sabato 29 giugno 2013

CI LASCIANO I MIGLIORI

  E' morta Margherita Hack.   La signora delle stelle

C'è già chi parla di una stella in più in cielo, chi la immagina intenta a convincere Dio a diventare ateo: stanotte è morta, a Trieste, Margherita Hack. Aveva compiuto da pochi giorni, il 12 giugno, 91 anni.
Nata a Firenze, era considerata una delle astrofisiche italiane più importanti e una "madre nobile" della divulgazione scientifica in Italia. La Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia e ha dato un forte contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle. Hack era membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society.

8 commenti:

  1. L'intervista che segue, che pubblichiamo per gentile concessione della rivista "ExtraTorino" edita da EDT e diretta da Luca Iaccarino, è l'ultima rilasciata dall'astrofisica Margherita Hack scomparsa stamane a Trieste. Raccolta pochi giorni fa, uscirà nel numero di luglio di "ExtraTorino"

    Da piccola, nel parco del Bobolino a Firenze, saltava sui rami degli alberi. Anche quelli più alti, senza paura. Mentre gli altri bambini dimostravano qualche timore, lei stava lassù, più vicina possibile a quel cielo che ha studiato per una vita intera. Margherita Hack, astronoma e divulgatrice del sapere, ha affidato il racconto della propria vita all'autobiografia per parole e immagini "Il perché non lo so" (Sperling e Kupfer).

    Al telefono della sua casa di Trieste - dove ha deciso di vivere da quando nel 1964 vinse la cattedra di astronomia e fu chiamata a dirigere l'osservatorio cittadino - spiega in modo spiccio perché ha scelto di raccontarsi: "A domanda si risponde, via. Dentro poi ci sono i fatti della mia vita, quelli che volevo raccontare".

    Margherita Hack, nella sua vita emergono una costante libertà di pensiero e una gran voglia di fare.
    "Mi piace la libertà e mi è sempre piaciuta di più l'azione. Mi diverto anche a scrivere: di astrofisica, ma non solo".

    In gioventù è stata un'atleta di buon livello nei salti, in lungo e in alto. Quale ruolo ha avuto la pratica sportiva?
    "È stata molto importante, soprattutto dal 1940 al 1945. In quel periodo ho vinto per tre volte i Littoriali, i campionati universitari durante il fascismo, e sono arrivata terza in due edizioni dei campionati assoluti. Ma il mio allenamento è sempre stato di tipo casereccio. Avrei potuto fare molto di più e limare i tanti difetti.
    Ad esempio nel salto in alto staccavo troppo presto e arrivavo all'asticella già in parabola discendente.
    Un giorno, l'allenatore della nazionale di atletica venne al centro della società Giglio Rosso di Firenze e mi fece ripetere lo stesso movimento di salto per un'ora per tentare di migliorare la tecnica".

    La bicicletta, invece, è stata la compagna di sempre?
    "La bicicletta è il senso stesso della libertà. È la possibilità di muoversi".

    Trieste e Firenze sono le due città che hanno segnato la sua vita.
    "Sono molto diverse tra di loro, anche per i ricordi che suscitano. Firenze rappresenta la mia giovinezza, gli studi, la famiglia: conosco ogni pietra di quella città. E ogni pietra mi racconta qualcosa. A Trieste cominciai a creare un istituto astronomico fino ad allora inesistente, fu l'inizio di un lavoro utile veramente. I loro cittadini sono molto diversi come carattere: il fiorentino l'è ridente, il triestino non comprende mai le nostre barzellette. Ma è molto gentile, educato. Civile. Forse più civile dei fiorentini".

    A proposito di civiltà, parlare di tutela dell'ambiente e disegnare un futuro green è molto di moda. Crede che riuscirà ad essere un impegno concreto della società civile futura?
    "Spero di sì, già si è migliorati molto. Ad esempio in Danimarca fanno il riciclo al 100% dell'immondizia e la riutilizzano per il riscaldamento, anziché produrre inquinamento".

    Per uno scienziato che cerca sempre le risposte, che effetto fa non sapere il perché di certe cose, come dichiara nella sua autobiografia?
    "Ma io mi riferisco soprattutto all'arte, non al mio lavoro. A me piace, ad esempio, la pittura dei primitivi come Giotto, mentre certa scultura come quella di Michelangelo non la capisco mica. Ma non so il perché".

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  2. All'osservatorio di Pino Torinese la sua voce racconta l'origine del mondo nella proiezione "Meraviglie dell'universo". Quanto conta saper divulgare il sapere?
    "Raccontare il sapere non deve essere una cosa barbosa, altrimenti ci si annoia tutti".

    Sulla Terra il buio non c'è più. L'astronomia è in fuga dall'uomo per poter continuare a studiare le stelle?
    "Ormai è inevitabile, se si vuole osservare il cielo dalla Terra. Tutti i grandi osservatori sono in luoghi remoti: sulle Ande, nel deserto dell'Arizona, in quello australiano. Nell'immagine della Terra dal cielo, l'Europa e l'America del Nord sono due grosse macchie luminose".

    Il progetto spaziale Mars One vuole creare una colonia permanente umana su Marte, selezionando i candidati più adatti mediante autocandidature a pagamento e una sorta di reality online. Andrà a buon fine?
    "Io credo che il progetto non abbia senso. Costerebbe enormemente, e non sarebbe particolarmente utile. Non c'è niente che un uomo possa fare di diverso, o meglio, su Marte rispetto a un robot, che costa una parte piccina di una spedizione umana".

    I robot migliori degli uomini per l'esplorazione di Marte. Su questo pianeta, invece, in che cosa l'uomo è migliore degli altri animali?
    "Per il cervello, che è molto più sviluppato e che gli ha permesso un salto di qualità enorme. E non si capisce bene il perché. Ma sicuramente è la sua forza e gli ha permesso di impadronirsi del pianeta".

    Ne ha fatto un buon uso?
    "In qualche momento sì. In gran parte se n'è servito per perpetrare violenza e arrivare ad essere dominante".

    Scienza e comunità virtuale, un connubio che funziona?
    "Sì, ed è molto importante, perché ormai la scienza è un'impresa collettiva. Non c'è più la scoperta dell'uomo isolato. Si lavora di equipe, ci vogliono forti mezzi economici, serve parlare e discutere insieme. Skype, ad esempio, è ideale per comunicare".

    C'è sempre grande polemica attorno a temi come gli organismi geneticamente modificati e l'ingegneria genetica. Lei che ne pensa?
    "Gli esperimenti son da fare. Alcuni potranno essere pericolosi, altri si riveleranno estremamente utili. Da sempre nella scienza si va per tentativi. Bisogna provare e ritentare per ottenere dei risultati".

    Sostiene, oltre alla petizione contro la vivisezione, anche le proposte di legge di iniziativa popolare sul rifiuto di trattamenti sanitari e per la liceità dell'eutanasia. Perché?
    "Bisogna fare una legge sul testamento biologico. Un essere umano nelle condizioni di ragionare, intendere e volere deve poter scegliere di non essere sottoposto ad accanimento terapeutico. Soprattutto, se questo viene fatto in nome del fatto che la vita viene vista come un dono di Dio. Lo sarà per chi ci crede. La vita è nostra".

    La convince Beppe Grillo nella politica italiana?
    "Grillo si comporta da grullo. Mi ricorda L'Uomo Qualunque del '45. Dice che va tutto male, ma non fa nulla per rimediare. Poteva fare un governo forte con tutti i voti che ha preso, invece non fa che urlare".

    E del premier Letta che cosa pensa?
    "Per ora se la cava. Gli auguro di riuscire a tenere in piedi un governo che faccia cose essenziali, come la nuova legge elettorale e politiche per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro".

    Si continua a parlare di quote rosa.
    "È un concetto nato come una necessità per vincere certi ritardi tradizionali. Può essere stato utile in partenza, ma ormai le donne sono in grado di occupare tutte le posizioni sociali. Le capacità ci sono. Molte di loro non sono abbastanza combattive per colpa dell'educazione che ricevono. Sarebbe bello che le donne crescessero senza complessi di inferiorità".

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  3. Lucida fino alla fine...grande come grande è il ricordo che lascia

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  4. “Ciao Marghe, come stai?”

    “E come vuoi che stia Fede, sono qua in gabbia. Non vogliono più che vada più in giro: ma io scappo. Anche perché la mia testa mica la puoi fermare”. Abbiamo riso insieme, pochi giorni fa al telefono, come mille altre volte. Anche se la voce era sempre più flebile. Il fiato più corto. Quel cuore impazzito ormai ingestibile da quando aveva scelto di non farsi operare, tempo fa, perché “Non voglio sfinire sotto i ferri per vivere qualche mese in più: non ne vale la pena. Preferisco morire sorridendo”.



    Con Margherita era impossibile non ridere, perché l’ironia era il suo approccio alla vita, un approccio rigoroso e spettinato, come amava definirlo lei.

    Ho avuto la fortuna di frequentare tanto la Marghe in questi anni, per lavoro e per piacere. Lunghe chiacchierate, per conoscere e far conoscere la sua storia, il suo pensiero, il suo sapere.



    Lei e la sue T-Shirt, sempre spiazzanti e sempre un po’ macchiate. Lei e i suoi pranzi a base di insalata, pomodori e gatti tra i piedi. Lei e il suo inseparabile bastone da passeggio e lo zainetto sulle spalle, gobba e tremolante, ma sempre in piedi. Sempre un passo avanti agli altri. Lei e i suoi libri, lei e la sua sfida infinita a spiegare i buchi neri ai bambini, lei e l’amore per lo sport, per la sua Fiorentina, la passione nascosta per “Un posto al sole”, l’odio per Berlusconi, le critiche alla Chiesa e l’amicizia vera e profonda con tanti preti di strada e di battaglia.



    Ricordare ora Margherita è tutto questo: è rivedere il suo amore, vero, profondo, inscalfibile per il marito Aldo. E’ la serenità con cui ti diceva che non voleva avere figli perché a lei i bambini piacevano, ma solo se erano bambini di altri, e che non si sentiva quindi in colpa nel sentirsi più attratta dai gatti. E’ il suo rispondere sempre al telefono, dare comunque sempre un appuntamento a chi glielo chiedeva, correre per convegni e presentazioni, fare prima della ricerca e poi della divulgazione una scelta di vita.



    “Sai qual è una cosa che proprio mi dà fastidio?” – mi diceva spesso – “Quando mi trattano come se fossi la Madonna, quando invece sono solo una donna. Invece mi fanno sembrare una santa, una reliquia: mi toccano, mi vogliono baciare, mi ringraziano per le cose più diverse. Non credi di aver fatto nulla di straordinario per meritarmi la loro dolcezza, men che meno la loro ammirazione. Ho fatto un lavoro serio, onesto, ma senza grandi clamori. Ho solo portato la mia pietruzza al mosaico della scienza, cercando la verità. Dicendo la verità”.



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  5. E poi c’era il tema della morte, che abbiamo sfiorato tantissime volte.

    Le chiedevo se lei, così innamorata della vita non la temesse. E lei, rideva, rideva sempre. “Non me ne frega niente della morte Federico. Fosse per me, camperei 1000 anni, ci sono ancora tante cose da scoprire: ma la morte non mi fa paura, mi basta andarmene senza troppe agonie, senza troppe sofferenze. Poi mica sparisco: mi trasformo in una molecola, e in un modo o nell’altro rimarrò ancora su questa terra. E sai una cosa? Non mi interessa nemmeno se sarò ricordata o meno: non sarà più un problema mio”.



    E poi via, c’era la scrollata di spalle, segno che era ora di non parlarne più, perché era un argomento inutile. La stessa scrollata di spalle con cui ti rispondeva a domande tipo “Perché non ti emozionano le stelle?”, “Perché non sei mai andata dalla parrucchiera?, “Perché non ti riposi un po’?”. Sarebbero mille gli aneddoti di questa straordinaria scienziata, che per farla arrabbiare bastava chiamarla nonna: “Ma quale nonna e nonna, dentro mi sento una giovincella io”.



    In queste settimane stavamo iniziando a lavorare ad un nuovo progetto insieme: le avevo chiesto di scegliere le 50 parole che avrebbe voluto lasciare come testamento e darmi di ognuna una sua piccola definizione. 50 parole per raccontarsi, ma 50 parole che fossero stimoli e pungolo per i giovani. La divertiva molto questa cosa. E per ora me ne aveva scelte due: “Fiorentina: l’unica fede possibile” e “Ricerca: non accontentarsi di quello che si sa, non farsi spaventare da quello che si sa”.



    Ci mancherà Margherita, che non ha mai avuto paura della morte perché non ha mai avuto paura di vivere.

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