martedì 30 aprile 2013

LA FINCA

 
Dalla discussione nata ieri riguardante l'allevamente de los puercos, e' saltato fuori il fatto che una delle priorita', e' trovare un posto dove poter rendere operativa la cosa.
C'e' chi, come me, ha un patio grande ma, credetemi, allevare in casa vuol dire, sopratutto col caldo, dover andare in giro con la maschera antigas.
 In piu' aver sempre gente per casa perche', come mi e' parso di capire, nessuno di noi e' propriamente un esperto nell'allevamento del mammifero nacional.
Mi pare che qua' facciamo tutti altri mestieri....e' bene evitare di essere i soliti italiani cazzoni che "sanno tutto".
Quindi la location diventa un problema, anzi diciamo pure il problema principale.
C'e' chi ha scelto di andare a vivere ( o meglio presto andra' a vivere) in un campo.
Scelta rispettabile ma non facile.
Va' bene vivere a Cuba, ma la vita al campo non e' per nulla facile.
Per tutti gli altri, la prospettiva e' di vivere in una citta' o comunque in un centro urbano.
Abbiamo gia' case fatte od in costruzione che delineano bene una base di partenza per il nostro futuro.
Aggiungiamoci anche una moglie/novia que mas o meno sirve.
A quel punto torniamo a bomba del problema, dove allevare il mammifero nacional?
Abbiamo stabilito che la cosa va' fatta ad un certo livello, diciamo dai 20 maiali in su'.
Venti maiali quando crescono richiedono un certo tipo di spazio, incluido il luogo dove immagazzinare il mangiare perche', con tutte quelle fameliche bocche da sfamare non e' che si possa vivere alla giornata.
Occorre programmare, quando si trova chi ci vende il cibo, bisogna acquistarlo in grandi quantitativi, onde evitare di rimanerne senza sul piu' bello.
Ricordo che i maiali hanno il brutto vizio di mangiare ogni giorno, piu' volte al giorno, e questo vale anche per altri animali che decidessimo, eventualmente, di allevare.
Alcuni, come il mio amico toscano, hanno costruito, a Tunas, un corral in casa della tia della moglie, ma parlo di una cosa che va' bene per allevare un paio di maiali, qualche pollo e cose simili.
Praticamente una cosa per uso personale, per non dover comperare la carne ogni giorno.
Quindi, per noi, ci vuole una finca.
Ne ho gia' parlato con mia moglie, lei conoscendo la mia predisposizione nell' imbarcarmi in mille cose mi ha gia' detto che PRIMA ci sono da fare i lavori finali della casa tunera.
Ha, ovviamente, ragione.
Aggiungo io, c'e' anche da aprire il gynnasio, dopodiche' se ne puo' parlare, anche perche' la ristrutturazione della casa al mare non e' un impegno molto grande.
Quindi direi ottobre/novembre.
Una finca, solitamente, si acquista fuori citta', ma non troppo fuori, direi che una ventina di minuti in auto o scooter potrebbero andare bene, in modo da poterci andare quotidianamente a verificare come vanno le cose.
Come dicevo ieri, nella provincia tunera, con un millino si compra una finca piu' che decorosa.
Bisogna poi fare, se non esiste gia', un corral e qua' occorre tenere ben presente l'entita' del negocio che si vuole mettere in piedi.
Se si pensa di allevare 30/40 maiali occorrono spazi importanti.
Bisogna predisporre un almacen per il cibo e tutto cio' che serve.
Nella finca poi, occorre avere quel minimo di agevolezze che ci consentano di viverci o anche solo di dormirci qualche notte, se necessario.
Se attorno alla finca c'e' del terreno meglio, nei prossimi giorni parleremo della possibilita' di coltivare qualcosa, di come farlo e di cosa puo' essere redditizzio piantare.
Ultima cosa, la piu' importante, occorre avere sotto mano la persona che si occupera', FATTIVAMENTE, di mandare avanti il lavoro.
Sbagliamo lei, sbagliamo tutto.
Dev'essere una persona di fiducia, non necessariamente un famigliare, a cui, se serve, garantire un tetto sopra la testa.
Non serve dargli 20 cuc al mese, occorre motivarlo e fare in modo che curi le nostre cose come se fossero le sue.
Ovviamente deve essere una persona che conosce il negocio e che ci aiuti a fare meno cazzate possibile.
A questo punto....si inizia.
Avete pensato a tutto questo?

lunedì 29 aprile 2013

FORZA JAVIER

 
Ci sono giocatori, atleti, il cui valore va' al di la' del club o della nazione a cui appartengono.
Campioni veri, dentro e fuori dal campo, esempi per grandi e piccoli.
Punti di riferimento per i giovani di tutto il mondo.
Zanetti e' uno di questi.
Ieri, a 40 anni, si e' fatto male giocando l'ennesima partita da atleta vero e non da uomo sul viale del tramonto.
Dopo la rottura del tendine d'achille, 7/9 mesi di stop, ha annunciato che tornera' a giocare, magari solo per una partita ma tornera'.
Forza Javier.

EL MAMIFERO NACIONAL



L'altro giorno, a livello generale, si parlava di quali possono essere le possibilita' di un piccolo guadagno a Cuba.
Non parliamo di soldi veri, non e' neanche necessario metterci noi in prima persona nel negocio, questo a patto di avere qualcuno di assoluta fiducia da quella parte del bloqueo.
Cosa frequente come il passaggio della cometa di Halley.
Oggi, e in qualche post, nei prossimi giorni, proveremo ad analizzare, nel dettagli, questi piccoli o grandi negocios.
Io vi dico quello che so', quello che ho capito, l'informazione puo' essere non completa o non del tutto esatta.
Vi racconto quello che ho capito parlando con tanta gente, ognuno di voi, se vuole, puo' dare il suo contributo di conoscenza per cercare, tutti insieme, di farci un idea sul "che fare?" per, come scrivevo l'altro gorno, dividere le casse.
Oggi direi che possiamo affrontare l'argomento riguardante el mamifero national.
L'allevamento dei maiali, in questo momento, e' una delle cose che sta' dando mas dinero.
Intanto ci vuole un posto dove tenerli e qualcuno che li accudisca, a meno di non volerlo fare noi.
Io, francamente non saprei, dal punto di vista pratico, neanche da che parte iniziare.
Ci vuole una finca, o comunque un corral dove tenere le bestie.
Sconsiglio vivamente di costruirselo in casa o nel patio, un mio vicino ne tiene alcuni, in casa sua non ci puoi entrare dalla puzza che infesta l'aria circostante.
Quindi una finca oppure un corral costruito da qualche parte.
Una finca con corral hecho, discreta, nella provincia tunera con 20000 pesos viene via, allarghiamoci dicendo un migliaio di cuc.
Fare un corral ha un costo che dipende dal come lo si vuole fare.
Un mio amico toscano ne ha fatto uno, nel patio della suegra, fatto bene coi controcazzi, ma ha speso piu' di mille cucchini.
Secondo me l'hanno staffato ma ogni testa, come dico spesso, e' un piccolo mondo.
Diciamo che con 1500/2000 cuc abbiamo finca e corral con un buon pezzo di terra.
A quel punto bisogna comprare le bestie.
Ripeto, vi dico i costi come me li hanno riferiti.
Un lechon vale sui 500 pesos mn, circa 20 cuc.
Il costo della alla libbra, quando lo si vorra' vendere, variera' dai 13 ai 17 pesos, questo a Las Tunas.
Sotto capodanno ovviamente tendera' verso i 17.
Facciamo 15 e ci semplifichiamo il conto.
Il puerco lo si puo' vendere anche dopo 2/3 mesi, ma quello che conviene di piu' e' aspettare i 6 mesi.
Ipotizziamo che e' cresciuto bene e che siamo sulle 400 libbre.
400 per 15 fa' 6000 pesos mn, a questa cifra occorre sottrarre quanto e' costato tirarlo su e i 500 spesi per comperarlo.
Sui 2000 pesos.
Quindi l'utile secco e' di 4000 pesos, 150/160 CUC.
Ipotizziamo di acquistarne 5 al mese per 4 mesi di fila.
Un investimento a fetta di salame.
Dopo 6 mesi, se tutto va' bene, avrai per 4 mesi di fila sui 750 cuc di entrata.
Ogi mese per 4 mesi di fila.
Questo a patto di riuscirli a vendere e che le cose salgano bene. Ricordiamoci, come dice sempre il mio amico allevatore di cotorras, che gli animali respirano, mangiano e si possono ammalare.
Se qualche bestia si ammala e non arriva al final, il guadagno sara' inferiore, ricordiamoci che c'e' anche il costo del veterinario di cui occorre tenre conto.
Comunque, come vedete, le cifre sono discrete.
I maiali si possono vendere privatamente, oppure hacer negocio col governo, che ti dara' una parte in denaro e un altra in comida per gli altri maiali che stai tirando su.
Il problema di trovare il mangiare e' fondamentale, sopratutto in citta', se non lo si riesce a trovare il negocio rischia di saltare, non crescono come dovrebbero e chao pescao.
Detto cosi' sembra facile, ma allevare 15/20 maiali non e' bere un bicchier d'acqua, allevarne 3/4 non vale la pena, almeno per come la vedo io.
Questo e' cio' che so' e che ho visto io, ora dite la vostra.

UNGHERIA 1985



Scrissi questo racconto di viaggio 7/8 anni fa' su un forum che avevo creato ed amministravo.
Letto oggi e' un po' sgrammaticato e l'italiano alquanto "avventuroso" ma lo lascio cosi.
Parla di un viaggio che feci nel 1985 nella Ungheria al di la' della cortina di ferro.
Da solo, come sempre correndo dietro al bollo.
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Come altri amici mi sto' accingendo all'ennesimo viaggio alla isla,oramai spazio per le sorprese non ne e' rimasto molto,tutto abbastanza programmato,stesso posto,stessi amici,le donne alcune le stesse altre in entrata....la solita vita cubana.
Un viaggio organizzato,programmato,aereo, auto,casa confortevole,qualche soldo in saccoccia ecc.....
Ma non e' sempre stato cosi',ricordo con infinita nostalgia i viaggi che ho fatto fra i 18 e i 24 anni,quelle si che erano avventure,si partiva,anzi spesso partivo solo e andavo in giro per l'Europa a conoscere la vita.
Sono esperienze che ogni ragazzetto dovrebbe fare ma vedo che i tempi sono purtroppo cambiati.
A 19 anni sono andato a vivere da solo e da allora sono sempre riuscito a badare a me stesso mentre vedo oggi gente di mezza eta' che non si schioda da casa materna,non dico che fa male,dico solo che e' diverso.
D'altronde sempre piu' 23/25 enni vengono a fare il colloquio per partire e fare un lavoro che e' il massimo dell'indipendenza come l'animatore accompagnati dai genitori,quindi vuol dire davvero che il mondo e' cambiato.
Maggio 1985,su un giornale di annunci torinese,il vecchio BUSINESSS avevo trovato annunci di ragazze straniere che volevano corrispondere con italiani,non c'era internet o altre cose simili e si viaggiava per lettera.
Iniziai a corrispondere con una svedese e una ungherese,mi mandarono le foto ed erano carine,andammo avanti un po' fino a quando l'ungherese mi invito' ad andarla a trovare.
Ungheria nel 1985,al di la' della cortina di ferro.....cazzo.....
Avevo messo via qualche soldo l'estate precedente lavorando nelle colonie coi bambini,i villaggi sarebbero venuti poco dopo,frequentavo l'ISEF e mi mantenevo lavorando in palestra tutti i pomeriggi dalle 14 alla chiusura.
Quindi qualche soldino mi avvanzava.
L'istinto gia' era quello dello zingaro,avevo girato un po' di Europa e lavorato per un paio di mesi a Londra,come facevano molti ragazzi per perfezionare l'inglese.
Tramite conoscenze di famiglia ottenni in tempi molto brevi il prezioso visto dall'ambasciata ungherese di Roma,telefonai alla ragazza per avvisarla che sarei arrivato e partii....solo e...in macchina.
Avevo all'epoca una fiammante uno diesel,l'avevo pagata poco,di un granata(ovviamente)intenso.
Partire solo per l'Ungheria a 23 anni e in quel periodo storico non era proprio uno scherzo.
Mio padre mi disse solo che se avevo bisogno potevo contare sui suoi agganci e mi disse di non fare cazzate,d'altronde ero mentalmente e economicamente indipendente e piu' di tanto non poteva dirmi.
Cosi' una mattina presto partii.... ......Torino-Venezia e poi,ovviamente mi perdetti in Carnia... ...non ricordo bene perche' passai di la',so solo che attraversai il confine con l'Austria per poi scendere verso l'allora Jugoslavia.
Entrato in quella che oggi si chiama Slovenia e scendendo verso l'attuale Croazia mi accorsi subito che nel socialismo qualcosa non quadrava... ..nessuno faceva un cazzo,attraversavo cantieri e nessuno lavorava,andavo a fare gasolio e il tipo mi faceva aspettare un quarto d'ora per arrivare pure se non c'era nessuno......
Attraversai quella terra triste e desolata......e arrivai in una alba rosso fuoco,proprio di quelle da film al confine ungherese.....la cortina di ferro....Mi venne incontro un soldato con un copricapo tipo piccolo colbacco e sulla fronte del colbacco in bella vista la falce e martello.
Io parlicchiavo inglese,lui mas o meno....mi fecero fermare e accomodare in una saletta,all'epoca una macchina come la mia era laggiu' quasi come una Ferrari e iniziarono a perquisire dappertutto,aprirono il cofano,credo piu' per guardare il motore che per ispezionare e dopo un ora buona mi fecero entrare nella Repubblica Socialista Popolare di Ungheria. :
L'Ungheria era la Svizzera dei paesi dell'est e in effetti il paeaggio rispetto alla disastrata Jugoslavia era senza dubbio migliore.
Avevo cambiato i soldi locali gia' in Italia mi pare si usasse il fiorino,la loro lingua era qualche cosa di incomprensibile.
La ragazza,si chiamava Judit Ka'sa viveva a Szeged,una citta' universitaria nella parte bassa del paese vicina ai confini romeno e jugo.
Dovetti girare un po' e perdermi piu' volte,non c'era un cazzo di cartello e io dovevo passare da Pecs....meno male che trovai un ragazzo che parlava inglese e mi indico' la strada.
Szeged era una bella citta' universitaria con un casino di gioventu',la chiamai e lei mi diede appuntamento vicino all'universita'.
La mia macchina attirava l'attenzione di tutti, la' giravano vecchie Fiat,Lada e quelle terrificanti Trabant a due tempi della DDR.
Lei arrivo' con 2 amiche,carine pure loro ,io ero impacciato,cazzo ero un ragazzino dall'altra parte del nostro mondo,almeno cosi' pensavamo noi di qua' del muro.
Era carina,solare e sembrava un po' una nostra ragazza del sud,parlava inglese in quanto studiava lingue e da un paio d'anni pure la' avevano inserito l'inglese a scuola....insieme al russo ovviamente.
Andammo a casa sua,una piccola casa in un palazzone da socialismo reale,mi avevano preparato un lettino,io ero pronto ad andare a dormire pure altrove,fra l'altro ero convinto che non si potesse,ma lei mi disse che era tutto posto e che il letto era di suo fratello mandato a dormire da degli zii....
Cenai a casa loro,con la madre e il padre che non parlavano inglese e allora lei traduceva per loro,gente normale,semplice con facce da contadini e mani spesse,mi misero subito a mio agio.
Dopo cena andammo a mangiare un gelato in una specie di bar,avevano solo un gusto,ma mi sembrava buono.
Conoscendo i suoi amici inizialmente l'approccio fu freddino,in fondo ero un "nemico",uno dall'altra parte del muro,erano universitari e un po' di inglese chi piu' e chi meno lo parlavano tutti e parlando scoprii una cosa che oggi magari sembra ovvia perche' il mondo e' diventato molto piu' "piccolo" ma che allora mi colpi' molto.
I ragazzi sono tutti uguali,in ogni parte del mondo,mi aspettavo gente arretrata e trovai ragazzi colti,istruiti,certo di una istruzione limitata dall'ideologia ma gia' laggiu' circolavano nuove idee e poi.....non scordiamoci cosa accadde in Ungheria qualche decennio prima.....
Nei giorni a seguire....quei ragazzi, in modo nemmeno troppo velato, piu' volte mi manifestarono il loro disprezzo totale per i sovietici, che ancora comunque erano ben presenti nel paese e che vedevo circolare spesso in citta', in divisa e con le loro famiglie.
Quando si andava in giro, non e' come a Cuba, dove hai tutti sul groppone, ma laggiu' ero io l'ospite e loro cercavano sempre di farsi carico di ogni evenienza.
Era un problema anche solo offrire una bibita,volevano dimostrarmi che anche loro potevano...
Dell'Italia conoscevano molte cose,sapevano di calcio e ascoltavano Celentano...
Gia' giravano per il paese i nostri compatrioti con le calze di njlon nel bagagliaio, ma le ungheresi stavano economicamente meglio di polacche e rumene e la cosa era un po' piu' complicata.
Pero' un po' di diffidenza da parte sua la percepii, almeno all'inizio poi la cosa cambio'.
Avevo 23 anni e una fidanzata in Italia, a cui avevo raccontato una palla per poter partire.
Piu' che farmi la ragazza pensavo a conoscere questo mondo completamente nuovo.
Pero' il bandolero in embrione gia' esisteva...
Trovai un paese ordinato e pulito, con gente fiera e orgogliosa che mal digeriva di trovarsi sotto uno stato di polizia.
Abituato, ora, alla pressione della policia cubana, ricordo che laggiu' al confronto era rose e fiori, non mi fermo' mai nessuno e nessuno mi venne a rompere le palle perche' stavo con una ungherese.
Con lei andammo 3 giorni a Budapest da sua zia, qua' ricordo dovemmo andare al commissariato vicino a dove abitava la zia per segnalare la mia presenza, ma non ricordo di essere mai stato sorvegliato, oppure non me ne sono mai accorto.
Budapest era bellissima con la sua splendida collina, mi ricordo che lei mi fece vedere le ville dei gerarchi tutti col macchinone in giardino, mentre la gente faceva la fila per il pane, ricordo l'odio con cui lei mi diceva queste cose.
Sono passati 22 anni,  molti momenti sono finiti nel dimenticatoio, ma mi ricordo che non costava veramente un cazzo niente e che nei ristoranti degli hotel per stranieri potevi pagare in dollari.
Dopo una settimana di gulash e altre schifezze simili volevo qualcosa di diverso, entrammo in uno di questi bellissimi ristoranti di questi hotel.
Mangiammo una pizza terrificante, ricordo la sua contentezza per poter essere in quei posti che altrimenti mai avrebbe potuto permettersi,eppure pagai una cazzata....
Gia' trovavi gente che comperava dollari in nero, lo faceva con una paura della madonna e mi ricordo anche la massima sicurezza in tutto.
 A Budapest lei mi chiese per quale ragione chiudevo a chiave la macchina, tanto nessuno mi avrebbe toccato nulla....io comunque chiudevo tutto....
Visitai altri posti in quei 10 giorni, ricordo distintamente che...quadrammo la...cosa la quarta o quinta notte in un piccolo alberghetto, che definire spartano e' poco sulle rive del Danubio perso da qualche parte del paese.
Ricordo ancora che al mattino per colazione ci portarono una tazza di Nescafe', salame e un piatto di un pesce strano che pareva una anguilla...una schifezza...sopratutto al mattino.
Prima di ripartire regalai praticamente tutto agli amici che avevo conosciuto, comprai qualcosa a lei in una scarna boutique alla moda.........
Ci ripromettemmo di rivederci, lei voleva fare la presentatrice alla televisione.....aveva un anno in meno di me...per un po' continuammo a scriverci poi io partiii per la mia prima stagione di vilaggio e non ebbi piu' tempo di scriverle.
Di lei non ho mai saputo piu' nulla.........
Ungheria 1985,il giovane Aston.

BIENVENIDA


 
PERUGIA - Prima l'agguato dei filo-castristi, che l'hanno accolta in sala con urla, striscioni, insulti; poi le continue interruzioni durante il dibattito, sempre da parte di esponenti di estrema sinistra, con spinte e grida. Attimi di grande tensione per la prima apparizione in Italia di Yoani Sanchez, la blogger anti-regime cubano, che ha chiuso a Perugia la VII edizione del festival del giornalismo. Polizia dentro la splendida sala dei Notari e tensione alle stelle, fino alla fine del dibattito, moderato dal direttore de La Stampa Mario Calabresi. Tutto ha avuto inizio poco dopo le 21.30, quando la Sanchez ha preso la parola: dalla platea si sono alzati a sorpresa circa trenta filo-castristi, che hanno mostrato uno striscione con cui chiedevano «giustizia per i cubani sequestrati in Usa». Il gruppo si è avvicinato in modo veemente alla blogger lanciandole addosso dollari finti e urlandole: «Sei pagata dalla Cia». In quel momento non c'era polizia in sala. Per circa dieci minuti il manipolo di contestatori ha occupato il palco: sono volate spinta e insulti con alcuni degli organizzatori della manifestazione e con altri spettatori. Impassibile la Sanchez, che è rimasta seduta al suo posto senza parlare, protetta da alcuni uomini della sicurezza interna. La dissidente, anzi, dopo che i contestatori hanno lasciato la sala, ha voluto ugualmente iniziare l'incontro. «In patria sono insultata, ma là non posso rispondere», ha detto. Forte concitazione però anche durante il dibattito: decine di persone hanno voluto prendere la parola, attaccando duramente la blogger. E ancora violenti alterchi tra contestatori e organizzatori, che cercavano di difendere la Sanchez. E di permetterle di parlare. Una vera gazzarra, placata solo dall'intervento di decine di poliziotti. La blogger è uscita scortata. 
VIENI A TORINO...VIENI...

domenica 28 aprile 2013

La minestra e il Filadelfia

 
«Non trova indecente che, con tanti torinesi senza un piatto di minestra, la città tiri fuori dei soldi per un altro stadio?». Mara, pensionata. 

Di pancia il suo sfogo non fa una grinza. Però la invito a usare la testa e magari anche il cuore. Lo stadio a cui allude si chiama Filadelfia e vi giocò, senza mai perdere, il Grande Torino. Da quando fu abbattuto, quindici anni fa, rappresenta uno dei ta nti buchi neri del paesaggio italiano. In qualunque nazione rispettosa del proprio passato e artefice del proprio futuro, il Filadelfia sarebbe un punto di ritrovo per la comunità e un monumento capace di attrarre turisti della memoria. Potrei commuoverla con ricordi personali - la mano di papà che avvolge la mia mentre mi conduce all’interno del «tempio» e, trent’anni dopo, l’autista del carro funebre che fa percorrere a mio padre l’ultimo giro intorno al rudere in cui aveva trascorso le domeniche migliori della sua gioventù. Potrei insistere sulla scorrettezza dell’informazione che le è stata data: una parte dei fondi che il Comune investirà nella ricostruzione non sono della città, ma del Filadelfia e furono versati da un supermercato per poter edificare in zona. Invece preferisco azzardare un discorso che trascende il tifo e il Filadelfia. I soldi sono pochi, giusto usarli per le minestre. Ma se non vogliamo ridurci a un immenso centro di assistenza sociale, bisognerà pensare anche a creare lavoro. E in un mondo globale la sola chance di sopravvivenza che ci resta è investire nel nostro petrolio: natura, storia, memoria, cultura. Lei non ha idea di quanti piatti di minestra potrebbero riempire i mille Filadelfia d’Italia.
Massimo Gramellini

sabato 27 aprile 2013

RICHIESTA A MR.LIBIDINE

 

Se domenica ne acchiappi di nuovo 3 o 4 o 5, (cioè la media degli ultimi due mesi) evitaci di vedere la tua facciazza di tolla dalla d'Amico, dicendo che siamo una neopromossa, contro i campioni d'italia, e tutte le altre troiate che puntualmente ci propini con quel sorriso che mi fa solo incazzare.......taci e bon.....