venerdì 3 maggio 2013

PALADAR

 

Un altra opzione, percorribile, per cercare di mettere su' un negocio a Cuba e' quella di aprire un paladar.
Qua' pero' le cose, rispetto alle opzioni dei giorni precedenti, cambiano e non di poco.
L'investimento e' simile a quello che si spenderebbe per mettere su' una casa de renta di livello, forse un po' di piu' ,dipende dal come si vuole fare la cucina.
Mentre por criar puercos si puo' mettere un uomo di fiducia, per la casa de renta puo' andare bene anche la suegra, qua' invece ci vogliamo proprio noi.
Occorre trasferirsi in pianta stabile a Cuba.
Intanto perche' rispetto ai due esempi precedenti, qua' valgono le regole di mercato che imperano in ogni parte del mondo, in questo caso siamo noi che dobbiamo spiegarle a loro.
Quindi la scelta va' fatta se ci si vuole trasferire in pianta stabile, a meno che non ci si metta in societa' con un altro paisa', in questo caso potrebbero bastare 7/8 mesi.
Da quello che ho visto...a Tunas...le societa' con questa finalita' hanno vita breve....
Fare da mangiare e' una prerogativa italiana, non sto' a spiegare le ragioni, siete italiani anche voi e lo sapete bene.
A mio avviso, un paladar a Cuba, deve comprendere entrambe le cucine, quella italiana e quella cubana.
E' cio' che, inutilmente, spiego ogni volta al mio amico Franco titolare del paladar La Romana di Las Tunas.
Solo ed esclusivamente cucina italiana, pochi piatti e clientela quasi esclusivamente tricolore.
Oggi a Tunas (immaginiamoci a La Habana, Santiago, Holguin,Camaguey ecc) c'e' una classe sociale cubana perfettamente in grado, almeno una volta la settimana, di portare fuori la famiglia a cena, spendendo 10 cuc a testa.
Il cubano si sa', dagli il loro cibo, e non se ne parla piu'.
Avrete provato ad invitare, a Cuba, gente al vostro desco provando a fare prelibati manicaretti italiani?
Tempo sprecato, non apprezzano, dategli il loro congri', il platano, el puerco e mangiano fino a strozzarsi.
Evitare di fare comida cubana in un paladar a Cuba e' il miglior modo per vedere la propria clientela ridursi del 70-80%.
Anche perche' se andiamo a mangiare con una fanciulla, noi mangiamo bene italiano e lei no, state pur tranquilli che la stessa ci rompera' i coglioni, la sera successiva, per andare a mangiare da una altra parte a lo cubano.
Sappiamo bene che il bollo tira piu' che una guagua con motore Mercedes.  
Quindi doppia cucina italiana e cubana.
Noi dobbiamo, al limite, dare qualche dritta al cuoco ma il nostro posto non e' in cucina ma in sala.
Il piu' vicino possibile alla cassa.
Il paladar e' un attivita' che ogni giorno da' dinero ed ogni giorno NOI  dobbiamo essere li' a raccoglierlo.
NOI, non la moglie, la suegra, il primo o il sobrino.
Questa e' una delle ragioni per cui dobbiamo per forza esser la'.
Ovviamente un ristorante gestito da un italiano deve dare spazio all'italianita'.
La pasta dovrebbe essere Barilla, il parmigiano deve essere presente e con lui altri prodotti italiani.
Questo pur conoscendo bene le difficolta' ed i costi per fare arrivare la' la merce.
Si possono applicare prezzi differenti per le 2 comide, quella cubana in linea coi prezzi correnti, quella italiana piu' cara.
Lo so che pagare 5 cuc uno spaghetto pomodoro e basilico e' tanto ma siamo pur sempre a Cuba, in un ristorante italiano.
Non tutti possono cucinare a casa, magari 2 spaghi fatti bene dopo settimane di tamal possono anche fare piacere.
Avere un paladar a Cuba da' tanto lavoro, al mattino non e' che, come in Italia, i fornitori ti portano tutto al ristorante.
La' devi uscire, cominciare a girare per mercati e tiendas nella speranza di trovare quello che cerchi.
Cosa per nulla certa.
Se si lavora bene, avendo un po' di culo e si azzecca il negocio, il guadagno puo' essere rilevante
Avere 7/8 tavolini pieno tutte le sere e' un bel viaggiare.
Lo vedo al Rio Chico a Tunas.
Tocca andare in manicomio col personale pero' con un po' di pazienza anche questo problema si puo' risolvere.           
            

13 commenti:

  1. Troppi soldi, troppo rischio e troppo lavoro.
    Non fa' per me. El Loco

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  2. Senza dubbio e' un bell'impegno, ma se funziona puo' dare del bel grano.

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  3. commento che non c'entra con il post: ho una pesante delusione in corso e chi l'ha provocata sta scorrazzando per Cuba. Peccato che ci sia brutto tempo, peccato peccatissimo.

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    1. Bimba mia....sei un filino criptica....

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    2. Lo so zione. Ti dico solo tre parole: Companera de viaje.
      Adesso dovresti aver capito...

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    3. Esticazzi. Con tutto il rispetto per i cazzi.

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  4. andare a cuba, per trovarsi con i soliti problemi che hai in italia ? no no, non fa per me, preferisco piantare 2 pomodori nella finca :-) , comunque interessante articolo,ben spiegato e con degli ottimi suggerimenti grande aston

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  5. Ciao Federico.
    Sono abbastanza della tua idea, e' un settore che mi interessa come....cliente.
    In un futuro, con qualche socio giusto...chissa'.

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  6. so che non si poteva far entrare motori nella Isola, ci sono state novita' ultimamente? vorrei poter far giungere alla finquita in acquisizione qualcosa a scoppio.... se qualcuno potesse indirizzarmi...grazie
    tomahawk

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  7. Ho sempre pensato che il pesce sia un alimento pochissimo valorizzato, in una isola come Cuba.
    Il post è come sempre piazzato su basi realistiche, ma bisogna andare oltre il solito cliché dell'italiano all'estero che apre il ristorante. Cioè, girando per il mondo quanti ne hai conosciuti?
    Inoltre è assolutamente imprescindibile che ci sia il titolare dietro la cassa, a controllare quello che entra e esce. Anche per la merce.

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  8. I miei post sono sempre terra terra, poco spazio per Pindaro.
    Cose pratiche, fatti non pugnette.
    Parlando di Cuba c'e' gia' troppa gente che prende il volo facilmente, e' bene restare coi piedi per terra.
    Ne ho conosciuti parecchi di italiani che hanno aperto ristoranti in giro per il mondo, anche nei posti piu' insoliti.

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  9. Ah, va anche detto che in ogni cucina seria non può mancare la Reina! E' la lavadora rusa delle pentole.
    Sicurezza zero, ma ci schiaffi dentro anche un copertone di una guagua, e lei te lo ablanda. Non può mancare nemmeno nella cucina di un pa'ladrar.

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