martedì 23 novembre 2010

UNA NOTTE COSI'....



E' un cazzo di inverno freddo e uggioso,il lavoro va di merda,il commercialista rompe le palle e il mondo sembra andare in senso contrario da come ci aspetteremo.

Ma chi se ne fotte, e' ora di andare a Cuba.

Si comincia una settimana prima a mettere cose in valigia,un regalino,un hilo,un pensiero....

Finalmente arriva la mattina della partenza....la notte e' passata con poco sonno tanto era la voglia di partire.

Ed e' sempre cosi'...non importa se si hanno alle spalle 2 o 20 viaggi,le sensazioni sono sempre le stesse.

L'autostrada per Milano,poi l'uscita Malpensa.

Il solito parcheggio e il solito viaggio col pulmino per arrivare al terminal 2.

Se non si ha il biglietto ma occorre ritirarlo in aera gruppi allora si fa la prima coda o,se si fa come me arrivando un po' tardi, lo si ritira subito per passare al check.

Si inizia a buttare un occhio al movimento,solite cubane con gli occhi tristi e soliti italiani male assortiti.

Una volta mollato il bagaglio ultimo caffe' al bar in fondo,quello grande,un giro in cartoleria per giornali e/o libri e poi via al metal...

Suona sempre qualcosa ma comunque si passa.....

Un salto al duty per gli ultimi acquisti e poi controllo passaporti.

Quindi l'attesa leggendo il giornale e godendosi la trasformazione delle cubanite che,liberatesi del marito,ritrovano l'antica....vena.

Il volo e' sempre piu' o meno il solito,con la speranza di non finire accanto a un bambino frignone,cagone e piscione.

L'arrivo,il solito patetico applauso al pilota e poi,come una faina,rapido all'immigration.

Solita faccia seria del tipo al gabbiotto,solite domande e solito augurio di buona vacanza.

Poi si attende il bagagli buttando l'occhio verso l'uscita e quei maledetti tavolini per il controllo del contenuto delle nostre valigie.

Arrivato il bagaglio (puff...puff) ci si intrufola in mezzo a un gruppetto che esce in modo che il policia all'uscita abbia altro da guardare e finalmente....

Cuba.

Subito l'assalto dei taxisti e subito inizia il mercanteggiamento fino a quando non trovi chi ti porta a una cifra accettabile dove devi andare.

Quel viaggio in taxi,dopo mesi di Italia e' un emozione forte,rivedere quelle case,la gente che rientra dopo un giorno di lavoro,i ragazzini a dorso nudo che prendono a bastonate una pietra fino in seconda base,le innumerevoli biciclette,i carretti,le ragazzine con le divise immacolate,i macheteros che tornano a casa sporchi e sudati e con lo strumento di lavoro appeso alla cintura.

La gente sull'uscio di casa, senza un cazzo da fare,a guardare il mondo che passa loro davanti.

Poi arrivi in citta',vengono i brividi riconscendo le piazze,le strade,i negozi.

Ci si accorge che non e' cambiato nulla e che tutto e' esattamente come lo avevamo lasciato,come doveva essere,come ce lo si aspettava.

La nostra casa e la duena in carne che ti abbraccia sorridente,il tuo cuarto e pochi minuti dopo...lei che arriva trafelata.

Lei che ti racconta che ti ha aspettato per mesi accanto al telefono,che non e' mai "salita" neppure una volta,che ha sempre e solo avuto te in testa.

Sorridendo guardi le sue Nike fiammanti e ti accorgi che al final....non te ne frega un cazzo di tutte le palle che puo' raccontarti.

Lei e' li'...bella come il sole ed e' tutta per te,fuori c'e' la notte cubana,quella che hai sognato nei lunghi,noiosi,giorni d'inverno.

Hai la consapevolezza che la felicita' forse esiste e quei seni ambrati grandi e duri premuti contro il tuo petto ne sono una prova.

In fondo non c'e molto di piu' al mondo di una notte cosi'.

Una notte nell'isola che non c'e'. 
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ANCHE QUESTI POCHI PENSIERI LI SCRISSI ANNI FA E ANCHE QUESTI SONO MALEDETTAMENTE ATTUALI

CINQUE PER MILLE;UNA VERGOGNA SENZA FINE

Le sorti del cinque per mille sono in mano al Senato. Infatti la legge di stabilità (la nuova finanziaria) approda questa settimana a Palazzo Madama: per le decine di migliaia di associazioni del terzo settore, sportive, culturali e di ricerca (nel 2008 erano 28.171 i beneficiari) si tratta dell'ultima possibilità di riottenere i finanziamenti tagliati del 75% dal governo, 1decisione poi ratificata dalla Camera. Una scelta che, se confermata, ridurrebbe alla paralisi il mondo del volontariato, ma costringerebbe a una drastica ulteriore riduzione delle attività anche le università, gli enti di ricerca, le fondazioni lirico sinfoniche, i teatri e le associazioni culturali che sono stati già colpiti dal taglio dei fondi destinati alla ricerca e destinati alla cultura 2.

Quante possibilità ci sono che al Senato la maggioranza faccia dietrofront, e ripristini i fondi del 5 per mille? Il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha assicurato qualche giorno fa che i "100 milioni di euro stanziati ora sono da considerare un acconto, nell'ambito delle disponibilità di bilancio attuali. Il nostro impegno è di mantenere il cinque per mille allo stesso livello del 2010. Nel corso del 2011 arriveremo a stanziare quello che manca per arrivare ai 400 milioni di euro previsti". Una promessa che, date anche le sorti incerte del governo attuale, il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera Luigi Bobba (Pd) ha affermato rischia fortemente di rivelarsi una "promessa da marinaio": "Sarebbe bello scoprire - ha aggiunto però Bobba, che in passato è stato anche presidente delle Acli - che questa maggioranza finalmente cominica a mantenere gli impegni presi". L'impegno al ripristino del tetto di 400 milioni del cinque per mille è stato confermato anche dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl), in diverse occasioni. Se dovesse crearsi anzi "un problema di priorità, se qualcosa dovesse andare storto, non esiterei un solo attimo - ha assicurato Lupi - a schierarmi con il 5 per mille, anche a costo di negare le risorse previste per le tv locali".

In effetti, ricordano le onlus, problemi analoghi si sono avuti tutti gli anni. E' per questo che in tanti chiedono la "stabilizzazione" del meccanismo del 5 per mille: una legge cioè che detti le regole una volta per tutte, e che preveda un accantonamento annuo, evitando le burrasche della Finanziaria, sempre più afflitta dalla scarsità dei fondi. Un accantonamento che però deve essere adeguato, altrimenti probabilmente non vale più la pena di confermare questo meccanismo, sostiene Maria Cecilia Guerra, docente di Scienza delle Finanze e Direttore del Dipartimento di Economia Politica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia: "Il 5 per mille è stata una bandiera per Tremonti: era stato esaltato il fatto che il contribuente potesse decidere, la sussidiarietà, la libertà di scelta. Un po' come si è detto che la social card potesse diventare la soluzione per la povertà. Bandiere, appunto. La verità è che così com'è il 5 per mille non è molto democratico, perché ognuno decide la destinazione dei propri soldi, e quindi chi ha un reddito alto può dare una quota abbastanza significativa, gli undici milioni di incapienti non hanno alcuna voce in capitolo, e c'è infine una quota rilevante che può dare solo due tre euro. E' molto più democratico il meccanismo dell'8 per mille, perché ciascuno di noi esprime una scelta, incapienti compresi, si dà un voto su come debba essere ripartito l'8 per mille dell'Irpef globale. In ogni caso, davvero non vale la pena di tenere in piedi il 5 per mille così, sottofinanziato, con appena 100 milioni, anche perché il meccanismo di concorrenza tra le associazioni fa sì che tutti affrontino spese ingenti di pubblicità, per accaparrarsi più fondi".

In attesa di una legge che renda stabile il cinque per mille e che ne migliori il funzionamento, il terzo settore ha inviato una petizione al Parlamento Italiano e ai presidenti della Camera e del Senato, per chiedere il ripristino del tetto di 400 milioni. Il documento è anche on line (il sito si chiama: Io non ci sto 3): ogni giorno si aggiungono nuovi firmatari. Al momento le adesioni sono circa 70.000. Altre iniziative di questo tipo sono state promosse anche da associazioni e gruppi di associazioni. Alla petizione promossa dal settimanale Vita 4 e dal Forum del Terzo Settore hanno già aderito oltre 10.000 persone.

A contestare il taglio del 5 per mille anche le associazioni dei consumatori: il Codacons, in particolare, denuncia lo "scippo" operato dal governo: "I cittadini hanno compiuto una attività e una scelta precisa, ossia indicare sulle loro denunce dei redditi a chi devolvere il 5 per mille. Essi, infatti, avrebbero potuto non destinarlo a nessuno oppure ad enti diversi, se avessero saputo che una parte di tale loro disponibilità sarebbe stata incamerata dallo Stato", denuncia il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi.

In effetti il punto è proprio questo: non si tratta di un taglio qualunque. Si tratta di una grave violazione delle scelte dei cittadini, oltre dell'ennesimo storno di fondi istituiti con una destinazione precisa, e poi prelevati e spesi per finalità completamente diverse. Il cinque per mille, ricorda Maurizio Mumolo, presidente del Forum del Terzo Settore, è stato istituito dalla Finanziaria del 2005, e poi confermato ogni anno dalle successive Finanziarie: "Ogni anno s'introduce la copertura finanziaria, il che significa che ogni anno bisogna fare una battaglia. Eppure a istituire il cinque per mille è stato proprio il ministro Tremonti".

Il primo anno le risorse erogate totali sono state 329 milioni di euro (dei quali 192 milioni destinati al terzo settore); nel 2007 le risorse (fu messo un tetto per 400 milioni di euro) sono state 371 milioni; l'anno successivo 397 (ancora una volta con un tetto di 400 milioni), per gli anni 2009-2010 non ci sono ancora i dati sull'erogato, ma c'è un tetto di 400 milioni. Le risorse del 2008 (le ultime rispetto alle quali ci sono già i dati) sono state così divise: 278 milioni per il volontariato; 64 milioni per la ricerca scientifica (in testa l'associazione contro il cancro AIRC, che ha avuto circa 70 milioni) e la ricerca sanitaria, con altri 65 milioni. Per il 2011, al momento, il tetto è stato fissato a 100 milioni, con una riduzione del 75%, una cifra chiaramente inferiore alle preferenze di solito espresse dai contribuenti.

Per destinare il 5 per mille all'ente che si è scelto bisogna barrare una casella della dichiarazione dei redditi, casella diversa da quella dell'8 per mille (destinato invece alla Chiesa e ad altre confessioni religiose). Nella stessa casella va poi inserito il codice fiscale dell'ente che si è scelto. Un meccanismo semplice, eppure da una ricerca condotta alcuni mesi fa dalla Fondazione San Raffaele è emerso che il 45,4% degli italiani non sa come destinare il 5 per mille, mentre addirittura il 30% non è a conoscenza di questa possibilità, percentuale che al Sud sale al 45%.

Nonostante ciò, alle associazioni sono arrivati fondi cospicui, anche se con significativo ritardo. "I fondi dei primi tre anni ci sono arrivati in media tre anni dopo - spiegano alla Fondazione AlmaMater, che gestisce tutto quello che riguarda il cinque per mille per l'Università di Bologna, la più 'votata' dai contribuenti, quella che cioè ha ottenuto il numero maggiore di preferenze tra le università italiane - Abbiamo avuto 550.000 euro il primo anno, 650.000 il secondo e 600.000 il terzo; per il resto ancora non sappiamo. Se questo taglio venisse confermato, ragionevolmente non possiamo aspettarci più di 30.000-40.000 euro".

"Il problema - spiega Mumolo - si aggrava per il fatto che contemporaneamente si ha una riduzione drastica delle spese sociali su tanti capitoli di bilancio, una riduzione del finanziamento al servizio civile, che incide sulle onlus, perché gran parte dei volontari del servizio civile stanno presso le associazioni no-profit. E infine c'è anche  l'eliminazione dei benefici per la stampa del no-profit".

"E' un attacco al mondo del no-profit e all'economia sociale e solidale di questo Paese, - dice Francesco Petrelli, presidente delle Ong italiane - oltre che in imbarazzante contrasto con i principi di libertà tanto sbandierati dal governo, che invece con i tagli al 5 per mille impedisce la libera scelta dei cittadini di destinare risorse al terzo settore. Il tetto dei 100 milioni di euro imposti da Tremonti sono un colpo all'azione sussidiaria che il mondo del volontariato svolge in sostituzione di molti servizi essenziali di assistenza che l'apparato pubblico non sa, non può, non vuole esercitare. Si tratta di servizi fondamentali, anche per la tenuta sociale del Paese, per la sua stabilità. Insomma un attacco cieco e indiscriminato ad un settore di cui evidentemente si ignora - o si finge di ignorare - il valore e l'utilità".

Un mondo migliore è possibile!



Fidel Castro Ruz

Castellano
Discurso pronunciado por el Comandante en Jefe en la Conferencia Internacional sobre Financiación para el Desarrollo, Ciudad de Monterrey, México, 21 de marzo de 2002, "Año de los héroes prisioneros del imperio"

Excelencias:

Lo que aquí diga no será compartido por todos, pero diré lo que pienso, y lo haré con respeto.

El actual orden económico mundial constituye un sistema de saqueo y explotación como no ha existido jamás en la historia. Los pueblos creen cada vez menos en declaraciones y promesas. El prestigio de las instituciones financieras internacionales está por debajo de cero.

La economía mundial es hoy un gigantesco casino. Análisis recientes indican que por cada dólar que se emplea en el comercio mundial, más de cien se emplean en operaciones especulativas que nada tienen que ver con la economía real.

Este orden económico ha conducido al subdesarrollo al 75 por ciento de la población mundial

La pobreza extrema en el Tercer Mundo alcanza ya la cifra de 1.200 millones de personas. El abismo crece, no se reduce. La diferencia de ingresos entre los países más ricos y los más pobres que era de 37 veces en 1960 es hoy de 74 veces. Se ha llegado a extremos tales, que las tres personas más ricas del mundo poseen activos equivalentes al PIB combinado de los 48 países más pobres. En el 2001 el número de personas con hambre física alcanzó la cifra de 826 millones; la de adultos analfabetos, 854 millones; la de niños que no asisten a la escuela, 325 millones; la de personas que carecen de medicamentos esenciales de bajo costo, dos mil millones; la de los que no disponen de saneamiento básico, dos mil cuatrocientos millones. No menos de once millones de niños menores de 5 años mueren anualmente por causas evitables, y 500 mil quedan definitivamente ciegos por falta de vitamina A.

Los habitantes del mundo desarrollado viven 30 años más que los del África Subsahariana

¡Un verdadero genocidio!

No se puede culpar de esta tragedia a los países pobres. Estos no conquistaron y saquearon durante siglos a continentes enteros, ni establecieron el colonialismo, ni reimplantaron la esclavitud, ni crearon el moderno imperialismo. Fueron sus víctimas. La responsabilidad principal de financiar su desarrollo corresponde a los Estados que hoy, por obvias razones históricas, disfrutan los beneficios de aquellas atrocidades.

El mundo rico debe condonar la deuda externa y conceder nuevos préstamos blandos para financiar el desarrollo. Las ofertas tradicionales de ayuda, siempre raquíticas y muchas veces ridículas, son insuficientes o no se cumplen.

Lo que hace falta para un verdadero desarrollo económico y social sostenible es muchas veces más de lo que se afirma. Medidas como las sugeridas por el recién fallecido James Tobin para frenar el torrente incontenible de la especulación monetaria, aunque no era su idea ayudar al desarrollo, serían hoy tal vez las únicas capaces de generar fondos suficientes que, en manos de los organismos de Naciones Unidas y no de funestas instituciones como el FMI, podrían suministrar ayuda directa al desarrollo con la participación democrática de todos, sin el sacrificio de la independencia y la soberanía de los pueblos. El proyecto de Consenso que se nos impone por los amos del mundo en esta conferencia, es el de que nos resignemos con una limosna humillante, condicionada e injerencista.

Hay que repensar todo lo creado desde Bretton Woods hasta hoy. No hubo entonces verdadera visión de futuro. Prevalecieron los privilegios y los intereses del más poderoso. Ante la profunda crisis actual, nos ofrecen un futuro todavía peor, en el que no se resolvería jamás la tragedia económica, social y ecológica de un mundo que será cada vez más ingobernable, donde habrá cada día más pobres y más hambrientos, como si una gran parte de la humanidad sobrara.

Es hora de reflexión serena para los políticos y hombres de Estado. La creencia de que un orden económico y social que ha demostrado ser insostenible pueda ser impuesto por la fuerza es una idea loca.

Las armas cada vez más sofisticadas que se acumulan en los arsenales de los más poderosos y ricos, como ya expresé una vez, podrán matar a los analfabetos, los enfermos, los pobres y los hambrientos, pero no podrán matar la ignorancia, las enfermedades, la pobreza y el hambre.

De una vez por todas debiera decirse "adiós a las armas".

¡Algo tiene que hacerse para salvar la humanidad!

¡Un mundo mejor es posible!

Gracias.

Italiano
Discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica di Cuba, Dott. Fidel Castro Ruz, nella Conferenza Internazionale sul Finanziamento allo Sviluppo, Città di Monterrey, Messico, 21 marzo 2002

Eccellenze,

Ciò che dirò qui non sarà condiviso da tutti, però dirò quel che penso, e lo farò con rispetto

L'attuale ordine economico mondiale costituisce un sistema di saccheggio e sfruttamento come non è mai esistito nella storia. I popoli credono ogni giorno di meno in dichiarazioni e promesse. Il prestigio delle istituzioni finanziarie internazionali è sotto lo zero.

L'economia mondiale è un gigantesco casinò. Recenti analisi indicano che per ogni dollaro che si impiega nel commercio mondiale, oltre cento si impiegano in operazioni speculative che non c'entrano nulla con l'economia reale.

Questo ordine economico ha portato il 75% della popolazione mondiale al sottosviluppo.

La povertà estrema nel Terzo Mondo raggiunge ormai la cifra di 1,2 miliardi di persone. L'abisso cresce, non si riduce. La differenza di entrate tra i paesi più ricchi e quelli più poveri, che era di 37 volte nel 1960, è oggi di 74 volte. Si è arrivato a estremi tali che le tre persone più ricche del mondo possiedono attivi pari al PIL totale dei 48 paesi più poveri. Nel 2001 il numero di persone affamate raggiunse la cifra di 826 milioni; 854 milioni di adulti analfabeti; 325 milioni di bambini che non vanno a scuola; 2 miliardi di persone che mancano di medicine essenziali a basso costo; 2,4 miliardi di persone che non dispongono di condizioni elementari di risanamento. Non meno di undici milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno per cause evitabili, e 500 mila restano definitivamente ciechi per mancanza di vitamina A.

Gli abitanti del mondo sviluppato vivono 30 anni in più di quelli dell'Africa Subsahariana.

Un vero genocidio!

Non si può attribuire la colpa di questa tragedia ai paesi poveri. Essi non conquistarono e saccheggiarono durante secoli interi continenti, né stabilirono il colonialismo, né ristabilirono la schiavitù, né crearono il moderno imperialismo. Ne furono le vittime. La responsabilità principale di finanziare il loro sviluppo spetta agli Stati che oggi, per ovvie ragioni storiche, usufruiscono dei benefici di quelle atrocità.

Il mondo ricco deve condonare il debito estero e concedere nuovi prestiti d'aiuto per finanziare lo sviluppo. Le offerte tradizionali di aiuto, sempre rachitiche e molte volte ridicole, sono insufficienti o non si realizzano.

Ciò che è necessario per un vero sviluppo economico e sociale sostenibile è molte volte più di quanto si afferma. Misure come quelle suggerite dallo scomparso James Tobin per frenare il flusso incontenibile della speculazione monetaria, anche se la sua idea non era quella di aiutare allo sviluppo, sarebbero oggi, forse, le uniche in grado di generare sufficienti fondi che, nelle mani degli organismi delle Nazioni Unite e non in quelle di funeste istituzioni come il FMI, potrebbero fornire aiuto diretto allo sviluppo con la partecipazione democratica di tutti, senza il sacrificio dell'indipendenza e della sovranità dei popoli. Il progetto di consenso che ci viene imposto dai padroni del mondo in questa conferenza, è quello di rassegnarci a un'elemosina umiliante, condizionata e che favorisce l'ingerenza.

Bisogna ripensare tutto quanto creato da Bretton Woods fino ad oggi. Non ci fu allora una vera visione del futuro. Prevalsero i privilegi e gli interessi del più potente. Di fronte alla profonda crisi attuale, ci offrono un futuro ancor peggiore, in cui non si risolverebbe mai la tragedia economica, sociale ed ecologica di un mondo che diventerà ogni giorno più ingovernabile, dove ci saranno ogni giorno più poveri e più affamati, come se una grande parte dell'umanità fosse d'avanzo.

È ora di riflessione serena per i politici e gli uomini di Stato. Credere che un ordine economico e sociale che ha dimostrato di essere insostenibile possa essere imposto mediante la forza è un'idea pazza.

Le armi ogni volta più sofisticate che si accumulano negli arsenali dei più ricchi e potenti, come ho già avuto moodo di dire una volta, potranno uccidere gli analfabeti, i malati, i poveri e gli affamati, ma non potranno uccidere l'ignoranza, le malattie, la povertà e la fame.

Una volta per tutte si dovrebbe dire "addio alle armi".

Bisogna fare qualcosa per salvare l'umanità!

Un mondo migliore è possibile!

Grazie.

CHI VA E CHI VIENE


Tornato domenica il mio amico temba maratoneta da Cuba,2 settimane a Santiago e 2 a Las Tunas,ce lo portai io anni fa (ne ho parecchi sulla coscenza....) e da allora ad ogni vacanza qualche settimana nella terrazza sull'oriente cubano la passa sempre.

Mi ha detto che la situazione e' buona,nel senso che si e' davvero divertito,lui e' bel sessantaepassaenne alla Mondonico per capirci,un tipo che tempo fa aveva il vizio a Cuba con le fanciulle di partire per troppe strade per non arrivare mai ma oggi si e' fatto un po' piu' furbo.

Mi ha detto che ci sono pochi turisti anche se penso che per dicembre la cosa cambiera',si e' divertito come un raton in un caseificio e la prossima settimana ci vediamo anche perche' mi deve dare dei soldi per qualche fanciulla in attesa.

Per la verita' portero' giu' denaro anche per altri 2 amici a ,loro volta con novia,o qualcosa di simile, in attesa.

Ieri ho preso la polizza assicuratica da Cubapoint,25 euro valida fino a 60 giorni.

Ho anche chiamato Sergio,il marito di Nancy la casa dove vado spesso anche se stavolta andro' accanto da Nena in quanto lei e' sempre occupata a dicembre da 2 temba che prenotano tutto il mese da un anno all'altro.....e non si decidono ad andare a vedere le margherite dalla parte della radice.

Sergio il marito ha una bella macchina moderna e volevo farmi venire a prendere a la Habana ma mi ha sparato 250 cuc...a me...

Gli ho detto che lo richiamavo,sto' sentendo anche altra gente e credo nei prossimi giorni risolvero' il problema,arrivo con Iberia che non ci sono i tempi per prendere l'ultimo viazul e non ho voglia di sprecare un giorno viaggiando.

Comunque risparmiero' 350 euro o giu' di li',i voli per Holguin sono tutti intorno ai 950 euro poi c'e' il taxi fino a Tunas e in piu' partendo da Malpensa devo andarci in auto con il parcheggio per 23 giorni,la broda e l'autostrada visto che per arrivare in malpensa in altro modo da casa mia dovrei prendere 4 pulmann.....

Alla fine avrei speso 1200 euro per appoggiare la maleta nella casa de renta mentre volando sulla capitale a meno di 700 e da Torino alla fine se ne andranno al massimo 850 euro todo incluido.

Non e' che risparmio e' che ho piu' soldi per divertirmi......


GRAZIE SAVIANO!


Ieri sera ho visto il programma di Fazio e Saviano,durante le pubblicita' zoomavo sugli altri canali e ho visto che c'era il grande fratello,la scorsa settimana il programma di rai 3 ha fatto un po' piu' di ascoltatori del format di canale 5 ma diciamo che si sono divisi la maggior parte della gente che quella sera era davanti alla tv e suppongo che ieri sia andata allo satesso modo.

Questa e' l'Italia di oggi,spaccata a meta',i telespettatori dei 2 programmi segnano esattamente la linea di divisione del paese.

Da un lato,c'e' il grande fratello,non vorrei giudicare...pero' la mia la devo dire....un programma indubbiamente finto con dei decerebrati messi dentro una casa per essere i meno spontanei possibile,una cosa con una precisa regia dove nulla e' lasciato al caso e all'improvvisazione,in cui ognuno ha un ruolo in un mondo che non esiste ma in cui vorrebbero che vivessimo tutti.

Un mondo in cui non ci sono problemi,in cui va tutto bene,in cui il massimo del contrasto e' rappresentato da una che la da' o meno al tipo di turno.

Capisco chi sceglie di guardare questo programma,dopo una giornata pesante con tutti i problemi che abbiamo e' meglio molto spesso staccare la spina per dedicarsi a qualcosa che non e' reale ma che ci alleggerisce dai pensieri e dai problemi che ci aspettano il giorno dopo.

Dall'altra parte Saviano,con gli agenti di scorta che lo accompagnano fino davanti alle telecamere,Saviano che parla della sua terra violentata dalle ecomafie,Saviano che non fa giri di parole...e poi la sorella di Cucchi massacrato e ucciso in carcere,in Italia non a Cuba o in Congo,la segretaria della CGIL che parla della condizione femminile sui posti di lavoro,la Bonino,il presidente dei caduti della strage di Brescia che legge i nomi di chi e' morto in quell'attentato,tuttora impunito,il povero extracomunitario che e' stato giorni al freddo su una gru per difendere il suo diritto a una vita decorosa,Guzzanti e la sua ironia,la Mannoia e Fossati e la loro musica e altre cose fra cui l'inutile Maroni.

Certo non e' una trasmissione leggera da vedere ma questo e' il mondo in cui viviamo e i problemi che abbiamo,possiamo anche per una sera fare finta che non esista,possiamo dire che siamo il paese piu' bello del mondo ma poi la realta' la mattina dopo la conosciamo bene.

Meno male che ancora c'e' chi ci ricorda che non sono tutti uguali e che non tutti non rubano alla stessa maniera come vorrebbgero farci credere ,meno male che c'e' ancora un Italia sana di gente per bene senza le escort,le ville,la camorra e i ladroni del tempio che ci governano.

Forse proprio per questo non volevano che andasse in onda,volevano che proseguisse il nulla mediatico,volevano che tutti ci tuffassimo nel grande fratello e nel suo mondo di cartapesta.

Grazie Fazio.

Grazie Saviano.

lunedì 22 novembre 2010

L'ultima lettera del Che a Fidel



Ernesto "Che" Guevara

L'Avana, "Anno dell'agricoltura"
Fidel, in questa ora mi ricordo di molte cose, di quando ti ho conosciuto in casa di Maria Antonia, di quando mi hai proposto di venire, di tutta la tensione dei preparativi.
Un giorno passarono a domandare chi si doveva avvisare in caso di morte, e la possibilità reale del fatto ci colpì tutti. Poi sapemmo che era proprio così, che in una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore, e molti compagni sono rimasti lungo il cammino verso la vittoria.
Oggi tutto ha un tono meno drammatico, perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento che ho compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio.
Faccio formale rinuncia ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. Niente di giuridico mi lega a Cuba; solo rapporti di altro tipo che non si possono spezzare come le nomine. Se faccio un bilancio della mia vita, credo di poter dire che ho lavorato con sufficiente rettitudine e abnegazione a consolidare la vittoria della rivoluzione.
Il mio unico errore di una certa gravità è stato quello di non aver avuto fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver compreso con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e di rivoluzionario.
Ho vissuto giorni magnifici e al tuo fianco ho sentito l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi.
Poche volte uno statista ha brillato di una luce più alta che in quei giorni; mi inorgoglisce anche il pensiero di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare e di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi.
Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze. Io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai alla testa di Cuba, ed è arrivata l'ora di separarci.
Lo faccio con un misto di allegria e di dolore; lascio qui gli esseri che amo, e lascio un popolo che mi ha accettato come figlio; tutto ciò rinascerà; nel mio spirito; sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l'imperialismo dovunque esso sia; questo riconforta e guarisce in abbondanza di qualunque lacerazione.
Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità tranne da quella che emanerà dal suo esempio; se l'ora definitiva arriverà per me sotto un altro cielo, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e in modo speciale per te; ti ringrazio per i tuoi insegnamenti e per il tuo esempio a cui cercherò di essere fedele fino alle ultime conseguenze delle mie azioni; mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e continuo a farlo; dovunque andrà sentirà la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò; non lascio a mia moglie e ai miei figli alcunché di materiale, ma questo non è per me ragione di pena: mi rallegro che sia così; non chiedo niente per loro perché lo Stato gli darà il necessario per vivere e per educarsi.
Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che le parole non sono necessarie e che non possono esprimere quello che io vorrei dire; non vale la pena di consumare altri fogli.
Fino alla vittoria sempre. Patria o Morte!
Ti abbraccio con grande fervore rivoluzionario,
Che.

PERCHE' VIAGGIO SOLO - 2005 -




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Quando si era ragazzi ricordo le estati in tenda con una decina di amici, alcuni dei quali,quelli veri,lo sono ancora adesso.
Dicevo le vacanze in gruppo, avevamo 20 anni , pochi soldi, tanta faccia tosta e riuscivamo a divertirci con niente.
E sopratutto si viveva di compromessi; "stasera andiamo in quel locale?" qualcuno proponeva, magari il posto non mi faceva impazzire ma in fondo l'importante era stare insieme, poi la sera dopo magari proponevo io e gli altri avevano lo stesso atteggiamento.
Era un bel vivere.
Poi siamo cresciuti, si e' iniziato a lavorare, sono arrivate le fidanzate con le problematiche che tutti sapete e cosi' la vacanza e' diventato un bene prezioso, raro.
E' finito il periodo dei compromessi e sempre piu', giustamente, si e' optato per scelte che soddisfacessero i nostri bisogni e i nostri interessi.
Quindi la scelta dei compagni di viaggio, sopratutto per noi maschietti non monogami e tendenti a una certa promisquita' (ovviamente sempre in un unica direzione.... ) e' diventata fattore dominante.
Viaggio quasi sempre solo, sara' la tendenza del lupo solitario, sara' che gia' per lavoro devo sorbirmi le menate della gente ma preferisco non dover mediare con nessuno una qualsivoglia decisione.
Ancora piu' delicato e' il discorso di viaggi a Cuba.
Intanto evito la compagnia di quelli all'ultima spiaggia, parlo di quelle persone che hanno come unica possibilita' per intrattenere rapporti con l'altro sesso quella di prendere il portafoglio e di cacciare i soldi.
Poi non amo gli assatanati, che come unico scopo per giustificare 22000 km di viaggio hanno il cambiare 3 donne al giorno.
Alla larga i tristi e quelli che hanno paura della loro ombra.......
Magari evito anche i bobos perche' poi mi tocca tirarli fuori dai casini.
Resta poca roba....... amici con un minimo di disponibilita' economica, fisicamente ancora presentabili, gente che sa divertirsi anche se per una sera non c'e' nessuno con cui dividere la cama... non penso sia una tragedia.....
Quindi di giorno mare o piscine, mangiare bene, non essere taccagni, auto e casa adeguata.
E poi se per un giorno o una sera i programmi non coincidono, nessun problema ci si vede il giorno dopo.
Non ci devono essere discussioni, un minimo di programma (ma proprio un minimo) e poi godersela e massimo relax.
Insomma qualcuno con il mio stesso modo di intendere la vacation.....
Infatti quasi sempre viaggio solo.....

IL CONCETTO DI TEMPO A CUBA




Una persona che in vacanza,e sopratutto a Cuba,non modifica il suo concetto di tempo e di come impiegarlo e' uno che della vita davvero ha capito poco.

Eppure c'e' gente che non ci riesce,me ne accorgo gia' in aeroporto che e' veramente il punto di inizio di una vacanza,vedo persone affannate senza motivo,che corrono,al check litigano per chi deve passare prima,in aereo hanno sempre da discutere per qualcosa,insomma non abbassano mai la guardia.

Non riescono a staccare la spina,ne vedo parecchi a Tunas,sempre con l'ossessione di dover fare qualcosa,sempre rossi in viso come se stessero lavorando,in realta' non hanno saputo cambiare abito mentale e....rallentare.

Perche' poi alla fine e' questo che bisogna farer,rallentare,lasciare che la vacanza si impossessi di noi,mi rendo conto che in una vacanza breve il fattore tempo e' importante ma in fondo sempre di vacanza si tratta,sarebbe il caso di lasciare nella casa de renta il movil,di guardare l'orologio il meno possibile e di lasciarsi trasportare dai ritmi lenti del dolce Caribe.

Non tutti ci riescono,io stesso ho dovuto impararlo,sono abituato a programmarmi le giornate e ci ho messo un po' a capire che in fondo il tempo a Cuba ha un valore relativo.

Un amico italiano che vive a PP mi ha spiegato bene questo concetto,lui quando viene a Tunas lo fa col camion,sedendosi davanti accanto al guidatore,gli da' 50 pesos in mn ma non e' una questione economica,il tipo e' uno che sta' bene.

Mi spiegava;"perche' devo pagare 20/25 cuc un particular per arrivare prima,io vivo qua',se arrivo a Tunas alle 10 del mattino o alle 2 del pomeriggio cosa cambia?

Che fretta ho?"

Aveva perfettamente ragione tanto che l'ultima volta che sono andato a trovarlo durante i 4 mesi che l'inverno scorso passai a Cuba volli imitare quel tipo di esperienza e l'ho gia' raccontato sul blog.

Avevo lo scooter a riparare e rientrai col camion seduto davanti,in tanti anni di Cuba non c'ero ovviamente mai salito e devo dire che arrivai mezzora dopo di quanto ci avrei impiegato con un auto ma davvero fu' un esperienza divertente e interessante.

Mi piace anche ogni tanto sedermi su una panchina del parque con qualche amico una bottiglia di ron e tutto il mondo tunero che mi passa davanti.

Alla Gutierrez,senza un cazzo da fare.


BENITEZ



Cio' che sta' accadendo a Benitez e all'Inter mi ricorda una stagione in villaggio tanti anni fa.

Ero in Sardegna,la mia prima stagione da Capo sport col Club Vacanze,seguivo il mio capo villaggio storico,un tipo tosto e deciso,un pallanuotista ligure che teneva l'equipe in modo deciso ma giusto.

La stagione fu' bellissima si creo' un bel gruppo,eravamo una trentina e meta' erano i miei ragazzi dello sport,il capo villaggio aveva creato un ambiente in cui vigevano il rispetto e l'impegno,nessuno faceva il fancazzista,nessuno lo metteva in culo agli altri,ognuno faceva il suo e,pur non essendo un drago sul dialogo il capo sapeva mandare avanti le cose al meglio.

Ti trombava anche come lucci.....

Dopo ferragosto,mancava ancora oltre un mese alla fine,si fece male allenandosi alla Lat Machine in palestra,si ruppe il cavo e si tiro' la barra sul collo,dovette portare il collare e la societa' lo fece rientrare in quanto era meglio si ristabilisse per l'inverno e poi anche a livello di immagine un Capo Villaggio col collare non era il massimo.

Io ero solo alla prima stagione da responsabile di settore e cosi' le redini passarono al capo animazione,un tipo in gamba che infatti era previsto diventasse capo villaggio la stagione successiva.

Un tipo in gamba ma troppo buono e democratico,e l'equipe non le tieni con la bonta' e la democrazia.

Le cose cambiarono,lui si fidava troppo e non verificava che le cose venissero effettivamente fatte,io con lo sport mantenni alto il livello perche' alla fine il nostro era un lavoro di corsi ed orari e perche' noi sportivi siamno una razza a parte ma negli altri settori era il caos,gli animatori di contatto non si alzavano al mattino,le ragazze del mini club e dello young club iniziarono a sbattersene i santissimi,la costumista preparava alla cazzo i costumi e i musicisti facevano cio' che volevano.

Arrivammo a fine stagione in un clima teso e difficile,perche' chi lavorava come aveva sempre fatto,io e i miei ragazzi,mal digeriva il fatto di vedere che c'era chi se ne sbatteva i coglioni.

Un equipe,di qualunque tipo,anche uno spazio virtuale,se non viene gestita con equita' ma con decisione e regole condivise precise diventa un troiaio dove ognuno fa il cazzo che gli pare e dove l'interesse comune viene messo in secondo piano.

Se chi gestisce non ha carisma e polso e' l'anarchia e il caos.

Come accade ora all'Inter.

domenica 21 novembre 2010

Oggún



    Oggún è l'oricha che forma insieme a Elegguá e a Ochosi la trilogia degli dei guerrieri del pantheon yoruba. I canti a Oggún seguono, nelle feste, quelli a Elegguá. Suo attributo è il machete. Il corrispettivo cattolico di Oggún è San Pietro. È il padrone dei metalli, delle fucine, delle montagne, delle chiavi, delle catene e dei parafulmini.