domenica 19 settembre 2010
FIDEL E MALCOM X

“Mientras el Tio Sam esté contra ti, sabes que eres un hombre bueno”, fue uno de los comentarios que Malcolm X le hizo a Fidel Castro el 19 de septiembre de 1960, cuando se encontraron en el Hotel Theresa de Harlem, por única e histórica ocasión.
Fidel había acudido a Nueva York para participar en la Asamblea General de la ONU. La Revolución Cubana tenía poco más de año y medio en el poder, pero la oposición del gobierno norteamericano al proceso naciente era ya manifiesta. Un hostil ambiente anticubano era sembrado a través de la prensa y las declaraciones de los voceros del gobierno estadounidense. Los dueños de los más céntricos hoteles neoyorkinos se negaron a alojar a la delegación cubana. El único que ofreció sus servicios exigió condiciones humillantes.
Mochila al hombro y con traje de campaña, el Primer Ministro cubano irrumpió entonces de improviso en la Organización de Naciones Unidas y planteó su determinación de acampar en los jardines de la sede del organismo mundial. Inmediatamente se hizo patente la solidaridad de la comunidad latina y la afronorteamericana. La delegación cubana fue invitada a alojarse en el Hotel Theresa, en pleno corazón de Harlem, el barrio pobre del pueblo negro neyorquino. Entre los coordinadores de aquella acción estaba Malcolm X, por aquel entonces dirigente de la Nación del Islam.
El encuentro entre estos dos líderes, en la habitación que ocupaba Fidel, fue fraterno y abarcó numerosas reflexiones filosóficas y políticas. Se habló de Cuba y del pueblo afronorteamericano, de Lumumba y de África, del racismo y de la solidaridad. Unas palabras del Comandante en Jefe sellaron la razón que unió en afinidad a estos hombres: “Luchamos por toda la gente oprimida”
Uno de los periodistas invitados a aquel histórico encuentro, Ralph D. Matthews escribió un artículo parra el semanario New York Citizen-Call, que fue publicado el 24 de septiembre de 1960. Cubadebate lo reproduce para sus lectores:
LUCIANA

Niente. Ho sentito su Sky che è probabile che non si avveri la profezia dei maja. Niente meteorite che ci cade sulla terra e ce la spana. Sollievo. Possibile che ci sia invece un’inversione dei poli. La Terra si ribalta. Quisquiglie. Non vuol dire che cammineremo tutti gambe all’aria ma che ci aspettano anni di terremoti, uragani, inondazioni e mai più finito. Bene. Neanche più la tv ti dà conforto. Soprattutto i canali satellitari. E dire che io li guardo tantissimo. Come c’è Capezzone sulle reti nazionali oplà che giro. Non ce la faccio. Ma non per quello che dice, non lo sento, è a vederlo che mi spana la fibra ottica del nervo. Col digitale terrestre se non vuoi vedere la solita tv con Papi Pupo e Pippo, puoi sempre apprezzare le mille puttanate dei canali satellitari. Sì, perché, diciamo la verità, non è che ci sia tutta questa meraviglia a vedere: uno che gioca a bocce per tutta la puntata, la bella vita che facevano i Sumeri, la talpa che sboccia a primavera e le mille piume di struzzo che puoi vedere nella Pampa, alla lunga ti scendono le pigne del cucù. E quel programma che ti aiuta a trovare casa? Condotto da una che ha un ciuffo bianco sulla testa che sembra un incrocio tra Malgioglio e Crudelia Demon?
La suddetta architetta porta in giro due disgraziati marito e moglie a vedere case fichissime e loro ne devono scegliere una. Ma non case normali... appartamenti da 400 metri quadrati con terrazzi da 200. Roba che Scajola si mangerebbe le mani... e loro le denigrano... «Sì, però questa trave di 40 metri ricavata dal tronco di una sequoia è un po’ cortina...». «Guardi. Questi pavimenti li ha montati personalmente Le Corbusier con la lingua... ma se preferisce quelli montati con le orecchie chiediamo a Fuksas...». Non gliene va mai bene una, sono in due con un criceto, gli fan vedere Villa Pertusio con un cannone del 700 in giardino e loro la sfanculano perché è troppo piccola. Io lo guardo quando ho mangiato il bollito. Perché digrigno talmente tanto i denti che mi van via gli sfilacci di vitello che mi restano tra i molari. Ma il massimo dei massimi sono i programmi tipo Animali pericolosi. In quel caso ti fanno vedere 6 ore di serpenti e coccodrilli, con gli esploratori che gli vanno a rompere le scatole. S
ì, perché la verità è quella lì. Che c’è una bestia tranquilla che fa la sua vita e un cretino che gli va rompere i maroni per portare a casa la pagnotta. ’Sto serpente che se va sereno per la sua strada, non dà fastidio a nessuno, striscia sereno sui suoi bei fili d’erba, e a un certo punto arriva l’esploratore col cappello di paglia e il gilè con le tasche, gli piomba da dietro di soppiatto e trac lo piglia per la coda. Il serpente che fa? Ovviamente prova a divincolarsi... è mica scemo. Sembra che dica: «Cacchio fai? Mi lasci, per cortesia», ma l’esploratore no. L’esploratore lo tira dicendo: «Guardate! Guardate come si rivolta contro... guardate che canini... mi vuole mordere... è pericolosissimo! ». No! Sei tu che scassi le palle, amico! Voglio vedere, se uno ti tira su di peso per gli amici di Maria che faccia fai! Vediamo, se non ti rivolti. Sai cosa ti dico? Preferisco mille volte i veterinari dell’Amaro Lucano.
SI RIPARTE
martedì 7 settembre 2010
MEGLIO CUBA

In questi giorni sul forum IL VASCELLO DI CUBA si parla del fatto che sono sempre di piu' i cubani/e che a un bel momento,dopo aver verificato che qua' il grano inteso come denaro non cresce sugli alberi,decidono di mollare tutto e di torna a Cuba.
Per onor del vero,come faceva notare una fanciulla,spesso qual che lasciano e' davvero poco,un monolocale,bollette da pagare e un frigo vuoto.
Il concetto e' piu' o meno sempre lo stesso,se devo fare la fame meglio farla nella mia Cuba dove almeno una caldosa calda non me la nega nessuno.
Col sopraggiungere della crisi di gente che ha soldi da gettare e regalare se ne vede in giro sempre di meno,i cubani abituati ad avere sempre qualcuno che risolve loro i problemi,che sia il Barba o lo yuma di turno,non hanno gli anticorpi per combattere e in piu' hanno la loro atavica allergia per il lavoro che rende inattuabile la presenza per loro in occidente.
Si perche' se avessero voglia di lavorare un posto in qualche cantiere salterebbe fuori ma a quel punto si torna a capo "se devo alzarmi alle 5 del mattino e andare al freddo a spaccar muri a quel punto resto a Cuba"
Appunto....
Burinamba e gli altri amici del Cavalieredi

Michele Serra
Juri Burishenko Ex direttore di gulag, dopo la caduta dell'Urss si è intestato tutto il metano della Siberia e ha comperato il Liverpool, la Lamborghini e tutte le fabbriche di reggipetti europee. Presidente della minuscola Repubblica di Interstitzja, è riuscito a non farla inserire negli atlanti geografici e grazie a questo stratagemma può violare qualunque convenzione internazionale. Berlusconi gli ha già fatto visita un paio di volte per trattare l'acquisto di gas naturale e del famoso corpo di ballo femminile "356-55567009", che prende il nome dal numero di telefono di un call-center. In cambio gli ha promesso l'isola di Capri. Burishenko, per la sua visita romana, promette di fare impallidire Gheddafi: arriverà su una triremi, preceduta da ruspe che scaveranno un canale fino ai Fori Imperiali. Il corteo di orsi ammaestrati e l'esibizione dei dirigibili acrobatici non dovrebbe comportare pericolo per la popolazione perché Burischenko ha promesso alle autorità italiane di non far guidare i dirigibili agli orsi ammaestrati, come avviene nel suo paese.
Al Burin L'emiro dell'Omhein ha cento mogli, quasi tutte consenzienti, e si è laureato a pieni voti a Barkeley il giorno dopo avere comperato l'università. Nella sua squadra di calcio, lo Sporting Omhein, giocano alcuni tra i più grandi campioni di tutti i tempi, impagliati. Berlusconi lo ha invitato per firmare un trattato commerciale che prevede la costruzione di un Ponte sul Mar Rosso e l'apertura di un Politecnico nell'oasi di Bigba. Per il suo arrivo a Roma, Al Burin prevede un corteo di mille limousine d'oro, alimentate a champagne, lanciando dai finestrini stoviglie di porcellana. Prenderà alloggio al Colosseo: il governo
italiano sta già provvedendo a far rimettere i serramenti.
Ibli Burinamba Ultimo re tribale dell'Africa nera, Burinamba paga solo in diamanti, mangia solo zafferano a grosse cucchiaiate e vive circondato da vergini nude che si spostano appese a lunghe liane per non toccare mai terra coi piedi. Berlusconi ha cercato di conquistarlo regalandogli un water di madreperla, con copriasse in pelle di leopardo, che Burinamba ha però rifiutato dichiarando: "È troppo pacchiano perfino per me". L'incidente è stato chiuso con un amichevole scambio di prostitute e un contratto miliardario per la concessione delle favolose miniere di pongo del regno. Re Burinamba sta preparando il suo festoso arrivo a Roma su elefanti bianchi, in smoking (gli elefanti) e alla testa del suo intero popolo, quattro milioni di guerrieri bantu ai quali Berlusconi ha promesso una cravatta di Marinella ciascuno. L'intera delegazione prenderà alloggio nella capitale, che per l'occasione verrà sfollata da Guido Bertolaso.
Hans Burinstein Governatore neonazista del granducato alpino di Kraut, Burinstein ha fornito a Berlusconi due dozzine di maestre di sci, in tutina aderente da discesa libera, in cambio dell'appoggio del governo italiano alla sua proposta di ribattezzare l'Europa Quarto Reich. Fervono i preparativi del suo arrivo a Roma: sarà alla guida di un corteo di gatti delle nevi e salirà al Campidoglio in ski-lift. Ha chiesto di prendere alloggio il più lontano possibile dal ghetto.
Bur-In Imperatore della galassia di Astrogard, arriverà a Roma su un razzo pieno di bellezze locali. Berlusconi ha accelerato l'iter diplomatico della visita da quando ha saputo che le femmine di Astrogard hanno due vagine.
La Brigada Martha Machado cumple hoy dos años: Dale una oportunidad a la paz

Mural por la paz de la Brigada Martha Machado. Foto: Roberto Chile
En el antiguo Monumento al Maine, símbolo del derribo definitivo del águila imperial en Cuba, destacados artistas pintaron El muro por la paz, y el fotógrafo Roberto Chile captó las imágenes que hoy comparte con nuestros lectores.
El mural estuvo dedicado al cumpleaños 84 del líder histórico de la Revolución Cubana Fidel Castro Ruz, al Día Mundial de la Juventud y a los esfuerzos que hombres y mujeres de bien en el mundo hacen por evitar la hecatombe nuclear y el fin de la especie humana.
Por iniciativa de Alexis Leyva Machado (Kcho) en el lienzo, de una envergadura de 10 metros de largo por dos de alto y uno de profundidad, dejaron sus huellas creadores de la talla de Roberto Fabelo, Flora Fong, Eduardo Roca Salazar (Choco), Nelson Domínguez y Ernesto Rancaño. Este último, junto a Carlos Balseiro, realizó uno de sus distintivos zunzunes, en cuyas traslúcidas alas emergen los ojos de Fidel.
También participaron Alicia Leal, Juan Moreira y su familia, quienes se sumaron a Jorge César Sáenz, un joven trinitario compañero de graduación de Kcho en 1990 y a quien éste le pidió que participara en el mural al verlo pasar por la zona.
Como antecedentes de iniciativas similares figura el muro pintado en la comunidad de Peñalolén (Reunión de hermanos, en lengua Mapuche) en Santiago de Chile, del 13 al 15 de noviembre de 2009, considerado récord Guinness de graffiti porque midió mil 800 metros, integró mil 781 reproducciones y participaron unos 700 artistas del mundo.
La Brigada cumple hoy dos años de fundada. Nació después del paso de los huracanes que devastaron la Isla de la Juventud y Pinar del Río, en el 2008, y se ha mantenido activa, tanto para ayudar a la recuperación de los pobladores cubanos, como de los damnificados del terrible terremoto que asoló a Haití en enero de este año y dejó más de 300 000 muertos.
Autunno 2009 cronache dall'oriente cubano

03/10/2009
Questa sera vado al Taino col mago a vedere lo show.
Ha incontrato l'altro ieri la contorsionista che si e' scusata adducendo il tutto a un allenamento congiunto con gli acrobati del circo...giuro che e' tutto vero...c'e' il Circo de Cuba a Tunas.
Per stasera e' tutto a posto.
Per maggior sicurezza mi sono venduto un paio di mutande dovessi avere bisogno di qualche spicciolo in piu'....
Ieri e' venuta a trovarmi una professora negrita che non "vedevo" da 3 anni.
Ha saputo dal mago che ero qua' e si e' fatta dare il mio cell cubano da lui.
L'avevo incontrata un paio di volte in questi anni sempre con un novio italico gordito...la fanciulla camminava col mento rivolto al sistema solare,ora che la fiesta se acabo' e' tornata fra noi...
E' una delle non molte nere carine di qua' e fra l'altro e' figlia di uno dei musicisti della bodeguita,l'ho salutato ieri sera mentre mangiavo e ho anche pensato di dirgli che la figlia fa dei pompini da paura ma...non mi e' sembrato il caso...
100 $ PER UN AMORE

La lunga fila stava compostamente unita, in attesa di giungere fino al box del controllo passaporti. Il caldo umido mi aveva colpito come un pugno, durante il tragitto dal velivolo all'aerostazione, effettuato su di un pullman che aveva visto giorni migliori. La prima cosa che mi colpì, furono le grandi lettere che campeggiavano sull'edificio dell'aeroporto e che formavano il nome dello stesso: Josè Martì. Per fortuna, all'interno dello scalo, l'aria condizionata faceva il suo dovere abbastanza bene regalando, così, un deciso sollievo. Dopo circa le quindici ore passate tra aeroporti ed aeroplani, con le caviglie gonfie a causa del ristagno del sangue, stavo per realizzare il mio sogno. Il soldato del controllo passaporti rigirò diverse volte il mio documento, osservando prima la foto e poi la mia persona, per passare successivamente alla verifica della tarjeta del turista che era, in fondo, la richiesta del visto di entrata. Alla fine, appose dei timbri e, riconsegnandomi il tutto, mi augurò un felice soggiorno. Dopo aver recuperato il bagaglio dall'unico nastro trasportatore in funzione e aver negato di aver bisogno di albergo e taxi a delle gentilissime hostess addette alla cura dei turisti in arrivo, varcai finalmente la porta di uscita. Fuori, ad attendere chissà chi e chissà cosa, c'era una variopinta folla di cubani che indagai con lo sguardo. Il caldo mi aveva nuovamente assalito e mi ritrovai improvvisamente stanco e disorientato quando, una vocina, s'alzò da un crocicchio di persone. "Claudio!". Quando rividi Fidelia, confesso di essermi sentito appagato di quella lunga parentesi di attesa che era trascorsa da Varadero all'Avana. Mi corse incontro e mi abbracciò forte dandomi il suo benvenuto con un bacio che aveva un sapore dolce e profumato.
"Sono contenta che tu sei qui. Sai -confessò- fin quando non ti avrei visto arrivare, non lo avrei creduto possibile il rivederti".
Sorriso per il suo italiano un pò comico e per la gioia che mi era salita ascoltando le sue parole ma mantenei un briciolo di razionalità, anche perché non vedevo l'ora di stendermi su di un letto a recuperare le forze sciupate dalla stanchezza prodotta dalla posizione forzatamente noiosa del volo.
"Prendiamo un taxi? Hai visto la casa di tua zia?" le chiesi.
"Il taxi è fuori che ci aspetta. Lo avevo noleggiato prima, per arrivare all'aeroporto ed ho chiesto al padrone di aspettarmi. Adesso andiamo al Vedado da mia zia che ci porterà alla casa. SOno felice".
Seduto sul grande sedile posteriore di una Toyota decisamente nuova, ammiravo tutto quanto potevo cogliere con lo sguardo. Le case, le vie trafficate da biciclette e da motorini cinesi, da vecchie automobili statunitensi e da massicci camion sovietici. Ma, soprattutto, guardavo gli habaneri che si confondevano in modo omogeneo con l'architettura che, spesso, avevo ammirato nelle foto delle guide turistiche e dei libri che avevo letto a Milano. Fidelia tentò l'inizio di una conversazione. "Com'è stato il volo? Che tempo faceva in Italia? Hai mangiato?".
Estrassi dal pacchetto l'ultima sigaretta e l'accesi. "Il viaggio è stato stancante. L'altra volta, quando venni a Varadero, ricordo che fu più comodo, forse perché era un volo senza scali e cambi di aereo. Stamattina, a Milano, faceva un freddo boia, altro che tropici...ma tu, a proposito. Hai mangiato?". Scosse la testolina in segno di negazione e aggiunse "No. Tiengo hambre".
"Ma tua zia, quella che ci affitta la casa, ci può preparare qualcosa da mangiare se le diamo i dollari?" chiesi.
"Certo, ma ci vorrà del tempo per fare la spesa e trovare tutto quello che le chiederai...ma io ho fame adesso!".
"C'è un chiosco dove poter mangiare qualcosa affinché ti passi questa fame?". Senza rispondermi, chiese all'autista di fermarsi davanti ad uno dei pochi chioschi dove si poteva mangiare hamburger e hot dog. La macchina deviò dolcemente sulla destra ed imboccò il tunnel che ci conduceva all'inizio del Malecòn, il lungomare dell'Avana. Due ragazzini stavano giocando con delle camere d'aria gonfiate all'inverosimile che avrebbero usato come canotti e come oggetti da tirarsi addosso. La Toyota si fermò sulla sinistra del Malecòn, lasciandoci liberi di attraversare la strada per raggiungere la tienda che preparava spuntini veloci. Fidelia chiese un paio di perro caliente ed un succo di mango gelato mentre io continuavo a seguire con lo sguardo, quella banda di monelli svestiti che pareva essere un equipaggio della Tortuga. Pagai con cinque dollari senza aspettare il resto e generando, così, lo stupore e la disapprovazione di Fidelia che, però, non disse nulla. Con la bustina di plastica contenente i panini e la lattina di bibita, ci avviammo lentamente al taxi che continuò la sua traversata per l'Avana.
Il Vedado era uno dei quartieri della città. Una volta zona residenziale, conservava ancora intatta la sua condizione architettonica che si evidenziava attraverso i graziosi villini coloniali, tutti dotati di un minuscolo patio adibito, per lo più, a garage di vecchie auto d'epoca. A Calle 38 ci fermammo. Fidelia gridò qualcosa e subito si spalancò un portoncino dal quale emerse una bella mulatta. "Questa è mia zia Juliet" disse. La donna mi sorrise e di disse "Buenos Dìas senor. Todo bien?". RImasi colpito dalla dolcezza del suo tono di voce e dalla bellezza del suo corpo, cosa che Fidelia notò istantaneamente. "Ti piace mia zia?" disse dandomi una gomitata all'altezza dello stomaco.
La zia rise della scenetta di gelosia che era avvenuta davanti ai suoi occhi "Està loca por ti. Tiene miedo de perderte, Claudio" e, continuando a ridere, entrò in casa. Il conducente del taxi, scaricò i bagagli dentro l'abitazione che sarebbe stata il nostro nido per quelle due settimane. Si trattava del piano superiore del villino abitato da Juliet e da suo marito, ed era composto da una grande camera da letto dotata di un apparecchio di aria condizionata che avrebbe meglio figurato in un negozio di modernariato dei Navigli; un bel bagno con servizi completi ed un piccolo saloncino che completava l'aerea abitativa. Tutte le finestre erano saldamente impreziosite da artistiche inferriate costruite con tondino di ferro dipinto di un passato verde oliva.
lunedì 6 settembre 2010
DARE UNA MANO

Mi e' capitato neanche troppo tempo fa di leggere i deliri di un povero troll che affermava di non andare a Cuba per conoscere italiani ma unicamente per immergersi nel clima cubano in comunanza coi cubani.
Addirittura affermava che sono tutti amici suoi e che quando va a Guanabo lascia la macchina aperta col portafoglio dentro perche' tanto....nessuno tocca nulla.
Personalmente in vacanza ho il vizio di continuare ad intrattenere relazioni sociali,con chiunque non rompa i coglioni e si dimostri persona simpatica e allegra,cubano o perche' no italiano che sia.
Negli anni a Tunas ho conosciuto parecchi italiani,c'e' chi preferisce mettersi fuori dal mazzo e...giudicare...personalmente non lo faccio e mi tengo le tante conoscenze anche piacevoli che ho instaurato in questi anni.
Ieri mi ha chiamato uno di questi amici,bel tipo,qualche anno in piu' di me e un lavoro stagionale rivierasco che gli lascia 4 mesi liberi che ovviamente trascorre a Cuba.
Da anni,non avendo alcuna conoscenza informatica si fa taglieggiare dalle agenzie di viaggio,ieri mi ha chiesto una mano per il volo,per lui e altri 2 che conosco da tempo che in novembre scenderanno giu'.
Una mano la daro' volentieri,e gli atteggiamenti inutilmente spocchiosi li lascio a chi non ha nulla di meglio da fare.
Quando un Ospedale chiude

ROBERTO BECCANTINI
Quando un Ospedale chiude, oscillo sempre fra sentimenti disordinati: 1) che bellezza, non ci sono più pazienti da curare; 2) che tristezza, adesso dove andranno a curarsi i (miei) pazienti? 3) che disastro, doveva proprio essere scarso, il Primario, per far chiudere il nosocomio.
Vi lascio dopo quattro anni, gli anni di Calciopoli, e dopo quarant’anni di professione in giro per il mondo. Molti di voi faranno la ola, com’è giusto che sia. Ci siamo annusati a distanza e beccati per mail. Non ci siamo risparmiati colpi sotto la cintura, abbiamo scomodato santi e morti. Non ho voluto filtri, perché agli indulti ho sempre preferito gli insulti.
Vorrei citarvi tutti e, dato l’alto tasso di anonimi, se avessi la memoria di quando la Juventus spazzolava i campionati ci riuscirei, di sicuro. Così, vado a spanne rischiando di fare brutta figura: la signora Mimma, la signora Patrizia, che è uscita ma non ci ha abbandonato, Marco Ninotti da Bruxelles, Cristiano Poster, il Martinello, Axl Rose, Leoncini 45 detto Little Lions, il mio Vittorio Sgarbi personale, alias Impera, Inter + tripletta/ + slam, Rico, Rdvg, Alvarec, W, Scheda svizzera, Formiche rosse, De Pasquale, Cuore zebrato, Fulvio, Agostino, Vito A., Lo svizzero, Cccp, Dimasdumas, Nicola Negro, Quartieri spagnoli, Aiace, Biraghi, i sosia e i cloni di Impera (un esercito), Bit, Roberto l’Aquilano, Carlo Nicola Colacino, Yanez, Cry me a river, Thug, Quartieri inglesi, Roberto, Parmigiano, Arturo, Giuseppe, QDN, Belva, Bacconi, Matteo Pietrella, Pino, Ohu, Eisberg, Gianni, Mirko, Lex Luthor, Tyler, Fabrizio, Luca G., Apota, Antonio Riccione, Achtung Banditen, Il moralizzatore, Daniele, Davide, eccetera eccetera eccetera.
L’importante, per me, è stato e rimane il confronto. Non il consenso: il primo, è difficile da sostenere (ma spesso gratifica); il secondo, è facile da ottenere (ma talvolta non gratifica). Credo che le visite in Ospedale saranno consentite ancora per un po’: approfittatene. Mi mancherete. Vi lascio il mio indirizzo personale di posta elettronica se mai qualche Paziente volesse continuare a «frequentarmi»: roberto.beccantini@mailbox.lastampa.it e poi roberto.beccantini@fastwebnet.it.
Bando alle chiacchiere. Non vorrei che il clima buonista da «rompete le righe» portasse a subdoli e dolciastri armistizi.
Provvedo subito:
1) Il prestito di Borriello («Chissà!») non mi dice niente.
2) Su Calciopoli resto dell’idea che l’avvocato Zaccone abbia salvato la Juventus dalla serie C, e che Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina avrebbero meritato la B.
3) In base alle nuove intercettazioni, anche l’Inter dovrebbe essere retrocessa in serie B.
4) Lo scudetto a tavolino del 2006 andrebbe revocato seduta stante.
5) L’albo d’oro del 2005 e 2006 dovrebbe presentare, e mantenere, due caselle vuote: non erano campionati a tre (Inter, Juventus, Milan) ma a venti squadre. Se quasi tutti telefonavano ai designatori, non tutti grigliavano con loro.
6) Invito il presidente Abete e il procutatore Palazzi a tenere vigile l’attenzione sul processo di Napoli e sui fascicoli aperti in ambito sportivo. Nell’estate del 2006 i tempi della giustizia sandulliana furono tutt’altro che flemmatici, e molti ne godettero.
7) Mi auguro che Massimo Moratti rinunci alla prescrizione sportiva per dimostrare la differenza tra il sistema Moggi e il sistema Inter.
8) I miei pronostici sul processo a Moggi e c.: niente associazione per delinquere, «solo» frode sportiva. Idem per Giraudo (rito abbreviato).
9) Continuo a non capire il silenzio che Andrea Agnelli tenne nel 2006.
10) Continuo a capire perché in Italia i Tronchetti Provera la fanno sempre franca.
11) Mi è spiaciuto molto che Giampiero Mughini abbia lasciato «Controcampo».
12) Ho sopportato con cristiana rassegnazione che Giraudo & Moggi venissero venerati come martiri, Moratti come santo e Berlusconi come statista, ma quando ho letto che, per alcuni di voi, «Zidane non era un fuoriclasse», mi sono detto: «E’ l’ora».
E adesso, per favore, insultatemi. Cominci lei, signor Fulvio. Grazie.
Il Primario
AUTUNNO 2009 - CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO

30/9/2009
Ieri sera c'e' stato un po' di movimento.
nel pomeriggio hanno pinzato uno straniero con una minorina rentato in una illegale....
La duena oltre che una multa da togliere la pelle rischia la casa...e qua' non scherzano.
Quindi e' partito un operativo dell'immigration e visto che fra duenas si parlano la mia estava en candela tanto che la favola alle 2 l'ho fatta uscire di soppiatto...
In piu' nel parque stazionavano 2 camion scoperti di quelli per le retate....alle 22 sono andato a prenderla sul lavoro e vista l'aria che tirava mi sono ritirato nei miei appartamenti.....la fanciulla esta' limpia ed e' bene che resti tale....
oggi cambio casa e finalmente riapprodo da nancy per 2 settimane,poi qualche giorno a S.Lucia e l'ultimo mese saro ' da Fernando en cucalambe.
Ieri sono andato a parlarci,in una nuova casa ew' bene mettere le cose subito in chiaro.
Per la disperazione del bicho(ladillita) spendero' ancora meno per la renta,la casa e' carina e lui e' una bestia d'uomo da far paura.
Ci siamo accordati per 1 piu' una come da copione...avro' le chiavi e tutto il resto.
Tornando a ieri pare,e prendetelo con beneficio di inventario,che quelli con la camicia grigia abbiano messo in circolazione alcune fanciulle dall'apparenza undewr 18 per accalappiare i turisti ma non siamo noi gli obiettivi bensi appunto le csa dove viene permesso il meccanismo con fanciulle al di sotto della soglia legale.
Cazzi loro.
L'altro giorno ero in disco,per la terza volta in 2 settimane....solita puteria,ce ne erano 2 buone ma accompagnate da 2 pirloni stile american gangs....la roba buona che si butta via....
Ho bevuto un traco con Urrutia,Pedroso,Castro e Kyala.
Conoscevo solo il primo e prima di andarmene ho fatto recapitare al loro tavolo una bottiglia,gli sportivi e gli artisti per me sono in pole da sempre.
100 $ PER UN AMORE

"Ti capisco -replicò il nordista-. Ci costringono a vivere quasi ghettizzati. E' il motivo per il quale, noi che amiamo Cuba, ci ritroviamo felici di parlarne e di sfogarci, raccontandoci le nostre esperienze ed emozioni". La serata volgeva al termine e, anche se non avevo ricevuto notizie specifiche sull'Avana, l'incontro con Pierluigi aveva avuto il merito di farmi scaricare di tutta la tensione che avevo incamerato. Pierluigi era un ottimo compagno di avventura. Sapeva come e quando farmi sfogare, così come calibrava i suoi interventi al fine di non prevaricarmi, eveitandomi così, ulteriori mortificazioni. Decidemmo di chiudera la serata brindando alla nostra isola, nella certezza che ci saremmo rincontrati quanto prima.
I giorni srotolavano lentamente in piena monotonia. In modo quasi automatico ripetevo gli stessi gesti quotidiani: sveglia, traffico, lavoro, televisione. Brividi di eccitazione attraversavano il mio corpo solo quando, a causa di associazione di idee, avevo modo di ripensare a Cuba. Avevo già minuziosamente visualizzato i preparativi per la mia partenza, la permanenza in aereo, il mio arrivo all'Avana, il mio incontro con Fidelia. Come un provetto sceneggiatore avevo costruito i dialoghi che si sarebbero intrecciati. Come un bravo scenografo avevo impiantato le ambientazioni che avrei utilizzato durante il mio soggiorno. Ed, infine, come un regista, avevo assemblato i miei desideri, le mie fantasie e le mie emozioni in un unico grande sogno.
Da mesi, avevo iniziato ad amare la letteratura del centro e sud america, divorando pagine di Amado, Prieto, Neruda, Martì. Ma mi trovavo legato visceralmente a 'Latinoamericana', il diario di Ernesto Guevara, scritto durante il suo primo viaggio attraverso il continente sudamericano, effettuato agli inizi degli anni cinquanta, quand'era ancora studente di medicina e non il guerrigliero che il mondo avrebbe scoperto qualche tempo più tardi, ed effiggiato col nomignolo 'Che'. Ritrovavo, in quelle sue pagine, non una cronaca di fuga ma un desiderio di conoscenza che lo metteva sullo stesso piano degli antichi esploratori. Mentre in questi il desiderio era solo dettato da una bramosia di ricchezza e celebrità, in Ernesto Guevara, era una ferma presa di coscienza contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, derivato dal potere capitalista ed imperialista che si appropriava delle ricchezze, della dignità e delle vite di masse di popolazioni brutalizzate fino all'inverosimile per soddisfare, sempre più, i grandi bisogni delle compagnie multinazionali che, spesso, avevano il potere di pilotare le politiche dello Stato di turno da sfruttare, fino alla sua completa sottomissione. Non più la epica di Hemingway, non più i sogni di Salgari, ma la drammaticità espressiva di un ragazzo che, a bordo di una sgangherata moto, aveva varcato con l'amore, i confini dell'essere per giungere a quella posizione, in seguita definita internazionalismo, dov'era un dovere di tutti gli oppressi di unirsi nella comune lotta contro la fame, la miseria, la brutalità della forza imperialista, fino a giungere alla libertà dell'essere.
Mi resi conto che, pur se stavo fluttuando pericolosamente sull'orlo di utopie politiche, questo dolce pensiero mi concedeva la forza della consapevolezza. Era questo, un altro aspetto della mia crescita come individuo: sapere che c'erano stati ed ancora esistevano, mondi di sfruttati e sfruttatori. Non che avessi potuto risolvere i problemi del mondo ma, il solo pensiero di aver amalgamato una ideologia positiva, mi faceva stare bene con me stesso e stava trasformandomi lentamente. Scoprii che avevo iniziato ad osservare ke cose stto un'altra ottica. Perfino alcuni miei atteggiamenti si stavano modificando a causa di quella coscienza politica con la quale non avevo mai imparato a convivere. Il pericolo, però, era quello di divenire un patetico paladino senza null'altro da fare che compatire se stesso per la propria inutilità. Dovevo rimanere razionale, sensibile ai miei comportamenti, fino a gestirli in piena armonia tra persone e cose. Ma la brutalità della vita caotica e disordinata, prendeva il sopravvento ogni qualvolta mi proponessi di assoggettarmi a quei proponimenti che tanto mi identificavano con la figura eroico guerrigliera e, il Simon Bolivar, che regnava in me, mi faceva vergognare ogni qualvolta me ne rendessi conto.
Guardai l'ora meccanicamente. L'allarme della suoneria era appena scoccato ma ero già sveglio, dopo aver passato una notte quasi insonne. Il dormiveglia che affiancava solitamente l'eccitazione che precede un evento, era stato mio compagno in quell'ultima sera passata a Milano. Da li a qualche ora sarei partito alla volta di quell'atteso ritorno a Cuba. I bagagli erano già pronti, preparati la sera prima. Avevo, negli ultimi giorni, controllato più volte i miei documenti di viaggio constatando, con disappunto, che alla dogana di Varadero, l'addetto al servizio di controllo, aveva apposto un anonimo timbro forgiato a mò di mezza luna con una stella nel mezzo, al momento della mia registrazione. Mi riproposi di chiedere, questa volta, un bel timbro lineare dove fosse impresso chiaramente l'aeroporto di arrivo, in quanto, non avevo nulla da nascondere a chicchessia. In fretta ultimai i preparativi e corsi al telefono per chiedere un taxi che mi conducesse a Linate. Il cuore mi batteva velocemente appena, terminate le operazioni di imbarco, attraversai la dogana dello scalo milanese. Ero giunto all'interno della zona franca dove i negozi attendevano viaggiatori in partenza per ogni parte del mondo. Nel duty acquistai un paio di stecche di sigarette insieme a giornali e riviste. Non che avessi l'intenzione di leggerle a Cuba ma, all'interno dell'aereo, mi avrebbero aiutato ad ingannare il tempo. Avevo suddiviso idealmente, il volo, in varie fasi: la prima, era la partenza vera e propria per Madrid. Un paio d'ore di volo sarebbero passate velocemente fra letture e spuntini. La seconda era la meno stressante: dovendo cambiare aeromobile ed avendo poco da attendere per la partenza del volo intercontinentale, sarebbe stato sufficiente bighellonare un pò tra i duty dello scalo madrileno. Ma il periodo interminabile si concretizzava nella terza fase. Quasi dieci ore passate a cavallo di due film, uno spuntino ed una cena, prevista dalla Iberia. Era la prima volta che utilizzavo i suoi servizi, ma i consigli di Pierluigi, erano stati categorici circa la scelta della compagnia. Sapevo già, che il tempo in volo, si sarebbe apparentemente fermato ma, comunque, sarebbe passato e sarei giunto a destinazione. Sollevato da questo pensiero, varcai il gate di imbarco e salii sul mio aereo, dove conobbi Roberto.
Eravamo vicini di sedile e bastò poco per capire che viveva i miei stessi turbamenti. Lavorava in una agenzia di viaggi e, proprio grazie alla sua professione, poteva godere di alcuni vantaggi tariffari che lo avevano agevolato in molti voli per Cuba. Mi raccontò di avere una relazione con una ragazza di Trinidad che lo stava attendendo all'Avana. Tra racconti e confessioni le dieci ore per l'Avana, sarebbero passate più velocemente.
"Io credo -disse mentre finiva di mangiare un biscotto- che il vero problema è il comunismo. Se Cuba si ribellasse al regime di Fidel, potrebbe godere di enormi vantaggi commerciali oltre alla libertà, che è totalmente assente dall'isola. Ti pare giusto che un cubano se vuole espatriare non può avere questo diritto?".
Questa era spinosa questione della realtà cubana che conoscevo e sulla quale non sapevo cosa rispondermi. Il mio silenzio fu interpretato come un assenso a questa affermazione e mi rese complice inconsapevolmente, del suo punto di vista. Continuò:" Gli Stati Uniti ed il mondo intero,potrebbero far cessare immediatamente l'embargo con notevoli ed immediati vantaggi economici, creando una benessere adesso sconosciuto, solo se il regime dittatoriale fosse eliminato".
Avevo degli appunti a tal proposito, che esternai immediatamente. "Non credi -dissi- che se si avverasse quello che tu auspichi, Cuba si trasformerebbe in una pseudo colonia nordamericana, magari governata da uno stato fantoccio, perdendo in questo modo, la sua peculiarità che la identifica, riportandola al tempo del regime di Batista?".
"Sei forse un comunista?" chiese con una smorfia.
"Non è una questione ideologica -replicai- quello che conta è, pur tra ingiustizie e sofferenze, Cuba dal 1959 ha la sua dignità nazionale che la puoi riscontrare attraverso dei risultati che ha acquisito. Ha eliminato l'analfabetismo, la mortalità infantile, lo stato -nonostante l'embargo- funziona in modo assistenziale, la medicina è all'avanguardia, come la cultura, lo sport...insomma dopo quant'anni di strangolamento economico mondiale, non si può chiedere di più".
"Sicuramente ci sono vantaggi e svantaggi come in tutte le cose" rispose imbarazzato.
"Vedi? Non si può giudicare tutto, tenendo conto dell'aspetto estetico delle cose. Capire vuol dire analizzare da più parti l'oggetto che ci interessa per metterci nella condizione di valutare in modo poliedrico, l'insieme delle cose. Ma, per tornare a Cuba, non bisogna censurare modi e maniere di fare politica, così solo per il gusto di farlo o per prevenzione. E' solamente un luogo comune che si ha per abitudine e, così facendo, si strumentalizza in un modo o nell'altro, una realtà storica e politica che ha radici profonde. Non è da Fidel che bisogna partire, bensì dalla prima fase del colonialismo spagnolo".
Roberto annuì distrattamente e si accesa una sigaretta. Di fronte a noi, uno schermo, mostrava una elaborazione computerizzata che delineava il nostro tragitto, man mano che questo si stava compiendo. Su di una cartina schematica si riconoscevano l'Europa ed il continente Americano. Un piccolo aereo stilizzato che si muoveva impercettibilmente ci indicava il punto della rotta che avevamo raggiunto.
"Dove ti stabilirai?" chiese Roberto cambiando il senso del discorso.
"All'Avana, in una casa particular al Vedado. E tu?" rimandai.
"Vado a Trinidad qualche giorno, poi mi avvicino all'Avana. Ho preso una casa a Playa dell'Este".
Playa dell'Este: rammentai quello che mi aveva suggerito Pierluigi a proposito delle località che si affacciano in questa zona, riproponendomi di passarci almeno un paio di giorni. Si abbassarono le luci ed iniziò la proiezione di un film poco interessante. Roberto si era assopito e restai senza compagnia. Comincia ad osservare i passeggeri intorno a me. Per ognuno immaginavo una storia, un nome. Alcune coppie sicuramente in viaggio di nozze. Lo capivo dagli sguardi innamorati e ardenti di passioni e dalle fedi di un oro nuovo, mai usato. Le camice a fiorellini, i jeans di marca, le Superga ai piedi. Erano il prototipo esemplare delle coppiette in luna di miele. Li avrei rincontrati al mio ritorno e li avrei riconosciuti nonostante l'abbronzatura patinata e le treccine che lei si sarebbe fatta fare in riva al mare in cambio di dieci dollari.
Vidi anche signori di una certa età soli con i propri pensieri. Vagavano nella loro memoria alla ricerca di amplessi sudati in una spiaggia caraibica.
Lo sguardo mi cadde su di una ragazza cubana. La pelle ambrata da secoli di sangue misto, gli occhi di un nero liquido, le lunghe trecce cadenti sulle minute spalle e sopra ad un prominente seno che fuoriusciva da una camicetta generosamente aperta sul davanti. Rientrava sicuramente, dopo una escursione nella terra del benessere e della libertà, da un invito fattole dal suo uomo italiano che si era beato di una graziosa parentesi esotica. Questa novia, ora, tornava con le valige piene di articoli di abbigliamento, saponi, profumi, medicine. Presto sarebbero divenute merce di scambio con fagioli, riso e pollo. Avrebbe continuato a fare la jinetera, magnificando con le sue amiche, la bella vita che aveva vissuto in Italia e, raccontando loro, del futuro matrimonio che ne avrebbe definitivamente cambiato l'esistenza. Ma, in cuor suo, sapeva che oltre alla realizzazione del sogno di espatriare quell'unica volta, forse, nella sua vita, nessun altro miracolo si sarebbe realizzato a discapito di tutti gli Horisha supplicati e sarebbe finita, dopo anni di facile prostituzione, per divenire la sposa di qualche manesco cubano dal quale avrebbe, probabilmente, divorziato per riaccasarsi con chissà chi. Il pacchetto di sigarette era quasi terminato, come la mia pazienza. Mancavano ancora un paio d'ore all'atterraggio e stavamo sorvolando le Bermuda. Il personale di bordo passò per l'ultima volta con i carrelli a distribuire bibite e sorrisi.
Poi, ci fu solo il sole dell'Avana.
CONTINUA
domenica 5 settembre 2010
Il genitore ridens

MASSIMO GRAMELLINI
Della vicenda di Civitanova Marche, dove un gruppo di bulletti da spiaggia fra i dieci e gli undici anni ha preso a calci la sdraio su cui un venditore ambulante si era seduto, gridandogli «amigo, vattene, questa è proprietà privata», mi ha sconvolto soprattutto il comportamento ridanciano dei genitori. Con questo non voglio dire che il resto vada derubricato a ordinaria amministrazione. Pur avendo un ricordo abbastanza vago delle mie vacanze infantili, non ho memoria di un coetaneo che mi proponesse di prendere a calci la sdraio di un venditore ambulante. A dieci anni ci si tirava calci al massimo tra noi.
E comunque nessuno, ma proprio nessuno, sapeva che cosa fosse una proprietà privata e tanto meno che si chiamasse così. Però di una cosa vado assolutamente certo: che se il più bullo della brigata avesse deciso di compiere un gesto tanto infame, lo avrebbe fatto di nascosto dalla sua famiglia, temendone la reazione. Qui invece pare che insegnare il disprezzo verso le persone più deboli stia diventando, per certi genitori, una missione educativa di cui menare gran vanto. Non si spiegherebbero altrimenti le risate con cui i padri e le madri di quei mocciosi hanno accompagnato la scena. Ma che bel gioco. Ma che orgoglio aver cresciuto dei figli così. Par di sentirli: cosa sarà mai, sono solo dei bambini! Oppure (variante Giornale-Libero): perché non parlate dei ragazzi dello stabilimento accanto che buttano per terra le cartacce? La novità, rispetto al passato, non è la cattiveria. È la mancanza d’imbarazzo dei cattivi.
Cuba celebra aniversario 30 de primer viaje al cosmos de un latinoamericano

El diario Granma recordó este sábado el 30 aniversario del primer vuelo espacial conjunto con la Unión Soviética, que convirtió al cubano Arnaldo Tamayo en el primer cosmonauta de América Latina.
“El 18 de septiembre de 1980, el cubano Arnaldo Tamayo Méndez hizo historia al convertirse en el primer latinoamericano en viajar al cosmos”, junto con los cosmonautas soviéticos Yuri Romanenko, Leonid Popov y Valeri Riumin, a bordo de la nave “Soyuz 37″, señaló Granma.
El diario destacó que el histórico viaje de Tamayo, general de Brigada y Héroe de la República de Cuba, permitió realizar una veintena de experimentos médico-biológicos, físicos y técnicos, “caracterizados por su originalidad y elevado rigor científico”.
El científico José Altschuler, entonces presidente de la Comisión Nacional del Programa Intercosmos, conjunto con la URSS, explicó que “la casi totalidad de los trabajos desarrollados dejaron resultados significativos” y algunos “tuvieron aplicaciones prácticas a corto plazo, como el destinado “al estudio de los recursos naturales” de la isla.
“Para orgullo de los cubanos, la ciencia nacional se vistió de gala en la preparación y posterior cumplimiento de los objetivos trazados en la memorable misión”, apuntó el experto.
NUOVA STAGIONE

Ieri sera dopo un viaggio con alcune tappe sono rientrato a casa,ho alcuni ragazzi ancora in giro per una settimana ma direi che e' andata.
Probabile conferma anche se i buoi bisogna lasciarli dietro al carro.
Questa mattina gia' riunione coi miei soci per impostare la stagione e per un cambio non irrilevante.
Nei 4 mesi estivi le 2 cose non le posso fare,ci ho provato ma non posso clonarmi,di conseguenza riduco la mia quota di entrata,che resta comunque sostanziosa e do'7 mesi di totale disponibilita' al club,3 e mezzo in giro per l'Italia e uno e mezzo a Cuba.
In questo modo riesco a dedicarmi alle cose che amo nei giusti tempi.
GIU/LUG/AGO E 1/2 settembre in giro,l'altra meta' SETT a Cuba OTT E NOV al club,DIC A CUBA e GEN FEB MAR APR E MAG al club.
Ci sono ancora alcuni dettagli da sistemare,ballano soldi ma direi che ci siamo quasi.
Ci sono vite e cose a cui non rinunciare e l'essere perennemente in movimente per me e' una di quelle
La prox settimana sono ancora in ferie qua',probabilmente faro' ancora un giro nelle marche poi riprendo in palestra.
A Cuba dall'8 dic all' 8 genn.
Che sia la volta buona
AUTUNNO 2009 - CRONACHE DALL'ORIENTE CUBANO

Questa mattina avevo 3 cose da fare.
1)Cambiare soldi,l'euro scende ....
2)mandare una decina di mail
3)Vedere per fare qualche giorno a S.Lucia
3 cose sulla carta facilissime una decina di minuti e via.....
Nel resto del mondo.
Invece in mometi come questi ti rendi conto del perche' in 50 anni nessuno si sia preso la briga seriamente di dare il giro a tutta la baracca.
C'e' tutto da ricostruire e chi se lo piglia sto' mal di barriga?
Alle 8.30 sono al correo....fumigavano.
Vado in banca...una coda fino a media calle...in tutte le banche e nel correo national.
Giorno di pagamento pensioni....cambio dopo le 12.....
Vado al banco international.....2 negroni fuori col mitra...il trasval stava ritirando il grano.....
Torno al correo....mando quasi tutte le maile poi...sparisce la connessione...es un problema central......
Finalmente cambio all'international,pochi spiccioli meno del banco normale un filino sopra 1.30
Vado negli uffici a fianco del cadillac dove si prenota per S.Lucia.
"La companera no esta'...esta' a La Habana...regresa lunes"
"Bene chi si occupa del tutto al suo posto?"
"Ninguno"
Ma vaffanculo.
Vado al piropo dove prenotano anche li' escursioni...no...non per S.Lucia ma solo por las playas de Holguin.....
Meno male che poi alla piscina mi aspettava il sorriso radioso della favola....cazzo ma che tribolazioni...
100 $ PER UN AMORE

"Buongiorno -disse l'impiegata- posso aiutarla?". "Vorrei conoscere la disponibilità per un volo con destinazione Avana, in partenza da Linate, verso la metà del prossimo mese" le dissi. La ragazza, sempre sorridente aggiunse "Non sarebbe più conveniente acquistare un pacchetto turistico? Cioè volo e soggiorno alberghiero? Abbiamo cataloghi di operatori specializzati e i prezzi, in questo periodo sono...". La interruppi deciso "No. Non voglio avere legami di alcun tipo e vorrei solo il biglietto aereo". Sorrise e si mise davanti al terminale con il quale armeggiò per un pò. Mi lesse la stampata della ricerca "C'è disponibilità con la Iberia, via Madrid, il 16 e il 17...oppure posso vedere con un volo charter". "Va bene per il 16 con la Iberia. Può emettermi direttamente il biglietto?".
Quando uscii avevo il cuore più leggero ed un biglietto in tasca. Ma prima di continuare l'avventura dovevo comprare tutte le cose che avevo promesso a Fidelia e che non le avevo mai spedito. Rientrai a casa carico di pacchi. Avevo acquistato tutto quello che mi aveva chiesto. Mi aggrappai al telefono sperando di trovare la linea per Cuba libera e non isolata al fine di poter comunicare tutta la mia gioia alla mia novia. Dopo il flebile segnale di linea libera, una vocina mi rispose "Oye". Immaginai un bambino mezzo vestito che, eccitato dal fatto di rispondere al telefono come un adulto, aveva preso la cornetta di quel misterioso aggeggio che era il telefono a Cuba. Dopo qualche difficoltà iniziale, la cornetta passò nelle mani della madre del niño che mi pregò di attendere mentre andava a chiamare Fidelia. Finalmente la sua voce mi raggiunse "Hola mi amor! Che bello la tua telefonata. Era tanto tempo che non sentivo la tua voce...Como estas?". Un groppo alla gola mi salì accompagnato da un brivido sulla schiena "Ciao, volevo dirti che il 16 arrivo all'Avana con il volo dell'Iberia. Puoi venire a prendermi all'aeroporto?". Secondo Pierluigi non ci dovevano essere dei problemi ma restai in apnea in attesa della sua risposta "Ritorni a Cuba, veramente? " chiese incredula. "Certamente, resto due settimane ma vorrei stare all'Avana per visitarla. Però non voglio andare in un albergo ma affittare una casa particular. Puoi stare con me?". Dall'altro capo del mondo la sua voce attraversò l'oceano "Sicuro!Ho una zia che ha una casa al Vedado, vicino alla Rampa. Posso domandarle se è libera. E' molto graziosa ed ha anche l'aria condizionata in camera. Se mi richiami la prossima settimana ti dirò se è disponibile, così mi dici anche il numero del volo e mi organizzo per venire all'aeroporto dell'Avana ad attenderti. Dal momento che torni a Cuba, puoi portarmi un paio di Adidas numero trentotto? Porta anche della Novalgina che qui non si trova ed anche tutte quelle cose che ti ho chiesto l'altra volta...". "Tranquilla -risposi- ho già comprato tutto e domani prendo la Novalgina e le scarpe...ma tu mi pensi sempre?". Rise di gusto "Ma sei tu il mio amore italiano...te quiero mucho..Hai ricevuto la lettera con la mia foto?". Non l'avevo ancora ricevuta ma non mi importava granché. Tra breve l'avrei rivista e le sarei restato accanto. Ero anche eccitato dall'idea di vivere a stretto contatto con i cubani, ospitato in una casa privata, vicino alla gente che avrei quotidianamente frequentato. "Conosci l'Avana?" le chiesi. "Un poco...ho sempre vissuto tra Moròn e Varadero. Ma qualche volta sono stata all'Avana...Amore, mi porti una bambola?". Ripensai alla piccola muñeca che le avevo regalato per farmi perdonare della volta che l'avevo offesa e mi riempii di tristezza. Le avrei regalato la luna se avessi potuto. "Certo. Un bel bambolotto neonato che parla e che fa la pipì" le dissi come per confortarla sulla serietà delle mie intenzioni. "Amore -disse- ti amo!"."Anch'io" replicai. La linea cadde mentre avrei voluto dirle mille cose. Accesi l'ennesima sigaretta della giornata e pensai a cosa avrei fatto con lei durante la mia permanenza a Cuba. Mi sdraiai sopra ad un freddo letto mentre un'aria di serenità stava scendendo sulla camera. Mi sentivo tranquillo della decisione presa e volli comunicarla a Pierluigi, l'unico in grado di capire quel mio momento. Il suo cellulare era spento e mi consolai, facendo girare nello stereo, il nastro della Charanga Habanera, un complesso abbastanza famoso a Cuba in quel momento. La stanza si riempì di note e colori che mi riportarono alle atmosfere che avevo imparato a conoscere e ad amare anche se, in Italia, regnava la moda di tutto ciò proveniente dal caribe. C'era il proliferare delle scuole di balli latino-americani e ciò aveva visto la trasformazione di vecchie balere in improbabili locali di tendenza dove si esibivano gruppi di salseros di importazione e dove si potevano bere cocktail dal vago sapore caraibico. La moda affliggeva la realtà di Cuba, o meglio, della "mia" Cuba. Non volevo far parte del branco omogeneo di coloro che esibivano l'abbronzatura delle lampados accompagnata da magliette più o meno esotiche solo per il gusto di far sapere a tutti che erano stati nei magici posti tropicali. Per tutti questi personaggi, non vi era nessuna differenza tra Cuba, Santo Domingo o Jamaica anche perché, gli alberghi ed i villaggi tutto compreso, si assomigliavano tra loro in qualsiasi parte del mondo fossero ubicati. No, la mia Cuba era diversa, singolare, unica. Ed anche se eravamo in molti a viverla in questo modo, come affermava Pierluigi, restavo dell'idea che la mia verità era quella più prossima alla realtà. Adesso, l'unica cosa importante era quella di arrivare, senza grossi patimenti, al 16 del mese successivo. E con quel pensiero mi addormentai contento.
Fu dopo una settimana che incontrai nuovamente Pierluigi. Lo avevo ripetutamente cercato ma inutilmente: il suo cellulare era perennemente spento. La mia insistenza, però, fu alla fine premiata e non fu difficile trovare una data in cui eravamo ambedue liberi da impegni per incontrarci nuovamente. Ci vedemmo in San Babila, entusiasti di potere riprendere le fila di quell'infinito discorso che ci univa. Gli raccontai del mio proposito, ormai definito, di tornare a Cuba e, quindi, cercavo da lui consigli e suggerimenti. In realtà avevo bisogno solo di parlarne con qualcuno che si trovava sintonizzato sulla mia stessa frequenza. Parlandone, sarei stato più vicino alla realtà che avrei vissuto nuovamente da li a breve.
"Così, peggiori sempre di più?" disse ridendo vedendomi. "Lo definisci peggiorare, il mio stato d'animo? risposi. Mi guardò aggiungendo "Beh, ti trovo...come dire, più determinato rispetto all'ultima volta che ci siamo visti. Cos'è successo nel frattempo?". RIflettei un attimo e poi risposi: "La verità é che mi sono smarrito in una selva di emozioni contrastanti. Qui a Milano non c'è nulla che mi soddisfi come prima. Trovo l'unica consolazione solo quando penso a Cuba e a tutte quelle cose che mi uniscono a quella gente...". "Ma, cos'è -replicò- che cerchi? Questa domanda già te l' ho posta a Varadero, mentre sorseggiavamo un drink in un assolato pomeriggio, seduti su degli scomodi sgabelli al bar della reception. Ricordi il romano?". "Sai -gli risposi- forse lui è più felice di me. Ho ripensato spesso a quello che disse quel giorno ed ho immaginato il tipo. In fin dei conti, sfrutta la situazione solo dal punto di vista materiale...non é coinvolto come me. Io faccio introspezioni, analisi, autocritiche...mentre lui, semplicemente è più sereno perché non chiede null'altro di più di quello che desidera...". Pierluigi sospirò e si accese un grosso Montecristo mordendolo come d'uso, poi parlò. "Il fatto é che tu, io...noi insomma che viviamo Cuba in un certo modo...noi, dicevo, non ci accontentiamo più della realizzazione materiale di certi nostri desideri. Vogliamo, pretendiamo, ambiamo a qualcosa di più. Vorremmo essere loro, non solo assomigliargli ma divenire quello che non potremmo mai. E? questa febbre che ci assale e la consapevolezza dell'impossibilità della realizzazione di questo nostro desiderio, ci crea quell'insofferenza che impera in noi. L'unica medicina possibile é quella di frequentare il più possibile la nostra isola, la nostra gente e, tutt'al più chi, come noi, é nella nostra stessa situazione. Ma il nostro micro dramma, non è paragonabile a quello vero, che è vissuto quotidianamente dalla gente che noi amiamo e che è così lontana dal nostro mondo".
"Non possiamo far nulla -chiesi- per guarire o, quanto meno, acquisire quella tranquillità che ci possa far vivere meno conflitti possibile?". Scosse la testa capelluta. "Parlo per me: ho cinque anni di viaggi continui ed una famiglia distrutta alle spalle ma sono allo stesso punto dal quale ero partito. Sicuramente ho più esperienza di te, conquistata sul campo...ma siamo accomunati da quello stato d'animo che é scaturito durante il nostro primo viaggio e che ci accompagnerà sempre e nello stesso modo. Ho conosciuto diversi italiani che si sono formati una seconda famiglia, anche se di fatto, non hanno sposato la loro fidanzata. Il più delle volte hanno generato dei bellissimi e dolcissimi bambini che hanno cementato la loro unione. Queste persone si dividono fra l'Italia, dove hanno magari la loro famiglia legittima, e Cuba, dove trovano ad attenderli la famiglia clandestina, quella acquisita. Loro sono felici perché, se non altro, hanno trovato una dimensione che, seppur scomodamente, li ha posizionati per sempre".
Quant'era complicato tutto questo ma, forse, era proprio a causa di questa singolare articolazione che Cuba era speciale.
"Mai avuto pentimenti per la tua scelta?". Un mesto sorriso si formò sul viso del playboy del nord. Pierluigi schiacciò il mozzicone del sigaro ormai consumato. "E chi non ha rimpianti nella propria vita? L'importante é andare avanti, il resto non conta".
"Hai una novia che ti aspetta?" dissi per stemperare quell'aria plumbea che si era formata intorno ai nostri discorsi. "SI chiama Kirenya ed è una Santaguera. E' una bellissima mulatta che conosco da tre anni. Le prime volte che mi recavo a Cuba, ero attratto da una jinetera che mi aveva fatto perdere la testa e che mi prendeva in giro promettendomi una cosa e poi, facendone un'altra. Ma è grazie a questa situazione che ho imparato a conoscere il fenomeno delle jinetere. Ho appreso il loro gergo, il loro modo di fare...insomma sono entrato dalla loro porta di servizio nel loro universo. Questo mi é costato una decina di viaggi, un mucchio di dollari e due anni di prese in giro. Sapevo di essere sfruttato ma, nello stesso modo, ero consapevole di sfruttare loro per apprendere i loro trucchi. E' stato uno scambio uguale...e per questo, posso capirli e loro sanno che io non sono più un turista da sfruttare. Capisci?".
"Ci provo -risposi non del tutto convinto- Certo che se mi dici che tutte le tue esperienze non ti hanno messo nella condizione di identificare il tuo status, devo constatare che più si avanza con la conoscenza di quanto c'interessa e più si perde la direzione....".
"E' proprio così, amigo. Penso che questa faccia parte del gioco della vita..tu, io, tanti altri stiamo percorrendo questa strada, forse per fortuite combinazioni ma, questa, non è poi dissimile da quella che percorre altra gente sulle orme di Sai Baba, oppure della Blixen in Kenya...ognuno di noi ha bisogno di scoprire una sua isola sperduta tra le nebbie degli oceani, per alimentare la convinzione di raggiungere una meta che, magari, non riuscirà mai ad identificare in tutta la sua vita".
Chissà perché, mi tornava alla mente, l'ultima notte passata insieme a Fidelia e rividi le lagrime che le rigavano il volto, infrangersi tra le mille promesse di amore eterno lanciate al vento.
"Pensi a Fidelia?" chiese Pierluigi.
"Sono proprio un libro aperto" risposi.
"Non ci vuole molto a vedere dentro ai tuoi occhi, spiagge bianche, bambini festosi che ti chiedono un ciclo ed una novia enamorada che ti giura eterno amore...".
Cambiai discorso. "Cosa mi dici dell'Avana? Vorrei esplorarla con il tuo aiuto anche se ho letto diverse guide turistiche..."
"L'Avana è tutto -mi rispose con le pupille illuminate- Non ci sono guide, ne consigli, tanto meno niente di niente in grado di fartela apprezzare se non andandoci e vivendola giorno dopo giorno. Sarai solo tu, accompagnato dalle tue emozioni che la scoprirai nei vicoli fetidi, tra i palazzi pericolanti, tra le vecchie case coloniali chiuse e confuse a grattacieli di un stile di puro socialismo reale. Ma, soprattutto, la vedrai tra la sua gente: gli habaneri. Queste vibrazioni saranno solo tue senza alcun condizionamento che possa essere generato da pregiudizi o luoghi comuni...lo scoprirai, magari sottobraccio della tua dolce novia. Non posso spiegarti ciò che è intangibile come lo è un idea, un sapore, un clima".
Ero affascinato dall'idea di scoprire una città che aveva catturato il mio interesse e conquistato l'amore come ad un novello Hemingway, le cui pagine avevo divorato da ragazzo. Ricordavo ancora alcune frasi di Fiesta, Addio alle Armi ma, soprattutto, quelle inebrianti de Il Vecchio ed il Mare, dove una Cuba arcaica e vera, emergeva da quella prosa sobria e lineare. Mi riproposi di visitare la Finca Vigia, appartenuta allo scrittore e che ora era adibita a museo.
"Pierluigi -dissi- lo sai che non vedo l'ora di tornare a Cuba? Conto i giorni, le ore e perfino i minuti che mi separano dalla partenza. A volte mi sembro così infantile...so che sto trascurando il mio lavoro, i miei vecchi interessi, la mia vita sociale. Il pensiero ricorrente che mi accompagna e che mi assilla, è solo uno, e tu lo conosci bene".
Rispose sospirando. "Si, l' ho provato prima di te e so quanto mi è costato. Ma vedi...come tutti i traguardi, anche il nostro, è segnato da tappe faticose da raggiungere e, molte cose, si perdono per strada. A volte si tratta di fardelli superflui, altre volte, invece, di cose preziose".
Un profumo di bouganville ubriacava l'aria ma era una fragranza che era partorita dalla mia immaginazione e che mi portava a Matanzas e al piccolo giardinetto di Mama Estrella, con la piccola camera degli sposi, il televisore in bianco e nero, il divanetto di finta pelle. "A volte non riesco a trovare le parole e gli aggettivi per descrivere quello che provo. Ho provato a spiegare quello che sento ad alcuni amici ma non mi hanno capito. All'inizio, hanno pensato che si trattasse di un innamoramento per la ragazza, poi, hanno compreso che c'era dell'altro nelle mie considerazioni e mi hanno tacciato di stupidità, esagerazione, addirittura plagio. Tutti, indistintamente, hanno cominciato a rifiutarsi di sentir parlare ancora di Cuba ed io, d'altro canto, non avevo più voglia di parlare a chi non mi ascoltava più. Era avvilente cercare di spiegare a gente che non voleva. Questo è uno dei motivi che mi ha portato ad allentare le relazioni con i miei vecchi compagni di baldoria".
CONTINUA
domenica 29 agosto 2010
mercoledì 25 agosto 2010
ABBIATE PAZIENZA
Ragazzi abbiate pazienza,sono in giro per il bel paese e in trincea ,appena posso riprendo a scrivere sul blog.
Nel frattempo buon finale di estate a tutti.
Milco
Nel frattempo buon finale di estate a tutti.
Milco
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