sabato 20 luglio 2013

EH GIA'...

 

Temba è una parola di nuovo conio, indica l'over fifty, quello che da noi era una volta il «matusa». Senza però intenti denigratori. I temba, soprattutto se stranieri, a Cuba se la passano benissimo: esistono persino le «disco-temba» che, tenendo conto delle esigenze dell'età, aprono di pomeriggio. Il temba straniero è sinonimo di conto in banca e di libertà. Trovarsi un temba, o una temba, europeo o americano, per i giovani di Cuba, vuol dire nel meno fortunato dei casi fare il pieno di dollari in cambio di qualche giorno di passione, nel migliore farsi sposare, sistemarsi per la vita, evadere dall'isola che, fra le ultime spiagge del comunismo, ancora non sa non tenere prigioniera la sua popolazione. Lo chiamano «turismo sessuale», ma nel caso di Cuba è coniugato in chiave fortemente romantica e vede protagoniste, sempre più agguerrite, le donne. «Quattro anni fa, ne avevo 42, stavo malissimo» racconta Rossella, fisioterapista fiorentina, incontrata nel caffè della Casa della musica, a Trinidad, dove risuona la salsa migliore dell'isola. «Avevo chiuso una complicata storia sentimentale. Mi sembrava impossibile trovare un nuovo compagno. Una mia amica, che viene qui tutte le estati, mi ha portato con sé.
Sapevo che a Cuba ci andava per spassarsela con i neri e non volevo imitarla. Beh, dopo, ho cambiato idea. Non ho trovato solo sesso, ho trovato l'amore. Ora anch'io torno a Cuba due volte l'anno».
L'«amore» si chiama José, mulatto trentenne che sorride al suo fianco e insegna arti marziali ai bambini. Appena risolti gli ultimi problemi burocratici si sposeranno e lui potrà stabilirsi in Italia (i matrimoni fra italiani e cubani sono due-tre al giorno; il 70 per cento finisce in divorzio). La piccola ambasciata italiana all'Avana è quasi paralizzata dal lavoro che questi affaires sentimentali comportano.
José, finché non ha incontrato Rossella, era un «jinetero» come tanti, non esattamente un gigolò, attenzione, un cuban lover, semmai, come i nostri latin lover di una volta, uno degli sfaccendati ragazzi habaneri che vanno in giro per la città rimorchiando le straniere, aspettandosi che gli si paghi un daiquiri, magari, e l'ingresso in discoteca.
Uno come Alejandro, venticinquenne dalla pelle scurissima che sembra appena uscito dalle pagine di Vogue e che infatti fa l'indossatore a Varadero. Mi si è parato davanti nella calle Obispo a l'Habana Vieja dicendo: «La sai la notizia del giorno? C'è il più bel concerto del mondo stasera al Sevilla, ci andiamo insieme?». Parla italiano, «imparato dalle mie amiche italiane, le donne più affascinanti della Terra» sostiene cavallerescamente. Le ferma per strada «con un complimento carino o chiedendo fuoco per la sigaretta, e da cosa nasce cosa».
Cosa nasce, Alejandro? Lui ride: «Amicizia. Amore». Ma non pensate ad altro voi cubani? Adesso Alejandro quasi si scandalizza: «Perché, cosa c'è di più bello dell'amore?».
Ecco il punto: «Gli uomini cubani sono dei veri artisti dell'amore» analizza Loredana Scippa, un'ex commercialista romana che vive nell'isola da una decina d'anni. «E sono anche i più infedeli del pianeta, chiedilo alle loro donne. L'uomo cubano si fa un punto d'onore di corteggiare qualsiasi essere di sesso femminile e, sai come si dice qui?, una bottarella non la si nega nemmeno alla nonna. Soprattutto se è una nonna straniera, per definizione piena di dollari».
Siamo al Floridita, il leggendario bar frequentato da Ernest Hemingway (c'è ancora il suo sgabello) e Luis, il barman che l'ha conosciuto, conferma: «Far innamorare una donna: il gioco più bello che ci sia».
«Sono ballerini meravigliosi» continua Loredana «ti rimbambiscono di complimenti, cominciano a dirti che sei bellissima e giù con “te amo”, “te quiero”, sei la donna “de mi vida”, fanno l'amore a suon di bolero... insomma tutta una giostra irresistibile per tante povere turiste che un simile fuoco di fila di attenzione maschile o non l'hanno mai conosciuto o l'avevano messo in soffitta con l'arrivo della menopausa».
Le notti dell'Avana fanno il resto, con il mare che s'infrange lungo il muretto del Malecón, l'erotismo dei ritmi afro onnipresenti e i «Besame mucho» soffiati nelle orecchie.
Raffaella Fortunato, tour operator di un'agenzia napoletana specializzata su Cuba, vende così il suo prodotto: «È un paese caldo in tutti i sensi, dove fare amicizia è facilissimo e ogni sera trovi almeno una persona interessante. Gli uomini sono carini e sempre gentili.
Hanno un'estrema eleganza. Persino quelli che avvicinano le straniere solo per soldi non mortificano mai le donne». E tanto fascino attira anche le più giovani.
Emanuela, parrucchiera romana di 29 anni, non nega di scegliere Cuba come meta di vacanza per motivi in primo luogo sessuali e perché «mi piace ballare». Dice francamente: «Adoro il Las Vegas, El Gato Tuerto, El Boemio dove senti la musica più strepitosa del mondo e puoi ballare con cavalieri favolosi. A Roma frequento una scuola di danza e all'Avana mi diverto da pazzi. Per non dire del sesso: mi chiedo come faccia una donna, dopo aver provato a far l'amore con un nero, ad accontentarsi dei suoi connazionali bianchi».
Bellezza e qualità amatorie superiori sono dunque il motivo dell'incremento del turismo sessuale femminile verso i Caraibi, cominciato a livello di massa nello scorso decennio e dovuto alla crescente indipendenza, economica e sociale, delle donne.
Ma non solo, secondo il giornalista Aldo Garzia, autore dell'utile manuale C come Cuba: «Questo non basterebbe a spiegare il passaggio dall'avventura alle turbinose storie d'amore. Credo che per una donna sia inebriante l'insieme di machismo e desiderio di conquista dell'uomo cubano: un linguaggio antico che gli occidentali non conoscono più.
Così come l'uomo occidentale trova nella donna cubana quegli elementi di dedizione e femminilità sottomessa che nella nostra realtà sono un sogno perduto.
Solo che per noi il matrimonio è ancora un assoluto; loro, educati nella rivoluzione, attribuiscono alla relazione con l'altro un valore relativo (a Cuba si divorzia in 15 giorni).
E anche quanto alla facilità dello scambio sesso-denaro, non si tratta di prostituzione organizzata, ma della libertà di costumi di un popolo che con la religione ha un rapporto magico primitivo».
Intorno al ragazzo/ragazza che offre amore in cambio di un regalo, un invito a cena o una specie di adozione, c'è tutto un sistema familiare che spinge in questo senso, perché spesso «il pollo» catturato diventa una specie di zio (o zia) d'America a cui si ricorrerà per risolvere i problemi economici di tutto un gruppo parentale. Ma se Fidel Castro ha dato un giro di vite alla spavalderia di jineteras e jineteros, nella vicina Giamaica la libertà d'azione dei gigolò è totale e apprezzata soprattutto da signore, nell'ordine, britanniche, tedesche, svizzere e italiane. Si tratta di donne che vanno al sodo e non hanno bisogno di essere sedotte per concedersi il lusso di pagarsi un uomo. In genere agli alberghi, dove è vietato introdurre i locali, viene preferita la casa privata e il ragazzo mette subito le cose in chiaro: prima prestazione gratis, poi tariffe variabili, che possono essere anche molto salate. Senza contare la pressione sullo shopping che ogni bravo rasta-in-affitto riesce a esercitare. Non che l'uomo della Giamaica non abbia anche lui i suoi atout romantici. Passeggiando lungo le spiagge di Negril è facile vedere, sotto le palme, grosse matrone dalla pelle lattea prese in affettuosi conversari con fanciulloni dagli interminabili capelli impiastricciati.
E c'è anche chi si fa raggirare. Come l'americana Julie Redcross, ora lettrice di tarocchi a Montego Bay, che uno di quei gigolò lo ha sposato. «Beveva e mi picchiava» racconta. «Mi ha mollata per una mia amica lasciandomi i suoi figli da allevare. Suoi, non miei, capito?». Ma perché, Julie, te lo sei sposato? «Beh, come perché? Ma tu lo sai come fanno l'amore i giamaicani?». 


DA PANORAMA E GENTE DI CUBA

6 commenti:

  1. Se tutte la pensassero come Emanuela noi blanquitos dovremmo riconvertirci in maricones..........c'aveva ragione il Blasco :-) ,ma sarà la macchina che c'han che conta ?

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  2. La cosa divertente è che qualcuna di queste Madonne ogni tanto pontifica in noti spazi virtuali. . .

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  3. Storie antiche ma sempre attuali. Marco

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  4. Guarda queste balde compatriote le ritrovo ad ogni viaggio.

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  5. Pensare che negli anni 60/70 erano i nostri bagnini della riviera romagnola, per le signorine e non del nord Europa, il loro sogno erotico. Cambiano i tempi, o meglio la voglia di riscatto sociale- chiamiamola così- si sposta di latitudine, sempre più a sud.
    Divertente articolo, molto vero. Comunque a me queste donne piacciono, sincere e disinvolte.

    A.B.

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  6. Se lo facciamo noi non vedo ragioni perché non lo possano fare loro. Basta poi che non vengano a scassare i maroni

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