martedì 2 agosto 2011

FEDERICA E GLI UOMINI

 
Sono uomo di sport,praticato e visto e ancora oggi faccio una vita che e' la piu' possibile vicina a quella di un atleta,anche se con la difficolta' di trovare motivazioni perche' la sfida e' solo con me stesso,e gli anni passano...
Comunque seguo tutto lo sport che posso e cerco di avere sempre un approccio anche scientifico all'evento.
Sono stato un buon judoka e so quanta fatica e quanto sudore c'e' dietro a una gara e a un evento.
Ho seguito,sui giornali,il tempo e' tiranno,i mondiali di nuoto.
Intanto gloria al settebello con tanto di atleta cubano annesso,ma voglio soffermarmi sulla Pellegrini e sul gossip che ha accompagnato questa ennesima sua esibizione vittoriosa.
La Pellegrini e' tecnicamente un fenomeno,magari non un mostro di simpatia ma in acqua e' divina.
I fatti sono noti,la fanciulla ha mollato il moroso Marin per pare,farsi zufolare da magnini capitano della spedizione azzurra.
Le donne sono di un altro pianeta,mentre i 2 contendenti affogavano letteralmente in vasca sommersi dal botto mediatico della faccenda lei algida come il sole vinceva tutto quello che c'era da vincere fottendosene di tutto e tutti.
Marin ha raccontato ai giornali del dramma che sta' vivendo e di cose simili,invece di reagire da uomo in vasca ha preferito piangersi addosso e rendere tutto ancora piu' mediatico e patetico.
Magnini e' stato beccato dal rivale in camera della campionessa e pare che li' sia nato il casino.
La componente psicologica in un atleta e' fondamentale,puoi essere allenato quanto vuoi ma se la testa e' altrove affondi non ci sono storie che tengano.
Le donne quando decidono una cosa la decidono punto e basta,noi lasciamo sempre una porta aperta loro invece vanno dritte fino alla fine.
Francamente il Marin mi sembra fragilino per una fanciulla simile,ci vorrebbe un Rosolino e il suo carattere forte che non a caso non ha mai quagliato con quello della Pellegrini.
Grande campionessa lei e mezze fighette loro.

LO SCIOPERO DEI POMODORI


La protesta è nata subito dopo l'assemblea sindacale tenutasi sabato sera presso la masseria Boncuri, con la Flai e la Cgil Provinciale di Lecce. Gli immigrati chiedono il rispetto della paga sindacale, tra i 6 e i 10 euro a cassone di pomodori, mentre ora per riempire un cassone di 100 chili vengono pagati 3,5 euro. In più alla fine della giornata il "capo nero" che li ha chiamati a lavorare esige 3 euro più 5 euro per il trasporto. «Una giornata di oltre 10 ore di lavoro sotto il sole, dunque, frutta loro meno di 20 euro. Sono tutti vittime del caporale etnico o nostrano - spiegano Giuseppe Deleonardis e Antonio Gagliardi, rispettivamente segretari della Flai Cgil Puglia e Lecce - che riscuotono il pizzo da parte dei lavoratori, per il semplice fatto di averli chiamati a prestare lavoro, quindi perpetrando un ricatto e un reato».
Da vent’anni in queste campagne si assiste ad uno strutturale e diffuso fenomeno di sfruttamento di centinaia di stagionali migranti. Le condizioni di indigenza e la drammatica precarietà in cui vivono li spingono a sperare, ogni mattina, di essere reclutati dai caporali per paghe da miseria. La quantità di forza lavoro disponibile eccede di gran lunga la reale necessità di impiego, producendo un effetto di livellamento verso il basso dei compensi e della qualità delle condizioni lavorative. In altri termini, per ogni migrante che rifiuta di lavorare per pochi euro l’ora, ce ne sono altri dieci pronti ad implorare di essere reclutati pur di guadagnare almeno i soldi per mangiare..
"La vita degli immigrati nella Masseria Boncuri è difficile. Vivono in tende sistemate intorno ad una fontana. Ma, anche per la crisi in nord Africa, quest'anno sono oltre 400 e, nonostante l'impegno dei volontari, non ci sono abbastanza tende per ospitarli. La protesta - spiega Anna Caputo dell'Arci di Lecce- è scattata all'ennesima richiesta di lavoro aggiunto, a fronte di una paga ridicola: 3,5 euro a cassone, per oltre cento chili di pomodori raccolti». Una protesta, dice ancora la rappresentante Arci, che va sostenuta per difendere la dignità degli immigrati-lavoratori e per vanificare il ricatto del caporalato che «cerca di fare leva sul maggior bisogno di qualche extracomunitario per spezzare l'unità dei manifestanti».

Grazie al lavoro sinergico tra il sindacato e l'Associazione di volontariato Finis Terrae, che gestisce il campo anche questa sera alle 20 è prevista un'assemblea all'interno della masseria, per proseguire la protesta. Il caporalato, spiega ancora la Cgil "è, infatti un fenomeno inafferrabile, che vive di clandestinità, che in parte si autoalimenta, e per tali ragioni è necessario combatterlo attraverso una legislazione adeguata, a partire dal disegno di legge presentato da un gruppo di senatori prima firmataria la senatrice pugliese Colomba Mongiello per rendere il caporalato, reato penale". Ma è necessario anche, prosegue il sindacato "portare avanti la lotta al lavoro nero, a tutte le forme di illegalità ed al sistema di impunità fortemente presenti nel sistema, introducendo norme trasparenti in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro quali le liste di prenotazione. Inoltre, va intensificata l'azione di contrasto al lavoro nero ed irregolare da parte degli organi ispettivi con azioni mirate in campo e che prevedano azioni sinergiche repressive e intervento con revoca sui finanziamenti pubblici e agevolazioni contributive".

OJALA

CUBA-LA HABANA-ASAMBLEA NACIONAL DEL PODER POPULAR

Cuba trabaja en la actualización de la política migratoria vigente, anunció hoy el presidente Raúl Castro en el séptimo período de sesiones de la séptima legislatura de la Asamblea Nacional del Poder Popular.
Al clausurar esta sesión del Parlamento, el jefe de Estado puntualizó que se avanza en la reformulación y elaboración de un conjunto de medidas reguladoras en dicha esfera según las condiciones del presente y el futuro previsible.
Damos este paso como una contribución al incremento de los vínculos de la nación con la comunidad de emigrantes, cuya composición ha variado radicalmente con relación a las décadas iniciales de la Revolución, afirmó.
El país -añadió- está en la senda de modificar decisiones que jugaron un papel en su momento y que perduraron innecesariamente.
Recordó cómo en aquella etapa el gobierno de Estados Unidos amparó a criminales de la dictadura de Fulgencio Batista, terroristas y traidores de todo tipo, y estimuló la fuga de profesionales para desangrar al país caribeño.
Hoy los emigrados cubanos, en su aplastante mayoría, lo son por razones económicas, y casi todos preservan su amor por la familia y la patria que los vio nacer, y manifiestan solidaridad hacia sus compatriotas, comentó.
En nuestro caso no podemos olvidar que somos el único país del planeta a cuyos ciudadanos se le permite asentarse y trabajar en el territorio estadounidense sin visa alguna en virtud de la criminal Ley de Ajuste Cubano de 1966, recalcó.
Criticó que este sensible asunto ha sido objeto de manipulación política y mediática durante varios años con el fin de denigrar la Revolución y enemistarla con los cubanos que viven en el extranjero.
Los emigrados cubanos son, resultado de la mentira repetida miles de veces, considerados exiliados políticos que escapan del comunismo, añadió.
Qué pasaría si en Estados Unidos y la Unión Europea se pusiera en vigor una ley de ajuste latinoamericano, asiático o africano, preguntó Raúl Castro.
Subrayó que la flexibilización de la política migratoria cubana tendrá en cuenta el derecho del Estado revolucionario de defenderse de los planes injerencistas y subversivos del gobierno norteamericano y sus aliados.
Al mismo tiempo, amplió, se incluirán medidas para preservar el capital humano creado por la Revolución frente al robo de talentos que practican las naciones poderosas.
(Con información de Prensa Latina)

QUELLI FRA PALCO E REALTA'


Ieri sera e' stata una delle piu belle serate della stagione,ero a Pineto dove sto' dando una mano ai ragazzi e avevamo il cabaret.
Anche se oramai faccio un altro mestiere il palco lo guardo sempre con un occhio di riguardo,non interferisco con i programmi del capo animazione soltanto partecipo alle serate di Cabaret,e' sempre stato uno dei miei cavalli di battaglia,faccio ancora la differenza e sopratutto mi diverto come un matto.
Ieri sera ero stanco,sto' viaggiando molto e siamo ad agosto ma ho tirato giu' col capo animazione,un mio pretoriano che ha sostituito quello precedente,un bel programma di serata con alcuni schetch forti e di sicuro impatto.
Mentre c'era la baby dance ho buttato un occhio all'anfiteatro....pieno di gente.
A quel punto mi e' salita l'adrenalina e mi e' tornata la voglia di salire ancora una volta su quel palco dove ho passato i migliori anni dela mia vita.
Ne e' venuta fuori una serata da urlo,gli schetch non finivano mai e questo e' un bel segno perche' vuol dire che hai piacere di starci sul palco e attorno ai canovacci delle varie scenette le improvvisazioni si sprecavano.
Oramai dopo tutti questi anni ho il polso esatto di ogni serata,sento la gente, so se applaude per cortesia o perche' si sta' davvero divertendo e ieri si e' davvero divertita.
Un cabaret che di solito dura 40/50 minuti e' durato un ora e 20 ,non ce ne andavamo piu'...e la gente tutta li' piegata in due dal ridere.
Alla fina standig ovation come non mi capitava da un po' e poi balli di gruppo con almeno 120 persone a ballare e le mie 3 ballerine sul proscenio.
Davvero Ligabue ha ragione se sei uno fra palco e realta' lo sei per tutta la vita.

PRESO BOLETO


Alla fine ho deciso di anticipare i tempi e ho fatto il boleto per Cuba con un buon anticipo rispetto alle mie abitudini.
Le ragioni sono varie,intanto non ho il tempo e spesso neanche la possibilita',visto che sono perennemente in viaggio,di monitorare ogni giorno tutti i siti delle varie compagnie aeree poi ho visto che tolti pochi casi della Cubapoint,e rigorosamente su una tratta,non ci sono offerte neanche sotto data e in piu' sui 2 mesi di offerte non ce ne sono.
Vedendo in giro fra Air France e Iberia si era perennemente fra gli 850 e 900 euro,volevo aspettare Jetairfly ma vedo che siamo ancora a 300 euro a tratta,in piu' ne devo aggiungere almeno 30 per raggiungere Bruxelles con Easy jet dove passare poi una notte in aeroporto,rifare il check e sbarcare poi a Varadero.
Alla fine ieri si e' aperta una finestrella su Iberia con voli a 692 euro,c'era ancora un posto sui 2 mesi pieni 25 settembre-25 novembre,ma mentre smanettavo coi numeri della mia visa anche quel posto si e' volatilizzato....ho tirato giu' tutti i santi del paradiso...
A quel punto ho cambiato date e sono saltati fuori ancora 3 posti dal 25 settembre al 22 novembre e ho subito bloccato un posto.
Dispiace che parto da Malpensa ma con 18 euro c'e' il pulmann comodo comodo da Torino di conseguenza non e' un grosso problema.
Il problema e' l'arrivo alle 9 di sera all'Avana mentre il Viazul,se gli orari non sono cambiati,e' alle 10 e temo di perderlo,di conseguenza opterei per una notte in qualche casa vicino al terminale per partire il giorno dopo.
Ma anche se mi dovessi far venire a prendere da Tunas alla fine,fatti 2 conti rispetto ai voli su Holguin e ai prezzi che girano dovrei ahorrare un 200 euro e va bene cosi'.
C'e' un po' di sbattimento per l'arrivo a La Habana ma con 2 mesi davanti francamente me ne fotto,ho tutto il tempo per recuperare.
Poi mi faro' un mese in Italia per ripartire successivamente per altri 2 mesi oppure un mese e mezzo,in questo modo non lascio il fortino sguarnito per troppo tempo.
Sono contento di essermi tolto un bel peso dai maroni.

lunedì 1 agosto 2011

UN CUBANO CAMPIONE DEL MONDO COL SETTEBELLO

 

DAL BLOG AVANA SOLO ANDATA
Lo so che questo è un blog cubano, ma ci sono poche volte che una passione come la mia, per uno sport cosiddetto minore, riceve un regalo così grande. Quello che segue è l'articolo del sito della Federazione Italiana Nuoto con la cronaca dell'incredibile vittoria italiana ed un riassunto delle medaglie mondiali  di questo sport bellissimo, dove l'Italia ha il suo meritato rilievo. Non dimentichiamoci che in questo successo c'è anche un po' di Cuba che ha dato i natali ad Amaurys Perez, incredibile difensore che a 35 anni diventa campione del mondo. Insomma, il Settebello è tornato.

SHANGHAI - Il mondo ci guarda col naso all'insù. Come nel 1978. Come nel 1994. L'Italia è campione del mondo di pallanuoto per la terza volta nella storia. Dopo una partita lunghissima e piena di emozioni batte la Serbia 8-7 sfilandole la corona. Dopo aver superato Sudafrica, Stati Uniti e Gerrmania nel girone preliminare; dopo aver battuto la Spagna vice campione del mondo nei quarti, la Croazia campione d'Europa in semifinale e la Serbia campione di Roma 2009. Un cammino esaltante, senza fermate intermedie, illuminato dalla competenza dello staff tecnico e dal coro unanime delle tante voci azzurre.
E' la Nazionale di Tempesti e Felugo, già d'argento a Barcellona 2003, capitano e vice capitano, anime del gruppo, fondamenta del progetto Settebellissimo. Dei romanisti Presciutti, che festeggia alla Totti ogni gol col pollice in bocca, e Gitto, cresciuto nella Lazio senza dirlo a nessuno, altrimenti non gli facevano assistere alle partite in curva sud. Del mancino Gallo da Siracusa, come il cittì Campagna, che ha imparato pure a fare gli assist. Del secondo portiere Pastorino, sempre presente, collante del gruppo e voce pronta a farsi sentire. Dei centroboa Aicardi e Deserti, classe, duttilità, potenza e sacrificio al servizio del gruppo. Di Figari, mani da pianista e fisico alla 'Dotto', che ferisce di fioretto. Di Giorgetti l'ungherese, Fiorentini il croato, Figlioli l'australiano, Perez il cubano, tutti stretti nella bandiera italiana a cantare l'inno di Mameli con la medaglia d'oro al collo. Loro, più italiani di tanti. Ma anche dei Lapenna, Giacoppo e Luongo, ultimi esclusi dalle convocazioni, e degli altri componenti del gruppo di 20-22 giocatori che, come esorta a ricordare il cittì Campagna "sono stati e saranno determinanti per la crescita della Nazionale. Hanno vinto anche loro".
La festa comincia con la sirena del secondo tempo supplementare che decreta la fine di una finale vinta almeno tre volte. Tutti in acqua, poi sul bordo vasca a festeggiare insieme a Filippo Magnini e a tutta la Nazionale di nuoto con Federica Pellegrini in tribuna ad applaudire. Ad abbracciare il Presidente della Federnuoto Paolo Barelli e tutto lo staff federale. Maurizio Felugo piange, Francesco Attolico dalla panchina si gode lo spettacolo e chissà se ripensa ai sui trionfi, Alessandro Campagna e Amedeo Pomilio sono completamente bagnati. Anche sulle tribune si fa festa. Il pubblico cinese ha scelto l'Italia fin dall'inizio. Solo i serbi sono in silenzio. Tutti gli altri si stringono intorno ai Campioni del mondo. A Shanghai si è aperto il nuovo ciclo della pallanuoto italiana!
  

Que cada quien opine lo que piense y desee, dice Raúl en Pleno del Comité Central

Raul castro

El segundo pleno del Comité Central del Partido Comunista de Cuba (PCC) sesionó en La Habana presidido por su primer secretario, Raúl Castro.
De acuerdo con el Noticiero Nacional de Televisión, la cita se inició el pasado 30 de julio, Día de los Mártires de la Revolución, con un minuto de silencio en homenaje a los revolucionarios Frank País y Raúl Pujols, así como a los que cayeron a lo largo de las luchas del país.
A continuación, José Ramón Machado Ventura, segundo secretario del PCC, dio lectura a un informe en el cual se explican las acciones realizadas por la organización en cada provincia para dar continuidad al análisis de los temas debatidos en el VI Congreso del Partido.
Además, crear las bases para la implementación de los Lineamientos de la Política Económica y Social y preparar la Conferencia Nacional que se celebrará el próximo 28 de enero.
Machado Ventura explicó que se han trabajado manteniendo el principio de que el Partido no debe asumir otras funciones y misiones que las establecidas en sus estatutos y documentos normativos.
Enfatizó en que esta organización tiene el deber de llevar un control efectivo de la actividad económica en primer lugar para alertar a tiempo y con argumentos sólidos lo que pueda estar afectando el cumplimiento del plan o cualquier otra tarea de importancia social desde la base hasta el más alto nivel.
Igualmente, particularizó en la necesidad de exigir por que cada uno -sea o no militante- haga lo que realmente le corresponde.
En este sentido, fue preciso al señalar que no se aceptarán autocríticas cuando estas sean no más que puras justificaciones; tampoco se admitirán compromisos que pasan de un año a otro y no se cumplen, ni por la administración ni por el Partido.
Por ello insistió en la urgencia de demandar con firmeza que se conozca por qué no se hizo lo necesario cuando correspondía, quiénes son los responsables y qué se ha concebido para rectificar.
Además, cuáles son los resultados hasta el momento y en qué tiempo se resuelve la situación, para acto seguido ejercer el verdadero papel de control que corresponde.
El segundo secretario informó también acerca de la realización de las asambleas provinciales del Partido, los plenos ampliados de los comités municipales, las reuniones de secretarios generales de las organizaciones de base y el proceso que se desarrolla en los núcleos de los diferentes centros de trabajo.
En todas estas reuniones, dijo, han sido abordados oportuna y críticamente los diferentes problemas que, teniendo en cuenta las particularidades de los territorios, afectan la marcha de la economía.
Del mismo modo en estos encuentros se ha coincidido en la necesidad de ajustar la captación y atención de los dirigentes a las circunstancias actuales para incrementar su vínculo con las masas y con ello eliminar los métodos burocráticos y la falta de creatividad.
También la tendencia al reunionismo, la pasividad y el conformismo que caracterizan a muchos dirigentes y solo los conduce a ser simples ejecutores de lo dicho por el organismo superior.
Para enmendar los problemas que hoy se suscitan en la base urge en primer lugar cambiar la forma de razonar y actuar de los dirigentes, sean del Partido, el Estado o el gobierno, dijo.
Finalmente, llamó la atención sobre la necesidad de consolidar cada paso y medida que se adopte, lo cual permitirá ser consecuentes con las decisiones tomadas por el VI Congreso.
De igual forma, el miembro del Buró Político Marino Murillo, jefe de la Comisión Permanente de Implementación y Desarrollo, presentó al pleno un resumen sobre el proceso de aplicación de los Lineamientos aprobados en el VI Congreso.
Además, la marcha del perfeccionamiento funcional y estructural del gobierno y la administración central del Estado en sus distintas instancias.
En este sentido, el también vicepresidente del Consejo de Ministros explicó sobre los principios en los que estará basada la proyección quinquenal de trabajo de la Comisión y las tareas actualmente en desarrollo.
Igualmente, las decisiones económicas adoptadas que no implican nuevas normativas jurídicas y las políticas cuyas bases están en estudio y elaboración.
Murillo enfatizó que el trabajo de la Comisión no sustituye la responsabilidad institucional de ningún organismo ni entidad, y aseguró que como principio la Comisión escuchará todas las opiniones que se emitan sobre un tema con el objetivo de llegar al consenso.
Al respecto, Raúl Castro fue enfático al señalar que cualquier discrepancia existente será analizada sin desecharla de golpe y con ello garantizar la libre discusión para que cada quien opine lo que piense y desee.
El pleno del Comité Central también fue informado por el miembro del Buró Político y Ministro de Economía y Planificación, Adel Yzquierdo, sobre la marcha de la economía en el primer semestre, aspecto en el cual fueron repasados los tópicos y expuestos en la pasada reunión del Consejo de Ministros.
Acerca de la confección del Plan, Raúl Castro reiteró la necesidad de preparar a quienes están encargados de elaborarlo, pues como se ha demostrado en estos últimos tiempos todavía persisten deficiencias que en muchos casos están provocadas por desconocimiento.
Una vez más el primer secretario del Partido insistió en la importancia de cambiar métodos y estilo de trabajo que, al no estar acordes con los momentos actuales, impiden en muchos casos superar errores.
No podemos permitir que incomprensiones de ningún tipo obstaculicen la gigantesca tarea que tenemos por delante, precisó.

Tendopoli e tangentopoli


In Israele, nazione dove presidenti sono stati costretti a dimettersi per scandali sessuali, stanno spuntando spontaneamente “città delle tende” da un capo all’altro del minuscolo Paese per protestare contro il governo di Bibi Netanyahu e le difficoltà economiche, soprattutto nel settore casa. Sono tutti giovani, tra i 20 e i 30 anni, studenti o laureati da poco tempo, che non riescono a trovare alloggi che si possano permettere e stanno facendo traballare il governo. Nessun assalto, nessuna marcia, nessun casco integrale per nascondere la faccia, nessuna carica della Polizia, nessuno sgombero forzato anche se molte di queste tendopoli di protesta sono spuntate in vie e quartieri centralissimi. Netanyahu nel panico ha cancellato viaggi (di lavoro) all’estero. La Knesset, il Parlamento ha annullato le vacanze per restare in sessione di emergenza. In Italia, si preferisce inviare messaggini autoerotici e per lo più anonimi su Facebook o sui blog degli indignati con il Dvd pagabile con carta di credito , il Primo Ministro se ne strafotte e  va in vacanza nei Caraibi, la Lega si affiitta tre stanzette a Monza e le chiama “Ministeri” per buttare un po’ di polvere negli occhi dei propri disperati seguaci, il Parlamento, dominato e ricattati dagli Scilipoti e dagli scimuniti comperati un tanto alla poltrona vota l’ennesimo paciugo giuridico per mandare in vacca i processi e salvargli il sedere. Chissà che effetto farebbe vedere una tendopoli allargarsi pacificamente nel centro di Roma, da Piazza del Popolo a Piazza Venezia passando per Largo Chigi, silenziosamente, disciplinatamente manifestando contro un governo che chiaramente l’Italia non può più permettersi e ci costa miliardi di Euro in interessi punitivi sui BPT, i buoni pluriennali del Tesoro. Non accadrà. Siamo il solito popolo di parolai e di tifosi da curva, tutto urla, fumogeni e vaffa. Riposa in pace, se ci riesci, Peppe.

VITTORIO ZUCCONI


RIVOLUZIONARI OGGI


In questi giorni abbiamo appreso che il nostro ministro dell'economia pagava in nero l'affitto della sua casa a Roma.
Del culo flaccido che ci governa neanche parlo tanti e tali sono i processi che pendono sulla sua testa.
Anche il pd ha i suoi bravi scheletri negli armadi come possiamo vedere.....
In parlamento ci sono di nuovo oltre 70 inquisiti e scusate se e' poco...
La domanda e';visto che chi dovrebbe essere d'esempio si comporta in questo modo perche' mai,noi semplici cittadini,dovremo rispettare le leggi ed essere ligi alle regole che questa comunita' si e' data'?

Perche io devo pagare le tasse se chi mi governa non lo fa o cerca di inculare la comunita'.

Questo e' il dramma,uno dei drammi,di questo povero paese,mancano gli esempi a cui fare riferimento,ci resta solo quel vecchio Comunista di Napolitano che da' l'esempio tagliandosi i fondi  ma per il resto siamo in mano a 4 venditori di grattachecche.

Ha ragione Gramellini che un paio di mesi fa in un suo editoriale su La Stampa disse che oggi fare bene il proprio lavoro ed essere buoni cittadini e' essere Rivoluzionari.

Oggi il normale e' Rivoluzionario ed e' questo il vero problema della nostra povera Italia.

DOVE CRESCERE DEI FIGLI?

IN QUESTI GIORNI SONO A CONTATTO CON CENTINAIA DI BAMBINI,FIGI DI CHI VIENE A PASSARE UNA VACANZA NELLE STRUTTURE DOVE OPERIAMO.


Non sono un grande amante dei bambini,con un equazione semplicistica si potrebbew dire perche' non ne ho....piu' semplicemente credo sia un problema di puro egoismo,non voglio sacrificare anni della mia vita dietro a pappette e biberon.


Ma non e' questo il punto,se domani avessi un figlio da una cubana sarebbe meglio che crescesse in Italia o a Cuba?


Li vedo questi bambini e ragazzini italiani e ricordo la mia infanzia,nella Torino del boom in un quartiere periferico coi figli degli immigrati dal sud Italia.


Una vita e sopratutto un estate per strada,giocavamo a palone in mezzo alla strada,2 maglioni per terra a fare le porte,passavano poche macchine e giocavamo col bel tempo 10 ore al giorno.


Rientravo a casa giusto per mangiare e poi di nuovo via.


Le albicocche rubate dagli alberi d'estate in campagna con la paura che il dueno mi scoprisse,le ciliege,i mirtilli in montagna.....gusti che non scordero' mai.


Oggi i bambini crescono in questo modo?


A 7 anni hanno il cellulare a 11 sono su facebook e chiedono amicizie virtuali...


Forse a Cuba certe cose sono ancora possibili,forse un bambino a Cuba e' ancora un bambino e non un piccolo adulto in balia della tecnologia.


Personalmente opterei per farli crescere la',ovviamente con un sostanzioso contributo da qua'.

domenica 31 luglio 2011

Con i fiori per "fermare le truppe TAV"


«Qui la paura non è di casa!» dice un fortunato slogan No Tav. Un'affermazione fiera e pacata, come il popolo di questa valle che da vent'anni resiste contro la grande opera del treno ad alta velocità, inutile, costosa e dannosa. Una pacatezza «determinata», come amano dire i valligiani, tanto più necessaria oggi che i gufi della politica istituzionale e le cassandre del giornalismo mainstream gridavano al pericolo d'improbabili internazionali black bloc. E ieri erano in tanti, dalla valle e dal resto d'Italia, dalla Francia, Svizzera e Germania. Ma tutti, anche i più arrabbiati, hanno accettato le regole stabilite nelle assemblee degli ultimi giorni.
«Non saranno necessari le maschere antigas né i caschi», assicurava Francesco Richetto, del comitato di lotta popolare di Bussoleno dal camioncino d'apertura della marcia. «Siamo noi ad aver deciso così, il senso della giornata è un altro. Domani (oggi per chi legge, ndr) finisce il campeggio e comincia un presidio permanente della valle che proseguirà fino a settembre-ottobre, quando apriranno il cantiere vero e proprio di Clarea, e noi saremo là».
Ieri i No Tav c'erano ed erano tanti. Le prime stime parlano di 10-15 mila persone, con una presenza fitta e generosa della componente allargata del movimento: pensionati, bambini, intere famiglie, l'immancabile banda musicale No Tav e la «samba band», i viticoltori che faticano a coltivare le loro vigne nel terreno recintato e le valligiane che non mancano un appuntamento, per nulla stanche di contribuire all'organizzazione di un campeggio che per il ministro Maroni altro non sarebbe che un pericoloso ricettacolo di terroristi. Le sue minacce non hanno tardato a tradursi in realtà e già nei giorni scorsi sono giunte le prime denunce e i fogli di via, forieri di future manovre repressive.


Ma ai No Tav le minacce sembrano non fare paura, né accettano di essere rinchiusi in una classificazione troppo semplificata. E mantengono anche il senso dell'umorismo. Scherza una signora dalle prime file della marcia, dietro lo striscione d'apertura («Fuori le truppe»): «Siamo qui perché, a quanto pare, da queste parti l'idea è quella che quando dici No è Sì, perché siamo bastian contrari». Poco più in là, qualcuno venuto da molto lontano comprende perfettamente la posta in gioca di questa battaglia, così profondamente territoriale ma così poco nimby. È un'aquilana, venuta «qui per i valsusini, per portare solidarietà. Ma anche per noi. Perché la Val di Susa, in questo momento è la frontiera della democrazia in Italia». Del resto, «anche l'informazione ha vissuto qui il suo definitivo massacro». Qualche metro più indietro c'è un alpino di mezz'età: «Non tutti gli alpini sono aldilà di quelle rete, anzi ce ne son pochissimi di là, sono quelli che vengono pagati. Noi l'abbiamo fatto come servizio di leva mentre oggi lo fanno per soldi».
La battaglia, ancora una volta, si è giocata sui due piani paralleli e comunicanti del territorio reale e dell'infosfera virtuale, con migliaia di messaggini sui social network, dirette radio e video caricati in rete in tempo reale che hanno battuto le alte prestazioni dell'informazione mainstream. I siti di movimento (notav.info, notav.eu, infoaut.org) e Radio Blackout hanno seguito, passo dopo passo, ogni metro del corteo, raccontando e restituendo la parola ai suoi protagonisti reali, così lontani dai riduzionismi della comunicazione ufficiale, capace solo di raccontare di violentissimi black bloc o pacifici montanari.


I numeri e la gioia che ieri hanno ripercorso i sentieri che da Giaglione portano a Chiomonte, di fianco a quel recinto teatro di ripetuti scontri, la dicono lunga sulla tenuta di un movimento letteralmente inclassificabile, capace di comporre insieme alpini e centri sociali, cattolici, ex-leghisti riconvertiti e gli orfani di una sinistra che non c'è più.
Un movimento molto cresciuto negli ultimi quindici anni, pronto per un nuovo autunno di lotta che potrebbe presto rivederlo attraversare le strade della vicina-lontana Torino per parlare ai metropolitani di crisi e debito. Le premesse ci sono già tutte ma ieri, più importante, era tener fede alla parola d'ordine sorta tra «la Libera Repubblica» e il campeggio resistente: «Si parte tutti insieme , si torna tutti insieme». I No Tav l'avevano promesso e così è stato.


ITALIANO UCCISO A MIKONOS

 
Premetto che le cose sono ancora poco chiare agli inquirenti ma davvero mi chiedo che senso abbia farsi ammazzare in vacanza.
Conosco la Grecia,nel 1998 ci lavorai 7 mesi a Skiatos che e' meno turistico rispetto a Mikonos.
Arriva di tutto e la notte il solo obiettivo e' ubriacarsi e stordirsi,a quel punto puo' davvero succedere di tutto.

Molte volte ho assistito a bronche a Cuba,magari al tavolo vicino al mio in disco o al ristorante e sempre ho cercato di portare i santissimi lontani,perche' certe cose sai come iniziano ma mai come finiscono,anche per questo evito la feria il fine settimana a Tunas,girano guaijros con tanto di machete sempre pronto in funzione del tasso alcolico.

La cosa migliore sopratutto quando si e' in giro e' restare sempre lucidi e girare largo da ogni casino anche se il casino ti viene a cercare....

Confirman aumentos de vuelos directos Cuba-EEUU


Cuba Estados Unidos BloqueoLa empresa turística cubana Havanatur Celimar confirmó hoy que las operaciones aéreas directas entre Cuba y Estados Unidos se ampliaron.
 “En Cuba se continuarán recibiendo los vuelos tradicionales (desde Estados Unidos) en los aeropuertos de La Habana, Cienfuegos, Camagey, Holguín y Santiago de Cuba y se incorporarán los de Santa Clara y Manzanillo”, expuso una nota de la firma.
 “Mientras tanto, en los Estados Unidos se suman a los ya autorizados aeropuertos de Miami, New York y Los  Angeles, los de Tampa, Fort Lauderdale, Baltimore, Chicago, Atlanta, New Orleans, Dallas, Houston y San Juan en Puerto Rico”, agregó.
 El aeropuerto de Tampa, en el estado norteamericano de la Florida, anunció antes esta semana que esa instalación fue autorizada por ambos gobiernos para operar esos vuelos.
 Havanatur Celimar dijo que con los vuelos directos a nuevas destinaciones ”se facilita los viajes a los pasajeros, lográndose mejores condiciones logísticas y operacionales”.
 Los vínculos aéreos entre los dos países que mantienen un severo conflicto desde hace 50 años aumentaron tras el levantamiento de algunas prohibiciones de viajes a Cuba por parte del gobierno del presidente Barack Obama.

CHE TEMPI.....


Oggi chiamero' la Favola,da cellulare a cellulare,che comodita'.

Come sono lontani,eppure parliamo di pochi anni fa,i tempi in cui bisognava fare affidamento alla telefonica del barrio.

Chiamavi e la sciura di servizio,che conosceva anche i sassi,ti diceva di richiamare 20 minuti dopo che lei andava a cercare la fanciulla.

Poi immancabilmente la fanciulla non c'era "salio'" oppure la sciura si sbagliava con un altra o ancora telefonavi e non c'era nessuno a risponderti.

Chiamavi con quelle maledette schede telefoniche,la chiamata toccava i 5 continenti e immancabilmente meta' del credito se ne andava chissa' dove.

Poi riuscivi a parlarle,pochi minuti di voci accavallate e di casino e sul piu' bello la comunicazione si interrompeva.

Tempi eroici...ma meglio ora.

AGOSTO


Oggi ultimo giorno di luglio,un mese che lascio sempre senza mai rimpianti,domani siamo ad agosto e fra 2 settimane c'e' il ferragosto dopodiche' la strada e' in discesa.

Da un lato sono felice che andiamo a chiudere dall'altro dispiace perche' i bonifici di fine mese malissimo non mi facevano.

Mi immagino che casino ci sara' alla playa di Puerto Padre,famiglie enormi con casse di cerveza e pinte di ron che asano el puerco o che mangiano le tonnellate di roba che si sono portate dietro.

Il campismo vicino ai ruderi dell hotel sara' pieno di tutto e di piu' e i 2 pacane' faranno affari d'oro.

Roberto avra' ampliato il suo locale che magari oggi sara' un paladar legale e ogni giorno sara' pieno di gente che si rimpinzera' di aragosta y camarones.

La palya cosi' incasinata non e' proprio il massimo per me ma immergermi almeno un po' nella piena cubanita' non mi dispiacerebbe per nulla

sabato 30 luglio 2011

BOMBA CARTA AL COMPARE DI GIGI L'ALPINO


Qualche ora prima che due delle quattro presunte vittime del pediatra Domenico Mattiello venissero ascoltate, con l'aiuto di esperti psicologi e puericoltori, nella forma dell’incidente probatorio, qualcuno ha pensato bene di mandare un messaggio intimidatorio al professionista, arrestato il 14 giugno scorso con la pesante accusa di violenza sessuale su minore. Un grosso petardo, forse addirittura una bomba carta, lasciata proprio sul portone dello stabile dove il pediatra ha il suo studio, al civico 27 di viale della Pace a Vicenza. Minuziosamente assicurata con del nastro adesivo a uno dei pannelli in legno della porta d’ingresso che è completamente saltato in seguito all’esplosione. Le schegge sono volate a metri di distanza all’esterno e all’interno, raggiungendo la rampa di scale. Solo la fortuna ha voluto che non ci fosse nessuno nei paraggi in quel momento. Il grande botto, registrato poco dopo le 23, ha mandato nel panico i residenti della zona che si sono riversati in strada in pigiama e ciabatte e che hanno prontamente allertato la polizia della Questura. Transennata l’area, i detective della squadra mobile hanno provveduto ad effettuare i rilievi.

Habanastation: Una película para emocionarse


“Tengo varios guiones en procesos distintos de terminación. Quisiera hacer mi primer largometraje lo antes posible, pero no veo mucha voluntad de que eso suceda. No creo que sea nada personal. Quizá hay demasiados cineastas para pocos presupuestos. Aún así, anuncio que haré cine, con o sin el apoyo de las instituciones. Hacer cine es mi vida y solo la muerte me lo impediría. Lo demás se lo dejo a la Historia”, me respondió Ian Padrón cuando lo entrevisté hace unos pocos años, a raíz de su polémico y buen documental Fuera de liga.
Claro, antes de esa pieza (2004) multipremiada en Cuba y en el extranjero (Premio a la mejor película 3er. Festival Anual de Cine National Baseball Hall of Fame and Museum, Cooperstown, New York; Mejor documental de Cuba en el 2008 Asociación Cubana de la Prensa Cinematográfica; Gran Premio Caracol para obra no dramatizada, Concurso Caracol UNEAC; Premio Catedral de SIGNIS para Cine, Concurso Caracol UNEAC, 2008; Mención de Honor, Festival SPORTCINE de Milán, Italia, 2008; y Selección oficial Festival Internacional de Cine de Gotemburgo, Suecia, entre otras distinciones) Ian había desandado un fructífero camino como guionista de historietas primero, de animados después en videoclips, con una buena cantidad de Premios Lucas y también lo había hecho en otros documentales: Eso que anda y Luis Carbonell: después de tanto tiempo, aplaudidos por la crítica y el público.
Y al fin le tocó la hora de la ficción: impulsado por La Colmenita, con la colaboración del ICAIC y el ICRT (Instituto Cubano de Radio y Televisión) llegó la posibilidad de llevar al celuloide Habanastation. La propuesta para realizar la cinta, Ian la había hecho en el año 2000 al ICAIC luego de que esa institución librara una convocatoria: tres cortos para hacer un filme. No fue seleccionado, sino su primer largometraje habría formado parte de la película Tres veces dos.
Pero como a Carlos Alberto Cremata, Tin, el director de La Colmenita, todo o casi todo se le da bien, quiso hacer cine con sus muchachos y logró aunar fuerzas. Un día, la productora Vilma Montesinos, del ICRT, llamó a Ian para hacer Habanastation. El sí fue rotundo y buscó al guionista Felipe Espinet para que lo ayudara.
El casting para los dos niños protagonistas habaneros que viven en Habanas distintas, y otros que trabajan en papeles secundarios, lo hizo, por supuesto en La Colmenita y ahí están robándose el show todo el tiempo, como unos verdaderos consagrados. Acerca de la forma en que los descubrió Ian dijo: “Como diríamos en buen cubano, fue ‘un jamón’. A Ernesto Escalona y Andy Fornaris los encontré relativamente fácil”.
Si bien fueron responsables a la hora de montar sus personajes, no se puede olvidar que han tenido una escuela extraordinaria: la singular compañía dirigida por Tin, y tal hecho contribuyó a dotar a esos adolescentes de ciertos conocimientos que solo lo ofrecen la escena.
El resto del elenco Blanca Rosa Blanco, Luis Alberto García, Miriam Socarrás, Raúl Pomares, Evert Álvarez, Omar Franco, Rigoberto Ferrera y Herón Vega, más la debutante Claudia Alvariño, contribuyen a crear una atmósfera que por momentos es risueña y en otros melodramática. Y sí, creo que esa es la virtud más grande de Habanastation, hacer reír y emocionar casi hasta las lágrimas. A propósito, inicialmente el filme se llamaba Pleiesteichon, como decimos nosotros a Playstation, ese video-juego tan globalizado, pero la marca no aceptó que se utilizara su nombre.
Para Ian fueron vitales Hoari Chiang, como director asistente; Javier Figueroa, sonidista, y Alejandro Pérez que hizo la fotografía. A este trío de mosqueteros se unió René Baños, director de la agrupación Vocal Samplig y la banda Nacional Electrónica que se encargaron de la banda sonora.
Aplausos merece el barrio de Zamora, en la localidad de Marianao que también es protagonista del filme y al que Ian llevó hecho arte sus calles desbaratas, casas en mal estado; pero también la alegría, solidaridad, el baile, los papalotes y todo ese espíritu cubano que reina en nuestro país.
Si el nivel de actuación está bien en términos generales, la fotografía funciona de forma acertada y la música se inserta en el desarrollo dramático del filme.
Habanastation viene a llenar un espacio en la cinematografía nacional de los últimos tiempos. A pesar de la crisis global, el cine es entretenimiento, risa, optimismo, rescate de los mejores sentimientos que no han estado presente en la gran mayoría de los filmes recién exhibidos, algunos muy buenos pero lo único que logran es deprimir al espectador.
Invitado por Michael Moore, Ian se estrenó internacionalmente con Habanastation en el Festival de Cine Traverse City, en Minessota, EE.UU. En Cuba su debut ha sido apoteósico: desde el primer día en el cine Chaplin hasta en otras salas capitalinas como el Yara y el multicine Infanta, donde las personas esperan hasta dos horas antes de la proyección de la cinta.
En una entrevista reciente Ian dijo: “Sinceramente me conformo con llenar los cines y las salas de video, con emocionar al público que asista a verla. Mi premio mayor será sentirme como cuando era un niño y veía la obra de mi padre Juan Padrón en los cines y todo el mundo se la pasaba bien con sus películas. De él he heredado el respeto hacia el público y su rigor a la hora de contar una historia”.
Ese gran deseo lo ha conseguido este tercer Padrón cineasta. Juan y Ernesto tuvieron sus momentos, ahora al hijo y sobrino le toca disfrutar de este aplauso casi unánime por un filme en apariencias sencillo, pero tan bien realizado que nos hace sentir mejores cuando salimos del cine porque la emoción se ha adueñado de nosotros.
(Tomado de La Jiribilla)

Con Michael Moore en Michigan.
Con Michael Moore en Michigan.
Habanastation: Michael Moore
Habanastation: Michael Moore
Habanastation
Habanastation
Blanca Rosa Blanco, Ian Padrón y Michael Moore.
Blanca Rosa Blanco, Ian Padrón y Michael Moore.
Habanastation
Habanastation

 

IL TRAVISATO

Mi spaventa un po’ l’indagine aperta dalla Procura di Milano sulle parole del Gianduja leghista a proposito del terrorista norvegese che non sto a ripetere perché mi danno la nausea. borghezio intVediamo di non trasformare una tragica maschera in un martire della libertà, agli occhi di chi lo segue. I Borghezi vanno condannati politicamente e moralmente e, se appartenessero a partiti o movimenti seri, espulsi su due piedi, o a quattro zampe, mentre balbettano scuse ipocrite e naturalmente si proclamano “travisati”. Come hanno fatto gli elettori milanesi con quell’altro bigolo che aveva stampato i manifesti sulla BR in Procura ed era stato prontamente difeso dal (cosiddetto) Giornale e dalla (cosiddetta) Santanchè, prendendo 800 voti (troppi) e contribuendo alla disfatta di Madame Petrol.

VITTORIO ZUCCONI

MONCADA


Cuba festeggia 58 anni dopo l’inizio della rivoluzione, quell’attacco alla caserma de la Moncada che diede il via alla storia dell’Avana e di Fidel.
Un anniversario all’insegna delle sfide economiche e del silenzio del presidente Raul Castro che, al potere da tre anni, preferisce lasciare l’onere di un difficile discorso ufficiale al suo numero due:
“Burocrazia, inerzia e pregiudizi contro il settore privato frenano le riforme”, ha detto Machado Ventura, “che però andranno avanti lentamente ma sicuramente”.
La via cubana al capitalismo è intrapresa in primavera con il varo di alcune riforme socioeconomiche. Per evitare la bancarotta, l’Avana a piccoli passi apre al mercato.
Il modello socialista, sottolineano però i dirigenti cubani, non è stato abbandonato ma solo attualizzato

TATUAGGI


Qua' al mare il fenomeno e' piu' evidente,e' pieno di 50/60 enni,sopratutto donne,che si sono riempiti/e di tatuaggi.
Gia quando avevo le palesre la cosa mi aveva sorpreso,una signora cinquantenne un bel giuorno mi arriva con un cazzo di tribale sopra il culo.....le ho chiesto sorridendo come mai...lei sempre sorridendo mi ha risposto che voleva fare qualcosa di trasgressivo.....a 50 anni.

Vedo gente in giro coi nipotini con un orecchino da mezzo kilo pendente dall'orecchio....ma....come pinga e' successo tutto questo?

Un orecchino per un uomo non e' certo un problema o una grande trasgressione,ce l'ha pure Vendola....ma un coso che sembra un lampadario si....e sei pure mano nella mano col nipotino.

Vedo signore attempate con scorpioni tatuati sul collo,bestie disegnate ovunque,ragazzine col nome del moroso...e se poi la cosa finisce?

Lettere cinesi e giapponesi.....

Vedo gente,uomini, in eta' con 10 tatuaggi addosso e coi figli ....mah.

Sicuramente non e' da certi particolari che si giudica un giocatore ma credo che ci sia un tempo per tutto,passi se fai un lavoro come il mio ma la voglia comunque di apparire sta' facendo piu' danni che la grandine.

Yusneysi Santiusti


E' un dilemma che neanche il Sebus mi ha risolto.

La fanciulla e' cubana,gareggia per Cuba ma vive in Italia a Padova,passa alcuni mesi all'anno in Kenia per allenarsi in altura col suo allenatore.

Italiano.

Ma gareggia per Cuba,ieri sera al meeting di Stoccolma,uno dei piu' prestigiosi al mondo,ha fatto il terzo negli 800 con una prestazione importante.

Ma il punto e' un altro: o a Cuba sono cambiate le cose o qualcosa non mi quadra.

Sapevo che per gareggiaqre rappresentando Cuba dovevi vivere a Cuba,allenarti a Cuba,fare squadra a Cuba,fino a ieri se lasciavi il paese o per fuga o per amore perdevi la nazionale.

Questa invece e' tesserata per un club du Padova e gareggia per Cuba.,.....qualcosa non mi quadra proprio

venerdì 29 luglio 2011

Torino-Fiorentina 0-0

Immagini - Toro News

Partita terminata. Buona prova del Toro


TORINO-FIORENTINA 0-0
Torino primo tempo (4-2-4): Coppola; Darmian, Di Cesare, Ogbonna, Zavagno; Vives, Iori; Stevanovic, Bianchi, Antenucci, Guberti. All: Ventura.
Torino secondo tempo (4-2-4): Morello; D'Ambrosio, Glik, Pratali, Rubin; Vives (st 28' Suciu), Iori (st 28' Zanetti); Verdi, Sgrigna, Ebagua, Oduamadi. All: Ventura
Fiorentina (4-3-3): Boruc (st 1' Neto); De Silvestri (st 1' Romulo), Natali (st 21' Nastasic), Gamberini, Pasqual (st 40' Agyei); Behrami (st 21' Salifu), Montolivo (st 36' Piccini), Munari (st 1' Lazzari); Cerci (st 21'Marchionni), Gilardino (st 21'Babacar), Jovetic (st 21' Ljalic). All: Mihajlovic.
Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa.
 

Cibo per cani ai soldati. Denunciato chi lo rivela

  • Belka e Strelka, le cagnette lanciate nello spazio nel 1960
    La procura militare russa ha confermato che è vero: in alcune caserme dell’Estremo Oriente ai militari è stato dato cibo per cani al posto della carne in scatola prevista dalle razioni ordinarie e sistematicamente rubata dagli ufficiali per essere rivenduta. In un deposito clandestino è stato trovato oltre un milione di dollari in scatolette “per umani”, mentre in caserma i soldati ricevevano cibo tolto dalle scatolette di “Belka & Strelka”, un popolare ed economico cibo per cani (Belka e Strelka sono i nomi di due cagnette-pioniere dei voli spaziali degli anni ’50, più di recente anche di un popolare cartoon russo).
    Ma anche se le sue accuse sono state confermate pienamente, a finire in tribunale sarà il maggiore Igor Matveyev, l’ufficiale onesto che ha denunciato lo scandalo con un video postato su internet: lo si accusa di aver picchiato un collega ufficiale sospettato di spacciare droga in caserma.
    Quanto ai truffatori che hanno rubato la carne in scatola, secondo la procura erano già sotto inchiesta quando Matveyev ha diffuso la sua videodenuncia e dunque, secondo una logica perversa, Matveyev stesso non avrebbe dato alcun contributo alle indagini ma avrebbe solo “danneggiato l’immagine” delle forze armate federali, in particolare le forze del Ministero dell’Interno, cui appartenevano i reparti alimentati a cibo per cani.
    Del resto ormai sembra diventata la regola: chi rivela pubblicamente malversazioni, furti e porcherie varie commesse dai potenti – e di simili rivelazioni, grazie a internet, ormai ne avvengono tutti i giorni – si vede rapidamente trasformare da accusatore ad accusato, con denunce di ogni tipo a suo carico, anche quando la verità delle sue affermazioni è dimostrata e confermata dalle autorità.

“Sólo el ejemplo de Fidel me persuadió de operarme porque estaba en grave peligro”, dice Chávez


El presidente venezolano Hugo Chávez reveló en una llamada telefónica al canal VTV que ya padecía de algunos síntomas antes que se le diagnosticara el cáncer, y que “solo el ejemplo” del líder cubano, Fidel Castro, lo ayudó a tomar la determinación de someterse a la intervención quirúrgica.
“Tenía unos dolores muy raros, muy feos y tenía sospechas - de la enfermedad- pero estaba disimulando, Además me llegó una excusa perfecta, la rodilla”, detalló el Jefe de Estado.
“Les dije que yo iba a llegar al 5 de julio y el 7 de julio me hacía los exámenes que quisieran porque era la cumbre de la Celac que era lo que estaba esperando. Quizás si yo espero ese mes, colapso”, aseguró”, aseveró.
El Jefe de Estado aseguró que una vez detectado el cáncer, “sólo la capacidad moral y el ejemplo de Fidel me persuadieron de operarme, aún cuando me perdiera la Cumbre, porque estaba en grave peligro”.
“Tengo rehabilitación, desayuno y caminata. Me sacaron la sangre hoy y me tomaron la tensión y la tengo como de carajito. Tienen una estrategia, todas las muchachas que sacan sangre son bellísimas. Hoy vino una y le dije, que belleza”, contó Chávez.
“Ayer la torta me la hicieron dentro de las órdenes del comando de nutrición. Hay que querer el cuerpo, a veces uno se olvida de eso”, reiteró el Presidente pidiendo “reflexión”.

“Se abre un proceso soberano en Perú”

Consideró como “un gesto muy valiente” que el nuevo presidente de Perú, Ollanta Humala, haya jurado sobre Constitución de 1979 y no por la Carta Magna de 1993, promulgada por el expresidente Alberto Fujimori.
“Acompañamos desde aquí el proceso que se abre de manera muy soberana en Perú”, dijo el Jefe de Estado. Además destacó que Humala “es un hombre joven y dinámico”.
“Deseo que le vaya bien, le dije por teléfono, para mi ha sido otro Ayacucho que Dios lo acompañe”, puntualizó Chávez.

ARPAGONE A CUBA


Capita spesso di leggere commenti trancianti nei confronti di chi a Cuba hace negocio portando da vendere cose che spesso la' non si trovano e tirando cosi' su qualche soldino.
Ognuno e' libero di pensarla come mi pare,io ho smesso tempo fa di giudicare la gente,ho visto troppi "miliardari" virtuali dividere una tucola con la novia o girare con le pezze al culo non virtuali ma reali.
In materia ho le idee piuttosto chiare.
Se uno va a Cuba con tutto un campionario di orologini,hilos,ciabattine,ninnoli e cazzatine da 2 euro e le rifila alle povere sventurate in cambio di una prestazione e al posto del sacrosanto obolo allora ha tutto il mio disprezzo,per quel che serve.
Se invece si porta giu' qualcosa da vendere e c'e' chi la compra...beh...dov'e' il problema?
Io sono uno di quelli e mi serve per smaltire scorte di magazzino.
Parlo esclusivamente di abbigliamento.
Ogni estate metto su una piccola linea di abbigliamento con cui vestire i miei ragazzi,solitamente 3 completi per il giorno e 3 per la sera piu' la felpa.
Ovviamente poi li vendo anche nelle strutture,ragion per cui non uso magliette di poca grammatura o le solite magliettine da villaggio,porto giu' bella roba e in buono assortimento,capi su cui c'e' il mio marchio ma senza scritte e mai eccessivamente invasivo.
Sono magliette e bermuda che si possono mettere tranquillamente al di fuori della struttura per uscire o fare sport.
Questa estate ne ho fatti fare 1500 circa e di solito un buon 10% mi resta sulle croste,e in piu' restano 8 capi di un tipo di maglietta 15 di un pantalone ecc...
L'anno dopo cambio tutto e non li utilizzo piu'.
Ripeto e' bella roba,che riesco ad avere a prezzacci perche' viaggio di stock,colori e modelli vari.
In autunno carico tutto in maleta e cio' che mi resta lo porto a Cuba,una percentuale di capi me li prendono subito le duenas pagando al tin tin poi ne do' un po' alla favola che li vende e in piu' ho 3/4 ragazze che si prendono 10/15 capi l'una e dopo 10 giorni tornano col grano o con cio che non hanno venduto che lascio alla Favola prima di rientrare in Italia perche' se li venda con calma.
Io non vendo nulla,porto giu' e si vende da solo.....alla fine rientro delle spese vive del costo del capo e va bene perche' altrimenti mi prendeva muffa nel magazzino.
Un capo che a me,finito e stampato,costa 5 euro lo vendo a 8 cuc,col cuc a 1.40 c'e' poco da scialare....
Nessuna vergogna e nessun imbarazzo soltanto un sistema per smaltire cio' che eccede,spesso vedo le mie cose in giro per Tunas e...sorrido.

CATS E PIRATI


Dopo che alle 10.30 questa mattina,l'ennesimo acquazzone mi ha fatto scappare il popolo dalla spiaggia nel pomeriggio e' uscito finalmente il sole e pare che da domani andra' meglio,oggi alle 15 ero a Pineto,mi sono fatto una corsa nella Pineta che costeggia il mare e finalmente ho rivisto la gente tornare in spiaggia con borsoni e sorrisi.
Stiamo preparando per capodanno un paio di musical,in una struttura faremo Pirati e nell'altra Cats visto che ho 3 ballerine cosa che sicuramente non mi capitera' piu' e che devo sfruttare.
Ieri ho chiamato la Favola a Cuba e per la prima volta da tempo avrei voluto essere la' con lei ma e' stato un attimo poi il vortice di questi momenti mi ha ripreso e i due mesi che mancano sono riapparsi in tutto il loro splendore....
La prossima settimana risalgo alcuni giorni e devo trovare un paio d'ore anche per passare da Jesolo piu' che altro per farmi vedere,va tutto bene ma e' sempre bene presidiare il forte.

giovedì 28 luglio 2011

Diálogo a las siete de la mañana

Fidel Castro. Foto: Roberto Chile
Fidel Castro. Foto: Roberto Chile
-¡Ven a ver que tiene el doctor puesto en su pared!
Así fui sorprendido por un indio warao que llamaba a otro. Despojados de todo pudor ambos metieron la cabeza en la ventana ajena y miraron a sus anchas el cartel que yo había pegado la noche anterior.
-¿Qué pasó?, les pregunto.
-No, es que yo quiero saber si ese que está allí es Fidel Castro, dice el más dispuesto.
-Sí, contesto con la cabeza.
El warao con una sonrisa tierna replica:
-Pues dame uno de esos, nosotros también somos revolucionarios aquí.
¿Entrañable, verdad?

Esta pequeña historia no las envía el doctor Marcus Dutra, médico brasileño graduado en la Escuela Latinoamericana de Medicina (ELAM). Marcus se encuentra prestando servicios en una comunidad indígena llamada Nabasanuka, en Delta Amacuro, Venezuela. Para leer otra de sus preciosas crónicas compartidas con Cubadebate, les sugerimos Crónica de uno de los hombres del año






IL RITORNO,PRIVATO,DI STALIN


In Russia, nella città di Penza, è stato inaugurato un nuovo monumento a Josif Vissarionovic Dzhugashvili, meglio noto come Stalin. Non è un monumento imponente e non è esattamente un monumento pubblico, visto che si trova nel cortile dell’edificio che ospita il Comitato cittadino del Partito comunista; ma è pur tuttavia un segno dei tempi che cambiano. Soprattutto perché sulla vicenda, che ha sollevato indignate reazioni di alcuni gruppi di attivisti per i diritti umani, il locale partito del potere Russia Unita ha scelto di non proferire parola, così come le autorità cittadine, come riferisce il giornale online Progorod58. Insomma, l’argenteo busto dell’ex dittatore è un fatto privato che il potere ritiene di non dover criticare né tantomeno proibire (il che del resto esulerebbe dalle sue possibilità legali). Chiaro però che a trattenere Russia Unita e il sindaco di Penza da ogni commento sulla questione non è tanto il rispetto della privacy dei dirigenti comunisti quanto la fastidiosa sensazione che a criticare troppo si rischierebbe una perdita di consensi tra gli elettori.
Il monumento infatti è stato commissionato dal Pc di Penza su richiesta di un folto gruppo di pensionati veterani della guerra ’41-’45, spalleggiati da più giovani cittadini, sull’onda di una generale rivalutazione popolare della figura del “piccolo padre” emersa di recente anche attraverso clamorosi sondaggi televisivi. E se il Comitato cittadino del partito ammette di non essere riuscito a raccogliere una somma sufficiente con le collette in loco (solo l’equivalente di circa 7.000 euro), rivela d’altro canto l’esistenza di una rete di aficionados di Stalin corsa in aiuto da altre regioni della Russia e  principalmente dalla repubblica caucasica dell’Ossezia del Nord, con contributi non meglio precisati che hanno consentito di realizzare l’obiettivo.
Va ricordato che l’Ossezia del Nord ospita già dei monumenti a Stalin (ne abbiamo visto uno in una via principale di Beslan, la città del massacro di ragazzini del 2004) e probabilmente vi si trova una fonderia con il calco del busto del dittatore: da quelle parti il georgiano Stalin era del resto quasi di casa, e gli ossetini in particolare avevano apprezzato la sua decisione di “ripulire” la zona dalle popolazioni ingusce e cecene nel ’44, per punire la presunta collaborazione con gli occupanti tedeschi. Va aggiunto inoltre che le statue, i busti e i bassorilievi del leader, tolti ufficialmente dalle pubbliche piazze dopo il 1956, non sono in realtà mai scomparsi del tutto in Russia (anche a Mosca ne restano diversi nel museo all’aperto accanto alla Casa degli Artisti).

QUELLA VOLTA ANNI FA....


Le storie che si raccontano in questi giorni,a seguito dei fatti di Bayamo,sulle minorine e su chi ama questo pericoloso articolo a Cuba mi hanno fatto venire in mente la sola volta in 11 anni in cui mi sono davvero incazzato e sono arrivato a un passo dal passare alle vie di fatto...a distanza di anni forse era meglio lasciare perdere.
Era il 2002,ed ero a Santiago,era ora di cena ed ero probabilmente col culo piu' bello che mi sia mai capitato frequentare in tutti questi anni cubani,come e' noto non sono un grandissimo amate del genere...preferisco altre particolarita'.....
Comunque andiamo a magiara al Toro,mi pare che il locale si chiamasse cosi'.
Entriamo e ci sediamo,io e il suo bel culo.
Accanto a noi in un tavolo un vecchio italiano churroso,l'accento lo avrebbe poi identificato della bergamasca,e una ragazzina che avra' avuto 15 anni,ma anche meno...
A Cuba 10 anni fa tutto era piu' permissivo e scene simili le si potevano vedere abbastanza di frequente.
La ragazzina e' vestita malino,sicuramente di un campo vicino,negrita con grandi occhi spalancati.
Faceva tenerezza.
Arriva il mangiare e lei si ritrova davanti un bel pezzo di pollo.
Io non ho fatto mai la fame,ma il modo in cui la piccola si getta sul pollo mi da' l'idea di chi un pezzo d carne non lo mangiava da parecchio.
Il tipo mentre lei mangia voracemente inizia a toccarla...il seno..le cosce....fa schifo anche a qualche metro di distanza.
La cosa va avanti per un po' con lui che infilava le mani ovunque possibile,eravamo pur sempre in un locale pubblico e lei che cercava di mangiare.
Finiamo di mangiare noi,ci alziamo,passo accanto al suo tavolo,guardo il pezzo di merda e gli dico "non ti vergogni? Non vedi che e' una ragazzina?" Lui si alza e mi intima di farmi i cazzi miei,io gli do' una manata sulla faccia,a quel punto intervengono 2 camerieri e la mia fanciulla mi porta via dicendomi che in caso di casini a rimetterci sara' solo la ragazzina.
Me ne vado con un senso di schifo nello stomaco,sensazione che ritorna ogni volta che ripenso a quell'episodio.

CHE 2 ZIBIDEI.....


Lo so che la meno sempre sullo stesso tasto ma e' una settimana che c'e' un tempo di merda e per noi e' tutto piu' complicato.
Al mattino c'e' un po' di sole,ma tira vento e c'e' marea con poca spiaggia per poter fare le nostre cose.
Al pomeriggio immancabilmente intorno alle 17 inizia a piovere e va avanti fino a sera.
L'altro ieri ero a Roseto perche' divevo presentare 2 ragazzi di Amici,manco sapevo chi fossero....,abbiamo dovuto fare tutto in un salone,i 2 cantavano,e la cosa non ha sicuramente lo stesso ritorno che fatta all'aperto.
Sono saltate le feste a tema in spiaggia,stasera c'era un musical a S:benedetto e salta...una merda.
Il tutto dopo 2 mesi e mezzo di stagione che iniziano a pesare...davvero ci vorrebbe o'sole.
In Veneto col brutto tempo i bagnini hanno freddo e si imboscano e la guardia costiera,non avendo una minchia da fare con le spiagge vuote puntualmente ce la ritroviamo sul groppone....
In generale e' un brutto lavorare con gente musona e incazzata.
Speriamo da sabato cambi perche' e' un incubo.

mercoledì 27 luglio 2011

....In assenza del mare.....

Da un mese circa a questa parte ho dato una nuova impostazione al contatore delle visite sul blog.
Prima veniva conteggiata ogni singola entrata,cioe' se uno entrava 6 volte venivano conteggiate 6 visite mentre ora e' conteggiata una singola visita per ogni visitatore anche se entra 6 volte.
Ieri ci son o state oltre 350 visite,cioe' oltre 350 persone sono entrate per leggere le mie non indimenticabili cose.
Resto dell'idea che sia meglio andare al mare...ma in mancaza dello stesso o a causa di questo tempo schifoso anche andare a leggere cosa scrive Milco puo' essere un modo di passare 10 minuti.
Comunque grazie a tutti.

Ancora Stalin

  • Poliziotto allontana dei dimostranti dalla Pietra delle Solovetsky
    La Russia sembra sempre alla ricerca della propria memoria, e continuamente si scontra a vario titolo con la “questione di Stalin”, ossia sul modo di ricordare quella parte così importante del passato recente rappresentato, più che dal settantennio sovietico, dai trent’anni dello stalinismo. L’ultimo episodio che fa discutere è di lunedì mattina, quando qualche centinaio di persone – riporta il giornale Noviye Izvestija – si sono radunate in piazza della Lubjanka, davanti alla famigerata sede dei servizi segreti e sul luogo dove dal 1991 sta il monumento alle vittime della repressione. Il raduno alla “Pietra delle Solovetsky” (un masso proveniente dalle isole del Mar Bianco dove venne aperto il primo campo di prigionia sovietico per detenuti politici, nel 1921)  ha una cadenza annuale: e come ogni anno, la richiesta dei manifestanti è stata anche lunedì quella che lo Stato russo riconosca un risarcimento ai sopravvissuti del GULag e ai discendenti delle vittime – quelli che al tempo furono definiti “nemici del popolo”. Il che lo Stato puntualmente rifiuta di fare. Lunedì è anche intervenuta la polizia per sgomberare dalla pietra-monumento alcuni manifestanti più vivaci (in realtà esponenti dei gruppi protestatari antigovernativi come Altra Russia).
    Per coloro che manifestano davanti alla Lubjanka la questione è molto semplice: “Se il governo non ci riconosce un risarcimento, significa che non ci considera delle vittime di un atto illegale, dunque che considera legitime le repressioni staliniane”, dicono. Da parte del governo non c’è mai stato però un rifiuto esplicito e motivato, ma solo un caparbio silenzio e generiche considerazioni sulla “non opportunità” di un passo del genere. Vero che ci sono questioni “tecniche” non semplici da risolvere, dalla determinazione dell’entità del danno e quindi del risarcimento all’individuazione degli aventi diritto: quanti sono? Un conto, fatto dall’Associazione Vittime della Repressione Politica, parla di 450.000 sopravvissuti (erano un milione nel 1995); ma gli eredi delle vittime? Comunque almeno un riconoscimento simbolico, di principio, avrebbe potuto essere fatto, e non lo è stato.
    La questione infatti è molto delicata. In un paese dove non c’è mai stata alcuna cesura giudiziaria con il passato (come per esempio è avvenuto in Germania), dove cioè non sono mai stati fatti i conti con la propria storia, la frattura in seno alla società è molto forte e una larga parte della popolazione mantiene una memoria positiva non solo, com’è naturale, del periodo sovietico e delle conquiste sociali e materiali dell’Urss, ma anche del ruolo storico di Stalin e del suo regime. Non a caso, pur tra le polemiche, il nome e l’immagine di Stalin sono sempre più sfruttati a fini politici o persino commerciali anche da chi (per esempio l’ex sindaco di Mosca Yurij Luzhkov) non ha la benché minima vicinanza politica al dittatore georgiano. Sondaggi recenti parlano di quasi metà della popolazione maggiorenne che valuta in un modo o nell’altro positivamente Stalin (quasi tutti riferendosi in realtà alla guerra ’41-’45). Attribuire un indennizzo alle vittime della repressione, pur ormai definita ufficialmente “illegale”, significherebbe probabilmente provocare reazioni risentite da parte di coloro che hanno sofferto durante quel periodo per altri motivi ma egualmente lo considerano parte fondativa della storia e dell’identità nazionale.
    Purtuttavia, il problema resta: e porta con sè varie conseguenze negative. In primis, anche se indirettamente, sul piano dei rapporti internazionali, dove il non tracciare nella ricostruzione del periodo stalinista una divisione tra i ruoli reciproci di vittime e di repressori finisce col dare del regime attuale un’immagine appiattita più del necessario sul passato sovietico, e accentua la contraddizione (quando non il conflitto esplicito) con i regimi dei paesi ex sovietici o dell’ex Patto di Varsavia: i quali, invece, della revisione storica (e dell’indennizzo a chi del “socialismo reale” è stato vittima o danneggiato) hanno fatto un pilastro fondativo.
 

Fumus evasionis


Ah birichino d’un birichino, il Ministro dell’ Economia Giulietto degli Spiriti “ha corrisposto, quale partecipazione all’affitto dell’immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile ITALY EARTHQUAKEdi circa 4mila euro, corrispostemi settimanalmente e sempre in contanti”. Dunque non soltanto non e’ vero che Sua Eccellenza il Ministro dell’Economia (e dunque delle Finanze, quello della lotta all’evasione e dei Finanzieri) abitasse a casa dell’amico Milanese gratis et amore dei per pochi giorni, come ci aveva raccontato, ma pagava la pigione in contanti, in bei bigliettoni ogni settimana, senza assegni tracciabili o bonifici bancari, forse perché lui, sceso dalle nevose Valli Alpine, non è tanto pratico di banche e di assegni. Lo ha rivelato il Milanese stesso, nella sua deposizione, gridando naturalmente al “fumus persecutionis”. Eppure dove c’e’ il fumus spesso c’e’ anche l’arrostus.


VITTORIO ZUCCONI

El Bloqueo está igualito: EEUU le cae encima al grupo bancario holandés ING

Las autoridades estadounidenses han iniciado una investigación penal sobre la actividad del grupo bancario holandés ING en Estados Unidos por la sospecha que tiene relaciones comerciales con Cuba, Irán y Siria contraviniendo las sanciones que les impone Washington.
ING ha recibido una solicitud de información de EEUU y colaborará con la investigación, según confirmó hoy el portavoz de la entidad al diario financiero holandés “Het Financieele Dagblad”.
La legislación estadounidense prohíbe a las empresas que operan en Estados Unidos mantener relaciones comerciales con países que como Cuba, Irán o Siria figuran en la “lista negra” de EEUU, y exige a las entidades bancarias que presten especial atención a las transacciones en dólares con estos Estados.
El banco ABN Amro, también holandés, ya tuvo que hacer frente a una multa millonaria en 2005 por un caso similar y no pudo desarrollar sus actividades en EEUU mientras duró la investigación