venerdì 12 luglio 2013

LE ZAVORRE

 

Come riportano i maggiori organi di informazione cubani e non, in linea con le indicazioni delle riforme messe in atto da Raul, si sta' iniziando a dare in gestione ai privati ristoranti e cafeterie statali.
Un importante passo avanti, fatto pero' con troppi balzelli a carico di chi sceglie di mettersi en questa pesadilla.
Intanto la precedenza va' a chi gia' sta' lavorando in quei ristoranti.
Quindi, se vogliamo, esiste una corsia preferenziale che taglia fuori gli altri cubani e gli stranieri con Residenza Permanente.
Questo ufficialmente, perche', volendo, la maniera di bagnare il becco la si trova.
Lo stato consegna al novello imprenditore i locali dopo una sommaria aggiustatina, chiunque volesse poi fare un qualcosa con un minimo di gusto, dovra' investire per dare alla nuova attivita' un attrattiva accattivante.
Quindi occorre dinero da investire per i lavori.
Ovviamente affitto, luce e tutte le utenze a carico del nuovo proprietatrio.
Il nuovo proprietario non puo' cambiare destinazione d'uso, se e' un ristorante deve rimanere un ristorante, anche se le cose non vanno bene.
In piu', chi subentra, ha l'obbligo di mantenere in organico tutto il personale presente al momento del passaggio di consegne.
Questo e' il primo vero punto nero della questione.
Sappiamo bene che, nei ristoranti, statali bivacca non meno del triplo del personale necessario.
Quindi oltre a spendere per mettere a posto i locali, si e' obbligati a mantenere in organico tutta la banda dei fancazzisti.
Ovviamente a cifre differenti rispetto a quanto pagava lo stato, a Las Tunas una cameriera di un paladar prende 50/75 pesos al giorno, un cocinero dai 150 cuc al mese in su.
In piu', anche volendo dare al locale un taglio differente dai mille che gia' esistono, si e' costretti a acquistare tutto dallo stato.
Se voglio la cerveza devo dare la Cristall o la Bucanero perche' la Peroni non me la fanno arrivare, se riesco ad averla, la pago un botto a causa dei dazi doganali.
Stesso discorso per altri prodotti tipicamente italiani, parmigiano e mezzarella, giusto per fare un esempio.
Quindi, ricapitolando; precedenza ai lavoratori gia' del settore, obbligo di mantenere il personale esistente e limitazioni nel poter accedere a prodotti che darebbero un carattere particolare al mio locale.
Un' imprenditore al rischio d'impresa c'e' abituato, ma qua' mi pare che siamo ben al di la' di un rischio ragionevole.
Se le regole restno queste, al momento, la cosa, almeno a mio parere, non e' fattibile.
Non puo' esistere che io metto il grano, e lo stato mi tratta come se fossi un suo dipendente, dettandomi regole che si rivelerebbero una zavorra insopportabile per lo sviluppo della mia attivita'

10 commenti:

  1. Tanto vale aprirsi un ristorante per conto proprio.

    All'Avana c'è un tizio che ha aperto una specie di fast food, La Pachanga, stile quelli nostri. Con mentalità imprenditoriale corretta, ha creato anche un marchio appetibile ai bambini.
    Se passate per l'avana, fateci un salto, sta al vedado in calle 28 (mi pare).

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  2. Si ma ha fatto come voleva lui non come vuole la stato

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  3. Non mi sembra un grande affare. Her

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  4. Con queste zavorre neanche a me

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  5. Per ora stanno cedendo solo piccole cose, e nel campo, quindi c'è ancora tempo prima di vedere medie strutture date ai privati. Per il discorso personale, ora non devono avere più di 5 persone, solo queste sono cedibili. Con le nuove cooperative appena costituite il personale lo si può inquadrare con questa formula. La circolare comunque non parla che bisogna mantenere lo stesso personale e neanche il numero . La destinazione d' uso poi è una cosa aleatoria, perchè le "patenti" hanno larghissime possibilità. Per avere altri prodotti, alla fine in locali in Moneda nacional, che sono sostanzialmente per i cubani, i quali mangiare mozzarella o bere birra Peroni interessa poco. Se poi si ha ristorante, c'è sempre il libero mercato, che ora non ha nessun paletto per acquistare merce dai privati, parlo di alimentare.
    Comunque per ora è arrivata solo la circolare sui tavoli di Gastronomia & Commercio, ente che gestirà tutti i passaggi, quindi mancando ancora le direttive è presto per trarne conclusioni.

    Poi bisogna ricordare che lo Stato è sempre l' attore principale come ci spiega anche Murillo, quindi è chiaro che il grossista è lo Stato, ma se pensiamo che per esempio Alimport, rifornisce gran parte delle strutture turistiche, anche di altissimo livello, credo che la roba non manca, basta pagarla come in ogni parte del mondo.

    Per le strutture totalmente private, è altro discorso. Carlito, la paladar che tu parli, sai dove va a comprare la roba? Non credere che sia così facile come pensi.
    Le Paladar, forse non sapete sono in mano a poca gente, che le apre e poi le da in gestione. Queste persone si fanno pagare un affitto profumato, e fungono anche da "grossisti" e se non sei dentro a questo giro, e tu ne apri una, facilmente sei destinato al fallimento. Di queste cose a Cuba se ne parla poco, tutti dicono di essere i padroni ma le cose non stanno così. Come sempre Cuba riserva grandi sorprese.

    A.B.





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    1. Non so dove prendono la roba e la cosa mi ha sempre incuriosito molto. E in questo locale il picadillo va via che è una bellezza, sarebbe molto interessante sapere la provenienza. Per essere buono è buono, per dire: non è quella merda di cartone pressato e strutto fritto che danno nei fast food normalmente.

      Del discorso delle proprietà dei paladar non saprei che dire. Mi sembra però strano che se apro un localetto dentro casa mia, la proprietà sia di altri. Anche la pachanga è stata aperta dentro casa del padrone.

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    2. Se apri a casa tua la proprietà dovrebbe essere certa

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  6. Più che altro cercavo di vedere la cosa in un ottica interessante per alcuni di noi. Non per me. Non è il mio campo

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  7. da Mario sono daccordo con anonimo A.B. in pieno e c'è sempre come dice lui "cuba riserva grandi sorprese"....... è vero anche quello che dice spesso Aston "fatti e non pugnette" bisogna trovare un equilibrio che non sempre è possibile e raccontarsela giusta.......sempre interessanti le discoussioni...buona domenica a tutti.

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  8. Fatti, non pugnette e, affiungo, mai nessun rimpianto

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