Seguendo l'esempio della bella Daria ho eliminato non solo le verifiche parole ma anche la moderazione commenti.
Siamo in molti e tutte persone per bene,vediamo di continuare cosi',al limite si torna all'antico
martedì 21 febbraio 2012
Cuba, il giallo dell'italiano precipitato dalla questura . «Ha ceduto un muro»
C'è una nuova ipotesi sulla misteriosa morte a Cuba di Roberto Avelli, il giovane falegname di Mozzanica (Bergamo) in vacanza sull'isola con amici. Una caduta nel vuoto accidentale, nella quale Avelli sarebbe stato coinvolto con un altro straniero, e dovuta al crollo di un parapetto sul quale i due erano appoggiati. Secondo quanto riferito al Corriere da Caridad Caballero Batista, attivista e giornalista indipendente di Holguin, città dove è avvenuto il fatto, lo scorso 15 febbraio un muro di protezione di una terrazza al secondo piano di un edificio ha ceduto, facendo cadere in strada i due. Un giovane spagnolo sarebbe tuttora ricoverato in gravi condizioni, mentre per l'italiano non c'è stato niente da fare. Avelli si è ferito gravemente alla testa, ed è deceduto poco dopo.
Sulla vicenda pesa il silenzio delle autorità cubane e l'angosciosa attesa della famiglia in Italia, alla quale è stata appena comunicata la morte del giovane. «È normale qui a Cuba - spiega Caridad Caballero -. Questo genere di notizie non vengono divulgate, anche quando coinvolgono stranieri. Però non ho dubbi che si sia trattato di un incidente. Tutti abbiamo visto quel parapetto sbriciolato sulla strada, è una via centrale della città». Ad aggiungere mistero alla tragedia esistono comunque altri elementi. L'edificio è la sede del servizio emigraciòn della polizia di Holguin, dove i cubani vanno a richiedere il passaporto e gli stranieri a presentare pratiche sul loro soggiorno. Perché Avelli si trovava su quella terrazza? Stava accompagnando qualcuno, o era andato in quell'ufficio per ragioni proprie? In questo caso, l'unico motivo possibile era la richiesta di proroga del visto turistico, che a Cuba ha la validità di un mese. Ma Avelli, insieme a due amici, era arrivato sull'isola il 7 febbraio, e soprattutto non aveva mai manifestato l'intenzione di spostare il ritorno in Italia, previsto per fine mese.
Al contrario, nelle ultime conversazioni con gli amici, dai quali si era separato pochi giorni dopo l'arrivo, il falegname aveva espresso l'intenzione di rientrare a casa prima del previsto. Ai familiari, per telefono, aveva detto di sentirsi a disagio e forse seguito da qualcuno. Dai due compagni di viaggio si era separato proprio perché voleva andare a Holguin. L'ambasciata italiana all'Avana sta seguendo il caso, aspettando chiarimenti dalle autorità cubane: non è ancora avvenuto l'annunciato incontro tra l'ambasciatore italiano e gli inquirenti. Il corpo del giovane potrà essere rimpatriato solo dopo l'autopsia.
PRIMI!
GRANDE PARTITA!
Ieri sera al Comunale il Toro si e' riapproppiato della testa della classifica di B in solitaria.
La vittoria contro i doriani ha un valore immenso,intanto perche sono una gran bella squadra che dopo la rivoluzione di gennaio ha preso un passo da promozione e non e' escluso che non arrivi ai play off malgrado il ritardo di punti in classifica.
Quando ho visto la formazione con 2 punte,2 tornanti e un regista con un solo mediano ho avuto paura che ci si sbilanciasse troppo ma Odu e Stefanovic hanno fatto un gran lavoro.
Dopo il gol di Antenucci abbiamo tenuto il pallino del gioco,una traversa e un palo di Bianchi,sfortunato ma finalmente vivo,ci hanno impedito il raddoppio.
Nella ripresa abbiamo preso il solito gol evitabile ma nel finale,correndo e lottando come tradizione e dna ci impongono,siamo riusciti con Meggiorini,subentrato al capitano,a metterla dentro portando a casa una vittoria importantissima.
Domenica a pranzo abbiamo il recupero a Brescia,si va per vincere ma si puo' portare a casa anche un pari,in A ci si arriva con entusiasmo ma anche con la giusta prudenza.
Ieri sera al Comunale il Toro si e' riapproppiato della testa della classifica di B in solitaria.
La vittoria contro i doriani ha un valore immenso,intanto perche sono una gran bella squadra che dopo la rivoluzione di gennaio ha preso un passo da promozione e non e' escluso che non arrivi ai play off malgrado il ritardo di punti in classifica.
Quando ho visto la formazione con 2 punte,2 tornanti e un regista con un solo mediano ho avuto paura che ci si sbilanciasse troppo ma Odu e Stefanovic hanno fatto un gran lavoro.
Dopo il gol di Antenucci abbiamo tenuto il pallino del gioco,una traversa e un palo di Bianchi,sfortunato ma finalmente vivo,ci hanno impedito il raddoppio.
Nella ripresa abbiamo preso il solito gol evitabile ma nel finale,correndo e lottando come tradizione e dna ci impongono,siamo riusciti con Meggiorini,subentrato al capitano,a metterla dentro portando a casa una vittoria importantissima.
Domenica a pranzo abbiamo il recupero a Brescia,si va per vincere ma si puo' portare a casa anche un pari,in A ci si arriva con entusiasmo ma anche con la giusta prudenza.
MARE SI,MARE NO
Rispondo con questo post ai tanti che vedono una vacanza a Cuba lontano dal mare una cosa impensabile.
Las Tunas dista dalla spiaggia una settantina di km,kilometri non tutti di buena caretera,se uno ama il mare o comunque lo vede poco durante l'anno la frequentazione di questa citta' diventa improbabile.
Diciamo che e' una questione di priorita',se il mare e' in cima a cio' che si cerca o se cio' che si cerca gia' lo sia ha e non si cercano integrazioni allora va bene lo stare vicino al mare altrimenti e' bene cercare altre soluzioni.
A Las Tunas trovi tanti italiani che qua' vivono in posti di mare;marchigiani,romagnoli,pugliesi,siciliani ecc,gente che ha il mare sottocasa oppure gente come me,che al mare ci lavora.
Di conseguenza,se togliamo La Habana e' preferibile trovare un luogo dove ci sia quacosa in piu' rispetto a un pueblocito de playa.
Comunque a La Habana per andare a playa de l'Este o Guanabo ci vuole il carro,a Santiago tolta Siboney che ha lo stesso mare di Laigueglia per andare su altre spiagge devi caomunque camminare.
La citta' offre tante cose e se vuoi andare un giorno al mare prendi e vai.
Solo pensare di farmi una intera vacanza a Puerto Padre citta' mi viene l'ansia,in settimana e' il deserto dei tartari e se togli un paio di rumbitos non c'e' nulla.
Poi se ti piace la tortilla allora qualcosa da fare trovi ma non puo' essere questa la ragione per scegliere una destinazione bella ma almeno a mio avviso poco attraente.
Alla fine al mare ci vado 1/2 volte la settimana e mi basta anche perche' le altre giornate sono gia' abbastanza piene di loro.
Detto questo....mi sto' muovendo per avere qualcosa al mare...per le vacanze.
Las Tunas dista dalla spiaggia una settantina di km,kilometri non tutti di buena caretera,se uno ama il mare o comunque lo vede poco durante l'anno la frequentazione di questa citta' diventa improbabile.
Diciamo che e' una questione di priorita',se il mare e' in cima a cio' che si cerca o se cio' che si cerca gia' lo sia ha e non si cercano integrazioni allora va bene lo stare vicino al mare altrimenti e' bene cercare altre soluzioni.
A Las Tunas trovi tanti italiani che qua' vivono in posti di mare;marchigiani,romagnoli,pugliesi,siciliani ecc,gente che ha il mare sottocasa oppure gente come me,che al mare ci lavora.
Di conseguenza,se togliamo La Habana e' preferibile trovare un luogo dove ci sia quacosa in piu' rispetto a un pueblocito de playa.
Comunque a La Habana per andare a playa de l'Este o Guanabo ci vuole il carro,a Santiago tolta Siboney che ha lo stesso mare di Laigueglia per andare su altre spiagge devi caomunque camminare.
La citta' offre tante cose e se vuoi andare un giorno al mare prendi e vai.
Solo pensare di farmi una intera vacanza a Puerto Padre citta' mi viene l'ansia,in settimana e' il deserto dei tartari e se togli un paio di rumbitos non c'e' nulla.
Poi se ti piace la tortilla allora qualcosa da fare trovi ma non puo' essere questa la ragione per scegliere una destinazione bella ma almeno a mio avviso poco attraente.
Alla fine al mare ci vado 1/2 volte la settimana e mi basta anche perche' le altre giornate sono gia' abbastanza piene di loro.
Detto questo....mi sto' muovendo per avere qualcosa al mare...per le vacanze.
lunedì 20 febbraio 2012
VINCERE!
Il campionato di calcio di serie A prosegue a spizzichi e bocconi ma piano piano dopo i casini del maltempo si sta' tornando alla normalita'.
Ogni 2 giorni c'e' il solito piagnisteo di Conte,ma ieri dopo un gol irregolare a suo favore ha definito l'arbitraggio perfetto,come da copione.
La seconda squadra di Torino ha vinto il torneo di Viareggio che un tempo neanche troppo lontano era terreno di conquista per la prima squadra cittadina ma i tempi sono grami e tocca sopravvivere.
L'Inter continua la sua discesa con una squadra invecchiata e dei dirigenti incapaci,il Milan puo' perdere lo scudetto solo se si impegna e in Europa League le nostre squadre presto lasceranno il proscenio.
Il MIlan e' oramai qualificato in Champions mentre Inter e Napoli hanno buone possibilita' di passare.
In coda il Lecce del grande Serse sta' risalendo e il Mondo ha perlomeno rimesso in carreggiata il Novara anche se temo che la strada sia senza uscita.
La Cuatto Giaveno dopo la sconfitta della scorsa settimana ieri e' tornata in cima al campionato di A2 di Volley femminile.
Stasera giochiamo in casa contro la Sampdoria,se vinciamo torniamo in testa da soli.
Chissa' se Bianchi uscira' dal lungo letargo,sarebbe anche ora.
VINCERE!
Comunque e sempre FORZA TORO!
Ogni 2 giorni c'e' il solito piagnisteo di Conte,ma ieri dopo un gol irregolare a suo favore ha definito l'arbitraggio perfetto,come da copione.
La seconda squadra di Torino ha vinto il torneo di Viareggio che un tempo neanche troppo lontano era terreno di conquista per la prima squadra cittadina ma i tempi sono grami e tocca sopravvivere.
L'Inter continua la sua discesa con una squadra invecchiata e dei dirigenti incapaci,il Milan puo' perdere lo scudetto solo se si impegna e in Europa League le nostre squadre presto lasceranno il proscenio.
Il MIlan e' oramai qualificato in Champions mentre Inter e Napoli hanno buone possibilita' di passare.
In coda il Lecce del grande Serse sta' risalendo e il Mondo ha perlomeno rimesso in carreggiata il Novara anche se temo che la strada sia senza uscita.
La Cuatto Giaveno dopo la sconfitta della scorsa settimana ieri e' tornata in cima al campionato di A2 di Volley femminile.
Stasera giochiamo in casa contro la Sampdoria,se vinciamo torniamo in testa da soli.
Chissa' se Bianchi uscira' dal lungo letargo,sarebbe anche ora.
VINCERE!
Comunque e sempre FORZA TORO!
PERCHE' LAS TUNAS
Un paio di settimane fa scrissi un post dove parlavo delle incongruenze evidenti di una citta' come Las Tunas,le difficolta' e i colpevoli ritardi nel piano di sviluppo cittadino.
Ovviamente,visto che ci vado da 12 anni,ci sono anche tante buone ragioni per trascorrerci le proprie vacanze.
Mi capita spesso di leggere commenti poco lusinghieri sulla citta',commenti che sono regolarmente anticipati dalla frase "ci sono passato per mezza giornata ad agosto e l'ho trovata morta".
Sicuramente non basta mezza giornata e per di piu' in un periodo in cui la gente va in vacanza e la citta' si svuota per riuscire a capire bene dove ci si trova.
Senza tanti giri di parole,l'attrazzione maggiore di Las Tunas sono le ragazze.
Certo ce ne sono,e in quantita' industriale,in tutta Cuba ma cosi' tante di qualita' e cosi' calienti,credetemi,non si trovano da altre parti.
Conosco abbastanza Cuba,ho girato parecchie citta' ma il "clima" tunero non l'ho riscontrato da nessuna parte.
Del resto 200 case de renta a 70 km dal mare non sono giustificabili con altri motivi.
U' pilu come direbbe Albanese.
Altra ragione che porta molti stranieri a fare base nel balcon sull'oriente cubano sono i costi tutto sommato abbordabili,se vai in un buon paladar con 5/6 cuc risolvi mentre in un ristorante in mn statale anche la meta'.
Quando approdai a Tunas intorno al 2000 era una tragedia trovare un posto decente dove mangiare oggi e' pieno di locali e la scelta e' ampia.
Un'altra cosa che mi piace e' la caratteristica di citta' rurale che malgrado i cambiamenti di questi anni la citta' ha mantenuto.
La gente in biciletta col maialino legato dietro,gli animali allevati ovunque' c'e' uno spazio,los guajiros che arrivano in citta' il sabato por al borrachera e cose simili.
Il mare e' a 70 km,Puerto Padre ed e' un bel mare con posti dove ti fai gran mangiate di pesce.
Le casa particular e' a prezzi accessibili,se ci passi lunghi periodi trovi a 10 cuc al giorno,se sei un habitue' e ti fai una vacanza normale paghi 15 altrimenti 20,proprio se sei sceso dalla montagna con la piena paghi 25 ma non e' facile....bisogna essere davvero in gamba...
Un posto tranquillo,delinquenza poca ma anche qua' sono i soliti discorsi,se non te la cerchi non la trovi.
La sera c'e' una famosa disco e poco piu' ma almeno per me le serate oggi sono fatte di chiacchierate con gli amici e di tracos di quello buono accanto a una che merita.
Ci sono modi peggiori di aspettare la signora con la falce.
Ovviamente,visto che ci vado da 12 anni,ci sono anche tante buone ragioni per trascorrerci le proprie vacanze.
Mi capita spesso di leggere commenti poco lusinghieri sulla citta',commenti che sono regolarmente anticipati dalla frase "ci sono passato per mezza giornata ad agosto e l'ho trovata morta".
Sicuramente non basta mezza giornata e per di piu' in un periodo in cui la gente va in vacanza e la citta' si svuota per riuscire a capire bene dove ci si trova.
Senza tanti giri di parole,l'attrazzione maggiore di Las Tunas sono le ragazze.
Certo ce ne sono,e in quantita' industriale,in tutta Cuba ma cosi' tante di qualita' e cosi' calienti,credetemi,non si trovano da altre parti.
Conosco abbastanza Cuba,ho girato parecchie citta' ma il "clima" tunero non l'ho riscontrato da nessuna parte.
Del resto 200 case de renta a 70 km dal mare non sono giustificabili con altri motivi.
U' pilu come direbbe Albanese.
Altra ragione che porta molti stranieri a fare base nel balcon sull'oriente cubano sono i costi tutto sommato abbordabili,se vai in un buon paladar con 5/6 cuc risolvi mentre in un ristorante in mn statale anche la meta'.
Quando approdai a Tunas intorno al 2000 era una tragedia trovare un posto decente dove mangiare oggi e' pieno di locali e la scelta e' ampia.
Un'altra cosa che mi piace e' la caratteristica di citta' rurale che malgrado i cambiamenti di questi anni la citta' ha mantenuto.
La gente in biciletta col maialino legato dietro,gli animali allevati ovunque' c'e' uno spazio,los guajiros che arrivano in citta' il sabato por al borrachera e cose simili.
Il mare e' a 70 km,Puerto Padre ed e' un bel mare con posti dove ti fai gran mangiate di pesce.
Le casa particular e' a prezzi accessibili,se ci passi lunghi periodi trovi a 10 cuc al giorno,se sei un habitue' e ti fai una vacanza normale paghi 15 altrimenti 20,proprio se sei sceso dalla montagna con la piena paghi 25 ma non e' facile....bisogna essere davvero in gamba...
Un posto tranquillo,delinquenza poca ma anche qua' sono i soliti discorsi,se non te la cerchi non la trovi.
La sera c'e' una famosa disco e poco piu' ma almeno per me le serate oggi sono fatte di chiacchierate con gli amici e di tracos di quello buono accanto a una che merita.
Ci sono modi peggiori di aspettare la signora con la falce.
Da Cuba testimonianze choc:«È precipitato dalla questura»
Non è caduto dal secondo piano di un palazzo qualunque Roberto Avelli, il falegname 41enne di Mozzanica morto mercoledì ad Holguín, a Cuba, dove era arrivato con altri due amici una settimana prima. Ma dalla sede dell'edificio dell'emigración locale, ovvero l'equivalente della nostra questura.
Una sorta di nuovo «caso Pinelli» in versione cubana dunque.
Questa la notizia che arriva dall'isola caraibica e che potrebbe rappresentare una svolta in quello che fin dalle prime ore si è subito profilato come un autentico giallo.
Mentre le autorità locali continuano a ripetere che l'italiano si sarebbe suicidato lanciandosi da un edificio qualsiasi, forse una «Casa particular» (case in cui si affittano stanze ai turisti) e lo hanno ripetuto sia all'ambasciata italiana a Cuba che all'Unità di Crisi della Farnesina, L'Eco di Bergamo tramite un giro frenetico di telefonate proprio ad Holguín, la località turistica dove Avelli ha trovato la morte alle 11 e 17 minuti di mercoledì mattina, ha scoperto un'altra versione, considerata più credibile ma più pericolosa – Cuba rimane un'isola governata da un regime militare – tanto che almeno tre gestori di «Casas particulares» del posto l'hanno confermata chiedendo però l'anonimato per il terrore di ritorsioni.
Le domande che ci ponevamo sabato (Roberto è caduto accidentalmente dal secondo piano o si è buttato, magari per sfuggire a qualcuno? O, peggio, è stato spinto? C'erano altre persone con lui nell'edificio?) con le nuove rivelazioni degli impauriti ma onesti cittadini di Holguin – molti dei quali sopravvivono proprio grazie agli introiti da turismo e tutti sotto choc per quanto accaduto – oggi assumono un tono totalmente differente e, proprio per questo, le analogie con il caso Pinelli sono palesi.
Sicuramente nell'edificio c'erano altre persone con Roberto Avelli, ovvero i poliziotti cubani, mentre l'ipotesi del suicidio viene a cadere definitivamente. Se, infatti, ci si vuole togliere la vita è assurdo farlo in un ufficio stranieri di una questura cubana. Più probabile, invece, che Roberto sia stato brutalmente spinto. Di sicuro fanno rabbrividire adesso le parole dello stesso Avelli che, nelle ore immediatamente precedenti la sua morte, aveva pronunciato tesissimo e allarmato ad un amico di Mozzanica, dicendogli che era seguito e che se gli fosse successo qualcosa di avvisare lui i suoi familiari.
Gli interrogativi aperti
E se la nostra ambasciata all'Avana dichiara di non sapere nulla di questa storia della questura, ma che avviserà l'ambasciatore per ulteriori indagini, le domande da porsi sono altre. Perché questa morte? Roberto aveva forse assistito involontariamente a qualcosa di molto grave e compromettente per alcuni pezzi grossi del regime cubano di Holguín? E perché, quando con i suoi amici arriva nella città di Camarguey, dopo un pesante viaggio in taxi di oltre 200 chilometri, decide all'improvviso di tornare indietro da solo ad Holguín? Non solo. Dopo avere chiamato l'amico di Mozzanica acquista un biglietto per rientrare il 13 in Italia. E soprattutto, perché alla fine non sale su quel volo? Infine, dove trascorre le notti del 13 e del 14 febbraio? L'unica certezza a sentire le autorità cubane è l'ora del decesso, le 11 e 17 del mattino di mercoledì 15 e, a questo punto, grazie alla clamorosa testimonianza degli abitanti di Holguín l'edificio da cui è precipitato, ossia quello dell'edificio dell'emigrazione.
A Mozzanica tutti ricordano Roberto come una persona onesta e perbene. «Era un uomo riservato, grande lavoratore», dicono i suoi amici. L'uomo era anche abituato a viaggiare, almeno una volta l'anno per staccare. Deve dunque essere accaduto qualcosa di veramente imprevisto per arrivare ad un finale così tragico. Intanto il corpo da quasi tre giorni è nell'Istituto di medicina legale dell'ospedale dell'Avana ma, spiegano dall'ambasciata italiana, «prima di domani non ci dovrebbe essere l'esito che, anzi, potrebbe arrivare addirittura mercoledì». Insomma, il giallo s'infittisce ogni giorno che passa.
Una sorta di nuovo «caso Pinelli» in versione cubana dunque.
Questa la notizia che arriva dall'isola caraibica e che potrebbe rappresentare una svolta in quello che fin dalle prime ore si è subito profilato come un autentico giallo.
Mentre le autorità locali continuano a ripetere che l'italiano si sarebbe suicidato lanciandosi da un edificio qualsiasi, forse una «Casa particular» (case in cui si affittano stanze ai turisti) e lo hanno ripetuto sia all'ambasciata italiana a Cuba che all'Unità di Crisi della Farnesina, L'Eco di Bergamo tramite un giro frenetico di telefonate proprio ad Holguín, la località turistica dove Avelli ha trovato la morte alle 11 e 17 minuti di mercoledì mattina, ha scoperto un'altra versione, considerata più credibile ma più pericolosa – Cuba rimane un'isola governata da un regime militare – tanto che almeno tre gestori di «Casas particulares» del posto l'hanno confermata chiedendo però l'anonimato per il terrore di ritorsioni.
Le domande che ci ponevamo sabato (Roberto è caduto accidentalmente dal secondo piano o si è buttato, magari per sfuggire a qualcuno? O, peggio, è stato spinto? C'erano altre persone con lui nell'edificio?) con le nuove rivelazioni degli impauriti ma onesti cittadini di Holguin – molti dei quali sopravvivono proprio grazie agli introiti da turismo e tutti sotto choc per quanto accaduto – oggi assumono un tono totalmente differente e, proprio per questo, le analogie con il caso Pinelli sono palesi.
Sicuramente nell'edificio c'erano altre persone con Roberto Avelli, ovvero i poliziotti cubani, mentre l'ipotesi del suicidio viene a cadere definitivamente. Se, infatti, ci si vuole togliere la vita è assurdo farlo in un ufficio stranieri di una questura cubana. Più probabile, invece, che Roberto sia stato brutalmente spinto. Di sicuro fanno rabbrividire adesso le parole dello stesso Avelli che, nelle ore immediatamente precedenti la sua morte, aveva pronunciato tesissimo e allarmato ad un amico di Mozzanica, dicendogli che era seguito e che se gli fosse successo qualcosa di avvisare lui i suoi familiari.
Gli interrogativi aperti
E se la nostra ambasciata all'Avana dichiara di non sapere nulla di questa storia della questura, ma che avviserà l'ambasciatore per ulteriori indagini, le domande da porsi sono altre. Perché questa morte? Roberto aveva forse assistito involontariamente a qualcosa di molto grave e compromettente per alcuni pezzi grossi del regime cubano di Holguín? E perché, quando con i suoi amici arriva nella città di Camarguey, dopo un pesante viaggio in taxi di oltre 200 chilometri, decide all'improvviso di tornare indietro da solo ad Holguín? Non solo. Dopo avere chiamato l'amico di Mozzanica acquista un biglietto per rientrare il 13 in Italia. E soprattutto, perché alla fine non sale su quel volo? Infine, dove trascorre le notti del 13 e del 14 febbraio? L'unica certezza a sentire le autorità cubane è l'ora del decesso, le 11 e 17 del mattino di mercoledì 15 e, a questo punto, grazie alla clamorosa testimonianza degli abitanti di Holguín l'edificio da cui è precipitato, ossia quello dell'edificio dell'emigrazione.
A Mozzanica tutti ricordano Roberto come una persona onesta e perbene. «Era un uomo riservato, grande lavoratore», dicono i suoi amici. L'uomo era anche abituato a viaggiare, almeno una volta l'anno per staccare. Deve dunque essere accaduto qualcosa di veramente imprevisto per arrivare ad un finale così tragico. Intanto il corpo da quasi tre giorni è nell'Istituto di medicina legale dell'ospedale dell'Avana ma, spiegano dall'ambasciata italiana, «prima di domani non ci dovrebbe essere l'esito che, anzi, potrebbe arrivare addirittura mercoledì». Insomma, il giallo s'infittisce ogni giorno che passa.
domenica 19 febbraio 2012
IRE' A SANTIAGO

Acabo de volver de Santiago de Cuba, la ciudad rebelde, la sacudida por un sol implacable incluso en estos días de febrero, la altiva, la que no olvida su condición de capital primigenia y que lo refleja en un sordo despecho por todo lo que venga de La Habana.
Hacía cerca de cinco años que no visitaba Santiago, y los recuerdos de aquella madrugada en que caminé junto a algunos amigos por las calles santiagueras se enredaban en la distancia. En esta ocasión permanecí más de cuatro días, disfrutando de sus calles irregulares y empinadas, perfecto complemento urbano de las montañas que la rodean.
Encasillar Santiago de Cuba es tarea imposible, pero la palabra contraste es lo más cercano a una definición que pudiera hacerse de ella. Contraste entre la actitud indiferente de un transeúnte y la amabilidad inesperada del que le sigue a un par de pasos, contraste entre la majestuosidad de la tumba de Tomás Estrada Palma y los nichos humildísmos de Guillermón Moncada y Flor Crombet, contraste entre el trato humillante de los trabajadores de una pizzería estatal y la generosidad (¡tomen nota colegas habaneros!) de una trabajadora por cuenta propia, contraste entre los precios exorbitantes de cierto camionero y la sencilla esplendidez de un humilde carretonero; contrastes que me exasperan y seducen, inaprensible encanto de esta ciudad ambigua.
Cada mañana salíamos a recorrer los lugares importantes, los turísticos, los obligados, los imposible perderse si vas a Santiago. Pero fueron los humildes y casuales andares en pequeño grupo, esos que irremisiblemente morían en el delicioso parque Céspedes, los que convirtieron este viaje en una verdadera fiesta.
Uno de estos paseos nos llevó hasta Cayo Granma -espoleados por las imágenes del documental “Breton es un bebé” de Arturo Soto- para conocer de primera mano esta pequeña porción de tierra medio irreal en plena bahía santiaguera. Mezcla de vergüenza y desencanto, descubrimos que no había ningún entierro y decidimos explorar el pequeño pueblo de pescadores, tan parecido a otros, con esa arquitectura propia de las sencillas casas de mar.
Subyugados por el calmo espíritu del lugar, Cayo Granma se nos reveló como un hermoso y pequeño poblado con una calle principal empedrada que lo rodea, de la que parten como rayos concéntricos numerosas escaleras que sirven de calles secundarias. Subiendo los escalones de la empinada cuesta que es el cayo se desperdigan las casas, apuntando hacia la cima en la que se enseñorea la iglesia del pueblo, cerrada siempre hasta la próxima misa. Allí, desde lo alto, se divisa todo el pequeño caserío, su gente, sus casas de madera, sus botes, sus rústicos embarcaderos, su vida.
Mientras esperábamos el ferry que nos regresaría a tierra firme, observamos unos niños jugar al futbol. Alegres vocingleros, trocaron el uniforme escolar en casaca deportiva y entre un par de botes que recibían mantenimiento armaron su cancha. Todos pequeñitos, todos muy humildes, todos muy felices. Mucha razón tiene un amigo cuando dice que una casa y un bote en Cayo Granma debieran ser suficientes.
Las noches: del parque Céspedes hacia Santiago
Nuestros paseos nocturnos terminaban invariablemente en el parque Céspedes, donde armados de una guitarra, rones pendencieros y veneración por los padres de la trova arrancábamos canciones de toda laya hasta pasada la medianoche. La primera vez que fui a Santiago de Cuba, me negaron el paso a la Casa de la Trova por no tener los 5 CUC que costaba la entrada. En esta ocasión ni siquiera lo intenté, sin embargo en estas noches del parque Céspedes me sentí en perfecta comunión con Pepe Sánchez, con Sindo Garay, con Miguel Matamoros, con el alma de la trova muerta de hambre y de corazón infinito que jamás hubiera podido contar con 5 CUC para franquear la entrada de un establecimiento dizque trovero.En uno de esos repetidos vagares fuimos tocados por el sortilegio que flota sobre toda ciudad que se precie de tal, y guiados por una estudiante y un poco de buen azar nos sumergimos en la noche santiaguera, como en uno de esos cuentos que la astuta Scheherezada contaba hace siglos, en los que un portento sucede a otro sin apenas transición.
Gretchen, que ese era el nombre de nuestra cicerone, nos llevó del parque Céspedes más allá de las calles Garzón y Enramada - por razones estratégicas eran nuestras vías habituales-, y así rodamos por un montón de calles largas, cortas, anchas, estrechas, comunes, históricas; memorable paseo que nos llevó de la sabrosa Casa de las Tradiciones a las escaleras de Padre Pico, hermoso mirador natural de la ciudad.
Desandábamos una calle cualquiera cuando, al pasar frente a la maqueta local, alguien tocó los cristales repetidas veces desde el interior para atraer nuestra atención. Nos acercamos y entablamos con un custodio -esos protagonistas de más de una leyenda urbana- una conversación que versó sobre deseos de ver la ciudad toda, sanciones laborales y ambientes etílicos. Gracias al oportuno cambio de dueño de nuestra “caneca” de ron Arecha, aquella plática terminó con nosotros disfrutando surrealistamente de una visita a la maqueta de Santiago de Cuba cercanas las diez de la noche.
Ya comienzan a pasar los días, y la otra magia cotidiana de La Habana comienza a absorbernos. Nos fuimos de Santiago, con un montón de alegrías y alguna que otra pequeña tristeza, perdurables momentos que, tal como me enseñara Fina García Marruz, se (con)funden en mi memoria como sucede con las cosas realmente inolvidables.
B.I.T.
Come raccontavo ieri pomeriggio sono andato alla B.I.T. la fiera del turismo a Milanofiera.
Avevo due colloqui,mi pare andati bene che hanno chiuso una settimana spettacolare per la prossima estate,almeno spero.
Era un po' di anni che non ci andavo e ho trovato una situazione molto piu' ridotta rispetto ad allora,specialmente nei padiglioni internazionali,in passato ricordo vere e proprie rappresentazioni fatte da attori in costumi tradizionali dei vari paesi,ora tutto questo non c'e' piu'.
Meno stand,molta sobrieta',la consueta professionalita' di sempre ma un clima dimesso rispetto agli anni passati.
Lo stand cubano era un bugigattolo dove un tizio dall'accento bergamasco o un bresciano,offriva ron 3 anni a chi si fermava.
Nessun cubano in vista.
Un po' meglio i padiglioni italiani,offerta di prodotti tipici e degustazioni gratuite di vini e cibo che attiravano la folla,quado c'e' da mangiare aggratis non siamo secondi a nessuno....
Ho salutato un po' di amici,per il momento le prenotazioni vanno a rilento ma e' un andazzo che dura da alcuni anni,la gente non prenota piu' a febbraio ma aspetta di essere un po' piu' sotto data,diciamo aprile o maggio e poi coi chiari di luna attuali pur se l'italiano non rinuncia alla vacanza cerca di cogliere le offerte migliori.
Addirittura vengono offerte vacanze ad agosto con sconti del 20%.
Fare sconti ad agosto fino a pochi anni fa era bestemmiare in chiesa...
Comunque 15 euro di entrata e 11 per 3 ore di parcheggio.
Alla faccia del bicarbonato di sodio...
Avevo due colloqui,mi pare andati bene che hanno chiuso una settimana spettacolare per la prossima estate,almeno spero.
Era un po' di anni che non ci andavo e ho trovato una situazione molto piu' ridotta rispetto ad allora,specialmente nei padiglioni internazionali,in passato ricordo vere e proprie rappresentazioni fatte da attori in costumi tradizionali dei vari paesi,ora tutto questo non c'e' piu'.
Meno stand,molta sobrieta',la consueta professionalita' di sempre ma un clima dimesso rispetto agli anni passati.
Lo stand cubano era un bugigattolo dove un tizio dall'accento bergamasco o un bresciano,offriva ron 3 anni a chi si fermava.
Nessun cubano in vista.
Un po' meglio i padiglioni italiani,offerta di prodotti tipici e degustazioni gratuite di vini e cibo che attiravano la folla,quado c'e' da mangiare aggratis non siamo secondi a nessuno....
Ho salutato un po' di amici,per il momento le prenotazioni vanno a rilento ma e' un andazzo che dura da alcuni anni,la gente non prenota piu' a febbraio ma aspetta di essere un po' piu' sotto data,diciamo aprile o maggio e poi coi chiari di luna attuali pur se l'italiano non rinuncia alla vacanza cerca di cogliere le offerte migliori.
Addirittura vengono offerte vacanze ad agosto con sconti del 20%.
Fare sconti ad agosto fino a pochi anni fa era bestemmiare in chiesa...
Comunque 15 euro di entrata e 11 per 3 ore di parcheggio.
Alla faccia del bicarbonato di sodio...
SITUAZIONI A RISCHIO
Ieri ho postato la triste notizia di quel ragazzo bergamasco morto in circostanze misteriose ad Holguin,in attesa di saperne di piu' voglio fare le piu' sentite condoglianze alla famiglia.
Le considerazioni che seguono sono a carattere generale e nulla,credo,hanno a che vedere con l'episodio in questione.
Leggiamo ogni tanto tristi notizie come quella riportata sopra,Cuba e' sicuramente uno dei paesi piu' sicuri al mondo,in 12 anni mai mi sono trovato in situazioni di pericolo,non ho mai corso rischi pur avendo girato di notte per la citta' o per il piu' sperduto campo.
Questo non vuol dire pero' che una volta la' non debbano valere le regole di logica prudenza che ci devono accompangare sia in Italia che,in special modo,quando siamo per il mondo.
Il mio amico temba maratoneta a Santiago e' stato assaltato 2 volte ma se a 60 anni suonati non hai capito che con la tua faccia bianca girare con tanto di prenda al collo puo' essere rischioso allora della vita hai capito poco.
Cuba e' un paese sicuro ma se ti impegni a cercare guai li trovi tranquillamente e senza fare troppa fatica.
Come in ogni parte del mondo ci sono compagnie da evitare,giri in cui non mettersi e cose da lasciare perdere.
Lo scrivo da tempo,vedo gente che per sentirsi inserita nel contesto,per sentirsi "cubana" frequenta la peggio merda che gira in citta'.
Il turismo verso Cuba e' particolare,ci sono antichi viaggiatori con piu' cicatrici che capelli ma anche tanti che escono dal paesello per la prima volta,che non sanno neanche in che continente e' Cuba ma che ci vanno perche' al bar della piazza del paese hanno sentito che e' un posto in cui si tromba facile.
Gente che non parla una parola di spagnolo,che non vede una donna da quando Pertini era presidente,che non sa cos'e' un bandolero,che non sa approcciarsi col sesso opposto e che ha bisogno di qualcuno che gli spiani la strada.
Altrimenti poi in paese che racconta?
Cosi' si consegnano mani e piedi alla peggior feccia cubana,con l'ingenuita' di chi pensa di potersi fidare di chiunque e a quel punto il grosso problema puo' tranquillamente essere in agguato.
I cubani poi certi personaggi li riconoscono a 10 km di distanza.
Senza parlare di chi a Cuba cerca droga o cose simili,potrei raccontarne di storie tunere ma per....quieto vivere evito....
Come evito di parlare di chi si dedica alla ricerca di bambinette e non bisogna andare naenche troppo lontano per trovare simili personaggi....
Ripeto che le mie sono considerazioni a carattere generale ma noi queste cose le dobbiamo dire,dobbiamo fare buona informazione per far si che quello che e' giustamente considerato un paradiso per qualcuno non si trasformi in un inferno.
Le considerazioni che seguono sono a carattere generale e nulla,credo,hanno a che vedere con l'episodio in questione.
Leggiamo ogni tanto tristi notizie come quella riportata sopra,Cuba e' sicuramente uno dei paesi piu' sicuri al mondo,in 12 anni mai mi sono trovato in situazioni di pericolo,non ho mai corso rischi pur avendo girato di notte per la citta' o per il piu' sperduto campo.
Questo non vuol dire pero' che una volta la' non debbano valere le regole di logica prudenza che ci devono accompangare sia in Italia che,in special modo,quando siamo per il mondo.
Il mio amico temba maratoneta a Santiago e' stato assaltato 2 volte ma se a 60 anni suonati non hai capito che con la tua faccia bianca girare con tanto di prenda al collo puo' essere rischioso allora della vita hai capito poco.
Cuba e' un paese sicuro ma se ti impegni a cercare guai li trovi tranquillamente e senza fare troppa fatica.
Come in ogni parte del mondo ci sono compagnie da evitare,giri in cui non mettersi e cose da lasciare perdere.
Lo scrivo da tempo,vedo gente che per sentirsi inserita nel contesto,per sentirsi "cubana" frequenta la peggio merda che gira in citta'.
Il turismo verso Cuba e' particolare,ci sono antichi viaggiatori con piu' cicatrici che capelli ma anche tanti che escono dal paesello per la prima volta,che non sanno neanche in che continente e' Cuba ma che ci vanno perche' al bar della piazza del paese hanno sentito che e' un posto in cui si tromba facile.
Gente che non parla una parola di spagnolo,che non vede una donna da quando Pertini era presidente,che non sa cos'e' un bandolero,che non sa approcciarsi col sesso opposto e che ha bisogno di qualcuno che gli spiani la strada.
Altrimenti poi in paese che racconta?
Cosi' si consegnano mani e piedi alla peggior feccia cubana,con l'ingenuita' di chi pensa di potersi fidare di chiunque e a quel punto il grosso problema puo' tranquillamente essere in agguato.
I cubani poi certi personaggi li riconoscono a 10 km di distanza.
Senza parlare di chi a Cuba cerca droga o cose simili,potrei raccontarne di storie tunere ma per....quieto vivere evito....
Come evito di parlare di chi si dedica alla ricerca di bambinette e non bisogna andare naenche troppo lontano per trovare simili personaggi....
Ripeto che le mie sono considerazioni a carattere generale ma noi queste cose le dobbiamo dire,dobbiamo fare buona informazione per far si che quello che e' giustamente considerato un paradiso per qualcuno non si trasformi in un inferno.
sabato 18 febbraio 2012
DA BERGAMO A CUBA PER MORIRE
Era teso, preoccupato. Tanto da chiamare un amico e confidargli allarmato: «Se mi dovesse succedere qualcosa, avvisa tu i miei familiari». È stata l'ultima telefonata di Roberto Avelli, il quarantunenne di Mozzanica trovato morto mercoledì a Cuba, caduto dal secondo piano di una palazzina.
Dunque si sentiva in pericolo? Ma per cosa, di chi? Sono domande alle quali stanno cercando di rispondere gli inquirenti cubani, al lavoro per ricostruire gli spostamenti del falegname bergamasco che, gli ultimi due giorni della sua vita, aveva perso i contatti con gli altri due amici con cui era partito per le vacanze, il 6 febbraio scorso.
A Cuba Roberto Avelli non voleva più rimanere: aveva già comprato il biglietto aereo per rientrare prima: lunedì 13, per la precisione. Ma in aeroporto non ci è mai andato.
Che cosa è successo, dunque, a Roberto? Con i due amici aveva trascorso alcuni giorni a Holguin, poi i tre si erano trasferiti in taxi a Camarguey, 200 chilometri più a ovest. Lì il falegname ha però voluto a tutti i costi tornare a Holguin, dove infatti è tornato, quasi certamente ancora in taxi. È poi seguita la chiamata preoccupata all'amico a Mozzanica e, nei giorni successivi, Avelli ha acquistato un biglietto aereo per rientrare prima in Italia.
Si sarebbe dovuto imbarcare lunedì 13: ma, nonostante avesse già con sé il biglietto, non si è mai presentato all'aeroporto.
Dove è stato in tutte quelle ore? Chi ha incontrato? Si è messo in qualche guaio? Perché ha telefonato all'amico in Italia pronunciando parole che ora suonano come un macabro presagio? Temeva qualcuno? Accanto alle circostanze della sua morte gli inquirenti cubani stanno anche cercando di ricostruire gli spostamenti del bergamasco nelle ore immediatamente precedenti alla sua drammatica morte. Ma non è facile.
Sulle cause della caduta che si è rivelata fatale restano comunque aperte tutte le ipotesi. Avelli è caduto accidentalmente dal secondo piano o si è buttato, magari per sfuggire a qualcuno? O, peggio, è stato spinto? C'erano altre persone con lui nell'edificio? Difficile l'ipotesi del suicidio, visto anche l'acquisto del biglietto per tornare prima in Italia. Gli interrogativi dietro questo giallo sono ancora parecchi, mentre riecheggiano le ultime, drammatiche parole della vittima: «Se mi succede qualcosa, avvisa i miei familiari».
Dunque si sentiva in pericolo? Ma per cosa, di chi? Sono domande alle quali stanno cercando di rispondere gli inquirenti cubani, al lavoro per ricostruire gli spostamenti del falegname bergamasco che, gli ultimi due giorni della sua vita, aveva perso i contatti con gli altri due amici con cui era partito per le vacanze, il 6 febbraio scorso.
A Cuba Roberto Avelli non voleva più rimanere: aveva già comprato il biglietto aereo per rientrare prima: lunedì 13, per la precisione. Ma in aeroporto non ci è mai andato.
Che cosa è successo, dunque, a Roberto? Con i due amici aveva trascorso alcuni giorni a Holguin, poi i tre si erano trasferiti in taxi a Camarguey, 200 chilometri più a ovest. Lì il falegname ha però voluto a tutti i costi tornare a Holguin, dove infatti è tornato, quasi certamente ancora in taxi. È poi seguita la chiamata preoccupata all'amico a Mozzanica e, nei giorni successivi, Avelli ha acquistato un biglietto aereo per rientrare prima in Italia.
Si sarebbe dovuto imbarcare lunedì 13: ma, nonostante avesse già con sé il biglietto, non si è mai presentato all'aeroporto.
Dove è stato in tutte quelle ore? Chi ha incontrato? Si è messo in qualche guaio? Perché ha telefonato all'amico in Italia pronunciando parole che ora suonano come un macabro presagio? Temeva qualcuno? Accanto alle circostanze della sua morte gli inquirenti cubani stanno anche cercando di ricostruire gli spostamenti del bergamasco nelle ore immediatamente precedenti alla sua drammatica morte. Ma non è facile.
Sulle cause della caduta che si è rivelata fatale restano comunque aperte tutte le ipotesi. Avelli è caduto accidentalmente dal secondo piano o si è buttato, magari per sfuggire a qualcuno? O, peggio, è stato spinto? C'erano altre persone con lui nell'edificio? Difficile l'ipotesi del suicidio, visto anche l'acquisto del biglietto per tornare prima in Italia. Gli interrogativi dietro questo giallo sono ancora parecchi, mentre riecheggiano le ultime, drammatiche parole della vittima: «Se mi succede qualcosa, avvisa i miei familiari».
El taller de Carlos
Este taller tiene una muy peculiar forma que le hace diferente a los demás talleres de la provincia. Su estructura confunde a primera vista. Son dos enormes huecos que tienen sus bordes protegidos por pequeñas estructuras de concreto. En cada uno de los agujeros hay un hombre que pala en mano limpia y repasa los rústicos espacios, cavados en la tierra dura. Parecen más, dos tumbas de un cementerio que dos fosas de trabajo de un taller de cuentapropistas en el municipio Playa, en Ciudad de La Habana.
Uno de ellos es Carlos, el dueño del taller, mecánico de reparación de tubos de escape de autos. Carlos jadea con cada golpe de pala y explica: “Desde que pedimos la licencia de trabajadores por cuenta propia hemos sido mecánicos de tubos de escape, no hacemos otro trabajo y no nos interesa, lo nuestro es soldar y emparchar los tubos que son recuperables o sustituir la línea completa del tubo que ya este demasiado dañado”.
Uno de los extremos del patio, exhibe un enorme bulto de pedazos de tuberías de todo tipo, inclusive se distinguen algunas tan estrechas que parecen conductos de agua y no escapes de vehículos.
“Dicen que en otros países no se rompen tanto los silenciadores de los autos, pero en Cuba, constantemente hay carros haciendo ruidos infernales y todos terminan aquí”, comenta Carlos que ha dejado de cavar y ya hace señas al primer vehículo que espera en la puerta del taller. El chofer, con mucha habilidad avanza respetando las líneas de concreto establecidas a los extremos de uno de los agujeros.
A un movimiento de la mano de Carlos el vehículo se detiene, dejando por delante el espacio suficiente como para que el especialista salte dentro del agujero. El mecánico inspecciona todo el escape del auto, evaluando los daños que debe reparar y vuelve a salir en dirección al bulto de las tuberías, selecciona la más adecuada de las piezas de repuesto.
Carlos comenta: “Es un trabajo complejo por los materiales y el fuego que te abren los inspectores”, dice, mientras nuevamente salta al agujero que no cuenta con escalera ni desniveles para bajar.
“Este trabajo se hace con oxígeno y acetileno, que no están a la venta, ni se consiguen fácilmente, así que dependo del mercado negro, por eso tengo los tanques escondidos en casa de los vecinos, hasta aquí solo llegan las mangueras para poder trabajar sin temor a los inspectores”, dice.
Estira unas líneas de mangueras que estaban parcialmente enterradas y que terminan en una especie de pistola. Carlos la enciende y gradúa con dos llaves en forma de botones. “Cuando llegan los inspectores no saben de dónde saco el suministro, ni cómo me las arreglo para soldar”.
Carlos ha conseguido desmontar la línea rota del viejo auto ruso que reposa sobre el agujero, con guantes de amianto transporta el caliente trozo de tubería sobre una mesa de trabajo, y descubre que las laceraciones son múltiples y que es imposible recuperar el viejo escape oxidado y agujereado.
“Mi único reproche al Estado es por la venta de materiales, me dan la licencia, saben que hago un trabajo útil, pero no me venden los materiales necesarios, es como que me empujan a lo mal hecho y te juro que si pudiera no lo hacía”.
La ciudad tiene un serio problema con la contaminación por ruidos, por momento resulta imposible permanecer en un ambiente estridente que afecta a los residentes. El trabajo de Carlos, además del componente estético con que cuenta, ayuda a eliminar los molestos ruidos de los escapes rotos.
Carlos está nuevamente en el agujero y ya sitúa un sustituto en la línea de escape del vehículo. “Recoge y entierra la línea”, dice al ayudante, que actúa velozmente una vez que Carlos termina de soldar los empates en el propio vehículo.
“No estoy muy seguro de que mi invento funcione 100 por ciento, pero me siento más tranquilo”, dice, mientras contempla a su ayudante proceder a desaparecer líneas y pistola de la vista de todos.
“Es tan fácil arreglar este problema, basta con que el Estado ponga de su parte y nos venda los materiales. ¡Si yo no quiero ser malo caballeros!, ¿por qué me obligan?”.
Muchos trabajadores por cuenta propia tienen que cargar con esta ambivalencia en sus operaciones. Cuentan con todos los permisos requeridos, pero sin una fuente legal de suministro de los materiales necesarios para sus funciones. Para el Estado queda claro que estas personas tendrán que recurrir a mercados no legales, pero no se les ofrece una contra oferta legal.
Este dilema se debe resolver porque protegiendo a los cuentapropistas, el Estado garantiza la única manera que tiene la economía de recuperarse de los bajos rendimientos en las ofertas de servicios de este tipo.
Carlos guía la salida del auto del taller y comienza a marcar la ruta del nuevo cliente. “Mientras se arregla esta situación yo sigo desde mi trinchera y con la escopeta escondida, siempre con la incertidumbre de saber cuánto me durará el camuflaje”.
Uno de ellos es Carlos, el dueño del taller, mecánico de reparación de tubos de escape de autos. Carlos jadea con cada golpe de pala y explica: “Desde que pedimos la licencia de trabajadores por cuenta propia hemos sido mecánicos de tubos de escape, no hacemos otro trabajo y no nos interesa, lo nuestro es soldar y emparchar los tubos que son recuperables o sustituir la línea completa del tubo que ya este demasiado dañado”.
Uno de los extremos del patio, exhibe un enorme bulto de pedazos de tuberías de todo tipo, inclusive se distinguen algunas tan estrechas que parecen conductos de agua y no escapes de vehículos.
“Dicen que en otros países no se rompen tanto los silenciadores de los autos, pero en Cuba, constantemente hay carros haciendo ruidos infernales y todos terminan aquí”, comenta Carlos que ha dejado de cavar y ya hace señas al primer vehículo que espera en la puerta del taller. El chofer, con mucha habilidad avanza respetando las líneas de concreto establecidas a los extremos de uno de los agujeros.
A un movimiento de la mano de Carlos el vehículo se detiene, dejando por delante el espacio suficiente como para que el especialista salte dentro del agujero. El mecánico inspecciona todo el escape del auto, evaluando los daños que debe reparar y vuelve a salir en dirección al bulto de las tuberías, selecciona la más adecuada de las piezas de repuesto.
Carlos comenta: “Es un trabajo complejo por los materiales y el fuego que te abren los inspectores”, dice, mientras nuevamente salta al agujero que no cuenta con escalera ni desniveles para bajar.
“Este trabajo se hace con oxígeno y acetileno, que no están a la venta, ni se consiguen fácilmente, así que dependo del mercado negro, por eso tengo los tanques escondidos en casa de los vecinos, hasta aquí solo llegan las mangueras para poder trabajar sin temor a los inspectores”, dice.
Estira unas líneas de mangueras que estaban parcialmente enterradas y que terminan en una especie de pistola. Carlos la enciende y gradúa con dos llaves en forma de botones. “Cuando llegan los inspectores no saben de dónde saco el suministro, ni cómo me las arreglo para soldar”.
Carlos ha conseguido desmontar la línea rota del viejo auto ruso que reposa sobre el agujero, con guantes de amianto transporta el caliente trozo de tubería sobre una mesa de trabajo, y descubre que las laceraciones son múltiples y que es imposible recuperar el viejo escape oxidado y agujereado.
“Mi único reproche al Estado es por la venta de materiales, me dan la licencia, saben que hago un trabajo útil, pero no me venden los materiales necesarios, es como que me empujan a lo mal hecho y te juro que si pudiera no lo hacía”.
La ciudad tiene un serio problema con la contaminación por ruidos, por momento resulta imposible permanecer en un ambiente estridente que afecta a los residentes. El trabajo de Carlos, además del componente estético con que cuenta, ayuda a eliminar los molestos ruidos de los escapes rotos.
Carlos está nuevamente en el agujero y ya sitúa un sustituto en la línea de escape del vehículo. “Recoge y entierra la línea”, dice al ayudante, que actúa velozmente una vez que Carlos termina de soldar los empates en el propio vehículo.
“No estoy muy seguro de que mi invento funcione 100 por ciento, pero me siento más tranquilo”, dice, mientras contempla a su ayudante proceder a desaparecer líneas y pistola de la vista de todos.
“Es tan fácil arreglar este problema, basta con que el Estado ponga de su parte y nos venda los materiales. ¡Si yo no quiero ser malo caballeros!, ¿por qué me obligan?”.
Muchos trabajadores por cuenta propia tienen que cargar con esta ambivalencia en sus operaciones. Cuentan con todos los permisos requeridos, pero sin una fuente legal de suministro de los materiales necesarios para sus funciones. Para el Estado queda claro que estas personas tendrán que recurrir a mercados no legales, pero no se les ofrece una contra oferta legal.
Este dilema se debe resolver porque protegiendo a los cuentapropistas, el Estado garantiza la única manera que tiene la economía de recuperarse de los bajos rendimientos en las ofertas de servicios de este tipo.
Carlos guía la salida del auto del taller y comienza a marcar la ruta del nuevo cliente. “Mientras se arregla esta situación yo sigo desde mi trinchera y con la escopeta escondida, siempre con la incertidumbre de saber cuánto me durará el camuflaje”.
HAI MARIA!
Raul in uno dei suoi ultimi interventi di fronte al parlamento ha ricordato come qualche hanno fa la battaglia contro loa droga sia stata vinta dalle autorita' cubane e questo e' in gran parte vero anche se il rapporto fra Cuba e la droga e' sempre stato....diciamo altalenante.
Una delle voci che da anni gira e' che durante il periodo especial il paese si sia salvato grazie a 2 cose;le jinetere e il perme$$o dato ai trafficanti colombiani di sorvolare lo spazio aereo cubano per portare la droga negli Stati Uniti.
Che ci sia stata sempre una grande attenzione per la prevenzione nei confronti della droga noi "tuneri" lo sappiamo bene,sara' capitato a piu' di uno il vedersi rimbalzare da un ufficiale sulla strada sterrata che porta al mare a Puerto Padre perche' in spiaggia c'era un operativo per droga.
La merce arrivava o con le lance o lanciata da piccoli aerei che partivano da Miami e in pochi minuti erano sull'isola.
Credo che a La Habana se si vuole si trova quasi tutto anche se non con troppa facilita',a Tunas piu' che altro gira erba,non escluderei che la Maria sia coltivata in qualche orto imboscato o in qualche patio al riparo da occhi indiscreti.
Io,non cubano,turista e che mai ha fatto uso di nulla so da chi e dove andare se voglio farmi un cannone,magari in uno di questi posti posso pure fermarmi a mangiare........
So che ci sono baldi paisa' che non si fanno mancare nulla,personalmente ritengo che correre simili rischi a Cuba sia una delle cose piu' stupide del mondo ma si sa che quel paese attira ogni sorta di idiota in circolazione di conseguenza non mi stupisco piu' di nulla.
Una delle voci che da anni gira e' che durante il periodo especial il paese si sia salvato grazie a 2 cose;le jinetere e il perme$$o dato ai trafficanti colombiani di sorvolare lo spazio aereo cubano per portare la droga negli Stati Uniti.
Che ci sia stata sempre una grande attenzione per la prevenzione nei confronti della droga noi "tuneri" lo sappiamo bene,sara' capitato a piu' di uno il vedersi rimbalzare da un ufficiale sulla strada sterrata che porta al mare a Puerto Padre perche' in spiaggia c'era un operativo per droga.
La merce arrivava o con le lance o lanciata da piccoli aerei che partivano da Miami e in pochi minuti erano sull'isola.
Credo che a La Habana se si vuole si trova quasi tutto anche se non con troppa facilita',a Tunas piu' che altro gira erba,non escluderei che la Maria sia coltivata in qualche orto imboscato o in qualche patio al riparo da occhi indiscreti.
Io,non cubano,turista e che mai ha fatto uso di nulla so da chi e dove andare se voglio farmi un cannone,magari in uno di questi posti posso pure fermarmi a mangiare........
So che ci sono baldi paisa' che non si fanno mancare nulla,personalmente ritengo che correre simili rischi a Cuba sia una delle cose piu' stupide del mondo ma si sa che quel paese attira ogni sorta di idiota in circolazione di conseguenza non mi stupisco piu' di nulla.
UN TRENO CHE VIAGGIA SEMPRE
Oggi pomeriggio vado a Milano alla feria inetrnazionale del turismo,sono ospite della stand dela Sardegna dove devo fare 2 colloqui per 2 belle strutture.
L'altro giorno la sfacchinata in giro per lo stivale ha portato buoni frutti se oggi sara' altrettanto potrei gia' essere a posto,in realta' continuero' il commerciale perche' questa estate mi serve di piu' per tutte le cose che ho in ballo.
Il tirusmo continua ad essere un treno che viaggia,certo se si ascoltano gli operatori e' tutto un pianto ma io passo l'estate in giro per strutture e,almeno per il momento,non ci sono stati cedimenti.
Normalmente gli imprenditori turistici sono gente agile di cervello,gente che non scappa,sanno benissimo che in momenti simili bisogna dare di piu' non di meno.
Certo i contratti che facevo anni fa oggi non riesco piu' a farli,oggi i miei preventivi devono essere piu'...adeguati se voglio lavorare e questo e' comprensibile,visto che non si puo' abbassare il livello del servizo che le strutture devono dare ai clienti si lavora sulla riduzione dei costi,in fondo e' la stessa cosa che faccio io.
Una della mie preoccupazioni per tornare a lavorare in Sardegna era il costo dei traghetti lievitato fino a livelli vergognosi,bene quasi tutte le strutture hanno fatto convenzioni con Grandi navi veloci o con la Moby e hanno fino al 50% di sconto e questo vale anche per i ragazzi che mandero' la'.
Spesso ci facciamo male da soli,il barco della Costa non e' stato un bel biglietto da visita ma comunque si va' avanti,il sud del nostro paese dovrebbe vivere esclusivamente di turismo,sappiamo bene che cosi' non avviene e questo a mio modo di vedere e' un vero e porprio delitto.
Siamo quasi a Marzo,l'estate non e' cosi' lontana e bisogna muoverci
L'altro giorno la sfacchinata in giro per lo stivale ha portato buoni frutti se oggi sara' altrettanto potrei gia' essere a posto,in realta' continuero' il commerciale perche' questa estate mi serve di piu' per tutte le cose che ho in ballo.
Il tirusmo continua ad essere un treno che viaggia,certo se si ascoltano gli operatori e' tutto un pianto ma io passo l'estate in giro per strutture e,almeno per il momento,non ci sono stati cedimenti.
Normalmente gli imprenditori turistici sono gente agile di cervello,gente che non scappa,sanno benissimo che in momenti simili bisogna dare di piu' non di meno.
Certo i contratti che facevo anni fa oggi non riesco piu' a farli,oggi i miei preventivi devono essere piu'...adeguati se voglio lavorare e questo e' comprensibile,visto che non si puo' abbassare il livello del servizo che le strutture devono dare ai clienti si lavora sulla riduzione dei costi,in fondo e' la stessa cosa che faccio io.
Una della mie preoccupazioni per tornare a lavorare in Sardegna era il costo dei traghetti lievitato fino a livelli vergognosi,bene quasi tutte le strutture hanno fatto convenzioni con Grandi navi veloci o con la Moby e hanno fino al 50% di sconto e questo vale anche per i ragazzi che mandero' la'.
Spesso ci facciamo male da soli,il barco della Costa non e' stato un bel biglietto da visita ma comunque si va' avanti,il sud del nostro paese dovrebbe vivere esclusivamente di turismo,sappiamo bene che cosi' non avviene e questo a mio modo di vedere e' un vero e porprio delitto.
Siamo quasi a Marzo,l'estate non e' cosi' lontana e bisogna muoverci
venerdì 17 febbraio 2012
DARSI UNA MANO FRA ITALIANI
Tempo fa qualche fenomeno ironizzava sul fatto che a Cuba io frequentavo un gruppo di italiani,gente che passa a Tunas 3/8 mesi ogni anno.
Una chiacchierata al pomeriggio,un traco se capita la sera,qualche cena insieme,qualche zoccola in comune e la condivisione di piccole grandi notizie che,per chi passa la' mesi e mesi,possono essere importanti.
Tolto me e' tutta gente che si cucina,se arriva il tizio con la roba sgrafignata negli hotel e' bene che la voce giri in modo da poter riempire la dispensa,e' solo un esempio.
Piccole informazioni;dove comprare il biglietto,dove stare a S:Domingo,l'ultimo scannatoio disponibile ecc...
Se possiamo ci diamo una mano,non userei il termine amici,negli altri mesi dell'anno ci si scambia solo qualche telefonata,se passo dalle loro parti li vado a trovare ma nulla di piu'.
Nena aveva chiuso la renta diventando uno scannatoio a ore,uno del nostro gruppo,che ha iniziato la sua storia cubana con una brigata e l'ha proseguita correndo dietro alle autoreggenti,voleva tornare da lei per i 2 mesi che passava giu',infatti ora e' la'.
Mi ha chiamato quando ero a Cuba chiedendomi se potevo anticipare a Nena i 100 cuc per riaprire la renta,cosa che ho prontamente fatto,quando lui e' arrivato a meta' gennaio la prima cosa che ha fatto e' stato di restituirmeli.
In questi giorni,forse,ojala',sperem...e' possibile che si risolva positivamente l'acquisto del terreno al mare ma occorre....ehm...dare una spinterella alla situazione.
Martedi' la mia Signora va' a PP e poi da Roberto a la playa con la responsabile de la vivienda e una ispectora...insomma...servono pikiklini.
Il mio socio dell'impresa e' a S.Domingo per l'uscita bimensile e rientra la prossima settimana.
Non abbiamo ancora stabilito un sistema di invio di denaro con la mia fanciulla e cosi' ho mandato un sms all'amico a casa di Nena per chiedergli se li poteva anticipare poi a fine mese o scendo io,troppa roba in ballo per gestire tutto da qua',oppure sicuramente scende il temba maratoneta col grano.
2 minmuti dopo mi e' arrivato l'sms con cui mi diceva che il denaro e' gia' disponibile e che se mi serve di piu' basta che glielo dica.
Condividere la vita a Cuba e' anche questa disponibilita' a darsi una mano,fidandosi reciprocamente senza nessuna paura,come si usa fra persone vere.
Una chiacchierata al pomeriggio,un traco se capita la sera,qualche cena insieme,qualche zoccola in comune e la condivisione di piccole grandi notizie che,per chi passa la' mesi e mesi,possono essere importanti.
Tolto me e' tutta gente che si cucina,se arriva il tizio con la roba sgrafignata negli hotel e' bene che la voce giri in modo da poter riempire la dispensa,e' solo un esempio.
Piccole informazioni;dove comprare il biglietto,dove stare a S:Domingo,l'ultimo scannatoio disponibile ecc...
Se possiamo ci diamo una mano,non userei il termine amici,negli altri mesi dell'anno ci si scambia solo qualche telefonata,se passo dalle loro parti li vado a trovare ma nulla di piu'.
Nena aveva chiuso la renta diventando uno scannatoio a ore,uno del nostro gruppo,che ha iniziato la sua storia cubana con una brigata e l'ha proseguita correndo dietro alle autoreggenti,voleva tornare da lei per i 2 mesi che passava giu',infatti ora e' la'.
Mi ha chiamato quando ero a Cuba chiedendomi se potevo anticipare a Nena i 100 cuc per riaprire la renta,cosa che ho prontamente fatto,quando lui e' arrivato a meta' gennaio la prima cosa che ha fatto e' stato di restituirmeli.
In questi giorni,forse,ojala',sperem...e' possibile che si risolva positivamente l'acquisto del terreno al mare ma occorre....ehm...dare una spinterella alla situazione.
Martedi' la mia Signora va' a PP e poi da Roberto a la playa con la responsabile de la vivienda e una ispectora...insomma...servono pikiklini.
Il mio socio dell'impresa e' a S.Domingo per l'uscita bimensile e rientra la prossima settimana.
Non abbiamo ancora stabilito un sistema di invio di denaro con la mia fanciulla e cosi' ho mandato un sms all'amico a casa di Nena per chiedergli se li poteva anticipare poi a fine mese o scendo io,troppa roba in ballo per gestire tutto da qua',oppure sicuramente scende il temba maratoneta col grano.
2 minmuti dopo mi e' arrivato l'sms con cui mi diceva che il denaro e' gia' disponibile e che se mi serve di piu' basta che glielo dica.
Condividere la vita a Cuba e' anche questa disponibilita' a darsi una mano,fidandosi reciprocamente senza nessuna paura,come si usa fra persone vere.
SANREMO
Prima o poi di Sanremo devo parlare.....
Sono esattamente 8 anni che non vedo una serata del festival dei fiori,non e' per spocchia semplicemente la musica italiana che ascolto non e' li'.
Quest'anno c'e' Finardi,uno dei piu' grandi,quindi mi sono riproposto di vedere almeno una serata,credo sabato.
Ho visto 5 minuti,la canzone di Luca e Paolo,poi avevo da fare e ho spento.
Ho letto delle polemiche su Celentano,premetto che secondo me ogni secondo che non passa cantando e' un secondo perso.
Celentano quando canta,la definizione e' di un giornalista de La Stampa,e' come la maglia azzurra,provoca comunque e sempre emozioni.
Il predicatore e' di una noia assoluta,come lo sono tutti i predicatori e i baciapile.
La faccenda e' comica,come lo e' la Rai e come lo e' tutto il paese...
Chiami Celentano,che per inciso ti porta il 50% di share,un italiano su 2 davanti alla tv ha guardato il molleggiato,gli concedi un contratto blindato dove non puoi intervenire,50 minuti senza spot tv e poi ti lamenti perche' spara cazzate?
Davvero una cosa da ridere.
Ieri pero' ho sentito le canzoni della serata con gli ospiti stranieri dopo che in macchina (1750 km) avevo sentito quelle in gara.
Mi sono collegato con Radio rai 2,una figata.
C'era una banda di tepisti guidati da Riondino con Massarini,i Manetti bros e altra gente che commentava le canzoni di ieri,da morire dal ridere.....
Comunque gia' Brian May aveva risollevato un po' una serata triste ma quando ha iniziato a cantare Patty Smith e' balzata all'occhio della differenza che corre fra un mito del Rock e gente...che ci prova.
Il suo Because the night valeva da solo il prezzo del biglietto...
Sono esattamente 8 anni che non vedo una serata del festival dei fiori,non e' per spocchia semplicemente la musica italiana che ascolto non e' li'.
Quest'anno c'e' Finardi,uno dei piu' grandi,quindi mi sono riproposto di vedere almeno una serata,credo sabato.
Ho visto 5 minuti,la canzone di Luca e Paolo,poi avevo da fare e ho spento.
Ho letto delle polemiche su Celentano,premetto che secondo me ogni secondo che non passa cantando e' un secondo perso.
Celentano quando canta,la definizione e' di un giornalista de La Stampa,e' come la maglia azzurra,provoca comunque e sempre emozioni.
Il predicatore e' di una noia assoluta,come lo sono tutti i predicatori e i baciapile.
La faccenda e' comica,come lo e' la Rai e come lo e' tutto il paese...
Chiami Celentano,che per inciso ti porta il 50% di share,un italiano su 2 davanti alla tv ha guardato il molleggiato,gli concedi un contratto blindato dove non puoi intervenire,50 minuti senza spot tv e poi ti lamenti perche' spara cazzate?
Davvero una cosa da ridere.
Ieri pero' ho sentito le canzoni della serata con gli ospiti stranieri dopo che in macchina (1750 km) avevo sentito quelle in gara.
Mi sono collegato con Radio rai 2,una figata.
C'era una banda di tepisti guidati da Riondino con Massarini,i Manetti bros e altra gente che commentava le canzoni di ieri,da morire dal ridere.....
Comunque gia' Brian May aveva risollevato un po' una serata triste ma quando ha iniziato a cantare Patty Smith e' balzata all'occhio della differenza che corre fra un mito del Rock e gente...che ci prova.
Il suo Because the night valeva da solo il prezzo del biglietto...
LE MALVINAS SONO ARGENTINE!
Sul contenzioso delle Falkland-Malvinas con l'Argentina, la Gran Bretagna sta avendo un atteggiamento ''sfacciato'', mentre quello che dovrebbe fare e' ''negoziare e andarsene'': lo ha sottolineato l'ex presidente cubano Fidel Castro commentando lo scontro diplomatico in corso sull'arcipelago tra Buenos Aires e Londra.
''E' cosi' sfacciato quanto hanno fatto: hanno persino mandato una 'piccola nave', e cioe' un incrociatore, un elicottero con un Principe che e' un pilota'', ha commentato il 'lider maximo' riferendosi alla missione che ormai da qualche giorno il principe Williams sta compiendo alle Falkland.
Fidel ha avuto venerdi' un incontro – circa nove ore – con una settantina di scrittori e intellettuali cubani e latinoamericani. Nel lungo colloquio – ha precisato oggi il sito web Cubadebate – Castro ha parlato anche di altre tematiche, tra le quali ''questioni ambientali e riguardanti la stampa capitalistica''.
Qualche giorno fa l'ex presidente cubano aveva preso parte ad un incontro di sei ore per la presentazione dei due volumi delle sue 'Memorie'.
PADRE O ABUELO ?
L'argomento figli turba i sonni di molti amici italiani sposati con cubane.
A Tunas ne conosco almeno 4 che combattono quotidianamente con questo problema.
Del resto e' comprensibile,sono sposati o frequentano donne molto piu' giovani,quando va bene ballano 30 anni di differenza.
Il bisogno di maternita' e' insito in ogni donna ma nella cubana lo e' di piu',altrimenti non si spiega perche' accettino di mettere al mondo figli con cubani su cui sanno gia' in precedenza di non poter contare.
Uno dei miei amici,60 anni,2 figli grandi,ha capitolato,passa 6 mesi a Cuba e luglio sua moglie,30 anni piu' giovane gli sfornera' un pupo.
L'allevatore di papagallini lotta eroicamente da anni ma e' sul punto di cedere le armi.
Il mio amico di Monterosso al momento resiste,ma non so fino a quando.
Un camionista brianzolo sessantenne a giorni diventera' padre,o almeno una delle sue fanciulle partorira',poi al rientro in Italia lui fara' fare il dna,mi pare il minimo.
Il suo caso e' emblematico di una tendenza che si e' andata a consolidare negli anni;oggi piu' cercare qualcuno che la porti fuori dal paese un certo tipo di cubana cerca qualcuno,yuma,che le riempia la barriga.
Sanno perfettamente che non siamo come i cubani che se ne fottono e che se va bene danno i canonici 50 pesos mn al mese.
Per noi un figlio e' una cosa seria,sanno che ce ne prenderemo cura e per loro il vitalizio e' garantito.
Questo a prescindere che il padre sia il novio,il singante o quello di una notte.
Francamente e' una cosa che capisco poco,diventare padre a 60 anni mi sembra un forzare l'orologio del tempo.
E' tutta gente che ha figli grandi in Italia e non so se a quell'eta' ci sono ancora le energie per tirare su un muchacho.
Resto dell'idea che un padre sia un padre mentre un abuelo resti un abuelo.
Io ho risolto,la fanciulla e' gia' provvista di suo di una di quelle piccole cose che mangiano,pisciano e cagano,non c'e' il pericolo che mi scassi i cabasisi e questo mi fa' stare tranquillo,se devo dare una piccola mano non mi tiro indietro,a parte che non ha bisogno,ma un conto e' comprare il latte un altro mantenere la mucca....
A Tunas ne conosco almeno 4 che combattono quotidianamente con questo problema.
Del resto e' comprensibile,sono sposati o frequentano donne molto piu' giovani,quando va bene ballano 30 anni di differenza.
Il bisogno di maternita' e' insito in ogni donna ma nella cubana lo e' di piu',altrimenti non si spiega perche' accettino di mettere al mondo figli con cubani su cui sanno gia' in precedenza di non poter contare.
Uno dei miei amici,60 anni,2 figli grandi,ha capitolato,passa 6 mesi a Cuba e luglio sua moglie,30 anni piu' giovane gli sfornera' un pupo.
L'allevatore di papagallini lotta eroicamente da anni ma e' sul punto di cedere le armi.
Il mio amico di Monterosso al momento resiste,ma non so fino a quando.
Un camionista brianzolo sessantenne a giorni diventera' padre,o almeno una delle sue fanciulle partorira',poi al rientro in Italia lui fara' fare il dna,mi pare il minimo.
Il suo caso e' emblematico di una tendenza che si e' andata a consolidare negli anni;oggi piu' cercare qualcuno che la porti fuori dal paese un certo tipo di cubana cerca qualcuno,yuma,che le riempia la barriga.
Sanno perfettamente che non siamo come i cubani che se ne fottono e che se va bene danno i canonici 50 pesos mn al mese.
Per noi un figlio e' una cosa seria,sanno che ce ne prenderemo cura e per loro il vitalizio e' garantito.
Questo a prescindere che il padre sia il novio,il singante o quello di una notte.
Francamente e' una cosa che capisco poco,diventare padre a 60 anni mi sembra un forzare l'orologio del tempo.
E' tutta gente che ha figli grandi in Italia e non so se a quell'eta' ci sono ancora le energie per tirare su un muchacho.
Resto dell'idea che un padre sia un padre mentre un abuelo resti un abuelo.
Io ho risolto,la fanciulla e' gia' provvista di suo di una di quelle piccole cose che mangiano,pisciano e cagano,non c'e' il pericolo che mi scassi i cabasisi e questo mi fa' stare tranquillo,se devo dare una piccola mano non mi tiro indietro,a parte che non ha bisogno,ma un conto e' comprare il latte un altro mantenere la mucca....
mercoledì 15 febbraio 2012
CUBA AL MICROSCOPIO
Da qualche settimana e' in pista un nuovo forum su Cuba,si chiama "Cuba al microscopio",
Sapete come la penso sui forum,hanno fatto il loro tempo e sono morti ,quasi tutti, nel momento in cui hanno smesso di produrre qualcosa di proprio, rendendosi interessanti e appetibili, per occuparsi di cio' che producono altri.
Sono stato vate e musa ispiratrice di alcuni di questi personaggi che hanno letteralmente con questo modo di fare polverizzato ogni spazio virtuale in cui hanno messo piede.
Io,nel frattempo,sono ancora qua' e mi pare pure in ottima salute.....
Faccio gli auguri agli admin di questo forum,ho dato loro,non richiesta,qualche dritta,se mi ascolteranno faranno la loro strada in caso contrario,se permetteranno ai soliti pochi e tristi churrosi di fare quello che vogliono, dureranno quanto una trombata de conejo.
Ogni tanto,se il clima si manterra' sano,scrivero' qualcosa.
Fateci un salto.
http://cubaalmicroscopio.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=184361&f=184361
Sapete come la penso sui forum,hanno fatto il loro tempo e sono morti ,quasi tutti, nel momento in cui hanno smesso di produrre qualcosa di proprio, rendendosi interessanti e appetibili, per occuparsi di cio' che producono altri.
Sono stato vate e musa ispiratrice di alcuni di questi personaggi che hanno letteralmente con questo modo di fare polverizzato ogni spazio virtuale in cui hanno messo piede.
Io,nel frattempo,sono ancora qua' e mi pare pure in ottima salute.....
Faccio gli auguri agli admin di questo forum,ho dato loro,non richiesta,qualche dritta,se mi ascolteranno faranno la loro strada in caso contrario,se permetteranno ai soliti pochi e tristi churrosi di fare quello che vogliono, dureranno quanto una trombata de conejo.
Ogni tanto,se il clima si manterra' sano,scrivero' qualcosa.
Fateci un salto.
http://cubaalmicroscopio.freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=184361&f=184361
ON THE ROAD
E' il momento di iniziare a muoversi per l'estate,intendo muoversi davvero.
La scorsa e' stata una buona estate ma devo cambiare alcune strutture,dopo tanti anni bisogna cambiare e cercare nuovi stimoli.
L'altro giorno ho chiuso con una struttura in Ogliasta,si torna in Sardegna,la mia terza casa dopo il Piemonte e Cuba,se metto insieme le stagioni in Sardegna fanno piu' di 4 anni di vita,quando col traghetto vedo la costa non so com'e ma sento il profumo della terra sarda che e' cosi' simile a Cuba per tante cose.
Sabato saro' alla BIT di Milano e potrei chiudere con altre 2 strutture sull'isola;una ad Alghero e l'altra in Gallura,Ojala....
Stanotte parto,domani a pranzo sono nella Val di Sangro in Abruzzo e nel pomeriggio al confine fra Molise e Puglia.
Speriamo bene perche' per le mie cose italiane e cubane serve efectivo.
Di nuovo sulla strada,come sempre.
UNA SAGGIA DECISIONE
La notizia che Monti non ha avallato la candidatura di Roma per l'olimpiade del 2020 ha sucitato un vespaio di polemiche.
Quel ladrone di Pescante era tutto indignato,sosteneva,e a ragione,che col precedente governo la cosa avrebbe avuto un esito diverso.
Pertucci aveva la voce rotta dallo sdegno,uno dei piu' grossi mafiosi in circolazione che ha dato un contributo enorme alla decadenza dello sport italiano ad agni livello.
Alemanno poi...uno che non e' stato in grado di mettere in strada 4 spazzaneve che si lamenta di non essere stato trattato con rispetto.
Monti mi piace ogni giorno di piu' perche' comunque ragiona da parde di famiglia.
Una famiglia compra la macchina nuova se se lo puo' permettere altrrimenti si tiene quella che ha.
I costi di questa impresa erano enormi e sarebbero dilatati all'infinito vista l'italica pacita' di rubare ad ogni pie' sospinto.
Italia 90 e i mondiali di nuoto parlano chiaro.
Le olimpiadi invernali di Torino sono state una mosca bianca,non mi fate dire il perche'...non voglio attirarmi antipatie....
Le olimpiadi di Londra costeranno il triplo del preventivato e gli ingelsi sono un filino piu' rigorosi di noi in queste cose.
L'investimento sarebbe stato di 8.2 miliardi di euro,3.5 pecuperabili con incassi e sponsor mentre i restanti 4.7 dovevamo cacciarli noi,sempre se i conti restavano questi.
Tenete conto che a Londra gli incassi saranno di poco superiori ai 2 miliardi e non capisco perche' da noi avrebbero dovuto essere di 3.5 cifra mai toccata da alcuna olimpiade.
Atene 2004 economicamente e' stato un bagno di sangue e guardate ora la Grecia....
Che senso ha chiedere sacrifici a tutti noi e poi buttare soldi in questo pozzo senza fondo?
Sarebbe finita come a Italia 90,a Torino arrivo' Rozzi che avrebbe costuito lo stadio con 1/8 di quanto poi speso da Montezemolo e soci...gli dissero di no....non c'era da rubare...
Una scelta saggia fatta tenendo conto della situazione del paese e dell'instabilita' economica che attraversa il mondo.
Le olimpiadi le deve organizzare un paese sano e non uno malato.
Da uomo di sport mi piange il cuore ma da cittadino non posso che applaudire a questa decisione.
Quel ladrone di Pescante era tutto indignato,sosteneva,e a ragione,che col precedente governo la cosa avrebbe avuto un esito diverso.
Pertucci aveva la voce rotta dallo sdegno,uno dei piu' grossi mafiosi in circolazione che ha dato un contributo enorme alla decadenza dello sport italiano ad agni livello.
Alemanno poi...uno che non e' stato in grado di mettere in strada 4 spazzaneve che si lamenta di non essere stato trattato con rispetto.
Monti mi piace ogni giorno di piu' perche' comunque ragiona da parde di famiglia.
Una famiglia compra la macchina nuova se se lo puo' permettere altrrimenti si tiene quella che ha.
I costi di questa impresa erano enormi e sarebbero dilatati all'infinito vista l'italica pacita' di rubare ad ogni pie' sospinto.
Italia 90 e i mondiali di nuoto parlano chiaro.
Le olimpiadi invernali di Torino sono state una mosca bianca,non mi fate dire il perche'...non voglio attirarmi antipatie....
Le olimpiadi di Londra costeranno il triplo del preventivato e gli ingelsi sono un filino piu' rigorosi di noi in queste cose.
L'investimento sarebbe stato di 8.2 miliardi di euro,3.5 pecuperabili con incassi e sponsor mentre i restanti 4.7 dovevamo cacciarli noi,sempre se i conti restavano questi.
Tenete conto che a Londra gli incassi saranno di poco superiori ai 2 miliardi e non capisco perche' da noi avrebbero dovuto essere di 3.5 cifra mai toccata da alcuna olimpiade.
Atene 2004 economicamente e' stato un bagno di sangue e guardate ora la Grecia....
Che senso ha chiedere sacrifici a tutti noi e poi buttare soldi in questo pozzo senza fondo?
Sarebbe finita come a Italia 90,a Torino arrivo' Rozzi che avrebbe costuito lo stadio con 1/8 di quanto poi speso da Montezemolo e soci...gli dissero di no....non c'era da rubare...
Una scelta saggia fatta tenendo conto della situazione del paese e dell'instabilita' economica che attraversa il mondo.
Le olimpiadi le deve organizzare un paese sano e non uno malato.
Da uomo di sport mi piange il cuore ma da cittadino non posso che applaudire a questa decisione.
COMUNQUE....TACCAGNO
Ieri parlavo al telefono con un romagnolo rientrato con me da 2 mesi a Tunas,ci conosciamo da anni e quando d'estate passo dalle sue parti un boccone insieme lo mangiamo sempre.
Da qualche mese sta' con una fanciulla di Manati',carina e di estrazione molto molto popolare.
Vive in una catapecchia di madera e l'ha conosciuta a Tunas un sabato che lei,per sua stessa ammissione,era scesa a valle per trovare "qualcuno" che potesse darle una mano.
Non c'e' nulla di male e la sincerita' da quelle parti e' merce rara.
Lui le manda sempre ogni mese intorno ai 300 euro,al conio attuale siamo oltre i 380 cuc,oltre 9000 pesos mn.
E' dinero,sopratutto per una che non ne ha mai visto.
L'altro giorno le ha mandato 250 euro,50 in meno del solito e lei.....si e' incazzata.
Al telefono il mio amico aveva un diavolo per capello,non so cosa si aspettasse che gli dicessi,io avevo solo una cosa in realta' da dirgli.
Colpa tua.
Ho imparato a Cuba che piu' e' disagiata la situazione della fanciulla piu' le aspettative sono alte.
Una come la trentenne che e' al mio fianco la si gestisce facilmente,sta' discretamente bene di suo,e' una che ha viaggiato,maneggiato tanti soldi ma poi e' tornata a una vita normale,sa il valore del denaro,sa la fatica che facciamo per guadagnarlo,ha una buona situazione familiare.
Prima di andarmene le ho chiesto quanto le serviva al mese,abbiamo anche un negocio insieme,lei mi ha detto che bastava quello o al limite 50/100 cuc non di piu'.
Ieri le ho ricaricato il movil con la mia linea che le ho lasciato,come sapete in questi 3 giorni la ricarica si raddoppia,era contenta come una pasqua perche' sa' apprezzare i piccoli gesti.
Certo lei parte da una situazione di vantaggio,grande e bella casa,le mani in pasta in mille cose,un padre che sta' bene e via discorrendo.
Piu' la situazione e' disagiata,piu' la ragazza e' ignorante (nel senso che ignora) piu' le aspettative sono alte.
Uno yuma se non risolve la situazione,no sirve.
Come ho detto al mio amico con 100 cuc una famiglia vive discretamente bene a Cuba,con 2400 pesos mensuali risolvi molte cose.
Certo c'e' il discorso della casa ma questa e' un altra faccenda e c'e' tempo.....
Mandare troppo a una fanciulla conosciuta da poco e' oltretutto diseducativo perche' a quel punto diventa un vitalizio e la cosa diventa scontata quasi un obbligo,la volta che mandi qualcosa di meno,passi per taccagno e per uno che non la quiere.
Le ho detto di mandarla a cagare seduta stante,chi mi chiede un consiglio sappia che da me avra' sempre e solo la piu' cruda sincerita', ma il tipo e' un po' preso e non escludo che nei prossimi giorni mandi gli altri 50 euro.
Il bollo molto spesso da' alla testa.
Da qualche mese sta' con una fanciulla di Manati',carina e di estrazione molto molto popolare.
Vive in una catapecchia di madera e l'ha conosciuta a Tunas un sabato che lei,per sua stessa ammissione,era scesa a valle per trovare "qualcuno" che potesse darle una mano.
Non c'e' nulla di male e la sincerita' da quelle parti e' merce rara.
Lui le manda sempre ogni mese intorno ai 300 euro,al conio attuale siamo oltre i 380 cuc,oltre 9000 pesos mn.
E' dinero,sopratutto per una che non ne ha mai visto.
L'altro giorno le ha mandato 250 euro,50 in meno del solito e lei.....si e' incazzata.
Al telefono il mio amico aveva un diavolo per capello,non so cosa si aspettasse che gli dicessi,io avevo solo una cosa in realta' da dirgli.
Colpa tua.
Ho imparato a Cuba che piu' e' disagiata la situazione della fanciulla piu' le aspettative sono alte.
Una come la trentenne che e' al mio fianco la si gestisce facilmente,sta' discretamente bene di suo,e' una che ha viaggiato,maneggiato tanti soldi ma poi e' tornata a una vita normale,sa il valore del denaro,sa la fatica che facciamo per guadagnarlo,ha una buona situazione familiare.
Prima di andarmene le ho chiesto quanto le serviva al mese,abbiamo anche un negocio insieme,lei mi ha detto che bastava quello o al limite 50/100 cuc non di piu'.
Ieri le ho ricaricato il movil con la mia linea che le ho lasciato,come sapete in questi 3 giorni la ricarica si raddoppia,era contenta come una pasqua perche' sa' apprezzare i piccoli gesti.
Certo lei parte da una situazione di vantaggio,grande e bella casa,le mani in pasta in mille cose,un padre che sta' bene e via discorrendo.
Piu' la situazione e' disagiata,piu' la ragazza e' ignorante (nel senso che ignora) piu' le aspettative sono alte.
Uno yuma se non risolve la situazione,no sirve.
Come ho detto al mio amico con 100 cuc una famiglia vive discretamente bene a Cuba,con 2400 pesos mensuali risolvi molte cose.
Certo c'e' il discorso della casa ma questa e' un altra faccenda e c'e' tempo.....
Mandare troppo a una fanciulla conosciuta da poco e' oltretutto diseducativo perche' a quel punto diventa un vitalizio e la cosa diventa scontata quasi un obbligo,la volta che mandi qualcosa di meno,passi per taccagno e per uno che non la quiere.
Le ho detto di mandarla a cagare seduta stante,chi mi chiede un consiglio sappia che da me avra' sempre e solo la piu' cruda sincerita', ma il tipo e' un po' preso e non escludo che nei prossimi giorni mandi gli altri 50 euro.
Il bollo molto spesso da' alla testa.
L'ANNUNCIATORE
Hay una feria artesanal que funciona todos los fines de semana en el área de la ciudad conocida como el Malecón.
Allí, en una especie de plaza, se reúnen cientos de artesanos que pagan licencias para poder comercializar sus productos en moneda nacional y los presentan atendiendo a las necesidades y demandas populares de producciones manufactureras.
A los artesanos no les basta con tener la licencia y los permisos para comercializar, también tendrán que rentar el espacio de la plaza del Malecón donde venderán sus productos, esta operación de renta les permitirá además tener acceso al servicio de energía eléctrica para cualquier exhibidor o equipo que complete su oferta.
Hasta allí llego Isidro con su equipo de audio, cuando solicitó rentar un espacio causó un poco de asombro, puesto que no tenía licencia de artesanos, no había problema en rentarle el espacio pero le debía quedar claro que no podría vender desde allí, porque además de ser ilegal vender sin licencia, un ejército de inspectores de todo tipo deambulan por la plaza durante todas las horas de operaciones.
Isidro insistió en su espacio y aseguró que no vendería nada, su objetivo era instalar grandes equipos de audio que trasmitirían música y anuncios durante todo el día. Como no se veía nada ilegal o actividad reprochable en las intenciones de Isidro le fue otorgado el espacio en renta y todos quedaron atentos a ver cómo recuperaría el gasto que conllevaba consumir un espacio y gastar electricidad en la trasmisión de música con aquellos inmensos aparatos.
Pero Isidro la tenía bien pensada, él sería una especie de propaganda cautiva de la plaza, a cada artesano le cobra un suma insignificante por anunciarse y así, entre uno y otro número musical Isidro anuncia dónde se venden los zapatos de suela de goma o las coladeras de café.
El cliente que llega a la plaza, gracias a Isidro sabe a dónde dirigirse directamente, muchos ni esperan por los anuncios, van y le preguntan directamente. En la medida que le paguen a Isidro, dependerá la frecuencia con que los artesanos serán anunciados.
Desde pájaros hasta vestidos, miniaturas y grandes tallas de madera, todo lo que hay en la plaza es anunciado por Isidro ante la mirada atónita de los inspectores, que revisan sus reglamentos sin poder encontrar alguna norma que permita calificar la actividad de Isidro como un acto legal o una conducta ilegal.
Las enormes bocinas de Isidro están en un limbo legal, no hay nada que las apruebe o las prohíba y por ello siguen sonando a todo lo que da su capacidad, aclarando que para quienes prefieren refrescar hay jugos, refrescos y otras bebidas en la tercera fila de la segunda columna, justo al lado de la avenida. O que los mejores cinturones de cuero los tiene Luis, a dos puestos del suyo, todos con hebillas de bronce.
Luego de dos meses algo pasó con Isidro, un fin de semana, cuando llegó al lugar, la dirección de la feria se disculpó con él pero no le rentó el espacio, dicen que había muchos artesanos esperando y que ellos tienen preferencia sobre Isidro, que la Plaza estaba concebida para la venta de artesanía y no para el anuncio de las mercaderías.
Isidro cree que le sacaron los inspectores, que no encontraron una manera legal para prohibirle y recurrieron a este cuento o justificación. Insiste en que le jugaron sucio, alguien además le contó que le habían copiado el invento y que en unas semanas habrá una persona de la administración de la Plaza haciendo lo mismo que él.
Como consuelo dice que al menos eso muestra lo exitoso de su invento.
Isidro no se quedó tranquilo, ahora está en el agro mercado de 19, cerca de la feria. Allí ha montado nuevamente sus equipos y anuncia las mejores coles o la carne más limpia en el estante del chino, junto a otros productos frescos que acaba de llegar del mismo campo.
Sabe que ya los inspectores registran sus reglamentos y que le tienen como un intruso dentro del mercado, pero mientras llega el momento de enfrentarlos, Isidro sigue anunciando aguacates maduros o el maíz desgranado de Rosa.
“Si me sacan de aquí me seguiré moviendo por toda feria, agro mercado o tienda artesanal de la ciudad, al final se convencerán que no hay nada malo en lo que hago, que es una cosa nueva pero buena y que mejor será que me legalicen y me dejen actuar”.
Isidro, sobre todas las cosas, es perseverante, sigue trabajando a pesar de que ya algunos inspectores le insisten en que con su música molesta a clientes y vendedores, él se queda pensando por un momento y entonces realiza una peculiar prueba de mercado, Isidro dice por el micrófono que todo el que esté contento con su gestión que lo exprese gritando y un enorme bullicio se adueña del mercado.
El sonríe y vuelve a lo suyo, a anunciar las ventajas del carnero deshuesado que vende Juan José o las garantías de llevarse los plátanos de Lidia.
Allí, en una especie de plaza, se reúnen cientos de artesanos que pagan licencias para poder comercializar sus productos en moneda nacional y los presentan atendiendo a las necesidades y demandas populares de producciones manufactureras.
A los artesanos no les basta con tener la licencia y los permisos para comercializar, también tendrán que rentar el espacio de la plaza del Malecón donde venderán sus productos, esta operación de renta les permitirá además tener acceso al servicio de energía eléctrica para cualquier exhibidor o equipo que complete su oferta.
Hasta allí llego Isidro con su equipo de audio, cuando solicitó rentar un espacio causó un poco de asombro, puesto que no tenía licencia de artesanos, no había problema en rentarle el espacio pero le debía quedar claro que no podría vender desde allí, porque además de ser ilegal vender sin licencia, un ejército de inspectores de todo tipo deambulan por la plaza durante todas las horas de operaciones.
Isidro insistió en su espacio y aseguró que no vendería nada, su objetivo era instalar grandes equipos de audio que trasmitirían música y anuncios durante todo el día. Como no se veía nada ilegal o actividad reprochable en las intenciones de Isidro le fue otorgado el espacio en renta y todos quedaron atentos a ver cómo recuperaría el gasto que conllevaba consumir un espacio y gastar electricidad en la trasmisión de música con aquellos inmensos aparatos.
Pero Isidro la tenía bien pensada, él sería una especie de propaganda cautiva de la plaza, a cada artesano le cobra un suma insignificante por anunciarse y así, entre uno y otro número musical Isidro anuncia dónde se venden los zapatos de suela de goma o las coladeras de café.
El cliente que llega a la plaza, gracias a Isidro sabe a dónde dirigirse directamente, muchos ni esperan por los anuncios, van y le preguntan directamente. En la medida que le paguen a Isidro, dependerá la frecuencia con que los artesanos serán anunciados.
Desde pájaros hasta vestidos, miniaturas y grandes tallas de madera, todo lo que hay en la plaza es anunciado por Isidro ante la mirada atónita de los inspectores, que revisan sus reglamentos sin poder encontrar alguna norma que permita calificar la actividad de Isidro como un acto legal o una conducta ilegal.
Las enormes bocinas de Isidro están en un limbo legal, no hay nada que las apruebe o las prohíba y por ello siguen sonando a todo lo que da su capacidad, aclarando que para quienes prefieren refrescar hay jugos, refrescos y otras bebidas en la tercera fila de la segunda columna, justo al lado de la avenida. O que los mejores cinturones de cuero los tiene Luis, a dos puestos del suyo, todos con hebillas de bronce.
Luego de dos meses algo pasó con Isidro, un fin de semana, cuando llegó al lugar, la dirección de la feria se disculpó con él pero no le rentó el espacio, dicen que había muchos artesanos esperando y que ellos tienen preferencia sobre Isidro, que la Plaza estaba concebida para la venta de artesanía y no para el anuncio de las mercaderías.
Isidro cree que le sacaron los inspectores, que no encontraron una manera legal para prohibirle y recurrieron a este cuento o justificación. Insiste en que le jugaron sucio, alguien además le contó que le habían copiado el invento y que en unas semanas habrá una persona de la administración de la Plaza haciendo lo mismo que él.
Como consuelo dice que al menos eso muestra lo exitoso de su invento.
Isidro no se quedó tranquilo, ahora está en el agro mercado de 19, cerca de la feria. Allí ha montado nuevamente sus equipos y anuncia las mejores coles o la carne más limpia en el estante del chino, junto a otros productos frescos que acaba de llegar del mismo campo.
Sabe que ya los inspectores registran sus reglamentos y que le tienen como un intruso dentro del mercado, pero mientras llega el momento de enfrentarlos, Isidro sigue anunciando aguacates maduros o el maíz desgranado de Rosa.
“Si me sacan de aquí me seguiré moviendo por toda feria, agro mercado o tienda artesanal de la ciudad, al final se convencerán que no hay nada malo en lo que hago, que es una cosa nueva pero buena y que mejor será que me legalicen y me dejen actuar”.
Isidro, sobre todas las cosas, es perseverante, sigue trabajando a pesar de que ya algunos inspectores le insisten en que con su música molesta a clientes y vendedores, él se queda pensando por un momento y entonces realiza una peculiar prueba de mercado, Isidro dice por el micrófono que todo el que esté contento con su gestión que lo exprese gritando y un enorme bullicio se adueña del mercado.
El sonríe y vuelve a lo suyo, a anunciar las ventajas del carnero deshuesado que vende Juan José o las garantías de llevarse los plátanos de Lidia.
UN ISOLA AFFOLLATA
Non era mai successo....se continua cosi' los bomberos mi tolgono l'agibilita' per sovrapopolamento.
Grazie a tutti.
martedì 14 febbraio 2012
LE FOIBE
Ieri pomeriggio ho ricevuto un sms da Marco Rizzo,segretario nazionale di CSP,Comunisti sinistra popolare,in cui mi diceva che alla sera sarebbe stato da Vespa in Porta a Porta per parlare delle Foibe.
Gli ho risposto di stare attento alla trampa,perche' se invitano un Comunista in una trasmissione simile su un argomento simile di sicuro c'e' la trappola piazzata da qualche parte.
Intanto molti italiani non sanno cosa sono state le foibe,si tratta di profondissime cavita' carsiche dove prima i nazi fascisti e poi i partigiani Jugoslavi gettavano la gente.
Facciamo un passo indietro nel tempo perche' ogni gesto e' direttamente in relazione con quello precedente.
Nel 1941 la Germania e l'Italia invadono la Jugoslavia,al termine della prima guerra mondiale l'istria e la Dalmazia erano passate sotto il nostro dominio imprigionando cosi' 500000 croati e sloveni in un paese che non era il loro.
Il fascismo aveva tentato di italianizzare la regione col pugno di ferro,non riuscendoci.
Siamo nel 1941 e invadiamo la Jugoslavia,sotto l'occupazione fascista e nazista muoiono quasi 300000 persone e il mito di "italiani brava gente" da quelle parti non hanno mai avuto il piacere di constatarlo.
La resistenza Jugoslava si organizza attorno al suo capo,il Maresciallo Tito,una resistenza Comunista che scaccia tedeschi e fascisti dal paese fino a liberarlo completamente senza aiuto alcuno da parte degli alleati.
Nel 1945 per 45 giorni Trieste e' Jugoslava e avvengono una serie di regolamenti di conti,ovviamente si vanno ad acciuffare fascisti ce collaborazionisti,tutti coloro che tanto duramente avevano oppresso gli jugoslavi.
Ma si va oltre e come in ogni guerra chi puo' si vendica,finiscono cosi' nelle foibe anche tante persone che non c'entravano nulla.
In piu' nei territori tornati Jugoslavi i nostri compatrioti,visti come i collaborazionisti dei fascisti vengono visti male tanto che molti di loro torneranno in Italia dove avranno una accoglienza per nulla buona visto che erano considerati i fascisti di Croazia.
Sicuramente Togliatti e Giolitti avrebbero potuto fare di piu' ma eravamo un paese sconfitto che si era macchiato di tanti crimini e la loro liberta' di manovra fu' alquanto limitata.
Nella trasmissione di ieri sera Vespa ha fatto la solita figura di merda quando ha tentato,smascherato subito,di spacciare una foto in cui si vedevano soldati italiani fucilare civili sloveni come soldati titini che fucilavano italiani.
A difendere l'Italia c'era Gasparri,un fascista che parlava di crimini di guerra......
Quando qualcuno dei vecchi profughi presenti in studio ha chiesto perche' 50 anni di silenzio sulle foibe Marco ha dato la risposta esatta.
Nel 48' Tito ruppe con Stalin e l'occidente aveva tutto l'interesse che la cosa restasse cosi' per non avere i sovietici a Gorizia di conseguenza non si fece mai nulla per non creare disappunti da parte jugoslava dimenticandosi di chi era morto in modo tanto atroce.
Sui numeri fra gli storici in studio non c'e' stata unanimita' c'e' chi ha parlato di 8-10 mila morti nelle foibe e chi di qualche centinaio.
pochi o tanti sempre di morti ammazzati si parla.
Non bisogna mai giustificare nulla ma i 300000 morti jugoslavi devono pur contare qualcosa.
Si e' risposto con barbarita' a barbarita' e ogni morto ha la sua dignita' ma le cifre parlano chiaro....
Gli ho risposto di stare attento alla trampa,perche' se invitano un Comunista in una trasmissione simile su un argomento simile di sicuro c'e' la trappola piazzata da qualche parte.
Intanto molti italiani non sanno cosa sono state le foibe,si tratta di profondissime cavita' carsiche dove prima i nazi fascisti e poi i partigiani Jugoslavi gettavano la gente.
Facciamo un passo indietro nel tempo perche' ogni gesto e' direttamente in relazione con quello precedente.
Nel 1941 la Germania e l'Italia invadono la Jugoslavia,al termine della prima guerra mondiale l'istria e la Dalmazia erano passate sotto il nostro dominio imprigionando cosi' 500000 croati e sloveni in un paese che non era il loro.
Il fascismo aveva tentato di italianizzare la regione col pugno di ferro,non riuscendoci.
Siamo nel 1941 e invadiamo la Jugoslavia,sotto l'occupazione fascista e nazista muoiono quasi 300000 persone e il mito di "italiani brava gente" da quelle parti non hanno mai avuto il piacere di constatarlo.
La resistenza Jugoslava si organizza attorno al suo capo,il Maresciallo Tito,una resistenza Comunista che scaccia tedeschi e fascisti dal paese fino a liberarlo completamente senza aiuto alcuno da parte degli alleati.
Nel 1945 per 45 giorni Trieste e' Jugoslava e avvengono una serie di regolamenti di conti,ovviamente si vanno ad acciuffare fascisti ce collaborazionisti,tutti coloro che tanto duramente avevano oppresso gli jugoslavi.
Ma si va oltre e come in ogni guerra chi puo' si vendica,finiscono cosi' nelle foibe anche tante persone che non c'entravano nulla.
In piu' nei territori tornati Jugoslavi i nostri compatrioti,visti come i collaborazionisti dei fascisti vengono visti male tanto che molti di loro torneranno in Italia dove avranno una accoglienza per nulla buona visto che erano considerati i fascisti di Croazia.
Sicuramente Togliatti e Giolitti avrebbero potuto fare di piu' ma eravamo un paese sconfitto che si era macchiato di tanti crimini e la loro liberta' di manovra fu' alquanto limitata.
Nella trasmissione di ieri sera Vespa ha fatto la solita figura di merda quando ha tentato,smascherato subito,di spacciare una foto in cui si vedevano soldati italiani fucilare civili sloveni come soldati titini che fucilavano italiani.
A difendere l'Italia c'era Gasparri,un fascista che parlava di crimini di guerra......
Quando qualcuno dei vecchi profughi presenti in studio ha chiesto perche' 50 anni di silenzio sulle foibe Marco ha dato la risposta esatta.
Nel 48' Tito ruppe con Stalin e l'occidente aveva tutto l'interesse che la cosa restasse cosi' per non avere i sovietici a Gorizia di conseguenza non si fece mai nulla per non creare disappunti da parte jugoslava dimenticandosi di chi era morto in modo tanto atroce.
Sui numeri fra gli storici in studio non c'e' stata unanimita' c'e' chi ha parlato di 8-10 mila morti nelle foibe e chi di qualche centinaio.
pochi o tanti sempre di morti ammazzati si parla.
Non bisogna mai giustificare nulla ma i 300000 morti jugoslavi devono pur contare qualcosa.
Si e' risposto con barbarita' a barbarita' e ogni morto ha la sua dignita' ma le cifre parlano chiaro....
30 ANNI DAL MARIEL - NUEVO HERALD - RICORDI 3
Mi tía Rosa, desesperada por salvar a su único hijo del adoctrinamiento comunista y de que lo obligaran a irse a cortar caña, lo confió a mi madre en su éxodo. Pepe se convertiría en nuestro ángel guardián.
Yo no vería nunca más a mi abuelo Emilio, quien falleció en el Mariel. Y pasarían otros siete años antes de volver a ver a mi abuela Nena en Estados Unidos.
ESPERA EN MEXICO
Si hubo algo más difícil que abandonar el Mariel, fue esperar en la Ciudad de México por la visa para venir a Estados Unidos. La angustia de mi madre no mejoró mucho. De alguna manera, ser una joven atractiva que viaja sola con dos hijos pequeños creó sus problemas.
Su desesperación finalmente la llevó a pagarle a un coyote para que nos llevara de la capital mexicana a Matamoros para cruzar el Río Grande.
Así, el 15 de diciembre, con gran nerviosismo por parte de mi padre, eso fue exactamente lo que hicimos. Vistiendo indebidamente nuestras mejores ropas y a pleno día, nos subieron a unas balsas de goma y cruzamos el río.
Recuerdo mi alegría al ver la primera bandera estadounidense ondeando sobre Brownsville, Texas, al otro lado de la frontera, aunque llegué con los pantalones empapados de cruzar el río.
La odisea terminó al día siguiente, cuando volamos de Brownsville a Chicago para reunirnos con mi padre después de tres años de separación.
No podíamos estar más lejos del Mariel: había un frío horrible, eso es todo lo que puedo recordar ahora.
Y que mi padre hizo una bola de nieve y me la puso en las manos, como si me presentara nuestra nueva vida.
No quería que mi padre pensara que era una ingrata --él estaba feliz de vernos-- pero el frío me quemaba las manos.
Demasiado asustada para soltar la bola de nieve, di un grito que asombró a todos.
Más tarde esa noche fue mi hermano Pablo el que se puso a llorar, cuando para su horror, mi madre, con quien había compartido la cama durante los tres años de ausencia de mi padre, decidió irse a dormir con quien él consideraba un desconocido.
Hoy hemos llegado a entender la nostalgia que todavía abruma a mis padres, que han experimentado grandes pérdidas. Todavía echan de menos al Mariel. Y yo también.
FINE
Yo no vería nunca más a mi abuelo Emilio, quien falleció en el Mariel. Y pasarían otros siete años antes de volver a ver a mi abuela Nena en Estados Unidos.
ESPERA EN MEXICO
Si hubo algo más difícil que abandonar el Mariel, fue esperar en la Ciudad de México por la visa para venir a Estados Unidos. La angustia de mi madre no mejoró mucho. De alguna manera, ser una joven atractiva que viaja sola con dos hijos pequeños creó sus problemas.
Su desesperación finalmente la llevó a pagarle a un coyote para que nos llevara de la capital mexicana a Matamoros para cruzar el Río Grande.
Así, el 15 de diciembre, con gran nerviosismo por parte de mi padre, eso fue exactamente lo que hicimos. Vistiendo indebidamente nuestras mejores ropas y a pleno día, nos subieron a unas balsas de goma y cruzamos el río.
Recuerdo mi alegría al ver la primera bandera estadounidense ondeando sobre Brownsville, Texas, al otro lado de la frontera, aunque llegué con los pantalones empapados de cruzar el río.
La odisea terminó al día siguiente, cuando volamos de Brownsville a Chicago para reunirnos con mi padre después de tres años de separación.
No podíamos estar más lejos del Mariel: había un frío horrible, eso es todo lo que puedo recordar ahora.
Y que mi padre hizo una bola de nieve y me la puso en las manos, como si me presentara nuestra nueva vida.
No quería que mi padre pensara que era una ingrata --él estaba feliz de vernos-- pero el frío me quemaba las manos.
Demasiado asustada para soltar la bola de nieve, di un grito que asombró a todos.
Más tarde esa noche fue mi hermano Pablo el que se puso a llorar, cuando para su horror, mi madre, con quien había compartido la cama durante los tres años de ausencia de mi padre, decidió irse a dormir con quien él consideraba un desconocido.
Hoy hemos llegado a entender la nostalgia que todavía abruma a mis padres, que han experimentado grandes pérdidas. Todavía echan de menos al Mariel. Y yo también.
FINE
DIA DE L'AMOR
El dia de l'amor e' una delle festivita',insieme al dia de la madre,piu' sentite a Cuba.
Non ne ho passati molti alla isla ne ricordo pero' uno di qualche anno fa,stavo con la bailarina prima che lei venisse in Italia,facevano un grande show al Taino e fuori c'era una classe cola che non vi dico.
Ricordo el mundo por la calle,tutti i locali pieni,i ristoranti con la coda fuori,i venditori di fiori che si fregavano le mani e la citta' addobbata a festa.
A Cuba tutte le feste dove c'e' di mezzo il sentimento e l'affetto hanno successo,del Natale frega niente a nessuno meno ancora di Papa' Noel ma se si tratta di festeggiare la moglie o la novia allora non ci si tira mai indietro,almeno per quel giorno non le si tira il pignaso quotidiano e la si tratta bene.
Da noi S.Valentino e' oramai una delle tante inutili feste consumistiche che hanno perso ogni significato reale,siamo troppo presi dai mille cazzi quotidiani per fermarci un attimo a pensare alla persona che ci e' accanto.
Il solito regalino e via andare.
Volevo con questo post fare gli auguri a tutti coloro fra voi che hanno una storia,una donna,un mandingo,una novia,un amante,una troia a cui volere bene.
Fate che questo giorno non sia un giorno banale,e' vero che non bisogna aspettare questo giorno per dimostrarlo ma approfittate di questa data per essere persone migliori almeno nei confronti di chi ci sta' accanto.
Chi ha portato la/il cubana/o qua' si ricordi che non le/gli ha fatto un favore ma lo ha fatto a se stesso,sappia godere della fortuna di avere accanto la persona che desidera.
Chi ha la propria meta' a Cuba si ricordi di chiamarla,di mandare un messaggio o qualcosa di simile,una storia si nutre di presenza e se questa non e' possibile bisogna inventare un modo per farle sapere che ci siamo e che lei/lui e' sempre accanto a noi malgrado le migliaia di km che ci dividono.
BUON DIA DE L'AMOR A TUTTI!
Non ne ho passati molti alla isla ne ricordo pero' uno di qualche anno fa,stavo con la bailarina prima che lei venisse in Italia,facevano un grande show al Taino e fuori c'era una classe cola che non vi dico.
Ricordo el mundo por la calle,tutti i locali pieni,i ristoranti con la coda fuori,i venditori di fiori che si fregavano le mani e la citta' addobbata a festa.
A Cuba tutte le feste dove c'e' di mezzo il sentimento e l'affetto hanno successo,del Natale frega niente a nessuno meno ancora di Papa' Noel ma se si tratta di festeggiare la moglie o la novia allora non ci si tira mai indietro,almeno per quel giorno non le si tira il pignaso quotidiano e la si tratta bene.
Da noi S.Valentino e' oramai una delle tante inutili feste consumistiche che hanno perso ogni significato reale,siamo troppo presi dai mille cazzi quotidiani per fermarci un attimo a pensare alla persona che ci e' accanto.
Il solito regalino e via andare.
Volevo con questo post fare gli auguri a tutti coloro fra voi che hanno una storia,una donna,un mandingo,una novia,un amante,una troia a cui volere bene.
Fate che questo giorno non sia un giorno banale,e' vero che non bisogna aspettare questo giorno per dimostrarlo ma approfittate di questa data per essere persone migliori almeno nei confronti di chi ci sta' accanto.
Chi ha portato la/il cubana/o qua' si ricordi che non le/gli ha fatto un favore ma lo ha fatto a se stesso,sappia godere della fortuna di avere accanto la persona che desidera.
Chi ha la propria meta' a Cuba si ricordi di chiamarla,di mandare un messaggio o qualcosa di simile,una storia si nutre di presenza e se questa non e' possibile bisogna inventare un modo per farle sapere che ci siamo e che lei/lui e' sempre accanto a noi malgrado le migliaia di km che ci dividono.
BUON DIA DE L'AMOR A TUTTI!
lunedì 13 febbraio 2012
COSE DA SAPERE
Oggi ho chiamato l'intestataria......della casa,tutto tranquillo a Cuba anche se fa un poì freschino anche la'...
Per quanto riguarda la casa di Tunas,il 24 scende il temba maratoneta coi fondi per ultimare la terrazza cosa indispensabile per avere la proprieta'.
Su questo punto devo fare un po' di chiarezza perche' ho letto cazzate in giro immani che hanno il solo scopo di confondere la gente mantre questa Isola Nel Sole,quando puo' ,cerca di dare informazioni che servano a qualcosa.
Allora lo stato ha permesso la compravendita di immobili ma fin dai tempi in cui gli ominidi vivevano nelle caverne per vendere qualcosa devi prima possederlo.
Lo stato da' la proprieta' ai cittadini di case FINITE e non IN COSTRUZIONE.
Un buon 80% delle case cubane sono in costruzione di conseguenza la vendita e' reale solo nel momento in cui chi compra finisce la casa(se il venditore non ha provveduto a farlo prima)o comunque rispetta i canoni che Cuba intende per "casa finita".
Non e' casuale la norma che regolamente sussidi e crediti finalizzati unicamente aal completamento della propria casa.
Per lo stato una casa finita deve avere cucina,camera da letto,bagno e,nel caso di presenza di un patio,la terrazza che e' quello che manca.
Non pensate alla concezione italiana della terrazza,loro intendono una specie di grondaia,una sporgenza che dal tetto copra una parte del patio.
Una volta terminata la casa,almeno terminata per i loro canoni,si chiede un "allego" alla licenza di costruzione e si puo',finalmente cominciare a costruire come vuoi tu pero' avendo in saccoccia (lei...non io) la proprieta' della casa.
Questi sono i fatti e le procedure,se leggete cose differenti da queste sono cazzate,abbiamo parlato noi 2 con la resposabile de la vivienda de Tunas ( e' prima di Nancy de la casa de renta) e ci ha spiegato per bene le cose.
Quindi sistemiamo la terrazza e poi iniziamo i lavori veri e propri.
Per quanto riguarda il terreno al mare ci sono cose da chiarire,non e' ben chiara l'attuale poprieta' appena avro' novita' vi faro' sapere.
Sicuramente mi muovero' solo se saro arcisicuro di non correre rischi.
Mi e' giunta voce che l'abolizione del CUC e' vicina e che la moneta cubana sara' presto il peso cubano.
Di conseguenza chi ha,in Italia una buona quantita' di cuc si informi bene sul che farne una volta che questa norma diventera' esecutiva....guardate che non manca molto.
Per quanto riguarda la casa di Tunas,il 24 scende il temba maratoneta coi fondi per ultimare la terrazza cosa indispensabile per avere la proprieta'.
Su questo punto devo fare un po' di chiarezza perche' ho letto cazzate in giro immani che hanno il solo scopo di confondere la gente mantre questa Isola Nel Sole,quando puo' ,cerca di dare informazioni che servano a qualcosa.
Allora lo stato ha permesso la compravendita di immobili ma fin dai tempi in cui gli ominidi vivevano nelle caverne per vendere qualcosa devi prima possederlo.
Lo stato da' la proprieta' ai cittadini di case FINITE e non IN COSTRUZIONE.
Un buon 80% delle case cubane sono in costruzione di conseguenza la vendita e' reale solo nel momento in cui chi compra finisce la casa(se il venditore non ha provveduto a farlo prima)o comunque rispetta i canoni che Cuba intende per "casa finita".
Non e' casuale la norma che regolamente sussidi e crediti finalizzati unicamente aal completamento della propria casa.
Per lo stato una casa finita deve avere cucina,camera da letto,bagno e,nel caso di presenza di un patio,la terrazza che e' quello che manca.
Non pensate alla concezione italiana della terrazza,loro intendono una specie di grondaia,una sporgenza che dal tetto copra una parte del patio.
Una volta terminata la casa,almeno terminata per i loro canoni,si chiede un "allego" alla licenza di costruzione e si puo',finalmente cominciare a costruire come vuoi tu pero' avendo in saccoccia (lei...non io) la proprieta' della casa.
Questi sono i fatti e le procedure,se leggete cose differenti da queste sono cazzate,abbiamo parlato noi 2 con la resposabile de la vivienda de Tunas ( e' prima di Nancy de la casa de renta) e ci ha spiegato per bene le cose.
Quindi sistemiamo la terrazza e poi iniziamo i lavori veri e propri.
Per quanto riguarda il terreno al mare ci sono cose da chiarire,non e' ben chiara l'attuale poprieta' appena avro' novita' vi faro' sapere.
Sicuramente mi muovero' solo se saro arcisicuro di non correre rischi.
Mi e' giunta voce che l'abolizione del CUC e' vicina e che la moneta cubana sara' presto il peso cubano.
Di conseguenza chi ha,in Italia una buona quantita' di cuc si informi bene sul che farne una volta che questa norma diventera' esecutiva....guardate che non manca molto.
Nastase, il ribelle del tennis fantasia

E’ un incontro casuale. Al bar. Al piano terra del Queen Elizabeth Center, a meno di cento metri da Westminster. L’uomo che beve una birra piccola, chiara, è stato un mito del tennis e si chiama Ilie Nastase. Lui, Vilas, Ashe, Borg, McEnroe, Connors. Erano quei giorni lì. Ha i capelli grigi, lunghi, da dandy di ritorno, e ha messo su un filo di pancia. Gli piace farla vedere. Porta una maglietta da teenager, con un’enorme bocca da cui esce una lingua di pezza. «Io sono così, un pazzo aristocratico».
Ha le borse sotto gli occhi, come se non dormisse da due mesi e dimostra tutti i suoi sessantacinque anni. Anche Peter Pan a un certo punto invecchia. Nel 1973 era il numero uno al mondo. Romeno. Il volto vincente del regime di Nicolae Ceausescu. Lui e Nadia Comaneci. «Ho sempre giocato solo per me stesso. Qualunque atleta fa così. Passerebbe sopra alla propria madre per una vittoria. Certo la patria, la famiglia, la bandiera. Cose che si dicono». Djokovic, Nadal, Federer, anche per loro è così? «È così per tutti. Da sempre e per sempre. Non cambierà mai. Non sono cinico. Cerco di essere sincero. Il cuore non mi è mai mancato».
Era un artista, ossessionato dall’idea che il pubblico aveva di lui. Aggressivo, clownesco, scorretto, assolutamente adorabile. Aveva tutti i colpi. E non gli mancavano quelli di testa. «Fare arrabbiare gli avversari era parte della strategia». Scendeva in campo e giocava ogni match come se avesse deciso di bruciare gli anni, i mesi e i giorni in un’unica inestinguibile fiamma. Rosso o nero. La vita o la morte. Il suo compagno di doppio, Ion Tiriac, ha giurato di non avere mai visto nessuno con quel talento. «Mi incantavo a guardarlo». Un eroe da romanzo. Selvaggio e sentimentale. Le sue biografie narrano che abbia portato a letto più di duemila donne. Tre le ha sposate per poi divorziare. «Mi hanno sempre accusato di essere uno zingaro. È vero. Sono uno zingaro romeno. E ne sono orgoglioso».
È a Londra per i Laureus Awards, c’è da scegliere l’atleta dell’anno (vincerà Djokovic) e lui è uno dei testimonial. Porta in giro se stesso e la sua storia da film. Lo chiudono in una stanza e poi mettono i giornalisti in fila. Entrano uno alla volta come nello studio della mutua del dottor Tersilli di Alberto Sordi. Cinque minuti a testa. Più una visita a una madonna pellegrina - «l’ho toccato» - che un’intervista. Lui dispensa pillole di saggezza e regala frasi da titolo. «Le Olimpiadi sono solo business». «Calcio e tennis a Londra non dovrebbero esserci. Atletica e ginnastica, quello è lo sport puro». «Il doping va liberalizzato, tanto è sempre più avanti della medicina». Il decalogo prestampato dell’antico ribelle. Lo conosce a memoria, dalla crisi economica internazionale al razzismo. Non è mai stato un problema per lui intrattenere il pubblico. Che dice il Buffone di Bucarest, che cosa pensa Nasty Nastase?
Adesso, davanti alla birra, quando è da poco passato mezzogiorno, ha solo voglia di rinfrescarsi la gola e di parlare italiano. «Mi manca il vostro Paese. E poi Panatta è mio amico. Lei la sa la storia del gatto nero?». No. Si illumina. «Cominciò tutto a Montecarlo. Eravamo io, Vilas, Tiriac, Adriano e Gaetano Caltagirone». Sembra una gag di Fiorello su Cuba, Sotomayor e Gianni Minà. Solo che è vero. «Ascolti, è bellissimo».
È una sera d’estate e i cinque decidono di andare al ristorante. Salgono in macchina. Panatta è con Caltagirone. A un certo punto la loro auto inchioda. «Io scendo e chiedo: beh, che succede amico?». Adriano lo guarda strano: «Un gatto nero». Cioè? «Gli aveva attraversato la strada, capisce? E lui non voleva più andare avanti. Superstizione. Facemmo una deviazione di trenta chilometri per arrivare a cena». Il fatto gli tornò in mente al Roland Garros, quando con Tiriac sfidò Panatta e Bertolucci sul centrale. Diede cento dollari a un ragazzino perché trovasse un gatto nero. Poi lo fece sedere in prima fila. «A un certo punto il gatto corse in campo e si diresse verso Adriano. Lui cominciò a urlarmi contro impazzito: sei un bandito romeno. Il pubblico morì dalle risate. Noi vincemmo facile in tre set: 6-1, 6-1, 6-0. Peccato che da quel giorno la federazione francese mi impedì di tornare sul centrale». Oggi non potrebbe succedere, spiega. Sostiene che i paragoni sono impossibili. «Avevamo racchette di legno e palle sgonfie, ma sapevamo tutto di tutti. Ci frequentavamo. Ed eravamo amici. Sì, amici, lo posso dire. E poi Borg, Borg tirava più forte di chiunque, mazzate da spezzarti le braccia. Ora Djokovic, Nadal e Federer non sanno neppure chi si troveranno di fronte». Sono macchine da soldi, giura. Dei tre il migliore in questo momento gli sembra Djokovic. «Ha forza, colpi, temperamento. Ma nessuno di loro pensa al pubblico». Un peccato mortale.
Una ragazza castana e piena di energia lo prende per un braccio. Lui butta giù l’ultimo sorso e risponde a una domanda mai fatta. «Per un po’ ho pensato che la politica nella mia vita potesse prendere il posto del tennis. È andata male. In campo vinci o perdi. In politica invece devi promettere e dire bugie. No, non fa per me». Era la metà degli Anni Novanta. Sperava di diventare sindaco di Bucarest. Lo fecero a pezzi. Rinfacciandogli persino i giorni in cui era partito per Parigi - come in fuga - mentre il regime stava cadendo. «Fesserie. Il mio progetto era semplice: volevo che la città avesse l’acqua. Non avevo promesso altro». Irriso. Sconfitto. «Ma secondo voi, adesso, l’acqua a Bucarest c’è?».
La ragazza lo sollecita regalandogli uno dei suoi sorrisi angelici. Lui la segue riluttante. Entra nello stanzino. Sei felice Ilie? Si siede con il respiro appeso al collo e i piedi a penzoloni. E sembra un ragazzino che pesca sul molo dei suoi ricordi. «Sì, adesso sì. Quando ho lasciato il tennis è stata dura, ma o decidi di vivere il presente oppure non dormi più la notte. Mi ci sono voluti anni per ritrovare la pace». Non dice la gioia. Dice la pace.
I TEMPI SONO CAMBIATI
Giorni fa ho raccontato di quella signora vicina di casa di dove vivevo che ha venduto la sua casa per 19000 cuc per poi mandare l'equivalente di 5000 dollari negli Usa dove vive la figlia,senza lavoro,che rischia di ritrovarsi a dormire por la calle.
A detta della signora questi sono gli unici soldi che mandera',se la cosa non migliora una parte di quel denaro deve servire per tornare definitivamente a Cuba mettendo da parte i sogni di gloria.
Indubbiamente il fatto che i soldi partano da Cuba per approdare negli Stati uniti fa specie ma so che non si tratta certo di un caso isolato.
Sto' postando una storia presa da un giornaletto di Miami,una storia vera che rispetto perche' la si puo' pensare in mille modi ma per un cubano lasciare la propria terra non e' mai facile,lo sappiamo bene noi italiani popolo di poeti,viaggiatori ed...emigranti.
Le generazioni prima del Mariel e anche quelle di un decennio successivo sono approdate in un America forte che cresceva,sono state aiutate a sistemarsi,lo stato dava loro una casa e un lavoro,tutta quella gente non e' partita da zero.
Quelli che sono approdati nbegli ultimi anni hanno trovato un panorama molto diverso,un America e un mondo molto cambiati.
La percentuale di disoccupazione nel mondo e' altissima e i primi a farne le spese sono quelli che non sono nativi nel paese dove vivono.
Spesso si sopravvive con lavoretti occasionali e non certo in linea con le aspettative.
Non voglio fare il solito discorso sulle cubane che vedo qua' ma la frase "se devo limpiare il piso allora tanto vale tornare en mi Cuba" il fatto e' che oggi neanche quello trovano perche' rumene e albanesi sono molto piu' adatte di loro per lavori di questo tipo.
Tanti se ne sono andati ma tanti sono anche tornati o vorrebbero farlo anche sulla scia dei cambiamenti che si stanno vivendo a Cuba.
Sabato a Giaveno ha chiuso un internet point gestito da 2 cubani,fratello e sorella,lui mi raccontava che tornera' a Cuba e mi diceva che aveva lasciato l'isola 5 ani fa con 6000 euro in tasca e che oggi ne ha 4000 in banca.....non e' andata proprio come sperava.
Vedo a Cuba molti cubano americani ma non vedo piu' l'especular di anni fa,non vedo piu' il codazzo di scrocconi al seguito del solito fenomeno col collo dorato e lo sguardo tronfio.
Oggi arrivano,magari rentano un carro o uno scooter,si trovano o hanno una ragazza con cui passano il tempo ma lo fanno in modo molto piu' discreto di prima,quasi non ti accorgi che sono cubano americani mentre un tempo li distiguevi a un km di distanza.
E' finita la stagione delle vacche grasse.
A detta della signora questi sono gli unici soldi che mandera',se la cosa non migliora una parte di quel denaro deve servire per tornare definitivamente a Cuba mettendo da parte i sogni di gloria.
Indubbiamente il fatto che i soldi partano da Cuba per approdare negli Stati uniti fa specie ma so che non si tratta certo di un caso isolato.
Sto' postando una storia presa da un giornaletto di Miami,una storia vera che rispetto perche' la si puo' pensare in mille modi ma per un cubano lasciare la propria terra non e' mai facile,lo sappiamo bene noi italiani popolo di poeti,viaggiatori ed...emigranti.
Le generazioni prima del Mariel e anche quelle di un decennio successivo sono approdate in un America forte che cresceva,sono state aiutate a sistemarsi,lo stato dava loro una casa e un lavoro,tutta quella gente non e' partita da zero.
Quelli che sono approdati nbegli ultimi anni hanno trovato un panorama molto diverso,un America e un mondo molto cambiati.
La percentuale di disoccupazione nel mondo e' altissima e i primi a farne le spese sono quelli che non sono nativi nel paese dove vivono.
Spesso si sopravvive con lavoretti occasionali e non certo in linea con le aspettative.
Non voglio fare il solito discorso sulle cubane che vedo qua' ma la frase "se devo limpiare il piso allora tanto vale tornare en mi Cuba" il fatto e' che oggi neanche quello trovano perche' rumene e albanesi sono molto piu' adatte di loro per lavori di questo tipo.
Tanti se ne sono andati ma tanti sono anche tornati o vorrebbero farlo anche sulla scia dei cambiamenti che si stanno vivendo a Cuba.
Sabato a Giaveno ha chiuso un internet point gestito da 2 cubani,fratello e sorella,lui mi raccontava che tornera' a Cuba e mi diceva che aveva lasciato l'isola 5 ani fa con 6000 euro in tasca e che oggi ne ha 4000 in banca.....non e' andata proprio come sperava.
Vedo a Cuba molti cubano americani ma non vedo piu' l'especular di anni fa,non vedo piu' il codazzo di scrocconi al seguito del solito fenomeno col collo dorato e lo sguardo tronfio.
Oggi arrivano,magari rentano un carro o uno scooter,si trovano o hanno una ragazza con cui passano il tempo ma lo fanno in modo molto piu' discreto di prima,quasi non ti accorgi che sono cubano americani mentre un tempo li distiguevi a un km di distanza.
E' finita la stagione delle vacche grasse.
30 ANNI DAL MARIEL - NUEVO HERALD - RICORDI 2
Poco después que Batista fue derrocado, durante los carnavales de 1959, mientras era capitán de una embarcación de 90 pies del Servicio Guardacostas atracada frente a la sede de la Marina en la Bahía de La Habana, mi padre recibió permiso para unirse a mi madre en las festividades del carnaval.
A su regreso al muelle, el escampavías había zarpado. Cuando preguntó al marino que había dejado de guardia qué había pasado, le respondió con nerviosismo que el comandante Fidel Castro había ordenado que zarpara para ver mejor el desfile del carnaval.
En la mente de mi padre, era un viaje de placer y una infracción total de las normas navales.
Cuando el barco regresó a puerto, Raúl medio que se disculpó con mi padre por llevarse el barco sin su consentimiento, mientras que Fidel comentaba sobre la colección de lanzas que mi padre tenía en su camarote.
Papá supo entonces que su carrera estaba en problemas. Cualquier líder con esa osadía probablemente estaba dispuesto a hacer cosas peores. La campaña de mi familia para abandonar su querido Mariel pronto estaría a tope.
Para 1961, mi papá había viajado a Estados Unidos con un permiso de 20 días para visitar a su madre, que estaba gravemente enferma. En realidad abandonaba la carrera naval que adoraba.
En el caos que se había convertido el Aeropuerto de La Habana, una especie de Casablanca de cubanos desesperados por marcharse, nadie notó que lo que llevaba no era una visa de salida. Las autoridades de seguridad sólo se fijaron en la firma del permiso, S. Del Valle, asistente de Raúl Castro.
En un instante papá se fue.
LA SEPARACION
Cuando llegó a Estados Unidos solicitó asilo político, sin conocer las consecuencias para su familia en el Mariel. Y demoró tres años en volver a ver a su esposa, a mi hermano Pablo y a mí.
Después de la salida de mi padre, la búsqueda despreocupada de cocuyos dio paso a actividades más misteriosas mientras tratábamos de sobrevivir al nuevo régimen. Mi madre la pasó difícil, y trataba de ocultárnoslo, pero era una mujer sola con dos hijos en un mundo radicalmente nuevo.
Nuestra casa, desde la que veíamos la Academia Naval en la cima de una colina, fue ‘‘inventariada''. Agentes armados confiscaron el carro de la familia, la primera de muchas pertenencias "donadas a la causa revolucionaria'' en sus frecuentes visitas a la casa.
Cuando los veía venir, mi abuela me sacaba rápidamente del lugar mientras mi madre enfrentaba a los milicianos y a sus acusaciones de que mi padre era un traidor a la revolución.
Fueron tiempos difíciles para mi madre, una mujer de ojos verdes, muy lejos de los días en que la eligieron la joven más agradable del Mariel. Recuerdo la angustia de mi madre ante los insultos y amenazas de los milicianos.
Yo me agarraba a su falda como si pudiera protegerla de esos hombres enfadados con armas grandes. Una vez me puse a cantar una canción contrarrevolucionaria delante de ellos. Mi abuela me tapó la boca, temerosa de que todos pudiéramos terminar en prisión.
Finalmente, en noviembre de 1964, mi hermano de 3 años, mi primo Pepe y yo recibimos permiso de salida para viajar a México. CONTINUA
A su regreso al muelle, el escampavías había zarpado. Cuando preguntó al marino que había dejado de guardia qué había pasado, le respondió con nerviosismo que el comandante Fidel Castro había ordenado que zarpara para ver mejor el desfile del carnaval.
En la mente de mi padre, era un viaje de placer y una infracción total de las normas navales.
Cuando el barco regresó a puerto, Raúl medio que se disculpó con mi padre por llevarse el barco sin su consentimiento, mientras que Fidel comentaba sobre la colección de lanzas que mi padre tenía en su camarote.
Papá supo entonces que su carrera estaba en problemas. Cualquier líder con esa osadía probablemente estaba dispuesto a hacer cosas peores. La campaña de mi familia para abandonar su querido Mariel pronto estaría a tope.
Para 1961, mi papá había viajado a Estados Unidos con un permiso de 20 días para visitar a su madre, que estaba gravemente enferma. En realidad abandonaba la carrera naval que adoraba.
En el caos que se había convertido el Aeropuerto de La Habana, una especie de Casablanca de cubanos desesperados por marcharse, nadie notó que lo que llevaba no era una visa de salida. Las autoridades de seguridad sólo se fijaron en la firma del permiso, S. Del Valle, asistente de Raúl Castro.
En un instante papá se fue.
LA SEPARACION
Cuando llegó a Estados Unidos solicitó asilo político, sin conocer las consecuencias para su familia en el Mariel. Y demoró tres años en volver a ver a su esposa, a mi hermano Pablo y a mí.
Después de la salida de mi padre, la búsqueda despreocupada de cocuyos dio paso a actividades más misteriosas mientras tratábamos de sobrevivir al nuevo régimen. Mi madre la pasó difícil, y trataba de ocultárnoslo, pero era una mujer sola con dos hijos en un mundo radicalmente nuevo.
Nuestra casa, desde la que veíamos la Academia Naval en la cima de una colina, fue ‘‘inventariada''. Agentes armados confiscaron el carro de la familia, la primera de muchas pertenencias "donadas a la causa revolucionaria'' en sus frecuentes visitas a la casa.
Cuando los veía venir, mi abuela me sacaba rápidamente del lugar mientras mi madre enfrentaba a los milicianos y a sus acusaciones de que mi padre era un traidor a la revolución.
Fueron tiempos difíciles para mi madre, una mujer de ojos verdes, muy lejos de los días en que la eligieron la joven más agradable del Mariel. Recuerdo la angustia de mi madre ante los insultos y amenazas de los milicianos.
Yo me agarraba a su falda como si pudiera protegerla de esos hombres enfadados con armas grandes. Una vez me puse a cantar una canción contrarrevolucionaria delante de ellos. Mi abuela me tapó la boca, temerosa de que todos pudiéramos terminar en prisión.
Finalmente, en noviembre de 1964, mi hermano de 3 años, mi primo Pepe y yo recibimos permiso de salida para viajar a México. CONTINUA
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