venerdì 17 maggio 2013

NON TORNARE A CASA

 

L'altro giorno, in un commento, un amico del blog, manifestava le sue preoccupazioni, legittime, sull'aumento della delinquenza a Cuba e sui dubbi che esponeva, a causa di questo problema, per fare il grande salto.
L'altro giorno, nella civilissima e moderna Milano, 3 persone sono tranquillamente uscite di casa, come ogni giorno, per andare a farsi gli affari propri.
Esattamente come accadra' a me, oggi, quando finiro' di scrivere qualcosa sul blog o a tutti voi.
Ognuno andra' dove dovra' andare a fare cio' che dovra' fare.  
Quelle tre persone non sono piu' tornate a casa.
Non sono andate a fare quel che dovevano fare, non saranno piu' in grado di fare nulla.
Tutto finito.
Un folle li ha uccisi a colpi di piccone.
Nella civilissima Milano, nel 2013.
Siamo tutti portati a pensare che ci siano cose che a noi non toccheranno.
Vediamo nei telegiornali notizie di questo tipo ed e' come se parlassero di situazioni avvenute, in un altro sistema solare.
Sicuramente anche quei 3 sventurati avevano questo modo di vedere le cose.
Eppure la realta' non e' cosi', ognuno di noi poteva essere al posto delle 3 vittime.
Facciamo progetti, amiamo, ridiamo, piangiamo, viviamo come possibile questi tempi incerti senza essere consapevoli che tutto, in qualunque momento, per mano di un folle o di un disperato, potrebbe finire.
Non so cosa abbia spinto quel disgraziato a fare cio' che ha fatto, leggo discorsi rigurdanti il suo colore della pelle, come se non ci fossero italiani a cui, quotidianamente, parte la brocca...
A Cuba questi episodi, al momento, non fanno ancora parte del vivere civile.
La societa' non ha ancora portato un povero demente a uscire di casa con un piccone e, senza una ragione, ammazzare tutti quelli che incontra sul cammino.
Negli Stati Uniti quasi ogni settimana ascoltiamo notizie simili.
Un pazzo esce di casa con un fucile (visto che la' tutti possono avere in casa un arsenale) e spara a tutti quelli che incontra.
Uno studente che ha preso un brutto voto entra in una scuola e fa' una strage.
Cuba e' ancora al di fuori da questi meccanismi di follia collettiva.
Teniamocela stretta.          

9 commenti:

  1. (Matteo) La follia, anche quella negativa come questa, esiste dappertutto non è di certo una questione di latitudine e men che meno di colore.
    Anche a Cuba il machete è parecchio utilizzato, lo zio della mia compagna ha perso un pezzo di naso scherzando su un camion per una merendina. Anche a me è capitato di vedere gente brandire il machete alle feste (peraltro con immediata reazione da parte di tutti), ma si trattava di ubriachi o di impeti di gelosia o vendette personali.
    Quel che credo ci sia di diverso in positivo è: 1) Una maggior prontezza della gente a intervenire in aiuto dovuta al senso di socialità e forse anche a un maggior coraggio diffuso, per cui se uno alza il machete è normale vedere intervenire non solo i parenti e gli amici in aiuto, ma anche chi si trova lì per caso. 2) La minore solitudine e alienazione dalla realtà che spesso è alla base di questi gesti, che è ancora una volta conseguenza della maggior socialità (per cui è più difficile che uno a Cuba si chiuda in casa tutto il giorno a rincoglionirsi a sparare ai video game) e, soprattutto, dell'assenza di tempeste di prodotti demenziali (war game, film di violenza stupida, programmi morbosi sui fatti di cronaca)dagli effetti devastanti 3) La minore diffusione delle armi da fuoco tra la popolazione.

    RispondiElimina
  2. A Cuba una ragione magari piccola per il machete la riescono a trovare. Questo ha fatto fuori i primi che ha incontrato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rimango dell'idea che l'antidoto più efficace sia una pena severa ( e da scontarsi tutta ) correlata al reato.

      Elimina
  3. Sono concorde ma questo era completamente fuori di testa

    RispondiElimina
  4. Renato
    Cmq c'èa dire che qua si riporta qualsiasi fatto di cronaca e tutti sanno (via quotidiani, tg, internet, ecc.). Dall'altra parte del bloqueo, secondo me, ne succedono almeno altrettanti, ma non si sa mai niente, al di fuori di rare notizie sul Granma o comentarios del barrio...

    RispondiElimina
  5. Ciao Renato benvenuto
    Questo vale per quando siamo qua'. Quando siamo la non scappa. nulla. Il fatto della ragazzina di Bayamo l 'ho saputo ben prima che arrivasse qua.

    RispondiElimina
  6. Stefano. Quando ci fu' l'incendio del benzinaio a Santiago, la mattina dopo su You Tube c'erano gia' 2 video.

    RispondiElimina
  7. Infatti anche la',oggi, e' difficile che certe notizie non escano

    RispondiElimina

  8. massimo gramellini

    Il 12 gennaio 2012 il vigile milanese Niccolò Savarino era di turno in un parcheggio della Bovisa quando un ladro di Suv lo travolse, trascinandolo sull’asfalto per duecento metri: una morte orribile. L’assassino fu fermato in Ungheria, ma solo dopo lunghe indagini si conobbe la sua reale identità. Remi Nikolic, nato in carcere da una detenuta. Il tribunale dei minorenni (all’epoca dei fatti non aveva ancora 18 anni) gli ha quasi dimezzato la pena - da 26 a 15 anni - riconoscendogli le attenuanti generiche con questa motivazione: la sua unica scuola di vita sono stati i delinquenti fra i quali è cresciuto.



    A me sembra una sentenza ipocrita e pericolosa. Mentre la mano civile dello Stato frappone mille ostacoli all’inserimento dei piccoli rom (sono note, nella stessa Milano, le peripezie delle eroiche maestre di via Rubattino per garantire la scuola ai bambini di quella comunità), la mano giudiziaria trasforma quel fallimento sociale in attenuante: un bel modo per sciacquarsi la coscienza, contrapponendo ingiustizia a ingiustizia. Ma si tratta anche di un precedente pericoloso: adesso qualsiasi persona cresciuta in un ambiente disagiato, e Dio sa quante ne sta producendo la crisi, potrà pretendere un analogo sconto di pena. Questa retorica vittimista, che tutto è tranne che la virtù dei buoni, darà purtroppo voce alle gole sguaiate dei razzisti e accrescerà il consenso sociale verso i dispregiatori delle minoranze, sempre più identificate come destinatarie di trattamenti privilegiati, in una guerra fra poveri che è il vero incubo da scongiurare.

    RispondiElimina