venerdì 29 novembre 2013

PRENDERLI A CHI LI HA

 

Dall'interesse che ha suscitato la discussione di ieri si evince che una considerazione che feci, appena rientrato dal'ultimo viaggio, aveva un suo bel perche'.
Se vogliamo provare a fare qualcosa, e a questo punto mi pare che, per alcuni di noi, la parola "provare" oramai faccia parte del passato, dobbiamo indirizzarci dove...c'e' il denaro.
Sembra il segreto di Pulcinella ma e' la realta'.
Mesi fa' prendemmo in considerazione tutta una serie di opzioni sul cio' che si poteva o non si poteva fare, a Cuba, nei vari settori.
Parlammo, nella maggior parte dei casi, di situazioni rivolte ai cubani, al final si trattava e si tratta di investimenti a largo plazo e con incerta attuazione, almeno da parte nostra.
Rispetto anche le opinioni degli scettici, di quelli che affermano che ci si stia muovendo su un piso leggero, che il rischio di finire al piano sottostante sia maggiore rispetto agli eventuali benefici che potrebbero arrivare.
La scelta della persona o delle persone cubane con cui muoversi e' prioritaria, avendo sbagliato il primo colpo, sono il meno indicato per dare consigli o indicazioni sul come muoversi.
Ognuno deve ragionare con la propria testa anche perche' ogni testa e' un piccolo mondo.
Resto dell'idea che una bella palestra yuma sarebbe un'ottimo investimento, ma il problema, al momento , non si pone.
A Tunas non e' ancora possibile muoversi in questa direzione, mentre l'idea della rustica l'ho abbandonata proprio in funzione di situazioni che potrebbero accadere a breve.
Solo gli idioti non cambiano mai idea.
Un' altro settore dove investire potrebbe essere vantaggioso sono i trasporti, ma torniamo al discorso di base, parliamo in questo caso di un servizio da rivolgersi ai cubani.
Restano le case de renta e i paladar.
Nel primo caso vedo che ci si sta' muovendo in un discreto numero.
Vero, ce ne sono tante, vero il mercato e' inflazionato, vero con la nuova impuesta mensile ribassata anche alcuni prezzi sono stati ribassati.
Resta pero' il fatto che non stiamo acquistando una partita di sogliola limanda che, se non si consuma in un certo tempo, e' da buttare via.
Se il negocio non dovesse funzionare resterebbe la casa, scusate se e' poco.
I conti li abbiamo fatti.
Basterebbero 2 canadesi del cazzo, di quelli che si fermano 6 mesi, a 12 cuc al giorno, giusto per restare a tariffe barate per avere (pagando l'impuesta mensile e il % a chi si occupa della casa) intorno ai 500 cuc nel borsillo.
Questo senza discorsi su desajuno, comida y almuerzo.
Teoria?
Forse, ma qualunque studio di settore si basa, al final, su congetture piu' che su dati concreti.
Ho fatto l'esempio piu' miserello possibile, sotto le festivita' a Tunas ti chiedono anche 25 cuc al giorno.
L'altra opzione e' il paladar, ero rimasto che un'italiano ne dovrebbe aprire uno in questi mesi, quando sono partito era quasi al termine della sua odissea.
Questo e' un impegno decisamente piu' importante.
Secondo me bisognerebbe avere un minimo di esperienza in campo gastronomico prima di imbarcarsi in una simile avventura.
Chi conosce il settore sa che quello che deve evitare sono gi sprechi di cibo.
Cio' che oggi e' bistecca domani diventa impanata, dopodomani polpettone e fra 3 giorni insalata capricciosa.
Se inizi a buttare via roba allora sei panato.
Quindi alla fine, ripeto, i soldi vanno presi a chi li ha.

Noi.
Certo ci sono classi cubane che, oggi, hanno un po' piu' di possibilita', che una volta ogni 15 giorni o al mese ti verrebbero a mangiare, ma con quelli non ci campi.
Se non hai il turista che in 15 giorni di vacanza ti viene 10 volte non fai molta strada.
Cosi' come si fa' pochissima strada con le sole chiacchiere..
Io la penso cosi', magari sbaglio....magari no.

Il solo giudice, come sempre, sara' il tempo.
 

giovedì 28 novembre 2013

INCENDIARI E POMPIERI

 

Gestire una casa de renta non richiede particolari capacita' imprenditoriali.
Certo occorre, come in ogni lavoro in cui si ha a che fare col pubblico, avere quel minimo di accortezza e di attenzione per far si che il cliente vada via soddisfatto, ritorni e, possibilmente, ti mandi qualche suo conoscente.
In questo tipo di attivita' c'e' soltanto una variabile da affrontare con molta attenzione.
L'accesso delle fanciulle.
Ora, che sia proprio io, che mi sono portato en la cama mezza Tunas, a dover mettere paletti e instaurare regole e' una delle tante quotidiane dimostrazioni, che la vita, al final, e' tutta una barzelletta.
Mi viene un'analogia con un'episodio de qualche anno fa.
Eravamo al finale del 2008, le mie case de renta solite erano occupate, il mio chaffeur dell'epoca mi porto in una casa non de renta.
In fondo al boulevar, quasi in Marti'.
Aveva un cuarto al piano terra che veniva utilizzato come scannatoio a ore mentre, al primo piano, aveva un delizoso appartamentino con un salottino, il bagno e una bella camera, decisi di fermarmi.
Ovviamente non essendo de renta era un po' come il delta del Mekong...
Passai una fantastica vacanza, decisi di fermarmi per tutto il periodo.
La duena era una ex jine, aveva un giro di amiche da paura tanto che mi abbeverai anche a quella fonte.
Un paio d'anni dopo, stesso problema della casa, mi appoggiai per un paio di giorni da un'amico, mentre ne cercavo una adatta alle mie esigenze.
Passai da lei e vidi fuori l'adesivo azzurro della renta.
Dopo i convenevoli quadrammo subito col prezzo, ma alla domanda se con le fanciulle era tutto come al solito le cose cambiarono.
"Una e puntata"
"Come una e puntata?"
"Tengo miedo"
Cazzo fino a pochi mesi prima parcheggiavano i pulmann di fronte a casa pieni di bigioie fruste e ora...teneva pena?
Ovviamente non mi fermai da lei.
Questo per far capire come le cose possono cambiare col tempo, ma che sia proprio io a dover mettere delle regole, e' davvero comico.
Certo, trovassi tutta gente come me potrei dormire, e con me le persone che mi aiuteranno, con tutti e due gli occhi chiusi.
In 13 anni di frequentazione non ho mai avuto ne' creato un problema.
Carnet sulla mesa, un ora veloce al pomeriggio, se era di notte a la madrugada fuori dai cabasisi.
Tre ispezioni, in una ero solo e in 2 stavo desajunando con una fanciulla regolarmente registrata.
Cuidame che io te cuido, e' sempre stato l'accordo che ho rispettato con tutte le duenas con cui ho avuto a che fare.
Il problema e' che la' fuori e' pieno di pazzi.
I guai, manco a dirlo, arrivano quasi sempre dagli italiani.
Canadesi, inglesi, tedeschi, tolti pochi casi, si trovano una negrita e per un po' di tempo stanno con lei, magari dopo un po' la cambiano ma non creano quasi mai grandi problemi.
Noi, invece, siamo candela.
Ne abbiamo parlato e ne parleremo ancora con le persone che ho imbarcato nel progetto, gente major, con tanto buon senso ma anche ferma nel mantenere le decisioni che prenderemo.
Ci sono fondamentalmente 2 opzioni.
Se rentiamo tutti e 2 i cuarti, qualcuno potrebbe dormire da qualche parte nella casa controllando il via vai.
La seconda e' quella di rentare un solo cuarto, nell'altra ci dormono loro oppure io quando sono a Cuba.
Questa opzione mi piace di meno, intanto non ho voglia io di fare Montalbano, e poi non mi piace vivere in una casa con un passaggio di bagasce peggio che la Pellerina a Torino.
Sopratutto se non vengono per me...
Il problema e' serio, la gente avra' la chiave, c'e' il rischio concreto che qualcuno mi arrivi con qualcosa tirato su davanti ad una secondaria....sono cazzi.
Multe e ritiro della patente.
Personalmente opterei per la regola del buon senso.
Intanto mettermi in casa gente decente, ok la novia, ok qualche disgressione, ma fatta come la facevo io con intelligenza, prudenza ed un po' di bus del gnau.
Non bisogna esagerare.
Ci stiamo pensando, ne stiamo parlando, sicuramente al rientro da questo giro avremo preso una decisione, speriamo giusta.
Certo che chi ha detto che, nella vita, si nasce incendiari per poi morire pompieri, ha detto una grandissima verita'.

LA NOSTRA STALINGRADO

 

La vita, quella di tutti noi, e' fatta di salite e di discese.
Momenti in cui tutto gira per il verso giusto, altri in cui se ti attraversa la strada un gatto nero, vedendoti, si tocca le palle il gatto.
Mi sono capitati alcuni di questi momenti, ovviamente, in oltre mezzo secolo di vita.
Ad un certo punto, in qualunque situazione mi trovassi, stabilivo un attimo in cui "nessun passo indietro".
Quel momento diventava la mia Stalingrado, la roccia a cui aggrapparsi, la trincea da presidiare e da non abbandonare mai, se non per avvanzare.
Questo concetto della mia Stalingrado l'ho applicato ad alcune situazioni della mia vita, situazioni che potevano anche non riguardare difficolta' particolari.
Cuba e' una di queste situazioni.
Alcuni anni fa decisi che, ogni anno, avrei passato non meno di 3 mesi nella maggiore delle Antille.
Questa Stalingrado l'avrei mantenuta a prescindere dal lavoro, gli affetti e i casini in cui tutti i giorni sarei stato immerso.
Con le 3 settimane di dicembre, nel 2013 avro' passato 104 giorni a Cuba.
Non male per uno lontano dal catetere, dalle gite delle pentole e dalla bicciofila.

La vita e' adesso, non fra 15 anni.
A gennaio iniziamo la nuova attivita' e, non escludo che, se gli Orishas vorrano, a settembre non ci sara' dall'altro, sempre in quel settore.
Tutti i miei soci, di ogni progetto, sanno ben prima di attuarlo che non faro' mai un passo indietro dalla mia Stalingrado.
Lo dico prima, avviso che se vuoi me, col bueno tieni da tomar tambien lo malo.
Certo questo vuol dire, quando non ci sono, guadagnare meno, a volte non guadagnare affatto, ma fa parte del pacchetto.
Ci si organizza, si trovano le persone giuste, nessuno e' indispensabile essendo tutti utili.
Quando sono qua' non e' un problema essere presente 15 ore al giorno ne' lo e' lavorare sabato e domenica, in fondo non sono certo in miniera...
Ma nessun passo indietro dalla mia Stalingrado.
Credo che ognuno di voi abbia la sua di Stalingrado, magari legata a Cuba.
Si ahorra il soldino, si accumulano giorni di ferie, si rinuncia a week end al mare, si stabilisce una scala di priorita' per non...fare passi indietro.
Consapevoli che, comunque, ne varra' sempre la pena...tovarish.


mercoledì 27 novembre 2013

RESIDENTI

 

Come promesso diro' qualcosa sugli italiani che vivono a Las Tunas, in possesso di residenza permanente.
Probabilmente diro' cose meno eclatanti rispetto a cio' che si potrebbe dire nei riguardi di nostri cumpa' che vivono a La Habana, Santiago o Camaguey, dove c'e' chi riesce a campare perfino sulle spalle del povero popolo cubano.
A Tunas i residenti italiani non sono piu' di 20/25, ne conosco parecchi anche se alcuni di loro fanno vita riservata e li si vede poco in giro.
A livello generale e' gente che fa' la propria vita con traquillita', mettendosi in meno cose possibili.
Chi sceglie di vivere a Cuba, sa perfettamente che la RP puo' essere revocata in caso di problemi in cui sarebbe saggio non mettersi.
A mio modesto parere sono degli eroi civili.
Lo so che in questi chiari di luna, col freddo, la situazione italiana di merda, il lavoro che non c'e' o che e' a rischio e i rompimenti di coglioni assortiti, molti sognano un buen ritiro a Cuba.
Vivere nella nostra isola, pero', non e' per nulla facile.
In piu' non parlo di vivere a La Habana dove, maomeno, c'e' tutto, parlo di farlo in una provincia dimenticata, una provincia regolarmente saltata dal percorso delle merci importanti che passano, in automatico da Camaguey a Holguin dimenticandosi di approdare nella capitale tunera.
Vivere, in pianta stabile, a Tunas vuol dire sottoporsi quotidianamente a piccoli e grandi battaglie che, alla lunga diventano logoranti.
Un giorno manca la carta igienica, un'altro il detergente, un altro la bombola del gas, un altro el bombillo per la camera da letto ecc...
Come dico spesso per quanto mi riguarda un mese e mezzo, due (a tirarla al limite) ma poi devo rientrare qua', volente o nolente.
Ovviamente sono tutti sposati, qualcuno ha divorziato (lo ha fatto lui a 800 cuc...) e si e' risposato, qualcun'altro non ha dovuto ripetere l'operazione grazie ad un figlio che gli garantisce lo status comunque, senza doversi rimettere fra i piedi un'altra rompicoglioni.
In genere nessuno ha fatto centro al primo tentativo, quindi io sono in media...
Nella maggior parte dei casi si tratta di pensionati con una rendita modesta, diciamo intorno ai mille euro al mese.
Una parte di questo dinero, a volte, viene stornato per situazioni italiane tuttora presenti, di conseguenza c'e' poco da scialare.
Se sei stretto di denaro non hai possibiloita' di muoverti, andare al mare, viaggiare.
Resti trancato in citta' con tutto cio' che questa situazione comporta.
La maggior parte di loro rientra in Italia una volta ogni 2/3 anni.
Restare a Tunas tutto quel tempo ha generato loro una idiosincrosia nei confronti dei cubani.
Tutti quelli che conosco, tolto forse uno che opera in campo musicale, evita di avere, per quanto possibile, a che fare coi cubani.
Verrebbe da dire, strano, visto che vivi a Cuba ma io coi miei 2 mesi di tolleranza non posso avere voce in capitolo.
La maggior parte di loro ha provato ad inserirsi nel tessuto sociale cubano per poi scelgiere, legittimamente, di restarne ai limiti.
Dall'esterno, vivendo comunque in un barrio cubano, posso dire che non e' complicato inserirsi, ma mi rendo conto che restare la' per 3 anni senza uscire, e' una cosa che puo' cambiare molti giudizi e considerazioni.
Nessuno di loro parla bene di Cuba e dei cubani, tutti dicono di essere troppo vecchi per ricominciare da altre parti.
Sono consapevoli che col loro budget tanto lontano non potrebbero andare.
In Italia hanno, nella maggior parte dei casi, tagliato tutti i ponti, alcuni non avrebbero neanche piu' un posto dove vivere.

A Cuba vivono non felicissimi, ma comunque si permettono un livello di vita impossibile nel bel paese con le loro entrate.
Alcuni di loro mettono in primo piano anche il discorso delle donne, altri invece, una volta trovata una che,maomeno, andava bene, si sono fermati a lei.
Quasi tutti di Cuba hanno preso il peggio, sono diventati piu' cismosi dei cubani, sanno tutto di tutti, giudicano tutti, conoscono tutti.
Sono rancorosi e, nella maggior parte dei casi, evitano di parlare guardandosi in cagnesco, da anni, con altri italiani con cui hanno litigato, quasi sempre per cazzate.
Parlano dei fracassi altrui senza ricordarsi dei loro, ma questo mi sembra abbastanza logico, perlomeno a quelle latitudini.
Parlano dell'Italia con malcelata nostalgia, forse se avessero una condizione economica differente sarebbero gia' rientrati.
Se non tutti sicuramente qualcuno.
Quasi nessuno ha un' interesse particolare, tipo lo sport o altro, che aiuti a dare un senso alle giornate, c'e' chi bivacca al Cadillac e chi passa le giornate sul balance nel portal di casa.
Vivono bene?
Forse ma non ci metterei la mano sul fuoco.
Sul discorso relativo alla taccagneria non saprei, quando sono con me non lo danno a vedere ma non ho idea sul come si comportino coi cubani.
Sicuramente non sono di manica larghissima, forse perche' non possono.
Vivere a Tunas, senza uscirci, per anni, non e' uno scherzo amici miei.

I GENITORI E LO SPORT

 

In questi mesi mi sto' allenando nella palestra che c'e' all'interno del palasport di Giaveno.
In quella struttura, quasi ogni fine settimana, si svolge qualche manifestazione sportiva.
Un paio di sabati fa c'era una gare di Judo giovanile di buon livello.
Mi sono fermato, coi lucciconi agli occhi, a vedere alcuni combattimenti del mio antico sport.
Sono finiti i maestri giapponesi in Italia, oramai e' tutta forza e poca tecnica.
Sugli spalti i genitori dei bambini e dei ragazzi in gara.
Ognuno faceva un tifo civile e corretto per il proprio figlio o per la palestra di appartenenza, nessuno si permetteva di dire qualcosa all'avversario o ai giudici.
Noi del judo siamo cosi'.
Domenica mattina sono andato a fare una rifinitura leggera, c'era una partita di volley fra ragazzine di 12/13 anni.
Giaveno contro qualcuno.
Sugli spalti, regolarmente divisi i genitori delle ragazzine, 2 capannelli di una ventina di persone ciascuno.
Ogni gruppetto tifava regolarmente per la squadra delle proprie figlie, mai una parola mala nei confronti delle ragazzine avversarie.
Spesso l'applauso per un bel punto subito si aggiungeva a quello dell'altro gruppetto.
A fine partita i genitori delle ragazzine si sono salutati amichevolmente, dandosi appuntamento per altre partite.
Civilmente come sempre dovrebbe essere.
Alcuni penseranno che si tratta di una cosa normale, in fondo si tratta di ragazzine.
Ho un paio di amici che allenano squadre giovanili di calcio, ragazzini piu' o meno di quell'eta'.
Ad ogni partita si beccano regolarmente gli insulti da parte dei genitori dei ragazzini dell'altra squadra.
Genitori che dicono di tutto nei confronti di ragazzini che hanno la stessa eta' dei loro figli e che, come i loro figli, sono li' per divertirsi.
Eppure sono genitori uguali a quelli delle ragazzine del volley.
Il problema e' il calcio  e tutte le aspettative che ci girano intorno.
Ogni genitore e' convinto di avere in casa il piccolo Maradona che puo',eventualmente, col suo successo cambiare la vita di tutti.
Episodi come quello di Salerno sono significativi sul dove il nostro sport stia arrivando, sul punto di non ritorno a cui si e' giunti.
Se la merda inizia gia' dalle giovanili come si puo' pretendere che a livello superiore, dove girano i soldi, le cose funzionino in modo differente?
I ragazzini dovrebbero potersi divertire in santa pace, senza che nessuno metta sulle loro spalle tensioni e pressioni che non hanno nulla a che vedere con lo sport giovanile.

martedì 26 novembre 2013

BELLA GENTE...


Italiani brava gente e' il titolo di un bellissimo film di tanti anni fa' che parlava della sciagurata epopea italiana in Unione Sovietica durante seconda guerra mondiale.
Il dubbio amletico e' se siamo ancora brava gente.
Forse piu' semplicemente, come avviene in ogni categoria sociale, anche fra i connazionali che frequentano la mia citta' cubana di adozione, c'e' una percentuale di brava gente ed un'altra di autentici pezzi di merda.
Ho come l'impressione che la percentuale dei secondi tenda a salire con una certa costanza.
Potrei citare molti esempi.
Iniziando da i miei conterranei che, ogni volta che portano un loro nuovo amico, parlo di gente piuttosto avanti con gli anni, gli trovano una casa de renta a cui....chiedono poi la propina.
Fra l'altro parlo di gente che ha una buona pensione non di gente che deve arrangiarsi per pagarsi Cuba.
Ho perso il conto del numero di italiani a cui ho risolto il problema negli anni, uno anche durante l'ultima vacanza, francamente non saprei neanche che faccia mettermi per chiederla...
Certo un buon trattamento quando toccava a me rentare era nei fatti ma chiedere denaro....ni muerto.

Altri 2 italiani portano le ragazze nel cuarto, le ragazze si fermano tutta la notte e al mattino, i 2 compatrioti, ordinano alla duena 2 colazioni...unicamente per loro.
Le ragazze guardano.
Un Italiano che conosco si e' preso il mal di pancia di inviare un carro per prendere 3 suoi amici all'aeroporto di Holguin.
40 cuc era la cifra concordata, i 3 hanno trovato in aeroporto uno che li portava a 35 e hanno sfanculato l'autista inviato dal loro amico che poi ha dovuto vedersela con lui.
Un'altro invita in Italia una fanciulla all'anno a cui, appena mette piede in Malpensa ritira il passaporto per paura che la sventurata gli scappi da sotto il naso.
Ho perso il conto di quanti sperano di risolvere il minimo sindacale con le fanciulle con orologini, hilos, blumer e altre cazzate da 1/2 euro senza sapere che oramai loro sanno benissimo quanto valgono quelle cazzate.
Senza contare quelli che, di notte, svegliano la duena della casa perche' la fanciulla che si sono portati nel cuarto minaccia di tirar loro addosso tutto cio' che trova se il dovuto non viene elargito, come pattuito precedentemente.
Non entro neache nel discorso di quei poveri sventurati che passano 10 ore ogni giorno seduti ai tavolini del Cadillac parlando merda di tutti quelli che passano, di Cuba e di tutti i cubani, salvo poi non schiodarsi da Cuba neanche con le cannonate.

C'e' poi chi gestisce il proprio culetto in modalita' border line...ma lasciamo perdere.
In tutti questi casi non parlo di mosche bianche, ho visto a Las Tunas, cose che voi umani...

lunedì 25 novembre 2013

IL MIO PRESIDENTE


DOMINO

 

Durante quest'ultima vacanza c'e' stato il mio primo, lieve, flebile e provvisorio contatto col Domino.
Dopo 13 anni di Cuba.
Ovviamente, come tutti voi, avevo gia' visto decine di volte, agli angoli delle strade, quei capanneli di gente che seguivano, peleando, i 4 giocatori, a loro volta peleanti.
Mi ero sempre tenuto alla larga dalla cosa per una mia certa avversione nei confronti di ogni gioco di societa', o comunque per qualunque cosa che mi obbligasse a stare seduto per piu' di 15 minuti.
Che non sia il mangiare...
Durante la fiesta di cui vi ho parlato un paio di settimane fa', ad un certo punto e' saltato fuori il tavolo e il gioco.
I miei amici si sono seduti a giocare e io, con circospezione, mi sono piazzato dietro ad uno di loro per guardare.
Il gioco mi sembra piuttosto semplice, si gioca a coppie, chi perde esce e subentra un'altra coppia.
Forse ci ho capito poco, ma davvero il gioco, da come l'ho intuito, mi sembra troppo facile per giustificare le colossali litigate a cui ho assistito negli anni in giro per la citta'.
Ci giocano tutti, dai bambini a los abuelitos, mi hanno invitato ,ad un certo punto a giocare, ma ho declinato l'invito.
Se non capisco bene una cosa preferisco prima impararla...
Credo che a Cuba l'abbiano portato i cinesi anche se non so ne' il come ne' il perche'.
Nelle prossime vacanza, se capitera' l'occasione approfondiro' la conoscenza, e chiassa'...magari giochero' pure una partita.
 

CARNAVAL

 

Esattamente come accadde lo scorso anno, qualcuno ricordera' che faci un post, anche quest'anno sono arrivato a Tunas in tempo por El Carnaval.
A oriente il carnevale e' molto sentito, c'e' una specie di calendario che tiene la gente con le varie date de los carnavales in tutta la provincia.
Il carnevale tunero e' un'avvenimento che paralizza la vita cittadina per oltre una settimana.
In realta' durerebbe 4 giorni, dal giovedi' alla domenica, ma in realta', si inizia col carnaval dei bimbi, il week end precedente e non la si finisce fino al martedi' successivo alla fine della fiesta.
In tutta Cuba, ma specialmente in oriente, il cernevale e' na sorta di fenomeno sociale attorno al quale ruota la vita di tutta la societa' cubana.
Col carnevale tutto si ferma, tutto si sposta, tutto si rimanda al termine dei festeggiamenti.
Una cosa da noi, impensabile.
La gente smette di lavorare, chiudono le banche, la settimana professionale si accorcia.
Si inizia ad ahorrare con mesi d'anticipo, chi ha qualcosa da vendere lo vende per tirare su qualche soldo per la gozadera.
Los negocio de la ropa, qualunque negocio, si blocca e al termine della festa ci vorranno mesi perche' l'economia famigliare ritorni alla normalita'.
Il carnevale e' veramente il momento in cui la gente "stacca".
Stacca da tutte le preoccupazioni, dai problemi economici, dai casini, dalle cose che non vanno come ci si aspetta.
E' carnaval, e come ogni carnaval, c'e il consueto concerto di Candido, che sai quando inizia ma non quando finisce.
Noi stranieri c'entriamo poco, anzi nulla.
Sono 2 anni che lo frequento assiduamente e sono fra i pochi stranieri che, unicamente insieme a cubani, mi godo quei giorni.
Capita ogni tanto di vedere una faccia bianca ma si tratta di una visita "etnica" fatta grazie alla cubanita di turno.
Mentre lo scorso anno anche io ero con la cubanita di turno, quest'anno l'ho passato con gli amici di sempre ed e' stato tutto un'altro viaggiare.
In citta' ci sono vari punti di carnaval, preferisco quello vicino allo stadio piccolo della pelota.
E' uno spazio largo e anche se c'e' tanta gente riesci a muoverti bene.
Fra l'altro e' anche un'occasione per chi vive in zona di tirare su qualche soldo.
La casa dei genitori di una mia amica e' meta di tutti i venditori di uva (uva...) che lasciano le cavagne di frutta in deposito per non esporle tutte insieme.
I bagni delle case vengono "affittati" a un peso a pisciata.
Ovviamente c'e' mas bollo que bocadito de puerco ma le cose funzionano in un certo modo, come, saggiamente, mi spiegano gli scafati cubani.
Se ti piace una tipa e' bene acchiapparla verso le 2/3 di notte quando e' gia' piena come un lumino.
A quel punto, dicono, e' piu' facile concluderere.
Facile e sopratutto economico.
Se la acchiappi alle 9 di sera, sempre secondo loro, la fanciulla vuole divertirsi e il borsillo a rischio e' quello del malcapitato di turno...
Hai voglia a fare arrivare le 2 di notte, cerveza, ron, ron, cerveza...
Poi magari alle 2 arriva un altro e il malcapitato che ha pagato fino a quel momento rimane a bocca asciutta.
Bellissime le carrozze anche quest'anno, pur coi soliti casini organizzativi e i tempi che difficilmente coincidono.
Ovviamente presente il carro delle Voluminose, una decina di buzzicone che sculettano come matte ottenendo un grande successo.
Comunque mi sono davvero divertito, molti stranieri lo evitano per paura degli ubriachi e cose simili, francamente mai avuto problemi, di nessun tipo.
In fondo quando giro con loro sono uno di loro, non vedo di cosa dovrei preoccuparmi.

domenica 24 novembre 2013

IL RACCONTO DELLA DOMENICA

 L'ALTRO LATO DEL BLOQUEO

PERCHE’ CUBA
Da molto tempo mi pongo una domanda.
Ancora oggi, pur avendoci pensato a lungo, non so darmi una
risposta soddisfacente.
Cosa mi manca veramente di Cuba?
Cos'e' che ,appena rientrato, mi spinge a consultare
avidamente il calendario e l'estratto conto, per programmare la
prossima vacanza nei tempi piu' brevi e nelle date piu'
accessibili?
La prima risposta, sincera, che sale alle labbra sarebbero le
donne.
Ho lavorato 25 anni nei villaggi turistici di mezzo mondo.
Ancora opero nel settore.
Ne ho viste e fatte di tutti i colori, ho avuto la fortuna e la
possibilita' di non farmi mancare nulla.
Quindi, almeno per me, non e’ piu’ questo, dopo 13 anni di
Cuba, il fattore principale.
Il clima.
Possibile, pur non essendo uno che patisce eccessivamente il
freddo, vivendo a Torino, non posso non essere influenzato dal
grigiore che per 6 mesi avvolge questa citta'.
Svegliarsi al mattino e vedere una cappa grigia sulla testa non
e' il migliore viatico per iniziare bene una giornata.
Il sole e il caldo aiutano, scaldano, ti strappano il primo sorriso
appena sveglio.
Il clima ha la sua importanza, ma non fa caldo solo a Cuba....
Il calore della gente.
Questo e' un fattore importantissimo.
In Italia e' gia' un miracolo se in un condominio ci si saluta fra
vicini.
Quando arrivo a Las Tunas faccio subito il giro per incontrare
tutta la gente che conosco in giro per la citta'.
Conoscenze spesso fugaci e occasionali.
Malgrado cio' mi sento piu' a casa a mezzo mondo di distanza
da quella che e',in effetti, casa mia.
Il piacere di entrare in ogni abitazione, le anziane che ti
abbracciano chiamandoti "mi vida" ,le piu' giovani...anche.
La gente che hai conosciuto che ti ferma per strada, non per
romperti le scatole ,ma per il piacere di parlare con un amico
che viene da lontano.
Sapere dove andare, come muoversi, quando parlare e
quando tacere.
Se si hanno occhi per vedere e' importante osservare questa
gente che vive ogni giorno, pur fra mille difficolta' e si diverte
mille volte piu' di noi.
Vive meglio anche senza tutte le cose che per noi sono
indispensabili.
Queste considerazioni sono fatte da chi gira per Cuba sempre
con del denaro in tasca.
Per un cubano, forse, potrebbero risultare superficiali.
Ogni volta che l'aereo lascia il suolo cubano provo un senso di
profondo disagio.
Alla mia veneranda eta' ,dopo aver visto tanto mondo, sento
forte e chiaro un qualcosa di poco piacevole che mi prende alla
bocca dello stomaco.
Come fosse un cazzotto.


venerdì 22 novembre 2013

ATTENZIONE AL CLIENTE

 

Una delle cose che, a Cuba, deve migliorare, di parecchio e' quella che qua' da noi chiamiamo "attenzione al cliente".
Chiunque lavora con un pubblico sa di cosa parlo
Ovviamente questo accadra' quando molte attivita' commerciali diventeranno particular, staccandosi dal Moloch statale, non prima.
Qualche esempio reale, come sempre.
Ero arrivato in citta' la sera prima, sbarcato da Holguin.
A differenza di adesso, a Dicembre, dove andro' giu' col dinero cambiato a quasi 1.34 a ottobre, la volta scorsa dovevo cambiare.
Vado al solito banco, el Banco de Credito y Comercio, fuori al quale hanno appena messo gli 2 unici bancomat cittadini.
Dove se pero' avete i bancomat coi soliti circuiti Visa te li risputano fuori.
Entro, avevo davanti 2 persone, bene, l'attesa sara' breve.
In realta' aspetto almeno un quarto d'ora perche' la cassiera perde tempo parlando di cazzi altrui con la sciura culona che c'era prima di me.
Tocca a me, arrivo alla barra e la fanciulla mi dice che non cambiano perche' devono avere ancora le valutazioni della giornata.
Erano le 10.30...
Cazzo mi vedi che sono straniero, sai che devo cambiare soldi, dimmelo subito e non mi fai aspettare un quarto d'ora per nulla.
Oppure mettete un cartello a qualcosa di simile...
Faccio per uscire dalla banca, (senza aire, un caldo bestia) e vedo che le porte erano chiuse con la guardia davanti che impediva alla gente di uscire.
Stavano caricando di denaro i bancomat.
Cioe'...quando fanno questa operazione si resta tutti chiusi dentro fino a quando e' terminata.
Questa dovevo ancora vederla.
Esco e vado al banco interancional pochi metri a lato.
Aire condizionata, pochissima gente, una banca di livello europeo e...poco piu' di mezzo punto in meno al cambio...ma chi se ne frega?
Fra l'altro qua' avevano la valutazione...mah!
Altro episodio in piscina, quella dell hotel Tunas.
Durante il carnaval, neanche a dirlo era chiusa, come praticamente tutto in citta', tutto cio' dove non vendesse roba da bere.
Vado la settimana dopo e mi dicono che e' ancora chiusa perche' stanno facendo un "trattamento all'acqua"
Trattamento?
Quale trattamento se quella piscina e' una vasca senza ricambio d'acqua, esattamente come la vasche di casa nostra?
Togli il tappo e l'acqua esce, la riempi, rimetti il tappo, ci metti il cloro ed e' fatta.
Niente, el Carnaval prosegue...
Apriranno poi a meta' della settimana successiva, 10 giorni dopo la fine della fiesta cittadina.
La sola piscina cittadina, se lavorassimo cosi' qua' saremo a dormire tutti sotto un ponte.
Altro episodio.
Vado a fare gasolina allo scooter, voglio comperare del ron en la tienda a lato del distributore.
Entro e c'e la cassiera che sta' contando le mometine.
"Salve"
Silenzio, cagato zero.
"Saaallvveeee"
"En seguida"
Passa un minuto buono e questa, imperterrita, continua a contare le monetine infischiandosene del fatto che eravamo oramai 3 clienti in attesa.
La mando por la pinga e me ne vado.
Piccoli esempi, ne potrei fare a decine, altrettanti ne potrete fare voi sul come, da questo punto di vista, la strada da fare sia ancora tanta.

giovedì 21 novembre 2013

FANCAZZISTI LAMENTOSI



 

Essendo uno straniero abbastanza inserito, per quanto puo' esserlo uno straniero, nel contesto sociale cubano mi capita a volte di essere coinvolto in discussioni sull'andamento dell'economia a Cuba.
Sono finiti i tempi in cui, sciaguratamente, la gente abbassava la voce per paura di ripercussioni.
Oggi le persone parlano abbastanza liberamente, lamentandosi quando e' il caso e mettendo in risalto le cose che non funzionano.
Cuba pero' e' particolare anche da questo punto di vista.
La particolarita' e' che, chi lavora diligentemente, si alza la mattina presto ogni giorno, manda avanti una famiglia, cerca di arrotondare il misero salario statale in mille modi, si lamenta ma in modo costruttivo mettendo anche in risalto le cose buone che Cuba ha.
Invece i chulos, la gente che non ha mai fatto un cazzo per tutta la vita, chi non ha mai lavorato un giorno inventandosi la giornata grazie a noi con la nostra faccia bianca...beh..questa gente passa tutto il santo giorno a lamentarsi, imprecando contro il governo che, a loro dire, impedisce di sviluppare le loro "indubbie" capacita'.
il bello e' che alcuni di loro sono amici miei da un decennio.
Gente del parque, fancazzisti professionali, quarantenni che mai una mattina si sono alzati per andare a lavorare.
La polizia li tiene d'occhio e loro, ovviamente, si sentono perseguitati politici.
Sono anni che racconto a loro la stessa storia, anni che ricordo loro che grazie a Fidel sono arrivati a 40 anni senza fare un cazzo tutto il giorno.
Se tutto cambia…finisce la festa.
In nessun paese del mondo, ricordo, esiste gente come loro che non lavora, campa e sopravvive.
Qua' non ti inventi nulla, o lavori o vai a dormire sotto un ponte.
Loro mi dicono che se il governo pagasse un salario decente andrebbero subito a lavorare, quando ho chiesto ad uno di loro che lavoro vorrebbe fare mi ha risposto; gallerista d'arte....ma va' a cagare.
Cuba ha tirato su una generazione di parassiti sfaccendati che sognano di uscire dal paese ma che vorrei vedere qua', con la nostra societa' estremamente competitiva, con l'alzarsi presto per andare a lavorare, con il freddo e l'indifferenza della gente.
Vorrei proprio vederli...cazzo se mi piacerebbe.
Ne ho incontrato uno in spiaggia, il mio antico chaffeur, uno che era pazzo per andarsene, convinto che, una volta salito su un aereo il mondo fosse suo.
Invitato da una cubana in Germania, 3 mesi, lavori saltuari per tirare su' qualche spicciolo.
Sveglia alle 6 del mattino, rientro a casa alle 9 di sera.
Gli ho chiesto se poi, dopo le 9 di sera usciva in giro per Berlino con la farandula e tutto il resto.
Mi ha risposto che dopo mezzora era a dormire, che alla cubanita che lo ha invitato ha tirato 3 colpi nei primi 15 giorni e che poi tornava a casa talmente stanco che neanche ci pensava piu.
"Avevi ragione Milco..."
Eh si....mi piacerebbe proprio vederli...

mercoledì 20 novembre 2013

GOOD BYE LENIN



Vi porpongo questo film in spagnolo (spagnolo, non latino) molto bello e con riferimenti storici importanti.
In breve una parte della trama.
Siamo nel 1990, la madre del protagonista vive nella Germania Democratica.
Ha un infarto, in seguito al quale resta in coma per 8 mesi.
Nel frattempo la DDR viene illegalmente annessa alla repubblica federale.
Quando la madre si risveglia, col cuore sempre malato, il medico dice ai figli che ogni notizia traumatica potrebbe esserle fatale.
Impossibile dirle che la Patria Socialista non esiste piu'.
A quel punto il figlio piazza la madre in una camera nella casa, e le costruisce attorno, iniziando dalla camera stessa, una DDR che non esiste piu.
Questo con l'aiuto degli amici e di chi vive nel palazzo.
Bello davvero, ve lo consiglio vivamente.

CORTAR ARROZ

 

Una delle cose che amo fare di piu' quando sono a Las Tunas, e' andarmene in giro per la provincia in scooter.
Ogni pretesto e' buono, che sia trovare un'amico, qualche fanciulla o altre situazioni simili.
E' anche un bel modo di riempire le giornate.
A questo giro, la fanciulla con cui mi sono piu' accompagnato, una domenica, mi chiede se avevo voglia di fare un giro a trovare l'altra sua abuela.
Una finca al campo, sopra Colombia...
Non avevo bene l'idea di quanti km fossero, la fanciulla, brancolando nel buio affermo' che "maomeno sara come andare a Puerto Padre".
Ovviamente sono previsioni che vanno por el piso nel momento in cui dalla programmazione si passa all'attuazione.
In realta viaggiammo per 75 km, 150 ida y vuelta.
Non uno scherzo in scooter.
"Sopra Colombia" e' un'affermazione abbastanza imprecisata.
Abbiamo preso la caretera per Camaguey, di passare da Obavo neanche a parlarne vista la merda di carretera.
Arriviamo a Guaymaro, primo paese della provincia camagueyana, nonche locale dove nacque la Repubblica de Cuba per poi svoltare a sx per Colombia, rientrando, dopo pochi km, nella provincia tunera.
Alla fine la localita' dove c'e' la finca non ha un nome, semplicemente un numero sulla carretera che corrispondeva al km.
Arriviamo alla finca, l'occasione della visita era data dal fatto che...si cortava l'arroz.
Come ho scritto qualche giorno fa', non sono esattamente un esperto di agricoltura, la mia esperienza di arroz e' limitata alla visione di Riso Amaro con Silvana Mangano.
Come dicevo arriviamo, siamo in una finca in mezzo al nulla.
Finca molto bella, animali, piante da frutto, terreni.
Mi accolgono le donne della famiglia, c'era anche la madre della fanciulla accorsa, col padre, a dare una mano.
Un po' di disagio all'inizio, in fondo di yuma da quelle parti non credo ne siano mai passati, ma poi la conversazione si scioglie e ritrovo la splendida gente del campo cubano, sincera e allegra.
Un puerco si sta' asando, una dozzina di uomini sono al campo per, appunto, cortare l'arroz.
Alcuni sono figli e parenti stretti a cui, al final, andra' qualche sacco di riso, altri sono vicini e amici presenti a titolo di amicizia oppure...SOBORNAME!
Dopo un'ora passata a chiacchierare con le donne di casa, una di loro, la figlia dell'abuela, un donnone biondo stile Repubblica Democratica Tedesca, mi prende sottobraccio e mi dice "vieni con me che ho bisogno di aiuto".
Mi rifila una borsa con dei panini, lei ha un vassoio con dei pezzi di yucca con sopra un'inquietante salsa rossa.
Andiamo a portare da mangiare a los trabajadores.
Faceva un caldo de madre, arriviamo al campo, un centinaio di metri dalla casa, dove una dozzina di uomini erano intenti a cortare l'arroz.
Non capiro' molto di agricoltura ma...sono piemontese.
Nella mia regione c'e' una limitata coltivazione di un tipo di riso considerato fra i migliori al mondo.
Spesso, passando in autopista, dalle parti del vercellese, vedevo le distese d'acqua in cui le mondine raccoglievano il riso.
Ci sono gesti che non cambiano nei secoli.
Quindi ero rimasto fermo al fatto che le piantine di riso originano da sott'acqua.
La' invece mi ritrovo davanti a piccoli arbusti altri circa un metro, a volte di piu'.

Che crescono sulla terra.
Mi spiegano che si il riso e' anche in acqua ma che esiste pure quel tipo di coltivazione.
Fra l'altro, per il primo anno, avevano anche una macchina che divideva il seme dal resto della piantina, un lusso che faceva risparmiare un sacco di tempo.
Faccio 2 chiacchiere con un nipote, un'architetto, anche lui arruolato per la bisogna.
Parliamo di molte cose mentre il popolo mangia.
E' finito el refresco e bisogna andare a comperarlo, mi offro di accompagnarlo con lo scooter.
Girando alla ricerca di qualcosa di bevibile ci si rende conto di come vivere in  quel luogo, al di la' di tanta letteratura spicciola, non sia per nulla facile.
Per trovare qualcosa facciamo km.
Dopo aver comperato il refresco torniamo alla finca, fra una cosa e l'altra si sono fatte le 16.30, dobbiamo rientrare se vogliamo evitare il buio.
El puerco e' cotto ma gli uomini non hanno ancora finito il loro lavoro, cosi', contro la mia volonta' (non era il caso) la biondona taglia un generoso pezzo de puerco per noi 2.
Mangiamo, salutiamo tutti e ripartiamo.
Beccheremo pioggia a Colombia, ci ripareremo sotto una tettoia proprio di fronte alla sede della PNR.
Una splendida domenica dove, oltre alla buona compagnia ho imparato che l'arroz puo' avere...origini differenti