mercoledì 21 novembre 2012

PADRE O ABUELO?

 

Ieri accennavo al fatto che non pochi compatrioti sessantenni a Cuba decidono, piu' o meno convinti, di mettere al mondo figli,
Questo in un eta' in cui l'orologio biologico consiglierebbe di dedicarsi ad altre occupazioni.
Sia chiaro, esiste il libero arbitrio ed ognuno fa' bene a fare cio' che ritiene giusto fare.
Esprimo solo un opinione non necessariamente condivisibile.
Un figlio e' un attimo farlo ma poi...viene il bello o il brutto a seconda dei punti di vista.
Quasi tutti quelli di quell' eta' che conosco e che hanno intrapreso questo cammino gia' avevano dato da questo punto di vista in madrepatria.
Hanno figli grandi restati in Italia, figli con cui spesso i rapporti sono problematici, non e' facile accettare che il padre viva dall'altra parte del mondo con una ragazza che, spesso, e' piu' giovane di loro.
I disagi sono anche di natura economica, chissa' al momento della dipartita del padre a chi andra' l'eventuale habeo....
Non avendo figli sono sicuramente il meno indicato per parlarne pero' non bisogna essere stati cavalli per parlare di ippica.
Credo che tirarne su' uno richieda una certa energia e la voglia di ricominciare con un canovaccio che a una certa eta' non e' facile ritrovare.
Alcuni dicono che un figlio ti ringiovanisce...sara' ma, almeno dal mio punto di vista ci sono altre cose che...”ringiovaniscono” di piu'.
Bisogna anche vedere le cose nel lungo periodo, fare un figlio a 60 anni vuol dire, qualora non si sia nel frattempo passati a guardare le margherite dalla parte della radice, averne 75 quando lui ne avra' 15.
Quando lo si andra' a prendere a scuola nelle primarie tutti gli altri bambini avranno un padre a prenderlo fuori dalla scuola mentre il “nostro” una specie di abuelo.
Per carita' c'e' modo e modo di invecchiare, sono il primo a dire queste cose e a vivere in un certo modo, ma l'orologio del tempo volente o nolente non si ferma mai.
Tirare su' un figlio vuol dire combatterci, non dare tutto per scontato, non dargliele sempre vinte, avere pazienza di fronte a piagnistei e capricci.
A 60 anni e passa si e' ancora in possesso di tutte queste caratteristiche?
Lo dubito fortemente.
In piu' c'e' il discorso di tirarlo su' a Cuba.
Da un lato crescera' in un paese in cui tutto e' ancora da fare ma dall'altro sara' piu' complicato perche', almeno a tutt'oggi molte cose mancano.
Se dovesse stare male ci si puo' fidare di un ospedale cubano?
Guardiamoci in faccia e rispondiamoci con sincerita'.
Certo con la doppia cittadinanza lo si puo' mettere su un aereo e portarlo in Italia, sempre pero' che i rapporti con la madre siano buoni, che non rompa le palle per firmare e cose simili.
Problemi, tanti problemi che a 30/40 anni si affrontano lancia in testa ma a 60/70 forse uno vorrebbe campare un po' piu' tranquillo.
I ragazzi bisogna fare uno sforzo per capirli, per cercare di comprendere le esigenze delle nuove generazioni.
Se ci si ferma al solito “ai miei tempi” non si va' da nessuna parte.
Ma ci sono delle stagioni della vita dove e' normale girarsi indietro, dove i ricordi sono maggiori dei progetti, dove quello che si e' gia' dato sara', per forza, superiore a quello che si potra' ancora dare.
Ogni tanto ci penso...sarei gia' perfino fuori tempo massimo, i figli non sono bagigie.
Questa e' la mia idea, dopo una certa eta' sarebbe meglio dedicarsi a situazioni meno impegnative anche se e' vero che ogni testa e' un piccolo mondo.

6 commenti:

  1. A me non dispiacerebbe un piccolo cafèole da crescere, però già così la mia vita é complicata e di questi tempi mettere al mondo una nuova vita forse é la cosa più difficile, nel senso che l'incertezza del futuro pesa tanto sulla scelta di fare un bambino. Non so rispondere alla domanda se meglio che cresca qua o a Cuba. Un tempo qua avevi più garanzie, oggi che tutto é in discussione il problema si complica. Però anche andarsene senza lasciare un segno non è che sia il massimo delle mie aspirazioni. (P.)

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  2. Mah...bel dilemma, io sono un tantinello egoista e fare tante rinunce per un bimbo mi sembra al di fuori della mia portata.
    Per ora.

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  3. Cerco di tradurre , dal dialetto , un proverbio del mio nonno buonanima :
    Zucca e melone , ognuno ha la sua stagione...

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  4. Ha....la vecchia saggezza popolare....

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  5. OGGI VIVIAMO TEMPI IN CUI ASSISTIAMO A COSE IMPENSABILI SOLO POCHI ANNI FA,.. DALLA GRAVIDANZA ASSISTITA IN DONNE DI ETA INCREDIBILI ..IL DIRITTO DI CONCEPIRE E CRESCERE UN FIGLIO IN UNA COPPIA GAY ..INVECE SPOSARE ,AVERE UN FIGLIO CON UNA DONNA DI 30 O 40 ANNI PIU GIOVANE .. SUCCEDE DA SEMPRE IN TUTTE LE SOCIETA E IN TUTTI I TEMPI ,.. E QUASI IN TUTTE LE CULTURE ,LA SPINTA ECONOMICA/SOCIALE E' LE MOTIVAZIONE PRINCIPALE DI CERTE UNIONI ,PENSO CHE CUBA NON SIA DIVERSA DA ALTRE NAZIONI PER QUANTO RIGUARDA QUESTO CONCETTO ,RITENGO PERO FRA LE VARIE CULTURE NEL MONDO CHE,A CUBA ESISTA UNA CONCEZIONE DELLA FAMIGLIA PIU VERA E PIU FORTE PIU UMANA CHE IN ALTRE PARTI ,DI CONSEGUENZA SE PENSIAMO ALLA NOSTRA MANIERA DI INTENDERE LA FAMIGLIA , AVERE FIGLI A 60 ANNI PUO SPAVENTARE , AL DI LA CHE AVERE FIGLI E'(PENSO IO ) SEMPRE UNA SCELTA EGOISTICA ,SICURAMENTE CUBA SOTTO QUESTO ASPETTO FACILITA LA POSSIBILITA DI AVERE FIGLI IN ETA DIVERSAMENTE GIOVANE ,PER QUANTO RIGUARDA CRESCERVI FIGLIO, CUBA SOTTO L'ASPETTO SCUOLA E SANITA ,PUO OFFRIRE DI PIU CHE IN TANTI ALTRI PAESI

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  6. Tutto condivisibile.
    Ho qualche riserva riguardo a cio' che scrivi riguardo alla concezione della famiglia dei cubani.

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