sabato 16 febbraio 2013

LA RICERCA DEL GRANDE TORINO

 

Tutti hanno un Grande Torino nel cuore. Anche chi tifa altre squadre o non ne tifa alcuna. Può essere il primo amore, il primo aquilone lanciato in volo, oppure semplicemente la giovinezza. Il Grande Torino è un archetipo sentimentale del Tempo Perduto, come i giardini del’Eden o l’Atlantide. Un momento di gloria irripetibile, che lascia dietro di sé una scia di sconsolata nostalgia e si installa nella memoria come un termine di paragone cocente contro cui andranno a scontrarsi tutte le speranze di futuro. 

I predicatori di benessere insegnano che il torcicollo emotivo è una dannazione e che bisogna alzare lo sguardo dal portone che si è chiuso per sempre, scrutando l’orizzonte alla ricerca di un nuovo cancello da varcare. Ma non è così facile. Non per chi il suo Grande Torino, qualunque esso sia, è riuscito a viverlo direttamente o nel racconto dei testimoni diretti. C’è stato un tempo, subito dopo la guerra (e qui mi riferisco al Grande Torino vero) in cui una squadra di guasconi che arrivavano al campo di allenamento in tramvai inanellava scudetti con un calcio effervescente e giocava cento partite di fila in casa senza perderne nemmeno una. C’è stato un tempo, ed era sempre quel tempo, in cui si era poveri, ma ogni mattina ci si svegliava leggermente più ricchi e con addosso la certezza che la mattina dopo lo si sarebbe stati ancora un po’ di più. Il declino stava ormai alle spalle, la vita era una convalescenza e una rimonta. Ora l’Italia del Grande Torino abita in Brasile, in Turchia. Come fare a ricrearla, se mancano le condizioni economiche e sociali? 

E’ l’unica domanda a cui dovrebbero rispondere i politici. Noi qui trattiamo sentimenti e ce ne poniamo altre. Come ricreare le condizioni psicologiche della rimonta? Come imparare a vivere senza il peso del paragone con un passato che sembra sempre migliore del presente persino quando non lo è? Se tenti di rimuoverne il ricordo, il cuore appassirà come un fiore strappato dalle proprie radici. Ma se lo rimpiangi, quel passato irriproducibile, il cuore brucerà di rabbia impotente. Un essere umano evolve quando si sforza di resistere alla tentazione di rimuovere come a quella di rimpiangere. E accetta il cambiamento anche se il cambiamento non gli piace, perché sa che solo accettandolo potrà a sua volta tentare di cambiarlo. Io ci provo tutti i giorni, ma riconosco che è dura. Così la notte torno a smarrirmi nel sogno del mio Grande Torino. 


Massimo Gramellini

6 commenti:

  1. Meglio di qualsiasi messaggio elettorale in questo momento! sono interista ma forza toroooo!

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  2. dai che avete goduto anche voi ieri sera,FORZA LUPI E W IL CUORE GRANATA!

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  3. Come maiali! Però De. Rossi ha fatto lo stesso fallo di Glik ma è rimasto in
    campo

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  4. DAI DAI ASTON,LASCIA PERDERE I DETTAGLI........GODIAMO,VISTO CHE GODIAMO POCO O NIENTE CONTRO I GOBBI!!!

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  5. Vero....ci vorrebbero altre mille partite come questa per andare in pari con gibboni

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