lunedì 19 agosto 2013

2018

 

La data e' fissata.
Duemiladiciotto.
In quella data, sempre che le tempistiche vengano rispettate, ci sara' la fine della dinastia dei Castro a Cuba.
Sono finiti i fratelli, non c'e' piu' nessun consanguineo a cui passare il testimone.
A quel punto gli scenari possono essere migliaia, ognuno di noi si domanda cosa accadra' dopo, ognuno e' in diritto di dare una sua interpretazione di cio' che avverra' in quel momento.
C'e' chi prefigura uno sbarco in massa degli americani, chi crede che ci si avviera' verso uno scenario cinese, chi invece pensa a differenti strade.
Se fossi un'indovino conoscendo oggi cio' che avverra', che vecchiaia che passerei...
Molti sono frenati, nella loro voglia di muoversi a Cuba, proprio da questa incertezza sul futuro, il rischio e' di muoversi, oggi, all'interno di regole, che, fra qualche anno, potrebbero non essere piu' valide.
La caduta della Revolucion era gia' stata pronosticata da los gusanos de Miami e da qualche nostrano vecchio rimbambito, in odore di cassa d'acero, sin dai tempi del crollo del blocco socialista.
Si riteneva che chiuso qual rubinetto Cuba non sarebbe sopravvissuta.
Invece Fidel, dopo la visita di Gorbaciov, si accorse subito di avere a che fare con un totale idiota, apparve alla televisione avvisando il popolo che era in arrivo un periodo especial.
Cosi' Cuba ha resistito.
Poi c'e' stata la sua malattia, molti, li stessi di prima, erano sicuri che, uscito dal potere lui, la cosa si sarebbe risolta in pochi giorni.
Sono passati anni, e' salito al potere Raul e Cuba, pun avviandosi, ai suoi ritrmi e coi suoi tempi, verso un periodo di riforme, ha continuato sulla sua strada.
Pero' nel 2018 i Castro sono finiti.
Ero la' durante l'utlimo congresso, l'impressione che ne ho ricavato e' che Raul non ne avesse piu' tanto per i coglioni.
Probabilmente, in un contesto economico differente, avrebbe gia' passato di mano, ricordo che nel 2018 avra' l'eta' che, attualmente, ha il fratello.
La successione 'e preparata ma e' indubbio che piu' nulla sara' come prima.
I nuovi, o il delfino designato, e' gente che non ha fatto la Rivoluzione, gente che e' arrivata dove e' arrivata sgomitando e spingendo, esattamente come fa' ogni politico del mondo.
Un ordine dato ad un ministro o a un generale da Fidel o Raul non si discute perche' si tratta, appunto di Fidel e Raul, ma dopo chissa' se le cose saranno ancora cosi'?
C'e' da dire che oggi molti cubani possono uscire dal paese quando vogliono, vedendo come funzionano le cose nel resto del mondo, potrebbero capire e decidere che in fondo, nella Cuba attuale (sanita' ed istruzione gratuita, una serie di tutele sociali importanti) con qualche soldo in piu 'in tasca non si campa poi cosi' male.
C'e poi la variabile statunitense, il prossimo presidente potrebbe essere un repubblicano e la musica essere diversa da quella attuale.
Nessuno di noi ha la sfera di cristallo possiamo solo aspettare e prepararci ad una Cuba comunque differente rispetto a quella che abbiamo amato e conosciuto.

27 commenti:

  1. Aston, come direbbe Nanni Moretti, le parole sono importanti. Iniziamo nel dire che già nel 1986 le cose tra URSS e CUBA erano cambiate, poi bisogna metterci nel mezzo l' ultima battaglia in Angola Cuito Cuanavale, che nel incontro che tu ricordi tra Gorbaciov e Fidel, si parlò proprio che URSS non intendeva pagare nulla per quella battaglia, e qui inizia il periodo speciale. Come vedi le dinamiche sono un po' diverse e complicate da come vengono raccontate. Fidel nel suo ultimo scritto il giorno del suo compleanno qualcosa fa intendere - meglio tardi che mai- .
    Che non ci siano più Castro dopo l' eventuale uscita di Raul ho qualche dubbio, c'è il figlio di Raul che è un potente generale e molto influente che sta aspettando.
    Comunque io credo che non cambia nulla, già ora lo Stato funziona con i burocrati, vedi Murillo e Canel. L' apparato funziona anche senza i senza i Castro, quindi cambierà molto poco vedi Cina senza Mao.

    A.B

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  2. Fidel ha sempre avuto la vista lunga. Aveva intuito il crollo ben prima che accadesse. Il resto sono solo conseguenze

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    1. Diciamo che la vista lunga, era conseguenza del abbassamento da parte del URSS già di Andropov. nel acquisto dello zucchero a prezzi di favore. La costituzione di Novafin, nel 1989, poi aprì la vendita dello zucchero a tutto il mondo, e con la costituzione della Fincomext, in pieno periodo especial, Cuba si aprì al mercato mondiale. Se per vista lunga, tu intendi che sono passati 6 anni dal 1983 al 1989 per capire che le cose erano cambiate, forse la nota miopia del commandante ha creato qualche problema.

      A.B.

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  3. Era talmente miope che è sopravvissuto a 8 o 9 presidenti americani. Pensa se ci vedeva. . .

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  4. sono passati i tempi nei quali si poteva osservare la situazione di un Paese senza guradare cosa succedeva intorno...
    Mi spiego meglio: non credo che Cuba, ma del resto neanche l'Italia possa permettersi di decidere cambiamenti o non cambiamenti senza confrontarsi con il panorama mondiale o senza subirne i forti condizionamenti.... In Cuba negli ultimi anni si e' sfruttato il petrolio del Venezuela ma adessso a Mariel il porto commerciale nuovo per le grosse portacontainers lo stanno facendo i Brasiliani e quelli per farsi pagare si sono portati a casa uno dei piu' grossi zuccherifici cubani con tutta l'area intorno da sfruttare per l'alcool, mi sembra per 20 o 30 anni di usufrutto..... la stanno gia' svendendo l'isola...e la stanno svendendo a chiunque a patto che sia riconosciuta la apparente leadership e una qualche miglioria apparente per il pueblo.....
    Il cambiamento quindi e' gia' in corso e lo si potra' vedere da fuori delle stanze dei bottoni solo tra qualche anno.... anche il muro sembro' cadere all'improvviso ma erano alcuni anni che il processo era iniziato senza soluzione di continuita'.
    Anche gli Usa saranno costretti a scendere a patti per non perdere le chanches sull'isola..... Brasile, Messico,Canada Cina e adesso anche la Svizzera a cui si accoderanno francesi e tedeschi.... non stanno piu' a guardare...la crisi li ha obbligati a guardare tutte le possibilita' mondiali e il Bloqueo non fa paura piu' a nessuno dei grandi Gruppi.....
    sono l'unico a pensarla cosi'?

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    1. Corretto quello che scrivi. Il contratto con il Brasile è più complesso, non solo zucchero, anzi si parla di scarti dello zucchero per le biomasse, ma proprio una politica agricola fatta assieme, grandi gruppi brasiliani con lo stato cubano. Già moltissimi ha di terra nella zona di Camaguay sono sfruttati da società cubane, soprattutto per l' allevamento di bovini. Come giustamente ci racconti l' evento del BRICS è parte integrante allo sviluppo di Cuba, che secondo me non si farà attendere ancora per molto, con un vero boom economico che presto arriverà anche a Cuba, dopo molti paesi latinoamericani, primo fra tutti il Brasile, ma da non dimenticare il Cile, Panama, e altri piccoli paesi latini.

      Che Cuba sia un riferimento storico è anche vero, ma non di sicuro economico.

      A.B.

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    2. Il fatto che il Brasile sia ben inserito nei meccanismi industriali cubani e' un bene.
      Ricordiamoci pero' che Cuba, solitamente, non regala mai nulla.
      C'e' sempre un tornaconto

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  5. Un tempo l'america del centro e del sud era il cortile degli Usa,oggi Cuba è un riferimento per molti paesi. Detto ciò se arrivano benefici va bene anche qualche compromesso

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  6. Io credo che passerà tutto nelle mani del figlio...magari sarà un comunismo più "moderno", ma credo che alla fine sempre sotto le palle dei Castro dovranno stare.

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    1. Vedremo, l'idea di un Comunismo moderno mi piace.
      Il comunismo ha fatto molti errori ma ha meno di 100 anni, il capitalismo un migliaio...

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  7. Ci sarà un motivo..... :-)

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    1. Infatti siamo ben messi.. .
      Se avessimo dei figli è probabile che vorremmo qualche tutela sociale in più e un po' di liberismo in meno.
      Del Comunismo in salsa cubana parlerò nei prossimi giorni.

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    2. Nessun sistema funziona se chi comanda si frega i soldi.

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  8. per il versante Brasile, paese piu' corrotto al mondo e facile capire tante cose...agricoltura fatta assieme? assieme a chi? da una parte Mulninazionali brasiliane piene di soldi pubblici e dall'altra un paese ormai dinastico senza soldi......la strada che si sta percorrendo e' una ed e' chiara...pago due famiglie seppur allargate, per avere tanto....tutto....e quei pochi saranno apposto per molte generazioni....questo e' sempre successo nelle dittature, prima di terminare a volte bruscamente i figli ed i nipoti cercano di portare a casa soldi, licenze, concessioni e partecipazione ad utili futuri....
    A cuba si sta girando questo episodio....e ai cubani daranno un po' per volta e a caro prezzo...un po' di cuentapropistas con i mercati all'ingrosso gestiti da loro, un po' di internet a tariffe pazzesche, permessi di comprare case ma anche di venderle e quindi di mangiarsi quel poco....quando saremo ai grossi giri arriveranno anche le auto ma manca ancora molto perche' bisogna piazzare le concessioni...oliare gli ingranaggi....adesso risulta operativa solo quella della Kia e assegnata quella della mercedes...andate a vedere chi e' l'esclusivista Mercedes per l'Isola.....e come mai tanti mezzi dello stato sono di quella marca.....
    il film e' gia' iniziato e sembra che Persone come chi gestisce questo Blog possiedano il biglietto anche se sono solo nell'entrate della sala....intravedono le immagini e a volte sentono bene i dialoghi.....ma dipende da loro far parte della platea.......tanto il biglietto ce l'hanno gia' al massimo aumenteranno i prezzi del pop corn e del gelato...ma la sedia ce l'hanno col nome....
    Gli altri? tocchera' la seconda visione...con tutte le scene importanti gia' viste nelle anticipazioni o raccontate da altri...con i prezzi beene in chiaro e col bilgietto che ti dice anche il numero e la fila.....senza rischi chiaro ma ad un prezzo ben diverso.......e vuoi mettere le emozioni dell'essere presente durante il CAMBIO....Senza entrare nel blasfemo e' la stessa differenza di essere andato a Medjugorie 30 anni fa e andarci adesso..... i Veggenti che prevedevano una grande guerra pazzesca e adesso che e' gia' passato tutto si va per fare anche shopping..... un giorno si andra' a cuba a visitare i musei, le case della musica, qualcuno raccontera' tante cose...tutti potranno andarci senza rischio di sbagliare il momento...solo qualcuno potra' dire...estoy aqui ante de la costruccion de l'autopista, la nueva....

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    1. Visione un tantino apocalittica ma che contiene ineluttabili verità. L'autore del blog, al momento è in altre faccende affacendato. Deciderà a breve se esistono i presupposti di affidabilità per proseguire nel cammino o se è preferibile esplorare nuove strade.

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    2. Anche secondo me la visione è un po' apocalittica. Intanto il Brasile, che ha problemi di corruzione è vero, ma non così come li descrivi; il Venezuela credimi ne ha molti di più. Lo Stato cubano, come giustamente dice Aston, non regala nulla, quindi non è così semplice per le multinazionali brasilane farne un boccone. Le riforme a Cuba sono fatte in modo che questo non sia così facile che succeda. Mi sfugge il parallelo con le auto, dimentichi che il primo importatore di auto a Cuba fu il Cav. Cittone, ancora negli anni 80, e poi la Hyundai coreana. Secondo me per capire quello che sta succedendo a Cuba, bisogna far riferimento al Angola, e quello che è successo negli ultimi 10 anni, presa per mano da Cina e Brasile, con passaggio da comunismo a libero mercato. Discorsi questi comunque fatti per puro divertimento, anche perchè nesuno ha la sfera di cristallo. Io comunque credo nel prossimo BOOM ECONOMICO di Cuba, che secondo nel giro di un lustro arriva. Il Brasile 20 anni fa era messo peggio di Cuba d' oggi, e vediamo come è andata a finire.

      A.B.

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    3. Beh il Brasile è immenso con enormi risorse naturali. Cuba un'isoletta.

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    4. Certo Aston, ma le ricchezze erano in mano a 20 famiglie, il resto era alla fame nera. Esisteva una dittatura sanguinaria, che è stata sconfitta senza spargimenti di sangue. Vedi il futuro del Latino america passa per la collaborazione tra stati, un enorme libero mercato, che ancora acquista, la domanda è ancora inevasa. Il porto di Mariel, sarà il trampolino di lancio, per parte del Latino america di merci sia in entrata che in uscita. Cuba ha una posizione invidiabile, nel mezzo, non solo le risorse naturali fanno la ricchezza di un paese, ma spesso anche la posizione. Se il governo cubano non fa grosse cazzate nel breve periodo, vedrete che quello che dico sarà realtà.

      A.B.

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  9. Senza spargimenti di sangue non direi. Ti ricordo che in Brasile ha governato per anni una feroce e assassina dittatura militare.

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    1. Ho detto che il Brasile aveva una dittatura sanguinaria, ma il passaggio fu senza spargimenti di sangue. Quando non esisteva più il problema guerra fredda, ci fu semplicemente un passaggio di consegne graduale, dai militari ai civili. In quel periodo, la povertà era arrivata alle stelle, una svalutazione del oltre 1000%. Mancava tutto i mercati erano vuoti, insomma un periodo especial, superato alla grande in circa 10 anni e gli altri 10 con una crescita che tutti conosciamo. Anche se molto in ritardo Cuba potrà vivere una situazione così. La storia è fatta corsi e ricorsi, solitamente non si inventa nulla.

      A.B.

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    2. Oddio c'e' stata una guerriglia, Lula e' stato imprigionato e torturato....senza spargimenti di sangue non mi pare.
      Non credo che Cuba abbia tanta forza, comunque vedremo.

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    3. Credo che non sia così, Lula non mi sembra che abbia partecipato a nessuna guerriglia e tanto meno imprigionato. Semmai Dilma, ma durante la dittatura. Le repressioni più grandi sono state nel nord contro i sin tera, ma questa è storia del Brasile, non di Cuba.
      Comunque nel 1985 i militari lasciano, e subentra una sorta di democrazia, che comunque garantisce i militari. Tutto questo fino al 1989, quando vengono indette le prime elezioni. La storia è lunga, e credo che se interessa a qualcuno si può sempre leggere qualche libro. Lula comunque arriva circa 15 anni dopo.

      A.B.

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    4. BRASILE
      L’inferno della dittatura
      Ricordando Frei Tito Alencar e gli altri religiosi uccisi durante gli anni della dittatura militare brasiliana. Una conversazione con don Renzo Rossi.
      Intervista di Francesco Comina

      Gli occhi di don Renzo Rossi hanno visto ciò che a nessuno era concesso vedere. Nel 1970, per una strana coincidenza del destino, la sua vita si incrociò con quella dei prigionieri politici che affollavano le carceri brasiliane della dittatura militare. Don Rossi prese parte a una delle pagine più inquietanti e drammatiche della storia del Paese carioca. Egli c’era, quando frei Tito Alencar da Lima veniva torturato selvaggiamente: “Per tre giorni appeso al ‘pau-do-arara’ – scriverà più tardi l’amico e compagno di prigionia frei Betto (oggi consigliere del presidente Lula) – o seduto sulla ‘sedia dei drago’, fatta di placche metalliche e fili, ricevette scosse elettriche alla testa, ai tendini dei piedi e alle orecchie. Gli dettero legnate sulla schiena, sul petto e sulle gambe, gonfiarono le sue mani con staffilate, lo vestirono di paramenti e gli fecero aprire la bocca ‘per ricevere l’ostia consacrata’: scariche elettriche sulla bocca”.
      Fu il dramma dei nove domenicani accusati di flirtare con la sinistra del leader Carlos Marighella, raccontato da frei Betto nel libro Dai sotterranei della storia (Mondadori, 1971) e in Battesimo di sangue. I domenicani e la morte di Carlos Marighella (Emi, 1983 ora rieditato da Sperling & Kupfer). Don Renzo Rossi è un sacerdote fiorentino (fu amico di don Milani con il quale bisticciò in varie circostanze) e missionario in Brasile dal 1965. Su di lui, un ex prigioniero politico, Emiliano Josè, ha da poco scritto un libro, tradotto in italiano per la San Paolo con il titolo Don Renzo Rossi. Un prete fiorentino nelle carceri del Brasile (prefazione di frei Betto e Biagi). Gli abbiamo rivolto alcune domande.

      Renzo Rossi, lei ha vissuto in prima persona una delle pagine più sconvolgenti della storia brasiliana: gli anni delle repressioni feroci contro gli oppositori politici che sono sfociate in stermini, sparizioni, aggressioni, torture e rastrellamenti violenti. Quando entrò nei sotterranei della vita?
      Fu il 1970. Io ero in Brasile già da cinque anni. Erano appena stati arrestati i domenicani legati a Marighella e in modo particolare era stato arrestato un mio amico domenicano veneziano morto un mese fa, Giorgio Callegari. Alcuni parenti, fra cui il babbo, mi chiesero se potevo avere notizie di lui e allora decisi di andare (c) Olympia nel carcere di Tiradentes a San Paolo per incontrarlo. Fu difficilissimo perché non era possibile avere permessi. Ma io mi misi a urlare, a battere alla porta delle autorità perché mi facessero entrare ed ebbi anche un lettera d’appoggio da parte del cardinale di Salvador de Bahia, che subito dopo si pentì di avermela fatta. Ecco, fu quella l’occasione che mi spalancò le porte della allucinante condizione di vita dei domenicani arrestati, torturati e minacciati. Conobbi quella storia dal di dentro, conobbi tutti i protagonisti, da frei Betto a frei Tito a frei Fernando de Brito.
      Non avevo nessun mandato ufficiale, non ero un cappellano come a volte erroneamente si dice, ero solo un sacerdote che reclamava il diritto di visitare i propri fratelli e amici ingiustamente incarcerati. Piano piano questa mia presenza richiamò l’attenzione di tanti prigionieri che avevano bisogno di un sostegno e cominciai a girare fra le carceri fino al 1982. Raccolsi testimonianze di vita, memorie, sofferenze, privazioni, violenze. Furono anni infernali.

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  10. Le condizioni di vita dei prigionieri politici erano disastrose?
    Nel momento in cui venivano arrestati, per la legge speciale stabilita dal colpo di stato militare e poi con la recrudescenza di questo golpe con l’atto istituzionale del 5 dicembre del 1969, il carcere divenne durissimo e chiunque veniva arrestato era sottoposto a torture devastanti per conoscere le notizie degli altri gruppi: torture fisiche e psicologiche. Poi, passato il processo, le condizioni miglioravano un po’.

    Le torture rimanevano nella mente dei torturati. Frei Tito si suicidò alcuni anni dopo a Lione appendendosi con una fune a un albero nel 1974. E anche frei Fernando de Brito oggi vive l’incubo di quei giorni.
    Conobbi bene entrambi. Quando entrai nel carcere di Tiradentes nel 1970 vidi frei Tito con i polsi fasciati. Era un uomo molto sensibile. Aveva i polsi fasciati perché una settimana prima, di notte, scrisse una lettera in cui diceva apertamente che voleva ripetere il sacrificio di Cristo come denuncia nei confronti della dittatura. E fece questo gesto: di notte andò in bagno e si taglio le vene dei polsi. Solo che proprio in quel momento un altro detenuto scese in bagno e lo trovò a terra. Chiamò gli infermieri che lo salvarono. Nel 1970 i gruppi clandestini armati, sequestrarono alcuni ambasciatori e il console giapponese. Per liberarli chiesero la scarcerazione di alcuni prigionieri politici, fra cui Frei Tito. Egli uscì dal carcere psicologicamente distrutto e cercò di trovare rifugio in Francia, dove però non resse ai fantasmi di Tiradentes e si suicidò appendendosi a un albero. Fu una tragedia che richiamò l’attenzione del mondo intero. Frei Tito questa volta riuscì nel suo intento. Il suicidio fu la liberazione dall’incubo di quelle torture infernali che non lo avevano mai più abbandonato.

    Fernando de Brito fu un altro domenicano che non riuscì mai a riprendersi. La sua storia fu raccontata da frei Betto in Battesimo di sangue.
    Il problema di Fernando fu un altro. Egli parlò durante le torture e venne considerato un traditore. Ma di fatto il suo non fu un tradimento reale. Fernando disse che doveva incontrarsi con Marighella, ma la polizia lo sapeva di già. Lo torturarono per avere la conferma. Non tradì in senso vero e proprio. Anche se lui non avesse parlato, Marighella lo avrebbero trovato e ucciso lo stesso. L’idea di sentirsi un debole lo coprì di infamia e non riuscì più a scrollarsi di dosso quella sensazione. Cominciò un calvario psicologico che gli creò grossi traumi. Ora vive nel nord di Salvador e sta un po’ meglio. Il libro Battesimo di sangue è stato scritto da frei Betto proprio con l’intento di difendere frei Fernando.

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    1. Tutte cose che descrivi, come dicevo successe negli anni 70'. Il passaggio tra 1985 e 1989 fu più o meno tranquillo. A parte l' economia che era un disastro.

      A.B.

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  11. Oggi il Brasile vive tutta un’altra storia. La dittatura è oramai lontana, anche se permangono forme inquietanti di ingiustizia, e alla guida del Paese c’è Lula, il leader dei movimenti di base, dei lavoratori, dei senza terra, dei senza diritti...
    Il Brasile sta vivendo un momento di speranza. Il popolo brasiliano, per sua natura non si dispera mai. Se perde il campionato del mondo, molto tranquillamente punta al prossimo. Insomma, si vive con la speranza di un domani migliore. Naturalmente non possiamo pensare che Lula porti a risultati immediati, però il presidente ha fatto dei gesti politici e simbolici importanti come il diritto al riconoscimento della terra dove si poggiano le tende dei poveri, che fino a ieri apparteneva allo Stato, il quale poteva arbitrariamente intervenire per mandar via questi Sem Terra. Il lavoro di Lula è lento e progressivo.

    Lei ha vissuto quasi tutta la sua stagione brasiliana a Salvador de Bahia. Il 16 maggio di due anni fa veniva ucciso un missionario altoatesino, don Luis Lintner. Lei era lì quando avvenne questo assassinio?
    Conoscevo abbastanza bene Luis Lintner. Viveva in un quartiere periferico di Salvador, Cajazeiras. Io ero già rientrato in Italia quando è stato ucciso, però conosco bene la sua vicenda. Lintner condannava gli spacciatori di droga che smistavano le sostanze attraverso i ragazzini. Oramai è risaputo che egli conosceva i nomi di questi spacciatori e pare che li avesse denunciati alla polizia. Per liberarsi di lui l’hanno ucciso. In Brasile si fa così. Lintner era un uomo schivo, ma molto dolce e aperto alle sofferenze dei poveri. A Cajazeiras faceva molto per i ragazzi. Ho partecipato a una manifestazione in suo onore organizzata a Firenze dal progetto Agata Smeralda, con il sindaco e l’arcivescovo. È stato un momento molto bello e intenso. È uno dei tanti martiri della Chiesa latinoamericana.

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