sabato 19 marzo 2011

ROBERTO FONSECA

Roberto Fonseca, pianista cubano pupillo di grandi personalità come Ibrahim Ferrer, Rubén González, Cachaíto López, ha da poco compiuto trentatré anni. Ma la sua carriera è già costellata di grandi soddisfazioni, di successo e riconoscimenti. Il suo tour dell’estate 2008, che ha toccato tutta l’Europa e il Medio Oriente, ha ricevuto elogi pressoché unanimi. La sua musica è un turbine di vitalità e freschezza, di straripante eclettismo. Rappresenta la continuità con quei grandi cubani che gli sono stati maestri, ma nel contempo guarda in altre direzioni: nella sua onnivora, virtuosa voracità riesce a trovare nuovi rapporti tra ritmo e melodia, tra semplicità e complessità, tra profondità e spontaneità. Proprio la capacità di operare una sintesi dinamica tra ingredienti diversi, tra polarità opposte, è quanto più caratterizza e rende nobile il suo lavoro.
Quali sono stati, Roberto, i tuoi primi approcci con la musica?Tutta la mia famiglia ha rappresentato un ambiente stimolante, che mi ha spinto a conoscere la musica e ad apprezzarne diversi generi. L’ascolto è stato favorito in primo luogo da mia madre, cantante, pianista e ballerina, che mi ha fatto sentire delle splendide melodie, dei bolero che mi hanno toccato il cuore. Così ho cominciato a capire che il mio futuro era segnato dal desiderio di creare belle melodie. Poi i miei fratelli Jesus ed Emilio, più grandi di me, mi hanno fatto ascoltare altri stili musicali, come il funky, il pop, il jazz. Mio padre mi ha fatto conoscere la musica religiosa afrocubana.
Quando hai iniziato a suonare uno strumento?Il primo incontro fisico con la musica è stato con la batteria, con la quale ho iniziato a quattro anni. A dieci suonavo con un gruppo che interpretava la musica dei Beatles. Ma nel frattempo, a otto, avevo iniziato a studiare la musica classica e il pianoforte. Questo è stato il primo momento davvero importante della mia formazione di musicista. Ma il passo fondamentale è venuto quando ho iniziato a capire il meccanismo dell’improvvisazione, a provare l’ebbrezza legata alla libertà di dire qualcosa di mio, di personale. A scuola il nostro punto di riferimento era il jazz statunitense, ma io avevo nell’animo la musica afrocubana. Così sentivo in modo molto chiaro che la mia musica sarebbe stata un incontro tra questi due mondi. Successivamente, per approfondire le mie conoscenze, mi sono diplomato in composizione all’Instituto Superior de Arte dell’Avana. Il contatto con i grandi musicisti cubani, come Ibrahim Ferrer, Rubén Gonzáles, Omara Portuondo, Cachaíto López, mi ha spronato in questa mia scelta.
Quali sono stati i tuoi modelli nel campo del jazz?Il primo è stato il Keith Jarrett dello Standards Trio: mi ha insegnato il lavoro sulla melodia, l’importanza di scavare dentro le pieghe di un brano. Poi mi hanno attratto Stevie Wonder e le cose funky di Herbie Hancock. L’influenza ritmica viene in uguale misura da Hancock e dalle mie radici cubane, dal ritmo che impregna tutta la vita a Cuba.
Nel tuo sito internet citi molti altri musicisti. Quali altri senti come tuoi maestri?È difficile dirlo, perché ognuno di loro ha caratteristiche diverse. Ascolto tutti con grande interesse. Anche se Hancock e Jarrett restano i miei punti di riferimento principali, nel mio modo di suonare, nel mio stile c’è pure il pianista cubano Lili Martinez, che adoro. E c’è anche mio fratello Jesus, lui pure pianista. Mi interessano molto alcuni aspetti vicini al modo cubano di concepire il ritmo. Un ritmo legato alla spiritualità, alla religione.
Dai grandi cubani, come Ibrahim Ferrer e Rubén González cosa hai imparato?Mi hanno insegnato l’importanza della semplicità nella musica. La semplicità che va diretta al cuore. Una cosa non facile da raggiungere, che può venire solo con la maturità, ma che deve sempre essere presente come obiettivo. Suonare con Ibrahim Ferrer è stata un’esperienza fondamentale. Era una persona molto gentile, molto semplice, trasparente, e portava questo carattere nella sua musica. Raggiungeva la gente in modo diretto. Per me è sempre stato un modello importante, volevo riuscire a fare con il pianoforte quello che lui faceva con l’interpretazione vocale. Arrivare diritto al cuore. Suonare con lui, lavorare con lui, anche nel suo ultimo album, è stata un’esperienza indimenticabile. Anche l’ascolto di Rubén González mi ha insegnato molto. Quando divenni il suo pianista di supporto nell’Orquesta di Ferrer, lo ascoltavo estasiato per ore. Per me era come la realizzazione di un sogno.
Da Ferrer hai imparato anche un metodo di lavoro?La tranquillità, la freschezza e la semplicità con cui affrontava qualsiasi situazione. Per lui era importante l’energia positiva. Cantava e spiegava la sua musica con una chiarezza esemplare, che mi coinvolgeva profondamente.
Vuoi approfondire un poco gli aspetti della musica cubana che senti più vicini?Un elemento fondamentale della nostra musica è l’aspetto religioso, in particolare quello legato alla ritualità della santeria, la religione cubana nata dal sincretismo tra yoruba della Nigeria e mondo occidentale. Tutti i ritmi della religiosità afrocubana mi influenzano molto. Poi sento molto vicino a me il lirismo della guajira. Ma soprattutto il bolero, che a Cuba si ascolta in moltissimi locali. Il suo ritmo e il suo carattere sono diversi da quelli del bolero spagnolo: a Cuba ha ricevuto un influsso dall’Africa e dal son, divenendo una cosa assolutamente diversa. Per me è stato il più importante, una musica che sento nel mio profondo, intimamente.
Hai scelto di mantenere la tua residenza all’Avana. Perché?La ragione sta anche nelle musiche ricordate sopra. Questa scelta magari mi pesa un po’ quando collaboro con musicisti in altre parti del mondo, perché devo programmare concerti e incontri con molto anticipo. Ma abitare all’Avana è una scelta importante, che riguarda la mia vita, che mi tiene legato a una dimensione più umana, più vicina a quello che sento.
Il tuo legame con la batteria è rimasto evidente. Nella tua musica il dialogo con questo strumento è sempre vivo e pulsante. Quali batteristi nel jazz senti più affini?DeJohnette è un grandissimo. Reagisce alla musica con enorme sensibilità. Mi piacciono Tony Williams, Elvin Jones, Peter Erskine. La batteria come strumento continua a piacermi molto, anche se da ragazzo ho seguito il consiglio di mio padre, cioè passare allo studio del pianoforte. Lui mi diceva che con il pianoforte avrei potuto fare tutto. E non sbagliava.
Il tuo ultimo disco, «Zamazu», è molto eterogeneo. Quale strada imboccherai nel prossimo?Questa varietà è già la mia linea. Quando mi viene un’idea, ne seguono sempre molte altre, che si intrecciano con questa e partono verso nuove direzioni. La musica che nasce da questo processo è originale. Nessun altro musicista a Cuba aveva fatto prima di me queste cose. Nel mondo c’è l’impressione che tutti i pianisti cubani facciano latin jazz, ma non è così. Il latin jazz è un ingrediente, ma io e altri musicisti stiamo cercando di far dialogare la tradizione cubana con altre idee, con altre espressioni.
Come è la vita, oggi a Cuba, per i musicisti?Ci sono molti ottimi musicisti che non trovano lavoro, ma la situazione si sta evolvendo. Le opportunità non mancano. C’è curiosità verso le cose nuove da parte del pubblico.
I tuoi progetti futuri?Una nuova registrazione con il mio gruppo, che guarda di più alle radici africane, sempre con mie composizioni. L’Africa è una fonte inesauribile di ispirazione.
Nel caso di Ferrer e di González hai parlato di semplicità: è difficile per un pianista virtuoso e agile come te essere semplice?Questa è la cosa più difficile per un musicista: dire più cose con meno note. I miei fratelli e mio padre mi hanno spronato fin dall’inizio a seguire questo principio. Poi i grandi musicisti con i quali ho suonato mi hanno aiutato a metterlo in pratica.
(foto di Tomas Miña / cortesia Egea)
Giuseppe Segala

RIPARTIRE


E' fuor da ogni dubbio che la festivita' per i 150 anni dell'unita' d'Italia abbia avuto un successo che va al di la' della piu' rosea previsone del piu' reiterato ottimista.


Le ragioni di questo,inaspettato,attaccamento al nostro paese possono essere lette in molti modi,sicuramente non quelli di qualche vecchio rottame che ancora sbiascica teorie sulla patria e cose simili, si tratta oramai di una categoria in estinzione,e' solo questione di tempo...poco.
La realta' e' differente,tutti sappiamo la situazione in cui versa il paese,praticamente privo di governo e opposizione,inerte di fronte a 4 delinquenti che lo amministrano facendosi gli affari propri,incapace di formulare un progetto di risalita della china.
Lo sappiamo tutti,lo vediamo,lo viviamo,quindi perche' tanto attaccamento verso un paese in queste condizioni?
Forse una risposta c'e',ci siamo tutti resi conto,come avviene in una squadra sportiva,in una delle mie equipes in tanti gruppi di lavoro, che siamo davvero con le spalle al baratro,che solo e soltanto unendoci appunto a coorte riusciremo a venirne fuori,lottando insieme,spalla a spalla,con la consapevolezza che la nostra italianita' ancora una volta ci consentira' di passar a' nuttata.
Mi vengono in mente 2 immagini simboliche;la prima la formazione da guerra della testuggine delle legioni romane in cui ogni soldato col suo scudo proteggeva se stesso ma anche il compagno accanto che a sua volta col suo scudo proteggeva se stesso e un altro compagno e via dicendo.
Roma ha conquistato il mondo anche grazie a questa tattica militare.
L'altra immagine che mi torna alla mente e' quella degli eroi di Stalingrado,non c'era piu' nulla da perdere,non c'era piu' un posto dove arretrate e cosi' venne coniato quel leggendario motto "NON UN PASSO INDIETRO".
Come ando' a finire lo sappiamo tutti....
Forse e' proprio di questo che abbiamo bisogno,aiutarci l'un l'altro e non fare piu' passi indietro per poter,insieme,ripartire e conquistare cosi' la nostra Berlino.

MOMENTI

 Questa mattina riflettevo su cio' che ho scritto ieri,sul fatto di aver cercato un volo e visto che era caro,in funzione di un viaggio di una sola settimana,aver lasciato perdere senza neanche pensarci troppo su.


I tempi cambiano e noi cambiamo.

Gli anni dei 4/5 viaggi a Cuba sono stati quelli in cui avevo solo l'agenzia di animazione,mi ritrovavo con tot mesi liberi,di stare qua' a ravanarmi la fava non ne avevo voglia e cosi' partivo col primo volo utile.


Probabilmente se avessi avuto qualcosa chi mi appassionava  qua' da noi i miei viaggi sarebbero stati sicuramente meno numerosi.


Ora,non voglio dire che il nostro partire,sopratutto quando insistito, sia figlio di una insoddisfazione del vissuto presente ma non sono poi cosi' lontano da questo concetto.


Ho lasciato perdere il volo ieri fondamentalmente perche' sto' vivendo un periodo intenso e coinvolgente,continuamente in mezzo alla gente,le giornate piene,con 2 palestre da mandare avanti coi soci e le selezioni per l'estate gia' iniziate.


Davvero andarmene ora mi sembrerebbe di perdere tempo o meglio di utilizzare male il tempo che ho,o ancora sottrarre tempo a cose per le quali quel tempo e' estremamente importante.


Diciamo poi anche un altra cosa,tornero' certamente a Cuba,spero di farlo diventare il mio buen ritiro nel momento in cui la prostata striscera' por el piso ma l'entusiasmo di 10 ma anche solo di 3/4 anni fa non c'e' piu',forse le cose sono cambiate anche la',e questo magari e' un bene,forse davvero si e' fatto tutto cio' che si poteva fare,francamente di piu' era fisicamente e mentalmente impossibile,forse nella vita attraversiamo periodi differenti sta' di fatto che in questo momento sto' meglio qua',pur con la contingenza poco felice che il paese sta' vivendo piuttosto che a Cuba.


Diciamo anche che sono rientrato che non sono ancora passati 3 mesi e quindi non posso dire di aver bisogno di vacanza...ma comunque la situazione e' questa.


La vita davvero e' fatta di momenti

IL PENSIERO DEBOLE


Ken compie 50 anni. E per festeggiare la Mattel che versione avrà messo in commercio? Un Ken con la chierica? Un Ken che si misura la pressione? Un pupazzo con l'ernia espulsa? No signore: La Mattel ci invoglia ad acquistare sto pupazzetto gommoso che sembra Alessio Vinci di Matrix perché ha una nuova particolarità: un pulsante sulla schiena che se lo schiacci… dice «Ti amo». Sì. Ripete una scarambola di «Ti amo» per 5 secondi consecutivi. Mi scusino quelli della Mattel, ma la vera idea sarebbe stata un'altra. Per festeggiare davvero i 50 anni di Ken,non potevano mettergli finalmente il walter, invece che quell' accenno di plumcakeche così dopo mezzosecolo di mutilazione forzata almeno poteva sentirsi finalmente un maschio? Io lo trovo meraviglioso. Io lo metterei anche ai maschi veri un pulsante tra le scapole. Così, almeno, quando vi va il sofficino per traverso e ci tocca scardinarvi la schiena a manate, ne abbiamo un tornaconto. Perché voi maschi non sapete cosa sia il romanticismo. Siete romantici come rospi del pantano. Noi abbiamo bisogno di coccole verbali.

Cerchiamo «qualcosa che faccia spuntare ali di rondine dietro la schiena…» come canta Jovanotti… Abbiamo bisogno che il nostro marajà ci dica delle robe… Manon tipo: Non vado in bagno devo provare col bifidus regularis della Marcuzzi… parole d'amore, dannazione. Siete empatici come le lontre impagliate, come quei dalmata di porcellana che troneggiano nei salotti borghesi. Se guardi insieme al tuo lui un tramonto appoggiati alla ringhiera, il massimo che ti puoi aspettare è unamano sul sedere.Enon è tenerezza che ha sbagliato bersaglio, perché se gliela lasci più di dieci secondi dal sedere passa a tutti gli obiettivi sensibili che ci sono in zona. Uno per uno. A cercare il tasto che fa partire il chupa. La delicatezza non sapete neanche dove stia di casa. Se sei davanti allo specchio a metterti gli orecchini e lui deve lavarsi le mani non chiede, permesso, ti eietta con un colpo di culo. Se mi fa una carezza non dico di amore ma di compagnia, rischia di riaprirmi la fontanella. Quelle carezze premute che ti escon fin gli occhi dalla testa.Comequelle che fai al gatto che sembra tu lo stia passando nei rulli della pastamatic.Chediventa lungoun metro emezzo come la pasta degli agnolotti… Se sei di vertebra che scricchiola, scoppietti come un caminetto. Oppure ti bacia sulla fronte. Come si fa coi moribondi e poi dice che per lui è il massimo dell'amore. Verme. Diciamo che rispetto all'età della pietra, la moda di trascinarci per i capelli è solo un po' svaporata perché tante hanno il taglio corto, solo per quello. Senza contare che nel sonno tirano gomitate da wrestling. Ti svegli col setto nasale diritto solo perché la seconda gomitata ti raddrizza il danno della prima. Dio del cielo signore delle cime: perché li hai fatti così? Non potevi fare una femmina solo un po' più ruvida e col piolo sul davanti? Invece no. Hai fatto l'uomo che quando si fa la barba canta come un’orca che ha inghiottito Albano.Se hala barba di due giorni ci gratti il parmigiano, e se ce l'ha lunga volge allo scimmioide, come Dalla. Ma capisci che gerla che ci tocca portare? Quando vado in Paradiso cerco il capo e gli chiedo spiegazioni.



LUCIANA LITTIZZETTO

Cuba sempre più "green" cerca nuove aeree per sfruttare il proprio vento

 (Rinnovabili.it) – C’è un’area ben precisa che Cuba può sfruttare per generare elettricità derivante dall’energia del vento: le ricerche condotte dalla stessa nazione centroamericana hanno consentito di focalizzare l’attenzione sulla provincia di Ciego de Avila, in particolare la parte più settentrionale. Adonis Perez Lorenzo, lo specialista di energie rinnovabili di questa stessa provincia, ha infatti individuato due aree in cui sussistono le condizioni essenziali per rinnovare il patto eolico nazionale. I riscontri positivi da parte delle torri anenometriche hanno incoronato i luoghi conosciuti col nome di El Cuatro, nella municipalità di Chambas, e di Tiriguano, il quale fa parte della città di Moron. Lo stesso Perez ha notato che la velocità del vento di El Cuatro è superiore ai sei metri al secondo nel corso di tutta la durata dell’anno, una misura che viene considerata ottimale per la costruzione di turbine della capacità di 2 MW. Ma Cuba non ha intenzione di fermarsi qui e ha altre strategie in serbo per quel che concerne le energie rinnovabili: nel breve termine sono infatti previsti test simili a Cunagua e Florencia, al fine di ottenere delle conferme scientifiche circa le condizioni naturali di entrambe le zone. Perez ha messo in luce dei dati interessanti in relazione al 2010: “Il parco eolico di Turiguano con un solo generatore eolico dei dodici di cui dispone ha contribuito con ben 296,7 MWh al National Electric Grid, con il conseguente risparmio di 81 tonnellate di petrolio e 256 tonnellate di CO2”. Non perde terreno Cuba, sul fronte rinnovabili, pronta ad accostare nuovi progetti eolici accanto agli ottimi risultati già conquistati nel campo del solare: continuano infatti a crescere nel Paese le istallazioni di pannelli solare termici nelle strutture ricettive così come di moduli fotovoltaici nelle aree dove non è possibile investire linee elettriche.

venerdì 18 marzo 2011

UNA BUONA GIORNATA


Dopo giorni di pioggia e freddo questa mattina ho aperto gli occhi e dal lucernaio del mio appartamento mansardato ho visto il sole che illuminava le vette innevate.


Finalmente cazzo....


Questa mattina dovevo fare alcune commissioni giu' a Torino e in piu' dovevo vedere un paio di miei pretoriani per la stagione estiva poi alle 15 prendevo servizio nel club,oggi in quello di Giaveno.


Uscire di casa con un sole a palla e' una cosa che ti apre la giornata,sono sceso a Giaveno verso le 9,colazione al solito bar con lettura dei giornali poi via verso Torino,ho fatto un paio di commissioni poi avevo appuntamento coi pretoriani di fronte alla stazione di Porta Susa,per un colloquio informale con chi e' anche amico non mi serve certo il mio ufficio.


Porta Susa e' la seconda stazione di Torino,un posto che ho sempre ritenuto abbastanza di medra ma oggi con una giornata cosi' e 20 gradi sono persino riuscito a trovarlo gradevole.


I balconi della citta' dove sono nato e dove ho vissuto,quando c'ero,per oltre 40 anni erano ancora imbandierati col tricolore,davvero mi hanno riferito di giornate dello stesso livello di quelle olimpiche,Torino ha risposto alla grande d'altronde e' stata la prima capitale del paese,l'Italia e' partita da qua' e c'e' anche il solo sindaco di una grande citta' italiana che se sale su un palco con un microfono in mano non viene subissato da fischi ma prende applausi a scena aprta,e' successo mercoledi' sera.


Verso l'una avevo fatto tutto e sono risalito verso la val Sangone,avevo fame e mi sono fermato ad Avigliana,un ragazzo che viene in palestra ha un ristorantino direttamente sul lago con una terrazza da urlo,mi sono fermato a mangiare un insalata...diciamo arricchita con mezzo litro di Erbaluce, mentre guardavo il lago a pochi metri da me,era tempo che non mi dedicavo dei momenti,e a quel punto mi e' venuta voglia di andare a Cuba,anche solo una settimana magari ad aprile,in qualche modo mi sarei aggiustato coi soci dei clubs.


Alle 15 arrivo in palestra e mi metto a girare su internet,i voli per quel periodo girano sul millino....minchia..per una settimana mi sa che non vale la pena e cosi' restero' nel bel paese fino a quando non si aprira' uno spiraglio per fuggire.


Una bella giornata di sole...ci voleva.

GUTIERREZ - CAZADORES DE MAMUTS

 ERA UN DÍA normal de agosto: un sol terrible, calor y humedad agobiante. Me fui temprano a la playa y alcancé un poco de sombra bajo una uva caleta. Mucha gente. Detrás de las dunas había ómnibus, autos y camiones, parqueados en una callejuela estrecha y sin pavimentar, que une la carretera principal con aquel trozo de playa.

   El mar tranquilo y azul-verde, poco viento. Yo intentaba ignorar a la multitud y concentrarme en el mar, en el azul y el verde. Llegó una guagua con excursionistas. Cuarenta o cincuenta personas. Gente de campo. Se conocen a la legua, como en todas partes del mundo. Salen desesperados, casi corriendo sobre la arena, buscando un pedazo de terreno para asentarse con su familia, colonizar y marcar fronteras. Se dispersaron por los alrededores. Uno de ellos se acercó. Traía unos palos cortados a la medida, cepillados y bien atados, además de unos trozos de alambre y un pedazo de tela. Era un mulato muy activo. Escogió un sitio a dos metros de mi, bajo el sol, y no perdió un segundo. Venía frenético. Se le veía en el rostro y en cada gesto: frenesí obsesivo, concepto de propiedad, alto sentido de responsabilidad familiar.

   Llamó a su mujer, una mulata oscura, gorda y tetona. Tenía unas enormes mamas rebosantes de leche fresca. Cargaba a un bebé de pocos meses. Tenían dos hijos más, de unos tres o cuatro años. El tipo era muy delgado. La mujer muy gruesa. El tipo le dijo al hijo mayor que buscara una piedra grande para martillar los palos y clavarlos en la arena. El niño lo intentó, pero con desgano. El tipo, de cuatro zancadas apresuradas, alcanzó una buena piedra. Se la apropió rápidamente y la utilizó. Clavó los cuatro palos en la arena y colocó la piedra a buen resguardo, por si era necesaria en otro momento.

   Dejó dos metros de cada palo fuera de la arena. Puso estacas. Colocó alambres para tensar los palos, que ya se habían convertido en columnas. Encima, a modo de techo, sitúo el pedazo de tela y lo amarró con trozos de cordel que traía en los bolsillos. Lo tenía todo previsto. Hizo una casita en pocos minutos. El bebé empezó a llorar. La mujer se introdujo en la casita, sacó un pecho y se lo metió en la boca al niño. Los otros dos empezaron a berrear porque tenían hambre. El tipo se fue aprisa. Diez minutos después regresó con una bolsa de pan y croquetas y una gran botella de refresco de naranja. Repartió la comida entre los niños y la mujer. Ella le dijo que comiera él también. El le contestó: “Después. Ahora no”. Se lo tomaba en serio. No sonrió jamás en todo ese tiempo ni miró a los lados. Concentró toda su energía en aquellas tareas. La mujer se quejó:

   —Estoy cansadísima. Este niño pesa demasiado y tú no me ayudas.

   El tipo cargó al bebé, que se había dormido después de mamar. La mujer le dijo que no perdiera de vista a los otros dos, que jugaban en la orilla del agua. Ella se recostó. Utilizó una bolsa como almohada y se durmió al momento. Roncaba. Echó una siesta de una hora. El tipo cuidó a los niños y evitó que hicieran ruidos o hablaran en voz alta. Ella despertó de mal humor porque había mucho calor y humedad y todos sudaban. El bebé gimoteaba. Ella de nuevo le dio el pecho. El tipo seguía atentamente a los otros dos que jugaban en la orilla del agua, a unos veinte metros. No pestañeaba. Miraba fijamente y rechinaba los dientes. Entonces sacó del bolso una pequeña caneca de ron. Bebió un trago sin quitar la vista de los niños. La mujer lo miró con enojo y le dijo:

   —No empieces a beber. No puedes hacer nada sin darte un trago.

   El tipo guardó la caneca en el bolso. Seguía muy concentrado, muy serio. En todo ese tiempo no se había sentado. Permanecía agachado, en cuclillas, aprovechando un pedacito de sombra que su mujer dejaba libre. Empezó a soplar un poco de brisa fresca del noreste y se refrescó el ambiente. El se protegió detrás del bolso y logró encender un cigarro después de varios intentos. Miró de reojo a dos mulatas jóvenes, lindas y delgadas, que usaban hilos dentales y se paseaban lánguidas y seductoras a lo largo de la playa, inmunes al sol, al calor, a la humedad. Parecían hechas con algún material especial.

   La mujer vio de reojo que él observaba de reojo. Rápida y frontalmente le recordó que los niños estaban en peligro de muerte jugando en la orilla del agua. Había que traerlos a la sombra antes de que se deshidrataran. El tipo fue hasta la orilla y los trajo para la sombra. Así siguió durante varias horas más. Muy serio. Muy concentrado.
   Pensé que las mujeres siempre necesitan un cazador de mamuts eficaz, para que no falte el alimento en la cueva.

   Intenté concentrarme de nuevo en el mar azul y verde y alejar esos pensamientos de mi mente. Pero no logré alejarlos. Es obvio. Siguieron ahí. En algún lugar del cerebro. Bien incrustados.
©Pedro Juan Gutiérrez

I MIEI RACCONTI - VIVERCI? 2005



Ieri mattina mentre,sacramentando,spalavo neve per poter uscire di casa atteso da una giornata campale di lavoro ho avuto il consueto attacco di cubanite dovuto al freddo e allo scoglionamento invernale.
Visto il clima in Piemonte gia' mi immagino i nostri amici elvetici fuggire sopra slitte trainate da renne inseguiti da orsi bianchi famelici....
Comunque la domanda,come sempre,e' sgorgata spontanea;
Perche' non trovo un modo di campare a Cuba?
Poi la giornata e' partita,l'adrenalina per i soliti casini quotidiani e' salita e ho,con calma ripensato al pensiero mattutino.
Andrei,ora,a 43 anni,a vivere a Cuba?
la risposta e' arrivata in tempi abbastanza brevi.
NO!
Perlomeno non nella Cuba attuale.
Mi mancherebbero molte delle piccole abitudini,forse banali di ogni giorno; il caffe' al bar,il giornale,le partite da vedere e da giocare,la palestra,le serate con gli amici,la possibilita' di scegliere in quale locale andare eccc...
Si perche' non stiamo parlando di Brasile,S Domingo o Thailandia dove col grano puoi costruirti una vita comoda e piacevole,parliamo di un paese dove intanto non si sa come passare la giornata.
Le donne?
Ok,passo alcuni mesi a devastarmi ogni notte con una diversa,e poi?
E' solo questa la vita nella mia eta' di mezzo?
Non credo.
Mi piace aver la giornata piena di cazzi/mazzi spesso anche irritanti ma che danno un senso ai miei giorni che passano,la voglia di costruire qualcosa,obiettivi da raggiungere,nuove sfide.
La cosa farei?
Niente.
Non puoi fare niente.
Non ti permettono di fare niente.
Da turista mi godo i piaceri che una certa disponibilita' economica(limitatamente a quel periodo),un po' di esperienza,un aspetto ancora presentabile mi consentono,non ho le paranoie di combattere con una burocrazia tentacolare ,me ne fotto di immigration e policia.
Ma se vivessi la di tutte queste cose ne dovrei tener conto cosi' come dei vicini cismosi,di novie sanguisughe e di scassamaroni a ogni angolo di strada.
Le cose che de turista mi fanno amare Cuba passarebbero in secondo piano travolte dalle non poche tribolazioni del quotidiano.
Forse e' una questione di stagioni della vita,capisco e conosco chi dopo 40 anni di duro lavoro vuole dare una svolta per la loro seconda parte di esistenza.
Per me e' ancora presto e forse quando sara' il momento Cuba non sara' piu' quella di adesso e magari finiro' per andare altrove.
Suerte.
.:

Otto nuovi aeroporti U.S.A per voli su Cuba

 
L’agenzia statunitense Customs and Border Protection ha autorizzato Mercoledì (09-03-2011) , 8 nuovi aeroporti internazionali americani, ad offrire voli charter su Cuba. Prima di questa nuova autorizzazione, gli unici aeroporti con la possibilità di offrire voli verso l’isola caraibica, erano quelli di New York, Miami e Los Ángeles.
Con la nuova autorizzazione ora, si incorporano 11 nuovi terminali, dove, dagl’aeroporti di Chicago OHare (Illinois), Baltimore (Maryland), Dallas/Fort WorthNew Orleans (Luisiana), Pittsburgh (Pensilvania), Tampa (Florida), Atlanta (Georgia) e San Juan (Puerto Rico) nuovi potenziali turisti e soprattutto un milione e mezzo di cubani residenti negli Stati Uniti, potranno usufruire, anche se con delle limitazioni, della nuova implementazione dei voli verso Cuba. Tale permesso era stato annunciato a Gennaio di quest’anno dal presidente Barack Obama, come sforzo per migliorare l’avvicinamento al popolo cubano. Inoltre a Gennaio, il presidente statunitense annunciò anche la possibilità per i cittadini Americani, di spedire una maggiore quantità di denaro verso i cittadini dell’isla, permettendo di inviare fino ad un massimo di 2000 dollari l’anno.

Fino ad ora l’aeroporto che ha rappresentato il maggior punto d’imbarco verso l’isola caraibica è stato quello di Miami, dove vi è una gran concentrazione di cittadini cubano/americani residenti.


Probabilmente i nuovi voli potranno essere operativi nel periodo compreso tra Agosto e Novembre.

Bob Rohrlack, presidente della camera del commercio di Tampa (Florida, USA) ha dichiarato in merito che ora “i cubano-americani che risiedono nella comunità, come le imprese che realizzano transazioni commerciali legali con Cuba , ora potranno risparmiare tempo e denaro con voli senza scali, direttamente dall’aeroporto di Tampa”.

Ho dei seri dubbi sul fatto che tale decisione sia stata presa, come alcune testate internazionali riportano, e come detto dallo stesso presidente statunitense, per creare dei presupposti di avvicinamento con il popolo cubano. La tanto auspicata normalizzazione tra i due paesi certamente non passa solamente dagli investimenti commerciali, o dalle misure “salva crisi” statunitensi, quando queste sono create con una logica “unilaterale” e fine a se stessa. Sono ben altre le vie da percorrere.

Comunque sia un maggior flusso di turismo sicuramente porterà i suoi indubbi benefici anche alla già provata economia cubana, non esente dalla crisi economica che imperversa mondialmente.

Rimane il fatto, che tutto ciò è certamente più apprezzabile dell’ inasprimento dei viaggi e delle rimesse familiari che fece l’ex presidente W. Bush nella “folle” politica di intensificazione del blocco economico/finanziario, durante il suo mandato.

SORDO E MUTI

 E poi qualcuno osa mettere in dubbio il potere salvifico dell’arte. Persino il cerebrale Tremonti, uno per cui «cuore» fa rima con «titolo al portatore», è rimasto suggestionato dal direttore d’orchestra Riccardo Muti. Mentre centinaia di appelli in difesa della cultura (e di guaiti del povero Bondi) erano rimbalzati sulla fronte spaziosa del ministro senza lasciare traccia, è bastato un breve incontro con il Maestro per produrre il miracolo di una retromarcia latineggiante: «Veni, vidi, capii». Omaggio a un omonimo di duemila anni prima, tal Giulio Cesare, che di soldi per gli spettacoli ne spendeva tantissimi.

Chissà com’è andata davvero, fra il Sordo e il Muti. Forse il Maestro avrà sfiorato il Ministro con la bacchetta magica. O gli avrà suonato lì per lì un inno alla bresaola della Valtellina. Quel che conta è il risultato: Tremonti pare aver capito che la cultura non è un passatempo per spostati, ma la principale industria italiana del futuro. Ora però la vita per Muti diventerà un inferno. Appurati gli effetti della sua azione ammaliante sul ministro del denaro pubblico, verrà scritturato da legioni di questuanti. La scuola squattrinata: una lezione del professor Muti e Tremonti viene, vede, capisce e alza lo stipendio agli insegnanti. La polizia spolpata: un interrogatorio del commissario Muti e Tremonti viene, vede, capisce e fa il pieno alla busta paga e all’auto di servizio dei poliziotti, entrambe agli sgoccioli. La giustizia disperata: un’indagine su Berlusconi del giudice Muti e Tremonti viene, vede, capisce e chiede asilo politico al Marocco.


MASSIMO GRAMELLINI 

giovedì 17 marzo 2011

4/3/2011 quando c'e' da fare una bella figura...

MANIFESTAZIONI A CUBA


Le manifestazioni odierne mi fanno ricordare quelle a cui ho assistito in terra cubana,mi manca el primero dia de majo ma chi lo ha visto a la Habana mi ha parlato di una cosa imponente e anche divertente perche' sara' anche una cosa ufficiale,sara' anche che molti ci devono andare per forza,sara' anche che a molti se non vanno tolgono un giorno di salario ma siamo pur sempre a Cuba e tutto si svolge secondo il loro modo di intendere la vita.

Nell'88 ho assistito a un Primo Maggio a Budapest e c'era poco da divertirsi in quella sorta di parata militare,a Cuba e' tutto molto differente.

A Las Tunas lo scorso anno assistetti alla sfilata per l'anniversario della nascita di Jose' Marti',il Padre della Patria,sfilavano prima i lavoratori e poi gli studenti,sara' per la felicita' di sparagnarsi un giorno di lavoro o di studio ma piu' che una manifestazione politica sembrava un carnaval,tutti che ballavano,gente di ogni eta' e di ogni colore che al suono dei tamburi dimenava il culo a piu' non posso,davvero una bella festa.

Ci sono poi altre manifestazioni a cui ho assistito,ogni anno commemorano quei,mi pare,4 studenti uccisi dagli spagnoli ai tempi della loro dominazione,c'e' un monumento di fronte a Casa Azul nel parque,in quel giorno tutti gli studenti di ogni scuola e grado si portano al parque e iniziano la cerimonia,a un certo punto parte l'inno nazionale cubano,la prima volta rimasi basito....al partire della musica TUTTI quelli che transitavano in piazza si fermarono di colpo,chi era seduto si alzo',mi alzai pure io in segno di rispetto (lo stesso rispetto che pretenderei dagli stranieri che ci troviamo in casa) e fino all'ultima nota nessuno si mosse.

Noi italiani abbiamo decisamente un rapporto diverso col nostro inno nazionale aqnche se le cose ultimanete sono migliorate da quel punto di vista.

Ricordo un altra manifestazione,legata pero' alla Revolucion,una sorta di assalto armato a delle auto,deve essere una cosa accaduta a Tunas ma di cui mi sono dimenticato di chiedere l'origine.


BUON COMPLEANNO ITALIA



Oggi il nostro paese unito compie 150 anni,tralascio di parlare delle menate leghiste o delle associazioni borboniche (giuro che esistono) che non vogliono festeggiare quella che ritengono un invasione,oggi e' festa senza "se" e senza "ma".
Fra l'altro la lega dal punto di vista culturale,se cosi' si puo' chiamare,al di la' del consenso nel voto che spesso raccoglie fra chi un tempo votava PCI,e' e resta un  fenomeno lombardo -veneto,qua' in Piemonte esiste poco o nulla,qualche giorno fa ero a Torino ed era splendida con in tutti i balconi il tricolore e i negozi addobbati coi colori nazionali,fra l'altro ieri sera malgrado la pioggia c'era il mondo in Piazza S.Carlo con Chiamparino a festeggiare l'evento.
Anche dove vivo io e' tutto un tripudio di tricolori,lo abbiamo messo pure nei nostri club.
Da buon bolscevico sono storicamente refrattario alla retorica sulla patria,il mio essere orgogliosamente italiano e' un fatto sostanzialmente culturale e un fattore strettamente legato alla terra.
Quest'ultimo aspetto lo puo' capire solo chi ne e' stato lontano per periodi lunghi,ricordo quanto mi mancavano i nostri odori,i sapori dei nostri cibi,il nostro stile di vita quando lavoravo in giro per quelli che erano fra i piu' bei posti del mondo,ma non erano l'Italia.
Siamo la culla della civilta',tutto e' nato qua',quando i re Sassoni mangiavano carrube e patate crude nelle case dei patrizi romani c'era l'impianto di riscaldamento,l'acqua calda e il termario,la povera gente invece ha trovato sempre lungo ovunque....
Abbiamo avuto il massimo in ogni campo,poeti,pittori,musicisti,medici e via di seguito,forse col tempo non siamo piu' stati un popolo di grandi guerrieri ma Roma ha dominato il mondo allora conosciuto.
Noi italiani abbiamo saputo diventare uno dei paesi piu' industrializzati del mondo senza risorse naturali ma solo con il nostro lavoro e la nostra creativita' e tutto cio' malgrado una classe politica che neanche in Uganda..come direbbe Gaber.
Poi abbiamo i nostri bravi difetti ma se vogliamo ancora oggi siamo i migliori in tanti campi e questo e' quello che ci sta' tenendo a galla.
In un giorno come questo il pensiero va' ai Padri Fondatori,a coloro che insieme a migliaia di ragazzi e ragazze, molti dei quali diedero la vita,hanno unificato questo nostro paese.
Garibaldi,un eroe romantico,un rivoluzionario,Mazzini il repubblicano un idealista che diede la spinta morale per per l'impresa e voglio ricordare anche 2 piemontesi duri e pragmatici,Cavour al cui confronto i politici attuali sono dei microbi e Re Vittorio Emanuele che si sara' anche fatto i suoi interessi ma cha ha garantito che altre potenze straniere non intervenissero per impedire l'unificazione.
Insieme a questi che fecero l'Italia voglio ricordare tutti coloro che permisero a questo paese di restare unito quando era diviso e invaso da forze che lo opprimevano.
I Partigiani.
Anche se va di moda non si possono mettere nello stesso piano chi questo paese lo difese con chi si schiero' con l'invasore,un ricordo sincero per quei ragazzi e quelle ragazze di ogni idea politica che diedero la vita per l'Italia,se noi oggi possiamo vivere in un paese che,nonostante tutto,e' ancora un paese libero e' grazie a loro.

BUON COMPLEANNO ITALIA.

COMPLIMENTI ALL'ALITALIA.....


Vogliono ritornare, eccome, gli italiani che vivono in loco l'incubo del Giappone sotto scacco per l'emergenza nucleare, nel dopo terremoto più tragico che il Paese del Sol Levante ricordi. Ma molti non hanno ancora potuto farlo, e non solo per la difficoltà in cui il sisma ha messo la rete di trasporti, anche lontano dalla zona più calda, come a Tokyo e Osaka. Il problema, incredibile ma vero, non è solo quando partire, né da dove (solo oggi tutti i voli Alitalia sono stati spostati definitivamente da Tokyo alla sicura Osaka), ma trovare una tariffa ragionevole.

Adamo Lussana è parte di un gruppo che si è formato su Facebook: raccoglie 120 connazionali, tra residenti e persone che hanno una base nel Paese del Sol Levante. Uomini e donne che che nelle scorse ore hanno tentato la via di sola andata verso l'Italia, ma  hanno dovuto recedere di fronte a tariffe aeree a 4, persino 5 cifre (per due persone). Alcuni hanno constatato il problema direttamente in aeroporo, senza preavviso. "Io sono in Giappone con mia moglie - scrive Lussana in un suo comunicato - sono andato sul sito Alitalia per vedere i costi di due biglietti con partenza domani, 17 marzo, e due sole andate (quindi una tratta) mi costa 10.300 euro, se volessi partire il 18 marzo non ci sono posti, mentre il 19 marzo 8.954 euro ... quindi, libero solo business. Ieri una ragazza del nostro gruppo è andata con le valigie all'aeroporto Kansai di Osaka pensando di prendere il biglietto direttamente in aeroporto, gli costava 5.000 euro ed

è dovuta tornare in città perché non disponeva di quella somma ... se anche io potessi permettermi due biglietti di sola andata da 10.300 euro, non me li venderebbero perché la mia carta di credito è limitata a 2.600 euro come quella del 99% dei comuni mortali".

Vivere il Giappone da occidentale è una sfida impegnativa anche in condizioni ordinarie. Inimmaginabile quel che si può provare in una situazione di massima emergenza, in un mondo alieno di ideogrammi, dove l'inglese è molto meno parlato di quanto si creda e dove le notizie arrivano poco e male persino a chi conosce il kanji dalla nascita. E se per sentirsi spaesati, perduti, basta trovarsi, stranieri, al Charles De Gaulle di Parigi bloccati dalla neve, si pensi alla stessa sensazione, ingigantita esponenzialmente, di un europeo sballottato tra l'impenetrabile Tokyo e il suo aeroporto Narita, con una carta di credito insufficiente. "Ci dicono che la situazione è tranquilla anche a Tokyo", si legge in sintesi nel comunicato del gruppo di Facebook "ma noi tranquilli non siamo per niente, e quasi tutti vogliamo tornare". Secondo quanto scritto nel blog, "i voli a 'buon prezzo' - tipo 1800 euro a biglietto sono solo a 5-6 giorni dal giorno della prenotazione, e questo per molti di noi è troppo". Le prove eseguite sul sito della compagnia da Repubblica (dall'Italia) intorno alle 13 - vedere l'immagine - sulla tratta Osaka-Roma per i tre giorni a partire da oggi davano quanto segue: disponibilità zero per la partenza odierna, tariffe variabili tra i 2750 e i 4400 euro per i tre giorni a seguire.

Gli italiani chiedono - legittimamente - di poter partire subito, e a condizioni differenti. "Ci devono dire - si legge nel blog - 'Se volete, andate all'aeroporto e verrete imbarcati senza biglietto o avrete un prezzo fisso da 5-600 euro', anche se c'è libera solo la business, e anche per eventuali coniugi giapponesi".

Contattata sull'argomento, l'Alitalia ha negato che ci siano stati fenomeni di sciacallaggio. "Le tariffe erano quelle in cui si imbatte chiunque cerchi posto in un volo pieno il giorno della partenza o il giorno precedente, non è stato praticato alcun aumento" - ha spiegato il capo ufficio stampa dell'Alitalia, Paolo Di Prima. A seguire, la compagnia ha diffuso un comunicato nel quale confermava che tutti i 18 voli settimanali Italia-Giappone restano operativi, seppure con partenza solo da Osaka, il che significa che i voli normalmente in partenza da Tokyo sono stati trasferiti nella seconda città giapponese, più a Sud e quindi più lontana dall'epicentro del sisma e dalle centrali a rischio.

Alitalia poi comunica l'introduzione di una tariffa speciale "go show", da 800 euro, per favorire il rientro anche dei passeggeri senza prenotazione,  applicabile "a tutti i posti non prenotati indipendentemente dalle classi tariffarie disponibili. Una tariffa che non si troverà in rete, ma verrà applicata "live" a chi si presenterà all'aeroporto di Osaka. Inoltre, è previsto un rimborso fino a 130 euro per chi si trovi costretto a spostarsi da Tokyo a Osaka con i treni Shinkansen, che funzionano in modo sostanzialmente regolare. Condizioni, informa successivamente la compagnia italiana "in linea, se non inferiori a quelle praticate dalle altre compagnie". In generale, tutti i passeggeri da e per il Giappone sono invitati a consultare il sito www.alitalia.it 1 o a chiamare il numero verde (Italia) 800.65.055 e il call center allo 06.2222. Ancora, a chi in possesso di prenotazione e biglietto emesso sui voli da e per Tokyo fino al 31 marzo, è consentito il cambio di prentotazione o di itinerario senza penale, mentre il rimborso è limitato a chi ha biglietti tra l'11 e il 18.

Infine, il volo speciale Alitalia richiesto dal Comune di Firenze per consentire il rientro dei concertisti del Maggio Musicale Fiorentino, in tournée in Giappone, partirà stasera da Pisa. Il gruppo, circa 200 persone, rientrerà quindi tra oggi e domani con 4 voli di linea (arrivi a Roma e Milano, poi a Firenze) e appunto con il charter in partenza dalla città della Torre. L'orchestra, con il maestro Zubin Mehta e parte dello staff (circa 100 persone), si sposterà invece in Cina. In serata, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha poi dato il "via libera" per consentire che sul charter che trasporterà i musicisti siano fatti salire anche altri italiani che decidono di tornare, fino ad esaurimento posti. "Se possiamo essere utili anche per altri siamo lieti di farlo", spiega lo stesso primo cittadino sulla sua pagina Facebook, dove scrive anche di aver "parlato con l'ad Alitalia, Sabelli, ringraziandolo per quanto è stato fatto per il Maggio".

Guantanamo, la promessa tradita di Obama

 
L’Amministrazione Obama non chiude Guantanamo, anzi riapre ai processi nelle corti militari legittimando la detenzione infinita per i sospetti terroristi rinchiusi nel campo di prigionia cubano. L’executive order del presidente, l’atto di indirizzo che disciplina l’attività dell’amministrazione federale, è l’ultimo voltafaccia compiuto da Obama sul tema di Guantanamo. La promessa elettorale della chiusura è ancora contenuta nel provvedimento presidenziale, ma sembra solo l’ennesima presa di tempo per una politica giudiziaria che ha scelto la continuità invece che il cambiamento rispetto a quanto fatto negli otto anni di Bush.
GUANTANAMO RIMANE APERTO - Martedì il presidente degli Stati Uniti ha autorizzato la ripresa dei processi militari contro i sospetti terroristi detenuti nella prigione americana ubicata nell’isola cubana. Dopo due anni la Casa Bianca rinnega così il suo primo atto, ovvero la moratoria sui giudizi condotti dalle corte militari nei confronti delle persone catturate durante le guerre al terrorismo lanciate dall’Amministrazione Bush. La chiusura del carcere e soprattutto la fine dei processi militari erano stati una costante richiesta delle associazioni dei diritti umani, che contestavano la detenzione infinita senza alcuna garanzia imposta ai terroristi catturati dai militari o dalle forze di sicurezza statunitense. Nessuna normativa internazionale o federale disciplinava però il loro status, dato che i detenuti di Guantanamo non sono prigionieri di guerra, così da essere sottoposti alla Convenzione di Ginevra, e nemmeno persone che si sono resi colpevoli di crimini direttamente perseguibili dalla giustizia statunitense. La loro detenzione potenzialmente senza alcun limite temporale, e il giudizio nelle mani dell’esecutivo avevano sollevato più di un dubbio sulla legalità costituzionale della politica di sicurezza condotta dal governo americano. L’opposizione democratica aveva fatto della chiusura di Guantanamo uno dei capisaldi della sua critica a Bush, ma quando la Casa Bianca è tornata a sinistra, così come il Congresso, nessuna soluzione alternativa a quella architetta dall’Amministrazione precedente è stata introdotta. La più grossa difficoltà è stata determinata dall’impossibilità di trasferire in altre strutture sentenziare, straniere od interne, tutti i terroristi detenuti. Dopo la batosta alle midterm, il finanziamento dei processi civili ai prigionieri di Guantanamo è stato bocciato, aprendo così la strada verso la riapertura delle commissioni militari arrivata con l’ordine esecutivo del presidente. L’ultima decisione di Obama rappresenta l’ultimo passo di una sostanziale adesione alle pratiche precedenti in materia di lotta al terrorismo e politiche di sicurezza, un processo evidente da tempo al quale il Congresso ha sicuramente contribuito ma determinato in primis dall’esecutivo americano, che non ha voluto cedere i nuovi poteri arrivati con la guerra al terrorismo.
OBAMA NON CAMBIA – L’ordine esecutivo impone una revisione triennale della politica di detenzione su ogni singolo prigioniero la cui prima fase che dovrà essere ultimata entro un anno, e riapre le porte alle commissioni militari, anche se permette l’eventuale processo di fronte alle corti civili, o il trasferimento all’estero nel caso il board di valutazione determini questo esito. Tutto rimane però all’interno del potere esecutivo, con la commissione di revisione generale formata dal segretario di Stato, della Difesa, il ministro della Giustizia, quella della Homeland Security insieme ai due vertici degli apparati di sicurezza statunitensi, il direttore della Cia e il capo dell’esercito americano. Insieme all’ordine esecutivo Barack Obama ha pubblicato la seguente dichiarazione :
Dall’inizio della mia Amministrazione Gli Stati Uniti hanno lavoraro per portare davanti alla giustizia i terroristi in modo coerente con la nostra intenzione di difendere i cittadini mantenendo i nostri valori. Oggi annuncio molte misure che aumentano la nostra abilità di giudicare i terroristi, controllare le nostre azione e assicurare un trattamento umano ai detenuti. Credo fermamente che il sistema di giustizia americano è una componente chiave del nostro arsenale da utilizzare nella guerra ad Al Qaeda e al suo network, e continueremo a basarci su tutti gli aspetti del nostro sistema giudiziario, incluse le corti civili, per assicurare il rafforzamento della nostra sicurezza e dei nostri valori. In prospettiva tutti i poteri del governo federale hanno la responsabilità di unirsi per costruire una politica di difesa solida e duratura per mantenere la sicurezza degli Stati Uniti e i valori che ci definiscono come Nazione”.
RIPARTONO I PROCESSI – La prima conseguenza dell’ordine esecutivo di Obama dovrebbe essere la ripresa del processo militare a Abd al-Rahim al-Nashiri, il terrorista arrestato nel 2006 in Yemen e responsabile dell’attentato alla portaerei USS Cole. Finora sei detenuti di Guantanamo sono stati condannati dalle commissioni militari, mentre solo uno è stato processato dalla giustizia civile per il bombardamento alle ambasciate statunitensi, e la condanna su una sola delle 280 imputazioni ha rinfocolato la polemica conservatrice contro gli eccessivi rischi e la troppa tutela fornita dalle corti federali ai nemici degli Stati Uniti. Il caso più controverso rimane quello di Khalid Sheikh Mohammed, uno degli organizzatori dell’attentato dell’11 settembre. Obama avrebbe voluto processare Mohammed a New York in una corte civile, ma la reazione dell’opinione pubblica e dell’allora opposizione repubblicana fu così veemente da imporre un’ulteriore pausa di riflessione, La parola fine ad un rapido processo penale per Mohammed è arrivata lo scorso dicembre, quando la Camera dei Rappresentanti ha respinto lo stanziamento necessario per eseguire il dibattito in un tribunale federale, imponendo de facto lo stop alla volontà dell’Amministrazione, Obama, così come il ministro della Giustizia Holder, hanno reiterato la loro fiducia nella svolgimento dei processi, ma sembra improbabile che nei prossimi mesi si riesca a portare davanti ai tribunali civili i detenuti di Guantanamo responsabili di crimini particolarmente efferati. Gli esponenti obamiani non hanno voluto neanche prendere posizione rispetto alla sorte di Khalid Sheikh Mohammed, e su questo sono stati subito attaccati dall’opposizione repubblicana. All’interno della prigione ubicata a Cuba si trovano attualmente 170 prigionieri, e 70 di loro dovrebbero essere giudicati dalle commissioni militari create dall’Amministrazione Bush e sospese poi con l’arrivo del nuovo presidente.

Buongiorno Italia

Come tanti torinesi in questa giornata di festa, passeggio sotto i portici imbandierati del centro levandomi il cappello ogni volta che qualcuno mi saluta: «Cerea». Cerea. Anzi... buongiorno!». Oggi si parla italiano. Perché oggi sulla Gazzetta Ufficiale del Regno è nata l’Italia e, comunque la pensiate, è una gran cosa. Una cosa fatta da noi. Già, noi. Una minoranza di entusiasti. Ma sono le minoranze di entusiasti a fare la storia, per poi imporla ai pigri e agli scettici come epica collettiva. Davanti a Palazzo Carignano bivacca un gruppo di patrioti lombardi che cantano Mameli a squarciagola. Soltanto uno rimane in silenzio: «Perché tu non canti, Trota?» lo apostrofa un bergamasco. «Perché son federalista». «E alura? Gli americani sono più federalisti di te. Però quando parte l’inno nazionale si mettono la mano sul cuore! Te capì?».

Uno stormo di tonache svolazza sul selciato, lanciando anatemi contro il misfatto appena compiuto da quella banda di massoni: unire l’Italia contro la volontà del Santo Padre! Svoltano l’angolo, ma uno dei pretini torna indietro, lanciando occhiate furtive. Quando è sicuro che i confratelli non lo vedono, estrae dalla tonaca un fazzolettone tricolore e lo sventola in direzione dei ragazzi lombardi. Poi lo rimette in tasca, si fa il segno della croce e fugge via. Fosse un profeta direbbe: «Fra un secolo e mezzo persino il Papa la penserà come me». Invece è solo un povero diavolo innamorato dell’Italia, nonostante tutto. Come tanti italiani in questa benedetta domenica 17 marzo 1861.



MASSIMO GRAMELLINI

mercoledì 16 marzo 2011

GRAZIE



Ieri ho chiamato la Favola che mi ha ringraziato per alcune cosette che le ho inviato tramite un amico partito giorni fa.
 Sembra una cosa tutto sommato banale ma in realta' chi conosce l'universo cubano sa che non e' esattamente cosi'.
 La parola "GRAZIE" e' per loro un illustre sconosciuta,ho visto gente fare molte cose per le loro fanciulle senza ricevere in cambio neanche un "crepa".
 Il non ringraziare non e' una questione di educazione semplicemente fa parte della loro cultura vittimistica e di chi pensa che tutto sia un diritto divino,ovviamente sto' generalizzando ma la situazione e' questa.
 La cubana da per scontato che lo yuma le regali questo e quello,e' ritenuto un dovere dello yuma e quindi perche' ringraziare?
 Si ringrazia per una sorpresa,un favore,un pensiero non per un atto che si ritiene dovuto,il fatto di essere un paese perennemente in crisi economica fa si che sia scontato nel momento in cui uno di noi si avvicina a una di loro mettersi sul groppone calesse e carretto.
 Lo si DEVE fare,sempre secondo il loro modo di pensare,e di conseguenza ogni cosa che portiamo o regaliamo e' normale,e' un loro diritto divino.
 D'altronde i verbi piu' usati a Cuba sono,me regalaron,me pagaron,me enviaron e via di seguito,la situazione e' quella che e' e sicuramente non si possono invertire le parti.
 In tanti anni ci sono state 2 persone a cui ho veramente tenuto a Cuba e una delle prime cose che ho cercato di far capire a loro e' che nulla e' scontato e che se da un lato c'e' un pensiero gentile dall'altro ci deve per lo meno essere un gesto di ringraziamento per un atto non dovuto ne' scontato.
 Erano e sono persone che hanno ricevuto una buonissima educazione e ho trovato terreno fertile e strada in discesa ma comunque c'e' voluto del tempo perche' la parola "grazie" entrasse nel loro vocabolario.

SPORT ITALIANO


 Il gol di Pandev a 3 minuti dalla fine ha salvato l'Inter ma in generale tutto il calcio italiano da un flop senza precedenti.
Se togliamo l'esploit dei neroazzurri lo scorso anno,fatto praticamente senza italiani in squadra,la situazione del nostro calcio non si puo' dire certo che sia particolarmente rosea.
Tolti i neroazzurri tutte le nostre squadre sono uscite dalle coppe,alcune in modo ignomignoso contro compagini sulla carta decisamente inferiori.
Tutto il nostro calcio e' in crisi,ma direi,fatte alcune doverose ma rare eccezioni,tutto il nostro sport lo e',diciamo che lo sport e' lo specchio di un paese e visto come siamo messi non possiamo pensare che la cosa vada in modo differente.
Per quanto riguarda il calcio basta dare un occhiata al nostro campionato e poi guardare quello inglese,spagnolo o tedesco,qua' e' tutto i susseguirsi di sceneggiate,proteste con gli arbitri,risse,botte,colpi proibiti,altrove invece si gioca a calcio,bene o male ma si gioca a calcio.
Da noi gli stadi sono diventati terreno di guerriglia per delinquenti altrove vediamo intere famiglie a pochi metri dal campo di gioco che si godono lo spettacolo,da si svuotano altrove sono sempre pieni,e' comodo dare la colpa alla tv ma quella c'e' anche altrove e la gente continua ad andarci e a riempirli.
Le partite del nostro campionato sono di una noia mostruosa,tolte poche eccezioni,e' tutto un susseguirsi di tempo perso e manfrine.
Un tempo i grandi giocatori stranieri facevano la coda per venire nel nostro campionato oggi arrivano quasi esclusivamente seconde scelte,le societa' non hanno soldi e la fiscalita' abnorme di questo paese fa il resto.
La nazionale ha fatto il mondiale che ha fatto,il peggiore mai visto,ora con Prandelli si cerca di risalire ma la vedo dura,l'under 21 che dominava l'Europa le prende dalla Bielorussia e si fa buttare fuori.
Questa e' la situazione del nostro calcio,lo sport in generale non va meglio,gli sponsor si sono rarefatti e lo stato,unico paese al mondo a farlo,prende soldi dallo sport invece che elargirli,molti sport sopravvivono unicamente grazie ai gruppi militari senza i quali gli atleti non potrebbero vivere,insomma la situazione e' tutt'altro che rosea,conosco un paio di allenatori di sci alpino di altissimo livello e mi raccontano di rimborsi che arrivano dopo mesi e mesi e di trasferte da anticipare di tasca propria,non esattamente il massimo per un paese come il nostro.

PIOVE.....


 Io non so come sia il tempo da voi ma qua' sono 3 giorni che piove a dirotto,sembra Blade Ranner....cazzo.

L'inverno e' stato pesante,sono mesi che il cielo ci entra in casa,avremo tutti bisogno di un po' di sole,che non migliora lo stato del paese ma perlomeno migliora il nostro umore.

Ieri ho chiamato Cuba,gran sole e mare caldo.......sono felice di tutte le scelte che ho fatto ma in giorni come  questi mi chiedo perche' non passo la' 4/5 mesi,e potrei farlo, invece di combattere con le pozzanghere.....

Mah......tempo di merda.

I MIEI RACCONTI - LA "DIVERSA" 2005



Da quanto ho letto in questi mesi,ognuno di noi ha oppure ha avuto la sua "diversa" nel curriculum.
Si parla della ragazza che"non e' come le altre","non va o non e' mai endata con uno yuma prima di me","quando sono in Italia mi aspetta brava a casa" ecc ecc.
Vi racconto la mia,fra l'altro roba fresca che ancora sto vivendo anche se non credo si possa chiamare"novia fissa",gia' solo il termine mi fa venire l'orticaria e altri pruriti vari..
L'ho conosciuta a un matinee alla disco dell hotel Las Tunas nell'aprile del 2003.
Pochi turisti e molti cubani,prendo una Cristal e con l'aria dell'uomo di mondo mi appoggio alla transenna del bar leggermente rialzato sulla pista per osservare il movimento.
Ai matinee di solito non vanno le bottanazze in quanto essendo di pomeriggio e non essendoci molti yuma c'e'poca trippa per gatti.
La vedo insieme ad alcune sue amiche che sta' ballando,bianca,occhi leggermente a mandorla ma tirati verso l'alto ,alla siberiana,2 tette spettacolari,varamente spettacolari,anzi...di piu'..
Sorride sempre,e' molto bella,le do 21/22 anni ,insomma inizio a guardarla,dopo un po' lei si accorge del mio sguardo e del sorriso rapace e mi sorride a sua volta.
La invito a bere qualcosa al bancone e dopo qualche chiacchiera la invito a cena per la sera alla Bodeguita.
Che volete farci,il tempo del rimorchio stradale e' passato,ora voglio,nei limiti ,capire con chi ho a che fare,e poi,diciamolo,mi piace fare il brillante...
Alla sera,puntuale si presenta all'appuntamento,vestita non male ma senza eccessi,ha quell'eleganza che trovi raramente in una donna,di qualunqua parte del mondo,quella capacita' di fare con gusto ogni cosa di portare bene ogni abito,anche uno senza particolari pretese.

Non ha chiesto soldi,le ho dato il dovuto,i dindini fanno comodo a tutti,anche a una studentessa.
Ho passato una bella serata,se li era meritati.
Le davo appuntamento ogni 2 o 3 giorni,intanto facevo la mia vita,in quella vacanza l'ho vista 3/4 volte.
Uguale a maggio quando tornai a Cuba.
A dicembre notai i primi cambiamenti,condom in borsetta,vestiti migliori,sempre l'aria da ragazzina ma piu' scafata.
Nessun problema,non ho mai promesso nulla,quindi non avevo alcun diritto di chiedere nulla.
Alcune sue amiche erano all'Avana a far la vita,lei preferiva rimanere li,il padre qualcosa le dava,la mamma lavorava,e qualche turista faceva la sua parte,giusto cosi'.
Le detti un consiglio;invece di darla ogni sera a uno diverso trovatene uno col grano che ti possa veramente aiutare,lei mi guardo' e sembro' aver capito.
Non vado a Cuba per un anno(mai piu'... )torno a gennaio 2005 e senza avvisare una mattina con lo scooter mi presento a casa sua,stava facendo i mestieri,mi vede,mi butta le braccia al collo dicendomi"e' un milagro" e io ridendo rispondo "e' un milagro che ti becco da sola..."
Insomma e' una donna fatta,cellulare,operai in casa(barrio povero,casa che era finita solo a meta'),vestiti italiani.
Aveva ascoltato il mio consiglio.
Un ricco ottuagenario nostro compatriota aveva risolto il problema.
Ho passato buona parte della mia vacanza con lei,resta una bella persona,sensibile,ma ABBASTANZA corretta con chi la sta aiutando visto che non le aveva assicurato un esclusiva,come fanno tante,che poi non avrebbe mantenuto.
E'intelligente senza essere furba,continua a non chiedere soldi(io continuo a fare il mio dovere), avere le spalle coperte le consente di andare a letto con chi le piace tirando 2 di picche a altri,e questo a Cuba non e' poco.
Torno a fine marzo e sono curioso di vedere altri cambiamenti.
Sottolineo,e' importante che continuo a non promettere ne' pretendere nulla....poi ...si vedra':

Le dieci cose per cui vale la pena vivere


1) La mozzarella di bufala aversana.

2) Billy Evans che suona Love Theme
From Spartacus. 

3) Portare la persona che più ami 
sulla tomba di Raffaello Sanzio 
e leggerle l'iscrizione latina 
che molti ignorano.

4) Il gol di Maradona del 2 a 0 contro
l'Inghilterra ai mondiali del Mexico
'86.

5) L'Iliade.

6) Bob Marley che canta 
Redemption Song ascoltato nelle 
cuffie mentre passeggi libero.

7) Tuffarsi ma nel profondo, 
dove il mare è mare. 

8) Sognare di tornare a casa dopo 
che sei stato costretto a star via 
molto, molto tempo. 

9) Fare l'amore.

10) Dopo una giornata in cui hanno
raccolto firme contro di te aprire 
il computer e trovare una mail 
di mio fratello che dice: "Sono fiero 
di te". 

ROBERTO SAVIANO