martedì 14 febbraio 2012

LE FOIBE

Ieri pomeriggio ho ricevuto un sms da Marco Rizzo,segretario nazionale di CSP,Comunisti sinistra popolare,in cui mi diceva che alla sera sarebbe stato da Vespa in Porta a Porta per parlare delle Foibe.
Gli ho risposto di stare attento alla trampa,perche' se invitano un Comunista in una trasmissione simile su un argomento simile di sicuro c'e' la trappola piazzata da qualche parte.
Intanto molti italiani non sanno cosa sono state le foibe,si tratta di profondissime cavita' carsiche dove prima i nazi fascisti e poi i partigiani Jugoslavi gettavano la gente.
Facciamo un passo indietro nel tempo perche' ogni gesto e' direttamente in relazione con quello precedente.
Nel 1941 la Germania e l'Italia invadono la Jugoslavia,al termine della prima guerra mondiale l'istria e la Dalmazia erano passate sotto il nostro dominio imprigionando cosi' 500000 croati e sloveni in un paese che non era il loro.
Il fascismo aveva tentato di italianizzare la regione col pugno di ferro,non riuscendoci.
Siamo nel 1941 e invadiamo la Jugoslavia,sotto l'occupazione fascista e nazista muoiono quasi 300000 persone e il mito di "italiani brava gente" da quelle parti non hanno mai avuto il piacere di constatarlo.
La resistenza Jugoslava si organizza attorno al suo capo,il Maresciallo Tito,una resistenza Comunista che scaccia tedeschi e fascisti dal paese fino a liberarlo completamente senza aiuto alcuno da parte degli alleati.
Nel 1945 per 45 giorni Trieste e' Jugoslava e avvengono una serie di regolamenti di conti,ovviamente si vanno ad acciuffare fascisti ce collaborazionisti,tutti coloro che tanto duramente avevano oppresso gli jugoslavi.
Ma si va oltre e come in ogni guerra chi puo' si vendica,finiscono cosi' nelle foibe anche tante persone che non c'entravano nulla.
In piu' nei territori tornati Jugoslavi i nostri compatrioti,visti come i collaborazionisti dei fascisti vengono visti male tanto che molti di loro torneranno in Italia dove avranno una accoglienza per nulla buona visto che erano considerati i fascisti di Croazia.
Sicuramente Togliatti e Giolitti avrebbero potuto fare di piu' ma eravamo un paese sconfitto che si era macchiato di tanti crimini e la loro liberta' di manovra fu' alquanto limitata.
Nella trasmissione di ieri sera Vespa ha fatto la solita figura di merda quando ha tentato,smascherato subito,di spacciare una foto in cui si vedevano soldati italiani fucilare civili sloveni come soldati titini che fucilavano italiani.
A difendere l'Italia c'era Gasparri,un fascista che parlava di crimini di guerra......
Quando qualcuno dei vecchi profughi presenti in studio ha chiesto perche' 50 anni di silenzio sulle foibe Marco ha dato la risposta esatta.
Nel 48' Tito ruppe con Stalin e l'occidente aveva tutto l'interesse che la cosa restasse cosi' per non avere i sovietici a Gorizia di conseguenza non si fece mai nulla per non creare disappunti da parte jugoslava dimenticandosi di chi era morto in modo tanto atroce.
Sui numeri fra gli storici in studio non c'e' stata unanimita' c'e' chi ha parlato di 8-10 mila morti nelle foibe e chi di qualche centinaio.
pochi o tanti sempre di morti ammazzati si parla.
Non bisogna mai giustificare nulla ma i 300000 morti jugoslavi devono pur contare qualcosa.
Si e' risposto con barbarita' a barbarita' e ogni morto ha la sua dignita' ma le cifre parlano chiaro....

30 ANNI DAL MARIEL - NUEVO HERALD - RICORDI 3

Mi tía Rosa, desesperada por salvar a su único hijo del adoctrinamiento comunista y de que lo obligaran a irse a cortar caña, lo confió a mi madre en su éxodo. Pepe se convertiría en nuestro ángel guardián.
Yo no vería nunca más a mi abuelo Emilio, quien falleció en el Mariel. Y pasarían otros siete años antes de volver a ver a mi abuela Nena en Estados Unidos.


ESPERA EN MEXICO
Si hubo algo más difícil que abandonar el Mariel, fue esperar en la Ciudad de México por la visa para venir a Estados Unidos. La angustia de mi madre no mejoró mucho. De alguna manera, ser una joven atractiva que viaja sola con dos hijos pequeños creó sus problemas.
Su desesperación finalmente la llevó a pagarle a un coyote para que nos llevara de la capital mexicana a Matamoros para cruzar el Río Grande.
Así, el 15 de diciembre, con gran nerviosismo por parte de mi padre, eso fue exactamente lo que hicimos. Vistiendo indebidamente nuestras mejores ropas y a pleno día, nos subieron a unas balsas de goma y cruzamos el río.
Recuerdo mi alegría al ver la primera bandera estadounidense ondeando sobre Brownsville, Texas, al otro lado de la frontera, aunque llegué con los pantalones empapados de cruzar el río.
La odisea terminó al día siguiente, cuando volamos de Brownsville a Chicago para reunirnos con mi padre después de tres años de separación.
No podíamos estar más lejos del Mariel: había un frío horrible, eso es todo lo que puedo recordar ahora.
Y que mi padre hizo una bola de nieve y me la puso en las manos, como si me presentara nuestra nueva vida.
No quería que mi padre pensara que era una ingrata --él estaba feliz de vernos-- pero el frío me quemaba las manos.
Demasiado asustada para soltar la bola de nieve, di un grito que asombró a todos.
Más tarde esa noche fue mi hermano Pablo el que se puso a llorar, cuando para su horror, mi madre, con quien había compartido la cama durante los tres años de ausencia de mi padre, decidió irse a dormir con quien él consideraba un desconocido.
Hoy hemos llegado a entender la nostalgia que todavía abruma a mis padres, que han experimentado grandes pérdidas. Todavía echan de menos al Mariel. Y yo también.


FINE

DIA DE L'AMOR

El dia de l'amor e' una delle festivita',insieme al dia de la madre,piu' sentite a Cuba.
Non ne ho passati molti alla isla ne ricordo pero' uno di qualche anno fa,stavo con la bailarina prima che lei venisse in Italia,facevano un grande show al Taino e fuori c'era una classe cola che non vi dico.
Ricordo el mundo por la calle,tutti i locali pieni,i ristoranti con la coda fuori,i venditori di fiori che si fregavano le mani e la citta' addobbata a festa.
A Cuba tutte le feste dove c'e' di mezzo il sentimento e l'affetto hanno successo,del Natale frega niente a nessuno meno ancora di Papa' Noel ma se si tratta di festeggiare la moglie o la novia allora non ci si tira mai indietro,almeno per quel giorno non le si tira il pignaso quotidiano e la si tratta bene.
Da noi S.Valentino e' oramai una delle tante inutili feste consumistiche che hanno perso ogni significato reale,siamo troppo presi dai mille cazzi quotidiani per fermarci un attimo a pensare alla persona che ci e' accanto.
Il solito regalino e via andare.
Volevo con questo post fare gli auguri a tutti coloro fra voi che hanno una storia,una donna,un mandingo,una novia,un amante,una troia a cui volere bene.
Fate che questo giorno non sia un giorno banale,e' vero che non bisogna aspettare questo giorno per dimostrarlo ma approfittate di questa data per essere persone migliori almeno nei confronti di chi ci sta' accanto.
Chi ha portato la/il cubana/o qua' si ricordi che non le/gli ha fatto un favore ma lo ha fatto a se stesso,sappia godere della fortuna di avere accanto la persona che desidera.
Chi ha la propria meta' a Cuba si ricordi di chiamarla,di mandare un messaggio o qualcosa di simile,una storia si nutre di presenza e se questa non e' possibile bisogna inventare un modo per farle sapere che ci siamo e che lei/lui e' sempre accanto a noi malgrado le migliaia di km che ci dividono.
BUON DIA DE L'AMOR A TUTTI!

lunedì 13 febbraio 2012

COSE DA SAPERE

Oggi ho chiamato l'intestataria......della casa,tutto tranquillo a Cuba anche se fa un poì freschino anche la'...
Per quanto riguarda la casa di Tunas,il 24 scende il temba maratoneta coi fondi per ultimare la terrazza cosa indispensabile per avere la proprieta'.
Su questo punto devo fare un po' di chiarezza perche' ho letto cazzate in giro immani che hanno il solo scopo di confondere la gente mantre questa Isola Nel Sole,quando puo' ,cerca di dare informazioni che servano a qualcosa.
Allora lo stato ha permesso la compravendita di immobili ma fin dai tempi in cui gli ominidi vivevano nelle caverne per vendere qualcosa devi prima possederlo.
Lo stato da' la proprieta' ai cittadini di case FINITE e non IN COSTRUZIONE.
Un buon 80% delle case cubane sono in costruzione di conseguenza la vendita e' reale solo nel momento in cui chi compra finisce la casa(se il venditore non ha provveduto a farlo prima)o comunque rispetta i canoni che Cuba intende per "casa finita".
Non e' casuale la norma che regolamente sussidi e crediti finalizzati unicamente aal completamento della propria casa.
Per lo stato una casa finita deve avere cucina,camera da letto,bagno e,nel caso di presenza di un patio,la terrazza che e' quello che manca.
Non pensate alla concezione italiana della terrazza,loro intendono una specie di grondaia,una sporgenza che dal tetto copra una parte del patio.
Una volta terminata la casa,almeno terminata per i loro canoni,si chiede un "allego" alla licenza di costruzione e si puo',finalmente cominciare a costruire come vuoi tu pero' avendo in saccoccia (lei...non io) la proprieta' della casa.
Questi sono i fatti e le procedure,se leggete cose differenti da queste sono cazzate,abbiamo parlato noi 2 con la resposabile de la vivienda de Tunas ( e' prima di Nancy de la casa de renta) e ci ha spiegato per bene le cose.
Quindi sistemiamo la terrazza e poi iniziamo i lavori veri e propri.
Per quanto riguarda il terreno al mare ci sono cose da chiarire,non e' ben chiara l'attuale poprieta' appena avro' novita' vi faro' sapere.
Sicuramente mi muovero' solo se saro arcisicuro di non correre rischi.
Mi e' giunta voce che l'abolizione del CUC e' vicina e che la moneta cubana sara' presto il peso cubano.
Di conseguenza chi ha,in Italia una buona quantita' di cuc si informi bene sul che farne una volta che questa norma diventera' esecutiva....guardate che non manca molto.

Nastase, il ribelle del tennis fantasia



E’ un incontro casuale. Al bar. Al piano terra del Queen Elizabeth Center, a meno di cento metri da Westminster. L’uomo che beve una birra piccola, chiara, è stato un mito del tennis e si chiama Ilie Nastase. Lui, Vilas, Ashe, Borg, McEnroe, Connors. Erano quei giorni lì. Ha i capelli grigi, lunghi, da dandy di ritorno, e ha messo su un filo di pancia. Gli piace farla vedere. Porta una maglietta da teenager, con un’enorme bocca da cui esce una lingua di pezza. «Io sono così, un pazzo aristocratico».
Ha le borse sotto gli occhi, come se non dormisse da due mesi e dimostra tutti i suoi sessantacinque anni. Anche Peter Pan a un certo punto invecchia. Nel 1973 era il numero uno al mondo. Romeno. Il volto vincente del regime di Nicolae Ceausescu. Lui e Nadia Comaneci. «Ho sempre giocato solo per me stesso. Qualunque atleta fa così. Passerebbe sopra alla propria madre per una vittoria. Certo la patria, la famiglia, la bandiera. Cose che si dicono». Djokovic, Nadal, Federer, anche per loro è così? «È così per tutti. Da sempre e per sempre. Non cambierà mai. Non sono cinico. Cerco di essere sincero. Il cuore non mi è mai mancato».
Era un artista, ossessionato dall’idea che il pubblico aveva di lui. Aggressivo, clownesco, scorretto, assolutamente adorabile. Aveva tutti i colpi. E non gli mancavano quelli di testa. «Fare arrabbiare gli avversari era parte della strategia». Scendeva in campo e giocava ogni match come se avesse deciso di bruciare gli anni, i mesi e i giorni in un’unica inestinguibile fiamma. Rosso o nero. La vita o la morte. Il suo compagno di doppio, Ion Tiriac, ha giurato di non avere mai visto nessuno con quel talento. «Mi incantavo a guardarlo». Un eroe da romanzo. Selvaggio e sentimentale. Le sue biografie narrano che abbia portato a letto più di duemila donne. Tre le ha sposate per poi divorziare. «Mi hanno sempre accusato di essere uno zingaro. È vero. Sono uno zingaro romeno. E ne sono orgoglioso».
È a Londra per i Laureus Awards, c’è da scegliere l’atleta dell’anno (vincerà Djokovic) e lui è uno dei testimonial. Porta in giro se stesso e la sua storia da film. Lo chiudono in una stanza e poi mettono i giornalisti in fila. Entrano uno alla volta come nello studio della mutua del dottor Tersilli di Alberto Sordi. Cinque minuti a testa. Più una visita a una madonna pellegrina - «l’ho toccato» - che un’intervista. Lui dispensa pillole di saggezza e regala frasi da titolo. «Le Olimpiadi sono solo business». «Calcio e tennis a Londra non dovrebbero esserci. Atletica e ginnastica, quello è lo sport puro». «Il doping va liberalizzato, tanto è sempre più avanti della medicina». Il decalogo prestampato dell’antico ribelle. Lo conosce a memoria, dalla crisi economica internazionale al razzismo. Non è mai stato un problema per lui intrattenere il pubblico. Che dice il Buffone di Bucarest, che cosa pensa Nasty Nastase?
Adesso, davanti alla birra, quando è da poco passato mezzogiorno, ha solo voglia di rinfrescarsi la gola e di parlare italiano. «Mi manca il vostro Paese. E poi Panatta è mio amico. Lei la sa la storia del gatto nero?». No. Si illumina. «Cominciò tutto a Montecarlo. Eravamo io, Vilas, Tiriac, Adriano e Gaetano Caltagirone». Sembra una gag di Fiorello su Cuba, Sotomayor e Gianni Minà. Solo che è vero. «Ascolti, è bellissimo».
È una sera d’estate e i cinque decidono di andare al ristorante. Salgono in macchina. Panatta è con Caltagirone. A un certo punto la loro auto inchioda. «Io scendo e chiedo: beh, che succede amico?». Adriano lo guarda strano: «Un gatto nero». Cioè? «Gli aveva attraversato la strada, capisce? E lui non voleva più andare avanti. Superstizione. Facemmo una deviazione di trenta chilometri per arrivare a cena». Il fatto gli tornò in mente al Roland Garros, quando con Tiriac sfidò Panatta e Bertolucci sul centrale. Diede cento dollari a un ragazzino perché trovasse un gatto nero. Poi lo fece sedere in prima fila. «A un certo punto il gatto corse in campo e si diresse verso Adriano. Lui cominciò a urlarmi contro impazzito: sei un bandito romeno. Il pubblico morì dalle risate. Noi vincemmo facile in tre set: 6-1, 6-1, 6-0. Peccato che da quel giorno la federazione francese mi impedì di tornare sul centrale». Oggi non potrebbe succedere, spiega. Sostiene che i paragoni sono impossibili. «Avevamo racchette di legno e palle sgonfie, ma sapevamo tutto di tutti. Ci frequentavamo. Ed eravamo amici. Sì, amici, lo posso dire. E poi Borg, Borg tirava più forte di chiunque, mazzate da spezzarti le braccia. Ora Djokovic, Nadal e Federer non sanno neppure chi si troveranno di fronte». Sono macchine da soldi, giura. Dei tre il migliore in questo momento gli sembra Djokovic. «Ha forza, colpi, temperamento. Ma nessuno di loro pensa al pubblico». Un peccato mortale.
Una ragazza castana e piena di energia lo prende per un braccio. Lui butta giù l’ultimo sorso e risponde a una domanda mai fatta. «Per un po’ ho pensato che la politica nella mia vita potesse prendere il posto del tennis. È andata male. In campo vinci o perdi. In politica invece devi promettere e dire bugie. No, non fa per me». Era la metà degli Anni Novanta. Sperava di diventare sindaco di Bucarest. Lo fecero a pezzi. Rinfacciandogli persino i giorni in cui era partito per Parigi - come in fuga - mentre il regime stava cadendo. «Fesserie. Il mio progetto era semplice: volevo che la città avesse l’acqua. Non avevo promesso altro». Irriso. Sconfitto. «Ma secondo voi, adesso, l’acqua a Bucarest c’è?».
La ragazza lo sollecita regalandogli uno dei suoi sorrisi angelici. Lui la segue riluttante. Entra nello stanzino. Sei felice Ilie? Si siede con il respiro appeso al collo e i piedi a penzoloni. E sembra un ragazzino che pesca sul molo dei suoi ricordi. «Sì, adesso sì. Quando ho lasciato il tennis è stata dura, ma o decidi di vivere il presente oppure non dormi più la notte. Mi ci sono voluti anni per ritrovare la pace». Non dice la gioia. Dice la pace.

I TEMPI SONO CAMBIATI

Giorni fa ho raccontato di quella signora vicina di casa di dove vivevo che ha venduto la sua casa per 19000 cuc per poi mandare l'equivalente di 5000 dollari negli Usa dove vive la figlia,senza lavoro,che rischia di ritrovarsi a dormire por la calle.
A detta della signora questi sono gli unici soldi che mandera',se la cosa non migliora una parte di quel denaro deve servire per tornare definitivamente a Cuba mettendo da parte i sogni di gloria.
Indubbiamente il fatto che i soldi partano da Cuba per approdare negli Stati uniti fa specie ma so che non  si tratta certo di un caso isolato.
Sto' postando una storia presa da un giornaletto di Miami,una storia vera che rispetto perche' la si puo' pensare in mille modi ma per un cubano lasciare la propria terra non e' mai facile,lo sappiamo bene noi italiani popolo di poeti,viaggiatori ed...emigranti.
Le generazioni prima del Mariel e anche quelle di un decennio successivo sono approdate in un America forte che cresceva,sono state aiutate a sistemarsi,lo stato dava loro una casa e un lavoro,tutta quella gente non e' partita da zero.
Quelli che sono approdati nbegli ultimi anni hanno trovato un panorama molto diverso,un America e un mondo molto cambiati.
La percentuale di disoccupazione nel mondo e' altissima e i primi a farne le spese sono quelli che non sono nativi nel paese dove vivono.
Spesso si sopravvive con lavoretti occasionali e non certo in linea con le aspettative.
Non voglio fare il solito discorso sulle cubane che vedo qua' ma la frase "se devo limpiare il piso allora tanto vale tornare en mi Cuba" il fatto e' che oggi neanche quello trovano perche' rumene e albanesi sono molto piu' adatte di loro per lavori di questo tipo.
Tanti se ne sono andati ma tanti sono anche tornati o vorrebbero farlo anche sulla scia dei cambiamenti che si stanno vivendo a Cuba.
Sabato a Giaveno ha chiuso un internet point gestito da 2 cubani,fratello e sorella,lui mi raccontava che tornera' a Cuba e mi diceva che aveva lasciato l'isola 5 ani fa con 6000 euro in tasca e che oggi ne ha 4000 in banca.....non e' andata proprio come sperava.
Vedo a Cuba molti cubano americani ma non vedo piu' l'especular di anni fa,non vedo piu' il codazzo di scrocconi al seguito del solito fenomeno col collo dorato e lo sguardo tronfio.
Oggi arrivano,magari rentano un carro o uno scooter,si trovano o hanno una ragazza con cui passano il tempo ma lo fanno in modo molto piu' discreto di prima,quasi non ti accorgi che sono cubano americani mentre un tempo li distiguevi a un km di distanza.
E' finita la stagione delle vacche grasse.

30 ANNI DAL MARIEL - NUEVO HERALD - RICORDI 2

Poco después que Batista fue derrocado, durante los carnavales de 1959, mientras era capitán de una embarcación de 90 pies del Servicio Guardacostas atracada frente a la sede de la Marina en la Bahía de La Habana, mi padre recibió permiso para unirse a mi madre en las festividades del carnaval.
A su regreso al muelle, el escampavías había zarpado. Cuando preguntó al marino que había dejado de guardia qué había pasado, le respondió con nerviosismo que el comandante Fidel Castro había ordenado que zarpara para ver mejor el desfile del carnaval.
En la mente de mi padre, era un viaje de placer y una infracción total de las normas navales.
Cuando el barco regresó a puerto, Raúl medio que se disculpó con mi padre por llevarse el barco sin su consentimiento, mientras que Fidel comentaba sobre la colección de lanzas que mi padre tenía en su camarote.
Papá supo entonces que su carrera estaba en problemas. Cualquier líder con esa osadía probablemente estaba dispuesto a hacer cosas peores. La campaña de mi familia para abandonar su querido Mariel pronto estaría a tope.
Para 1961, mi papá había viajado a Estados Unidos con un permiso de 20 días para visitar a su madre, que estaba gravemente enferma. En realidad abandonaba la carrera naval que adoraba.
En el caos que se había convertido el Aeropuerto de La Habana, una especie de Casablanca de cubanos desesperados por marcharse, nadie notó que lo que llevaba no era una visa de salida. Las autoridades de seguridad sólo se fijaron en la firma del permiso, S. Del Valle, asistente de Raúl Castro.
En un instante papá se fue.


LA SEPARACION
Cuando llegó a Estados Unidos solicitó asilo político, sin conocer las consecuencias para su familia en el Mariel. Y demoró tres años en volver a ver a su esposa, a mi hermano Pablo y a mí.
Después de la salida de mi padre, la búsqueda despreocupada de cocuyos dio paso a actividades más misteriosas mientras tratábamos de sobrevivir al nuevo régimen. Mi madre la pasó difícil, y trataba de ocultárnoslo, pero era una mujer sola con dos hijos en un mundo radicalmente nuevo.
Nuestra casa, desde la que veíamos la Academia Naval en la cima de una colina, fue ‘‘inventariada''. Agentes armados confiscaron el carro de la familia, la primera de muchas pertenencias "donadas a la causa revolucionaria'' en sus frecuentes visitas a la casa.
Cuando los veía venir, mi abuela me sacaba rápidamente del lugar mientras mi madre enfrentaba a los milicianos y a sus acusaciones de que mi padre era un traidor a la revolución.
Fueron tiempos difíciles para mi madre, una mujer de ojos verdes, muy lejos de los días en que la eligieron la joven más agradable del Mariel. Recuerdo la angustia de mi madre ante los insultos y amenazas de los milicianos.
Yo me agarraba a su falda como si pudiera protegerla de esos hombres enfadados con armas grandes. Una vez me puse a cantar una canción contrarrevolucionaria delante de ellos. Mi abuela me tapó la boca, temerosa de que todos pudiéramos terminar en prisión.
Finalmente, en noviembre de 1964, mi hermano de 3 años, mi primo Pepe y yo recibimos permiso de salida para viajar a México.
CONTINUA

domenica 12 febbraio 2012

30 ANNI DAL MARIEL - NUEVO HERALD - RICORDI

Cuando se menciona la palabra Mariel, la mayoría de la gente piensa en la llegada de 125,000 cubanos a las costas de la Florida hace 30 años.
Para mí, el Mariel tiene otro significado. Es mi ciudad natal, donde vivieron tres generaciones de mi familia, que emigró de España a Cuba. Nuestras vidas se desarrollaron allí: bodas, nacimientos, bautizos, funerales y, al final, el éxodo desde nuestro país.
De manera muy parecida a mi madre, Adela Jiménez; y a mi abuela, Nena Veiga, yo crecí orgullosa de ser marieleña, razón por la que en la primavera de 1980, mientras los cubanos llegaban a Cayo Hueso, me horrorizó la etiqueta peyorativa que se les dio, marielitos, simplemente porque habían salido por el puerto del Mariel.
Para entonces habían pasado 16 años desde que yo también escapé de la entonces dinámica ciudad 25 millas al este de La Habana, conocida por su bahía de aguas cristalinas y su puerto de gran calado. También era la sede de la prestigiosa Academia Naval, el alma mater de mi padre, y de la fábrica de cemento Portland, un gigante operado durante los primeros días de la república y el auge de construcción posterior a la Segunda Guerra Mundial, por españoles, algunos de ellos familiares míos.
Cuando los marielitos comenzaron a llegar a la Florida en 1980, el Mariel ya había sufrido 20 años de negligencia comunista e iba en camino a convertirse en la Pompeya cubana, una otrora ciudad portuaria destruida por la revolución.
MI NIÑEZ
Yo nací en el Mariel el 23 de julio de 1958, el año que explotó la revolución cubana. Mis recuerdos más vívidos de niña son los de perseguir cocuyos en las cálidas noches de verano y mantenerlos como mascotas en un recipiente de vidrio.
Los domingos los pasábamos con la familia y los amigos en la Finca Monte Verde, propiedad de mi tío abuelo Antonio y su esposa Margarita Estrada, quienes convirtieron una parte de la propiedad en un restaurante junto al mar, con bar al aire libre, playa, muelle, un dique flotante con piscina y cabañas grandes para actividades de entretenimiento.
En el Mariel aprendí que los cerdos comen de todo y que el machete es el mejor amigo del guajiro. Aprendí a las malas que los pimientos rojos del patio eran chiles y que no se podía tocar el altar de Santa Bárbara de nuestra vecina Josefina.
Aprendí que no debía echar frijoles blancos en los sacos de frijoles negros que la abuela Nena tenía en el almacén del Bodegón.
Y lo más importante, que los niños hablan cuando las gallinas mean. Como yo era una niña habladora, me lo recordaban a diario.
Las primeras frases en inglés que aprendí fueron put your head on my shoulder, por el éxito de Paul Anka en 1958 que mi primo Pepe, de 13 años, tocaba sin parar, y I love you, dos frases vitales para la supervivencia en Estados Unidos, me aseguró Pepe.
Entonces, de repente, como les sucedió a muchos niños cubanos de mi edad, los problemas políticos lo pusieron todo patas arriba.
Mi padre, Pablo Lense, oficial naval durante el gobierno de Fulgencio Batista, chocó pronto con Fidel Castro, una historia muy conocida en la familia.


CONTINUA

MISCELLANEA SPORTIVA

Da quando e' iniziato questo tempaccio il campionato di calcio si gioca a spizzichi e bocconi,forse sarebbe il caso di iniziare magari intorno a ferragosto e di interrompere per un mese durante questi periodi di tempo brutto ma cosi' facendo le nostre squadre non potrebbero andare in giro per il mondo a fare figuracce e a guadagnare milioni di conseguenza restera' tutto come adesso,il solito casino.
Il Milan ha vinto con l'Udinese grazie al suicidio dei friulani che a 10 minuti dalla fine e in vantaggio riescono a prendere 2 gol in contropiede....
Allegri ha avuto pure la faccia tosta di parlare di grande prestazione.
L'Inter del povero Ranieri gioca a casa del Mondo,all'andata ci lascio' le piume Gasperini vediamo oggi come andranno le cose.
La seconda squadra torinese oggi non gioca,l'ho vista in coppa l'altro giorno,corrono e lottano tutti e se tanto mi da' tanto mi ritrovero' plotoni di gobbi sotto casa a festeggiare fra qualche mese nella speranza che non siano i soli tifosi di Torino ad aver qualcosa da festeggiare.
Il Rugby; ennesima sconfitta onorevole dei nostri azzurri davanti ai maestri inglesi in un olimpico con piu' di 70000 spettatori paganti,alla faccia degli stadi vuoti per il calcio.
Il nuovo ct francese degli azzurri il giorno del suo insediamento disse che in 3 anni vinceremo il 6 nazioni,i francesi hanno pesantemente ironizzato su queste dichiarazioni,forse l'ha sparata un po' grossa ma un paese cosi' ricettivo nei confronti di questo meraviglioso sport le vecchie 5 nazioni se lo sognavano anche se e' uno sport ancora lontano dalla nostra cultura.
E' troppo leale.
Tennis; dopo due giornate di Davis siamo gia' a casa ,sotto 3-0 contro la repubblica ceca,vero che hanno il n. 7 al mondo ma le speranze erano di arrivare al doppio sul 2-2 non sul 2-0.
Per fortune le ragazze in Fed Cup hanno battuto a Biella le Ucraine malgrado una Schiavone non brillantissima.
Gallinari si e' fatto male e stara' fuori un mese mentre in A2 di volley femminile Giaveno,in testa alla classifica,gioca contro Roseto in trasferta.
Conosco le ragazze,si allenano nella stessa palestra dove vado io,al palasport,e sopratutto conosco il coach Calabrese,uno tosto che non mollera' fino alla fine.

ANIBAL

 Enseguida se puede notar su presencia, quizá porque es un hombre muy alto, o a lo mejor por la bata blanca, limpia e impecable que siempre le acompaña. Pero Aníbal no es doctor ni trabaja en nada que se asocie a la medicina. Es el barbero, el más experimentado en su barrio y el de mayor clientela entre todos los que viven de cortarles el cabello a los vecinos del municipio habanero de Marianao.
Antes trabajaba para una barbería del Estado, junto con otros cuatro compartía un local que era administrado por los órganos del Poder Popular y donde se les asignaba un sueldo mensual fijo, sin importar la cantidad de pelados que hiciera.
“Un peso, esa era la tarifa oficial que todos cobrábamos por un corte de cabello, daba lo mismo si solo usabas la máquina eléctrica o si hacías el trabajo completo a base de peine y tijeras, al final solo un peso”, comenta Aníbal, “pero las cosas han cambiado, las barberías del Estado han comenzado a desaparecer, por eso cambié la forma y ahora trabajo por mi cuenta”.
Aníbal es cuentapropista, tiene licencia de barbero y el negocio le permite mantener a su familia. “Mi nuevo local es mi propia casa, mi clientela es la misma de antes, así que puedo decir que me aproveché del Estado y me quedé con casi todos sus clientes”.
La barbería de Aníbal está ubicada en lo que fuera el garaje de su casa, con la diferencia de que ahora las paredes están cubiertas por largos espejos, en el centro reposa un enorme sillón giratorio que lleva más de un siglo al servicio de diferentes barberos, de uno de sus brazos cuelga una ancha correa de cuero donde Aníbal asienta el filo de su navaja para dar los últimos retoques a las patillas del cliente que descansa en el cómodo sillón.
“Por suerte están de moda las barbas cortas, con esto me ha aumentado la clientela y ahora, además de los cortes de pelo habituales, retoco a muchos que prefieren lucir los candados del momento o los delineados bigotes”, comenta.
Han llegado dos clientes que mientras esperan siguen atentos los comentarios del barbero. “En mi negocio rezamos porque no vuelva la moda del pelo largo, esos años fueron los peores momentos para nosotros, por lo general siempre tenemos suficiente trabajo, la barbería no es solo el lugar donde te cortas el cabello, aquí se viene a socializar también, a conversar, a pasar el rato”.
Las tarifas oscilan alrededor de los treinta pesos por corte, siempre en dependencia de lo complejo del pelado o de la cantidad de tiempo que consuma por cliente. “Pero tengo una nueva forma de aumentar los ingresos, ahora pelo a domicilio”.
Aníbal está visitando la casa de algunos clientes y con ello la tarifa aumenta. “Son personas que trabajan mucho o que no tienen tiempo para venir hasta aquí y entonces me agradecen que yo les llegue hasta la casa y les haga el pelado sin robarles su tiempo de descanso, los pelo frente al televisor o mientras comparten con la familia, al final todos estamos contentos, ellos con su comodidad y yo con mis tarifas”.
Hay muchas sillas en el local de Aníbal, demasiadas para un solo barbero, si se llenaran de clientes no alcanzaría el día para atenderlos a todos. El barbero explica la razón, “Tres veces por semana tengo una escuela, estoy autorizado para esto, así que no hay nada ilegal en dar clases a la personas interesadas en aprender el oficio”.
Las tardes de los lunes, miércoles y viernes de cada semana el local del barbero se llena de jóvenes, hembras y varones. “Muchos quieren comenzar su propio negocio, por eso vienen a que les enseñe los secretos de la profesión, que no es solo peinar y cortar, hace falta dominar muchos aspectos del arte de pelar sin molestar al cliente”.
Solo cobra cien pesos por el curso de tres semanas, no es muy caro pero le permite mantener el salón lleno. “A la tercera semana se van sabiéndolo todo, desde cómo atarle la tela al cuello del cliente, o la mejor forma de sacudir los cabellos cortados, hasta el arte de solo apoyar las yemas de los dedos para hacer cortes o raspados, porque aunque parezca raro, lo más importante para un barbero es saber que al cliente se le ha de tocar lo menos posible, siempre con la punta de los dedos y nunca con las dos manos a la vez”.
Aníbal ha diversificado su profesión de tal manera que ha aumentado la rentabilidad de su operación, no asegura que haya suficiente mercado para que muchos más trabajen como barberos y que las licencias se encuentran abiertas. “Todo cubano necesita de un barbero, hasta yo preciso de uno, alguien que me corte el cabello y que me escuche mis cuentos, así que imagínate si hay espacio o no para muchos otros”.
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R.I.P.

sabato 11 febbraio 2012

3 PUNTI IMPORTANTI

Finalmente un pomeriggio tranquillo,il Toro ha vinto 3-1 con la Nocerina una partita che era da vincere senza se e senza ma.
Bel primo tempo,2 gol fatti e almeno altri 3 sprecati poi nel secondo tempo abbiamo fatto subito il terzo e da li' in poi abbiamo menato il torrone fino alla fine concedendo ai campani un gol che neanche all'oratorio si vede piu'.
Abbiamo di nuovo giocato in 10 perche' Bianchi non sta' in piedi,come ho gia' detto il suo gioco e' totalmente finalizzato al gol se non segna abbiamo giocato in uno in meno perche' e' totalemente avulso dal gioco di Ventura.
Ha sbagliato un gol fatto e ha dato una sensazione di impotenza che contro squadre piu' forti ci poteva costare cara,non segna da ottobre ed e' tornato titolare dopo 3 partite in panchina,luogo che dovrebbe ospitarlo di nuovo al piu' breve.
Poi c'e' il problema del portiere,dopo la partenza di Sereni non ne abbiamo piu' avuto uno degno di questo nome e questo Benussi,ennesimo arrivo in prestito,e' forse ancora piu scarso dei tanti che lo hanno preceduto,oggi sul loro gol ha fatto un uscita che farebbe inorridire un ragazzino della scuola calcio.
Comunque si e' vinto bene,Stefanovic in gran spolvero e centrocampo con i 3 mediani sacrificando un ala.
Secondo me lo schema di gioco migliore che abbiamo.
Ora ci aspetta la Samp e sara' tutta un altra musica.

CUBA? NO ITALIA!

Nozze d’oro con l’embargo per Cuba



C’era JFK, c’erano l’URSS e la crisi dei missili sovietici a Cuba e c’era il disastro della Baia dei Porci, quando gli Stati Uniti imposero su Cuba un blocco totale, che nelle intenzioni doveva servire a piegare il regime di Castro. Di tutto questo oggi sono rimasti solo gli USA, l’embargo e Castro.

FIDEL E L’EMBARGO – Entrambi in discreta forma, anche se forse si spegnerà prima Fidel Castro, che ha lasciato il potere al fratello e che in questi giorni presenta una lunga autobiografia (circa mille pagine in due volumi) a raccontare una vita decisamente eccezionale. Il blocco o blqueo come lo chiamano sull’isola, è stato anche rafforzato nel 1996, con la legge Helms-Burton e continua ai giorni nostri, nonostante le ragioni teoriche della sua istituzione si perdano ormai nelle nebbie della storia.

IL CORTILE DI CASA - Ma Cuba è sulla porta degli Stati Uniti, una parte del “cortile di casa” teorizzato dalla dottrina Monroe troppo vicina alle cucine perché i bravi presidenti americani vi lascino prosperare una minaccia. Che Cuba non sia invece una minaccia per gli States è fuor di dubbio, tanto che sono gli States ad occupare una parte di territorio cubano con una base militare e non viceversa ed è altrettanto fuor di dubbio che ai presidenti americani, da Kennedy a Obama, della situazione dei diritti umani nell’isola non mai importato nulla. La presenza stessa della prigione di Guantanamo lo dimostra e riduce qualsiasi pretesa del genere al ridicolo. Tuttavia il “frame” narrativo dominante è questo: gli Stati Uniti mantengono l’embargo fino a che il regime cubano non farà riforme verso la democrazia e il rispetto dei diritti umani e civili.

QUESTIONI POLITICHE - Poi il regime quei progressi li ha fatti, ma non bastano e non basteranno, anche perché la questione dell’embargo contro Cuba è più una questione di politica interna americana che di politica internazionale. Sono i cubani fuggiti da Cuba e i loro discendenti che rappresentano una forza elettorale rilevante negli Stati Uniti e in Florida in particolare ed è per compiacere questa forza che da sempre i politici americani, in particolare quelli repubblicani, trattano Cuba con tale durezza

A CHE SERVE L’ EMBARGO – Un embargo che per la gente di Cuba ha avuto un prezzo economico, sociale e culturale molto elevato e che sicuramente ha rafforzato il regime castrista, che ha sempre avuto buon gioco a mostrarsi come unico difensore di un paese aggredito ingiustamente dal vicino onnipotente. Più o meno la stessa dinamica vista all’opera negli ultimi anni nei contronti del regime di Teheran, quando gli Stati Uniti trovano il nemico giusto, fanno di tutto per conservarlo in salute. Un embargo che è anche privo di paragoni nella storia, che mai ha registrato sanzioni tanto estese e di tale durata ai danni di un singolo paese, nemmeno i peggiori regimi sulla terra hanno mai subito una pressione del genere. Il tutto  mentre gli USA che si sono battuti contro il regime cubano, hanno avuto modo e maniera di sostenere, e a volte poi abbattere, decine di dittature decisamente peggiori di quella castrista. Una dittatura che nonostante le difficoltà, è riuscita ad assicurare a tutti i cubani l’istruzione, l’alimentazione e la sanità pubblica, senza mai dover ricorrere ai grandi massacri registrati nei paesi vicini per conservare il potere. Traguardi sconosciuti alle dittature d’estrema destra che per decenni hanno devastato i paesi dell’America Latina, che non giustificano la repressione delle libertà individuali, ma che espongono perfettamente quanto l’embargo a Cuba sia una misura contro il popolo cubano e non un sacrificio richiesto alle imprese americane nel suo interesse.

SCOOTER



In tutti i miei oltre 40 viaggi a Cuba solo un paio di volte sono stato senza un mezzo per spostarmi.
Auto,scooter e un paio di volte,anni fa,uno chaffeur a disposizione pagato diariamente.
Da quando i miei periodi si sono allungati fino a 2 mesi ho optato per lo scooter,anche se nella penultima vacanza ho rentato anche un carro.
Ricordo la prima volta che ho rentato uno scooter ero a Santiago,citta' perfetta per questo mezzo di locomozione,strade strette,playa vicina,casa a S.Barbara,tutto perfetto.
Ricordo che il tipo de la renta viveva nel mio stesso barrio e rentava i Mondial che all'epoca erano abbastanza validi.
A Tunas iniziai nei tempi in cui non mettevi ancora il casco,quando e' diventato obbligatorio per un paio di anni sono tornato al carro perche' di mettermi quegli inutili involucri di polesterolo in testa proprio non ne avevo voglia...con quel caldo poi...
3 anni fa ricominciai a rentarli in concomitanza con la prima volta in cui soggiornai per 2 mesi.
Perfetto per la citta' e la prima cintura,diciamo fino a Calixto,diventavano un po' faticosi se dovevi andare al mare ma comunque a me che adoro viaggiare e spostarmi un grande fastidio non l'hanno mai dato.
Certo erano un po' problematici,ogni tanto facevano le bizze,non erano stabilissimi ma non si puo' avere tutto dalla vita.
Mi sono davvero divertito in questi anni girando in scooter ma nell'ultima vacanza francamente erano arrivati alla frutta e oltre.
Alberto,il tizio che li renta al final si e' ritrovato con 5 scooter rentabili,porcherie,inventi veri e propri anche se ad onor del vero il mio e' stato perfetto per tutti i 20 giorni in cui l'ho tenuto.
Il giorno che sono arrivato sono passato subito da lui,lo avevo chiamato annunciandogli il mio arrivo,era nella piccola officina dietro la bolera con tutti i pezzi presi dalle moto in disuso sparsi per terra,mi stava assemblando il mezzo.
Certo mi sono limitato alla citta',temevo che scaldandosi troppo mi piantasse in asso invece e' stato un fedele compagno di gozadera.
10 giorni prima della mia partenza sono arrivati 10 scooter nuovi fiammanti,erano 2 anni che li si aspettava,sud coreani belli e molto stabili.
Dopo pochi giorni,proprio mentre stavo per andare a Guaymaro con l'invento mi ha consegnato il mezzo nuovo,aveva 25 km....
Ho finito di fargli il rodaggio poi l'ho tirato fino agli 80 km/h ed e' andato benissimo.
Sono andato poi un  paio di volte al mare e una a Manati',tutto perfetto,tutto un altro viaggiare.
Fra l'altro la vista di scooter finalmente di livello ha creato una lista di espera da parte di molti yuma che si mettevano in coda per poterne rentare uno.
Ovviamente i prezzi sono aumentati.
Come cliente distinguido se rentavo almeno 30 giorni pagavo 8 cuc di diaria....ma anche meno ma questo non ve lo devo dire....
Coi nuovi scooter se affiti per un giorno solo sono 25 cuc mentre la tariffa piu' bassa prima che io tornassi in Italia era di 14 cuc ma non era ancora arrivata quella per clienti distinguidos,dovrebbe oggi essere 10 o al massimo 12.......poi solo le montagne restano sempre ferme...
Alberto mi ha cambiato lo scooter senza variarmi la tariffa,vero che mancavano solo 8 giorni ma comunque mi ha fatto un piacere,sa che con me non ci rimette mai e poi ci conosciamo da 8 anni.....
Nelle foto sopra c'e sia il nuovo scooter che,sullo sfondo,quelli vecchi.

MAS LATINA

L'altro giorno stavo risintonizzando i canali del digitale terrestre e ho trovato un canale musicale di videos totalmente latini,il canale si chiama Mas Latina,forse e' di queste parti perche' vedo che cercano agenti pubblicitari per il Piemonte.
Molto cubano ma non solo,videos giusti e recenti.
Cercatelo perche' merita.

venerdì 10 febbraio 2012

RIPARTIRE

"Vivi per un po' in California ma lasciala prima che ti rammollisca"
Questo e' un verso di una canzone col testo preso da un film e musicato dai dj di radio dj rappato dalla voce di un doppiatore famoso.
Potremo tranquillamente sostituire California con Cuba,tanto per il clima piu' o meno ci siamo,e l'equazione non cambierebbe.
Sono tornato dopo 3 mesi a Cuba e solo ora ricomincio a prendere il ritmo giusto.
Vero e' che ad aspettarmi ho trovato la Siberia ma sicuramente tutto quel tempo a Cuba ti rallenta i riflessi e ti rammollisce un po'.
Non avendo un lavoro comune da svolgere mi sto' dedicando al commerciale per l'estate,mi servono ancora alcune strutture per fare un buon fatturato,con i miei soci abbiamo pianificato il discorso per l'attivita' che verosimilmente iniziera' a settembre e ho ripreso ad allenarmi con serieta'.
Visto il clima e' tutto fermo e non posso mettermi a viaggiare per andare a parlare con gli jefe per presentare la mia attivita',in realta' ho anche pensato di tornare a Cuba per un paio di settimane ma poi chissa' quando rientravo nei ritmi qua'.....e ho gia' speso che meta' basta....
Questo cazzo di freddo mi ha un po' bloccato anche psicologicamente,tanto che ieri e oggi ho deciso che gelo o non gelo dovero ritornare a correre fuori e non su quello stupido runner.
Tre mesi di caldo,sole,pesce,femmine e ron indubbiamente ti rendono meno tosto e combattivo e ci vuole un po' di sana grinta sabauda per affrontare una stagione come questa.
Sicuramente anche per tutti voi i primi giorni al rientro da una vacanza normale sono sotto ritmo,immaginatevi dopo 3 mesi.
Comunque sia ieri che oggi bardato neanche troppo pesante sono andato a correre intorno ai laghi,nell' mp3 i Buena fe',le stesse canzoni che ascoltavo quando correvo per la pista o per le strade di Tunas mi hanno accompagnato in questi kilometri in mezzo a una specie di steppa al fianco di un lago ghiacciato
Quelle canzoni mi hanno fatto compagnia mentre il mio alito diventava fumo,mi hanno scaldato in quell'infreddolito incedere.
Ma non ci sono scuse bisogna ripartire e rimettere inseme le voglie e gli stimoli per avere quei risultati che ci possano permettere ogni tanto di salire su un aereo con destino la maggiore delle Antille.

L'ABOMINEVOLE SINDACO DELLE NEVI

L' invasione di GRENADA - 3 -

L' importanza di Grenada quale precedente nella politica estera USA

In tempi, quali quelli di oggi, in cui l' invasione dell' Iraq ci ha abituato a contare le vittime del paese invaso in termini di centinaia di migliaia, queste cifre ci possono sembrare irrisorie, tuttavia l' importanza e le conseguenze dell' invasione di Grenada dal punto vista della politica e della mentalità statunitense fu enorme. 
  • Dopo la sconfitta in Vietnam, con Grenada gli USA tornarono ad una politica estera aggressiva. 
  • Nell' invasione furono sperimentate nuove tecniche per manipolare l' opinione pubblica ed ottenere il consenso interno. 
  • Fu infine palesemente dimostrato che gli USA potevano impunemente operare un' aggressione ad un paese estero senza giustificati motivi, in spregio al diritto internazionale,  agli ammonimenti dell' ONU  ed addirittura, come vedremo, al parere dei più stretti alleati: sono le basi per la politica unilateralista e noncurante del diritto internazionale delle successive amministrazioni.
Innanzitutto la manipolazione del consenso. Si è detto che la copertura giornalistica e videotelevisiva degli avvenimenti in Vietnam molto contribuì (certamente assieme ai 50.000 caduti americani) a formare la consapevolezza e la coscienza critica che generò l' opposizione alla guerra da parte dell' opinione pubblica interna. L' amministrazione Reagan fu attenta a non ripetere quell' errore. Innanzitutto fu generato il sospetto cheil regime marxista di Grenada potesse costituire una minaccia per gli stessi Stati Uniti, poi fu tentato,con scarso successo, di giocare la carta della sicurezza degli studenti americani presenti a Grenada. Sopratutto si seppe sapientemente approfittare dei disordini e degli scontri scoppiati all' interno del regime marxista: si era creata una situazione a causa della quale Cuba era di fatto impossibilitata ad inviare truppe nel paese alleato (che avrebbero reso più problematica e quindi più improbabile l' invasione da parte degli americani) perchè un suo intervento in tal senso avrebbe dato l' impressione che le truppe cubane fossero spedite in appoggio ad una delle due fazioni che si combattevano all' interno del Governo Rivoluzionario del popolo.   
Per quanto riguarda l’atteggiamento tenuto dal governo Usa nei confronti della stampa durante il conflitto di Grenada,  la strategia usata dalle autorità militari statunitensi, per controllare e gestire le informazioni, consistè essenzialmente nel tenere i reporter lontani dal campo di battaglia. Nei primi giorni dell’invasione, a nessun giornalista venne data la possibilità di raggiungere Grenada, e i quotidiani furono  quindi costretti a diffondere unicamente le notizie provenienti dalle fonti ufficiali statunitensi. Successivamente, almeno fino al 31 ottobre, solo ad alcuni selezionati giornalisti fu concesso di effettuare delle "visite guidate" cioè furono portati a vedere solo ciò che si desiderava vedessero. 
Nonostante le precauzioni sopra citate, non mancò chi in patria dissentì dall' iniziativa del governo. Il membro del Congresso statunitense Louis Stokes affermò che "Not a single American child nor single American national was in any way placed in danger or placed in a hostage situation prior to the invasion". Il "Congressional Black Caucus" denunciò l' invasione e sette membri democratici del congresso, guidati da Ted Weiss, tentarono l' impeachment di Reagan. Inoltre, sebbene fosse evidentemente pianificata da mesi, molti non mancarono di far notare che l' invasione di Grenada, avvenuta due giorni dopo l' attentato a Beirut in cui erano morti 241 soldati americani,  riuscì a distrarre l' opinione pubblica da quel disastroso evento e costituì al tempo stesso una facile riequilibrio dell' immagine degli Stati Uniti  come superpotenza vincente pesantemente  offuscata dagli avvenimenti libanesi. 
Come detto, trattandosi di una deliberata e non provocata invasione essa fu fatta senza tenere in alcun conto l' opinione e le ammonizioni dell' ONU. Questo di mostrare al mondo come gli USA potessero infischiarsene del parere dell' ONU fu un precedente di fondamentale importanza per avvenimenti successivi anche, come sappiamo, recenti.
Grenada era uno stato appartenente al Commonwealth britannico di conseguenza la Regina d' Inghilterra ne era formalmente il capo di stato, così quando iniziò l'invasione, il piccolo stato chiese aiuto agli altri membri del Commonwealth. Benchè ovviamente nessuno accorse in soccorso, comunque l' invasione fu aspramente criticata da Gran Bretagna, Canada ed altre nazioni. Il primo ministro britannico  Margaret Thatcher si oppose all' invasione ed il suo ministro degli esteri, Geoffrey Howe, annunciò al Parlamento che il giorno prima dell' invasione egli non aveva avuto nessuna notizia di un possibile intervento USA. Più tardi Reagan a proposito dei colloqui avuti con laThatcher ebbe a dire:  "She was very adamant and continued to insist that we cancel our landings on Grenada. I couldn't tell her that it had already begun."
Dopo l' invasione il primo ministro britannico scrisse a Ronald Reagan:
This action will be seen as intervention by a Western country in the internal affairs of a small independent nation, however unattractive its regime. I ask you to consider this in the context of our wider East-West relations and of the fact that we will be having in the next few days to present to our Parliament and people the siting of Cruise missiles in this country...I cannot conceal that I am deeply disturbed by your latest communication.
Che cosa sia oggi  Grenada lo possiamo scoprire in un saggio di Noam Chomsky, "Anno 501 la conquista continua - L'epopea dell'imperialismo dal genocidio coloniale ai giorni nostri" - (Gamberetti Editrice, Roma 1993, traduzione di Stefania Fumo - Serena Filpa), di cui si riporta un brano relativo proprio al destino post invasione dell' isola.
Ma sono molti i paesi che hanno registrato importanti successi, grazie all'intervento tempestivo degli Usa ed ai loro saggi rimedi. Prendiamo Grenada. In seguito alla sua 'liberazione' nel 1983 - dopo diversi anni di guerra economica Usa e di minacce ormai cancellate dalla storia - l'isola diventò il maggior destinatario (pro capite) di aiuti Usa (dopo Israele, che è un caso a parte). L'amministrazione Reagan volle che diventasse una 'vetrina del capitalismo', formula convenzionale usata ogniqualvolta un paese viene salvato dai propri abitanti e rimesso sulla retta via; il Guatemala, invaso nel 1954, era stato un altro di questi 'successi'. I programmi di riforma imposti a Grenada provocarono i soliti disastri sociali ed economici, ed ora sono criticati persino da quel settore privato che godeva i benefici di tali imposizioni. Inoltre, "l'invasione ha avuto l'effetto sui tempi lunghi di soffocare la vita politica dell'isola", scrive da Grenada l'assistente speciale di Carter, Peter Bourne, insegnante in quell'istituto di medicina i cui studenti sarebbero stati 'salvati' dall'intervento Usa: "I leader locali deboli e compiacentemente pro-americani non sono stati in grado di elaborare alcuna politica creativa per risolvere i problemi sociali ed economici di Grenada" mentre sull'isola si registrano livelli record di alcolismo e tossicodipendenza, "un malessere sociale paralizzante" cosicché a gran parte della popolazione non resta che "fuggire dal suo bellissimo paese".  

In realtà l'invasione ha prodotto qualcosa di positivo, scrive Ron Suskind in un articolo apparso sulla prima pagina del "Wall Street Journal" con il titolo "Resa sicura dai Marines, Grenada adesso è un paradiso per le banche offshore". Anche se, come osserva un parlamentare, capo di una ditta di investimenti, l'economia è in "uno stato terribile" - grazie ai piani di ristrutturazione gestiti dall'"Usaid" ("U.S. Agency for International Development"), ma questo il "Journal" non lo dice. Quel che conta è che per gli Usa, con 118 banche offshore, una per ogni 64 abitanti, la capitale di Grenada "è diventata la Casablanca dei Caraibi, un rifugio sicuro per il riciclaggio del denaro, l'evasione fiscale e varie truffe finanziarie". Avvocati, ragionieri ed alcuni uomini d'affari se la passano bene; come, senza dubbio, i banchieri stranieri, i riciclatori di denaro ed i signori della droga, al sicuro dalle grinfie della tanto reclamizzata 'guerra alla droga'.
FINE


L'UOVO E LA GALLINA

FOTO DAL WEB
In questi tanti anni di Cuba ho avuto fondamentalmente pochissime relazioni di un certo spessore,ho preferito continuare un certo tipo di vita molto simile a quella che ho frequentato lavorando nei villaggi turistici dei mezzo mondo.
Quelle poche relazioni sono state con ragazze decisamente piu' giovani e la cosa da un lato e' strana ma dall'altro fa parte,credo,della normale evoluzione di un uomo.
Quando avevo 20/25 anni frequentavo donne piu' grandi poi fino ai 40 piu' o meno donne della mia eta',dopo i 40 ho iniziato a frequentare ragazze decisamente piu' giovani e la cosa non e' iniziata a Cuba,vista la natura dei miei lavori e' un opzione che posso frequentare tuttora anche nel mio paese.
Le ragioni di questa evoluzione sono state molteplici,intanto la poca voglia di mettere su relazioni serie,di conseguenza con ragazze piu' giovani era sottointeso che si trattava di un giro di giostra e nulla piu'.
Non si e' trattata di una faccenda di carne dura,vi posso assicurare che in giro ci sono quarantenni palestrate da paura....
Le ragazze piu' giovani sono molto meno impegnative,non hanno preso sonori ceffoni dalla vita,viaggiano con meno antifutri,basta lasciare a loro la decisione sul dove e quando e il resto e' gozadera pura.
Ma se la cosa va oltre il giro di giostra allora si sente in lontananza un rumore di unghie sui vetri.
Se vuoi andare oltre,e a me a Cuba e' capitato,ci devono essere affinita' che gioco forza non ci possono essere vista la differenza di eta' e,nel caso di cubane,di cultura.
A volte mi ritrovavo a pensare che stavo facendo anche il padre e non solo il novio e la cosa ha una sua spiegazione.
Quasi sempre le ragazze cubane crescono senza un padre,crescono con la madre,la abuela,la tia in totale assenza di una figura maschile paterna e puo' capitare che sia proprio quello che cercano in noi.
Spiegare alla propria donna le regole di educazione non e' proprio un gran punto di arrivo.
Spesso la bellezza della gioventu' non sopravvive al sorgere del sole,un attimo prima stai guardando il suo corpo nudo mentre dorme sentendoti Robert Redford e un attimo dopo non sai di cosa parlare perche' alla fine in comune non c'e' molto.
Non si puo' avere l'uovo e la gallina se vuoi la gioventu' non puoi avere anche l'esperienza.
Ora,io non voglio dire che bisogna frequentare coetanee,per un giro di giostra e RESTANDO NEL LECITO una giovane fanciulla va benissimo ma se si vuole qualcosa di piu' allora e' bene mettere nel preventivo non pochi problemi.
Oggi sto' con una trentenne,anche se a vederla non sembra,una che ha girato e vissuto,il rapporto e' da pari a pari e sicuramente nel rapportarmi con lei non mi devo mai dimenticare che non ho a che fare con una ragazzina ma con una donna e una madre.
Cambia tutto brava gente,credetemi.

giovedì 9 febbraio 2012

LACRIME E SANGUE

Sono partito per questi mesi cubani col delinquente che ci governava e sono ritornato che avevamo il banchiere sulla tolda di comando.
Monti ha l'aria paciosa del buon padre di famiglia e come un buon padre di famiglia cerca di far quadrare i conti,spesso dice cose che condivido ma ogni tanto scivola sulla classica buccia di banana come nel caso del posto fisso (condivido nel concetto la sua disanima) e del termine "monotono" che poteva evitarsi...
Non mi piace essere governato da una cricca di banchieri che nessuno di noi ha eletto,in pratica siamo al livello di un paese del terzo mondo,quando in quei paesi i civili democraticamente eletti non sanno governare arrivano i militari e fanno un colpo di stato qua' il colpo di stato lo hanno fatto i banchieri.
Non mi piace ma e' il meno peggio che poteva capitarci.
Il nostro voto di 3 anni fa e' come se non fosse esistito,ci governa gente che nessuno di noi ha eletto,che non ha il problema di essere rieletta,non sono politici di mestiere e  non rispondono a nessuno di noi di cio' che fanno perche' non hanno il problema del consenso.
E poi parliamo di Cuba.....
La' perlomeno quelli che sono nel parlamento sono stati eletti,e' vero che c'e' un solo partito ma vedendo quello che combinano i tanti inutili ladroni e costosi partiti italiani e' una soluzione che non scarterei a priori.
Il paradosso e' che da noi,paese "demnocratico"....governa gente non eletta dal popolo mentre a Cuba,paese sotto "dittatura"al governo c'e' gente eletta dal popolo.
Tolti ovviamente i grandi vecchi....
Ovviamente i termini democratico e dittatura li ho messi fra virgolette,ognuno e' libero di tradurli come vuole.
Indubbiamente Monti ha riportato sopra il nostro paese un po' di quella credibilita' che il delinquente e la sua banda di leccaculo avevano polverizzato facendoci diventare la macchietta del mondo.
Se questo va a parlare coi potenti della terra perlomeno questi lo ascoltano se andava quell'altro o si davano malati o lo prendevano per il culo,prendendo indirettamente per il culo il nostro paese.
L'Italia ha di nuovo una leadership credibile e spendibile a prezzo di lacrime e sangue.
Lacrime e sangue che non avremo mai versato per gli incapaci di prima e che oggi,pur con molta riluttanza,versiamo per questo governo nella speranza che nel tempo piu' breve possibile ci riporti fuori dal tunnel.

L'INVASIONE DI GRENADA - 2 -

La rivoluzione socialista del 1979 e l' invasione statunitense del 1983

Lungamente contesa nel diciottesimo secolo tra Francia e Inghilterra, l' isola di Grenada divenne alla fine colonia Britannica e tale rimase fino alla fine degli anni sessanta, quando ottenne una forte autonomia nell' ambito  della corona britannica (i "West Indies Associated States" comprendevano varie ex colonie inglesi a cui fu attribuita ampia autonomia negli affari interni).  Nel 1973 Grenada e le vicine isole Grenadines, Carriacou e Petit Martinique, si dotarono di una costituzione e l'anno seguente raggiunsero la piena indipendenza.
Uomo forte del paese era Eric Gairy, egli portò Grenada all' indipendenza, ma era anche una figura molto discussa, corrotta e paternalistica. Furono anni di corruzione e scontri non solo politici all' interno del piccolo paese.  Nel 1970 Gairy aveva formato  una banda privata che affiancava occasionalmente la polizia nel tentativo di contrastare e reprimere il dissenso interno. Andavano infatti organizzandosi movimenti di opposizione, tra cui, ben presto assunse sempre maggior importanza il New Jewel Movement (NJM).
Fondato nei primi anni Settanta, da Maurice Bishop, Unison Whiteman e Bernard Coard,  l’Unione congiunta per l’educazione, il benessere e la liberazione aveva come sigla  "JOYA", in spagnolo “gioiello”. Per questo, in inglese, la lingua parlata a Grenada, il nuovo partito di ispirazione marxista prese appunto il nome di New Jewel Movement. 
Intanto la situazione interna andava facendosi sempre più violenta e caotica. Il 18 novembre 1973, Maurice Bishop e due altri membri del NJM furono selvaggiamente aggrediti dalla Mongoose Gang. Bishop ebbe la mandibola fratturata e dovette rimanere per diverse settimane in ospedale. 
All' inizio del 1974 quando pochi giorni mancavano alla data della prevista indipendenza, molte persone in  Grenada  erano preoccupate che una volta ottenuta l' indipendenza Gairy ne avrebbe approfittato per istaurare una dittatura. Organizzato da sindacati, chiesa e organizzazioni civiche fu indetto uno sciopero generale contro la programmata indipendenza. Il 21 gennaio 1974 durante una marcia violentemente attaccata dalla polizia, vi furono diversi feriti e fu ucciso Rupert Bishop il padre di Maurice il leader del NJM.
Eric Gairy ed il suo partito (il Grenada United Labour Party) governarono l' isola fino al  13 marzo del 1979, giorno in cui, mentre Eric Gairy si trova a New York per parlare all’Onu, Bishop attua un colpo di stato, il NJM prende il potere e instaura un governo socialista. Il nuovo governo ha l' appoggio popolare, garantisce il rispetto dei diritti umani e promette di risolvere i problemi del paese. La sua politica socialista e non allineata non piace agli Stati Uniti che tentano di isolare politicamente ed economicamente il paese. Anche in risposta all' ostilità dimostrata dagli Stati Uniti, il nuovo governo (il PRG: Governo Rivoluzionario del popolo)  cerca l' appoggio cubano. Gli stretti rapporti  tra Bishop e Fidel Castro irritano ancora di più il governo degli Stati Uniti, mentre tecnici cubani giungono in Grenada per lo sviluppo delle infrastrutture tra cui il nuovo aeroporto.
Intanto all' interno del Governo Rivoluzionario del Popolo si andò delineando una frattura in conseguenza della quale l' ala che si rifaceva al vice primo ministro Winston Bernard Coard prese il potere e mise Bishop agli arresti domiciliari. L' arresto suscitò vibranti proteste nella popolazione. Durante una manifestazione di  protesta di 30.000 persone (un terzo della popolazione dell'isola) che chiedevano la sua liberazione, Bishop  fu liberato dalla folla e insieme al popolo marciò sul quartier generale dell' esercito a Fort George. Qui in circostanze ancora oggi poco chiare i militari fedeli a Winston Coard aprirono il fuoco sulla folla, uccidendo alcuni dimostranti. Bishop fu arrestato insieme a numerosi seguaci e fucilato seduta stante.
I disordini interni al governo rivoluzionario e la morte di Bishop ebbero subitanea eco in Cuba negli Stati Uniti. Cuba aveva in quel periodo sull' isola una delegazione di tecnici militari del genio che collaborava alla  costruzione di un aereoporto (realizzato comunque da un' impresa britannica), quindi sostanzialmente una presenza militare armata seppure piccola numericamente. Alla notizia della morte di Bishop il governo cubano rilasciò una dichiarazione in cui esprimeva  profonda amarezza per la morte del leader grenadoregno. La stessa dichiarazione riportava istruzione ai tecnici ed ai militari cubani che si trovavano nell' isola affinchè:
"they should abstain absolutely from any involvement in the internal affairs of the Party and of Grenada," while attempting to maintain the "technical and economic collaboration that could affect essential services and vital economic assistance for the Grenadian people."  
Ben diversa la reazione americana: i disordini interni a Grenada costituirono agli occhi dell' esecutivo Reagan una grande occasione: il pretesto per scatenare un intervento, evidentemente pianificato da tempo, in maniera da abbattere il governo marxista dell' isola e cancellare ogni influenza cubana e sovietica nella politica di Grenada. 
Una delle ragioni addotte dall' amministrazione USA per giustificare l' intervento era che la costruzione del nuovo aeroporto dell' isola potesse costituire un pericolo "per la sicurezza degli Stati Uniti".  Questo, nonostante l' aereoporto fosse costruito da una compagnia britannica e nonostante le tante assicurazioni che dovesse servire solo per scopi turistici (e del resto, essendo Grenada uno stato sovrano, non si vede per quale motivo non potesse usare il suo aeroporto  per qualunque scopo convenisse, nè per quale ragione Grenada dovesse dar conto agli Stati Uniti della costruzione del suo aeroporto).  Il presidente Ronald Reagan accusò Grenada di avere l' intenzione di usare il nuovo aeroporto come base per aerei militari, evidentemente temendo ingerenze cubane e sovietiche.  Reagan puntò il dito sul fatto che la pista di 2700 metri fosse lunga abbastanza anche per far atterrare e decollare bombardieri militari e che inoltre fossero prevista la costruzione di grossi depositi di carburante giudicati eccessivi per i voli commerciali. 
Nel primo mattino del 25 ottobre 1983 gli Stati Uniti invasero l' isola di Grenada. L' assalto iniziale fu condotto da 1.200 uomini , ed essi incontrarono un' iniziale accanita resistenza da parte del piccolo  esercito Grenadino  e dall' unità del genio militare cubana . Pesanti combattimenti continuarono per diversi giorni,  man mano  la forza d' invasione crebbe a più di 7.300 uomini (l' intera popolazione di Grenada era di 100.000 persone  e  gli effettivi di  esercito e polizia ammontavano in tutto a meno di 1.500 unità), ed i difensori, soverchiati , si arresero o si ritirarono sulle colline. In breve  l' intera isola cadde sotto il controllo americano.  
I combattimenti, come detto, coinvolsero anche i 600-700 cubani del genio militare in quel momento presenti sull' isola: pochissimi giorni prima dell' attacco, quando l' invasione americana divenne probabile, Cuba aveva dato precisi ordini ai suoi uomini di non intraprendere alcuna iniziativa se non "directly attacked" . Il 24 inoltre Cuba aveva informato il regime Grenadino che i  soldati cubani avrebbero difeso solo se stessi, qualora attaccati, ed aveva evacuato il cantiere dell' aereoporto dal suo personale.
Nonostante ciò anche i cubani furono attaccati. L' invasione costò la vita a 19 militari americani, a 45 militari di Grenada  a circa 25 civili grenadini ed inoltre  a 24 cubani. 

CONTINUA

IL LINDO

Credo che personaggi simili li abbiate incontrati tutti nei vostri vagabondaggi in terra cubana,a Las Tunas ogni tanto ne capita uno e le sue gesta diventano presto leggenda.
Stranieri di solito intorno ai 30 anni,anche meno,non dico di bell'aspetto ma neache con la barriga che impedisce di vedersi i piedi.
Spesso sono al primo o ai primi viaggi,appena ci parli insieme loro mettono subito in chiaro una cosa "io non ho mai pagato una donna e non comincero' certamente qua' a Cuba,sono giovane e posso divertirmi senza elargire nulla".
Dichiarazione impegnativa.
Ci parli un attimo assieme,magari seduto al Cadillac dopo che ti hanno chiesto una informazione qualunque e scopri che sono separati,magari uno o piu' figli che vivono con la moglie a cui pagano la casa e danno un pacco di soldi per il mantenimento,poi ti raccontano che in Italia si divertono con una rumena da urlo ......
"Mai pagato una donna in vita mia......"
Come dico spesso da quando ho avuto l'eta' della ragione ho imparato che le donne costano a ogni latitudine e a prescindere dall'intensita' del rapporto che si mette in piedi.
Dato per scontato questo bisogna fare in modo che almeno siano soldi spesi bene.
A quest'ultimo giro ne ho conosciuto uno di questi fenomeni,stracarico di soldi ma tirato come una scotta durante una giornata di vento forte.
Almeno tirato con le fanciulle perche' per il resto dai vari chulos riusciva a prendersi delle inchiappettate su ogni cosa che comprava ...
Il tipo nelle 2 settimane di eroica permanenza tunera ha frequentato sostanzialmente 2 fanciulle.
Una brava ragazza,una di quelle che raramente vedevo in giro,studentessa e anche carina e l'altra una mia amica che si dedica,da poco, alla professione piu' antica del mondo.
La prima sperava di svoltare e la seconda di poter cambiare vita salendo dal paese.
Il nostro fenomeno e' riuscito a non sganciare un centavos per 2 settimane,promettendo ad entrambe adeguato tfr e,cosa piu' importante,un invito in Italia in tempi brevissimi.
Visto che il tipo era conoscente dall'Italia di un italiano che fa parte del nostro giro e visto che spesso ci chiedeva consiglio su molte cose essendo al primo viaggio gli abbiamo detto che non si tratta di....pagarle e' solo che le ragazze si aspettano qualcosa,magari anche solo un ..presente... e che le 2 fanciulle erano comunque ragazze tranquille perche' se trovi quella sbagliata vai anche in contro a dei rischi.
Fra l'altro una delle 2 l'ha pure accudito portandolo in ospedale quando stava male,spendendo anche qualcosa di suo per quello che serviva.
Quando gli ho ricordato questo lui mi ha risposto...."si ma poi siamo andati a mangiare e...ho pagato io..." a questa risposta ho capito che parlarci era una battaglia persa e ho lasciato perdere.
La fanciulla che faceva il mestiere piu' vecchio del mondo era nuova appunto del mestiere e poco smaliziata,per una decina di giorni e' stata solo con lui trascurando il...negocio e privandosi delle entrate solite quotidiane.
Una sera era seduta sola al Cadillac,passavo di la',mi chiama dicendomi che mi stava cercando per parlarmi.
Mi dice che ha molti dubbi,ha sentito tante promesse ma non ha visto alcun efectivo....e mi chiede cosa deve fare.
Ora,il mio compito non e' certo quello di spiegare a una jine il proprio mestiere ma la ragazza con me e' sempre stata carinissima e mi dispiaceva che fosse presa per il culo in modo cosi' evidente.
Le ho detto di parlarle e di mettere in chiaro la faccenda,lui andava via 3 giorni dopo e forse era il caso di accendere la luce....
I fatti seguenti dimostreranno che lei non si e' osata parlare di questa faccenda e questo dimostra che non era del tutto smaliziata.
Al final il fenomeno e' partito senza sganciare un centavos ma promettendo che avrebbe mandato i soldi dall'Italia per il passaporto e tutto il resto.
Stanno ancora tutte e 2 aspettando,ho come l'idea che quando il fenomeno tornera' in citta',se tornera',trovera' attorno a se terra bruciata.
La gente parla e a Cuba puoi anche essere o crederti lindo ma l'efectivo vale molto ma molto di piu' del bell'aspetto.

mercoledì 8 febbraio 2012

UNA DOMENICA D'ALTRI TEMPI

Domenica e' stata una giornata di calcio di altri tempi,come quando eravamo ragazzi e ascoltavamo le partite per radio a tutto il calcio minuto per minuto e poi aspettavamo novantesimo minuto e poi la domenica sportiva.
Tutte le partite giocate nella stessa ora la domenica alle 15,ci voleva la neve per tornare a una situazione di normalita' alla faccia di tutte le televisioni a pagamento.
Non mi piaciono questi campionati con partite sparpagliate in 4 giorni per far contenti i mercanti delle telvisioni.
Saro' anche un vecchio Comunista ma continuo a pensare che il calcio in tv sia un fenomeno popolare e di conseguenza il popolo deve poterci accedere gratuitamente e possibilmente in Rai per cui paghiamo il canone.
L'assurdita' di giocare in notturna a febbraio e sotto gli occhi di tutti,i mercanti delle televisioni vogliono sempre piu' gente davanti alla televisione e sempre meno allo stadio.
C'e' da dire che i nostri stadi sono delle porcherie che andrebbero abbattuti seduta stante,tolto,e mi duole dirlo,lo stadio della seconda squadra di Torino che e' veramente bello.
Con gli stadi di proprieta' e' possibile che la gente,finalmente accolta in stutture adeguate per uno spettacolo cosi' grande,torni ad andare allo stadio con i propri figli e tutta la famiglia al seguito per vivere comunque una domenica di festa quale che sia il risultato dsella propria squadra.
Domenica e' stato bello rivedere tutte le squadre giocare nello stesso momento,tutte meno una....
Ma speriamo che sia solo questione di qualche mese....

L' invasione di GRENADA -Prima parte-



mayflower










Il 25 ottobre 1983 le truppe americane iniziavano l' invasione della piccola isola caraibica di Grenada. Il presidente Ronald Reagan con quest' atto dava il via al ritorno ad una politica estera basata sull' aggressione, dopo la pausa imposta dalla cocente sconfitta in Vietnam 




Nella prima parte di  questa pagina riportiamo  la traduzione di un' articolo del 2006 di Malcom Lagauche,  ad essa segue una completa ricostruzione storica degli avvenimenti



"Dove diavolo è Grenada? " si chiesero molti americani nell' ottobre 1983 quando lessero o sentirono alla televisione che gli Stati Uniti avevano invaso il paese caraibico. Quando molti tentarono di trovare dove fosse quel paese o perchè gli USA l' avessero invaso, essi non ebbero risposta. Per qualche giorno vedemmo il nome sui giornali, poi in fretta scomparve.
L' unica risposta coerente, benchè vaga, data alle domande dell' opinione pubblica era che l' invasione fosse necessaria per fermare i "Rossi" (quelli di Mosca non la squadra di Cincinnati)  dall' infiltrarsi nel territorio USA. Era sufficiente per gran parte del pubblico americano. non furono poste altre domande.
Nonostante le limitate dimensioni di Grenada e le scarne discussioni circa l' argomento dell' invasione, le implicazioni sono sconcertanti. Si era all' inizio di una politica estera americana basata sull' aggressione che, di fatto,  è ancora oggi in atto. Il governo USA conduceva esperimenti in falsità ed essi funzionavano. Per esempio sotto la scusa della "sicurezza nazionale" non fu permesso alla stampa di seguire gli avvenimenti. I media si lamentarono, ma l' incidente fu subito dimenticato. Questo test fu fatto per vedere se ci sarebbe stato scandalo da parte dei media, ma non ci fu reazione.
Venne introdotta la prassi di utilizzare  una forza d' attacco in grado di assicurare una superiorità schiacciante. Fu infatti impiegata una forza militare molto maggiore di quella che era necessaria. Adoperare massicci quantitativi di armamenti più o meno obsoleti, inoltre, prepara  la strada per future invasioni  in quanto si generano le condizioni perchè le industrie fornitrici di equipaggiamenti militari possano ricevere un gran numero di nuove  ordinazioni per armamenti di più recente  generazione, rafforzando il peso del complesso militare-industriale nell' economia americana 
Abbondarono le bugie propagandate dal governo. All' opinione pubblica fu detto che l' isola di Grenada era sul punto di essere usata dai comunisti sovietici come base per l' invasione di altre nazioni dell' emisfero occidentale e, eventualmente, anche degli stessi Stati Uniti. Come giustificazione il governo statunitense indicò la presenza delle truppe cubane sull' isola e la costruzione di un aeroporto. In realtà c' erano circa 50 tecnici cubani che collaboravano alla costruzione di un aeroporto turistico.
Un' altra ragione addotta a giustificare l' intervento riguardava la necessità di assicurare la sicurezza di alcune centinaia di studenti americani che frequentavano l' università in Grenada. Questo fragile argomento fu ben presto abbandonato quando il primo gruppo di studenti discese dai veivoli che li avevano riportati  negli Stati Uniti. La stampa era presente in forze all' aereoporto ad attenderli, e quando la prima persona scese dall' aereo  gli fu subito chiesto "Avete temuto per la vostra vita?" Il giornalista intendeva alludere che il governo di Grenada avesse in programma di attentare in qualche modo alla sicurezza dei suoi ospiti stranieri. un perplesso studente rispose: "L'unico momento in cui ho pensato che la mia vita fosse in pericolo è stato quando sono incominciate a cadere le prime bombe americane." Quella intervista non fu più ritrasmessa.
Le somiglianze tra l' invasione di Grenada e quella dell' Iraq sono allarmanti. Come se l' una fosse la prova generale dell' altra. Il giornalista Jonathan Steele   si occupò dell' invasione di Grenada non appena alla stampa fu permesso di entrare nel paese, dopo che per cinque giorni le truppe americane avevano impedito ogni sorta di comunicazione con quel paese. L' 11 ottobre 2003 apparve sul giornale britannico The Guardian un articolo di Steele nel quale il giornalista ricordava la sua esperienza in occasione dell' invasione di Grenada e la metteva a confronto con l' invasione dell' Iraq nel 2003. Secondo Steele:i gornalisti  che si recarono a Grenada in quel lontano autunno del 1983 videro gli stessi  abusi dei diritti umani, la stessa incompetenza a gestire il dopoguerra e la stessa incapacità a comprendere una cultura straniera che poi si registrò successivamente in occasione della "Guerra al Terrore". A nessuno di noi fu permesso accedere a Point Salines l' aeroporto che le truppe USA avevano requisito per farne il quartier generale delle forze di occupazione. Ma guardando attraverso il filo spinato potemmo riuscire a scorgere detenuti in cassoni di legno. Un' unica stretta finestra in ogni cassone dava agli  sfortunati prigionieri la visione di sentinelle armate in posti di guardia rivestiti di sacchetti di sabbia. Era l' antesignano del campo della baia di Guantanamo.   
Nè sono cambiati i comportamenti degradanti delle truppe USA. In Fallujah, parecchio tempo prima che la città divenisse famosa per la sua resistenza alle truppe d' occupazione, si verificarono degli incidenti che prepararono il terreno per la successiva famosa resistenza della città. Subito dopo l'invasione USA del marzo 2003, un edificio scolastico fu devastato dalle truppe americane. Quando gli iracheni rientrarono nell' edificio manomesso, videro scritte denigratorie e razziste sulle lavagne. Tra le scritte vi erano frasi del tipo: "Ci piace la carne di maiale"  e l'immagine di un cammello con la scritta "Compagnia di taxi di Baghdad". Sulla porta del preside erano disegnati simboli fallici. Ritornato nella scuola il preside non potè far altro che piangere.
Grenada non fu differente. Dopo l' invasione  il portone dell' ambasciata cubana era ornato dalla  scritta ben illuminata: "Eat shit, Commie faggot." Le lettere AA comparivano a firma della frase. La firma  sta per "All American" ed era l' autografo comunemente usato nelle scritte  ad opera della 82a Divisione aviotrasportata (il nomignolo della divisione è appunto "All American" N.D.T.) ...
Poco dopo l' invasione di Grenada un moderatore della Public Broadcasting Service (PBS) chiese ad un giornalista africano cosa pensasse dell' invasione.  Il giornalista rispose: "If killing an ant with a sledgehammer is honorable, so be it." . Queste poche parole furono più  sinistramente infauste di quanto l' autore avrebbe mai potuto pensare. Da quando furono pronunciate, gli Stati Uniti hanno brutalmente attaccato varie altre nazioni del "Terzo Mondo" nel loro tentativo di  dominazione del mondo: Libia, Panama, Iraq, Somalia, Serbia e Afghanistan. In più sono arrivati vicino all' uso della forza militare contro le nazioni di Cuba, Iran, North Korea, Haiti, Siria e Sudan.