martedì 23 aprile 2013

'Ndrine e narcotraffico, prossima fermata: Cuba

 
DA STOP 'NDRANGHETA.IT

È unica, Cuba. Lo è per la sua bellezza e per la sua lussureggiante natura. Lo è anche per il carattere battagliero dei suoi abitanti. È unica e irripetibile, anche e soprattutto per le sue controverse dinamiche storiche, per la sua trasformazione sociale, economica, politica e culturale. È unica, addirittura, per l'intermittente e singolare presenza delle organizzazioni mafiose sul suo suolo scaldato dal sole e ombreggiato dalla Sierra Maestra. Incrociare questi due aspetti, presenza criminale ed evoluzione di un modello socio-economico che non conosce eguali al mondo, potrebbe rivelarsi un esercizio ricco di interesse e di sorprese.
Partiamo da un presupposto: l'intero continente sudamericano costituisce la zona più calda per il traffico di droga, e la mafia, in particolare quella calabrese, ha, oggi, in questo scorcio di mondo, i suoi feudi più importanti: Colombia, Ecuador, Paraguay, Cile, Uruguay, Bolivia, Antille Olandesi, Perù, Brasile e Argentina. Aggiungiamo un secondo presupposto: a Cuba, oggi, le 'ndrine non dispongono di filiali né di plenipotenziari. Almeno non ufficialmente. Eppure, storicamente, si hanno delle tracce importanti di calabresi dal doppio battesimo che hanno messo piede e lupara sull'Isola, anche se, inizialmente e per lungo tempo, dipendenti e subordinati alla potente mafia siculo-americana. Frank Costello e Albert Anastasia, entrambi mafiosi ed entrambi di origine calabrese, ad esempio, erano molto temuti negli States, e furono proprio loro, i primi boss dal sangue calabro a mettere piede sull'isola caraibica. Lo fecero in grande stile, nel migliore dei modi, prendendo parte al famoso summit di mafia che si tenne presso l'hotel Nacional, a L'Havana, capitale cubana, nel giugno del 1946 e che venne raccontato magistralmente nel film capolavoro di Coppola, Il Padrino.
A quel vertice, presieduto dal superboss Lucky Luciano, che ai tempi coltivava amicali rapporti con il dittatore Batista e il suo establishment governativo, presero parte anche Joe Adonis, Tom Lucchese, Willie Moretti, Toni Accardi, i fratelli Fiaschetti (parenti di Al Capone) e Santo Trafficante, potentissimo capomafia della Florida, oltre a Giuseppe Bonanno e Vito Genovese. Durante quel summit, venne definita la divisione de L'Havana in zone per il gioco d'azzardo e per gli altri vizi delle famiglie di mala italo-americane. Compreso il traffico di droga che in quegli anni iniziava a muovere i primi passi nel commercio internazionale, e l'Isola era ormai diventata uno dei principali mercati e il luogo di transito preferito verso gli Stati Uniti. In quell'occasione, i capi-mafia decisero di investire enormi capitali in quella meravigliosa isola, e decisero di farlo nel settore turistico. Tanto a L'Havana quanto a Varadero si iniziarono a costruire nuovi hotels, tutti con i rispettivi casinò e sale da gioco. Tutti luoghi ideali dove soddisfare gli stravizi degli esigenti americani: sesso, droga, alcool, gioco d'azzardo.
Poi, qualcosa cambiò, irrimediabilmente. Era il 1 gennaio del 1959 quando i barbudos guidati da Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos entrarono vittoriosi a L'Havana con Fidel Castro che nel frattempo espugnava Santiago de Cuba, costringendo il colluso dittatore Fulgencio Batista a riparare a Santo Domingo, nella Repubblica Domenicana. Con il trionfo della Rivoluzione, oltre a tutti i risvolti politico-diplomatici che ne seguirono, vennero anche sradicate tutte le distorsioni sociali generate dal regime: prostituzione, traffico di droga, latifondismo e il gioco d'azzardo. Furono espulsi anche tutti i mafiosi e i loro beni nazionalizzati. Non deve quindi stupire che la Cia abbia cercato, più volte, la cooperazione della specializzata manodopera mafiosa per organizzare gli attentati ai fratelli Castro e a Che Guevara. Con l'arrivo dei ribelli al governo, crollò, però, anche il nascituro settore turistico. A causa delle restrizioni imposte dal governo di Washington, il turismo per anni si azzerò completamente. Ma non fu un dramma irreparabile. La produzione della canna da zucchero e il sostegno politico-commerciale di Mosca, alla quale Cuba si era allineata, permisero al direttivo comunista di far ripartire il paese. Poi tutto mutò di nuovo. Ancora.
Era il 1989 e il crollo sovietico, colpì, come un domino, anche la fragile economia isolana. Iniziò la crisi. Período Especial lo chiamarono i cubani. In questa fase, il turismo e l'apertura a nuovi capitali stranieri appariva l'unica soluzione. La scelta si rivelò profetica: nonostante i primi complicati momenti, in pochi anni il settore turistico divenne il traino dell'economia nazionale. Ma senza non pochi effetti collaterali. Da quando la nazione si è aperta ai flussi turistici internazionali e, di conseguenza, agli investimenti stranieri e, quindi, a politiche di embrionale stampo neo-liberista, è innanzitutto riapparsa con prepotenza la prostituzione, lo jineterismo, come lo chiamano i cubani. Ufficialmente condannata dal regime, il mestiere più antico del mondo viene di fatto tollerato dalle autorità, visto che costituisce una delle principali voci dell'economia nazionale e fonte di sostentamento per migliaia di famiglie, perché è proprio in quell'elementare commercio che si alza il livello della ricchezza pro capite. Ma soprattutto l'utilizzo e il commercio di sostante stupefacenti, prima inesistenti, hanno iniziato a registrare una crescita considerevole. Ed è questo il passaggio fondamentale della nostra analisi, perché dove c'è polverina bianca ci sono soldi e dove ci sono soldi, presto o tardi, arrivano anche loro, i pungiuti di Calabria.
Procediamo con ordine. Nel 1989, quattro funzionari cubani, tra cui il rispettato e osannato generale Arnaldo Ochoa, vennero giustiziati perché accusati di essere in contatto e in affari con il narco-cartello colombiano di Pablo Escobar. I servizi di controspionaggio parlarono di contrabbando di 6 tonnellate di cocaina tra Colombia e Stati Uniti, per un totale di 3,5 milioni di dollari. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1998 fu intercettata una spedizione di 7,2 tonnellate di coca diretta a Cuba, facendo immaginare che la via fosse stata già percorsa da altri ingenti carichi. Secondo le fonti ufficiali del governo cubano, nel solo 2011 sono state sequestrate nove tonnellate di sostanze stupefacenti, tre in più rispetto all'anno precedente. Ovviamente, con l'aumento degli affari, i narco-cartelli vengono spinti a trovare nuove rotte e a forzare con tutti i mezzi gli ostacoli che Cuba pone tra la Colombia e il più grande consumatore mondiale di cocaina, gli Stati Uniti, dove la 'ndrangheta ha scavallato ampiamente Cosa Nostra, tanto da essere inserita nella black list dell'Fbi, come una delle 75 organizzazioni criminali dedite al narcotraffico. A ciò si aggiunga che gli alti livelli di coesione sociale, garantiti dall'impalcatura istituzionale di tipo socialista, iniziano a calare a causa della penetrazione di questi mali tipici delle società capitaliste. Il reinserimento dell'economia cubana nei mercati internazionali, dove prevalgono le regole della globalizzazione neoliberale, ha infatti innescato una ristrutturazione economica, che privilegia attività e spazi produttivi che garantiscono maggiori possibilità di rispondere efficacemente alle esigenze del mercato. Ciò ha generato un processo di eterogenizzazione degli attori e delle società locali, differenziazione inter-territoriale, moltiplicazione dei rapporti tra il locale e il globale, alterando di conseguenza i tratti della struttura socio-territoriale e il suo ruolo nella riproduzione delle relazioni sociali.
Ora il quadro è completo: prostituzione, disgregazione sociale, neo-liberismo e potenzialità enormi per il narco-traffico. In altre parole Cuba potrebbe divenire nei prossimi anni un gigantesco affare per gli affamati broker delle 'ndrine calabresi. Certo Castro non è Batista, ma certo è anche che le 'ndrine calabresi sono altra cosa rispetto alla vecchia mafia siculo-newyorkese di Lucky Luciano, visto che per la Casa Bianca figura al quarto posto tra le organizzazioni mondiali più pericolose, dopo Al Qaeda, il Pkk e i narcos messicani. Proprio con questi ultimi, che controllano ormai l'intera fornitura di cocaina negli Stati Uniti, gli 'ndranghetisti sono in affari e in combutta per estendere i loro loschi progetti di dominio criminale. Cuba compresa.
Giuseppe Trimarchi

11 commenti:

  1. interessante articolo che fotografa bene la situazione e la sua possibile evoluzione. questo è il pericolo che volevo evidenziare ieri ed è una cosa che va di pari passo con i cambiamenti. viviamo in un mondo capitalista dove il denaro è il motore di ogni cosa, i cubani grazie all'isolamento ne sono rimasti in parte fuori ed è la cosa che rende la gente dell'isola sabrosa (diversa da tutti). con il potenziale arrivo di grandi traffici e capitali con conseguente corruzione a cui nessuno nemmeno l'idealista rivoluzionario più convinto ne è immune tutto può mutare, in peggio per noi. alla peggio spero che il negocio venga (o continui) ad essere gestito direttamente dall'esercito evitando il coinvolgimento di bande locali stile messico in modo da preservare la sicurezza. l'essere a due passi dal più grande (per ora) consumatore di droga fà la differenza. vamos a ver. suerte. boxe85

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  2. Ogni cambiamento porta sempre in se tutti e 2 i lati della medaglia. Quello buono e quello cattivo

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  3. Milco, hai visto che quella nazista della Merkel non ha salutato Raul alla Cumbre? Mi sa che hai ragione. Più passa il tempo e più vado dalla parte di Fidel e Hugo. Ma chi cazzo si crede di essere... Solo per il fatto di essere tedesca dovrebbe chiedere scusa ancor prima di presentarsi fin che campa.

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  4. E dire che e' pure una tedesca dell'est.
    Cicciona di merda!

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  5. Se c'era di mezzo la Cina altroché saluto.... Si chinava da farsi venire il colpo della strega. Cuba da 50 anni si fa i cazzi suoi. Mica è andata a invadere Paesi sovrani col mito di Ario. Quell'atteggiamento Lei non se lo può proprio permettere.

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  6. Se e' per questo ti ricordi il putiferio internazionale per l'esecuzione dei 3 che ,a Cuba, avevano dirottato il barco anni fa?
    Un atto di terrorismo in cui era morta della gente.....
    In Cina ne fucilano decine ogni anno, in Tibet e' un casino ma tutti zitti a sperare che il gigante asiatico venga ad investire a casa tua....

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  7. Forte coi deboli, debole coi forti. Un film già visto e che fa capire cosa può sperare l'Europa se a comandare sono delle simili teste di cazzo.

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  8. http://www.youtube.com/watch?v=TNSwJN1_ZrE

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  9. Pero' ci sono cose che dai tedeschi dovremo apprendere.
    Ad esempio che la parola diritti viene prima di quella doveri...solo nel vocabolario...

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  10. Caro Milco como anda? Vorrei un attimino fare chiarezza su alcuni dettagli in relazione ai fatti. In primis ricordo che quando nell'ottobre 97 las brigada antijeneteras scatenò la guerra alla prostituzione, la chiusura di tutte le discoteche a Cuba fu anche motivata dal fatto che nei locali notturni si svolgeva non solo il mercimonio più antico ma anche il più attuale: tutte le discoteche frequentate da Yuma erano luoghi di spaccio! Direi che con l'apertura al turismo del 93 non solo si è chiuso un occhio su prostituzione, casa particular e paladar deregolamentati, ma anche sulla circolazione di maria e coca a servizio del montante turismo. Quindi la stretta del 97 riguardo sopratutto lo spaccio è stata abbastanza salutare. Sono assolutamente d'accordo che per fortuna la gioventù cubana è del tutto aliena dalle devastanti problematiche occidentali relative alla tossicodipendenza, però chi vuole farsi una canna in poco tempo comunque risolve all'Avana come nel resto dell'isola! Cuba comunque fa parte del mondo e quindi non bisogna farsi soverchie illusioni in materia! Riguardo poi al generale Ochoa, leader militare e forse dietro i Castro la figura più autorevole del paese all'epoca, non esiste un cubano che non consideri la sua esecuzione un estremo atto d'eroismo per salvare i vertici di gran parte della nomenklatura cubana che favoriva il transito da Cuba del narcotraffico verso il nord America. Considerando la rilevanza del narcotraffico Colombia Cuba Stati Uniti dell'epoca è facile ritenere che le responsabilità e compiacenze della nomenklatura cubana militare siano state molto ampie tali da mettere addiritura a rischio i vertici stessi, quindi l'eroismo del gen. Ochoa è dovuto al fatto che rimase con la bocca chiusa! Questa è l'opinione unica del popolo cubano sul processo al gen. Ochoa! Devo poi rilevare che riguardo l'esecuzione dei tre ragazzi di colore che con con molte altre persone assaltarono il traghetto che faceva spola nella Bahia de l'Avana per dirottarlo a MIami, di cui ricorre il decennale, non fu torto un capello ne fatto un graffio ai malcapitati che si trovarono ostaggio del fallito sequestro! Purtroppo fu un esecuzione di stato, un necessario deterrente dopo i 2 sequestri di aerei cubana de aviacion avvenuti poco prima e dirottati con successo a Miami! Comunque per fortuna il boia dall'epoca è andato in pensione, Cuba accettò una moratoria, speriamo definitiva, sulla condanna a morte! Con questo un Saludos a todos! Francesco Franz

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  11. Ciao Francesco
    E' sempre un piacere riaverti qua' anche se ultimamente ti fai un po' ....desiderare.
    Spero che le tue cose a La Habana procedano al meglio.
    Condivido quanto scrivi, la broga, in quegli anni e' sto un problema risolto poi, a sangre y fuego.
    Una canna e' un conto, un tiro di coca o un buco...un altro.
    Condivido il discorso su Ochoa...e' andata proprio cosi'.
    In effetti Raul alla Celac ha dichiarato che a Cuba la pena di morte esiste ma....e' sospesa.
    Un abbraccio

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