venerdì 23 novembre 2012

LA MINIFALDA VIETATA

 

L'inizio dell'anno scolastico a Las Tunas ha portato una serie di polemiche e comentarios di cui la calle non puo' certo fare a meno.
Avevo sentito qualcosa in giro me poi e' uscito un articolo a tutta pagina sul periodico “26 de Las Tunas”.
Come sempre accade a Cuba un problema non si manifesta mai soltanto in una provincia ma le stesse problematiche si ripetono in tutto il paese.
Il primo problema e' quello dell'uniforme, della sua reperibilita' dei suoi costi e ...della sua forma.
A Cuba si sa', l'uniforme e' sacra in ogni istituzione statale e non, fra l'altro mi pare che quella scolastica sia stata introdotta di nuovo anche da noi.
Ricordo che alle elementari andavamo col grembiulino e poi con la polo blu e i pon pon al collo...
All' Isef avevamo l'obbligo di girare con la tuta e la borsa dell'Istituto.
Tornando a Cuba, il primo problema manifestato dalla gente e' il costo dell'uniforme.
L'istruzione sara' anche gratuita ma il resto te lo paghi.
Il primo problema e' che non erano facilmente reperibili nelle tiendas in mn dove, solitamente, si vendono.
Il fatto e' che le fabbriche che dovevano consegnarle erano in ritardo rispetto all'inizio dell'anno scolastico.
Anche perche' ne servono almeno 2/3 a testa per avere dei ricambi.
L'altro problema che riportava il periodico era quello delle scarpe, quelle dell'uniforme costano decisamente meno che un paio di scarpe da ginnastica ma neanche quelle si trovavano.
Il problema piu' eclatante, quello di cui si commentava piu' por la calle era pero' quello riguardante le modifiche che i ragazzi apportano alle uniformi stesse.
Molti studenti, sopratutto ragazze, i primi giorni di scuola sono stati rimandati a casa in quanto l'uniforme non era conforme a come avrebbe dovuto essere.
Le fanciulle avevano un po' troppo personalizzato la falda che era diventata una minifalda.
Non andava bene, la falda deve essere appena sopra il ginocchio ed e' su quell “appena sopra” che la fantasia cubana si e' concentrata.
In testa non possono avere pinze strane, mollette colorate ed altre diavolerie.
Le unghie non devono essere una sorta di tze bao.
Niente scarpe con tacones, piercing, anelli infilati ovunque e cose simili.
I maschi non si devono presentare coi pantaloni alla cacaiola con la marca delle mutande bene in vista sopra un cinturone con una borchia larga come il coperchio di una pentola.
Su queste ultime cose, tacones esclusi, sono perfettamente d'accordo, non ci si puo' presentare a lezione come si andasse ad un matine'.
Ce' poi il discorso delle “disparita” sociali.
Ci sono bambini che hanno famiglia in una buona situazione economica, quindi possono, ogni giorno portarsi a scuola una lattina di refresco o un succo di frutta.
Ovviamente la maggior parte degli altri bambini non possono permettersela, di conseguenza si creano delle disparita' che cozzano contro il concetto del Socialismo.
Gia' a quell'eta' c'e' chi puo' e chi non puo', il messaggio educativo che passa non e' quello conforme ai desideri del sistema.
Il linea teorica non sarebbe neppure sbagliato, ma non viviamo in un mondo perfetto.
La soluzione e' che il bimbo facoltoso travasi il contenuto del refresco o della lattina in un contenitore neutro.
E' una cazzata perche' il bambino la prima cosa che fa' sara' di comunicare agli altri bambini che sta' bevendo una cola e non l'acqua col bicho.
Tornando al discorso estetico, il periodico riportava, un altro problema e' che l'esempio dovrebbero darlo i docenti ma il fatto e' che spesso sono i primi a bypassare le regole.
Il fatto e' che una buona parte di questi sono poco piu' che ragazzi, lavorano malvolentieri per 4 palanche e di essere un esempio non gliene puo' fregare di meno.
Comunque questi problemi, che sono barzellette in confronto a quelli della scuola italiana, non sono rimasti nascosti ma sono usciti sui giornali.
Forse il regime e' un po' meno regime di quanto si pensa.

11 commenti:

  1. In modo simpatico, come sempre, poni un tema interessante evidentemente a tutte le latitudini e in tutti i "sistemi": i rapporti tra educazione, eguaglianza, egualitarismo e uniformazione.
    Personalmente, sono favorevole all'uniforme ma simpatizzo tuta la vita con chi poi cerca di essere diverso: viva la uniforme-minifalda e altre diavolerie! (che poi fossero questi i problemi).
    Più antipatico il discorso della coca, sotto il quale sta la differenza tra eguaglianza (sostanziale) e egualitarismo.
    D'altra parte in Italia con la mensa non ce la passiamo meglio; pochi giorni fa leggevo la raccapricciante notizia di un'impresa di ristorazione convenzionata con scuola comunale che minacciava panini per i figli di chi non paga la retta e pastasciutta per gli altri.

    Matteo

    (p.s forse questo commento l'ho già mandato ma non firmato, nel caso tieni pure questo.
    Ho poi anche un'altro commento che vorrei postare separatamente.)

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    1. Non credo che l'uniforme di per se tenda a mascherare le individualita' ma credo che a scuola ci voglia.
      Purtroppo il discorso della cola e' reale anche perche' i bambini, in ogni paese ,se possono especulano su cio'che ahnno, e' nella loro natura
      La notizia della retta e' vera pero' e' anche vero che se chi non paga la retta (comunque ingiusta)poi va' in giro col Suv allora non e' giusto nei confronti di chi la retta la paga.

      Hai dato un occhiata al nuovo forum GENTE DI CUBA 2?
      Ti aspetto

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    2. Grazie per l'invito, mi registrerò.

      Sono d'accordo che l'uniforme non maschera le individualità, anzi in molti casi le fa emergere; anche per questo simpatizzo anche con chi l'uniforme non la digerisce e la vuole "personalizzare"!
      Poi mi hanno punito così tante volte a naja per l'uniforme (e anche fuori non me la passo meglio) che non riuscirai mai a convincermi!

      Sul Suv può essere (ma purtroppo non è sempre così), ma in ogni caso che c'entrano i bambini?

      Peraltro, oltre alle tasse, al nido pubblico pago 450 euro al mese per un bambino di 2 anni e anticipati: a conti fatti il doppio o più di quello che con la mia voracità riesco a mangiare in un mese in pausa pranzo in centro a Milano:
      non posso credere che lo stato italiano (e le imprese convenzionate che con esso fanno affari) non siano in grado di garantire un livello minimo di mensa per tutti.

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  2. Il tema pone anche un altro spunto per me molto interessante.
    Ho due figli italo-cubani, la più grande l'anno prossimo va a scuola.
    Uno delle paure (o delle scuse) che ci trattiene è anche l'idea che il sistema educativo italiano (non tra i migliori stando ai ranking, ma chissenefrega dei ranking) dia, comunque, più opportunità per i nostri figli domani rispetto a quello cubano.
    La mia compagna non amava (per indole e motivi vari) particolarmente la scuola a Cuba (né in Italia del resto!); sua sorella, invece, era una delle migliori e ciò le sta consentendo comunque (con una grande dose di impegno) di fare l'università a Miami.
    A L'Havana avevo conosciuto una cugina laureata in informatica che insegnava (3 anni fa) la materia in provincia con una tastiera di cartone.
    Il discorso, come sempre, torna anche sui mezzi economici e le opportunità che si aprono; per adesso l'idea è quella che dall'Italia si fa sempre tempo ad andare a Cuba, mentre è più difficile il passaggio inverso; ma le cose cambiano e forse il discorso vale più per le nostre paure che per i nostri figli.
    Naturalmente il "sistema educativo" non si ferma alla scuola e all'istruzione (nel senso di sapere); da questo punto di vista quello che si trova in Italia e a Cuba è alquanto diverso; alcuni esempi:
    - contesto sociale e valori di riferimento (sui quali comunque la famiglia può molto ma non tutto e il riferimento si dà praticando), capitalismo vs. socialismo solo per semplificare, ma il discorso vale anche per i rapporti con il resto del mondo;
    - cultura, (pur essendo "anti-nazionalista") mi piacerebbe che i miei figli conoscessero bene l'Italia, la sua arte, l'Europa e praticassero se non il greco almeno un po' di latino (che anche a Cuba serve); d'altra parte il rincoglionimento culturale che ci sommerge è sempre più evidente e la sete di sapere, se c'è, non teme le distanze, ma, anzi, ne è affascinata;
    - contesto e istituzioni di riferimento, alcuni esempi banali per tutte l'età: giochi cubani vs. giocattoli italiani; cultura deportista a Cuba vs. oratorio; a Cuba si cresce nel ballo, qui per una scuola di danza di una bambina di 5 anni arrivano a chiederti più di 1.000 euro!

    Mi piacerebbe condividere idee ed esperienze sul tema, soprattutto di chi ha superato le paure e ha mandato la figlia all'escuela con la uniforme (magari accorciata, di nascosto!)

    Chao

    Matteo

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    1. Lo metto in evidenza trasformandolo in post

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  3. Io dovevo portare un grembiule nero, lungo. Anche alle scuole superiori. Adesso voglio dire, ok l'uniforme, ma non vedo perchè obbligare delle ragazzine in piena età di fregola a una cosa così tetra. Una ci metteva anche tutta la buona volontà, ma ti svegliavi la mattina già incazzata. Le divise a Cuba sono molto carine (adoro la falda, soprattutto quando la personalizzano). Ok non andare a scuola come se si fosse a un concerto del Chacal, però un minimo di tolleranza ci sta ;)

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  4. Guarda per me la scuola è un diritto di tutti e nessuno dovrebbe pagare nulla con ciò che paghiamo di tasse

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  5. Avevi il grembiule ma con le auto reggenti sotto ah ah ah dai un occhiata a Gente di Cuba 2

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  6. Sposto il post e i commenti sul forum se mai volessimo continuare a parlarne

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  7. ahahahah ma che autoreggenti ero una ragazzina a modino! Diciamo che mi sono svegliata tardi ahahahahah

    Ma il forum come funziona?

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