martedì 7 settembre 2010

MEGLIO CUBA


In questi giorni sul forum IL VASCELLO DI CUBA si parla del fatto che sono sempre di piu' i cubani/e che a un bel momento,dopo aver verificato che qua' il grano inteso come denaro non cresce sugli alberi,decidono di mollare tutto e di torna a Cuba.

Per onor del vero,come faceva notare una fanciulla,spesso qual che lasciano e' davvero poco,un monolocale,bollette da pagare e un frigo vuoto.

Il concetto e' piu' o meno sempre lo stesso,se devo fare la fame meglio farla nella mia Cuba dove almeno una caldosa calda non me la nega nessuno.

Col sopraggiungere della crisi di gente che ha soldi da gettare e regalare se ne vede in giro sempre di meno,i cubani abituati ad avere sempre qualcuno che risolve loro i problemi,che sia il Barba o lo yuma di turno,non hanno gli anticorpi per combattere e in piu' hanno la loro atavica allergia per il lavoro che rende inattuabile la presenza per loro in occidente.

Si perche' se avessero voglia di lavorare un posto in qualche cantiere salterebbe fuori ma a quel punto si torna a capo "se devo alzarmi alle 5 del mattino e andare al freddo a spaccar muri a quel punto resto a Cuba"

Appunto....

Burinamba e gli altri amici del Cavalieredi


Michele Serra

Juri Burishenko Ex direttore di gulag, dopo la caduta dell'Urss si è intestato tutto il metano della Siberia e ha comperato il Liverpool, la Lamborghini e tutte le fabbriche di reggipetti europee. Presidente della minuscola Repubblica di Interstitzja, è riuscito a non farla inserire negli atlanti geografici e grazie a questo stratagemma può violare qualunque convenzione internazionale. Berlusconi gli ha già fatto visita un paio di volte per trattare l'acquisto di gas naturale e del famoso corpo di ballo femminile "356-55567009", che prende il nome dal numero di telefono di un call-center. In cambio gli ha promesso l'isola di Capri. Burishenko, per la sua visita romana, promette di fare impallidire Gheddafi: arriverà su una triremi, preceduta da ruspe che scaveranno un canale fino ai Fori Imperiali. Il corteo di orsi ammaestrati e l'esibizione dei dirigibili acrobatici non dovrebbe comportare pericolo per la popolazione perché Burischenko ha promesso alle autorità italiane di non far guidare i dirigibili agli orsi ammaestrati, come avviene nel suo paese.

Al Burin L'emiro dell'Omhein ha cento mogli, quasi tutte consenzienti, e si è laureato a pieni voti a Barkeley il giorno dopo avere comperato l'università. Nella sua squadra di calcio, lo Sporting Omhein, giocano alcuni tra i più grandi campioni di tutti i tempi, impagliati. Berlusconi lo ha invitato per firmare un trattato commerciale che prevede la costruzione di un Ponte sul Mar Rosso e l'apertura di un Politecnico nell'oasi di Bigba. Per il suo arrivo a Roma, Al Burin prevede un corteo di mille limousine d'oro, alimentate a champagne, lanciando dai finestrini stoviglie di porcellana. Prenderà alloggio al Colosseo: il governo
italiano sta già provvedendo a far rimettere i serramenti.

Ibli Burinamba Ultimo re tribale dell'Africa nera, Burinamba paga solo in diamanti, mangia solo zafferano a grosse cucchiaiate e vive circondato da vergini nude che si spostano appese a lunghe liane per non toccare mai terra coi piedi. Berlusconi ha cercato di conquistarlo regalandogli un water di madreperla, con copriasse in pelle di leopardo, che Burinamba ha però rifiutato dichiarando: "È troppo pacchiano perfino per me". L'incidente è stato chiuso con un amichevole scambio di prostitute e un contratto miliardario per la concessione delle favolose miniere di pongo del regno. Re Burinamba sta preparando il suo festoso arrivo a Roma su elefanti bianchi, in smoking (gli elefanti) e alla testa del suo intero popolo, quattro milioni di guerrieri bantu ai quali Berlusconi ha promesso una cravatta di Marinella ciascuno. L'intera delegazione prenderà alloggio nella capitale, che per l'occasione verrà sfollata da Guido Bertolaso.

Hans Burinstein Governatore neonazista del granducato alpino di Kraut, Burinstein ha fornito a Berlusconi due dozzine di maestre di sci, in tutina aderente da discesa libera, in cambio dell'appoggio del governo italiano alla sua proposta di ribattezzare l'Europa Quarto Reich. Fervono i preparativi del suo arrivo a Roma: sarà alla guida di un corteo di gatti delle nevi e salirà al Campidoglio in ski-lift. Ha chiesto di prendere alloggio il più lontano possibile dal ghetto.

Bur-In Imperatore della galassia di Astrogard, arriverà a Roma su un razzo pieno di bellezze locali. Berlusconi ha accelerato l'iter diplomatico della visita da quando ha saputo che le femmine di Astrogard hanno due vagine.

Cuba Libre - Il cammino del Che [Parte 3]

La Brigada Martha Machado cumple hoy dos años: Dale una oportunidad a la paz


Mural por la paz de la Brigada Martha Machado. Foto: Roberto Chile
En el antiguo Monumento al Maine, símbolo del derribo definitivo del águila imperial en Cuba, destacados artistas pintaron El muro por la paz, y el fotógrafo Roberto Chile captó las imágenes que hoy comparte con nuestros lectores.

El mural estuvo dedicado al cumpleaños 84 del líder histórico de la Revolución Cubana Fidel Castro Ruz, al Día Mundial de la Juventud y a los esfuerzos que hombres y mujeres de bien en el mundo hacen por evitar la hecatombe nuclear y el fin de la especie humana.

Por iniciativa de Alexis Leyva Machado (Kcho) en el lienzo, de una envergadura de 10 metros de largo por dos de alto y uno de profundidad, dejaron sus huellas creadores de la talla de Roberto Fabelo, Flora Fong, Eduardo Roca Salazar (Choco), Nelson Domínguez y Ernesto Rancaño. Este último, junto a Carlos Balseiro, realizó uno de sus distintivos zunzunes, en cuyas traslúcidas alas emergen los ojos de Fidel.

También participaron Alicia Leal, Juan Moreira y su familia, quienes se sumaron a Jorge César Sáenz, un joven trinitario compañero de graduación de Kcho en 1990 y a quien éste le pidió que participara en el mural al verlo pasar por la zona.

Como antecedentes de iniciativas similares figura el muro pintado en la comunidad de Peñalolén (Reunión de hermanos, en lengua Mapuche) en Santiago de Chile, del 13 al 15 de noviembre de 2009, considerado récord Guinness de graffiti porque midió mil 800 metros, integró mil 781 reproducciones y participaron unos 700 artistas del mundo.

La Brigada cumple hoy dos años de fundada. Nació después del paso de los huracanes que devastaron la Isla de la Juventud y Pinar del Río, en el 2008, y se ha mantenido activa, tanto para ayudar a la recuperación de los pobladores cubanos, como de los damnificados del terrible terremoto que asoló a Haití en enero de este año y dejó más de 300 000 muertos.

Autunno 2009 cronache dall'oriente cubano


03/10/2009

Questa sera vado al Taino col mago a vedere lo show.

Ha incontrato l'altro ieri la contorsionista che si e' scusata adducendo il tutto a un allenamento congiunto con gli acrobati del circo...giuro che e' tutto vero...c'e' il Circo de Cuba a Tunas.

Per stasera e' tutto a posto.

Per maggior sicurezza mi sono venduto un paio di mutande dovessi avere bisogno di qualche spicciolo in piu'....

Ieri e' venuta a trovarmi una professora negrita che non "vedevo" da 3 anni.

Ha saputo dal mago che ero qua' e si e' fatta dare il mio cell cubano da lui.

L'avevo incontrata un paio di volte in questi anni sempre con un novio italico gordito...la fanciulla camminava col mento rivolto al sistema solare,ora che la fiesta se acabo' e' tornata fra noi...

E' una delle non molte nere carine di qua' e fra l'altro e' figlia di uno dei musicisti della bodeguita,l'ho salutato ieri sera mentre mangiavo e ho anche pensato di dirgli che la figlia fa dei pompini da paura ma...non mi e' sembrato il caso...

100 $ PER UN AMORE


La lunga fila stava compostamente unita, in attesa di giungere fino al box del controllo passaporti. Il caldo umido mi aveva colpito come un pugno, durante il tragitto dal velivolo all'aerostazione, effettuato su di un pullman che aveva visto giorni migliori. La prima cosa che mi colpì, furono le grandi lettere che campeggiavano sull'edificio dell'aeroporto e che formavano il nome dello stesso: Josè Martì. Per fortuna, all'interno dello scalo, l'aria condizionata faceva il suo dovere abbastanza bene regalando, così, un deciso sollievo. Dopo circa le quindici ore passate tra aeroporti ed aeroplani, con le caviglie gonfie a causa del ristagno del sangue, stavo per realizzare il mio sogno. Il soldato del controllo passaporti rigirò diverse volte il mio documento, osservando prima la foto e poi la mia persona, per passare successivamente alla verifica della tarjeta del turista che era, in fondo, la richiesta del visto di entrata. Alla fine, appose dei timbri e, riconsegnandomi il tutto, mi augurò un felice soggiorno. Dopo aver recuperato il bagaglio dall'unico nastro trasportatore in funzione e aver negato di aver bisogno di albergo e taxi a delle gentilissime hostess addette alla cura dei turisti in arrivo, varcai finalmente la porta di uscita. Fuori, ad attendere chissà chi e chissà cosa, c'era una variopinta folla di cubani che indagai con lo sguardo. Il caldo mi aveva nuovamente assalito e mi ritrovai improvvisamente stanco e disorientato quando, una vocina, s'alzò da un crocicchio di persone. "Claudio!". Quando rividi Fidelia, confesso di essermi sentito appagato di quella lunga parentesi di attesa che era trascorsa da Varadero all'Avana. Mi corse incontro e mi abbracciò forte dandomi il suo benvenuto con un bacio che aveva un sapore dolce e profumato.

"Sono contenta che tu sei qui. Sai -confessò- fin quando non ti avrei visto arrivare, non lo avrei creduto possibile il rivederti".

Sorriso per il suo italiano un pò comico e per la gioia che mi era salita ascoltando le sue parole ma mantenei un briciolo di razionalità, anche perché non vedevo l'ora di stendermi su di un letto a recuperare le forze sciupate dalla stanchezza prodotta dalla posizione forzatamente noiosa del volo.

"Prendiamo un taxi? Hai visto la casa di tua zia?" le chiesi.

"Il taxi è fuori che ci aspetta. Lo avevo noleggiato prima, per arrivare all'aeroporto ed ho chiesto al padrone di aspettarmi. Adesso andiamo al Vedado da mia zia che ci porterà alla casa. SOno felice".

Seduto sul grande sedile posteriore di una Toyota decisamente nuova, ammiravo tutto quanto potevo cogliere con lo sguardo. Le case, le vie trafficate da biciclette e da motorini cinesi, da vecchie automobili statunitensi e da massicci camion sovietici. Ma, soprattutto, guardavo gli habaneri che si confondevano in modo omogeneo con l'architettura che, spesso, avevo ammirato nelle foto delle guide turistiche e dei libri che avevo letto a Milano. Fidelia tentò l'inizio di una conversazione. "Com'è stato il volo? Che tempo faceva in Italia? Hai mangiato?".

Estrassi dal pacchetto l'ultima sigaretta e l'accesi. "Il viaggio è stato stancante. L'altra volta, quando venni a Varadero, ricordo che fu più comodo, forse perché era un volo senza scali e cambi di aereo. Stamattina, a Milano, faceva un freddo boia, altro che tropici...ma tu, a proposito. Hai mangiato?". Scosse la testolina in segno di negazione e aggiunse "No. Tiengo hambre".

"Ma tua zia, quella che ci affitta la casa, ci può preparare qualcosa da mangiare se le diamo i dollari?" chiesi.

"Certo, ma ci vorrà del tempo per fare la spesa e trovare tutto quello che le chiederai...ma io ho fame adesso!".

"C'è un chiosco dove poter mangiare qualcosa affinché ti passi questa fame?". Senza rispondermi, chiese all'autista di fermarsi davanti ad uno dei pochi chioschi dove si poteva mangiare hamburger e hot dog. La macchina deviò dolcemente sulla destra ed imboccò il tunnel che ci conduceva all'inizio del Malecòn, il lungomare dell'Avana. Due ragazzini stavano giocando con delle camere d'aria gonfiate all'inverosimile che avrebbero usato come canotti e come oggetti da tirarsi addosso. La Toyota si fermò sulla sinistra del Malecòn, lasciandoci liberi di attraversare la strada per raggiungere la tienda che preparava spuntini veloci. Fidelia chiese un paio di perro caliente ed un succo di mango gelato mentre io continuavo a seguire con lo sguardo, quella banda di monelli svestiti che pareva essere un equipaggio della Tortuga. Pagai con cinque dollari senza aspettare il resto e generando, così, lo stupore e la disapprovazione di Fidelia che, però, non disse nulla. Con la bustina di plastica contenente i panini e la lattina di bibita, ci avviammo lentamente al taxi che continuò la sua traversata per l'Avana.

Il Vedado era uno dei quartieri della città. Una volta zona residenziale, conservava ancora intatta la sua condizione architettonica che si evidenziava attraverso i graziosi villini coloniali, tutti dotati di un minuscolo patio adibito, per lo più, a garage di vecchie auto d'epoca. A Calle 38 ci fermammo. Fidelia gridò qualcosa e subito si spalancò un portoncino dal quale emerse una bella mulatta. "Questa è mia zia Juliet" disse. La donna mi sorrise e di disse "Buenos Dìas senor. Todo bien?". RImasi colpito dalla dolcezza del suo tono di voce e dalla bellezza del suo corpo, cosa che Fidelia notò istantaneamente. "Ti piace mia zia?" disse dandomi una gomitata all'altezza dello stomaco.

La zia rise della scenetta di gelosia che era avvenuta davanti ai suoi occhi "Està loca por ti. Tiene miedo de perderte, Claudio" e, continuando a ridere, entrò in casa. Il conducente del taxi, scaricò i bagagli dentro l'abitazione che sarebbe stata il nostro nido per quelle due settimane. Si trattava del piano superiore del villino abitato da Juliet e da suo marito, ed era composto da una grande camera da letto dotata di un apparecchio di aria condizionata che avrebbe meglio figurato in un negozio di modernariato dei Navigli; un bel bagno con servizi completi ed un piccolo saloncino che completava l'aerea abitativa. Tutte le finestre erano saldamente impreziosite da artistiche inferriate costruite con tondino di ferro dipinto di un passato verde oliva.

lunedì 6 settembre 2010

Cuba Libre - Il cammino del Che [Parte 2]

DARE UNA MANO


Mi e' capitato neanche troppo tempo fa di leggere i deliri di un povero troll che affermava di non andare a Cuba per conoscere italiani ma unicamente per immergersi nel clima cubano in comunanza coi cubani.

Addirittura affermava che sono tutti amici suoi e che quando va a Guanabo lascia la macchina aperta col portafoglio dentro perche' tanto....nessuno tocca nulla.

Personalmente in vacanza ho il vizio di continuare ad intrattenere relazioni sociali,con chiunque non rompa i coglioni e si dimostri persona simpatica e allegra,cubano o perche' no italiano che sia.

Negli anni a Tunas ho conosciuto parecchi italiani,c'e' chi preferisce mettersi fuori dal mazzo e...giudicare...personalmente non lo faccio e mi tengo le tante conoscenze anche piacevoli che ho instaurato in questi anni.

Ieri mi ha chiamato uno di questi amici,bel tipo,qualche anno in piu' di me e un lavoro stagionale rivierasco che gli lascia 4 mesi liberi che ovviamente trascorre a Cuba.

Da anni,non avendo alcuna conoscenza informatica si fa taglieggiare dalle agenzie di viaggio,ieri mi ha chiesto una mano per il volo,per lui e altri 2 che conosco da tempo che in novembre scenderanno giu'.

Una mano la daro' volentieri,e gli atteggiamenti inutilmente spocchiosi li lascio a chi non ha nulla di meglio da fare.

ATTENZIONE!

Quando un Ospedale chiude


ROBERTO BECCANTINI

Quando un Ospedale chiude, oscillo sempre fra sentimenti disordinati: 1) che bellezza, non ci sono più pazienti da curare; 2) che tristezza, adesso dove andranno a curarsi i (miei) pazienti? 3) che disastro, doveva proprio essere scarso, il Primario, per far chiudere il nosocomio.

Vi lascio dopo quattro anni, gli anni di Calciopoli, e dopo quarant’anni di professione in giro per il mondo. Molti di voi faranno la ola, com’è giusto che sia. Ci siamo annusati a distanza e beccati per mail. Non ci siamo risparmiati colpi sotto la cintura, abbiamo scomodato santi e morti. Non ho voluto filtri, perché agli indulti ho sempre preferito gli insulti.

Vorrei citarvi tutti e, dato l’alto tasso di anonimi, se avessi la memoria di quando la Juventus spazzolava i campionati ci riuscirei, di sicuro. Così, vado a spanne rischiando di fare brutta figura: la signora Mimma, la signora Patrizia, che è uscita ma non ci ha abbandonato, Marco Ninotti da Bruxelles, Cristiano Poster, il Martinello, Axl Rose, Leoncini 45 detto Little Lions, il mio Vittorio Sgarbi personale, alias Impera, Inter + tripletta/ + slam, Rico, Rdvg, Alvarec, W, Scheda svizzera, Formiche rosse, De Pasquale, Cuore zebrato, Fulvio, Agostino, Vito A., Lo svizzero, Cccp, Dimasdumas, Nicola Negro, Quartieri spagnoli, Aiace, Biraghi, i sosia e i cloni di Impera (un esercito), Bit, Roberto l’Aquilano, Carlo Nicola Colacino, Yanez, Cry me a river, Thug, Quartieri inglesi, Roberto, Parmigiano, Arturo, Giuseppe, QDN, Belva, Bacconi, Matteo Pietrella, Pino, Ohu, Eisberg, Gianni, Mirko, Lex Luthor, Tyler, Fabrizio, Luca G., Apota, Antonio Riccione, Achtung Banditen, Il moralizzatore, Daniele, Davide, eccetera eccetera eccetera.

L’importante, per me, è stato e rimane il confronto. Non il consenso: il primo, è difficile da sostenere (ma spesso gratifica); il secondo, è facile da ottenere (ma talvolta non gratifica). Credo che le visite in Ospedale saranno consentite ancora per un po’: approfittatene. Mi mancherete. Vi lascio il mio indirizzo personale di posta elettronica se mai qualche Paziente volesse continuare a «frequentarmi»: roberto.beccantini@mailbox.lastampa.it e poi roberto.beccantini@fastwebnet.it.

Bando alle chiacchiere. Non vorrei che il clima buonista da «rompete le righe» portasse a subdoli e dolciastri armistizi.
Provvedo subito:

1) Il prestito di Borriello («Chissà!») non mi dice niente.

2) Su Calciopoli resto dell’idea che l’avvocato Zaccone abbia salvato la Juventus dalla serie C, e che Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina avrebbero meritato la B.

3) In base alle nuove intercettazioni, anche l’Inter dovrebbe essere retrocessa in serie B.

4) Lo scudetto a tavolino del 2006 andrebbe revocato seduta stante.

5) L’albo d’oro del 2005 e 2006 dovrebbe presentare, e mantenere, due caselle vuote: non erano campionati a tre (Inter, Juventus, Milan) ma a venti squadre. Se quasi tutti telefonavano ai designatori, non tutti grigliavano con loro.

6) Invito il presidente Abete e il procutatore Palazzi a tenere vigile l’attenzione sul processo di Napoli e sui fascicoli aperti in ambito sportivo. Nell’estate del 2006 i tempi della giustizia sandulliana furono tutt’altro che flemmatici, e molti ne godettero.

7) Mi auguro che Massimo Moratti rinunci alla prescrizione sportiva per dimostrare la differenza tra il sistema Moggi e il sistema Inter.

8) I miei pronostici sul processo a Moggi e c.: niente associazione per delinquere, «solo» frode sportiva. Idem per Giraudo (rito abbreviato).

9) Continuo a non capire il silenzio che Andrea Agnelli tenne nel 2006.

10) Continuo a capire perché in Italia i Tronchetti Provera la fanno sempre franca.

11) Mi è spiaciuto molto che Giampiero Mughini abbia lasciato «Controcampo».

12) Ho sopportato con cristiana rassegnazione che Giraudo & Moggi venissero venerati come martiri, Moratti come santo e Berlusconi come statista, ma quando ho letto che, per alcuni di voi, «Zidane non era un fuoriclasse», mi sono detto: «E’ l’ora».

E adesso, per favore, insultatemi. Cominci lei, signor Fulvio. Grazie.

Il Primario

AUTUNNO 2009 - CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


30/9/2009

Ieri sera c'e' stato un po' di movimento.

nel pomeriggio hanno pinzato uno straniero con una minorina rentato in una illegale....

La duena oltre che una multa da togliere la pelle rischia la casa...e qua' non scherzano.

Quindi e' partito un operativo dell'immigration e visto che fra duenas si parlano la mia estava en candela tanto che la favola alle 2 l'ho fatta uscire di soppiatto...

In piu' nel parque stazionavano 2 camion scoperti di quelli per le retate....alle 22 sono andato a prenderla sul lavoro e vista l'aria che tirava mi sono ritirato nei miei appartamenti.....la fanciulla esta' limpia ed e' bene che resti tale....

oggi cambio casa e finalmente riapprodo da nancy per 2 settimane,poi qualche giorno a S.Lucia e l'ultimo mese saro ' da Fernando en cucalambe.

Ieri sono andato a parlarci,in una nuova casa ew' bene mettere le cose subito in chiaro.

Per la disperazione del bicho(ladillita) spendero' ancora meno per la renta,la casa e' carina e lui e' una bestia d'uomo da far paura.

Ci siamo accordati per 1 piu' una come da copione...avro' le chiavi e tutto il resto.

Tornando a ieri pare,e prendetelo con beneficio di inventario,che quelli con la camicia grigia abbiano messo in circolazione alcune fanciulle dall'apparenza undewr 18 per accalappiare i turisti ma non siamo noi gli obiettivi bensi appunto le csa dove viene permesso il meccanismo con fanciulle al di sotto della soglia legale.

Cazzi loro.

L'altro giorno ero in disco,per la terza volta in 2 settimane....solita puteria,ce ne erano 2 buone ma accompagnate da 2 pirloni stile american gangs....la roba buona che si butta via....

Ho bevuto un traco con Urrutia,Pedroso,Castro e Kyala.

Conoscevo solo il primo e prima di andarmene ho fatto recapitare al loro tavolo una bottiglia,gli sportivi e gli artisti per me sono in pole da sempre.

100 $ PER UN AMORE




"Ti capisco -replicò il nordista-. Ci costringono a vivere quasi ghettizzati. E' il motivo per il quale, noi che amiamo Cuba, ci ritroviamo felici di parlarne e di sfogarci, raccontandoci le nostre esperienze ed emozioni". La serata volgeva al termine e, anche se non avevo ricevuto notizie specifiche sull'Avana, l'incontro con Pierluigi aveva avuto il merito di farmi scaricare di tutta la tensione che avevo incamerato. Pierluigi era un ottimo compagno di avventura. Sapeva come e quando farmi sfogare, così come calibrava i suoi interventi al fine di non prevaricarmi, eveitandomi così, ulteriori mortificazioni. Decidemmo di chiudera la serata brindando alla nostra isola, nella certezza che ci saremmo rincontrati quanto prima.

I giorni srotolavano lentamente in piena monotonia. In modo quasi automatico ripetevo gli stessi gesti quotidiani: sveglia, traffico, lavoro, televisione. Brividi di eccitazione attraversavano il mio corpo solo quando, a causa di associazione di idee, avevo modo di ripensare a Cuba. Avevo già minuziosamente visualizzato i preparativi per la mia partenza, la permanenza in aereo, il mio arrivo all'Avana, il mio incontro con Fidelia. Come un provetto sceneggiatore avevo costruito i dialoghi che si sarebbero intrecciati. Come un bravo scenografo avevo impiantato le ambientazioni che avrei utilizzato durante il mio soggiorno. Ed, infine, come un regista, avevo assemblato i miei desideri, le mie fantasie e le mie emozioni in un unico grande sogno.

Da mesi, avevo iniziato ad amare la letteratura del centro e sud america, divorando pagine di Amado, Prieto, Neruda, Martì. Ma mi trovavo legato visceralmente a 'Latinoamericana', il diario di Ernesto Guevara, scritto durante il suo primo viaggio attraverso il continente sudamericano, effettuato agli inizi degli anni cinquanta, quand'era ancora studente di medicina e non il guerrigliero che il mondo avrebbe scoperto qualche tempo più tardi, ed effiggiato col nomignolo 'Che'. Ritrovavo, in quelle sue pagine, non una cronaca di fuga ma un desiderio di conoscenza che lo metteva sullo stesso piano degli antichi esploratori. Mentre in questi il desiderio era solo dettato da una bramosia di ricchezza e celebrità, in Ernesto Guevara, era una ferma presa di coscienza contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, derivato dal potere capitalista ed imperialista che si appropriava delle ricchezze, della dignità e delle vite di masse di popolazioni brutalizzate fino all'inverosimile per soddisfare, sempre più, i grandi bisogni delle compagnie multinazionali che, spesso, avevano il potere di pilotare le politiche dello Stato di turno da sfruttare, fino alla sua completa sottomissione. Non più la epica di Hemingway, non più i sogni di Salgari, ma la drammaticità espressiva di un ragazzo che, a bordo di una sgangherata moto, aveva varcato con l'amore, i confini dell'essere per giungere a quella posizione, in seguita definita internazionalismo, dov'era un dovere di tutti gli oppressi di unirsi nella comune lotta contro la fame, la miseria, la brutalità della forza imperialista, fino a giungere alla libertà dell'essere.

Mi resi conto che, pur se stavo fluttuando pericolosamente sull'orlo di utopie politiche, questo dolce pensiero mi concedeva la forza della consapevolezza. Era questo, un altro aspetto della mia crescita come individuo: sapere che c'erano stati ed ancora esistevano, mondi di sfruttati e sfruttatori. Non che avessi potuto risolvere i problemi del mondo ma, il solo pensiero di aver amalgamato una ideologia positiva, mi faceva stare bene con me stesso e stava trasformandomi lentamente. Scoprii che avevo iniziato ad osservare ke cose stto un'altra ottica. Perfino alcuni miei atteggiamenti si stavano modificando a causa di quella coscienza politica con la quale non avevo mai imparato a convivere. Il pericolo, però, era quello di divenire un patetico paladino senza null'altro da fare che compatire se stesso per la propria inutilità. Dovevo rimanere razionale, sensibile ai miei comportamenti, fino a gestirli in piena armonia tra persone e cose. Ma la brutalità della vita caotica e disordinata, prendeva il sopravvento ogni qualvolta mi proponessi di assoggettarmi a quei proponimenti che tanto mi identificavano con la figura eroico guerrigliera e, il Simon Bolivar, che regnava in me, mi faceva vergognare ogni qualvolta me ne rendessi conto.

Guardai l'ora meccanicamente. L'allarme della suoneria era appena scoccato ma ero già sveglio, dopo aver passato una notte quasi insonne. Il dormiveglia che affiancava solitamente l'eccitazione che precede un evento, era stato mio compagno in quell'ultima sera passata a Milano. Da li a qualche ora sarei partito alla volta di quell'atteso ritorno a Cuba. I bagagli erano già pronti, preparati la sera prima. Avevo, negli ultimi giorni, controllato più volte i miei documenti di viaggio constatando, con disappunto, che alla dogana di Varadero, l'addetto al servizio di controllo, aveva apposto un anonimo timbro forgiato a mò di mezza luna con una stella nel mezzo, al momento della mia registrazione. Mi riproposi di chiedere, questa volta, un bel timbro lineare dove fosse impresso chiaramente l'aeroporto di arrivo, in quanto, non avevo nulla da nascondere a chicchessia. In fretta ultimai i preparativi e corsi al telefono per chiedere un taxi che mi conducesse a Linate. Il cuore mi batteva velocemente appena, terminate le operazioni di imbarco, attraversai la dogana dello scalo milanese. Ero giunto all'interno della zona franca dove i negozi attendevano viaggiatori in partenza per ogni parte del mondo. Nel duty acquistai un paio di stecche di sigarette insieme a giornali e riviste. Non che avessi l'intenzione di leggerle a Cuba ma, all'interno dell'aereo, mi avrebbero aiutato ad ingannare il tempo. Avevo suddiviso idealmente, il volo, in varie fasi: la prima, era la partenza vera e propria per Madrid. Un paio d'ore di volo sarebbero passate velocemente fra letture e spuntini. La seconda era la meno stressante: dovendo cambiare aeromobile ed avendo poco da attendere per la partenza del volo intercontinentale, sarebbe stato sufficiente bighellonare un pò tra i duty dello scalo madrileno. Ma il periodo interminabile si concretizzava nella terza fase. Quasi dieci ore passate a cavallo di due film, uno spuntino ed una cena, prevista dalla Iberia. Era la prima volta che utilizzavo i suoi servizi, ma i consigli di Pierluigi, erano stati categorici circa la scelta della compagnia. Sapevo già, che il tempo in volo, si sarebbe apparentemente fermato ma, comunque, sarebbe passato e sarei giunto a destinazione. Sollevato da questo pensiero, varcai il gate di imbarco e salii sul mio aereo, dove conobbi Roberto.

Eravamo vicini di sedile e bastò poco per capire che viveva i miei stessi turbamenti. Lavorava in una agenzia di viaggi e, proprio grazie alla sua professione, poteva godere di alcuni vantaggi tariffari che lo avevano agevolato in molti voli per Cuba. Mi raccontò di avere una relazione con una ragazza di Trinidad che lo stava attendendo all'Avana. Tra racconti e confessioni le dieci ore per l'Avana, sarebbero passate più velocemente.

"Io credo -disse mentre finiva di mangiare un biscotto- che il vero problema è il comunismo. Se Cuba si ribellasse al regime di Fidel, potrebbe godere di enormi vantaggi commerciali oltre alla libertà, che è totalmente assente dall'isola. Ti pare giusto che un cubano se vuole espatriare non può avere questo diritto?".

Questa era spinosa questione della realtà cubana che conoscevo e sulla quale non sapevo cosa rispondermi. Il mio silenzio fu interpretato come un assenso a questa affermazione e mi rese complice inconsapevolmente, del suo punto di vista. Continuò:" Gli Stati Uniti ed il mondo intero,potrebbero far cessare immediatamente l'embargo con notevoli ed immediati vantaggi economici, creando una benessere adesso sconosciuto, solo se il regime dittatoriale fosse eliminato".

Avevo degli appunti a tal proposito, che esternai immediatamente. "Non credi -dissi- che se si avverasse quello che tu auspichi, Cuba si trasformerebbe in una pseudo colonia nordamericana, magari governata da uno stato fantoccio, perdendo in questo modo, la sua peculiarità che la identifica, riportandola al tempo del regime di Batista?".

"Sei forse un comunista?" chiese con una smorfia.

"Non è una questione ideologica -replicai- quello che conta è, pur tra ingiustizie e sofferenze, Cuba dal 1959 ha la sua dignità nazionale che la puoi riscontrare attraverso dei risultati che ha acquisito. Ha eliminato l'analfabetismo, la mortalità infantile, lo stato -nonostante l'embargo- funziona in modo assistenziale, la medicina è all'avanguardia, come la cultura, lo sport...insomma dopo quant'anni di strangolamento economico mondiale, non si può chiedere di più".

"Sicuramente ci sono vantaggi e svantaggi come in tutte le cose" rispose imbarazzato.

"Vedi? Non si può giudicare tutto, tenendo conto dell'aspetto estetico delle cose. Capire vuol dire analizzare da più parti l'oggetto che ci interessa per metterci nella condizione di valutare in modo poliedrico, l'insieme delle cose. Ma, per tornare a Cuba, non bisogna censurare modi e maniere di fare politica, così solo per il gusto di farlo o per prevenzione. E' solamente un luogo comune che si ha per abitudine e, così facendo, si strumentalizza in un modo o nell'altro, una realtà storica e politica che ha radici profonde. Non è da Fidel che bisogna partire, bensì dalla prima fase del colonialismo spagnolo".

Roberto annuì distrattamente e si accesa una sigaretta. Di fronte a noi, uno schermo, mostrava una elaborazione computerizzata che delineava il nostro tragitto, man mano che questo si stava compiendo. Su di una cartina schematica si riconoscevano l'Europa ed il continente Americano. Un piccolo aereo stilizzato che si muoveva impercettibilmente ci indicava il punto della rotta che avevamo raggiunto.

"Dove ti stabilirai?" chiese Roberto cambiando il senso del discorso.

"All'Avana, in una casa particular al Vedado. E tu?" rimandai.

"Vado a Trinidad qualche giorno, poi mi avvicino all'Avana. Ho preso una casa a Playa dell'Este".

Playa dell'Este: rammentai quello che mi aveva suggerito Pierluigi a proposito delle località che si affacciano in questa zona, riproponendomi di passarci almeno un paio di giorni. Si abbassarono le luci ed iniziò la proiezione di un film poco interessante. Roberto si era assopito e restai senza compagnia. Comincia ad osservare i passeggeri intorno a me. Per ognuno immaginavo una storia, un nome. Alcune coppie sicuramente in viaggio di nozze. Lo capivo dagli sguardi innamorati e ardenti di passioni e dalle fedi di un oro nuovo, mai usato. Le camice a fiorellini, i jeans di marca, le Superga ai piedi. Erano il prototipo esemplare delle coppiette in luna di miele. Li avrei rincontrati al mio ritorno e li avrei riconosciuti nonostante l'abbronzatura patinata e le treccine che lei si sarebbe fatta fare in riva al mare in cambio di dieci dollari.

Vidi anche signori di una certa età soli con i propri pensieri. Vagavano nella loro memoria alla ricerca di amplessi sudati in una spiaggia caraibica.

Lo sguardo mi cadde su di una ragazza cubana. La pelle ambrata da secoli di sangue misto, gli occhi di un nero liquido, le lunghe trecce cadenti sulle minute spalle e sopra ad un prominente seno che fuoriusciva da una camicetta generosamente aperta sul davanti. Rientrava sicuramente, dopo una escursione nella terra del benessere e della libertà, da un invito fattole dal suo uomo italiano che si era beato di una graziosa parentesi esotica. Questa novia, ora, tornava con le valige piene di articoli di abbigliamento, saponi, profumi, medicine. Presto sarebbero divenute merce di scambio con fagioli, riso e pollo. Avrebbe continuato a fare la jinetera, magnificando con le sue amiche, la bella vita che aveva vissuto in Italia e, raccontando loro, del futuro matrimonio che ne avrebbe definitivamente cambiato l'esistenza. Ma, in cuor suo, sapeva che oltre alla realizzazione del sogno di espatriare quell'unica volta, forse, nella sua vita, nessun altro miracolo si sarebbe realizzato a discapito di tutti gli Horisha supplicati e sarebbe finita, dopo anni di facile prostituzione, per divenire la sposa di qualche manesco cubano dal quale avrebbe, probabilmente, divorziato per riaccasarsi con chissà chi. Il pacchetto di sigarette era quasi terminato, come la mia pazienza. Mancavano ancora un paio d'ore all'atterraggio e stavamo sorvolando le Bermuda. Il personale di bordo passò per l'ultima volta con i carrelli a distribuire bibite e sorrisi.

Poi, ci fu solo il sole dell'Avana.

CONTINUA

domenica 5 settembre 2010

Il genitore ridens


MASSIMO GRAMELLINI

Della vicenda di Civitanova Marche, dove un gruppo di bulletti da spiaggia fra i dieci e gli undici anni ha preso a calci la sdraio su cui un venditore ambulante si era seduto, gridandogli «amigo, vattene, questa è proprietà privata», mi ha sconvolto soprattutto il comportamento ridanciano dei genitori. Con questo non voglio dire che il resto vada derubricato a ordinaria amministrazione. Pur avendo un ricordo abbastanza vago delle mie vacanze infantili, non ho memoria di un coetaneo che mi proponesse di prendere a calci la sdraio di un venditore ambulante. A dieci anni ci si tirava calci al massimo tra noi.

E comunque nessuno, ma proprio nessuno, sapeva che cosa fosse una proprietà privata e tanto meno che si chiamasse così. Però di una cosa vado assolutamente certo: che se il più bullo della brigata avesse deciso di compiere un gesto tanto infame, lo avrebbe fatto di nascosto dalla sua famiglia, temendone la reazione. Qui invece pare che insegnare il disprezzo verso le persone più deboli stia diventando, per certi genitori, una missione educativa di cui menare gran vanto. Non si spiegherebbero altrimenti le risate con cui i padri e le madri di quei mocciosi hanno accompagnato la scena. Ma che bel gioco. Ma che orgoglio aver cresciuto dei figli così. Par di sentirli: cosa sarà mai, sono solo dei bambini! Oppure (variante Giornale-Libero): perché non parlate dei ragazzi dello stabilimento accanto che buttano per terra le cartacce? La novità, rispetto al passato, non è la cattiveria. È la mancanza d’imbarazzo dei cattivi.

Cuba celebra aniversario 30 de primer viaje al cosmos de un latinoamericano


El diario Granma recordó este sábado el 30 aniversario del primer vuelo espacial conjunto con la Unión Soviética, que convirtió al cubano Arnaldo Tamayo en el primer cosmonauta de América Latina.

“El 18 de septiembre de 1980, el cubano Arnaldo Tamayo Méndez hizo historia al convertirse en el primer latinoamericano en viajar al cosmos”, junto con los cosmonautas soviéticos Yuri Romanenko, Leonid Popov y Valeri Riumin, a bordo de la nave “Soyuz 37″, señaló Granma.

El diario destacó que el histórico viaje de Tamayo, general de Brigada y Héroe de la República de Cuba, permitió realizar una veintena de experimentos médico-biológicos, físicos y técnicos, “caracterizados por su originalidad y elevado rigor científico”.

El científico José Altschuler, entonces presidente de la Comisión Nacional del Programa Intercosmos, conjunto con la URSS, explicó que “la casi totalidad de los trabajos desarrollados dejaron resultados significativos” y algunos “tuvieron aplicaciones prácticas a corto plazo, como el destinado “al estudio de los recursos naturales” de la isla.

“Para orgullo de los cubanos, la ciencia nacional se vistió de gala en la preparación y posterior cumplimiento de los objetivos trazados en la memorable misión”, apuntó el experto.

NUOVA STAGIONE


Ieri sera dopo un viaggio con alcune tappe sono rientrato a casa,ho alcuni ragazzi ancora in giro per una settimana ma direi che e' andata.

Probabile conferma anche se i buoi bisogna lasciarli dietro al carro.

Questa mattina gia' riunione coi miei soci per impostare la stagione e per un cambio non irrilevante.

Nei 4 mesi estivi le 2 cose non le posso fare,ci ho provato ma non posso clonarmi,di conseguenza riduco la mia quota di entrata,che resta comunque sostanziosa e do'7 mesi di totale disponibilita' al club,3 e mezzo in giro per l'Italia e uno e mezzo a Cuba.

In questo modo riesco a dedicarmi alle cose che amo nei giusti tempi.

GIU/LUG/AGO E 1/2 settembre in giro,l'altra meta' SETT a Cuba OTT E NOV al club,DIC A CUBA e GEN FEB MAR APR E MAG al club.

Ci sono ancora alcuni dettagli da sistemare,ballano soldi ma direi che ci siamo quasi.

Ci sono vite e cose a cui non rinunciare e l'essere perennemente in movimente per me e' una di quelle

La prox settimana sono ancora in ferie qua',probabilmente faro' ancora un giro nelle marche poi riprendo in palestra.

A Cuba dall'8 dic all' 8 genn.

Che sia la volta buona

Cuba Libre - Il cammino del Che [Parte 1]

AUTUNNO 2009 - CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


Questa mattina avevo 3 cose da fare.

1)Cambiare soldi,l'euro scende ....

2)mandare una decina di mail

3)Vedere per fare qualche giorno a S.Lucia

3 cose sulla carta facilissime una decina di minuti e via.....

Nel resto del mondo.

Invece in mometi come questi ti rendi conto del perche' in 50 anni nessuno si sia preso la briga seriamente di dare il giro a tutta la baracca.

C'e' tutto da ricostruire e chi se lo piglia sto' mal di barriga?

Alle 8.30 sono al correo....fumigavano.

Vado in banca...una coda fino a media calle...in tutte le banche e nel correo national.

Giorno di pagamento pensioni....cambio dopo le 12.....

Vado al banco international.....2 negroni fuori col mitra...il trasval stava ritirando il grano.....

Torno al correo....mando quasi tutte le maile poi...sparisce la connessione...es un problema central......

Finalmente cambio all'international,pochi spiccioli meno del banco normale un filino sopra 1.30

Vado negli uffici a fianco del cadillac dove si prenota per S.Lucia.

"La companera no esta'...esta' a La Habana...regresa lunes"

"Bene chi si occupa del tutto al suo posto?"

"Ninguno"

Ma vaffanculo.

Vado al piropo dove prenotano anche li' escursioni...no...non per S.Lucia ma solo por las playas de Holguin.....

Meno male che poi alla piscina mi aspettava il sorriso radioso della favola....cazzo ma che tribolazioni...

100 $ PER UN AMORE


"Buongiorno -disse l'impiegata- posso aiutarla?". "Vorrei conoscere la disponibilità per un volo con destinazione Avana, in partenza da Linate, verso la metà del prossimo mese" le dissi. La ragazza, sempre sorridente aggiunse "Non sarebbe più conveniente acquistare un pacchetto turistico? Cioè volo e soggiorno alberghiero? Abbiamo cataloghi di operatori specializzati e i prezzi, in questo periodo sono...". La interruppi deciso "No. Non voglio avere legami di alcun tipo e vorrei solo il biglietto aereo". Sorrise e si mise davanti al terminale con il quale armeggiò per un pò. Mi lesse la stampata della ricerca "C'è disponibilità con la Iberia, via Madrid, il 16 e il 17...oppure posso vedere con un volo charter". "Va bene per il 16 con la Iberia. Può emettermi direttamente il biglietto?".

Quando uscii avevo il cuore più leggero ed un biglietto in tasca. Ma prima di continuare l'avventura dovevo comprare tutte le cose che avevo promesso a Fidelia e che non le avevo mai spedito. Rientrai a casa carico di pacchi. Avevo acquistato tutto quello che mi aveva chiesto. Mi aggrappai al telefono sperando di trovare la linea per Cuba libera e non isolata al fine di poter comunicare tutta la mia gioia alla mia novia. Dopo il flebile segnale di linea libera, una vocina mi rispose "Oye". Immaginai un bambino mezzo vestito che, eccitato dal fatto di rispondere al telefono come un adulto, aveva preso la cornetta di quel misterioso aggeggio che era il telefono a Cuba. Dopo qualche difficoltà iniziale, la cornetta passò nelle mani della madre del niño che mi pregò di attendere mentre andava a chiamare Fidelia. Finalmente la sua voce mi raggiunse "Hola mi amor! Che bello la tua telefonata. Era tanto tempo che non sentivo la tua voce...Como estas?". Un groppo alla gola mi salì accompagnato da un brivido sulla schiena "Ciao, volevo dirti che il 16 arrivo all'Avana con il volo dell'Iberia. Puoi venire a prendermi all'aeroporto?". Secondo Pierluigi non ci dovevano essere dei problemi ma restai in apnea in attesa della sua risposta "Ritorni a Cuba, veramente? " chiese incredula. "Certamente, resto due settimane ma vorrei stare all'Avana per visitarla. Però non voglio andare in un albergo ma affittare una casa particular. Puoi stare con me?". Dall'altro capo del mondo la sua voce attraversò l'oceano "Sicuro!Ho una zia che ha una casa al Vedado, vicino alla Rampa. Posso domandarle se è libera. E' molto graziosa ed ha anche l'aria condizionata in camera. Se mi richiami la prossima settimana ti dirò se è disponibile, così mi dici anche il numero del volo e mi organizzo per venire all'aeroporto dell'Avana ad attenderti. Dal momento che torni a Cuba, puoi portarmi un paio di Adidas numero trentotto? Porta anche della Novalgina che qui non si trova ed anche tutte quelle cose che ti ho chiesto l'altra volta...". "Tranquilla -risposi- ho già comprato tutto e domani prendo la Novalgina e le scarpe...ma tu mi pensi sempre?". Rise di gusto "Ma sei tu il mio amore italiano...te quiero mucho..Hai ricevuto la lettera con la mia foto?". Non l'avevo ancora ricevuta ma non mi importava granché. Tra breve l'avrei rivista e le sarei restato accanto. Ero anche eccitato dall'idea di vivere a stretto contatto con i cubani, ospitato in una casa privata, vicino alla gente che avrei quotidianamente frequentato. "Conosci l'Avana?" le chiesi. "Un poco...ho sempre vissuto tra Moròn e Varadero. Ma qualche volta sono stata all'Avana...Amore, mi porti una bambola?". Ripensai alla piccola muñeca che le avevo regalato per farmi perdonare della volta che l'avevo offesa e mi riempii di tristezza. Le avrei regalato la luna se avessi potuto. "Certo. Un bel bambolotto neonato che parla e che fa la pipì" le dissi come per confortarla sulla serietà delle mie intenzioni. "Amore -disse- ti amo!"."Anch'io" replicai. La linea cadde mentre avrei voluto dirle mille cose. Accesi l'ennesima sigaretta della giornata e pensai a cosa avrei fatto con lei durante la mia permanenza a Cuba. Mi sdraiai sopra ad un freddo letto mentre un'aria di serenità stava scendendo sulla camera. Mi sentivo tranquillo della decisione presa e volli comunicarla a Pierluigi, l'unico in grado di capire quel mio momento. Il suo cellulare era spento e mi consolai, facendo girare nello stereo, il nastro della Charanga Habanera, un complesso abbastanza famoso a Cuba in quel momento. La stanza si riempì di note e colori che mi riportarono alle atmosfere che avevo imparato a conoscere e ad amare anche se, in Italia, regnava la moda di tutto ciò proveniente dal caribe. C'era il proliferare delle scuole di balli latino-americani e ciò aveva visto la trasformazione di vecchie balere in improbabili locali di tendenza dove si esibivano gruppi di salseros di importazione e dove si potevano bere cocktail dal vago sapore caraibico. La moda affliggeva la realtà di Cuba, o meglio, della "mia" Cuba. Non volevo far parte del branco omogeneo di coloro che esibivano l'abbronzatura delle lampados accompagnata da magliette più o meno esotiche solo per il gusto di far sapere a tutti che erano stati nei magici posti tropicali. Per tutti questi personaggi, non vi era nessuna differenza tra Cuba, Santo Domingo o Jamaica anche perché, gli alberghi ed i villaggi tutto compreso, si assomigliavano tra loro in qualsiasi parte del mondo fossero ubicati. No, la mia Cuba era diversa, singolare, unica. Ed anche se eravamo in molti a viverla in questo modo, come affermava Pierluigi, restavo dell'idea che la mia verità era quella più prossima alla realtà. Adesso, l'unica cosa importante era quella di arrivare, senza grossi patimenti, al 16 del mese successivo. E con quel pensiero mi addormentai contento.

Fu dopo una settimana che incontrai nuovamente Pierluigi. Lo avevo ripetutamente cercato ma inutilmente: il suo cellulare era perennemente spento. La mia insistenza, però, fu alla fine premiata e non fu difficile trovare una data in cui eravamo ambedue liberi da impegni per incontrarci nuovamente. Ci vedemmo in San Babila, entusiasti di potere riprendere le fila di quell'infinito discorso che ci univa. Gli raccontai del mio proposito, ormai definito, di tornare a Cuba e, quindi, cercavo da lui consigli e suggerimenti. In realtà avevo bisogno solo di parlarne con qualcuno che si trovava sintonizzato sulla mia stessa frequenza. Parlandone, sarei stato più vicino alla realtà che avrei vissuto nuovamente da li a breve.

"Così, peggiori sempre di più?" disse ridendo vedendomi. "Lo definisci peggiorare, il mio stato d'animo? risposi. Mi guardò aggiungendo "Beh, ti trovo...come dire, più determinato rispetto all'ultima volta che ci siamo visti. Cos'è successo nel frattempo?". RIflettei un attimo e poi risposi: "La verità é che mi sono smarrito in una selva di emozioni contrastanti. Qui a Milano non c'è nulla che mi soddisfi come prima. Trovo l'unica consolazione solo quando penso a Cuba e a tutte quelle cose che mi uniscono a quella gente...". "Ma, cos'è -replicò- che cerchi? Questa domanda già te l' ho posta a Varadero, mentre sorseggiavamo un drink in un assolato pomeriggio, seduti su degli scomodi sgabelli al bar della reception. Ricordi il romano?". "Sai -gli risposi- forse lui è più felice di me. Ho ripensato spesso a quello che disse quel giorno ed ho immaginato il tipo. In fin dei conti, sfrutta la situazione solo dal punto di vista materiale...non é coinvolto come me. Io faccio introspezioni, analisi, autocritiche...mentre lui, semplicemente è più sereno perché non chiede null'altro di più di quello che desidera...". Pierluigi sospirò e si accese un grosso Montecristo mordendolo come d'uso, poi parlò. "Il fatto é che tu, io...noi insomma che viviamo Cuba in un certo modo...noi, dicevo, non ci accontentiamo più della realizzazione materiale di certi nostri desideri. Vogliamo, pretendiamo, ambiamo a qualcosa di più. Vorremmo essere loro, non solo assomigliargli ma divenire quello che non potremmo mai. E? questa febbre che ci assale e la consapevolezza dell'impossibilità della realizzazione di questo nostro desiderio, ci crea quell'insofferenza che impera in noi. L'unica medicina possibile é quella di frequentare il più possibile la nostra isola, la nostra gente e, tutt'al più chi, come noi, é nella nostra stessa situazione. Ma il nostro micro dramma, non è paragonabile a quello vero, che è vissuto quotidianamente dalla gente che noi amiamo e che è così lontana dal nostro mondo".

"Non possiamo far nulla -chiesi- per guarire o, quanto meno, acquisire quella tranquillità che ci possa far vivere meno conflitti possibile?". Scosse la testa capelluta. "Parlo per me: ho cinque anni di viaggi continui ed una famiglia distrutta alle spalle ma sono allo stesso punto dal quale ero partito. Sicuramente ho più esperienza di te, conquistata sul campo...ma siamo accomunati da quello stato d'animo che é scaturito durante il nostro primo viaggio e che ci accompagnerà sempre e nello stesso modo. Ho conosciuto diversi italiani che si sono formati una seconda famiglia, anche se di fatto, non hanno sposato la loro fidanzata. Il più delle volte hanno generato dei bellissimi e dolcissimi bambini che hanno cementato la loro unione. Queste persone si dividono fra l'Italia, dove hanno magari la loro famiglia legittima, e Cuba, dove trovano ad attenderli la famiglia clandestina, quella acquisita. Loro sono felici perché, se non altro, hanno trovato una dimensione che, seppur scomodamente, li ha posizionati per sempre".

Quant'era complicato tutto questo ma, forse, era proprio a causa di questa singolare articolazione che Cuba era speciale.

"Mai avuto pentimenti per la tua scelta?". Un mesto sorriso si formò sul viso del playboy del nord. Pierluigi schiacciò il mozzicone del sigaro ormai consumato. "E chi non ha rimpianti nella propria vita? L'importante é andare avanti, il resto non conta".



"Hai una novia che ti aspetta?" dissi per stemperare quell'aria plumbea che si era formata intorno ai nostri discorsi. "SI chiama Kirenya ed è una Santaguera. E' una bellissima mulatta che conosco da tre anni. Le prime volte che mi recavo a Cuba, ero attratto da una jinetera che mi aveva fatto perdere la testa e che mi prendeva in giro promettendomi una cosa e poi, facendone un'altra. Ma è grazie a questa situazione che ho imparato a conoscere il fenomeno delle jinetere. Ho appreso il loro gergo, il loro modo di fare...insomma sono entrato dalla loro porta di servizio nel loro universo. Questo mi é costato una decina di viaggi, un mucchio di dollari e due anni di prese in giro. Sapevo di essere sfruttato ma, nello stesso modo, ero consapevole di sfruttare loro per apprendere i loro trucchi. E' stato uno scambio uguale...e per questo, posso capirli e loro sanno che io non sono più un turista da sfruttare. Capisci?".

"Ci provo -risposi non del tutto convinto- Certo che se mi dici che tutte le tue esperienze non ti hanno messo nella condizione di identificare il tuo status, devo constatare che più si avanza con la conoscenza di quanto c'interessa e più si perde la direzione....".

"E' proprio così, amigo. Penso che questa faccia parte del gioco della vita..tu, io, tanti altri stiamo percorrendo questa strada, forse per fortuite combinazioni ma, questa, non è poi dissimile da quella che percorre altra gente sulle orme di Sai Baba, oppure della Blixen in Kenya...ognuno di noi ha bisogno di scoprire una sua isola sperduta tra le nebbie degli oceani, per alimentare la convinzione di raggiungere una meta che, magari, non riuscirà mai ad identificare in tutta la sua vita".

Chissà perché, mi tornava alla mente, l'ultima notte passata insieme a Fidelia e rividi le lagrime che le rigavano il volto, infrangersi tra le mille promesse di amore eterno lanciate al vento.

"Pensi a Fidelia?" chiese Pierluigi.

"Sono proprio un libro aperto" risposi.

"Non ci vuole molto a vedere dentro ai tuoi occhi, spiagge bianche, bambini festosi che ti chiedono un ciclo ed una novia enamorada che ti giura eterno amore...".

Cambiai discorso. "Cosa mi dici dell'Avana? Vorrei esplorarla con il tuo aiuto anche se ho letto diverse guide turistiche..."

"L'Avana è tutto -mi rispose con le pupille illuminate- Non ci sono guide, ne consigli, tanto meno niente di niente in grado di fartela apprezzare se non andandoci e vivendola giorno dopo giorno. Sarai solo tu, accompagnato dalle tue emozioni che la scoprirai nei vicoli fetidi, tra i palazzi pericolanti, tra le vecchie case coloniali chiuse e confuse a grattacieli di un stile di puro socialismo reale. Ma, soprattutto, la vedrai tra la sua gente: gli habaneri. Queste vibrazioni saranno solo tue senza alcun condizionamento che possa essere generato da pregiudizi o luoghi comuni...lo scoprirai, magari sottobraccio della tua dolce novia. Non posso spiegarti ciò che è intangibile come lo è un idea, un sapore, un clima".

Ero affascinato dall'idea di scoprire una città che aveva catturato il mio interesse e conquistato l'amore come ad un novello Hemingway, le cui pagine avevo divorato da ragazzo. Ricordavo ancora alcune frasi di Fiesta, Addio alle Armi ma, soprattutto, quelle inebrianti de Il Vecchio ed il Mare, dove una Cuba arcaica e vera, emergeva da quella prosa sobria e lineare. Mi riproposi di visitare la Finca Vigia, appartenuta allo scrittore e che ora era adibita a museo.

"Pierluigi -dissi- lo sai che non vedo l'ora di tornare a Cuba? Conto i giorni, le ore e perfino i minuti che mi separano dalla partenza. A volte mi sembro così infantile...so che sto trascurando il mio lavoro, i miei vecchi interessi, la mia vita sociale. Il pensiero ricorrente che mi accompagna e che mi assilla, è solo uno, e tu lo conosci bene".

Rispose sospirando. "Si, l' ho provato prima di te e so quanto mi è costato. Ma vedi...come tutti i traguardi, anche il nostro, è segnato da tappe faticose da raggiungere e, molte cose, si perdono per strada. A volte si tratta di fardelli superflui, altre volte, invece, di cose preziose".

Un profumo di bouganville ubriacava l'aria ma era una fragranza che era partorita dalla mia immaginazione e che mi portava a Matanzas e al piccolo giardinetto di Mama Estrella, con la piccola camera degli sposi, il televisore in bianco e nero, il divanetto di finta pelle. "A volte non riesco a trovare le parole e gli aggettivi per descrivere quello che provo. Ho provato a spiegare quello che sento ad alcuni amici ma non mi hanno capito. All'inizio, hanno pensato che si trattasse di un innamoramento per la ragazza, poi, hanno compreso che c'era dell'altro nelle mie considerazioni e mi hanno tacciato di stupidità, esagerazione, addirittura plagio. Tutti, indistintamente, hanno cominciato a rifiutarsi di sentir parlare ancora di Cuba ed io, d'altro canto, non avevo più voglia di parlare a chi non mi ascoltava più. Era avvilente cercare di spiegare a gente che non voleva. Questo è uno dei motivi che mi ha portato ad allentare le relazioni con i miei vecchi compagni di baldoria".

CONTINUA

mercoledì 25 agosto 2010

ABBIATE PAZIENZA

Ragazzi abbiate pazienza,sono in giro per il bel paese e in trincea ,appena posso riprendo a scrivere sul blog.

Nel frattempo buon finale di estate a tutti.

Milco

martedì 17 agosto 2010

LITFIBA E DELL'UTRI


BENVENUTI nello Stato libero di Litfiba. Il Reunion Tour della band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli è arrivato alle ultime battute (stasera l'ultima data a Catanzaro) facendo la gioia di vecchi e nuovi fan che hanno affollato i loro concerti, felici di riascoltare dal vivo il repertorio "d'altri tempi" dei rockers toscani. Una tournée estiva potente e provocatoria che ha girato l'Italia su un palco senza scenografie o effetti speciali, che ha sprigionato energia ed entusiasmo puntando su pezzi storici come Proibito, Paname, Bambino, Tex, Cuore di vetro, Ci sei solo tu, Lacio drom, Cangaceiro, Maudit, Ritmo #2, Sparami, Lulù e Marlene, oltre alle recenti Sole nero e Barcollo.

Tutti contenti e soddisfatti, come dimostrano i video "rubati" e i commenti apparsi su Youtube. Tutti tranne uno. "I Litfiba hanno offeso l'intelligenza dei giovani siciliani, almeno di quelli, e sono proprio tanti, che sanno ascoltare buona musica senza farsi fuorviare da squallidi messaggi populisti e demagogici. Parafrasando una loro canzone, li invito a non alimentare quell'ignoranza che uccide più della fame". Sono parole dell'assessore alla Cultura e alle politiche giovanili della Provincia di Palermo, Eusebio Dalì, 34 anni, esponente del Pdl-Sicilia di Micciché, che non ha gradito l'esibizione della band nell'unica data siciliana, lo scorso 13 agosto, a Campofelice di Roccella (Palermo). L'assessore, che era tra il pubblico, accusa in particolare Pelù di aver "lanciato delle invettive contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusando lui e i suoi più stretti collaboratori di collusione con la mafia, denigrando il popolo siciliano".

LE PAROLE DI PIERO PELU'

Dalì fa riferimento ad alcuni dei momenti più acclamati della serata, come dimostrano i video già apparsi su internet. Come in apertura di ogni loro concerto, i Litfiba hanno salutato il popolo del rock con una serie di dediche, accolte ogni volta con urla e applausi. A Campofelice Pelù ha iniziato salutando il "popolo di Trinacria" dando poi il benvenuto al concerto "per gli spiriti liberi, a chi crede che Dell'Utri ci ha rotto il c..., giusto per mettere in chiaro subito le cose". Ha poi proseguito "per chi è contro i mezzi di distrazione di massa" concludendo con "benvenuti nello stato libero di Litfiba" per lasciare spazio alla musica con Proibito. Poi, durante la serata, mentre sul palco sfilava una finta bara con la scritta "Gelli", Pelù ha "commemorato" la "morte della P2": "Partecipano al suo dolore la mafia siciliana, la 'ndrangheta calabrese, la camorra napoletana, il vostro conterraneo Marcello Dell'Utri, e naturalmente papi-Silvio Berlusconi. La P2 è morta. Viva la P3!" ha detto Pelù .

I fan siciliani hanno già messo online brani e spezzoni del concerto, comprese le frasi "incriminate" (ma riferimenti simili sono presenti anche in altri video tratti dalle altre date del tour), commentando con entusiasmo la performance dei Litfiba senza alcun riferimento ai contenuti. Diversa la reazione dell'assessore Dalì che ha affidato alle agenzie di stampa la sua delusione. "Renzulli e Pelù - scrive Dalì - sono venuti in Sicilia a fare propaganda politica, con la tipica presunzione di chi crede di essere depositario di verità assolute e per questo poter inveire contro tutto e tutti, senza alcun freno inibitorio. L'essere acclamati ogni volta che si apre bocca non giustifica gli eccessi verbali violenti che creano odio e divisioni. A Campofelice di Roccella io c'ero e non mi sembrava di stare a un concerto, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio: è stato sconcertante assistere ai reiterati strali di Pelù, sconfortante vedere tanti giovani lasciarsi passivamente inglobare in una cultura dell'anti, senza senso e senza costrutto".

La rabbia è tanta e l'assessore non si limita a criticare ma chiede che gruppi come i Litfiba non si esibiscano più nell'isola. "Invito l'incolpevole sindaco Vasta - scrive ancora Dalì, facendo riferimento al Comune di Campofelice che ha patrocinato la serata - e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi". Infine, conclude rivolgendosi ai Litfiba invitandoli "a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, a fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono".

Andare, tornare forse


Lasciare l’Italia dopo una meravigliosa avventura con un branco di cuccioli tra le colline e il mare di Romagna, comprensiva di delizie agroalimentari, struggenti affetti familiari, bruciori da meduse, calvari di zanzare, vomitate dal mal d’auto, gelati a tappeto, corse dall’umanissimo pediatra romagnolo che risolve tutto con sorriso e purga (la Sanità italiana sarà anche “mala”, ma i sanitari sono ancora “boni” e capaci di diagnosi senza trasformarsi in jubox per analisi, test, radiomagnetoscannoecosonografie a gettone) è un esercizio di profonda malinconia. Neppure la promessa di ignorare i giornali e di non guardare mai i TG (promessa mantenuta) per 15 giorni evita di sapere che il futuro dell’amministrazione nazionale è affidato a lettere anonime di qualche servitorello del regime su una cucina da 4 mila euro – braccino corto – forse acquistata dal Presidente della Camera e destinata a chissà quale appartamento, nel liquamene del familismo che ammorba ogni scelta. L’Italia produce il solito, doppio, contraddittorio e schizofrenico sentimento: un desiderio cocente di restare, ignorando il miserabile orrore che la impregna, e un desiderio bruciante di andarsene, per non assistere più al miserabile spettacolo che ogni giorno chi la dovrebbe rappresentare offre, direttamente o indirettamente. Buona fine Agosto,

VITTORIO ZUCCONI

BAR PER GAY

Roberto Chile: “El regreso de Fidel nos ha puesto alas a todos”


Al cineasta y curador de arte Roberto Chile lo encontramos en la tarde del 13 de agosto en el malecón habanero, junto al lugar donde la Brigada Martha Machado levanta su “Muro contra la guerra”, y no pudimos resistir la tentación de entrevistarlo brevemente para La pupila insomne.

P: Usted que ha estado tantas veces cerca de Fidel y supongo que se haya sentido tan mal cuando él se enfermó, qué siente al verlo ahora recuperado, en este 13 de agosto, que es además su cumpleaños.

Roberto Chile: Yo he estado tan cerca de Fidel como el pueblo, yo no creo que haya estado más cerca de él que el pueblo, ni creo tampoco que haya sentido más que el pueblo la ausencia de Fidel durante algunos años, ni creo que haya sentido más alegría que la que ha sentido el pueblo al verlo recuperarse. He sentido tanta alegría como el que más, yo no creo que haya sido la alegría mía la mayor y poniendo ese parámetro, puedo decir que estoy seguro que la gran mayoría de los cubanos se han sentido así por dentro, que el cuerpo les camina. Yo creo que el regreso de Fidel ahora, esta recuperación ha sido para nosotros como un elíxir, como un néctar, ha sido para nosotros una especie de empuje. Yo creo que nos ha puesto alas a todos, yo me siento como si estuviera en una fiesta, me siento como si estuviera anotando un gol en un campeonato mundial, me siento como si estuviera ganando una batalla en medio de una guerra.

P: ¿Y qué relación tiene usted con todo esto que está haciendo la Brigada Martha Machado?

Roberto Chile: La Brigada Martha Machado la pude respirar desde sus inicios, no solamente por mi amistad con Kcho y mi admiración hacia él y hacia todos los que forman parte de esta brigada sino por el momento que vivió Cuba producto de lo de los ciclones. Yo me siento…yo soy parte de la brigada y pienso que es de las obras artísticas que se están haciendo en Cuba una de las más importantes, porque no solamente hace arte sino que hace humanidad, no solamente muestra una obra creativa sino que también cura, también utiliza ese poder sanador del arte.

P: ¿Y Martha Machado en este 13 de Agosto?

Roberto Chile: Martha Machado está aquí y Kcho no la deja ni la va a dejar morir nunca. No, Martha Machado se va a convertir en un hito para los cubanos y gracias a este ímpetu de Kcho, a esa energía que él le imprime a todas las cosas que hace y a esa Revolución que él de verdad lleva en el corazón.

Cuba, sbarca Hip hop con ballerini Usa


L'AVANA, 16 AUG - L'Hip hop sbarca a Cuba. Anche solisti e gruppi di ballerini degli Stati Uniti sono stati invitati ad un festival di questa tendenza. L'iniziativa si terra' a Cuba dal 18 al 22 agosto, a conferma di un discreto ma costante scambio culturale dell'isola con gli Stati Uniti. Lo hanno annunciato la Agencia Cubana de Rap, la Asociacion Hermanos Saiz, e l'Instituto statale de la Musica, secondo cui all'incontro parteciperanno centinaia di artisti di Usa, Messico, Canada e Cuba.

AUTUNNO 2009 CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


29/09/2009

DUENAS
Ieri nisba mare e anche oggi...non fanno passare le macchine.

Operativo per droga......

Quando Ema parte lancia in testa contro le duenas penso esageri...quando sono in Italia....poi vengo qua' e mi trovo a dovergli dare ragione.

prendiamo la mia duena attuale.

la conosco da 10 anni,sono stato il suo secondo cliente quando aveva appena aperto,di conseguenza patti chiari e poche stronzate...tutto definito prima meno la lavanderia che stabilisco io.

Questo con me.

Ma visto che la casa e' praticamente sul parque e' diventata una sorta di baggina frequentata da vecchiarilli che amano questa comodita',nella media sono un adolescente tanto per capirci.

bene con questi fa un po' il cazzo che vuole...

ne ho incontrato uno che mi sostituira' sabaro quando passero' dalla cara Nancy.

Questo e' un 72 enne veneto che porta dal paese pasta,vino,tonno,olio,scatolette assortite...la sera cucina lui la pasta molto ricca...per lui la novia,la duena e la bambina della duena.

La duena ci mette giusto 3 pezzi di carne e un po' di verdura.

malgrado cio' lui paga 7 e la novia uguale....

ma cazzo porta quasi tutto lui e la duena con la bimba si ingozzano di cibo nostrano....

In piu' paga 20 e per questa cifra ne puo' portare una...se ne porta un altra nel pomeriggio...sono 5 cuc in piu'...ma vaffanculo.

Niente se trovano morbido ne approfittano...

30/09/2009

Sono riparato al correo in quanto e' scoppiato un cazzo di temporale...meno male almeno rinfresca un po' che fa davvero un caldo maiale.

Il gallese e' tornato col mago da Guantanamo,li ho trovati ubriachi davanti alla bodeguita,il gallese non aveva soldi cubani in quanto a Guantanamo non c'e' il cazzillo per strisciare la visa...mi ha chiesto se gli prestavo 20 cuc per la cena che oggi cambiava,e visto che gia' ne ballavano 15 mi ha dato 40 pounds in pegno....

Gli ho detto che non era il caso e che lo conoscevo e mi fidavo ma nulla ho dovuto prendere ste' cazzo di sterline,stasera faremo lo scambio....

Ieri sera,visto che la favola fa il secondo turno alla copelia sono uscito per zingarate e ho acchiappato al bar di lato la disco una flaca con cui,credo,ero stato un paio di anni fa....le flaquite non mi mandano matto pero' la fanciulla come direbbe il caro Ducaconte...aveva un suo perche'.

Oggi ho tirato un po' il fiato,sono andato in palestra e poi a farmi un gelatino dalla favola,stasera la passo a prendere e si mangia un boccone prima di andare a casa.

Ci si vede ma senza esagerare,lavora 8 ore al giorno che diventano sempre 9/10 e vive in una selva dietro l'universita' Lenin.....verso l'ospedale Guevara....una sfacchinata...


Martedi' vado a PP a trovare Bebo e passero' 3 giorni la'.....Roberto mi ha trovato la casa (Pippo la tua)e credo mi portero' la Favola infatti lunedi' va dal medico a comprarsi 3 giorni di riposo...o meglio li compro io....

Lo so che e' il solito discorso di andare all'Oktoberfest con la macchina carica di peroni ma sono 3 giorni e credo li passero' bene anche perche' fino ad oggi non mi sono fatto mancare nulla.

La policia e' tranquilla...c'e' un po' di puteria por el parque ma la situazione rispetto ad aprile e' molto piu' easy.

Seba credo che a Camaguey verro' la settimana successiva almeno un paio di giorni ma ti chiamo prima.

Girano tanti cellulari in piu' rispetto a mesi fa e molte che avevano le linee nostrane ora sono passati a Cubacel decisamente piu' conveniente.

Il palestra il Prof oramai e' un fratello di sangue....si paga una miseria e preferisco dare a lui 5 volte tanto piuttosto che foraggiare chi di dovere...anche perche' parliamo davvero di briciole.

CONTINUA

INCUBA LIBRE parte 5 (Viñales)

100$ PER UN AMORE


Errai con lo sguardo alla ricerca della sua espressione. Pierluigi mi aveva sorpreso confidandomi le sue esperienze. Pensavo a quanto fossimo arroganti, noi esseri umani, nel decifrare in maniera sbagliata le persone, solo giudicandole esteriormente. Avevo creduto in una specie di playboy alla Rambo, invece, la sua sensibilità era fuoriuscita senza nessuna diffidenza così, semplicemente. Non volevo, però, arrendermi all'idea di diventare una specie di errante ebreo sempre proteso alla ricerca di una realtà che non avrei potuto mai afferrare. Accesi una sigaretta per riflettere meglio. Pierluigi continuò "Il problema è quello che noi vogliamo diventare quello che non potremo mai essere. Atavicamente e geneticamente, siamo profondamente diversi dai cubani. Cuba ci affascina, ci cattura, ci strega meravigliosamente ma ci fa stonare con il nostro mondo. O meglio, con la realtà che ci ha accompagnato fino a quel momento. Basta un sorriso di un niño, lo sguardo tenero di una chica, una donna anziana che fuma un lunghissimo sigaro, per farci sentire contenti e vicini a loro...ma anche fuori dalla loro storia. Tu dici di esserti documentato...puoi leggere ed informarti finché vuoi: fa parte del tuo stato iniziale di 'innamoramento. Assorbi tutto ciò che è inerente a Cuba con la felice convinzione di riuscire, un giorno, a comprendere il loro modo di essere. Già ti ho detto che è proprio questo il punto: l'essere. Sei disposto a correre il rischio di mettere tutta la tua vita in discussione? Le tue passate certezze saranno dei macigni intrasportabili e dovrai, anche perché impossibile il contrario, evitare ogni compromesso. I due mondi non si coniugano tra loro...se sei disposto, non ti resta altro da fare che prepararti i bagagli e partire una, dieci, mille volte fin quando non ti sarà più necessario, in quanto ti troverai compresso nella loro realtà. Ma devi considerare il fatto che tutto quello che avevi prima, lo perderai inevitabilmente".

Quanto dettomi da Pierluigi mi procurò uno strano effetto. Mi sentivo intontito da quel bombardamento di impressioni e analisi che pensavo esagerate. In fondo, pensai, ognuno di noi somatizza le cose in modo differente e, forte di quel mio pensiero, non mi allarmai più di tanto. "Insomma -osservai- Cuba è un grande casino, se provoca gli effetti che mi hai esposto". Pierluigi mi guardò immalinconito rispondendo "Lo sapevo...vivi ancora nella fase iniziale. Non credi nelle mie parole e pensi che queste siano il frutto di una mia aberrazione e ti consoli pensando che non siamo tutti uguali e bla bla bla bla bla..vedrai. Tra un pò di tempo te ne renderai conto da te, specie se tornerai a Cuba soprattutto in una località che non sia Varadero".

La sua affermazione infranse il muro di certezze che mi ero edificato. Pierluigi non aveva letto nel mio cervello ma mi resi conto che quanto avevo pensato prima, erano già stati i suoi pensieri di qualche anno prima. Allora, aveva ragione lui? Iniziò a piovere e i negozi avevano cominciato ad abbassare le serrande. "Devo andare ma se vuoi incontrarmi, puoi cercarmi a questo numero. Se il cellulare risulta staccato è segno che sono nuovamente giù...a Cuba" disse allungandomi un bigliettino da visita.

"Riparti? Per dove?" chiesi. "Dovrei ripartire tra un paio di settimane, quando avrò sistemato alcune cose qui a Milano. Scendo all'Avana e proseguo per Ciego de Avila, Moròn e Cayo Guillermo...poi vedrò dove mi porta il vento e la guagua". Moròn, pensai. Dov'era Fidelia e la sua famiglia. Improvvisamente fui colto da una struggente nostalgia e giurai a me stesso che dovevo tornare a Cuba il prima possibile. Ci salutammo come s'usa tra due vecchi amici e proseguimmo ognuno per la propria strada. Dovevo rimanere solo per riflettere.

Giunsi a casa decisamente frastornato. Accesi la televisione togliendo però l'audio e vidi immagini che si succedevano come dentro ad un caleidoscopio senza alcun costrutto per la mia immaginazione. Mi sdraiai sul letto ed afferrai la cornetta del telefono. Quanto meno mi sarei consolato con la voce di Fidelia. Erano le tre del pomeriggio a Cuba e le ventuno a Milano. Pensavo alle sei ore di differenza del fuso orario che non erano minimamente rapportabili alla incredibile differenza che si riscontrava tra i due mondi. La linea telefonica per Cuba era guasta. Sapevo già, che a causa del maltempo, ma veramente più a causa del periodo speciale, per molte ore nulla di elettrico funzionava a Cuba, tranne nelle infrastrutture pubbliche o quelle dedicate ai turisti. La febbre dell'impazienza mi avvampò all'improvviso. Freneticamente studiai il calendario per stabilire la data della mia presunta partenza per l'isola. Iniziai a sognare ad occhi aperti quanto sarebbe stato bello ritrovarmi con Fidelia in mezzo alla gente dall'Avana. Immaginai cosa avrei fatto e cosa avrei visitato ma mi resi conto che stavo ragionando da yuma ed io non volevo esserlo. La sigaretta morì insieme ai miei pensieri e m'addormentai in un sonno profondo e senza sogni deciso che il giorno dopo mi sarei recato in una agenzia di viaggi per acquistare il biglietto aereo con destinazione per la felicità. Infatti, il giorno dopo, varcai la soglia della mia agenzia di fiducia dove l'addetta dell'ufficio mi accolse con un caloroso sorriso. Eravamo in bassa stagione per cui, i pochi clienti che entravano in agenzia, godevano di un diritto non scritto che prevedeva la massima gentilezza e disponibilità che, in epoche differenti, non potevano ricevere a causa della convulsità del lavoro. M'accomodai sulla poltroncina dirimpetto alla scrivania e la mia attenzione fu rapita dal minuscolo mappamondo che fungeva da ferma carte. Vederla in scala ridotta, la nostra terra era decisamente alla portata di tutti, eppure, quanto risultava difficile spostarsi da un posto all'altro. Ero sempre stato affascinato dalle carte geografiche, soprattutto da quelle che illustravano l'intero globo. Vagavo da un continente all'altro, sempre alla ricerca dei posti più sconosciuti e delle isole più remote dove sarei fuggito dalla mia vita. E, invece, eccomi al punto di partenza, quello di un piccolo sognatore che si era ritrovato innamorato di una isola a forma di coccodrillo distante undicimila chilometri dalla sua casa.

CONTINUA....

lunedì 16 agosto 2010

ALISCAFI...SICURI


Non guidava lei! La ragazza simulava soltanto le manovre: io non ho mai lasciato il controllo del comando": Michele Siniscalchi, 54 anni, parla con l'ANSA e replica alle accuse che gli piovono addosso dopo la pubblicazione di un video su Youtube, che mostra una ragazza di 25 anni, mentre guida al suo posto l'aliscafo della Snav, sulla tratta Napoli-Capri, l'11 agosto.

Cinquantaquattro anni, di Procida, il capitano del catamarano le cui immagini impazzano sul web è stato sospeso dal servizio e ora teme di perdere il posto di lavoro, "per un gioco, una sciocchezza". Si difende spiegando che quel video era solo una farsa, un piccola messa in scena per accontentare una passeggera: "Era disinserito il timone, l'aliscafo ha tre comandi e io non ho mai lasciato il controllo di quelli effettivi. Ma come avrei potuto lasciare un aliscafo in mano a qualcun altro? Vi sembra possibile che una ragazza di 25 anni entri nella cabina di comando e guidi un aliscafo?".

E' GIA' QUALCOSA


ieri sera il nuoVo Toro di Lerda ha passato il primo turno di coppa Italia battendo in casa il Cosenza...ai supplementari...con 2rigori a favore.

A parte che 2 rigori a favore fanno molto gobba e non va bene....diciamo che essendo il Toro attuale un cantiere aperto ed essendo in attesa di almeno 4 arrivi il rischio figuraccia era in agguato.

Mancava pure Bianchi che e' 3/4 di squadra e quindi va bene cosi'.

Questa sera faranno vedere la partita su una emittente locale e saro' piu' chiaro,diciamo che per il momento molto di piu' non si puo' chiedere,troppe sono le pedine mancanti per definire il mosaico ma questo e' un mercato fermo e certamente non solo per noi.

Da quanto ho sentito i nuovi vanno bene,Iunco,Obodo,Felipe e un paio di slavi che sono arrivati hanno fatto la loro parte.

Ora calma e lasciamo lavorare Petrachi.

Intanto siamo passati quindi FORZA TORO!

Pd, l'ipotesi Moldova


Michele Serra

Non presentarsi Partecipare alle elezioni non è obbligatorio: "Nessun articolo dello Statuto lo prevede espressamente", osserva con sollievo una nota della direzione. A favore di questa soluzione una forte diminuzione dello stress per dirigenti, militanti ed elettori che non sarebbero costretti, come in passato, a soffrire l'ansia tipica di ogni spoglio elettorale. Alcuni intellettuali di area fanno osservare che il clima molto competitivo delle elezioni è tipico di una cultura ossessivamente meritocratica, che va condannata con fermezza.

Presentarsi, ma all'estero Il respiro internazionale di un partito che si ispira al movimento riformista mondiale suggerisce di allargare i propri orizzonti. Un gruppo di lavoro sta facendo un'accurata ricerca su Internet per scovare quei paesi dove il Pd avrebbe buone possibilità di affermazione politica: fino adesso Panama e Moldova sono i più gettonati. Da valutare i costi del trasferimento dell'intero gruppo dirigente e dei candidati, più i costi degli interpreti simultanei necessari in ogni comizio. Più economico sarebbe fare i comizi nella lingua del luogo, ma durante la simulazione, di fronte ad alcune badanti immigrate, un discorso di Bersani in moldovo ha dato risultati deludenti: le badanti erano convinte di avere assistito a una dimostrazione di pentole antiaderenti.

Presentarsi in Italia È l'ipotesi più ambiziosa. Il solo avanzarla inorgoglisce lo stato maggiore del Pd. Il problema è che per presentarsi alle elezioni in Italia ci vorrebbero un programma e un leader, scelto con le primarie. Per il programma la soluzione è a portata di mano: è stata acquistata una enorme pinzatrice con la quale unire le migliaia di pagine programmatiche presentate in passato dal centrosinistra, per un totale di seicentoventi punti da verificare uno per uno in assemblee pubbliche. Più difficile scegliere un leader entro novembre, perché anche disputando i gironi eliminatori e gli ottavi di finale in ottobre, non si farebbe in tempo a disputare la finale prima del 2011. Si sta dunque pensando di presentarsi al voto con un pool provvisorio di una dozzina di leader del centrosinistra, che dopo l'eventuale vittoria si presenterebbero a Napolitano tutti insieme per riceve il mandato. Più difficile far entrare nel simbolo elettorale la dicitura "Alleanza di centrosinistra per Bersani Vendola Chiamparino Bindi Cacciari Di Pietro Finocchiaro Bonino Franceschini D'Alema Veltroni von Himkel Patoulin Puddu" (gli ultimi tre sono i rappresentanti di Volkspartei, Union Valdotaine e Autonomisti sardi, ciascuno dei quali ha diritto, per statuto, a concorrere alle primarie). Nel simbolo, oltretutto, dovrebbero trovare posto anche una forma di fontina, un carrettino siciliano e un'anguria, in rappresentanza di tutte le liste alleate. Molto apprezzata la scelta degli Autonomisti sardi, che hanno rinunciato a pretendere che nel simbolo dell'alleanza ci fosse anche il loro, un nuraghe di sei piani con donne in costume tradizionale che lo circondano tenendosi per mano.

Quali alleanze Allearsi con la sinistra di Vendola o con il nuovo centro di Casini-Fini-Rutelli? La soluzione elettoralmente più proficua sarebbe allearsi con entrambi gli schieramenti, ma all'insaputa di entrambi, per non creare malumori. Nell'ultima riunione della direzione del Pd, la proposta è stata ritenuta sleale. Rimangono praticabili due possibilità: il lancio della monetina (testa ci si allea con Vendola, croce con Casini, se la moneta rimane in piedi ci si mette a piangere imprecando); oppure la pratica di affido: il Pd dà temporaneamente in affido i suoi elettori a chi offre le necessarie garanzie di trattarli con umanità.

Cumpleaños de Fidel Castro y Tomás Borge marcaron semana en Nicaragua


La celebración de los cumpleaños del líder histórico cubano, Fidel Castro, y del Comandante de la Revolución Sandinista, Tomás Borge, coronaron la semana en Nicaragua, marcada también por una intensa actividad política.

El aniversario 84 del natalicio del ex presidente cubano y el 80 del único de los fundadores del Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) que aún vive, fue ocasión para reafirmar aquí la voluntad popular de continuar avanzando en la construcción de una sociedad más justa para todos los nicaragüenses.

Por azares de la historia, ambos nacieron un 13 de agosto, con una diferencia de cuatro años, y el acontecimiento fue celebrado anoche, durante una velada en homenaje a Borge, en lo que Rosario Murillo, coordinadora del Consejo de Comunicación y Ciudadanía, calificó por esa razón de un día doblemente especial.

El propio Tomás Borge destacó también el cumpleaños de Fidel Castro, a quien calificó de infatigable, agudo, irreprochable y como el ser humano más notable del último siglo, y pidió al presidente Daniel Ortega que le hiciera conocer “lo que nosotros sentimos por su extraordinario papel en la historia de América Latina”.

En un emotivo discurso, pronunciado anoche en la Casa de los Pueblos de esta capital, ante varios centenares de militantes sandinistas, Borge evocó las circunstancias en las que surgió el FSLN en 1961, y recordó a los miles de nicaragüenses que entregaron sus vidas durante todos estos años.

He sido abrumado por el afecto y lo entiendo como una consideración de respeto, fidelidad y ofrenda a Carlos Fonseca y demás fundadores del FSLN, los cuales tuvieron mil veces más méritos que este sobreviviente por accidente histórico de la hazaña inmortal que fue la fundación del Frente Sandinista, dijo.

Durante el acto, el presidente Daniel Ortega impuso a Borge la Medalla por el 50 aniversario del FSLN, que se entrega por primera vez, un reconocimiento que se sumó a los recibidos antes en otras localidades del país por su 80 cumpleaños.

Este homenaje no es para mí, es para Carlos Fonseca, afirmó Borge, antes de subrayar que “seguiremos enarbolando los mismos estandartes, que no habrá fuerza humana para detenernos (…) y nada detendrá nuestras próximas conquistas y la victoria del Frente Sandinista”.

Con el homenaje a Tomás Borge, concluyó una agitada semana que fue testigo del inicio de la normalización del trabajo en la Corte Suprema de Justicia, tras dos meses de parálisis provocada por la oposición liberal, y de la continuidad de los enfrentamientos y descalificaciones entre los principales líderes antisandinistas.

AUTUNNO 2009 CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO


28/09/2009

Ieri era domenica un giorno diciamo abbastanza noioso a Cuba ma l'ho passato bene nonostante che non abbia toccato femmina.

Al mattino corsetta di 40 minuti con il buon vecchio rock d'annata nell'ipod.

Correre per i barrios tuneri con gli stones,gli ACDC e persino i mamas anda papas ha un suo perche'

Poi mi sono fatto 4 ore di piscina con Roberto un italiano che vive a PP ,Pippo lo conosce bene,sposato con una cubana e che sta' per diventare papa'.

E' andato in pensione a 40 anni ma ha fatto un lavoro molto particolare per lo stato...prende gia' una pensione e fra un po' gliene arrivera' un altra diciamo da un ente quasi mondiale che fa capo agli Yankee...

Insomma uno che sta' bene,tipo particolare e simpatico....

4 ore a rosolare...qua' continua un caldo pazzesco...

In piscina a un certo punto e' arrivato un tipo con un codazzo di una quindicina di cubani.....hanno preso posizione,ovviamente,all'ombra e dopo un po' si e' messo a pippale l'arghile'....in piscina...

Lo abbiamo conosciuto e trattasi di iracheno che vive in canada spoato con una cubana...simpatico...

Oramai arriva qua' di tutto davvero...

Verso le 4 sono andato al matine' avevo appuntamento col fido Jose',il mio informatore medico scientifico in loco...

Non molta gente e sopratutto la misma puteria della sera....una volta il matine' era una sorta di porto franco per i cubani fuori dai giri,costava poco e spesso ero il solo yuma presente,ora es una fana...

C'era qualcosa di buono ma nulla di che.

Alle sei sono rientrato a casa dove hanno fatto rivedere il concierto paz sin fronteras con un reportage...ma ne parlo in separata sede.

Sono andato a cena alla Bodeguita sempre col Roberto e poi siamo andati al Taino per vedere lo show.

In disco avevo incontrato Yovito un amico ballerino dello spettacolo e mi aveva detto che c'erano delle ballerine nuove e in particolare una che arrivava dalla nazionale cubana di ginnastica ritmica....una sorta di palla di gomma...

Col Roberto dopo mangiato (filet de pescado,papa,ensalada de tomato ,arroz a al Bodeguita y 2 cervezas....5 cuc a cranio) siamo andati al cadillac per il caffe' e un traco doppio di anejo e quindi in bicitaxi al Taino.

C'era poca gente e avevano annullato lo spettacolo...

Comunque la ragazza di yovito lavora al Reymar el ristorante de pescado en el parque o meglio....nel nuovo dehor hanno messo un punto in cui fanno dei beveroni a base di mente e martini...una cagata ma comunque abbiamo dato appuntamento li' alla contorsionista e a una bailarina mulatta.

Abbiamo passato 2 ore piacevoli,fra l'altro la contorsionista ridendo a un certo punto si e' messa un piede dietro la nuca da seduta e a freddo.....

A una cosi' non devi neppure fare l'invito ....basta fare come Tognazzi in Amici Miei.....il rigatino.

Ricordate?

Comunque avevo sonno,visto il sole preso, e ho rimandato il tutto a questa sera....


MILCO

CONTINUA....