arrivera' un altra diciamo da un ente quasi mondiale che fa capo agli Yankee...

Insomma uno che sta' bene,tipo particolare e simpatico....

4 ore a rosolare...qua' continua un caldo pazzesco...

In piscina a un certo punto e' arrivato un tipo con un codazzo di una quindicina di cubani.....hanno preso posizione,ovviamente,all'ombra e dopo un po' si e' messo a pippale l'arghile'....in piscina...

Lo abbiamo conosciuto e trattasi di iracheno che vive in canada spoato con una cubana...simpatico...

Oramai arriva qua' di tutto davvero...

Verso le 4 sono andato al matine' avevo appuntamento col fido Jose',il mio informatore medico scientifico in loco...

Non molta gente e sopratutto la misma puteria della sera....una volta il matine' era una sorta di porto franco per i cubani fuori dai giri,costava poco e spesso ero il solo yuma presente,ora es una fana...

C'era qualcosa di buono ma nulla di che.

Alle sei sono rientrato a casa dove hanno fatto rivedere il concierto paz sin fronteras con un reportage...ma ne parlo in separata sede.

Sono andato a cena alla Bodeguita sempre col Roberto e poi siamo andati al Taino per vedere lo show.

In disco avevo incontrato Yovito un amico ballerino dello spettacolo e mi aveva detto che c'erano delle ballerine nuove e in particolare una che arrivava dalla nazionale cubana di ginnastica ritmica....una sorta di palla di gomma...

Col Roberto dopo mangiato (filet de pescado,papa,ensalada de tomato ,arroz a al Bodeguita y 2 cervezas....5 cuc a cranio) siamo andati al cadillac per il caffe' e un traco doppio di anejo e quindi in bicitaxi al Taino.

C'era poca gente e avevano annullato lo spettacolo...

Comunque la ragazza di yovito lavora al Reymar el ristorante de pescado en el parque o meglio....nel nuovo dehor hanno messo un punto in cui fanno dei beveroni a base di mente e martini...una cagata ma comunque abbiamo dato appuntamento li' alla contorsionista e a una bailarina mulatta.

Abbiamo passato 2 ore piacevoli,fra l'altro la contorsionista ridendo a un certo punto si e' messa un piede dietro la nuca da seduta e a freddo.....

A una cosi' non devi neppure fare l'invito ....basta fare come Tognazzi in Amici Miei.....il rigatino.

Ricordate?

Comunque avevo sonno,visto il sole preso, e ho rimandato il tutto a questa sera....


MILCO

CONTINUA....

INCUBA LIBRE PARTE 4 PINAR

100$ PER UN AMORE


Milano era fredda quella mattina.

Il traffico caotico della tangenziale, era l'unica cosa rassicurante di quel giorno, uno come tanti altri: sveglia, caffè, lavoro, bollette da pagare, telefonino che squilla in continuazione. Inserii nello stereo la cassetta che avevo riportato da Cuba e subito una musica salsa riempì l'abitacolo. Nei mesi trascorsi, avevo pensato spesso a Fidelia e a quel mio primo viaggio nella patria del Caribe. Non ero riuscito a spedirle il pacco promessole in quanto, la convulsità della vita mi aveva ripreso e recluso nei suoi ingranaggi: non c'era tempo per gli acquisti. Avevo compensato a questa mia mancanza, sommergendola di telefonate e di lettere. Ma il sistema postale era lento ed io avevo ricevuto solo tre sue lettere, anche se mi avevo giurato di averne scritte molte di più. Mi aveva raccontato della nostalgia che provava per me, chiedendomi quando sarei tornato a Cuba. Mi aveva anche scritto di aver conosciuto altri turisti estremamente diversi da me. Durante lunghe conversazioni telefoniche mi chiedeva ripetutamente della mia vita, di cosa facevo quotidianamente cercando di conoscere più dettagli possibili per potermi immaginare in vari momenti della mia giornata. Ma, oltre Fidelia, la cupa nostalgia pronosticata a Varadero da Pierluigi, aveva preso il sopravvento sin dal volo di ritorno in Italia. Ricordo di come, le lunghe ore sull'aereo non passassero mai. Avevo ascoltato i discorsi di qualche altro passeggero. Alcuni contenti della vacanza trascorsa stavano progettandone un'altra per poter riabbracciare le proprie fidanzate cubane, facendo -nel contempo- ragionamenti stereotipati, del tutto simili a quelli che facevo io. Noi single del volo Varadero-Milano, sembravamo fotocopie di turisti innamorati fatti in serie. Avevamo vissuto tutto allo stesso modo: la novia, la casa particular, il paladar, il carro particular, la cena a basa di aragosta e gamberoni, il solo del tropico sulla pelle...insomma emozioni del tutto differenti a quelle che ci accompagnavano abitualmente. Il nordista lo aveva detto.

Ed ora qui, stretto tra il sedile e la noia, a sognare spiagge infinite ed un amore non troppo originale.

Ma la voglia non diminuiva, anzi. Decisi che mi sarei meglio documentato su Cuba e, per questo, entrai in una grande libreria per scegliere tutti i volumi che parlavano di Cuba, della rivoluzione, di Guevara e Fidel. E mentre il tempo scorreva, mi ritrovavo a divorare testi di narrativa, politica, guide, romanzi, articoli di tutto ciò che era dedicato alla mia isola, diventando teoricamente, un discreto conoscitore della realtà cubana. Avevo iniziato minimamente a comprendere la storia di questa incredibile isola che, sin dal tempo degli indiani Tainos e Siboney, aveva combattuto una personale guerra a favore della sua indipendenza e libertà. Secoli e secoli di dominazione, seguiti parallelamente da resistenza ed orgoglio nazionale, si erano succeduti forgiando quella voglia di libertà e dignità che, atavicamente, si era incarnata nelle generazioni di cubani di ogni epoca. Certamente la rivoluzione socialista di Fidel, non era riuscita a forgiare l'uomo nuovo socialista ma, esplorando bene, vi erano tutte le giustificazioni per motivare l'evidente insuccesso: oltre quant'anni di embargo mondiale, l'imposizione da parte del fratello gigante sovietico della mono produzione agricola della canna da zucchero, la difficoltà di portare avanti il lungo e difficile passaggio fra l'economia capitalista e quella socialista, la continua tensione provocata da micro e macro crisi diplomatiche soprattutto con gli Stati Uniti ed i suoi alleati. Nonostante tutto questo, la piccola isola a forma di coccodrillo, aveva tenuto testa al capitalismo mondiale anche dopo l'inizio del periodo speciale, quando cessarono di colpo gran parte degli aiuti forniti dall'Unione Sovietica. Ce n'era a sufficienza per capire la battaglia combattuta e vinta ogni giorno da undici milioni di cittadini dell'isola. Fidel non era poi quel mostro che tutti i media del mondo amavano descrivere: la dittatura era l'unica via per far durare, il più possibile, la coesione formatasi col suo popolo, anche se questo andava a discapito delle individuali libertà. Ma in questo ragionamento, spesso portato da me in cene conviviali tra amici e conoscenti, ero solo. Nessuno, neppure coloro che sapevo politicamente simpatizzanti a sinistra, aveva la piena coscienza della realtà che illustravo. Mi emarginavano di fatto, tacciandomi di essere a favore delle non libertà e che Fidel, oltre che essere un pazzo fuori dal tempo, curava solamente i suoi interessi di casta e censo. Durante le discussioni, il luogo comune che regnava era la sola idolatria per il "Che", vero uomo che, a detta di tutti, era scappato da Cuba non solo per liberare altri popoli repressi ma,in principal luogo, per sfuggire all'inizio della dittatura di Fidel. E mentre aleggiava questa "grande verità" sempre sbandierata dal comunista di turno, mi veniva in mente il fatto che anche la destra italiana, aveva iniziato a tessere lodi di ammirazione per il dottore Guevara Ernesto De La Serna, quasi a voler porre un diritto di prelazione sul prossimo e futuro domicilio politico della sua figura. Ero decisamente solo ma, forse, il mio era un isolamento che mi ero costruito attraverso il gioco del voler vedere solo quello che volevo. Forse, i miei amici, avevano ragione: Fidel era sempre stato un mostro disumano ammazza bambini. Forse, la sua, era una messa in scena di qualcosa tendente a coprire i suoi narcisismi ed egocentrici interessi. Non spettava certamente a me, pontificare e giudicare la storia di un regime e di un popolo, ma ero certo delle mie idee e convinzioni. D'altra parte, non riuscivo più a comunicare i miei sentimenti per questa terra che mi aveva coinvolto al punto di farmi rifiutare qualsiasi precedente mia collocazione. Trovavo tutto avulso e senza costrutto: i miei interessi, il mio lavoro, gli amici. Nulla m'importava tranne che di Fidelia e di Cuba.

QUella sera stavo uscendo da un negozi del centro quanto una voce gridò "Ehi! Cubano!". Era Pierluigi, il nordista. Abbronzato come sempre, dinamico nel portamento e nell'indossare un abbigliamento casual. S'avvicinò con un grosso sorriso stampato sulla faccia. "Chi si vede..."esclami con vero stupore. Era l'unica persona che in quel momento, potevo accettare, sicuro del fatto che lui poteva comprendere i miei sentimenti e le mie sensazioni.

"Da quanto tempo, eh!?" rimarcò mentre mi dava una pacca sulla spalla. Poi aggiunse "Vediamo un pò...eh, si. Si vede proprio: hai la faccia disperata di chi sta pensando a Cuba...l'avevo detto io. Vieni, andiamo al bar".

Tra due aperitivi ebbi la possibilità di sfogarmi. "Pierluigi, quanto ti ho pensato -dissi- A Varadero, avevi visto giusto, sono proprio inguaiato. Il fatto è che mi sento smarrito, confuso. Non faccio altro che pensare a Cuba e a Fidelia. A tutta quella gente che ho conosciuto. E quando parlo con i miei amici, noto in loro un senso di mesta sopportazione nei miei confronti, come se stessero osservando un ammalato che fa tenerezza o come se guardassero le bizze di un bambino che ancora deve capire tutto della vita e lo si ammonisce dolcemente. Insomma...mi rendo conto che ho tagliato i ponti con tutto quello che era stata la mia vita prima del viaggio a Cuba. Il mio passato è come cancellato".

Con l'immancabile sigaro tra le labbra, Pierluigi ascoltava in silenzio. Aveva compreso che avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno che capisse, con qualcuno che conoscesse la realtà alla quale mi ero aggrappato. Poi continuai "La ragazza che ho conosciuto mi manca molto, è vero. Ma io non reputo questo la causa della mia insofferenza. Fidelia è stata molto dolce, soprattutto dopo la mia sparata di gelosia, ricordi? Ci scriviamo e ci sentiamo al telefono molto spesso. Non posso dire se ciò è amore o innamoramento...diciamo che credo che si tratti di una attrazione che potrebbe sfociare in un sentimento più importante. La cosa che m'inquieta, è lo sviscerato amore per tutto ciò che è cubano. In questi mesi ho letto molto e molto mi sono informato. Immaginati che perfino iniziato a studiare lo spagnolo...e tutto per cercare di comprendere meglio, di essere più vicino...".

"Devi ritornare -disse lapidario- ma questa volta devi vivere all'Avana. Non meriti Varadero, quello è un troiaio per i turisti. Se penso che il posto meno cubano che c'è a Cuba ti ha fatto questo effetto, m'immagino cosa ti trasmetterà la città più coinvolgente di tutta l'isola..."

"E Fidelia?" gli domandai.

"Se stai in contatto con lei, digli le tue intenzioni. Vedrai che verrà ad attenderti all'aeroporto. Quello non è un problema. Solamente che devi organizzarti un pò. Hai bisogno di un posto giusto dove andare, non puoi alloggiare in albergo. Quindi, se hai spirito di adattamento, potrei consigliarti la casa di una mia amica che sta a Guanabo, un centro piccolo ubicato a Playa de l'Este, ad una ventina di chilometri dall'Avana...in questo modo inizierai a stare più in contatto con la realtà che t'interessa, eliminando il filtro delle falsità che trovi in ogni albergo. La casa che ti suggerisco è pulita, economica e la gente che la gestisce, molto simpatica. Puoi chiedergli di prepararti i pasti che vuoi...con sette dollari ceni, con due fai il breakfast e l'appartamento te ne costa circa venti. E' in riva al mare ma, soprattutto, con un particular arrivi in venti minuti all'Avana.

Avana, sospirai mentre mi venivano alla mente Hemingway, Fidel, la Fortezza del Morro, Josè Martì, la Bodeguita del Medio, il Floridita, il Tropicana. Tutte cose che non conoscevo e non avevo vissuto di persona ma che avevo trovato sui libri divorati dalla febbre prodotta dalla mia passione per l'isola.

"Ma perché Cuba produce questo effetto?" chiesi a Pierluigi. "Io ho una mia teoria. Chi s'innamora della gente, a meno che non abbia forti motivazioni politiche, è perché ha compreso che quella gente non ha, bensì é! Lo hai potuto vedere in maniera minima a Varadero, dove la realtà che regna è la meno cubana che puoi trovare sull'isola. Ma senz'altro hai constatato che quella gente non vive con i canoni occidentali e consumistici. Poi, la loro situazione non permette nulla di materiale tranne l'indispensabile per sopravvivere....però tutti, indistintamente, sono. E' questa, a mio avviso, la vera differenza tra loro e noi che siamo abituati a ricercare e a conquistare anche il superfluo solo per compensare la nostra mancanza di essere. E quando andiamo a Cuba la prima volta, i sentimenti che possono colpirci sono due: o, rendendocene conto, l'amiamo perché integra quello che abbiamo lasciato qui in Italia con quello che ci manca; oppure la odiamo perché non accettiamo, inconsciamente, l'idea che loro possono avere quello che noi, con le nostre possibilità economiche, non potremmo mai acquistare".

"E chi si trova in mezzo come me?" chiesi. Pierluigi mordicchiò il sigaro. "Ancora non sei 'in mezzo'. Dovrai passare per altre esperienze prima di godere di questo status..." ed allargò nuovamente il suo ironico sorriso.

"Dici bene tu -replicai un pò innervosito- che ti fai gioco di me....non ti rendi conto che io devo ritornare il prima possibile?"

"Ci sono passato prima di te -rispose- e prima di te ho messo in discussione tutto il mio mondo. Forse, ti sei fatto un idea sbagliata della mia vita. Ho lasciato un sicuro e redditizio lavoro. Ho divorziato sciogliendo una famiglia che, fino ad allora, poteva considerarsi normale. Ho preso a vagabondare per ogni dove solo per farmi uscire dalla testa quel tarlo che, solo ora, sta iniziando a colpire anche te. Sono passati cinque anni dalla mia prima volta che presi un volo per Cuba...cinque lunghi anni di amore sviscerato conquistato in trincea, tra errori ed esperienze che, volta dopo volta, s'intrecciavano sempre di più fra loro... No, no è stato così semplice come credi".

CONTINUA

RECORD DI FERRAGOSTO

Ieri il blog ha avuto il suo nuovo picco di visite 514.

Grazie

domenica 15 agosto 2010

BUON FERRAGOSTO A TUTTI!

MA NON ANDAVA TUTTO BENE?


L’indebitamento medio delle famiglie ha toccato, nel dicembre del 2009, i 15.930 euro. Lo rileva un’indagine di Cgia Mestre che ha preso in considerazione i debiti derivanti dall’accensione di mutui per l’acquisto della casa, dai prestiti per l’acquisto di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili.

Rispetto al dicembre 2008, l’indebitamento medio nazionale delle famiglie consumatrici è cresciuto in termini assoluti di 863 euro. A livello provinciale le «sofferenze» maggiori sono a carico delle famiglie di Roma (22.394 euro), seguite da quelle di Lodi (22.218 euro) e da quelle di Milano (22.083 euro). Al quarto posto troviamo Trento (21.644 euro), di seguito Prato (21.442 euro), Como (20.695 euro) e via via tutte le altre.

«Le province più indebitate - spiega Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - sono quelle che presentano anche i livelli di reddito più elevati. È chiaro che tra queste famiglie in difficoltà vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, la forte esposizione di queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita dell’indebitamento medio registrato tra il 2002 e il 2009. Al di sopra del dato medio nazionale troviamo molte realtà provinciali del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato all’aggravarsi della crisi economica che ha colpito soprattutto le famiglie monoreddito con più figli che sono concentrate in particolar modo nel Mezzogiorno».

A vivere con minore ansia la preoccupazione di un debito da onorare nei confronti degli istituti di credito o degli istituti finanziari sono le famiglie sarde, in particolare quelle residenti nelle provincie di Carbonia-Iglesias (7.486 euro), Medio Campidano (7.431 euro) e, infine, Ogliastra (5.784 euro). Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il 1ø gennaio 2002 (data dell’introduzione dell’euro) e il 31 dicembre 2009, invece, appartiene alla provincia di Caserta, che in questi 8 anni è stato del +137,4%. Seguono Chieti, con un aumento del 132,1%, Taranto, con +131,3 %, Napoli, con +129,7% e Piacenza, con +129,5%. Chiude la classifica la provincia di Verbano-Cusio-Ossola, con un +45,2%. Sempre in questo periodo la crescita dell’indebitamento medio delle famiglie italiane è quasi raddoppiata: l’incremento è stato del +91,7%. Nello stesso arco temporale, invece, l’inflazione a livello nazionale è cresciuta del 16,6%. Cgia infine rileva che, rispetto al 31 dicembre 2008, sono solo due le province che hanno visto diminuire il livello di indebitamento delle famiglie: Parma (-137 euro rispetto all’anno prima) e Verbano-Cusio-Ossola (-461 euro).

Cubana Savigne oro en Liga Diamante de Atletismo


La triplista cubana Yargelis Savigne conquistó hoy la presea de oro correspondiente a la reunión atlética de Londres, duodécima parada de la Liga de Diamante de la IAAF.

La titular mundial en Berlín-2009 clavó los pinchos en 14 metros y 86 centímetros para aventajar a la kazaja Olga Rypakova (14.74) y a la ucraniana Olha Saladukha (14.40).

Luego se ubicaron la eslovena Snezana Rodic (14,25) y la italiana Simona La Mantia (14,24).

Tras el resultado en la clasificación general de la prueba Savigne marcha como líder con 18 unidades, seguida por Rypakova (14), única con posibilidades de alcanzarla. A continuación se ubican las rusas Nadezhda Alekhina (4), Anna Pyatyka (2) y Saladukha (2).

Otra atleta latinoamericana que salió victoriosa fue la brasileña Fabiana Murer con cuatro metros y 46 centímetros en el salto con pértiga.

Murer consiguió la victoria lograr ese registro en menos saltos que sus oponentes, pues la israelí Jillian Schwartz, la británica Kate Dennison y las rusa Svetlana Feofanova y Yuliya Golubchikova consiguieron la misma marca.

Por su parte, entre los hombres, el también triplista cubano Alexis Copello se estiró hasta los 17.02 metros y finalizó tercero, antecedido por el sueco Christian Olsson (17.41) y el francés Teddy Tamgho (17.27).

Los 200 metros los dominó el estadounidense Wallace Spearmon con tiempo de 20.12 segundos, perseguido por el representante de Antillas Holandesas, Churandy Martina (20.42) y el noruego Jaysuma Saidy Ndure (20.43).

El líder del actual ranking mundial en los 110 metros con vallas, el también estadounidense David Oliver, venció con registro de 13.02 segundos a su compatriota Joel Brown (13.28) y al jamaicano Dwight Thomas (13.29).

AUTUNNO 2009 - CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


25/09/2009

Per il resto sto' entrando nell'ottica di idee che per 2 mesi vivro' qua' e che i tempi e i ritmi sono differenti da quelli di una vacanza,possono esserci anche giorni normalissimi....come oggi.

Da quando sono arrivato ho incontrato gia' un buon numero di fanciulle che conosco...e al pomeriggio una di loro passa a trovarmi,alla sera c'e la favola...vado a correre e il ginnasio...

In piu' qua' fa un caldo da paura e quindi questo ritmo...el dura minga...

Quindi oggi relax......

Il professor del ginnasio e' oramai un hermano,ci chiamiamo a vicenda professor....

Fra l'altro e' incazzato come una biscia perche' nella placa di casa sua si era aperto un piccolo ginnasio privato con qualche attrezzo,ci andavano un po' di baron a un cuc al mese...ma i vicini si sa....

Una mattina e' arrivato el jefe de sector con un camiondino e 4 poliziotti e si sono portati cia tutto...e' gia' tanto che non gli hanno tolto licenza e lavoro....

Sono andato in piscina e al mare ,Roberto stava aggiustando il tetto mettendone uno in lamiera bello fresco......comunque ci ha sfamati bene come sempre.

26/09/2009

PEZZE AL CULO

La mia duena e' rientrata ieri dall'Avana dove va periodicamente per visite agli occhi dove si e' operata un paio di anni fa.

Negli ospedali molti malati di influenza e moltissimi di congiuntivite.....ohibo'....

Questa mattina mi ha raccontato di una sua amica che ha una casa de renta vicino allo stadio qua' a Tunas e che per un mese ha ospitato un italiano,un romano.

Rentava il carro ed e' sempre stato per tutto il mese con la stessa fanciulla.

Al momento dell' agognato TFR l'astuto compaesano con aria magnanima gli ha allungato un bel ventino e crepi l'avarizia....

Per un mese....

La giustificazione era che la fanciulla aveva viaggiato col culo sul suo carro e che aveva per un mese mangiato e bevuto bene....

Apriti cielo....

La fanciulla ha iniziato a piantare un casino dell'ostia richiamando l'attenzione della duena e persino di una patrulla che transitava in zona nottetempo....

Essendo puntata la fanciulla non si e' fatta problemi a dare il giro al cuarto e al final,pare,si e' trovata una quadra alla situazione....

Una settimana prima di partire avevo fatto un giro per i forum e leggevo di gente che affermava di guadagnare 6/8/10 mila euro al mese,altri che millantavano oboli da 300 cuc la prima notte e altre cose simili....

Non mi permetto di fare i conti in tasca a nessuno ma qua' quello che vedo e' tanta gente con le pezze al culo...e rattoppate.

Gente che per rentare un carro poi fa figure di merda come quelle descritte e che ancora pensa che un orologino taroccato sia sufficente.

Si puo' scrivere di tutto per carita'...ma i fatti poi sono questi.


26/09/2009

LE 3 COSE DA NON FARE

Parlavo l'altro giorno con un poliziotto che conosco da tempo,mi ha visto per strada e mi ha detto "sei di nuovo qua'?"

Parlando del piu' e del meno mi ha confermato molte delle cose che gia' mi aveva detto Seba quando ci eravamo visti a Tunas.

Fondamentalmente un turista puo' fare molte piu' cose quante siano concesse a un cubano,siamo comunque la migliore risorsa del paese e anche se ogni tanto scassano un po' le palle al final non incidono piu' di tanto nella nostra vacation.

Solo 3 cose non dobbiamo fare,a suo dire,ma la cosa e' molto vicino alla realta'.

1)Non portare droga e non cercarla ne' usarla qua'

2)Lasciar perdere le ragazzine

3)Parlare male di chi e' al timone

Su tutto il resto c'e' una tolleranza ampia.

Sanno che portiamo cose por hacer negocios,sanno che dormiamo non sempre dove dovremo eccc...

A proposito e a conferma di cio' un episodio....

2 vacation fa,e lo avevo raccontato,passai le 2 settimane in una casa che era in attesa dell'ultimo papel per diventare de renta...ma ancora non lo era...

Bene nella vacanza successiva e in questa all'aeroprto prima di Holguin e ora di Varadero alla aduana entrambe le funzionarie che visionavano il mio passaporto mi hanno detto con aria...di chi sa ...che se volevo NON dormire in una casa de renta dovevo andare all'immigration e sacar otra visa....

Non era mai successo prima....

Come per dire...."sappiamo...e non rifarlo".....

INCUBA LIBRE PARTE 3

STATISTICHE


Ieri 14 agosto il blog ha avuto 405 visite,ma davvero non avete di meglio da fare...ahahahaha?

Sono andato a vedermi nel contatore alcune funzioni fra cui ho scoperto che registra la citta' da cui connettete,il tipo di connessione (es fastweb),quante connessioni al giorno e pure il tipo di pc che avete....e pere dati tipo questi "Mozilla/5.0 (Windows; U; Windows NT 5.1; en-US) AppleWebKit/533.4 (KHTML, like Gecko) Chrome/5.0.375
.126 Safari/533.4"

Ho visto che ieri ci sono state alcune connessioni dalla California,una dall'Inghilterra e una dal ....Pakistan.

Ora...io non ho molte cose da dire a un pakistano....credo trattasi di un paisa' in vacanza o trapiantato da quelle parti.

Molte connessioni dalla Puglia (trani e bari)ma per un noto soggetto sappiamo trattasi di connessioni terapeutiche...molte dalla sicilia,ma la palma della citta' che piu' spesso viene a trovarmi spetta a Roma.

Se il contatore mi desse anche il quartiere sono sicuro che si tratterebbe di uno periferico,con tanto verde e creato dal Duce.....

Fra l'altro ho visto che in questi giorni si e' connessa gente dai luoghi piu' disparati del mondo...be' grazie a tutti.

100$ PER UN AMORE


Lasciai cinquanta dollari a Mama Estrella, anche se il prezzo era decisamente inferiore, contento di quella giornata promettendole di tornare a farle visita. L'entusiasmo di conoscere Fidelia aveva preso il sopravvento sulla mia razionalità e la possibilità di averla ospite fissa per il resto del mio soggiorno mi aveva alquanto eccitato lo spirito. Mi trovai a recitare la parte del turista scemo al direttore dell'albergo, il quale aveva minuziosamente controllato il documento di identità di Fidelia e pretesa il pre pagamento della sua quota, infine emettendo una specie di tesserino col quale si certificava che Fidelia Zunigo Eccevarria era una cliente dell' hotel fino al successivo sabato. Eravamo in precedenza passati a Cardenàs, nella casa in cui viveva Fidelia, a prelevare le sue cose raccolte alla rinfusa in una piccola borsetta da viaggio che, svuotò diligentemente, una volta messo piede nella mia camera.

"Ti amo!" disse raggiante uscendo dal bagno dopo essersi fatta una doccia ristoratrice. Mi venne da sorridere, pensando all'incongruenza di quella frase che suonava così artefatta, ma non volevo deluderla: dovevo continuare ad indossare il ruolo di chi fa finta di non capire di essere l'oggetto del desiderio. Ci sdraiammo sul letto ed accesi la radio già sintonizzata su Radio Taino, l'emittente cubana dedicata ai turisti, da dove s'irradiavano musiche di salsa e merengue. La camera che ci ospitava era fresca grazie ad un buon condizionamento dell'aria. Mi sentii, all'improvviso, gratificato da quella situazione. Ma mentre riflettevo, Fidelia si avvicinò teneramente e mi baciò. Fu l'inizio di un incredibile amplesso che più si srotolava nel tempo, più assumeva contorni decisamente eccitanti tra una miriade di sensazioni ed umori selvaggi. Tutta l'anima caraibica di ceppo africano, era riassunta in lei che la dimostrava pienamente con mosse, gridolini, sembianze giocose e voglie represse. Alla fine, stremato, mi lasciai andare addormentandomi abbracciato al suo corpo. Quando mi svegliai, Fidelia dormiva ancora. Accesi una sigaretta pensandomi di non essermi affatto sottratto al ruolo che non avrei voluto ricoprire e, cioè, quello del bieco sfruttatore di situazioni. Cercavo una giustificazione plausibile a quanto era accaduto. Lei mi piaceva, amavo quell'isola, avevo delle dolci idee su un mio probabile ritorno. Mi domandai se non avrei potuto sviluppare un qualsiasi progetto che mi legasse per sempre a quei valori che mi erano sconosciuti in Italia, in fondo, qualsiasi amore aveva pur un inizio e quello, poteva essere il mio con lei. A quel punto mi sorpresi a pensare ciò che rappresentavo per Fidelia ma non m'illudevo troppo: ero sempre un turista con i dollari. Fu con quell'ultimo pensiero che spensi rabbiosamente la sigaretta e mi chiusi in bagno per fare una doccia.

Il ristorante dall'albergo era pieno di turisti e camerieri. Eravamo l'unica coppia mista e stavamo suscitando una certa curiosità. Osservando attentamente i turisti, percepivo che quasi tutti i loro discorsi erano accentrati su di noi. La bellezza della ragazza, l'idea che potesse essere una qualsiasi prostituta, l'anomalia della situazione: tutto contribuiva al formulare di mille e più domande e discussioni che s'intrecciavano tra i clienti, tra una pietanza ed un'altra. Il personale cubano, cuochi e camerieri, osservavano con estremo disgusto il nostro tavolo. Era fuori luogo che una loro compagna potesse stare con un turista in quella situazione. Le jinetere erano disprezzate da tutti perché rifiutavano quasi tutti i rapporti sociali con i cubani. Vivevano in un mondo a parte, dove i soli valori erano rappresentati dai turisti conquistati, dai divertimenti rubati, dai dollari guadagnati e dai benefici che potevano trasmettere ai famigliari più prossimi. Tutto il resto non contava più di tanto. Fidelia non cercava di sfuggire a quella insolita scena. Anzi, la divertiva e cercava, sempre di più, di evidenziarsi solo per il gusto della provocazione. All'inizio ero alquanto impacciato. Mi sentivo al centro dell'attenzione generale, guardato a vista da tutti, poi mi abbandonai al gioco che lei aveva cominciato. Iniziavo a prenderci gusto nel ridere di tutti quei turisti che si affannavano a giudicarci. Quanto poi, al personale di sala, seppur dispiaciuto per il loro comportamento gentilmente ostile, non ci prestai più attenzione sorvolando, in quel modo, di pormi qualsiasi problema. Ad un certo punto della cena Fidelia disse "Quanto sono stronzi. Guardali i cubani...sono invidiosi di te perché tu mi hai ed io posso mangiare quello che voglio!" "E i turisti?" le chiesi. "Stronzi uguale. Pensano che io vada con tutti per soldi ma non è così. Devi sapere che sono io che scelgo con chi stare" rispose seria. "Perché, tu mi hai scelto?" le rimandai. ""Claro! Ti avevo visto in spiaggia da solo. Mi sei piaciuto ed ho chiesto a Rayko di presentarmi a te" rispose continuando a mangiare delle fette di banana fritta. Cercai di ricordarmi di lei facendo un rapido fashback ma nulla affiorò dalla mia memoria. Continuai. "...E quando mi hai visto?". Si pulì le labbra col tovagliolo e confessò "Tu sei arrivato sabato scorso e ti ho notato quando stavi in attesa delle chiavi della tua camera. Poi, anche la domenica mattina, quando hai fatto una passeggiata in riva al mare..poi, il lunedì mentre eri...". La interruppi "Insomma, mi hai seguito?". "Qua a Cuba, le ragazze cercano di fare delle conoscenze. E' molto importante l'aspetto ma anche il comportamento del turista. Tu sei sempre stato molto gentile con Rayko, poi non hai voluto ragazze da singare e ho capito che mi piacevi" aggiunse. "E sono stati molti quelli che ti sono piaciuti in passato?" chiesi. Abbassò gli occhi non rispondendo a quella stupida domanda. Mi morsi le labbra pensando a quanto fossi stato indelicato. Due lacrime solcavano ora quell'incantevole viso, sgorgando dai suoi occhi umidi. Si schiarì la voce e prendendo le chiavi della stanza si eclissò lasciandomi solo con i miei stupidi pensieri. L'uscita improvvisa di Fidelia dalla sala ristorante provocò una ulteriore interesse alla curiosità quasi sopita dei commensali, ormai abituati alla nostra promiscua presenza, i quali trovarono un altro spunto di conversazione. Dopo aver firmato il conto, raggiunsi il bar,posto al centro della piazzetta dell'albergo. Il nordista stava sorseggiando un Cuba Libre, fumando l'immancabile Avana. Vedendomi mi salutò come fossi un vecchio amico."Conquiste?" chiese sorridendo. Gli raccontai di quello che mi era accaduto a partire dalla serata dell'Havana Club in poi, dettagliando il mio stato d'animo a proposito della mia relazione con Fidelia senza rendermi conto del nervosismo che mi stava salendo. Il nordista assorbì il mio sfogo con estrema attenzione continuando a centellinare il suo drink. Il mio era uno sfogo in piena regola e, man mano che parlavo, mi rendevo conto di stare a fare una vera autocritica a proposito delle false sensazioni che avevo provato. Alla fine mi sentii svuotato da quella lunga confessione.

"Il problema è che tu sei innamorato di una idea di bellezza che qui hai trovato in Fidelia. Per te, lei rappresenta la dolcezza, la dignità e la fierezza di un popolo, le sofferenze di molte generazioni che sono passate da una dittatura coloniale ad un regime di piattezza che doveva assicurare loro un benessere che non hanno. Tu trovi in questa situazione, quanto non puoi trovare in Italia, nel tuo lavoro, nei tuoi amici, nelle tue azioni quotidiane. Per te, Cuba, e per Cuba Fidelia, è uno sfogo alle tue repressioni più o meno larvate. Hai anche manipolato la tua voglia di essere, fintanto che ti sei illuso di vedere quello che volevi vedere ma sei sempre rimasto te stesso. Un esempio è la stupida domanda, atto di gelosia e possessività, che hai rivolto stasera alla tua novia. Cosa avrebbe dovuto risponderti? Che eri il suo unico e più grande amore? Fidelia è una jinetera e come tale ha vissuto e vivrà anche dopo la tua partenza dall'isola. Non puoi fare nulla per modificare la sua realtà". Sospirai, pensando a quanto avesse colto nel segno. Dimostrava di essere un buon conoscitore di Cuba e un ottimo psicologo. A me restavano tutti i problemi che mi ero creato senza sapere come risolverli. "Hai suggerimenti da darmi?" chiesi. Fece degli anelli di fumo mentre rimuginava, poi rispose "La tua donna dovrebbe essere come le altre ragazze cubane. Per loro, l'infanzia non c'è mai stata. Sono, quindi, come delle bambine non realizzate. Il mio solo consiglio è quello di regalagli una bella bambola con la quale, la tua novia, può giocare a fare la mamma. E' sicuramente meglio di un mazzo di fiori...il resto lo devi inventare tu, se tieni a scusarti con lei". Da lontano arrivava il suono della piccola orchestrina, che suonava canzoni melodiche a favore dei turisti che, immaginavo, ballare teneramente al ritmo del son cubano. Guardai il m io amico continuare a sorseggiare lentamente il suo cocktail e a ridere, con lo sguardo, del mio piccolo dramma. Lo salutai e mi avviai verso la tienda dell'albergo. Per mia fortuna la trovai ancora aperta e cercai, tra shampoo e magliette, una piccola bambola da regalare a Fidelia. Non c'era una grossa scelta, anzi. Rimediai solo un piccolo pupazzo di plastica che, nelle intenzioni, doveva assomigliare ad un neonato. Made in Hong Kong ed esportato da una ditta napoletana, questo recitava la targhetta. Non potevo pretendere di meglio per cinque dollari. Salendo la rampa di scale che mi conduceva alla mia camera, mi accorsi di come stesse battendo forte il mio cuore: era come andare al primo appuntamento con una ragazza. L'emozione, l'ansia, il desiderio e la paura si confondevano insieme, mettendomi una strana agitazione addosso. Cosa mi stava accadendo? Aveva ragione il mio amico nel dirmi che ero l'artefice di tutto questo guazzabuglio, oppure ero solo una vittima predestinata dalle circostanze? Fidelia aprì la porta della stanza. Indossava una minuscola vestaglia da notte molto lisa e stropicciata ma pulita. Senza dirmi nulla ritornò a sdraiarsi sul letto a vedere la televisione, sintonizzata su di un programma trasmetto da un canale satellitare. Le sedetti accanto iniziandole ad accarezzarle i capelli. Chiusi gli occhi: avrei voluto regalarle la luna ed invece avevo solo quello stupido pezzo di plastica stampato, nelle mie mani. "Scusa" le sussurrai e le diedi il piccolo giocattolo. Un gridolino di gioia ruppe quell'imbarazzato silenzio. "Per me? Ma è bellissimo amore..." e si impossessò del bambolotto. Era comico tutto questo. Fino a pochi attimi prima, regnava un'atmosfera pesante mentre adesso sembrava essere all'asilo materno. Fidelia giocava con il pupazzo rigirandoselo tra le mani mimando gesti antichi che si sviluppano tra mamma e figlio. Aveva acceso in lei l'interesse ed i suoi occhi brillavano di luce perforando il buio della notte e sorrideva con gusto mentre accennava nenie cubane:::

Le notti si erano alternate ai giorni. Andavo avanti con il mio rapporto con Fidelia. Avevo scoperto molte cose di lei: era una continua emozione lo starle vicino. Aveva un fratello di nome Jorge che stava facendo il servizio militare presso una caserma dell'Avana. Sua madre, Fanny Maria, era rimasta al paese natale: Moron, nella provincia di Ciego de Avila. Era separata dal padre di Fidelia e si era risposata con Hector, un brav'uomo che lavorava come netturbino e cercava di arrotondare le entrate con qualche piccolo lavoretto di giardinaggio nell'albergo della cittadina. Possedevano una misera casetta di pochi metri quadrati dove dovevano convivere, dividendo quello che non c'era. Il bagno non aveva acqua corrente e si doveva provvedere a questa, riempiendo i secchi; per il telefono si erano messi d'accordo con una loro vicina che dava la possibilità di ricevere le telefonate in cambio di qualche peso a chiamata; il mangiare era sempre rappresentato dal congrì; avevano una piccola televisione in bianco e nero dove vedevano, soprattutto, le telenovele per le quali andavano matti.Non c'erano topi ma, in compenso, regnavano le piattole. Per questi motivi, Fidelia aveva messo le ali per cercare fortuna a Varadero già da tre anni. Mi raccontò di come era stato difficile entrare a far parte delle jinetere e, con molta diffidenza, mi raccontò qualche episodio delle sue passate esperienze. "Vedi -disse- il mio sogno è quello di potermene andare via da qui ma è difficile. Qualcuno deve farti un invito all'Ambasciata, con questo io posso chiedere il passaporto ed il visto d'uscita. Ma il turista mi deve comprare il biglietto aereo e a provvedere al mantenimento per tutta la durata del mio soggiorno all'estero...non è facile trovare qualcuno che si impegni in questo modo. Il mio rimarrà per sempre un sogno...vedere altre città, altre genti..Roma, Milano, Cuneo..". "Cuneo?" la interruppi. "C'è una grande discoteca. Me l' hanno detto degli amici italiani che sono stati a Varadero in primavera" aggiunse. Anche lei aveva il suo sogno formato da speranze, come tutti. Mentre io sognavo di vivere a Cuba, Fidelia sognava di vivere in Italia. "Guarda -cercai di spiegarle- l'Italia non è come credi...c'è molta gente senza lavoro, molta senza casa...c'è razzismo contro gli immigrati specie quelli di colore...c'è il traffico, la delinquenza..". "Mangiate tutti i giorni?" domandò candidamente. Lì finì il mio intervento. Era stata logica e lapidaria, avevo molte cose ancora da imparare, ma avevo ancora due giorni prima del mio rientro.

L'aeroporto di Varadero era pieno di turisti allegri. Tutti esibivano con fierezza, l'invidiabile abbronzatura dei tropici che contrastava con le magliette bianche o colorate, acquistate nei negozi dei vari alberghi. Per tutti, un souvenir, un ricordo, un acquisto: bottiglie di rum, cappellini di foglia di palma intrecciate, manifesti, scatole di sigari. Alcuni erano allacciati alla giovane sposa con la quale avevano celebrato la luna di miele tutto compreso; altri erano gruppetti di amici che stavano finendo di raccontarsi addosso aneddoti ed episodi di conquiste coronate dall'immancabile successo. In disparte vidi altre coppie: italiani con le loro fidanzate cubane, com'eravamo Fidelia ed io. Lei aveva insistito per accompagnarmi all'aeroporto. Con gli occhi umidi ed il groppo in gola, le coppie miste si stavano giurando amore eterno e promesse mentre si scambiano tenere effusioni. Con una lattina di Tropicola strette nelle mani, Fidelia si era accucciata su di una stretta panca ed osservava il mio daffare per le procedure di imbarco. Non avrei voluto partire ma la mia vacanza era davvero conclusa ed era giunta l'ora di ricatapultarmi nella mia realtà, fatta di pure preoccupazioni occidentali. Mi sedetti vicino a lei. "Mi mancherai" le sussurrai. "Ti prego...scrivimi e telefonami. Io ti voglio bene e vorrei che tornassi presto" mi disse con un filo di voce. "Tranquilla -aggiunsi- al mio arrivo a Milano, cercherò di mettermi in contatto con te e provvederò a spedirti un pacco con tutte le cose che mia hai chiesto...Ma tu, non dimenticarmi" e così dicendo le misi in tasca gli ultimi dollari che mi erano rimasti, anche se sapevo che non era con quella manciata di soldi che avrei potute comprare il suo amore. Fidelia si mise a piangere sommessamente cercando di trovare la sua dignità dentro un kleenex. L'altoparlante gracchiò qualcosa a proposito del volo in partenza per Milano, il mio tempo con lei era davvero finito. "Fidelia, io volevo dirti...si, insomma, mi mancherai...". Lei mi strinse forte e le sue labbra si incollarono alle mie per un ultimo tenero bacio di addio. Mestamente oltrepassai la dogana entrando nel settore riservato ai passeggeri in partenza. Lei era uscita dalla mia vista lasciandomi il ricordo dell'ultima immagine che era stampata nella mia memoria. Seguii silenziosamente un gruppo ciarliero e festoso che si avvicinava a piedi alla scaletta dell'aereo. Il sole stava scendendo tra i miseri palmizi che circondavano l'aerostazione e l'aria profumava di nostalgia. Fidelia si stava allontanando dalla mia vita.

CONTINUA....

sabato 14 agosto 2010

SENZA CARISMA......


Oramai El Comandante non lo fermi piu'.

Un giorno e' al delfinario dell'Avana,quello dopo a un incontro coi giovani poi visita una finca quindi si rimette l'uniforme (senza insegne e mostrine) e parla al parlamento cubano,insomma non c'e' verso di tenerlo 5 minuti a casa.

Ogni suo movimento,ogni sua parola viene riportata su ogni quotidiano del mondo con tanto di foto e commento che inizia con "El Lider Maximo....." mica "Il signor Castro" come da organigramma attuale del potere cubanao sarebbe corretto dire.

Fidel parla di rischio di attacco nucleare americano,poi vai a vedere che la popolarita' di Obama e' al limite storico e allora ti preoccupi perche' e' un abitudine di tutti i governanti nel momento in cui hanno problemi interni fare gesti eclatanti di politica estera per riacquistare consensi.

Dice ancora,a precisa domanda di un giornalista che non c'e' alcuna possibilita' di guerra fra Venezuela e Colombia e 2 giorni dopo i presidenti delle 2 nazioni riallacciano rapporti diplomatici e ritirano le truppe dalla frontiera.

Sara' anche invecchiato e balbuziente come dice la bloggara a gettone ma comunque e' il solo personaggio al mondo che attira cosi' interesse,forse perche e' il solo che e' sopravvissuto a 2 crolli,quello del blocco socialista e quello del capitalismo come abbiamo potuto vedere in questi anni.

La bloggara con l'iban bello attivo afferma che Fidel ha 84 anni e ha perso il suo carisma,e meno male...pensate se di carisma ne aveva ancora...ne avrebbero parlato pure su Marte.

Ha fatto la vita che ha fatto,ha vinto una Rivoluzione,ha ributtato in mare i porci in una baia,combatte da una vita contro il paese piu' potente del mondo,e' sopravvissuto a 20 anni dal crollo del blocco socialista,hanno cercato di ammazzarlo centinaia di volte,gli hanno messo addosso un bloqueo,4 anni fa lo hanno aperto come una scatola di sardine e poi dato per morto,ora te lo ritrovi sempre in giro...

Meno male che ha perso carisma......

RIMEDIARE A UN OMICIDIO


Non devono più ripetersi vicende come quelle di Stefano Cucchi, morto a 31 anni il 22 ottobre scorso nel reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini una settimana dopo il suo arresto, senza che i familiari sapessero nulla. D'ora in poi, se le condizioni di un detenuto ricoverato si aggravano, il medico potrà avvertire i parenti senza aspettare l'ok del magistrato di sorveglianza. Ad annunciare la novità il ministro della Giustizia Angelino Alfano, con una lettera al presidente della Commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino. L'accordo tra il provveditorato delle carceri del Lazio e l'ospedale romano farà da battistrada per gli accordi tra tutti gli istituti di pena e le strutture sanitarie che hanno reparti detentivi. "Sono queste le cose che mi fanno pensare che la nostra battaglia sta avendo un senso. Con le nuove norme Stefano ci avrebbe avuti accanto a lui" ha commentato Ilaria Cucchi, sorella del giovane geometra.

Dunque, si cambia registro. Ed è proprio per le polemiche scatenate da quella morte e per gli sviluppi dell'inchiesta sul comportamento di carabinieri, polizia penitenziaria e medici, che il ministro ha lanciato l'input. "Nessuno potrà restituire Stefano Cucchi alla sua famiglia - spiega Marino - Ma adesso si potrà evitare che altri casi come quello del giovane morto all'ospedale 'Sandro Pertini' di Roma, a una settimana dal suo arresto per possesso di droga, accadano nuovamente". In altre parole, spiega, "se al momento del ricovero di Stefano Cucchi vi era di fatto la proibizione di comunicare con i familiari, in caso di aggravamento di un paziente detenuto, da oggi il medico, di fronte a una persona privata della libertà, potrà fare ciò che ogni medico pratica con ogni paziente: nel momento dell'aggravamento l'assiste e immediatamente dopo informa i familiari delle condizioni cliniche del loro caro. Fino ad oggi per fare questo c'era la necessità di un permesso del magistrato di sorveglianza, richiesto attraverso il carcere. Occorrevano giorni. Ora bastano minuti".

"Sicuramente è un grosso passo avanti - dice ancora Ilaria Cucchi - una umanizzazione, perché quel protocollo era assurdo. Si tratta di strutture detentive ma anche di ospedali, ci sono dentro persone che stanno male". Se le nuove norme fossero state in vigore quando Stefano sarebbe stato ancora vivo. "forse le cose sarebbero andate diversamente. O forse no, ma almeno non se ne sarebbe andato da solo - conclude la ragazza - Ci avrebbe avuti accanto a lui".

Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha sollecitato tutti gli istituti a stabilire accordi con gli ospedali che hanno reparti detentivi per seguire le nuove linee. L' obiettivo è definire un protocollo standard, da sottoporre al ministero della salute e alle Regioni, valido su scala nazionale per le Asl e gli istituti di pena "per armonizzare le esigenze della salute con quelle della sicurezza ma anche evitare che il trattamento di un detenuto possa essere addirittura più restrittivo in ospedale che in carcere".

Gli ospedali che hanno reparti detentivi attrezzati per il ricovero e la sorveglianza di detenuti sono meno di dieci. Una legge del 1993 stabiliva che in ogni capoluogo di provincia dovessero essere creati reparti detentivi ma pochissime regioni si sono uniformate. Nel Lazio, oltre al Pertini di Roma, c'è l' ospedale Belcolle di Viterbo; altri reparti sono a Milano, Palermo e Napoli.

Club ostaggi delle bandiere


Meglio bandiera che banderuola, naturalmente. Se il calcio è diventato il più suggestivo dei romanzi popolari, molto si deve ai simboli che hanno consentito ai tifosi di identificarli, e identificarsi, nelle squadre del cuore. Meglio bandiera, a patto di non fare prigioniero il club. L’onnipotente Spagna di questo periodo offre argomenti su cui riflettere. Oggi si decide la sorte di Raul. La leggenda del Real Madrid è sul punto di accordarsi con lo Schalke 04. Raul Gonzalez Blanco, madridista dal 1992: 3 Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 6 campionati, record di presenze e di gol. Con Raul, lascia anche Guti, 34 anni a ottobre e da quindici al Bernabeu. Sarà stato l’arrivo di José Mourinho, saranno stati i calcoli dei diretti interessati o gli scrupoli di Florentino Perez. Morale della favola: tagli dolorosi, ma netti.

Raul, per la cronaca, ha 33 anni. Paolo Maldini si ritirò a 40. Francesco Totti, lui, va per i 34 (li compirà a settembre) e Alessandro Del Piero per i 36 (li festeggerà a novembre). Totti e Del Piero incarnano la storia della Roma e della Juventus, società dalle quali tanto hanno avuto e alle quali tanto, anche sul piano degli infortuni, hanno dato. Nell’ultimo torneo hanno segnato, rispettivamente, quattordici e nove gol. La mediocrità è così diffusa e radicata che potranno giocare serenamente fino agli «anta», demolendo il muro delle duecento reti in serie A.

Non è in discussione il patrimonio di affetto, di talento, di tradizione che riassumono. Se mai, il futuro che dall’alto delle carriere e del logorìo tengono in ostaggio. Caschi il mondo, a Totti piace giocare «libero d’attacco», prima punta: Toni lo ha imparato sulla sua pelle, ora tocca ad Adriano. Del Piero o Diego, ha dichiarato Del Neri. Un piccolo passo avanti rispetto alle ambiguità dell’ultima gestione. Totti è una religione, Del Piero un sentimento. Non si parla di eredi, nel loro caso, ma solo di contratti spalmabili e cariche affittabili. Totti predica anche quando potrebbe farne a meno, Del Piero tace anche quando dovrebbe alzare la voce (penso allo spogliatoio spaccato e al Ranieri silurato: non disse beo). Lo juventino è più «toccabile» del romanista, nessuno studia da leader, entrambi si cibano di episodi e, padroni di troppi destini, continuano a credersi la soluzione e non il problema.

ROBERTO BECCANTINI

Piedad Córdoba llegó a Cuba para reunirse con Fidel


La senadora liberal colombiana Piedad Córdoba se encuentra en Cuba para reunirse con el líder cubano Fidel Castro y dialogar sobre la situación de Colombia, afirmó la legisladora en la red social twitter.

“Ya llegué a Cuba. Estoy estudiando y leyendo mucho para el encuentro con el Comandante Fidel Castro”, escribió Córdoba, cuya visita no fue anunciada previamente.

El Comandante de la Revolución Cubana, quien el viernes cumple 84 años, conversó con la senadora liberal a través de una llamada telefónica el pasado domingo, según confirmó Córdoba a la AFP en Bogotá.

En una entrevista con periodistas venezolanos difundida el lunes, Fidel reiteró que Cuba apoya la búsqueda de la paz en Colombia, a lo cual -recordó- dedicó un libro que publicó en 2008, cuando aún estaba muy delicado de la grave enfermedad que lo alejó del poder en 2006.

Córdoba estuvo en Cuba en marzo de 2008 junto al presidente venezolano Hugo Chávez, y la madre de Ingrid Betancourt, entonces rehén de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC).

La senadora, quien ha sido mediadora para liberaciones de rehenes de la guerrilla de las FARC, pertenece al movimiento Colombianos y Colombianas por la Paz, que promueve un acuerdo humanitario que ponga fin al conflicto armado en ese país.

Autunno 2009 cronache dall'oriente cubano


25/09/2009

Veniamo al quotidiano.

Oggi cambiano a 1.32 bene.

L'altro ieri ho cambiato tutto cio' che mi serve per la vacanza a 1.34 da dei cubani che vivono fra qua' e la Germania.

Quando vanno il Germania comperano di tutto che poi qua' rivendono ma prima di tornare in Germania devono cambiare i molti cuc che hanno in euro e in banca li mettono a pecora...quindi li cambiano a noi a 2/3 punti piu' del banco.

Se cambi migliaia di euro al final sono soldi anche questi....

Visto che ho portato il doppio di quanto mi servira' sto' pensando seriamente di cambiare tutto perche credo che queste valutazioni in futuro ce le sognamo,ad aprile ho cambiato a 1.18....

Se torno per un altro paio di mesi a inizio 2010 almeno ho gia' tutto il grano per la vacanza.....vediamo.

Pochissimi italiani e non e' mai successo...saremo in 4/5 fra cui il papa' di un ex campine di sci bolognese che e' un antico frequentatore di queste lande,l'ho rivisto volentieri perche' e' molto simpatico.

E' pieno di tedeschi,spagnoli e canadesi con i loro brutti vestiti,uguali per il giorno e per la notte,le loro birre e le loro donne inguardabili sempre con la sigaretta in mano e sempre con qualcosa da mangiare in mano.

Sono le cammelle.

Anche loro mandano giu' fino a quando ce ne e' anche perche' mi sa che per queste non sempre e' domenica.....

Pochi italiani davvero e pochi soldi che girano,hanno abbassato i prezzi di tutto ,davvero si mangia con un cazzo.

Oggi non conviene piu' mangiare nelle case,le ladrone ne approfittano,ti barbano anche 7 cuc a cranio ( a Las Tunas....),con quei soldi mangi in 2 anche nei locali in divisa dove i prezzi sono calati e di molto.

L'altra sera sono andato in disco,per la sola volta al momento,l'idea non era quella stavo passeggiando con pesteboca davanti alla disco e ho visto una vecchia amica con un amica ancora piu' figa di lei...le ho portate dentro dove c'erano altre 2 gnocche da paura che ho invitato al tavolo.

Quando mi viene da pensare al perche' continuo a venire qua'....be'...questa e' una delle risposte...seduto a un tavolo con 4 pezzi di figa al costo di una bottiglia di ron e delle cole .....

Non e' che capiti proprio tutti i giorni dalle nostre parti.

L'amica della mia amica oltre a 2 pere a vista da paura ballava pure da Dio.

2 sono le cose che mi mandano fuori,un bel paio di tette e una che balla bene (a momenti la sposavo pure una ballerina... )

Questa era pure simpatica quindi il passo verso la mia sordida alcova e' stato breve....

Il bello e' che avrei potuto portarmi via tranquillamente ognuna delle 4.....ma il belino e' uno e....ci saranno altre serate.

Confermo che...non c'e' aire ma non e' rotta....e' ahorro.....

INCUBA LIBRE parte 2 (L'Avana)

100$ PER UN AMORE


L'Havana Club mi accolse con tutto l'assordante rumore che poteva. Luci stroboscopiche, effetti neon e psichedelici, facevano da cornice ad una popolazione di turisti arrossati dal sole e a cubani che ballavano con un ritmo impossibile da imitare. C'era una specie di arena centrale delimitata da una serie di ballatoi e scaloni a scendere. Proprio nel mezzo, si accalcavano i migliori ballerini di salsa e merengue che io avessi mai visto prima. La musica underground si miscelava sapientemente con ritmi dal sapore tropicale rimixati appositamente per le discoteche. E tutto questo, senza uno stridente contrasto tra le differenti fonti di musica. Guadagnai un posto da dove, comodamente seduto, potevo godermi la scena, mentre Fidelia mi seguiva docile come un cagnolino ammaestrato. "Quiere bailar?" mi disse urlando per farsi capire. Al mio cenno di rifiuto aggiunge "Ti dispiace se io ballo un poco?" e senza attendere la mia risposta si gettò nella mischia. Movenze sensuali danzate ad un ritmo infernale animavano ora, il suo corpo. Era come se stessi assistendo ad una gara fra tutti coloro che stavano ballando in quel momento. La musica, davvero assordante, mi prendeva al cervello aiutata anche da un sapiente gioco di luci ed effetti che coloravano la regia di una serata come tante all'Havana Club. Frammenti di danza, volti apparentemente famigliari, sapori ed umori di alcol e sudore, tutto si confondeva in un magma di sensazioni indescrivibile, come in un videoclip musicale. Lei, Fidelia, era al centro della pista, competendo con altre stupende ragazze di colore. Tutti, comunque, ci mettevano l'anima per sfogare fame e disperazione repressa, mentre approfittavano dell'occasione fornitagli da qualche turista sicuramente interessato al dopo discoteca. Terminai di sorseggiare un mojito decisamente annacquato, quando Fidelia tornò da me. "Ti diverti?" le dissi con tutto il fiato che avevo in corpo. I suoi occhi brillavano di gioia e sorridevano mentre aveva iniziato a bere un succo di mango gelato. "Che vuoi fare, dopo?" mi chiese. "Non lo so...ne parliamo quando avrai finito di ballare" urlai. Si gettò nuovamente tra la folla sudata. Osservai l'ora constatando che erano da poco passate le tre e mi sentii improvvisamente stanco. M'avvicinai al bancone del bar per bere qualcosa ma dovetti vincere l'assalto di due ragazze che, mi avevano proposto una calda notte d'amore. Era proprio un luogo dove l'italica stirpe aveva multiple possibilità per immedesimarsi in Rodolfo Valentino. La mia curiosità e le considerazioni elucubrate in rapida sequenza, avevano lasciato spazio ad una leggera emicrania accompagnata dalla voglia di rientrare in albergo. Non riuscivo più a vedere Fidelia mentre il nordista si era già eclissato con una ragazza già da tempo. Uscii dalla discoteca deciso a trovare un taxi per rientrare in albergo ma, all'uscita, un nugolo di ragazze mi si avvicinarono decise a piazzare la loro presenza.

"Italiano!" era Rayko. "Vuoi una casa? Dov'è Fidelia?" chiese con estremo interesse. "E' restata a ballare, credo" ribattei con un pò di noia. "Non ti piace? Vuoi conoscere altre chiche? Ho tante amiche che sono libere e felici di stare con te..."continuò. "Rayko -risposi- sono stanco e non voglio conoscere ragazze stanotte, anzi, mi piacerebbe rivedere Fidelia, se possibile, ma non adesso..". Il cubano mi sorrise "Sapevo che ti sarebbe piaciuta. E' molto bella, e poi non è una vera jinetera. Domani mattina verremo a trovarti sulla spiaggia" e con un gesto rapido attirò l'attenzione di un particular che, pigramente, si avvicinò. "Dagli solo tre dollari e ti lascia a 50 metri dall'albergo. Buena noche italiano..".

Un sole appannato da una teoria di nuvole quasi minacciose, accese la giornata. Era tardissimo e non ero ancora del tutto sveglio neppure dopo una lunga doccia. C'era qualcosa di strano che avvertivo in me ma che non sapevo identificare. Scesi al bar e, dopo aver bevuto un caffè quasi italiano, m'incamminai verso il mare. D'un tratto ricordai di Fidelia e della notte appena passata. Ecco cos'era quella sensazione: l'emozione per un incontro, sollecitato dalla mia voglia di conoscere quella ragazza. Mi si attorcigliarono le budella e rimasi con me stesso a fare una introspezione dei miei desideri. Cosa stavo cercando? Sicuramente mi attraeva fisicamente ma non desideravo comprare il suo amore. Stavo dando delle giustificazioni alla speranza di potere avere un relazione normale con lei? Ma perché quest'isola e tutti i suoi abitanti erano così complicati? Ripassavo mentalmente il discorso fattomi dal nordista il giorno prima. Forse, lui non si faceva più degli scrupoli o, comunque, sapeva come agire in queste situazioni. Ero giunto sulla spiaggia. Una deliziosa fila di ombrelloni di paglia cucivano una zona d'ombra che si adagiava sui lettini già sistemati. Il piccolo chiosco dov'era possibile bere e mangiare era già aperto. Alcuni turisti stavano prendendo il sole che non c'era e molta gente giocava nell'acqua trasparente. Il mare dei Caraibi aveva un colore verde smeraldo che sfumava in mille tonalità in celestino per poi divenire trasparente vicino alla riva. Sul bagnasciuga vidi Rayko in compagnia di Fidelia. Fece dei grandi gesti per salutarmi. "Italiano..pensavo che non venissi più. Ecco, ti ricordi Fidelia?" ed allargò il braccio destro a semicerchio come si usa nei bazar orientali per far vedere la propria mercanzia. Fidelia sorrise dolcemente e mi salutò. "Dove eri finito? Ti ho cercato per l'Havana Club ma non c'eri più" disse con una vocina sconsolata. Pareva che mi conoscesse da sempre e che il no avermi trovato la sera prima, fosse stata la disgrazia più grande che le potesse capitare.

"Ero stanco ed anch'io non ti ho vista più" dissi con una punta di imbarazzo. Ma perché mi dovevo giustificare con lei? Qual'era lo strano meccanismo che mi faceva sentire in colpa? In fondo, neppure la conoscevo e tanto meno le avevo promesso nulla."Amigo -interruppe Rayko- io devo andare a Cardenàs ora. Ti lascio Fidelia: fate amicizia ma ricordati che non può salire in camera tua in albergo. E' vietato". Poi disse qualche frase in un dialetto che non compresi e se ne andò.

"Cosa facciamo?" chiese sorniona. "Sei tu la cubana -risposi- io non so cosa proporre. Decidi tu per tutti e due...". Aggrottò un pò le ciglia come per farsi venire una idea e poi si rivolse a me "Andiamo a Matanzas. Prendiamo un carro, conosco un posto dove possiamo mangiare aragoste e gamberoni in tranquillità" e così dicendo si mise sottobraccio conducendomi verso il parcheggio dell'albergo.

La Chevrolet filava regolarmente a quaranta chilometri all'ora. L'inconfondibile odore del carburante penetrava dentro l'abitacolo ed usciva attraverso le portiere dai finestrini abbassati. Il ragazzo che faceva da autista era amico di Fidelia. Per combinazione, mi spiegò, lo aveva trovato fuori dell'albergo e, quindi, lo aveva impegnato per tutta la giornata con un compenso di cinquanta dollari. Sarebbe restato tutto il tempo con noi per evitarci il fastidio di trovare un'altra auto per il ritorno. Rimuginavo sulla ragnatela di interessi e relazioni commerciali che dovevano regnare sull'economia del socialismo reale. Arrivammo a Matanzas fermandoci di fronte ad una casetta vicino al mare. L'acqua aveva un colore anonimo e non pareva di essere ai Caraibi. Fidelia scese dall'auto mentre il nostro autista rimase seduto al posto di guida. "Scendi, siamo arrivati" mi disse perentoria. "E lui?" le chiesi indicando con la testa il ragazzo della macchina. "No problem. Fa la guardia alla sua auto e poi andrà a mangiare un perro caliente qui vicino. Dai, vieni con me... tienes miedo?". "Cosa dici? Non capisco..." e dicendole questo la raggiunsi. "Miedo è paura, perro caliente è hot dog. Capito?" e sorrise nuovamente. Era proprio bella e dolce. Chissà cosa nascondeva quella dolcezza e se era proprio autentica. Decisi di non angustiarmi la giornata da sterili considerazioni che mi facevano sentire sempre più solo in quella Cuba così singolare. Fidelia bussò alla porta della casetta bianca. Ci aprì una matrona negra dai crespi capelli grigi. "Bienvenidos da mama Estrella" disse allargando le labbra e mettendo in mostra denti gialli da accanita fumatrice. Entrammo all'interno di una spaziosa camera che fungeva da salone. Un tavolo rettangolare era già apparecchiato con una tovaglia di un colore rosa pallido che doveva aver visto giorni migliori e da un pretenzioso servizio di ceramica bianca tutto orli e bordi. Un penetrante odore di cucina assalì le mie narici. Il vecchio televisore era acceso e sintonizzato su Cubavision dove stavano trasmettendo un programma di cartoni animati. Ci sedemmo su di un divano di finta pelle verde alquanto appiccicoso. "Ti piace?". Mi guardai attorno rispondendole "Veramente devo ancora capire..." risposi. Fidelia aprì il suo sorriso e fece brillare i suoi incantevoli occhi neri. Appeso alla parete più ampia troneggiava un grande ritratto di Che Guevara. "Che ne pensi di Guevara?" chiesi a bruciapelo per trovare un qualche argomento che mi mettesse fuori dall'imbarazzo che stavo provando. "Era bravo" rispose senza entusiasmo. Poi aggiunse "Mama Estrella lo ha conosciuto...". Un piccolo fremito scosse il mio corpo. Mi portavo appresso, infatti, l'idea mitizzata dell'eroe della libertà. Quell'idea iconografica che tanti giovani aveva conquistato fin dalla fine degli anni sessanta e per tutti i settanta, cioè, fino a quando l'interesse per la politica attiva aveva coinvolto tutto il mondo giovanile. Dopo, il riflusso ed il ristagno delle idee, la paura del terrorismo, la noia emanata dalla televisione, la sterilità delle conquiste ottenute avevano abbattuto lo stimolo del credere su dei valori portati dall'attivismo politico e, ad una ad una, erano cadute le stelle che avevano infiammato il cuore di molti giovani: Mao, Lenin, Marx. Ma resisteva, comunque, il mito del guerrillero heroico. Resisteva il volto del "Che" che ancora sventolava su bandiere rosse e campeggiava su t-shirt stampate in Thailandia e vendute in tutti i mercatini del mondo. Avevo una mia idea a proposito di quell'uomo. Sin dal mio arrivo a Cuba avevo osservato, e non si poteva altrimenti, che la sua figura era presa e mercanteggiata in ogni occasione: magliette, bandierine, portachiavi. Per non parlare della famosa canzone Hasta Siempre che, per ogni dove, dai locali per finire sulle spiagge, era cantata e suonata a favore dei turisti. Insomma, quello che avevo sempre pensato a proposito della sua figura, si era sbriciolato come mollica vecchia, di fronte alla constatazione dei fatti di cui ero stato testimone: Ernesto Che Guevara era solamente un buon conduttore per fare soldi. Mama Estrella entrò nelle mie considerazioni con una fiamminga sulla quale troneggiava un'aragosta arrostita. Successivamente ampliò il nostro pranzo con piatti di congrì, insalata e banane fritte. Fidelia guardava divertita e compiaciuta il lauto pranzo, non dimenticandosi però, di sbirciare dalla mia parte per osservare le mie reazioni all'arrivo di ogni pietanza.

"Dal momento che dovevamo mangiare, ti ho portato da Mama Estrella perché cucina bene ed è pulita. Ti piace?" chiese. Sorvolai sul fatto che tutto mi sembrava ben programmato da Rayko. Ero un turista e dovevo convincermi del fatto che tutti avrebbero cercato di sfruttarmi fino alla fine. "Si. L'ambiente è tranquillo. Però, dopo pranzo, vorrei parlare con Mama Estrella per chiedergli qualcosa sul Che. Posso?". Fidelia sorrise, annuendo con la testa. Aveva iniziato a riempire il suo piatto con delle incredibili porzioni di cibo, mischiando il tutto in modo da rendere il più possibile, omogeneo il suo pasto. La televisione, nel frattempo, aveva finito di funzionare e la padrona di casa stava armeggiando sui manopoloni per cercare una improbabile riparazione. Dopo avere brigato un pò, la vecchia matrona riuscì a sintonizzare la tv su Tele Rebelde che stava trasmettendo un documentario su Josè Martì, il famoso poeta rivoluzionario dell'800 che tanto aveva fatto per l'indipendenza di Cuba. Continuai a mangiare rivolgendo, ogni tanto, il mio sguardo su Fidelia. Cosa stavo cercando? L'atmosfera che si era creata era falsa. Tutto era stato programmato con meticolosa cura dei particolari. Era come un gioco. Loro sapevano che io sapevo, ma tutto questo non aveva nessuna importanza. Mi trovavo per la prima volta in una casa particular a mangiare un pranzo particular e tutto accompagnato da una splendida jinetera. Sapevo che sarei finito a letto con lei ma non accettavo di ottenere quello che desideravo in quel modo. L'aroma del caffè Cubita, aleggiò per l'aria umida e calda della casa seguito da Mama Estrella che entrò nella stanza con un minuscolo cabaret con due tazzine. La vecchia negra, dal volto imperturbabile, lasciò tutto sopra il tavolo sparecchiando abilmente i piatti ormai vuoti, delle pietanze. Fidelia avvicinò la tazzina alla bocca ma non bevve. Mi guardò incuriosita chiedendomi "Non ti diverti?" ed attese la mia risposta. Accesi meccanicamente una sigaretta. "Il problema non è questo. Sto bene insieme a te. Solo che vorrei stabilire un rapporto differente, mi capisci?" le chiesi aspirando la prima boccata di catrame. Lei rimase stupita ed interdetta. "Non ti piaccio?" disse mentre allargava i suoi occhi da cerbiatta ferita. "Moltissimo" replicai sinceramente. Si alzò dalla sedia e, girando attorno al tavolo, venne da me cercandomi la mano. "Vieni" disse. Intimidito mi lasciai guidare verso la camera da letto. Un vecchio condizionatore rinfrescava sufficientemente l'ambiente modesto: un letto quasi matrimoniale, due comodini di legno chiaro consunti dalla salsedine, un piccolo comò con uno specchio appeso alla parete, una sedia. Fidelia chiuse le imposte realizzate come si usa a Cuba, da piccole assicelle di legno comandate da una guida laterale. La stanza piombò nella penombra e, con mosse calibrate, iniziò a spogliarsi: prima della minigonna rossa, poi del bolerino elasticizzato nero che indossava la sera precedente. Restò semplicemente vestita con un minuscolo perizoma nero. Mi sdraiai sul letto continuando ad osservarla. Era stupenda. Il corpo proporzionato e ben fatto, era inguainato dalla sua pelle vellutata. Nella poca luce, riuscivo a decifrare il suo sorriso sicuramente abituato a vedersi specchiato nella bramosia che suscitava verso i turisti che si erano trovati nella mia stessa situazione. Candidamente mi chiese "E tu non ti spogli?" e si gettò al mio fianco. Una miriade di pensieri affollarono disordinatamente la mia mente. La strinsi vicino a me. Sarebbe stato bello se fosse stata la mia ragazza, pensai con un certo senso di disagio.

"Fidelia...tu mi piaci moltissimo e mi attrai tanto. Il problema è che vorrei riuscire a stare con te, se tu veramente lo desideri. Cioè -dissi confuso- non ti voglio avere solo perché posso darti dei dollari per farlo. Mi capisci?". Lei mi osservò divertita. "Ma che problema c'è? Se ti piaccio possiamo fare l'amore. Hai i preservativi" chiese diretta.

"Fidelia, forse non hai capito -continuai- io desidero conoscerti, stabilire una relazione normale, senza comprarti...". Le accarezzai dolcemente il viso incorniciato dalle lunghe treccine. "Se non ti piaccio -fece quasi piagnucolando- potevi dirlo a Rayko...avrebbe trovato un'altra cugina che ti andava bene...forse bianca" e così dicendo si raggomitolò su se stessa, fuggendo dalla mia stretta. Mi sentivo come un animale in gabbia. Mi piaceva e la desideravo ma non accettavo quel modo di conquistarla. Mi faceva tristezza credere che lei, forse, stava soffrendo a causa del mio atteggiamento. Avevo cercato di spiegarle le che non si trattava di un problema di bellezza o di preferenze ma solo un modo diverso di vedere le cose. Accesi un'altra sigaretta mentre continuavo le mie considerazioni, pensando a quanti turisti avevano fino ad allora rinunciato alle sue grazie. Mi venivano in mente il romano ed il nordista. Chissà se al mio posto avrebbero avuto i miei stessi scrupoli. Cuba, ancora mi stupiva. Fidelia si stava rivestendo delusa come deluso trovai lo sguardo di Mama Estrella quando mi vide oltrepassare la porta della camera da letto, per raggiungerla nella minuscola veranda, dove si faceva cullare da una antiquata sedia a dondolo. Le sedetti accanto. "Fidelia mi ha detto che ha conosciuto Guevara..." dissi scandendo bene le parole affinché mi capisse. "Fuè un hombre muy heroica. El Che amava la gente. Me intiende senor? Si tu quieres yo te hablo en italiano..conosco un poco la vostra lingua" e tossì. "Dimmi Estrella...quando lo ha conosciuto?" chiesi."Agli inizi degli anni sessanta quando era Presidente del Banco Centrale. Io lavoravo al Ministero e ci fu una assemblea per premiare quelli che avevano ben lavorato per lo stato. Io ero stato premiata e il Che mi consegnò una medaglia. Quanto era bello...". Si alzò all'improvviso e tornò subito dopo con una sbiadita foto in bianco e nero che mi allungò. Si vedeva Estrella trenta anni prima, più magra, mentre stava ricevendo il premio ed una stretta di mano dal Che. Lui, il mito, l'eroe, era vestito come sempre appare: divisa militare, pistola nel cinturone, basco nero. Ma dalla foto si leggeva un sorriso aperto, umano, cordiale. Sentii una emozione forte e continuai il mio interrogatorio. "Com'erano quei tempi?". La vecchia continuava a farsi dondolare dalla forza di inerzia. Fidelia apparve alla porta e ci raggiunse sedendomi sulle ginocchia. "Era tutto bello. El pueblo, credeva nella revolucion e lavorava duramente. Stava per finire l'analfabetismo e gli ospedali funzionavano nonostante el Bloqueo yankee. C'era molta speranza nel futuro ed i russi mandavano aiuti e dollari. Il Che aveva chiesto uno sforzo per aumentare la produzione della zafra. Si creò il lavoro volontario che veniva svolto nei momenti liberi. Ogni CDR reclutava companeros che, alla fine del loro turno di lavoro e nelle giornate di festa, andavano ad aiutare i millioneros, cioè i raccoglitori di canna da zucchero, nella loro raccolta. Tutto però era gioia e speranza e questo grazie a Fidel e al Che, che avevano acceso nel popolo la scintilla della dignità nazionale". Emise un sospiro carico di nostalgia e ricordi e s'accese una sigaretta senza filtro. Poi continuò "Il problema oggi, è la povertà. Nessuno aiuta più la nostra isola. Fidel deve lottare contro tanti nemici: i nordamericani, i cubani di Miami, il Fondo Mondiale, l'ONU. Tutti i capitalisti sono contro di noi e oggi, sena più sostegni materiali, ci troviamo in una situazione molto difficile. A noi vecchi, non ci fa paura. Abbiamo vissuto sotto la dittatura di Batista e la rivoluzione. Abbiamo vinto il banditismo della Sierra e lo sbarco controrivoluzionario della Baia dei Porci, sempre portando avanti le nostre idee. Non c'è più analfabetismo a Cuba. Ci sono Ospedali e policlinico per tutta l'isola. Il popolo gode dell'assistenza della libreta. Quello che mi preoccupa sono i giovani. Non hanno conosciuto tutto questo. Vedono solo i divertimenti e amano copiare le mode e gli usi che vedono dai turisti. A Cuba c'è anche la libertà di non lavorare...sarà la fine di un sogno". Uno scheletrico gattino attraversò il campicello desolato che ci stava davanti, cercando tra la spazzatura qualcosa da mangiare. "E adesso qual'è la soluzione?" le chiesi fissandole il volto rugoso ma pulito. "Combattere siempre l'imperialismo. Finché ci saranno Fidel y Raul, Cuba sarà sempre libera dal capitalismo". Inalò una buona dosa di ossigeno come per convincersi delle sue ragioni e continuò "Purtroppo, il periodo speciale è duro per tutti. E tutti si sono organizzati per guadagnare qualche dollaro dai turisti anche se va contro la logica del comunismo. Ma i giovani sono attratti da altre cose e non sanno bene che così, finiranno per complicarsi la vita". Fidelia si strinse a me cercando di comunicarmi qualcosa con il solo tatto. "Ho sete" disse ad un tratto interrompendo i ricordi di Mama Estrella. La vecchia s'alzò faticosamente andando in cucina e lasciandoci soli.

"Non ti annoi?" chiese con una smorfia. Con quella sua domanda mi aveva fatto comprendere di sentirsi esclusa da quella mia ricerca di verità; voleva rimpossessarsi di me e delle mie attenzioni. Estrella tornò con due bicchieri di birra e ci lasciò soli. Aveva afferrato il non troppo oscuro messaggio lanciatole da Fidelia. "Se ti interessa, possiamo tornarci un'altra volta". Annuii con la testa e l'accarezzai dolcemente. Era la mia illusione "Fidelia, vorrei che noi ci conoscessimo meglio. Mi piacerebbe che tu restassi con me per il tempo che mi resta da passare ancora a Cuba". Lei sgranò gli occhi guardandomi incredula "Sicuro? Non è uno scherzo -domandò sorridendo -Se tu vuoi posso restare con te nel tuo albergo ma devi pagare per un'altra persona". "Ma se Rayko mi ha detto che non è possibile...."risposi. "Lui pensava che tu non volessi pagare l'albergo anche per me, ma se vuoi, puoi andare alla reception e pagare...Veramente vuoi?".

CONTINUA