giovedì 5 dicembre 2013

VIVERE FUORI DALL'ITALIA

 

Nelle pagine cittadine de La Stampa, qualche giorno fa, c'era un'articolo sulla nuova tendenza dei torinesi a lasciare l'Italia per andare a lavorare all'estero.
Solo nell'ultimo anno piu' di 4000 di noi lo hanno fatto.
Siamo la quarta citta' in Italia che ha visto la maggiore emigrazione negli ultimi 12 mesi.
Dopo Milano, Roma e Cosenza(!).
Oramai molti amici hanno in testa questo progetto, ne parlavo ieri mentre rientravo dal Veneto, con uno di loro.
Ovviamente la premessa e' "fino a quando ho un lavoro qua' non mi schiodo, ma se lo perdo sono pronto ad andarmene il giorno dopo, con famiglia e tutto".
Alcuni di loro hanno Cuba come riferimento, altri, pur amandola, preferiscono altre mete, non ritenendo, allo stato attuale, la Maggiore della Antille ancora affidabile da questo punto di vista.
Ma ci hanno mai provato?
Avete mai provato a vivere fuori dall'Italia?
Parlo di viverci, non di passarci le vacanze.
Io si.
Certo i tempi sono cambiati, oggi il mondo e' molto piu' piccolo con internet.
Molti lavori si possono gestire anche dall'altra parte del mondo, e' possibile sapere cosa succede qua' in tempo reale con una semplice connessione, ovunque noi di troviamo.
Ho passato anche 7 mesi lontano dall'Italia, ero piu' giovane, ma ricordo ancora bene la nostalgia che avevo per il mio paese.
Nulla a che vedere con cazzate legate al concetto di patria, semplicemente mi mancava il nostro stile di vita.
Poi casa e' sempre casa, persino per uno zingaro come il sottoscritto.
Guardate che non e' facile abituarsi a vivere fuori dal nostro paese, alla lunga sono davvero tante le cose che ci verrebbero a mancare.
Lo so che siamo alla canna del gas, che e' difficile intravedere una via d'uscita da questo maledetto tunnel.
E' facile immaginarci sotto l'ombrellone con un daiquiri in mano, il mare a 10 metri e un culo da blocco aortico al nostro fianco.
Ma la vita non puo' essere solo quello.
Voglio semplicemente dirvi che non e' facile ricostruirsi attorno una vita, perlomeno la vita a cui siamo abituati.
Cuba poi ci mette anche del suo, conosciamo bene sia i pro che i contro a cui andremo incontro trasferendoci alla corte di Raul.
Personalmente, come ho detto mille volte, non vado oltre (oggi) i due mesi consecutivi.
La mia idea, che oramai e' ben oltre dall'essere rimasta tale, e' quella di creare i 2 poli.
Uno in Italia col plato fuerte dal punto di vista professionale e di reperimento delle risorse, ed una a Cuba con ingressi che permettano, maomeno, una certa autonomia economica.
Difficile?
Forse, ma una vita senza sfide vale la pena di essere vissuta?
Quindi per quanto mi riguarda nessun trasferimento in pianta stabile, ma un progressivo viaggiare verso quello che potrebbe essere, per me, un'obiettivo fattibile.
Sei mesi per ogni lato del bloqueo.
Ovviamente i 6 mesi in una Cuba che consenta perlomeno, anche a noi, qualche negocio ed una cazzo di connessione internet decente.
Ci arrivo gente, ci arrivo...

8 commenti:

  1. El Loco poche storie Aston,se potessi partirei domani.

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  2. Come te molti altri. Dico solo che non è semplice come sembra anche se la necessità aumenta la capacità di adattamento

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  3. Caro Milco in bocca al lupo per la casa de renta a Tunas! Mas o meno ho intuito l'operazione sulla casa de renta dell` italiano per poi gestirla tu. Se puoi essere piu'dettagliato sul progetto magari posso darti qualche dritta, ormai ho fatto esperienza in materia. Francesco Franx


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  4. No l'italiano una volta preso tutto il grano si toglie dai piedi.
    Mi ha solo chiesto qualche mese per trovarne un'altra e mettersela a posto.
    Al mio rientro ne parliamo meglio
    Ciao Franz

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  5. Ciao Milcone sono d'accordissimo con te, tu sai che tra qualche anno è quello che farò, 7 mesi a Cuba o Rep.Dominicana, e 5 mesi in Italia...però io lo farò da fancazzista a tutto tondo,con la mia pensione accreditata in banca, el negocio non fa per me...Stessa cosa che consiglio anche a te,se non ti manca molto per l'agognata pensione.Comunque credo che stare un anno di seguito fuori Italia sia tosta,soprattutto in paesi come quelli caraibici,dove mancano tante cose per la vita quotidiana normale, senza strafare...anche perkè credo che poi ti "annoi",non sò se il termine è esatto.

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  6. A noi saltimbanco di contributi me hanno sempre versati ben pochi. Manca ancora tanto per fortuna in fatto anche una integrativa

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  7. Scusa Milco mi chiedevo per l'intestazione della casa a Cuba come farai, userai un amico prestanome che compra, o farai un scrittura in Italia e lui mantiene l`intestazione deloa casa solo formalmente? Ricorda che il propietario della casa chiede e sìntesta la licencia de renta. Franz

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  8. Amico mio lascia che spieghi le cose a tempo. . .

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