martedì 31 dicembre 2013

COME SEMPRE...



A lato trovate il link della casa de renta che nel 2014 vedra' la luce.
Non c'e' ancora un sito perche' todavia la cosa necesita de un poquito de tiempo.
La casa e' ancora abitata ma chi ha venduto ha, probabilmente, trovato la sua nuova dimora, quindi nel 2014 partiranno i lavori che, detto per inciso non sono tantissimi.
Ma comunque vanno fatti.
Piu' che altro va' arredata, probabilmente partira' un continer da qua' con buona parte di cio' che serve.
Chi ha avuto a che fare, a Cuba, con lavori e costruzioni sa quanto vale quel piso, quella cucina, quei bagni e tutti i particolari che potrete osservare, mi auguro, con occhio esperto...
In prossimita' dell'apertura apriro' un sito che inserira' la casa in un piu' ampio contesto di conoscenza della citta' e delle sue caratteristiche. 

BUON 2014



Ragazzi rientrato da poco, troppo stanco per scrivere, ci pensero' domani.
Ne approfitto per augurare a tutti gli amici di questa serena Isola nel sole il miglior 2014 possibile.
Mi auguro, di cuore, che tutti i vostri sogni e i progetti in cui investirete la vostra passione vi diano i risultati che meritate.
Lo faccio con questo capolavoro di Guccini, campassi 100 anni non riuscirei mai a trovare parole simili.

Auguri a tutti e anche a Cuba e ai suoi 55 anni di Rivoluzione.

sabato 7 dicembre 2013

E' GIUNTA L'ORA...

 

Arriva finalmente il momento di fare questo post di...saluti per voi che rimanete nel bel paese.
Tanto e' una ruota, al final tocca a tutti.
Anche questa volta, sono venuto meno al consueto proposito di arrivare all'ultima settimana con una certa dose di tranquillita', per poter vivere con calma gli ultimi giorni prima della partenza.
Un mio vecchio capo villaggio diceva sempre che le cose degli uomini, durano giusto il tempo che impieghiamo per scriverle. Ovviamente aveva ragione.
Mi ero programmato per benino per riuscire, in questa settimana, a farci stare almeno un pomeridiano sulle piste a Bardonecchia, mezzora da casa.
Giusto qualche discesa...
Invece gli sci nuovi rimarranno ancora per un po' in garage.
In realta' ho dovuto correre come un cinghiale inseguito, nella foresta, da Obelix.
Fra l'altro, rientrando questa notte ho rischiato davvero di rifarmi la macchina nuova, evitando per un pelo una famigliola di cinghiali che, nel buio, attraversava la strada sotto casa mia.
Comunque i primi due giorni di questa settimana hanno coinciso con i miei consueti 2 giorni annuali di morbo infame.
Qualche linea di febbre, gripe, catarro....una merda.
Essendo un fedele seguace di Aldo Rock e delle sue follie ("stai correndo da ore, un ginocchio ti dice che ti devi fermare, non e' un tuo problema, uomo, continua a correre") ho affrontato la cosa con farmaci leggeri, allenicchiandomi comunque e con un paio di saune.
Poi a meta' settimana il viaggio di lavoro nel nord est.
Giovedi e' venerdi li ho dedicati al nuovo gymnasio.
Ho comperato il palchetto per la sala corsi, ultimato il volantino, concordato la consegna dei nuovi attrezzi mentre il mio socio si occupava degli aspetti legali.
C'e' da fare un'associazione; Presidente, consiglio direttivo e consiglio dei soci.
Quindi affiliarla ad un ente di promozione sportiva, nulla di che ma sono menate che vanno fatte.
Ieri sera partitona coi miei Villans e rientro a notte fonda non del tutto sobrio.
Giusto oggi ho un po' di tranquillita', infatti sono en plena pelea coi soliti stramaledetti 20 kg piu' il bagaglio a mano...una battaglia che dura da una vita e che non finira' mai.
Visto che staro' via solo 3 settimane, vado in auto fino ad un parcheggio in zona Malpensa e poi pulmino.
Fra l'altro domani siamo una bella combriccola di amici in partenza, prevedo una discreta farandula aeroportuale.
Aggiornero' il blog con commenti su questo post, non ne apriro' altri.
Per Natale se volete fare o farvi un regalo ricordatevi il libro.
Il piu' bel complimento da parte di chi l'ha comprato e' "si legge tutto d'un fiato".
Ragazzi vi saluto.
Dall'altro lato del bloqueo, c'e' chi mi sta' aspettando perche' crede che io sia diverso da cio che in realta' sono, ma anche chi mi aspetta proprio perche' sono quello che sono.
Cuba e' anche questo. 

IL RACCONTO DEL...SABATO

  L'ALTRO LATO DEL BLOQUEO

UNA FIGLIA IN VENDITA
Lui e' della provincia di Milano.
Un personaggio di discreta stazza di un paio d'anni piu'
vecchio di me.
E' la seconda volta che lo incrocio a Cuba.
La casa de renta dove vivo ha 2 cuarti.
Lui alloggiava nell'altro.
Un gran chiacchierone.
Uno di quelli a cui piace sentire la propria voce.
Conoscendo questa sua caratteristica, cerco di evitare di
incontrarlo in uno spazio senza vie di fuga.
Ogni anno va' 4/5 volte a Cuba, sempre per una settimana.
Un pasticcione che perde documenti, dimentica oggetti.
Un disastro.
Frequenta una cubanita di 18 anni.
Una fanciulla dell'ultimo campo, non so come si siano
conosciuti.
Molto molto magra.
Pesera' una quarantina di Kg.
Poco benessere negli occhi, un faccino dolce e un po' triste.
L'italiano ha il braccino corto, ogni tanto, da qua' telefona alla
proprietaria della casa de renta dicendole di dare alla fanciulla
una decina di cuc.
Ha lasciato alla ragazza un cellulare, ogni 2 giorni la tiene
quasi un ora al telefono.
La ragazza piu' di una volta mi ha detto "vorrei che mi
chiamasse di meno e mi aiutasse un po' di piu'"
Ho spiegato al nostro compatriota che hanno inventato la
postapay.
Non si puo' sempre contare sulla buona disponibilita' di altre
persone.
Una sera vedo arrivare la fanciulla in casa con sua madre.
Una povera donna vestita quasi di stracci.
La madre ha portato in casa la ragazza, salutando
l'italiano,affidandogliela.....
Il padre, un negrito male in arnese, aspettava sotto casa con
una bicicletta vecchia e sgangherata.......
Hanno fatto km in 3 sopra quella povera bicicletta per poter
portare la ragazza da uno cosi'.
Il tutto nella speranza di avere in cambio qualche soldo per
tirare avanti vendendo la cosa piu' preziosa che quella povera
gente aveva.
La figlia.

venerdì 6 dicembre 2013

MOTO STRANE



Un mesetto fa, appena rientrato da Cuba, parlai di quello scooterone di marca Italika in vendita a, circa, 4000 cuc.

Targa 49 cc anche se la cilindrata e' intorno ai 150cc.

Le moto sono uno dei sogni, neanche troppo nascosti, di molti cubani.

Il problema e' che, a Cuba, e' molto difficile trovarne di decenti.

Quelli che si incontrano, per la maggiore, sono i motorini elettrici e i Karpaty.

I primi li conosciamo bene, c'e' da dire che, ultimamente, anche questi si sono evoluti, ora le batterie durano anche una settantina di km, le ruote non sono piu' di spessore simili a quelle delle biciclette ed ,almeno esteticamente, assomigliano sempre piu' a scooter decenti.

Ne ha una un parente del familion che mi capita di frequentare, pagato 1700 cuc e che, almeno esteticamente, assomiglia ad uno scooter a benzina.

Il problema e' che non vanno avanti.

Per non parlare di quelle cagatine piccoline che incrociamo, quasi ferme, sulla strada e che costano anche 1000 cuc.

I Karpaty invece sono quelle moto leggere, con un telaio finissimo che fanno piu' casino che km.

E' una moto da ragazzi, quelli che vogliono fare gli sboroni con le fanciulle, pero' una messa bene possono venderla anche ad alcune migliaia di cuc.

Sono colorati e lucidi, ne ho vista uno persino con le lucine blu sui raggi delle ruote....

Il problema del trasporto a Cuba e' davvero grande, per questa ragione anche queste moto, sia quelle elettriche che i Karpati, che sono degli inventi, vanno a ruba fra chi ha un minimo di disponibilita' economica.

UN'IPOTESI

 
  
Ciao come ti chiami?
Ciao sono Marco Mazzucchelli e ho 42 anni.

Da quanto tempo  ti sei trasferito a Cuba?
Nel 1996 mi trasferì in Repubblica Domenicana, esattamente a Las Galeras De Samaná, dove ho ancora una casa. Ho vissuto lì fino al 2001, dopodiché mi trasferii a Juan Dolio, per ragioni di lavoro. Da lì a Santo Domingo, dopodiché nuovamente a Samaná; poi a Rio S.Juan e dal 2008 Cuba, dove risiedo attualmente.

Perché hai scelto proprio Cuba per cambiare vita?
Ci ero stato in vacanza ed avevo visto la possibilità di ritagliarmi uno spazio.

Dove vivevi in Italia?
Vivevo a Genova.

Hai studiato e avuto il tuo diploma a Genova?
Sì, ho un diploma di Liceo Scientifico a Genova, e studi di Amministrazione d´impresa  all'estero.

Come mai hai deciso di andare via dall’Italia?
Avevo un desiderio di provare qualcosa di diverso e spirito d´avventura.

E’ stato difficile ambientarsi a Cuba?
All'inizio lo é stato. Avevo solo 26 anni, non conoscevo la lingua e calarsi in una realtà  profondamente diversa da quella Italiana non è stato semplicissimo. Comunque tutte le difficoltà aiutano a crescere.

I tuoi parenti e amici più stretti cosa ti avevano consigliato?
Consigli non me ne hanno dati, o almeno non ricordo. La maggior parte pensavano stessi facendo un errore.
Com’era la tua giornata tipo in Italia?
La mia giornata tipo in Italia... é passato tanto tempo ed ero molto giovane... direi lavoro, la compagnia di amici, la fidanzata, la Sampdoria... non necessariamente in questo ordine.

Di cosa ti occupi ora esattamente?
Sono Direttore Generale di 2 alberghi della Catena Meliá Hotels Internationals in Cuba.

Sei soddisfatto del tuo nuovo lavoro a Cuba?
Molto. Amo il mio lavoro, a prescindere dal fatto che mi assorbe quasi tutta la giornata.

Quali sono i tuoi hobby?
La Pesca subacquea

Vivi da solo o hai una tua famiglia?
Attualmente convivo.

 Come ti trovi a vivere a Cuba, lo consiglieresti ad altri Italiani per una vacanza o per viverci?
Per una vacanza assolutamente. Cuba é un paese bellissimo, con sapori autentici ed una cultura che non ha uguali nei Caraibi. Tra l'altro, é molto sicuro; cosa che non si può dire di molti altri posti a queste latitudini. Per quanto riguarda la possibilità di viverci, conosco molti Italiani che risiedono qui, più che altro a La Habana, però ce ne sono in tutte le provincie. Per viverci? Perché no?
Hai avuto difficoltà nel tuo trasferimento a Cuba?
No, comunque é giusto sottolineare che si é occupata di tutto l´impresa che mi ha  contrattato. Sono entrato con un permesso di lavoro.
Come ti immagini tra 20 anni?
Francamente, non ne ho idea. Non amo guardare così avanti nel tempo. Mi auguro la  salute, il resto si vedrà.

Sei rimasto in contatto con i tuoi parenti e i tuoi amici Italiani?
Certo che si! Molti unendo l´utile al dilettevole sono venuti a trovarmi in questi anni ed io torno in Italia in vacanza spesso.

Che ne pensi di Facebook, Skype, ecc… li utilizzi?
Le reti sociali sono vitali nel mio lavoro. A livello personale, uso Facebook…  per le altre  qua  é un poco complicato.
Cosa ti manca della tua città, ne hai nostalgia?
Di tante cose... ovviamente la famiglia e gli amici; certi posti che rappresentano ricordi piacevoli, certi sapori della mia terra... e la mia amata Sampdoria.
Sapresti descrivermi 3 culture di Cuba?
Cuba é il risultato di una mescola di varie culture. Tra le più presenti,
la Spagnola, la Africana e poi tracce di altre, come per esempio la nostra.

Cosa ti piace di più’ di Cuba?
Che il Cubano, nonostante gli enormi problemi con cui convive non perde il buon umore. Un altro aspetto che merita essere citato é il livello culturale della popolazione. Generalmente più alto della media del continente.

Ci vivono molti Italiani a Cuba nella zona dove vivi tu?
Attualmente, vivo in un atollo a 52 km da Caibarien, nella provincia di S. Clara. Ovviamente, qui ci sono solo installazioni turistiche e non ci vive nessuno, eccetto noi che ci lavoriamo.
Nella provincia Italiani ce ne sono, anche se non credo tanti come a La Habana, Matanzas o Holguin.


Quali sono le maggiori differenze di vita che vedi tra l’Italia e Cuba?
Cuba é un paese che soffre da decenni la decisione degli USA di danneggiarlo economicamente, impedendogli accedere ai mercati Internazionali, per cui le ripercussioni nel quotidiano sono enormi.
Ciononostante, o sarà proprio per questo, le relazioni interpersonali sono più vere e sincere. Più che esempi che lasciano il tempo che trovano, la forma di vivere qua  mi ricorda molto quella del paesino di campagna dove andavo in estate da bambino. Tutti che si conoscono e si aiutano; nessuno che si preoccupa di chiudere la porta quando esce di casa. I bambini che giocano in piazzetta o nei prati e le persone che fanno notte parlando, sedute al ciglio della strada.

Sei più tornato in Italia a trovare famiglia e amici?
Diverse volte in vacanza. L´ultima a settembre dell'anno scorso.

Torneresti mai a vivere in Italia?
Mai dire mai, comunque a corto raggio non credo proprio.
 

Direttore degli alberghi:
Meliá Cayo Santa Maria e Meliá Buenavista, in Cayo Santa Maria



MOLLO TUTTO CUBA Marco Mazzucchelli

GLI EROI NON MUOIONO MAI

 

Nelson Mandela, la leggenda che ha sconfitto l’apartheid, è morto a 95 anni per entrare dritto nella storia. Il presidente sudafricano Jacob Zuma, vestito di nero, il volto tirato, ha annunciato in un discorso televisivo la scomparsa di “Madiba” per il quale «il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre». 
L’AFRICA IN LUTTO  
Il lutto nazionale, le bandiere a mezz’asta, i funerali di Stato, gli onori che i sudafricani si apprestano a tributare a Mandela, le parole addolorate dei leader del mondo vanno, una volta tanto, oltre i riti di circostanza per l’uomo che dopo ventisette anni passati nelle galere del regime segregazionista bianco non ha mai pronunciato la parola vendetta. E ha fatto della riconciliazione, forse non riuscita fino in fondo ma caparbiamente voluta e cercata, il filo rosso della sua vita. 
IL SIMBOLO  
Era da tempo che non si vedeva più, che l’uomo stimato anche dai nemici non parlava nelle manifestazioni pubbliche e dagli schermi Tv. Ma per i molti nati dopo la fine del razzismo di stato e per quelli che ricordano i tempi dei ghetti, del massacro a Soweto nel 1976, delle lotte dell’African National Congress,l’immagine di Mandela è impossibile da cancellare. Con il peso della sua grandezza, ma anche con la sua ironia e quel filo di civetteria delle camicie disegnate per lui da uno stilista ivoriano. Icona di un intero popolo - che ha seguito con il fiato sospeso i suoi ultimi mesi, punteggiati da quattro ricoveri in ospedale dovuti a infezioni polmonari, conseguenze della turbercolosi contratta nei lunghi anni di prigione a Robben Island - Madiba ha subito raccolto stanotte l’omaggio della gente. Una folla - fra cui tanti giovani - di persone si è radunata dopo l’annuncio di Zuma dinanzi alla sua casa: molti in lacrime, qualcuno sorridendo nel ricordo di un uomo venerato ormai nel continente africano quasi come un santo.  
L’OMAGGIO DEL MONDO  
Poco dopo l’annuncio della morte ha parlato Barack Obama, turbato anche lui, in Tv. «Abbiamo perso uno degli uomini più coraggiosi e influenti dell’umanità», ha detto il primo presidente nero degli Stati Uniti, forse pensando che la sua prima volta è stata resa possibile anche dalla lotta di Mandela. «Oggi è tornato a casa», ha concluso. «Una grande luce si è spenta nel mondo, è stato un eroe del nostro tempo», sono state le parole del premier britannico David Cameron, tra i primi a inchinarsi di fronte alla morte del leader antiapartheid. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lo ha definito «un gigante per la giustizia e fonte di ispirazione per l’umanità». Il presidente francese Francois Hollande lo ha salutato come un «magnifico combattente» e un «eccezionale protagonista della resistenza contro l’aprtheid». «Tutti noi viviamo in un mondo migliore grazie alla vita che Madiba ha vissuto», ha riassunto Bill Clinton, che negli anni della sua presidenza gli fu amico e alleato. E in Sudafrica ha parlato l’ultimo presidente bianco, Frederik De Klerk, che a Mandela restituì la libertà e che poi con lui ha diviso il Nobel per la Pace. «Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile», gli ha reso onore in un’intervista telefonica alla Cnn. I vecchi compagni dell’African National Congress - il suo partito - lo hanno a loro volta ricordato così: «Un colosso, un esempio di umiltà, uguaglianza, giustizia, pace e speranza per milioni» di uomini e donne. «Abbiamo imparato a vivere insieme e a credere in noi stessi», ha fatto eco un altro Nobel per la pace sudafricano, il vescovo anglicano nero Desmond Tutu. 
Si è spento «serenamente» nella sua casa di Johannesburg, ha raccontato Zuma in Tv. Si dice spesso di chi se ne va, ma per Madiba, oggi, appare vero sul serio.  

L’AVVOCATO GENTILO CHE CAMBIO’ LA STORIA  
Mandela è stato il simbolo dell’ultima lotta dell’Africa nera contro l’estremo baluardo della dominazione bianca nel continente. Un uomo cresciuto nello spietato regime dell’apartheid razzista che oppresse il Sudafrica dal 1948 al 1994; un leader che ha abbracciato e guidato la lotta armata, ha trascorso quasi un terzo della vita in carcere e ne è uscito come un “Gandhi nero”, che con il suo messaggio di perdono e riconciliazione ha saputo trattenere il suo Paese dal precipitare in un temuto baratro di vendetta e di sangue. Nacque  
il 18 luglio 1918 a Mvezo, villaggio del Transkei (sud-est) da una famiglia di sangue reale di etnia Xhosa. Dopo la scuola metodista si iscrisse all’Università di Fort Hare per poi trasferirsi a Johannesburg, dove studiò legge all’Università del Witwatersrand e frequentò militanti e dirigenti dell’African National Congress (Anc), il primo partito fondato nel 1912 dai neri in Sudafrica. Nel 1944 partecipò alla fondazione della Lega della Gioventù dell’Anc. Lo stesso anno sposò Evelyn Mase, da cui divorzierà nel 1957. La vittoria del razzista Fronte nazionale nelle elezioni del 1948 radicalizza le sue posizioni. Nel 1952 aprì uno studio legale insieme a Oliver Tambo nel centro di Johannesburg: il primo gestito da neri in Sudafrica. 
LA PRIGIONE   Insieme ad altri 150, nel dicembre 1956 venne arrestato e accusato di tradimento in un processo che si concluderà nel 1961 con un’assoluzione generale. Nel 1957 conobbe Winnie Madikizela, che sposò l’anno successivo. Nel 1961 fondò il braccio armato dell’Anc, l’MK (Umkhonto we Sizwe, “Lancia della Nazione”), dedito ad azioni di sabotaggio, piani di guerriglia, addestramento paramilitare. Nel 1962 venne arrestato e condannato a 5 anni di carcere per attività sovversive ed espatrio illegale al rientro da una lunga missione in Africa e Europa. Nel 1964 fu condannato ai lavori forzati a vita al processo di Rivonia, dal nome della località dove l’anno prima l’intero stato maggiore dell’Anc era stato catturato in una retata della polizia. Dal banco degli imputati, Mandela pronunciò un celebre discorso in difesa del diritto degli oppressi alla lotta armata come ultima risorsa contro la violenza degli oppressori. Proclamò però anche il suo ideale di società non razzista con uguali diritti per bianchi e neri. Un ideale per cui proclama di essere pronto a morire. Venne trasferito nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Cape Town, dove passò 18 dei suoi 27 anni di prigione. Si laureò in legge per corrispondenza alla University of London. In prigione la sua fama mondiale e popolarità aumentarono e diventò simbolo della lotta al regime razzista. 
MADIBA PRESIDENTE  
Nel 1982 venne trasferito nella prigione di Pollsmoor. Nel 1985 il presidente P. Botha gli offrì la libertà in cambio alla rinuncia incondizionata alla violenza. Mandela rifiutò, tuttavia iniziarono sporadici contatti con emissari del regime. Nel 1988 fu trasferito nella prigione di Victor Verster, a nord di Cape Town, dove le condizioni di detenzione migliorano. Nel 1989 Botha venne sostituito da Frederik de Klerk, che il 2 febbraio 1990 annunciò la liberazione di Mandela. L’11 febbraio una folla immensa accolse il leader, che si presentò al mondo con un discorso che resterà nella storia, offrendo perdono e riconciliazione all’impaurita minoranza bianca. Mandela fu eletto presidente dell’Anc, iniziò un difficile periodo di negoziato col governo di de Klerk, che proseguì per quattro anni. Tentativi eversivi di gruppi di estrema destra, sanguinose violenze tribali minacciarono la strategia di riconciliazione di Madiba, come ormai tutti chiamavano Mandela (titolo onorifico del suo clan). Nel 1993 ricevertte il Nobel per la Pace insieme a De Klerk e nel novembre 2009, l’Onu proclamerò il 18 luglio “Mandela Day”. Il 27 aprile 1994, alla fine, si vota. L’Anc vince col 62% le prime elezioni multirazziali nella storia del Paese, Mandela è il primo presidente nero del Sudafrica. De Klerk è vicepresidente. Per Mandela inizia un infaticabile lavoro di consolidamento del suo fragile edificio. Nel 1996 divorzia da Winnie. Nel 1998 sposa Graca Machel, vedova del presidente del Mozambico, Samora Machel. Al termine del mandato rifiuta di candidarsi di nuovo. Dopo il 1999 l’anziano leader continua per qualche anno a spendere le sue energie e il suo nome per numerose cause umanitarie. Nel 2004 annuncia l’intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica per dedicarsi alla famiglia. Compare sempre più di rado in pubblico e ogni volta appare più fragile e debole, come nella fugace apparizione a Johannesburg alla finale dei Mondiali di calcio, nel luglio 2010. Negli ultimi anni ha passato la maggior parte del tempo a Qunu, il villaggio della sua famiglia. Dopo l’ultimo ricovero in ospedale si era trasferito nella sua abitazione di Johannesburg dove ha trascorso gli ultimi mesi di vita, circondato dall’affetto della famiglia e di un intero Paese. Oggi l’annuncio della fine.
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Ci sono uomini che non muoiono, non possono morire.
Troppo grande e' stata la loro opera, troppo importante il loro passaggio terreno per poter pensare che la morte se li porti via.
Ci sono uomini che lasciano sulla terra talmente tante cose che la morte non potra' mai portarsele viva.
Mandela e' uno di questi pochi, pochissimi eroi.
Madiba non puo' morire nel cuore dei giusti e di ogni singolo essere umano che vuole e chiede giustizia.
Questo piccolo Blog ricorda quest'uomo fiero e con la schiena sempre dritta.
Un corpo puo' anche cessare di vivere ma le idee sono eterne.
Ciao Compagno Madiba

giovedì 5 dicembre 2013

MEZCLA

 

Durante una mesa redonda, diretta dalla sosia di Nilla Pizzi, si e' affrontato l'interessante argomento della mezcla cubana.
Si parlava della moltitudine di colori e di sfumature che rendono la popolazione cubana unica.
Non parlo di razza perche' la sola che conosco e' la razza umana, il resto e' argomento per idioti.
Vi riferisco qualche dato di quella trasmissione.
Il ceppo principale della poplazione cubana arriva dall'Africa, del resto si sostiene che anche noi arriviamo da la'.
In base ad alcune ricerche si e' stabilito che, ad esempio, l'alzaimer colpisce, in grande misura popolazione di colore bianco, mentre neri e meticci ne sono colpiti in forma incredibilmente minore.
Diciamo che chi ha addosso piu' geni africani e' piu' protetto.
A seguito di un'indagine sul 81% della polazione cubana, la stessa e' cosi' suddivisa ;
55% bianca
33% meticcia
12% negra
La cosa interessante e' che, a seconda della provincia in cui e' stata effettuata l'indagine puoi essere definito di un colore piuttosto che di un altro.
Tramite un dermospettrometro e' stato calcolato l'indice di melanina, sopratutto nel palmo della mano e sotto l'ascella.
Sono stati trovati meticci con la stessa quantita' di melanina dei bianchi e neri con la stessa di meticci, questo a seconda della provincia presa in questione.
Per quanto riguarda la provenienza genica l'8% e' Amerinda (nativi americani), il 20% africana e il 72% europea.
La cosa intreressante e' che dall'Europa sono arrivati essenzialmente uomini mentre per quanto riguarda le donne (madri) il 39% e' di matrice africana, il 34% amerindo e solo il 27% europeo.
In pratica l'Europa ci ha messo i maschi mentre l'Africa, sostanzialmente le donne.
Dalla Cina, invece sono arrivati, percentualmente il 98% di uomini.
Oltre a quella spagnola, africana e ai nativi c'e' stata una forte immigrazione cinese, araba, ebrea, francese e alemanna.
Le provincie di Camaguey ed Holguin hanno le piu' alte percentuali di popolazione autoctona mentre ci sono luoghi (es Mantua) dove il ceppo genico arriva interamente da fuori.
Ricordo che la costituzione cubana e' stata la prima che non ha menzionato il colore della pelle, di conseguenza e' stato il primo atto di modernita' nato in quella parte del mondo.
La mezcla aggiunge sempre, non sottrae mai.
Non a caso le triestine sono considerate le piu' belle ragazze italiane, infatti sono una mezcla fra il ceppo italico, quello slavo e quello nordeuropeo.
Non e' che mi sono ricordato...e' che ho preso appunti...

VIVERE FUORI DALL'ITALIA

 

Nelle pagine cittadine de La Stampa, qualche giorno fa, c'era un'articolo sulla nuova tendenza dei torinesi a lasciare l'Italia per andare a lavorare all'estero.
Solo nell'ultimo anno piu' di 4000 di noi lo hanno fatto.
Siamo la quarta citta' in Italia che ha visto la maggiore emigrazione negli ultimi 12 mesi.
Dopo Milano, Roma e Cosenza(!).
Oramai molti amici hanno in testa questo progetto, ne parlavo ieri mentre rientravo dal Veneto, con uno di loro.
Ovviamente la premessa e' "fino a quando ho un lavoro qua' non mi schiodo, ma se lo perdo sono pronto ad andarmene il giorno dopo, con famiglia e tutto".
Alcuni di loro hanno Cuba come riferimento, altri, pur amandola, preferiscono altre mete, non ritenendo, allo stato attuale, la Maggiore della Antille ancora affidabile da questo punto di vista.
Ma ci hanno mai provato?
Avete mai provato a vivere fuori dall'Italia?
Parlo di viverci, non di passarci le vacanze.
Io si.
Certo i tempi sono cambiati, oggi il mondo e' molto piu' piccolo con internet.
Molti lavori si possono gestire anche dall'altra parte del mondo, e' possibile sapere cosa succede qua' in tempo reale con una semplice connessione, ovunque noi di troviamo.
Ho passato anche 7 mesi lontano dall'Italia, ero piu' giovane, ma ricordo ancora bene la nostalgia che avevo per il mio paese.
Nulla a che vedere con cazzate legate al concetto di patria, semplicemente mi mancava il nostro stile di vita.
Poi casa e' sempre casa, persino per uno zingaro come il sottoscritto.
Guardate che non e' facile abituarsi a vivere fuori dal nostro paese, alla lunga sono davvero tante le cose che ci verrebbero a mancare.
Lo so che siamo alla canna del gas, che e' difficile intravedere una via d'uscita da questo maledetto tunnel.
E' facile immaginarci sotto l'ombrellone con un daiquiri in mano, il mare a 10 metri e un culo da blocco aortico al nostro fianco.
Ma la vita non puo' essere solo quello.
Voglio semplicemente dirvi che non e' facile ricostruirsi attorno una vita, perlomeno la vita a cui siamo abituati.
Cuba poi ci mette anche del suo, conosciamo bene sia i pro che i contro a cui andremo incontro trasferendoci alla corte di Raul.
Personalmente, come ho detto mille volte, non vado oltre (oggi) i due mesi consecutivi.
La mia idea, che oramai e' ben oltre dall'essere rimasta tale, e' quella di creare i 2 poli.
Uno in Italia col plato fuerte dal punto di vista professionale e di reperimento delle risorse, ed una a Cuba con ingressi che permettano, maomeno, una certa autonomia economica.
Difficile?
Forse, ma una vita senza sfide vale la pena di essere vissuta?
Quindi per quanto mi riguarda nessun trasferimento in pianta stabile, ma un progressivo viaggiare verso quello che potrebbe essere, per me, un'obiettivo fattibile.
Sei mesi per ogni lato del bloqueo.
Ovviamente i 6 mesi in una Cuba che consenta perlomeno, anche a noi, qualche negocio ed una cazzo di connessione internet decente.
Ci arrivo gente, ci arrivo...

CUBACENTER

 

Ieri, di ritorno da Peschiera del Garda mi sono fermato alle porte di Bergamo per incontrare e conoscere Simone, il titolare di Cubacenter.
Ci sentiamo regolarmente da tempo, ci inviamo mail, comunichiamo con fb (per quel poco che utilizo quel marchingegno) ma non c'era mai stata l'occasione per incontrarci cara a cara.
Ovviamente prima di nominare la sua attivita' "agenzia ufficiale del blog" avevo fatto le mie brave verifiche.
Se ci metto la faccia, lo voglio fare a ragion veduta.
Quando avevo avuto la "brillante" idea di dire "si " di fronte alla consultoria giuridica tunera avevo fatto tradurre da lui i documenti.
Pochi giorni ed erano a casa mia, lavoro fatto bene, pulito, in tempi brevissimi e ad una cifra accettabile.
Avevo poi viaggiato qualche volta comprando da lui i biglietti, mi ero sempre trovato bene.
Da un paio d'anni a questa parte, come ognuno di voi puo' verificare, di grossi affari coi voli, su internet, non se ne fanno piu'.
Piu' o meno i prezzi sono quelli, a quel punto meglio avere una persona affidabile che in caso di problemi, si attivi per risolverteli nel minor tempo possibile.
Comunque abbiamo passato circa 4 ore insieme, mi ha fatto visitare l'agenzia (Laloma viaggi al cui interno c'e' Cubacenter) ho conosciuto le ragazze del desk, abbiamo pranzato insieme e ho avuto il piacere di conoscere anche la sua bella cubanita.
Personaggio tranquillo, sereno ed equilibrato, in una parola affidabile, che e' la qualita' da apprezzare di piu' da parte di una persona a cui affidiamo i nostri viaggi.
Potete trovare il logo in alto a destra, cliccandoci sopra entrate nel sito, sito che a dicembre sara' completamente rinnovato.
Chiamatelo a nome mio o del blog, non viaggerete gratis ma se potra'...darvi una, mano lo fara' volentieri.
Gli auguro i migliori successi, ojala che i suoi sogni e i progetti che ha in ballo diventino presto realta'.

martedì 3 dicembre 2013

"PRESI PER IL CULO"...?



 

L'Angola e l'intervento cubano durante quella guerra contro le truppe sudafricane e i guerriglieri dell’UNITA e' sempre stato un argomento, per me, molto interessante.
Sara' che la storia e' sempre stata molto intrigante, la storia di ogni paese, non solo del mio.
Della guerra in Angola non si parla volentieri a Cuba, chi c'e' stato, ed e' tornato col cervello sano, non ne vuole parlare.
Come se avesse rimosso quegli anni e tutto quello che e' successo.
Quando mi riferisco a chi e' tornato col cervello a posto, lo faccio perche', delle poche persone che ho conosciuto, che hanno partecipato a quella guerra, un paio sono oggi completamente andate di testa.
Dopo quella guerra.
Pero' uno del familion che mi capita di frequentare, ci ha partecipato ed e' tornato integro.
Oggi ha un'impresa che fa placas, 2 squadre di operai che lavorano per lui e un'ottima condizione economica.
Durante un compleanno, a ottobre, ci siamo seduti vicini e qualcosa mi ha raccontato, con molta parsimonia.
Mi ripropongo di andarlo a trovare ora che scendo e di chiedergli altre cose.
Mi deve un'invito a cena...
In pratica, mi ha raccontato, che ha fatto 27 mesi in Angola, il suo commento su quel periodo e' stato lapidario.
"Ci hanno preso per il culo".
Mi ha raccontato che negli oltre 2 anni in Angola ricevette pochi dollari, poi rientrato in patria gli dettero 270 pesos mn.
10 per ogni mese passato in Angola.
In piu' una grande radio con registratore.
La gente andava in giro per Tunas con questa grande radio, come dei matti...
Il governo angolano si offri' di risarcire i combattenti ma Fidel disse che avevano soltanto fatto il loro dovere internazionalista e che non avevano diritto ad altro.
La sensazione di essere stato usato per motivi che poco avevano a vedere con l’aiuto ad un paese fratello, la certezza che molte cose non abbiano funzionato come avrebbero dovuto, la fastidiosa consapevolezza di combattere una guerra di altri e differenti fattori sono emersi dal tono del suo raccontare.
Queste sono state le sue parole, quando sapro' di piu' vi faro' sapere.