venerdì 10 maggio 2013

UNA RAZZA DIVERSA

 

Mercoledì sera, durante il minuto di silenzio in memoria di Andreotti, la curva Primavera del Toro non ha fischiato, non ha insultato, non ha odiato nessuno.  
Ha esposto centinaia di foto di due eroi veri, Falcone e Borsellino.  

Oggi sono piuttosto orgoglioso di essere tifoso granata (e cittadino italiano).  

MASSIMO GRAMELLINI

5 commenti:

  1. Bene, io c'ero quella sera e mai 20 euro sono stati spesi cosi inutilmente, tranne per quella dimostrazione anti-mafia prodotta in curva primavera, e vi assicuro che al contrario di quello che si dice, TUTTI fischiavano e ululavano contro il minuto di silenzio in ricordo di andreotti, quello che mi dispiace è che il minuto di silenzio era dedicato anche alle vittime del porto di genova, che purtroppo non sono state onorate come di doveva....peccato....

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  2. ciao Fratello Granata il minuto per il mafioso é stata una vergogna tutta italiana

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  3. Bel gesto, Complimenti. Marco

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  4. Quando dico che non siamo tifosi di calcio, ma parte integrante di una leggenda, mi riferisco anche a gesti come questo.

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  5. Si è incrinato il rapporto tra Ventura e il tifo granata. La marea, l’altamarea di fischi e insulti rivolti al Toro durante e subito dopo il pareggio di plastica con il Genoa, col tempo è destinata a ritirarsi ma, fatalmente, non tutto potrà essere come prima. Lo tsunami emotivo dei 90 minuti con il Genoa ha toccato le corde più intime di chi frequenta la Maratona e non solo. Di chi, per rispetto dell’etica al limite del masochismo, a un certo punto mercoledì sera ha provato il desiderio nascosto di sperare nel vantaggio del Palermo sull’Udinese. Per stravolgere qualcosa che oggettivamente non gli era mai capitata di vedere con gente in campo vestita color granata. Perché i torinisti più che un popolo sono una gens , una razza particolare. Così particolare da non avere come mantra scolpito nella mente, “l’unica cosa che conta è vincere”. La gens granata ha altre priorità, possiede una scala di valori sempre più rara. E allora mentre il mondo per guadagnare tempo si affida ad avveniristiche scale mobili, quelli del Toro piuttosto rischiano il menisco usurato ma alla loro scala a chioccioli con pioli in legno non rinuncerrebbero mai...

    DNA UNICO E’ un Dna particolare quello del Toro e di chi tifa per una squadra che sai già che vincerà meno volte di quanto invece perderà e, spesso, dovrà sudare anche per i pareggi. Una fede più integralista di altre, quella granata. Il problema non sta, come si diceva, nell’imporsi. Ma nel misurarsi, sempre, a testa alta. Guardando l’avversario negli occhi anche se sai che è più forte di te. Ed è per questo, anche per questo, che il rapporto tra Ventura e i tifosi granata si era sviluppato su basi solide. Perché, soprattutto in serie A, dopo averla conquistata con una promozione meritata, il Torino ha-aveva praticamente sempre giocato per vincere, contro chiunque e su qualsiasi campo. A eccezione della sfida interna col Palermo, dove un misto di svogliatezza e presunzione risultò una sorta di potente sonnifero per gli spettatori, il Toro si è-era espresso da toro, quindi caricando a testa bassa, senza alleggerire l’inerzia a seconda dell’avversario. Proprio come l’animale dalle corna affilate che attacca con l’istinto, senza farsi domare dalla ragione.

    ROTTO L’INCANTESIMO Il problema è che contro il Genoa, nella partita che, se vinta con coraggio davanti a un pubblico caldissimo e ansioso di rivedere il proprio Toro imporsi dopo oltre 50 giorni di astinenza, avrebbe regalato la salvezza piena, è andato in scena l’anti Toro. Ovvero con uno spirito opposto a quello atteso dai circa ventimila tifosi che avevano sborsato diversi biglietti da dieci euro. Il fatto che si sia rotto l’incantesimo tra il tecnico e la tifoseria lo dimostra il fatto che ieri, nel nostro sondaggio lanciato su tuttosport.com , nonostante il traguardo della salvezza centrato al 90%, la fetta di coloro che rivorrebbero Ventura sulla panchina del Torino anche nel prossimo anno si è assottigliata. E così si viaggia intorno al 70%. Che non è poco, certo, ma testimonia come ci sia stata una inversione di tendenza, figlia anche dei risultati venuti sempre meno nelle ultime settimane. In cui il Toro, per esempio, ha ottenuto due punti in sette partite, diventando una delle difese più battute della serie A dopo aver a lungo primeggiato proprio in questo settore chiave per portare a casa risultati e soddisfazioni. Il Torino dopo il punto ottenuto facilmente con il Genoa, molto probabilmente si è salvato. Ma il conto è salato. E l’indirizzo a cui è stata spedita la fattura per pagarlo ha coordinate precise.

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