domenica 18 marzo 2012

BEL FINE SETTIMANA

Chao a tutti.
Oggi non vi parlo di costruzioni,lo faro' abbondantemente al mio ritorno,se qualcuno si annoia ricordatevi che il mouse e' una grande invenzione...ma credo che a molti interessi sapere cosa si puo' o non si puo' fare a Cuba.
Allora venerdi' pomeriggio e' arrivato Kerry con un amico romano,sono venuti in lada,il mio amico avendo la residenza puo' muoversi con mezzi diciamo non convenzionali.
Abbiamo fatto un giro in citta' nel pomeriggio e alla sera tutti al Rio Chico per una gran mangiata.
Alle 23 tutti in disco,tavolata con noi 3,il Sergente maggiore (la mia fanciulla) ,il temba maratoneta e un amico torinese.
Mancava quel lavativo di Pippo che e' sparito da qualche parte.
Bella serata con gran gnocca,come sempre avviene quando vado da qualche parte e non sono solo....azzarola.
Il buon Kerry e' anche riuscito a sacar un discreto petrolio,cosa non facile in questa provincia.
Ieri siamo andati al mare Puerto Padre,loro 2 col carro,dopo la giornata si sono fermati a PP citta' per passare un paio di giorni,credo che ieri sera fossero alla disco mentre io,il Sergente maggiore e la perrita siamo andati in scooter.
Bella giornata e mangiata da urlo di camarones,camarones interi alla griglia,aragosta e pescado da Roberto,mazza quanto magna l'amico di Kerry.....
Al rientro ho mollato la fanciulla e la perrita a casa loro,sulla strada per tornare a Tunas e ieri sera serata old style a Tunas,non un grandissimo movimento,un paio di camion de la policia in punti strategici e qualche bestemmia tirata nei confronti del nazista che il 26 airrivera' da queste parti.
Per fortuna me lo evito,il 23 a la madrugada ho il Viazul per la capital.
Manca poco ma molto e' ancora da fare,e' il prezzo di vivere a cavallo dei 2 mondi o come dicono Buena Fe da esto lado del bloqueo.
Per il resto tutto ok,fa di nuovo caldo e non ho una gran nostalgia dell'Italia anche se mi aspetta una estate intensa.
Oggi sono arrivati altri amici da Torino e lunedi ' torneranno in Italia altri che sono qua' da ottobre e non ne possono piu'.
Tornranno qua' a ottobre ma so che gia' fra 15 giorni rimpiangeranno tutto cio' che lasceranno qua',nel balcon sull'oriente cubano.
A presto.

giovedì 15 marzo 2012

CIAO RAGAZZI

Tutto procede per il meglio.finalmente le cose hanno preso il ritmo giusto.
Ragazzi si spende,se decidete di mettervi un tetto sopra la testa da queste parti non pensate che sia una passeggiata economica.
Se volete fare una cosa a la cubana allora e' un discorso ma se volete un livello adatto a cio' che siamo abituati occorre spendere e non poco.
Ovviamente non ci sono comparazioni con l'italia ma le cifre qua' non sono certo da terzo mondo.
Per dirvi ho speso oggi quasi mille cuc solo di piastrelle e solo per il piano basso...senza contare terrazza e portal.
Ho pagato 17 cuc la cassa,ogni cassa 6 piastrelle 40 per 40....e ho pagato una cifra ragionevole.
Far fare porte esterne e fineste e' un costo,il cristal delle stesse viaggia a 40 cuc il mq...
Ripeto nulla che tolga il sonno ma si spende....
Oggi ho rivisto Pippo in giro per la citta' allo stato brado.
Domani arriva Kerry con un amico,gli ho trovato una casa con 2 buoni cuarti in mn,entrambi hanno la residenza permanente qua'.
Sabato vado al mare,rinuncio a quel terreno,ripeto,si puo' comprare e vendere cio' che volete ma senza chiarezza su proprieta' e licenza di costruzione non metto avanti un centavos.
Piuttosto vado a vedere qualche placa.....al limite la lascio li'...quando ho 2 soldi faccio qualcosa,vamos a veer.
Per il resto le giornate passano velocissime,fate conto che mi parte un pieno di broda allo scooter al giorno per tutti i giri da fare.
Alla sera gira discreta patonza,qualche faccia nuova e le solite navi scuola a cui nessuno fa nulla per evidenti ed ovvie ragioni.
Dovrebbe essere imminente la modifica per loro del discorso passaporto.
Oggi costa 50,150 la carta balnca e 11 mesi fuori dal paese.
Sara' di 250 senza bisogno di carta blanca e 2 anni fuori dal paese.
La perra e' uno spettacolo,la proprietaria del Rio Cico dopo averla vista ha voluto in numero del tipo che le vende e ne ha presa una,la sorella.
Il boss del paladar ieri mi ha guardato torvo e sorridendo mi ha detto che por mi culpa le hacen falta 50 fula....ahahaha.
Io...ho pagato di meno.....
Ok vado che vorrei anche riuscire a fare qualche km..di corsa.
Statemi bene e fate i bravi.
P.S.Del Toro non parlo....che e' meglio....

martedì 13 marzo 2012

FINALMENTE

Pochi minuti...
Finalmente ieri sono iniziati i lavori nel maniero.....
Non che i problemi siano finiti ma comunque perlomeno si inizia a fare sul serio.
Questo mi fa anche tirare un po' il fiato,a questo punto devo solo occuparrmi che ci sia tutto cio' che serve,che gli albanil siano rifocillati a dovere e che al momento giusto GIU GIU GIU DIN DIN DIN.
Non e' che mi posso mettere io con la cazzuola in mano,datemi un palco,un microfono e 2000 persone e te le tengo inchiodate per 2 ore ma se mi date una cazzuola allora e' un diastro.
Per il resto fa sempre caldo e sabato spero di andare al mare,spero.
La fanciulla e la perrita oggi sono andate a casa,lei ha un bimbo a cui star dietro e fino a domani sera sono da solo....ciao fanciulli.

domenica 11 marzo 2012

CHE SIA LA VOLTA BUONA

Ovviamente l;inizio del lavori e; slittato a domani mattina,ore 6....
Mancavano ancora un paio di cose,questa mattina grazie alle non poche conoscenze che ho qua; pare che abbia risolto,oggi attendo un camion e domani finalmente si comincia...e sarebbe ora.
Intanto ho comprato un cane.....uno di quei cani cinesi col doppio della pelle rispetto a quella che seve credo si chiami Shar Pey o qualcosa di simile.
Un mio amico ha fatto una cucciolata e ne ho comprato uno,per il momento va con la padrona avanti e indietro da qua; a dove vive lei poi quando andro; via stara; da lei e quando verra; a vivere a Tunas ovviamente la seguira;
Si chiama Kira,come il mio vecchio e glorioso Akita deceduto a 14 anni un paio di anni fa,ora ha una quarantina di giorni ed e; uno spettacolo.
Ieri ho incontrato il mio amico Pippo piovuto in zona dalla sua Bologna,qua; e; pieno di gente che conosco...in pratica siamo tutti qua;.....
Piu; prendo confidenza col barrio dove vivro- e piu; mi piace,fra l;altro qua; c;e; pure il mio amico calabro con la novia,lei ne ha le palle piene dell Italia e si ferma qua; lui verra; a viverci fra un paio di mesi.
Con casa fatta ha stanziato un mensile di spesa di 300-350 euro e come ho gia; avuto modo di dire con quei soldi qua; si vive bene,nel caso dovessi seguirlo per alcuni mesi ogni anno il mio budget e; superiore ma credetemi non di molto,qua; se risolvi la casa e la comida e non esageri a femmine non spendi certo grandi cifre.
Ci si aggiorna...qua; fa un gran caldo

venerdì 9 marzo 2012

ARICIAO

Un attimo piu; tranquillo.
Allora finalmente iniziano i lavori di ristrutturazione del primo piano,a ottobre facciamo il secondo.
Trovato tutto ieri ho preso 30 sacchi di cemento 350 alla epoca,tienda statale, e altri 30 por la calle,bene cosi; in questo modo ho anche il comprovante che da queste parti serve sempre.
Questa mattina si inizia,ho trovato cemento,arena de praya,gramilla,cavilla,grey per il bagno,2500 mattoni,altro tipo di sabbia che serve,pietra dura e tutto il resto.
Ci vuole pazienza,non e; come da noi che vai in un negozio o telefoni e ti fai portare tutto,qua; ti devi organizzare.
Tengo conto dei costi poi ve li faccio sapere,magari a qualcuno servira; per il futuro.
Ieri sera la fanciulla e; tornata a casa e ho passato la mia prima serata old style,fra l;altro era pure la festa della donna e c;era in giro patonza in quantita; industriale.
Mangiato al paladar de Rafa,nulla di che....
Lo scooter si e; rivelato utilissimo in questi giorni,fate conto che mi sta; andando un pieno al giorno per i mille giri che devo fare ma comunque siamo ad ottimo punto.
Ogni tanto mi rendo conto che la mia mentalita; lavorativa italiana cozza con i ritrmi di qua; ma comunque in 2 giorni ho trovato tutto cio; che dovevo trovare e credetemi non e; cosa da poco.
Fa caldo ma meno,mi dicono,rispetto ai giorni passati,comunque meglio che da noi.
Vado che sono di corsa...ciao

giovedì 8 marzo 2012

Ciao

Ciao Ragazzi giusto qualche minuto.
Come vi avevo detto si tratta di una vacanza completamente diversa dalle altre.
In questi 2 giorni ho girato come un matto per procurare tutto cio; che serve per iniziare la ristrutturazione del primo piano,a ottobre faremo il secondo.
Come gia; sapevo di costruzioni non ci capisco un cazzo...ma imparo.
Ho gia; quasi tutto manca il cemento 350,quello che serve sopratutto per la placa,in tutta Tunas non c;e; un sacco di cemento...arrivera; pare questa mattina ma ci credo quando lo pago.
Sto; tenendo conto delle spese ma so gia come andra; a finire che dopo un po; lascero; perdere e mi limitero; ad assitere,partecipe e pagante,a questo bagno di sangue....Ho gia; dicevo quasi tutto e spero che domani,cazzo di cemento permettendo si possano iniziare i lavori.
In citta; non moltissimi turisti sara; la temporada.
Per il resto non so dirvi molto al monento non ho avuto possibilita; di girare in quanto impegnato nel materiale e nell;altro mio negocio.
Per fortuna la fanciulla e; un cagnon sa perfettamente come repportarsi con i magut e conosce,avendo gia; messo su casa sua,molte ma molte piu; cose di me in materia.
Vi lascio che sono di corsa....

domenica 4 marzo 2012

SI RIPARTE

Siamo ai saluti.
Intanto ieri il blog e' stato visto da 670 persone,oramai siamo un preciso punto di riferimento per tanta gente che ama Cuba.
Scrivo storie che vivo e in cui vi riconoscete,racconto situazioni che avete vissuto e in cui vi identificate.
Andremo avanti con leggerezza quando bisogna essere leggeri,senza mai prenderci troppo sul serio ma anche prendendo precise posizioni quando e' il momento di farlo,come nel caso della Tav.
Ho letto sul web cubano alcune stupidaggini da parte di chi della valle e del contesto ha la stessa conoscenza che ha di Cuba malgrado tanti viaggi.
Zero.
Il fatto che questi personaggi l'abbiano presa nel culo alla isla,e non solo,ad ogni pie' sospinto non giustifica il fatto che debba prenderla nel medesimo luogo tutta una valle.
Per scrivere cazzate non occorre necessariamente essere idioti.
Ma aiuta....
Parto per un viaggio differente,come direbbe Max Pezzali sono nel mio secondo tempo,il primo e' stato bellissimo,un tempo fatto di viaggi,sport,mare e belle donne,il secondo deve essere altrettanto bello anche se in modo,ovviamente,differente.
Andare per costruire un pezzo del mio futuro mi eccita e mi da grandi motivazioni,e' un altra sfida,un altra vetta da raggiungere.
Vista la situazione...burocratica...con cui dobbiamo convivere a Cuba e' ovvio che di certezze non ce ne siano tantissime ma d'altronde non mi e' dato di sapere quanto lungo sara' il mio percorso terreno e quindi il tempo che mi e' concesso cerco di viverlo al meglio.
Vado a costruirmi,spero,un pezzo di futuro,a mettere il primo solido mattone per gli anni che verrano,lo faccio dopo 12 anni in cui Cuba e' stata sopratutto un altra cosa.
Non rinnego nulla e molto di quegli anni e' ancora qua' con me e lo sara' sempre,non si diventa quadrati se si nasce rotondi,ma ora e' il momento di provare a dare un senso diverso ai giorni che verranno.
Sono pronto,motivato e piu' giovane che mai per lanciarmi in questa nuova avventura che condividero' con chiunque di voi avra' voglia di ascoltare le tante cose che ho ancora da raccontare.
Seguite il blog anche nei prossim giorni,saro' sul web spesso anche per le mie cose di lavoro italiane.
Un abbraccio a tutti.

SI INTRAVVEDE L'APPRODO


Posso partire tranquillo.
Ieri dal punto di vista calcistico si e' goduto come maiali che si rotolano nella mota.
Il Toro vince 3-0 a Grosseto giocando decisamente peggio che a Brescia dove si era perso dopo aver sprecato di tutto e la seconda squadra cittadina,malgrado ruberie e piagnistei assortiti,pareggia in casa l'ennesima partita perdendo la vetta anche se con una partita da recuperare.
Ieri con Odu abbiamo sbloccato subito il risultato rischiando poi qualcosa nel secondo tempo fino a quando il Capitano,subentrato a Meggiorini,ha rotto il digiuno,Antenucci nel finale ha fatto il tris.
Abbiamo raccolto piu' del seminato ma visto che di solito succede il contrario va bene cosi'.
Ora abbiamo preso il volo e se ci danno i 3 punti di Padova,ricorderete la partita giocata al buio,non ci pigliano piu'.
Il Capitano non si deve piu' fermare,se,dopo caterve di gol ha passato un momento di secca non dimentichiamoci che Meggiorini e' una vita che e' in secca.....di conseguenza spero che Rolando si riprenda il posto e dia il suo contributo in questo momento in cui si decide la B.
Fra l'altro quest'anno bel campionato con squadre,Toro,Pescara,Verona,Sassuolo,Padova e .......Stabia,che hanno un gioco ben definito e divertente.
Ogbonna in nazionale e' stato il migliore,infatti quando,sciaguratamente,Prandelli lo ha spostato in fascia abbiamo preso un gol nel mezzo.
Fino a 3 anni fa faceva una cappella a partita ora e' perfetto,il miglior difensore in questo momento in Italia,se il mister non lo porta agli Europei e' un folle.
Bellissimo quando in settimana Angelo ha detto che con lui tutto il Toro era in nazionale.
Spero che Cairo resista e che Angelo diventi il perno attorno al quale costruire il Toro del futuro.
E' il momento in cui Il Pontefice,Ventura e Petrachi (o chi per lui) si siedano a un tavolo e programmino la A.
Non servono rivoluzioni,i giocatori ci sono e c'e' il gioco,3/4 innesti nell 11 di base e ci siamo.
Un campionato di assetamento e poi SI DEVE  tornare in quei luoghi che sono stati nostri per 80 anni.
Il Toro deve navigare attorno alla zona Europa League,quello e' il suo posto,quando va male arrivare decimi ma fare i campionati del Chievo,Catania e Cagliari non e' nel nostro dna malgrado questi lustri di sciagure.
Ora e' il momento in cui i tifosi la piantino con la contestazione al Presidente,c'e' solo lui,nessun altro ci vuole di conseguenza facciamo muro e pensiamo tutti insieme in grande.
Ancora ci sono intoppi per il Fila,senza il Tempio non c'e' il Toro,solo quando sara' ricostruito gli Eroi,la Farfalla e Capitan Ferrini torneranno e allora si che sara' di nuovo Toro.

BUON COMPLEANNO LUCIO

 MASSIMO GRAMELLINI

La magia della grande musica si scopre quando i grandi cantanti se ne vanno. Ieri milioni di italiani hanno ripercorso in un attimo la propria vita con la colonna sonora di Lucio Dalla, così come avevano fatto alla morte dell’altro Lucio nazionale. Caro amico ti scrivo che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino e se è una femmina si chiamerà Futura...
Ci sono cascato anch’io ed è stato facile, oltre che bellissimo. Il mio Dalla non è quello che avrei conosciuto di persona in anni recenti, e con il quale ho presentato libri, riso, scherzato, persino polemizzato. Il mio Dalla è la notte prima degli esami. Estate 1979, vigilia della maturità, Dalla e De Gregori in concerto con «Banana Republic» allo stadio Comunale di Torino, davanti a casa mia. Durante il giorno coi miei compagni avevamo studiato in cucinino, dove per un curioso gioco di rimbombi si potevano sentire le prove dei musicisti: sembrava che il sax di Dalla fosse in cortile. Ho il ricordo nettissimo di noi che interrompiamo una poesia del Leopardi per affacciarci al balcone e lasciarci trasportare da un suo assolo di jazz. La sera i compagni telefonarono alle mamme per dire che si sarebbero fermati da me a ripassare. Invece andammo allo stadio, confusi fra altri settantamila, ma col cuore che ballava di paura per il giudizio imminente e dei biglietti particolarmente meschini.

Eravamo nel settore più lontano dal palco e ancora non esistevano i maxischermi: De Gregori era un puntino, Dalla la metà di un puntino. Ma appena abbracciava il sax e ci soffiava dentro si trasformava in un gigante.

E poi, e soprattutto, c’erano le sue canzoni sparate nella notte: «Com’è profondo il mare», «Piazza grande», «Stella di mare» («Tuuuu come me», e quell’uuu gli usciva dalla cassa toracica come un’orchestra di cento elementi), «L’anno che verrà». Le sapevo tutte a memoria, a differenza delle poesie del Leopardi. Quando partì «Cosa sarà» («che ci fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento») guardai il cielo sopra lo stadio e giurai alle stelle che non sarei mai stato un ventenne morto, anzi, avrei fatto di tutto per diventare un centenario vivo. Quella frase cantata a squarciagola alla vigilia dell’esame di maturità segnò a tal punto la mia formazione che il giorno in cui, da adulto, conobbi De Gregori gli dissi che era la più bella che avesse mai scritto. De Gregori concordò sulla bellezza della canzone e aggiunse con un sorriso che purtroppo non era sua, ma di Ron e Lucio: lui l’aveva solo cantata. È stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita e anche questo lo devo a Dalla.

Chi non lo ha già fatto ieri, può provarci adesso con me. Raccontarsi la vita in un minuto, attraverso le sue canzoni. «4 marzo 1943» (era l’unico cantante di cui tutti sapevamo la data di nascita) e mi rivedo bambino triste e solo davanti alla tv in bianco e nero che trasmette il festival di Sanremo. «Disperato erotico stomp» accompagnò i primi viaggi individuali al centro del sesso, con quella mano che «partiva» e non si sapeva mai bene dove ci avrebbe portato. «Anna e Marco», uno dei lenti-cardine dell’adolescenza, l’importante era tenersi stretti alla ragazza fino a quando Dalla diceva «Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano»: a quel punto si poteva tentare l’affondo. «Balla balla ballerino» e ogni volta che la cantavo mi veniva da piangere, persino adesso, chissà perché. «Futura» vantava un posto d’onore nella Definitiva, la C90 verde in cui avevo condensato le canzoni da infilare nell’autoradio, quando a bordo saliva una certa persona. E ancora un vecchio album, «Il giorno aveva cinque teste», difficile e bellissimo, da ascoltare nei momenti duri, quelli che servono a crescere. «Caruso» è un bagno di notte, un bacio sotto la luna, uno spaghetto divorato sul mare. Chiuderei con «Attenti al lupo», che a trent’anni mi salvò da un principio di depressione: non ho più trovato una canzone capace di trasmettermi tanta incomprensibile allegria.

Pensavo che questo genere di ricordi non potesse estendersi ai più giovani. Poi verso sera mi è arrivata la mail di una ragazza, si chiama Francesca. «Sto piangendo come una fontana per Lucio Dalla. Mi sento come se fosse morto un vecchio amico. Lui sicuramente non sapeva chi fossi. È ovvio. Credo che questo genere di rapporti emotivi a distanza siderale si possa creare solo con i musicisti. Che tu sia triste, felice, stanca, sola, in compagnia, quando loro cantano hai l’impressione che vogliano tirarti su il morale, partecipare alla tua gioia, cullarti prima che tu dorma, farti compagnia. Ti sembra che parlino proprio con te. Magari esagero, ma per me è stato così. Mi mancherà molto». Anche a me.

LA REGINA DELL'AVANA - FINALE -

 Al mattino andiamo al PARCO DELLO YUNQUE, che è una montagna con la sommità piatta, già citata da Colombo nel diario del suo primo viaggio. Volendo si può anche raggiungere la cima, tanto è alta meno di 600 metri, ma noi ci accontentiamo di un'escursione nei suoi dintorni di foresta vergine, piante rare e piscina naturale. La passeggiata è molto facile e piacevole e la nostra guida, un negro che negli anni '80 - insieme a tanto altri sfigati - fu spedito da Fidel a combattere in Angola, ci mostra le specie tipiche come il fiore mariposa (simbolo di Cuba), la papaya, l'ananas, un fiore rosso che contiene un colorante naturale, e vari uccelli tra cui il colibrì. La terra rossa tende ad essere molto fangosa nella stagione delle piogge, ma oggi non dà problemi. La montagna a forma di incudine si intravede ogni tanto tra le palme, finché non arriviamo al fiume. Qui bisogna prima togliersi tutti i vestiti, poi guadare stando attenti a non bagnare la borsa e soprattutto a non farsi spazzare via dalla corrente. Potrebbe infatti capitare di poggiare male il piede sui ciottoli arrotondati e scivolare perdendo una o più ciabatte. Il bagno in questa pozza d'acqua freschissima è la solita meraviglia di tuffi e paesaggio e massaggio sotto la cascata.
Al ritorno ci fermiamo nuovamente sulla spiaggia Maguana, dove prendiamo posto in una zona più defilata e dunque poco permeabile alle seccature del giorno prima. Però il cielo è coperto, si alza un venticello fresco e l'acqua non invita al bagno, così mangiamo un perro caliente all'ombra e passeggiamo, prima di tornare a Baracoa.
E' ancora giorno così si può visitare la cittadina, tranquilla e affascinante. Al centro c'è la Catedral de Nuestra Señora de la Asuncion, che custodisce la croce che probabilmente Cristoforo Colombo piantò sulla spiaggia di Baracoa nel suo primo viaggio, oppure - più verosimilmente - che qualche altro spagnolo dell'epoca portò dall'Europa. Di fronte alla chiesa c'è il busto del capo indio Hatuey, il primo guerrigliero cubano, che all'inizio del 1500, dopo mesi di strenuo combattimento in difesa del suo popolo, fu torturato e ucciso sul rogo dagli spagnoli.
Passeggiando senza meta si incontrano gallerie d'arte e centri culturali, murales e fiancate di legno dipinto, locali e bancarelle, corsi di salsa frequentati da tardone con ballerini carini e turisti europei rapiti dall'atmosfera. Andando verso il mare capitiamo casualmente in una strada panoramica dalla quale si ammira tutta la baia arrossata dall'atardecer, con quel trapezio dello Yunque a fare da guardia e un relitto abbandonato nel mezzo. Proseguendo si arriva al Malecon, guarnito da orrendi palazzoni, alcuni dei quali sventrati dal terribile uragano del 2008.
Alla Casa de la trova già suonano, così mi fermo con i capelli ancora bagnati. Un gruppo di ragazzi del posto vuole insegnarmi a suonare il guiro, anche perché hanno capito che di ballare proprio non ne voglio sapere. In realtà non riescono a capacitarsi di questo mio disinteresse. Uno di loro, che mi accompagna a fare due passi, mi confessa che, anche nei suoi momenti più tristi, la musica lo rende felice e gli fa scordare tutti i guai. Non riesce a star fermo, ce l'ha nel sangre! Non capisce come è possibile che io non lo senta allo stesso modo. Naturalmente è disperato perché l'indomani partirò e tutte le volte è così e come sono sfortunato e insomma il melodramma incombe. Ma se ci stiamo parlando soltanto da due minuti!
Stasera si cena fuori, al Colonial, con la solita monotona scelta tra peccao, langota, poio e serdo, l'insalata mista di verdura cruda (lattuga pomodori cetrioli cavolo) e il riso con fagioli neri piccoli, chiamato Moros y Cristianos. Di nuovo alla Casa de la trova e di nuovo alla Terrazza, ma stasera pioviggina e io mi sono rotta il cazzo degli occhi da pesce lesso, di quelli che vogliono insegnarmi a ballare e di tutta questa gente che dice sempre le stesse cose e del presentatore pomposo e del tizio col cappellino e del suo amico vestito di bianco e del rum e dei culi a mongolfiera dentro ai pantaloncini corti. E insomma vado a dormire.

TRISTE SOLITARIO Y FINAL

A colazione, mentre bevo un ottimo frullato di fruta bomba (papaya), faccio conversazione con Rafael. Guardando il mio passaporto, mi comunica che siamo nati lo stesso giorno. Ci tiene che io sappia che il 10 ottobre è una data simbolica molto importante a Cuba, perché in quella data nel 1868 il dueño Carlos Manuel de Céspedes liberò tutti i suoi schiavi al suono della campana dell'ingenio e da lì ebbe inizio la lotta contro la dominazione spagnola.
Sul lungomare nuvoloso, prima di partire, un nodo in gola mi prende mentre dal bar sparano a tutto volume un pezzo di Ramazzotti che canta in spagnolo. Con gli occhi lucidi osservo gli abitanti di Baracoa, pazientemente in fila per le galletas, e la tenerezza mi invade guardando Pedro che, accanto al bus Viazul, sorride nonostante la stanchezza, mentre si abbottona la camicia azzurra da autista, che ha appena indossato sopra la canottiera verdone. Sta per accompagnarci a Santiago; in serata ci lascerà all'aeroporto, dove ci attende un volo interno per l'Avana.
La strada è la stessa dell'andata, con i cactus e la costa scoscesa e le folte palme e la sosta nell'anonima periferia di Guantanamo per mangiare le pizzette al formaggio dalla consistenza cementizia. Nel bus intanto si accumulano banane e mandarini per la famiglia di Pedro.
Sulla strada è un continuo di manifesti di propaganda governativa, che per esempio vorrebbero far venire voglia di lavorare grazie a queste simpatiche formicone che recitano: Nos trabajamos y tu?

Ma se questi non hanno voglia di lavorare! - continuano a ripetere sprezzanti gli ultimi della classe, seduti in fondo all'autobus. Guardate - proseguono - più della metà delle terre sono incolte. E poi li vedi sempre a ciondolare e a fare un cazzo. Che poi, prima avevano l'Unione Sovietica, adesso hanno la Cina che li aiuta. Troppo comodo. Cominciate a dissodare tutti questi terreni abbandonati invece di grattarvi il culo.
E io mi chiedo perché l'essere umano dovrebbe aver voglia di lavorare. In un mondo normale, non dovrebbe essere vietato sprecare un terzo della nostra vita per il lavoro?
Ad un certo punto ci fermano ad un posto di blocco. Si presenta un omino con in mano un enorme motore diesel travestito da disinfestatore. Ci dicono che c'è un'epidemia di dengue: i compagni di bus, dopo aver letto cos'è la dengue sulla guida, si spruzzano litri di autan.
Mi sveglio a SANTIAGO, in plaza de la Revolución, davanti al monumento equestre ad Antonio Maceo, una statua circondata da venticinque lame di machete. Ci fermiamo solo pochi minuti per scattare qualche foto e poi veniamo abbandonati in centro dove verrà a riprenderci Pedro.
Questa passeggiata domenicale è nuvolosa e malinconica, ci prendiamo un refresco alla Casa del tè e lì compare questo rasta che nell'ordine ci propone: marijuana, cd del suo gruppo reggae, ragazze/i. Poi scrocca la birra. Infine spunta fuori questo bambino piccolo che necessita il latte in polvere. La pazienza ha un limite.
Lunghe attese all'aeroporto "Antonio Maceo". Arriviamo all'hotel dell'Avana al solito orario improponibile dopo esserci congelati letteralmente, visto che c'erano circa 20 gradi di differenza tra il profondo oriente meridionale di Santiago e la latitudine dell'Avana, che sta esattamente sopra al Tropico del Cancro.

MAOMENO

L'ultimo giorno, un taxi collettivo con un CUC mi porta al centro dell'AVANA. Al Capitolio stazionano una quantità di personaggi che si arrangiano come possono e che dobbiamo allontanare con la forza per poter tornare l'ultima volta all'Avana vecchia. Oggi ci sono molti più turisti del 23 dicembre, mentre i ragazzi cubani sono già tornati a scuola.
Mi rendo conto che non ho comprato nemmeno un souvenir e così investo i miei ultimi CUC in qualche oggettino fatto per i turisti (che gli manca solo la scritta sopra "sono un souvenir di Cuba", anzi forse ce l'hanno): portacenere e calamite in terracotta dipinta, biciclette e aeroplanini in latta riciclata, cappelli del Che e borsette stampate in cotone scadente. Pranzo con un perro caliente da 10 centesimi di euro e poi bevo con Ana una pinta di birra al bancone di legno, tra chitarre e contrabbassi appoggiati per terra, a chiarire i punti di vista sulle cose.
Lazaro ci aveva dato appuntamento alle 3 ma arriva circa due ore e mezza dopo, nonostante possieda un orologio digitale parecchio ingombrante. La casa si è allagata, si giustifica. E sì, perché in questo paese pieno di cervelloni, l'acqua è razionata e arriva - se va bene - due volte al giorno e gestire queste cisterne casalinghe a volte è un problema. La paranoia di dieci giorni fa è, se possibile, aumentata. Continuiamo a maledirci per non aver portato almeno uno dei vari cellulari vecchi e da buttare che abbiamo nelle nostre case italiane. Seduta accanto a lui sulla scalinata dell'Università dell'Avana, con in mano un libro di Graham Greene tradotto in spagnolo, mi chiedo come si fa a vivere senza acqua ma con l'armadio pieno di scarpe All Star. Come si fa a guadagnare 10 euro al mese e spenderne 150 per comprare un cellulare. Come si fa a diventare il più grande neurochirurgo di tutti i tempi e studiare su libri così vecchi. Come si fa a vivere in un mondo che ci mette in testa dei desideri così poco naturali, e poi magari non ci permette nemmeno di esaudirli.
E mentre guardo i muri scrostati, i ragazzi che giocano a pallone, il cielo nuvoloso che incombe, mi domando in cosa consisterebbe secondo loro questa justicia tanto sbandierata e fino a quale victoria, precisamente, dovrebbero combattere, quando invece tutti sappiamo come andrà a finire e andrà a finire nel solito modo e in quello sì, che stiamo diventando tutti uguali, come qualcuno sognava. .

Alle sette NON arriva il bus prenotato per l'aeroporto, per cui ci imboschiamo in un altro guagua che stava caricando della gente. All'aeroporto "Josè Martì" della capitale cubana, giusto per rendere l'idea della temperatura interna, avevo tirato fuori il piumino invernale.
Il ritorno non me lo ricordo, mi sa che ho dormito siempre. E forse ho pensato al puzzle da finire. Al fatto che il cuba libre non si fa con la Coca Cola ma con la Tu Kola, ad esempio. Oppure che a scuola gli insegnano gli scacchi, forse perché piacevano al Che. Magari mi sono chiesta come mai in quasi tutto il mondo giocano a domino, tranne che in Italia. Potrei aver pensato al motivo per cui usano barricarsi in casa con quelle grate così elaborate, nonostante il numero di furti sia relativamente basso. Avrò pensato alla incomprensibile passione per il baseball, o al fatto che assomigliano tanto ai nostri ragazzi di provincia, tanto fissati con le marche pacchiane. Mi sarò domandata se è meglio avere i muri tappezzati con le frasi poetiche del Che oppure le città piene di manifesti di femmine provocanti in biancheria intima e faccioni rivoltanti di politici.
O forse avrò semplicemente dormito, mentre sulle palpebre chiuse scorrevano i sorrisi di tutti quelli a cui basta veramente poco. Maomeno.

sabato 3 marzo 2012

BEL PEZZO E GRAN GNOCCA!

LA REGINA DELL'AVANA - 4 -

L'escursione al parco è durata più del previsto, così quando arriviamo a SANTIAGO DE CUBA è già buio. Alloggiamo in un altro hotel Islazul, dove ci offrono un cocktail alcolico di benvenuto, che ci sta tutto vista la temperatura polare dell'aria condizionata. Noto che qui è possibile usare Internet, ma non ho la minima voglia di spendere sei CUC, che è il paradossale prezzo cubano per usare un collegamento lento come una lumaca. Dato l'orario tardo, ci dobbiamo accontentare di un'orrenda cena al self service: esteticamente brutto, provvisto di cibo scadente e popolato da esseri umani europei mostruosi.
Siamo appena fuori dal centro e chiamare un taxi non è facilissimo, ma prima o poi riusciamo a raggiungere la Casa de la Musica. Il gruppo non è male, ma l'ambiente è buio e freddo. Mentre sono fuori in strada a fumare, attacca bottone questo ragazzo che mi mette in guardia da quei personaggi che mi si avvicinano perché vogliono ottenere qualcosa da me. Anche lui - mi racconta - un tempo era così, ma adesso che ha fatto fortuna mi può addirittura offrire una birra. Brindiamo alla sua conversione - e soprattutto alle sue amiche che gli mandano i soldi dall'Europa.
Usciamo a piedi, passiamo davanti alla Cattedrale e raggiungiamo la Casa de la trova, un posto molto più accogliente, luminoso, con una lunga balconata e la gente già su di giri. Io me ne sto buona buona al bancone, mentre le amiche conoscono un paio di validi negroni che ci portano ad un concerto in una piazza nei paraggi: poiché qui non ci sono praticamente turisti, posso rendermi conto che il colore di pelle predominante è diventato sempre più scuro man mano che ci spostavamo dall'Avana all'Oriente. Nonostante questo, a Cuba ci sono molti meno neri rispetto alle altre isole delle Grandi Antille, poiché qui non ci sono mai state grandi piantagioni in cui impiegare gli schiavi africani.
Al mattino raggiungiamo il CASTELLO DEL MORRO, una bellissima fortezza spagnola risalente al 1600. La posizione fa sì che si possa godere di una stupenda vista sul mare e sul cayo Granma che sta di fronte, attraverso i ritagli delle finestre e delle feritoie con i cannoni davanti. Dentro c'è un museo sulla pirateria che ci illustra la differenza tra pirati, filibustieri, corsari e bucanieri, tutti personaggi con cui questa città ha avuto a che fare per lungo tempo.

HOSPITALARIA HOY
Il pomeriggio è dedicato alla città di Santiago: rebelde ayer, hospitalaria hoy, HEROICA SIEMPRE, come avvertono i manifesti. Dalla cattedrale si giunge al porto, percorrendo vie in discesa ripida, con sosta presso una casa privata che forse è anche un paladar (fatto sta che ci vendono un paio di birrette). Comodamente seduti all'ombra in questo terrazzino con stupenda vista mare, facciamo conversazione con il padrone di casa che ci racconta come funziona il mercato nero: il pesce e il manzo - monopolio dello Stato - praticamente sono inavvicinabili, dati i prezzi, mentre del pollo e del maiale, più economici, ne hanno le tasche piene. E anche in merito al fabbisogno nazionale non si scherza: sono costretti ad importare anche cibi di base come il riso.
Ci spingiamo attraverso il quartiere francese fino alle zone più popolari. E' la vigilia di Capodanno e gli abitanti lavano le auto (chi le ha), ballano per strada, arrostiscono maialini da latte in ogni dove e fanno la fila per comprare birra alla spina. Il cubano è sempre in coda: loro hanno la libreta che sarebbe la tessera con la quale lo stato, a prezzi molto bassi, gli vende alcuni prodotti. Le quantità e la scelta di tali beni di prima necessità lasciano molto a desiderare (e a quanto pare anche i tempi di consegna). Per quanto giustamente si lamentino di tutti questi fattori negativi, grazie alla libreta la gente non muore di fame, come accade altrove.
Dal centro mi avvio a piedi in albergo; ho voglia di camminare senza fine e senza scopo, guardandomi intorno. Quasi giunta a destinazione, vengo inavvertitamente accalappiata dal giovane guardiano dello zoo più triste della terra. Lui e il suo collega mi mostrano questi poveri animali ingabbiati, che pare che non se la passino benissimo (soprattutto i leoni, che hanno la fossa vicina alla mia stanza, e lanciano delle urla da film dell'orrore, che già la notte precedente mi avevano fatto venire brividi su tutto il corpo). Il guardiano mi spiega che fanno così perché sentono l'odore dei maialini arrostiti in ogni dove e gli viene l'acquolina in bocca. Questo ragazzone ha poco meno della mia età e ha già un figlio ventenne, dice che loro fanno tutto in fretta e furia.
Ordino un refresco al tavolino vicino alla piscina dell'hotel. Un gruppo di italiani sta festeggiando rumorosamente il nuovo anno all'orario italiano (sono infatti le sei di pomeriggio). L'attempato bagnino si avvicina con cortesia e come ormai è abitudine entro cinque minuti è innamorato perso. Mi spiega che la sua sofferenza è di non potermi invitare a cena, perché non potrebbe permettersi di pagare il conto. Tutti in questo Paese preferiscono lavorare a contatto con i turisti perchè le mance, anche le più irrisorie, per loro sono superiori alla paga di una giornata di lavoro. Il paradosso è che un insegnante guadagna molto di più se fa il lavapiatti.
"Cenone" al paladar, dove ordino il cerdo per sentirmi in linea con la tradizione, senza preventivare che quella carne dura e immangiabile non avesse nulla a che fare con quei succosi maialini che avevo visto girare su se stessi per tutto il giorno. Per l'ultimo dell'anno è allestito un sontuoso concerto nella Piazza centrale. Sulla terrazza dell'hotel Casagranda (dove alloggiava Graham Greene mentre scriveva Il nostro agente all'Avana), oltre agli avanzi del cenone, è spiaggiato un triste repertorio di facce sfatte di turisti anglosassoni che indossano ridicoli cappellini, trombette e stronzate analoghe. Poiché non siamo cubani, possiamo andare a berci un paio di piña colada al bancone in tutta tranquillità. A mezzanotte esplodono i fuochi d'artificio.
Alla Casa de la trova chiacchiero con il nipote di Ibrahim Ferrer (il cantante dei Buena Vista Social Club dagli occhietti vispi e la voce flebile, che ebbe successo a tarda età), bevo un paio di drink e poi, come capita a tutti i turisti, vengo abbordata. Questo mulatto qui si chiama Angelo, ma lo hanno soprannominato Leonardo poiché, oltre ad essere un pittore, è anche un inventore come Leonardo da Vinci. I negri sono eccessivi in tutto - si lamenta - non sono raffinati. Angelo se ne vuole andare da Cuba, e io gli dico che sono sicura che cambierà presto la situazione, anche se sinceramente non so se il cambiamento sarà per forza una cosa positiva. Naturalmente dopo manco cinque minuti è innamorato anche lui a prima vista. E dunque te quiero, te deseo e - in poche parole – sono già pronte le bomboniere. E qui il problema è serio perché questi cubani sono davvero di una dolcezza disarmante a cui non siamo più abituati e qualcuno ci crede davvero di essere amato per l'eternità.
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Non si sa come, ma riusciamo a raggiungere l'habitacion con un taxi abusivo, che poi è il solito carro rosso degli anni Cinquanta, che da fuori è stato riverniciato tante di quelle volte che è sicuramente diventato più voluminoso di quello che era, ma dentro è un ammasso di ruggine e pezzi ricavati da chissà quali altri mezzi meccanici che per la grazia di dio si tengono ancora assieme.

CENT'ANNI DI SOLITUDINE
Oggi ci attende l'ultima tappa: BARACOA, la capitale del cacao, che occupa la punta più orientale dell'isola.
E' faticoso spingersi fin qui ma il paesaggio è sicuramente il più piacevole paesaggio tropicale che io abbia mai visto fino ad oggi. Superata Guantanamo, fuori dal finestrino cominciano a scorrere i cactus, i palmeti e le coste scoscese (uguali a quelle del Gargano) della costa Imías finché si è costretti a tagliare nell'interno percorrendo la serpeggiante strada La Farola (A caballo vamo’ pa’l monte, a caballo vamo’ pa’l monte). Man mano che ci si avvicina, la vegetazione diventa sempre più verde brillante di palme da cocco, banani, mango, guaiava, caffè e cacao.
Baracoa fu la prima capitale cubana quando Diego Velazquez arrivò dalla Spagna nel 1511 ed è rimasta isolata dal resto dell'isola per circa 450 anni. Poiché sorge su un promontorio, infatti, fino agli anni ’60 era raggiungibile solo via mare ed è tuttora circondata da una giungla rigogliosa. A molti ha fatto pensare a Macondo, il favoloso villaggio immaginato da Garcia Marquez nel suo romanzo Cent'anni di solitudine.
Arriviamo a mezzogiorno e ci sistemiamo presso la casa particular di Rafael e Yasmine. A lui in paese lo chiamano El Gordo a causa della sua enorme stazza, e quando lo dicono allargano un po' i gomiti. Lei si chiama Yasmin perché negli anni '70 andavano di moda i nomi di donna che inizano con la Y. Entrambi al momento hanno lasciato i loro precedenti lavori e si occupano solo della casa, per cui si sono specializzati nella cucina e nella preparazione di cocktail: el Gordo - si autopubblicizza - prepara il miglior mojito che abbiamo mai assaggiato in vita nostra. ¡No me digas!
Tempo di mettersi il costume e si va alla PLAYA MAGUANA, a circa 20 km. Sulla strada si apprende che c'è una fabbrica di cioccolato fondata dal Che in persona. La spiaggia è bianca e palmosa, non ci sono strutture di cemento che la rovinano e il mare è ottimo per un bagnetto. Peccato i tedeschi alcolizzati e sbruffoni che frequentano il bar, le scrofe che ficcano il muso negli zaini rubando pacchi di crackers interi e pisciano sugli asciugamani, i cani randagi e i venditori di noci di cocco, oggetti in legno, cacao, pesce e quant'altro, che non ti lasciano un minuto in santa pace. Al calare del sole raccattiamo le nostre cose e ce ne torniamo in città.
Si è capito che la cena in casa è sempre la miglior soluzione: in grandi quantità ci servono zuppa di fagioli, filetto de peccao, insalata di pomodori lattuga e cavolo, banane fritte e postre.
Il dopocena comincia alla Casa de la trova, piccola ma molto accogliente e movimentata, dove si alternano concerti dal vivo sin dal pomeriggio. Poi seguo questo tipo - amico dell'autista - col cappellino a visiera e la collana invadente, che già al mattino era salito sull'autobus a fare il di più. A dirla tutta non mi sta tanto simpatico: forse è una questione di pelle, o forse perché è intelligente e si approfitta dei turisti cazzoni. Fatto sta che andiamo sulla Terrazza, che è un altro locale poco distante, dove acquista una bottiglia di ron blanco per 5 cuc, che prodigalmente mi offre. In realtà il tipo non è affatto un rompicoglioni come gli altri, ma purtroppo è accompagnato da un insopportabile amico ciccione interamente vestito di bianco, così sono costretta ad abbandonarli al loro destino e a seguire lo spettacolo in solitudine. Lo show era condotto da un presentatore pomposo e proponeva una quantità di balletti supercoreografici pieni di molti culi e tette in movimento.

NO QUIERO APRENDER A BAILAR


CONTINUA....

PROMESSE MANCATE

Una delle promesse che un certo tipo di yumas,spesso italiani o italioti,fanno a Cuba alle fanciulle e' quello di un ipotetico invito in Italia.
L'invito turistico un po' e' passato di moda,non dico che non sia gradito ma rispetto a qualche anno fa non e' piu' la cosa prioritaria.
Sanno benissimo come va' la situazione in queste desolate lande,molte di loro ci sono state e sono tornate con le pive nel sacco per molte ragioni.
Oggi lasciare Cuba, spesso in compagnia di un vecchio rimbambito per approdare in un altro paese,con un altro clima e altre usanze di vita e' ritenuto secondario rispetto al trovare qualcuno,magari lo stesso vecchio rimbambito categoria che non si esaurisce mai,che fornisca loro i mezzi per poter vivere a Cuba in situazioni perlomeno decorose.
Quando il rimba arriva,quelle 3 volte all'anno allora si aguanta cio' che si deve aguantate per garantirsi l'efectivo e si guarda avanti.
Molti pero' continuano a promettere inviti e passaporti col solo scopo di....pagare poco o nulla le prestazioni della fanciulla.
Raccontai tempo fa di un giovane toscano che a Tunas promise inviti e passaporti a destra e manca partendo nottetempo senza aver elargito un pichilino a nessuna fanciulla.
La pratica e' abbastanza diffusa,i pezzi di merda non mancano mai,diffusa sopratutto nei confronti di qualche guajirotta dell'ultimo campo,una cittadina non la freghi piu',onestamente la ritengo una cosa di uno squallore indicibile.
Non so come si possa,per non fare il proprio dovere,promettere un futuro a una povera ragazzetta e poi tirasi indietro e semplicemente sparire.
Ogni tanto leggiamo di inculate prese da qualche connazionale,spesso qualuno paga per le porcherie di altri ma non dimentichiamoci mai che Cuba ha dovuto sopportare gentaglia e feccia che ha scambiato la maggiore delle Antille per la latrina di casa propria.
Scrivo cio' perche' ieri ho ricevuto un sms di una mia amica a cui era stato promesso un viaggio e che invece...restera' a casa.

GLI ALPINI VERI



E intanto si prepara la prima importante risposta per Domenica 24 alle ore 17.00 al ponte della centrale alettrica di Chiomonte. Canti e cori alpini fatti dagli alpini no tav, quelli veri, che la vita e la montagna la difendono.
Alla fine sono arrivati anche loro, gli alpini. Era da settimane che si parlave del loro arrivo e alla fine ieri sono arrivati. I famosi 150 con una quindicina di blindati lince e un mezzo anfibio con relativa attrezzatura da missione all’estero con in aggiunta un manganello caduno. Cosa facciano realmente nel fortino della Maddalena ancora non è chiaro, sicuramente daranno man forte alla polizia che visto l’impegno continuo chiede riposo e ferie. Siamo di fronte in ogni caso ad una anomalia, gli alpini che occupano le alpi contrapponendosi alle popolazioni che le abitano. Da sempre la val di Susa e le alpi in genere sono territori difficili, abitate da popolazioni che per loro natura si sentono separate dal resto d’Italia, per tradizioni, abitudini e stili di vita. Il rapporto dello stato centrale o allora regno con questi territori è stato misurato e ponderato valutando le singole difficoltà di interazione con l’obiettivo di limare gli attriti e convivere. La leva obbligatoria e di conseguenza la partecipazione ai grandi conflitti mondiali aveva trovato nel corpo degli alpini un compromesso accettato e vissuto con orgoglio da questi popoli. Essere alpino per chi abita e vive le alpi molto spesso è segno di onore e amore per la propria terra. Chi ha prestato servizio nel corpo per tutta la vita porta il ricordo di quel servizio e porta come ricordo il cappello che conserva gelosamente. Le associazioni degli alpini in partcolare in val di Susa si adoperano in opere benefiche e di volontariato aiutando i popoli in difficoltà (dal terremoto all’Aquila alle ultime alluvioni in Veneto). Tutto questo però è cambiato da quando il servizio di leva è stato eliminato e gli arruolamenti sono diventati volontari. Mal digerite sono state le missioni all’estero, in particolare quella afgana dove gli alpini sono stati impegnati in forze e da dove arriva proprio il battaglione impiegato a Chiomonte. Ora ci si immagini il distacco che si verrà a creare quando questo manipolo di mercenari prezzolati si troverà a confrontarsi con chi ha vissuto e vive l’esperienza dell’alpino come alto valore ed esempio di difesa del proprio popolo. Per il movimento no tav nulla cambia. Sono truppe di occupazione, la popolazione le respinge, non le saluta e fatica ad interagirci anche minimamente. Ogni sera si susseguono azioni di disturbo seguite da notevoli improperie lanciate verso chi sta dove non dovrebbe essere. Non è il colore della divisa o la penna su di un cappello che modifica la situazione o i livelli di resistenza. E come spontaneamente si iniziò ad urlare a Venaus, proprio da un gruppo di alpini "A Sarà Dura!"

TEMPI GRAMI

Ieri fra le verie cose che avevo da fare ho aggiunto il pagare le assicurazioni del carro e dello scooter,entrambe mi scadevano mentre saro' a Cuba.
Vado nella mia solita agenzia di Torino,la stessa da 15 anni,non mi fido di quelle on line,sono 20 anni che non tocco con torto (SGRAT) ogni volta in cui ho avuto problemi sono sempre stati precisi ed efficenti,pago di piu' ma sono tranquillo.
Comunque vado a pagare e mi accorgo,ho la classe di merito piu' bassa,che pago di piu' rispetto all'ultima volta.
Chiedo alla ragazza che mi dice di ringraziare Monti che ha portato l'aliquota dal 12,5 al 16%.....
Come ho gia' scritto molto meglio affrontare questa dura contingenza con questo governo,non eletto dal popolo,che piuttosto farlo col delinquente incapace che lo ha preceduto.
Pero' le supposte sono state tante e....silenziose.
Aumenti come questo si sono verificati in molti campi e ce ne stiamo accorgendo ora.
Aumenta la benzina e uno dice;"prendo il pulmann" ma il problema non e' quello che prendi tu,il problema e' che tutto cio' che viaggia su ruote aumenta di conseguenza andiamo al market e paghiamo di piu' tutto cio' che compriamo.
5/6 mesi all'anno faccio la spesa ogni giorno e lo so bene...
Ieri parlavo con un ragazzo di 31 anni in cassa dopo l'ennesimo lavoro interinale,mi diceva che ad aprile finisce la cassa e non sa se lo reintegrano nel lavoro pur se precario.
Se non dovesse accadere se ne andra'...e' uno che si arrangia con 1000 mestieri manuali e sa fare un po' di tutto.
Che cazzo resta a fare in questo paese senza futuro?
In Brasile o Argentina,uno che ha un mestiere,da lavorare lo trova,non da arricchirsi ma da vivere con  dignita' in un luogo caldo senza ogni giorno domandarsi,mentre va al lavoro,se il giorno dopo potra' continuare a farlo.

venerdì 2 marzo 2012

CUBA A 360 GRADI

Oggi vi segnalo il blog di Aldo,un italiano che vive a La Habana e con un passato di giornalista free lance.
Non lo conosco,mi riprometto di colmare questa lacuna appena avro' qualche giorno da passare a la capital.
Il suo e' il blog di uno che conosce bene Cuba e ne ha attraversato i lustri.
Il nostro approccio iniziale e' stato figlio di qualche fraintendimento,qualcuno,i soliti pezzi di merda che infestano il web cubano,gli aveva parlato di questo blog come di un listino prezzi di zoccole e una succursale di un negozio di chincaglieria a me dava un po' sui nervi il suo pontificare su cose che non consceva.
Ci siamo ritrovati su un nuovo forum e ci siamo chiariti,quando 2 persone possono comunicare senza filtri molti dei problemi che sembrano esistere alla fine sono cazzate.
Mi sembra una bella persona e il suo blog e' molto interessante.
Fateci un salto. 
http://ilvecchioeilmare.blogspot.com/

GRAZIE LUCIO

Quando fai un mestiere come il mio,animatore o intrattenitore che sia,la musica e' parte integrante del tuo mondo anzi devi essere uomo di musica in qualche modo devi saper fare qualcosa inerente alla musica che sia suonare,cantare o ballare.
In 25 anni di villaggi Lucio Dalla e' stato una parte importante della colonna sonora di ogni giornata.
Suono la chitarra,a livello di falo' in spiaggia e nulla piu',e canto questo lo so fare un po' meglio.
Nei grandi villaggi c'era sempre un musicista che in alcuni momenti della giornata suonava i suoi pezzi,nel suo repertorio c'era sempre qualche canzone di Lucio.
Da giovane animatore e poi da capo sport chiedevo se mi faceva cantare qualcosa e quasi ogni sera mi divertivo.
Poi da capo villaggio la cosa era meno frequente ma quando potevo una cantata me la facevo sempre.
Ancora oggi quando nelle mie strutture c'e' una serata dal vivo non e' raro che salga sul palco a fare qualche pezzo.
Le canzoni di Lucio Dalla le ho sempre cantate volentieri,non correvi mai il rischio che non piacessero a qualcuno o che qualcuno non le conoscesse.
Tolte alcune difficili (Nuvolari,Futura e l'inarrivabile Caruso) le sue canzoni erano semplici da cantare ;Piazza grande,L'anno che verra',Attenti al lupo,4/3/43 ECC...
Per non parlare di Disperato erotico stomp che pero' non cantavo per comprensibili motivi...
Ieri ero a casa e su Rai 5 hanno rimandato una giornata passata con lui da parte di un giornalista.
La sua bellissima casa e quel suo essere persona assolutamente comune.
A un certo punto lui e l'intervistatore sono scesi in giro per Bologna dove lui faceva da cicerone,era impressionante vedere come la gente lo fermava e lo salutava per strada come un vecchio amico.
Lui si fermava a parlare con tutti,educatissimo e lontano dagli stereotipi del divo.
Non credo lo facesse perche c'erano le telecamere,semplicemente lui era cosi'.
Un artista non muore mai,il fatto che non sia piu' fra noi non cambia il fatto che le sue opere e le sue canzoni ci accompagnano e ci accompagneranno nei giorni a venire.
Ieri sera, saranno state le 23.30 a un certo punto ho tirato fuori la chitarra,e a casa,da solo ho arpeggiato e cantato Piazza Grande,la sua canzone che amo di piu' e in cui piu' mi riconosco,
L'ho fatto sottovoce,con rispetto ma anche grande amore per una persona che nel suo passaggio terreno ha lasciato tracce importanti.
Grazie di tutto vecchio amico.

CHAN CHAN

Un paio di giorni fa stavo,per strade secondarie visto i casini di queste parti,rientrando a casa dopo una giornata in ufficio a lavorare col pc,cosa che per me e' allettante come una pedata nei maroni,stavo pensando ai fatti miei e ascoltanto una radio di qua' latina che tutto il giorno manda musica cubana,domenicana e portoricana con dj di quelle parti.
Era il tramonto di una bella giornata di sole e il sole stasso stava sparendo con un alone rosso fuoco ditero i monti del Piemonte.
A un certo punto parte Chan Chan.
Non conosco un altra canzone cosi' riconoscibile dal primo accordo,appena inizia hai Cuba addosso e in particolare La Habana.
Mi sono venuti i brividi a pelle e un groppo in gola,in quel momento non ero sulla tangenziale torinese ma a La Habana vieja su una macchina d'epoca scoperta con accanto una mulatta da blocco aortico e tutto intorno la capital de todos los cubanos.
Sono poche le canzoni che immediatamente mi riportano a Cuba.
Sicuramente la splendida "Hasta siempre Comandante"anche per tutto cio' che quella canzone rappresenta.
"Jolanda" e' un altra canzone che mi provoca emozioni forti,poi a distanza "Guantanamera". 
Un critico di musica americano anni fa parlando di "Imagine"di Lennon scrisse che quella canzone non l'aveva scritta l'ex Beatle ma Dio tanto era perfetta e che il Padreterno si era servito del cantante per farla conoscere al mondo.
Credo che Chan Chan meriti una citazione simile,Compay dopo questa canzone ne ha scritte altre che neanche si sono avvicinate al livello di quello che resta il suo capolavoro.
Cuba e' anche questo.

LA REGINA DELL'AVANA - 3 -


A Sancti Spíritus, il capoluogo di provincia, è una domenica pomeriggio di ristoranti chiusi, cani malati e afa immobile. Digiuni raggiungiamo SANTA CLARA, dove ebbe luogo la battaglia decisiva della rivoluzione cubana, quella che trasformò in mito il comandante Ernesto "Che" Guevara. Per questo motivo hanno costruito qui il suo monumento, sotto il quale sorge il memorial che contiene le sue spoglie mortali e la fiamma perenne, accesa da Fidel dopo il ritrovamento delle presunte ossa in Bolivia nel 1997. Accanto un piccolo museo racconta l'avventurosa vita del Che con oggetti personali, come ad esempio il giubbotto che indossava quando Alberto Korda gli scattò la foto più famosa del mondo intero.
Nei pressi ci sarebbe anche il Monumento al Treno Blindato, che ricorda una delle imprese più eroiche dell'Argentino, quando nel 1958 si impossessò di un treno carico di armi e munizioni, inviato da Batista a rinforzo dell'esercito regolare.
Ma noi dobbiamo andare a REMEDIOS. Alloggiamo nella casa di Josè, professore universitario di economia. Qua sono tutti ingegneri dottori professori fisici nucleari, anche quelli che affittano la propria casa ai turisti e cucinano e puliscono e fanno conversazione sfoggiando il loro miglior sorriso. Anche suo figlio, che ci viene presentato subito insieme alla morosa, è un insegnante: la sua materia è educazione fisica e scacchi.
Josè è un incrollabile ottimista. Ci racconta con entusiasmo che viaggia per lavoro, per esempio è stato ospitato in alcuni Paesi amici del Sudamerica, e non ritiene un problema il fatto che per recarsi in qualunque altra nazione del mondo per tutti loro sia necessaria una scoraggiante trafila burocratica. Cuba infatti ha stretto accordi con il Cile, con il Brasile e soprattutto con il Venezuela di Chavez, che possiede il prezioso petrolio, in cambio del quale gli vengono spediti migliaia di medici; però lasciare il Paese non rientra ancora tra i diritti fondamentali di un cubano. Così come mancano all'appello altri fondamentali diritti, come quello alla libertà di informazione. Questo professore usa internet ma glissa sulla censura, non gli risulta che le mail vengono controllate, non sembra preoccuparlo che i cellulari, introdotti nel Paese da pochi mesi, abbiano costi proibitivi. Resto un po' perplessa durante la cena e la colazione che, come in tutte le case, sono spettacolari: gran spolvero di ceramiche, caldo de pollo e insalata fresca con avocado e addirittura il preziosissimo manzo e per finire frutta fresca.
Si scopre che, per soli due giorni di ritardo, ci siamo persi l'appuntamento mondano dell'anno, La Parranda, che è una sorta di Carnevale che ha luogo la sera della vigilia di Natale, durante il quale i due quartieri della cittadina si sfidano in una gara di carri, impalcature, maschere e fuochi d'artificio che richiedono una lunga preparazione segretissima. Al termine della gara in realtà il vincitore praticamente nessuno si ricorda chi era, questo per dire il livello alcolico che si può raggiungere. I carri abbandonati occupano ancora gran parte della piazza della Cattedrale e, se proprio uno vuole approfondire l'argomento, può recarsi al museo delle Parrandas.
Per fortuna noi non ne abbiamo bisogno, in quanto una cover della festa si svolgerà proprio stasera nel vicino comune di CAIBARIÉN, dove ci rechiamo dopo cena. Bancarelle, maialini arrosto, spaghetti, panini giallo fosforescente, giostre, salsa moderna e reggaetón rendono l'esperienza allegra e spensierata, peccato che siamo costretti ad andarcene al momento clou della festa, poiché gli orari cubani mal si addicono con gli autisti stanchi che il giorno dopo si devono svegliare presto.

CAYO COCO

Salutati i meravigliosi personaggi di Remedios ('taluego!), si parte per CAYO COCO, che dista numerose ore di bus. I cayos sono gli isolotti corallini, quasi sempre sinonimo di turismo molto poco fai da te. Cayo Coco è collegato alla terraferma da una lunga strada, costruita recentemente scatenando le ire degli ambientalisti, vicino alla quale nidificano i fenicotteri. Prima di imboccarla vi è un posto di blocco per il controllo passaporti, poiché l'accesso è vietato ai cubani, i quali potrebbero approfittare della vicinanza con la Florida per prendere il largo e abbandonare il Paese per sempre; cosa che molti disperati hanno fatto, specialmente nel período especial, quegli anni successivi al crollo dell'Unione Sovietica in cui la situazione era veramente drammatica. In spiaggia apprendo dal titolare del baretto che ormai lo Stato chiude un occhio se un cubano coi soldi (ossia più ladro degli altri) viene qui previa prenotazione di un ristorante oppure pagando direttamente l'ingresso; l'importante è che se ne vada a las cinco de la tarde.
Questa spiaggia è davvero "un eden di sabbia chiara bagnato da acque cristalline", come potrebbe definirla un catalogo in agenzia viaggi, ma per il resto meno male che siamo rimasti un giorno solo. Intorno ci sono solo hotel a svariate stelle, grandi e costose strutture alberghiere spuntate negli ultimi anni e villaggi all-inclusive con discoteche gelide, prezzi da paura e turisti tristi. Dopo il bagno, le passeggiate, le noci di cocco, le foto da calendario e il corso di salsa improvvisata, arriviamo al resort e veniamo istantaneamente aggrediti da un nugolo di zanzare inferocite. Per cena non possiamo far altro che andare a mangiare al Sitio La Güira, che ricostruisce un vecchio villaggio di carbonai primo Novecento, e poi verificare l'inesistenza di alternative.
Purtroppo salta la prevista escursione all’isola di Cayo Guillermo, dove notoriamente Hemingway non faceva altro che pescare sulla sua barca chiamata “el Pilar”.
Dopo meno di 24 ore di apartheid turistico, si annuncia una giornata di lunghi spostamenti in bus, circondati dai campi di canna da zucchero che creano un gradevole tricolore blu cielo verde canna e rosso terra. Ci direzioniamo verso la provincia di Granma, che prende il nome dall'imbarcazione con cui i rivoluzionari cubani - tra cui Fidel Castro, Che Guevara e il partigiano italiano Gino Donè Paro - partiti dal Messico giunsero sull'isola nel 1956, con lo scopo di abbattere il regime di Batista

Man mano che ci avviciniamo a CAMAGUEY, possiamo ammirare le campagne con i bufali, gli scintillanti torrenti e le maestose ceibe. Ci fermiamo per una sosta in quella che è la terza città dell'isola, nota per le sue vie perpendicolari tra le quali è facile perdersi. Per questo motivo una volta cambiati i soldi alla Cadeca, conosciuto l'ennesimo ballerino di salsa con sorella in Italia e visitato il mercato alimentare, è già tempo di correre al bus, parcheggiato nei pressi della stazione dei treni, schivando le migliaia di biciclette.

¡AL COMBATE, CORRED, BAYAMESES!

A BAYAMO alloggiamo in un hotel appena fuori dal centro. Come tutti gli altri alberghi che ci hanno ospitato durante il viaggio, appartiene alla Islazul, una delle cinque catene alberghiere dell'isola, tutte rigorosamente di proprietà statale. La Islazul è la più economica ed è aperta anche ai cubani, che infatti qui sono stravaccati nei pressi della piscina e pasteggiano ad Havana Club, ridendo sguaiatamente.
Questa città fiera e bellicosa fu, dopo Baracoa, la seconda città di Cuba ad essere fondata da Diego Velasquez, nel 1513. Qui inoltre è nato l’inno nazionale di Cuba, La Bayamesa, suonato la prima volta durante la battaglia di Bayamo del 1868 e scritto da tale Perucho Figueredo, che in quella battaglia combatté. Questa canzone è dedicata all’eroe nazionale Carlos Cèspedes, a cui è intitolata questa piazza nei cui paraggi ceniamo. Il paladar è dotato di una gradevole terrazza e ci serve piatti abbondanti e gustosi un po' diversi dal solito filetto di peccao o poio.
A due passi, poi, vi è la Casa de la trova, dove assistiamo a uno sbrigativo concerto dei soliti meravigliosi vegliardi. Qui conosco un cubano ciccione che ha una macchina fotografica impegnativa e sfoggia mazzette di banconote. E' accompagnato dalla sorella povera e dal cognato e mi offre un drink. Il mistero è presto svelato: qualche anno addietro ha vinto la Lotería del visa e ora vive a Miami. Questo programma speciale di migrazione, conosciuto anche come bombo, fu creato nel 1994 e ha permesso ad un certo numero di fortunati diplomati, con esperienza di lavoro e parenti negli USA, di emigrare negli Stati Uniti. Inutile stupirsi che il governo cubano lo avalli, considerando quanto le rimesse dall'estero contrbuiscano a non far crollare definitivamente l'economia.
La serata cerca di proseguire con un giro in calesse, ma stenta a decollare poiché i divertimenti paiono inesistenti o truffaldini ai pochi mondani ancora sobri.
Da Bayamo si può raggiungere il PARCO DELLA SIERRA MAESTRA, dove i turisti vanno a fare il trekking nelle stesse selvagge location in cui alla fine degli anni Cinquanta si rifugiarono i rivoluzionari di Fidel durante la lotta armata contro il regime di Batista. Dal PARQUE NACIONAL TURQUINO (che prende il nome dal monte più alto dell'isola), si può infatti raggiungere la Comandancia de la Plata, il quartier generale dell’esercito Rebelde a partire dal 1957.
Prima di tutto bisogna raggiungere Villa Santo Domingo, da dove partono le costosissime escursioni guidate (circa 30 euro, 4 in più se vuoi portarti la camera, com'è consuetudine a Cuba). Alex, la guida, ci fa presente che allo Stato non gliene importa nulla di abbassare i prezzi, tanto c'è il monopolio, e che a loro invece li pagano una miseria, quindi se non fosse per la nostra mancia lui col cavolo che continuerebbe a fare questo lavoro. Per arrivare fino al Salto de Naranjo, è indispensabile salire su una jeep in quanto l'eccessiva pendenza rende praticamente impossibile andarci a piedi. Qui siamo a quasi 1000 metri, la vista è spettacolare, fa freschino e si possono raccogliere i mandarini direttamente dagli alberi. Poi si parte per un trekking di circa tre chilometri, ammirando orchidee, piante di caffè e insomma le tipiche specie delle foreste tropicali. Infine, giunti nel quartier generale dei rivoluzionari, si possono visitare la capanna che veniva usata come ospedale, l'ufficio della stampa, il museo con la macchina per scrivere, le armi e gli altri oggetti appartenuti ai guerriglieri e infine la casa di Fidel; la struttura in legno è stata ricostruita, ma al suo interno ci sono ancora gli arredi originali: il letto, la scrivania, il tavolo e persino il frigorifero.
Sulla via del ritorno possiamo riposare in questo patio, su cui razzolano il tacchino e la tacchina, il pavone e la pavonessa, ed essere rifocillati dal caffè e dal tè che ci vendono i padroni di casa. Un ennesimo modo per campare.

SOMOS CUBANOS, ESPAÑOL Y AFRICANOS


CONTINUA.... 

giovedì 1 marzo 2012

LA REGINA DELL'AVANA - 2 -

Il futuro neurochirurgo ci spiega che la sanità a Cuba è totalmente gratuita e molto qualificata, ad esempio la diffusione dell'Aids è molto limitata. E infatti si sa che la speranza di vita è quasi a livelli europei e anche la mortalità infantile ha un'incidenza molto bassa. Lazaro fa dei turni molto particolari in ospedale, tipo che lavora 24 ore filate e poi per due o tre giorni sta a casa. Siccome oggi sta a casa, terminato il pranzo ci conduce in un condominio affollato come un alveare, dove possiamo acquistare dei sigari di qualità a prezzo scontato, offerta riservata agli universitari ma di cui possiamo approfittare anche noi. Siamo vicini alla celebre gelateria Coppelia, nota per i tempi di attesa così lunghi che innumerevoli coppie si sono conosciute e fidanzate mentre erano in fila; non per niente nel film Fragola e cioccolato fa da scenario all'incontro tra lo scrittore omosessuale critico del regime e il bravo giovane studente rivoluzionario.
La sera in hotel c'è la grande festa della vigilia di Natale e l'eleganza regna sovrana: la regola naturalmente è che più oro hai addosso meglio è.
LA CARRETERA CENTRAL
¡Buendia compañeros! La carretera central ci attende e con lei tutti i cubani possibili che stazionano sul bordo della strada sventolando le banconote nella speranza di essere caricati su. Queste situazioni le avevo già viste nei film di Tabío, Lista d'attesa e Guantanamera, ma all'epoca avevo pensato che certe scenette paradossali fossero costruite per far ridere, invece sono tutte reali.
La prima tappa è PUNTA PERDIZ dove c'è un mare da sogno e nessuno che ne approfitta, così posso godermi un bagno stupendo e poi mangiare la grigliata di pesce al tavolino.
Siamo nella famosa Baia dei Porci, dove nel 1961 avvenne lo sbarco dei mercenari al soldo degli americani con l’intento - clamorosamente fallito - di rovesciare il governo Castro. Questo episodio è molto famoso perché da lì derivò una crisi internazionale durante la quale il mondo temette seriamente un'esplosione nucleare e poi si posero le basi per l'embargo da parte degli USA o, come dicono qui, il bloqueo, che d'altra parte dura tuttora e continua a rappresentare un credibile paravento a cui ascrivere tutte le disfunzioni dell'isola. Allo sbarco è dedicato il museo di PLAYA GIRÒN, a 10 km di distanza. Prima ci propinano il documentario con filmati originali dell'epoca, poi visitiamo l'esposizione permanente che propone divise dei barbuti, lanterne, fotografie, documenti e vari altri oggetti, corredati da pannelli che spiegano ad esempio che prima del "trionfo del socialismo" i bambini e gli adulti morivano per la carenza di strutture mediche, il tasso di analfabetismo era altissimo, i mezzi di comunicazione erano inesistenti e l'economia sottosviluppata. Invece oggi a Cuba la sanità e l'istruzione sono completamente gratuite; in merito all'economia e alle comunicazioni invece avrei qualcosa da ridire. La propaganda si taglia con il coltello.
Si effettua una sosta breve nell'elegante CIENFUEGOS, che in questo primo pomeriggio natalizio è placidamente assorta. La luce è liberty e squisita nella piazza quadrata su cui si affacciano il teatro Terry e la cattedrale, mentre il Che, con basco e stella, da più parti ribadisce i suoi slogan. La cittadina si affaccia sulla sognante baia omonima, che percorriamo per ammirare eleganti ville.
A CASA DELLA MUSICA
Giungiamo a TRINIDAD dopo un toccante tramonto che indora la sierra in lontananza, condito dai video di musica salsa che si alternano al televisore del bus. È ormai buio mentre prendiamo posto nella casa particular. La padrona di casa, una psichiatra dal sorriso più dolce del mondo, ci accompagna sul selciato sconnesso fino alla sua abitazione, ingabbiata da grate di ferro bianche. Mi spiega che per poter esercitare questa professione è necessaria un'autorizzazione statale e viene richiesto il rispetto di ben precise regole ed il pagamento di corpose tasse.
A cena sul terrazzo si susseguono i soliti, numerosi mojito, che agli italiani non piacciono un granché perché l'erba non è pestata, il ghiaccio è inesistente e lo zucchero di canna non è granuloso. Per loro fortuna qui c'è un altro cocktail tipico, chiamato "canchanchara", preparato con il liquore di miele. Da mangiare invece ci si può sbizzarrire con gamberetti, aragosta al sugo, pesce e altri gustosi manicaretti

Trascorriamo il resto della serata alla Casa della musica, che è un locale all'aperto vicino alla cattedrale dove fior di musicisti suonano dal vivo, diverse coppie ballano e tutti gli altri stanno seduti su un'enorme scalinata simile a quella di Piazza di Spagna. In realtà gli unici cubani che ballano sono maschi e quelli che ballano con le turiste sventolano gran mazzi di banconote. Ad esempio Gavino, questo pastore sardo travestito da ballerino cubano, dotato di molte amiche di tutte le nazionalità. Sulla via del ritorno ci rendiamo conto che le case colorate con le inferriate sono tutte uguali ed in questa infinita scacchiera s'annega il nostro pensare.
Alla luce del sole risplende la bellezza soporifera di questa cittadina, con le facciate delle case turchesi e gialle e verdi e rosa intonacate grazie ai soldi dell'Unesco, con le vie attraversate da carretti a cavallo, con i ritagli di luce e ombra stampati sulla strada, con le balaustrate e i cortiletti fioriti, e con una quantità di bambini sorridenti in bicicletta, e vecchi stupendi che si muovono ad una lentezza strabiliante, certamente chiedendosi che cazzo vanno cercando da loro tutti questi turisti.
Raggiungiamo PLAYA ANCÓN, tutta palme e sabbia fina. Trascorriamo la maggior parte del tempo in una gita in catamarano dal quale è possibile tuffarsi ed effettuare uno snorkeling abbastanza piacevole. Peccato al ritorno verso riva quell'orrendo hotel Ancón che rovina il panorama. Sulla spiaggia si possono affittare i lettini e anche ordinare delle squisite piña colada direttamente a domicilio.
Nella controra dell'afosa Trinidad, mangiamo dei panini da El rapido, il fast food affacciato sulla piazza centrale. Al tramonto passeggio sotto qualche goccia di pioggia in pieno vecchio West osservando case di legno, ampie verande con le panche e le sedie a dondolo, la cattedrale e i diversi locali caratteristici dove c'è sempre qualche bravo musicista all'opera, anche se il tutto sembra fatto apposta per i turisti, persino tenere le porte delle case aperte, da dove puoi spiare Tom e jerry alla televisione e le foto dei bambini nudi e gli animali di pelouche.
Per cena nel terrazzino pieno di fiori della casa particular ci sono i camarones e la yucca affogati nell'aglio, gli immancabili tostones, cioè il platano fritto a rondelle, e infine la macedonia, rovinata da quell'orrendo frutto rosa fucsia con i semini che si chiama guayaba. Mi amor, mi amor! cinguetta la psichiatra tra i suoi libri vecchi e i suoi orrendi cani di ceramica.
Alla Casa de la musica ogni sera si ripete lo spettacolo, che poi proseguirà in una delle discoteche del centro. I giovani cubani - sempre attenti a non farsi beccare dalla polizia in compagnia o comunque sempre pronti a fornire i documenti - sono molto esperti in sguardi e rimediano con facilità la compagnia giusta per la serata.
La domenica mattina anche qui c'è chi va in chiesa: gli alberi di natale sono collocati sull'altare e il coro di bambini si sta preparando all'esibizione. Qui sono solo pochi anni che le usanze cattoliche sono state ripristinate, dopo la visita di Fidel in Vaticano e la visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba, nel 1998. La rivoluzione infatti è sempre stata atea e ha dato per anni filo da torcere alla Chiesa. D'altra parte la religione più sentita resta sempre la santería, che si impernia sugli orishas, divinità africane accoppiate a un santo cattolico, ognuno caratterizzato da una serie di attributi.
Prima della partenza ignoro tutti i musei vicini alla cattedrale e passeggio pigramente tra mercatini, gallerie d'arte e concertini fino ad approdare al bar per un'ottima tazza di caffè, il cui odore supertostato si spande nell'aria.
TODO SANTA CLARA SE DESPIERTA PARA VERTE
Il valente chofer di bus, Pedro, dentone baffuto con al seguito una bambolina muta dalle acconciature antiquate (sua figlia Wendy), ci conduce nella VALLE DE LOS INGENIOS, che sarebbero i mulini della canna da zucchero. Come d'abitudine turistica si sosta in un bar panoramico (il mirador de la Loma del Puerto) da cui si gode un ampio belvedere del paesaggio. Qui si può assaggiare il guarapo, ossia il succo della canna da zucchero, che viene spremuta da questo marchingegno fino a secernere una grande quantità di liquido, molto meno dolce di quanto uno possa immaginare.
La tappa successiva è la Torre Iznaga, che serviva per tenere sotto controllo gli schiavi al lavoro nei campi. L'antica hacienda accanto è stata trasformata in un ristorante e volendo si può fare un giro su questa locomotiva d'epoca. ..


CONTINUA.....