giovedì 16 gennaio 2014

IL VERO CAMPO

 

Nel mio primo libro, ci sono un paio di racconti figli di serate in un campo cubano.
Ovviamente dalle parti di Tunas.
Si tratta pero' di toccate e fughe, dal carattere godereccio.
Arrivavo il pomeriggio, fiestas con gli amici, e ripartenza, nel migliore dei casi la mattina dopo, molto presto.
Parlo di racconti al campo perche', fisicamente, mi trovavo fuori citta', ma in realta del campo non avevo visto praticamente nulla che non fosse il, comunque interessante, bollo della guajira di turno.
Durante il mio ultimo soggiorno tunero, invece ci ho proprio passato 2 giorni e mezzo.
La location e' la stessa di quando vi avevo raccontato del "cortare arroz", se non avete letto il post andatevelo a cercare, credo sia intorno a fine novembre o giu' di li'.
La mia attuale giovane compagna ha, da parte di madre, la famiglia che vive in una finca a una decina di km da Amancio.
Questo vuol dire una decina di km dal primo negozio, il primo medico, i primi segni di vita "moderna".
Questa volta siamo andati con un'auto di un parente, praticamente si tratta di 3 fincas, dove in una vive l'abuelas e nelle altre 2 le figlie sorelle della suegra.
Il tutto in pochi metri, praticamente con un via vai continuo di gente da una finca all'altra.
Mi sono ritrovato catapultato nell'Italia del primo dopoguerra, almeno ritengo che il campo italiano all'epoca fosse cosi'.
Avro' i miei anni ma ancora in quell'epoca non c'ero.
Devi dire che hanno di tutto, decine di maiali, mucche, cavalli, galline, tacchini, cani in quantita'.
Terre coltivate, corsi d'acqua, persino una sorta di laghetto.
Gente che tutto sommato la sfanga bene, non manca nulla.
Non manca nulla per vivere al campo...
Lasciamo perdere la filosofia spicciola di chi magnifica quel tipo di vita, non c'e' molto da magnificare, si tratta di una vita dura, un lavoro da fare con mezzi antichi e non sempre funzionanti, sotto un sole de madre.
Certo hanno un trattore, un vecchio camion russo con motore sudafricano, trofeo della guerra d'Angola che comunque ancora tiene botta.
Sicuramente i bambini crescono in un ambiente sano ma i ragazzi se vogliono trovare un po' di vita montano su una vecchia bicicletta cinese e si fanno 10 km.
Dieci km non per arrivare a La Habana ma ad Amancio....dove al final c'e' quello che...c'e'.
Si tratta di una vita dura, pochi cazzi, lavorare e ancora lavorare, ogni tanto asare un puerco, quando qualcuno porta un key e' festa grossa.
In quei 2 giorni e mezzo ho potuto apprezzare la bonta' e la generosita' di quella gente, gente semplice ma con un cuore grande come la selva.
Gente ben diversa dai cittadini, hanno quello che hanno ma lo compartono con te senza secondi fini o mecaniche particolari.
Mi avevano gia' visto la volta precedente, mi hanno accolto come un vecchio amico, uno di famiglia.
Nessun assalto alla diligenza perche' non c'era nessuna diligenza da assaltare.
Abbiamo dormito dall'abuela, un letto matrimoniale dell'epoca di Maceo, con una tendina a separarlo dal mondo circostante.
Al mattino la suegra, con un certo mio imbarazzo, ci ha portato il caffe' a letto.
Dovevo avere l'espressione di quello beccato col sorcio in bocca....ma nessuno ci ha fatto caso.
Tutto bello ma dopo 2 giorni e mezzo avevo la voglia di tornare alla citta', alle comodita'( il bagno era una cosa esterna....con un buco al centro...) e a un tenore di vita a cui sono abituato.
La prossima volta vorrei pero' fermarmi piu' tempo, capire meglio come funzionano le cose, come vive davvero quella bella gente.
Avro' tempo...

12 commenti:

  1. EL Loco un paio di giorni potrei resistere anche io, di più avrei i miei dubbi.

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  2. Mah. . ti dirò di più in futuro

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  3. A chi piace quel tipo di "vita" è interessante capire, e scoprire come vive quella gente, povera nel borsillo, ma ricca nel corazon.

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  4. È un altro aspetto di Cuba che non molti conoscono

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  5. Si ma quando vedono il borsillo dimenticano il corazon. Todo el mundo es pais....

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  6. Può succedere ma non è sempre così
    sarebbe come dire che tutti quando
    Vedono il bollo perdono la testa
    Succede ma non a tutti

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  7. Perdono la testa , il borsillo, la dignità. Molti uomini ragionano con la testa che non si trova esattamente collocata sopra le spalle e le conseguenze sono quelle che sono.

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  8. A questi personaggi la perdita di ogni logica capita a prescindere dal paese in cui si trovano
    Comunque Mai generalizzare

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  9. Io ci sono stato per una settimana. I primi giorni era uno spasso. Passare dai ritmi italiani a quelli calmi del campo fu una cosa piacevole. Mi sentivo fuori dal tempo. Dopo una settimana però decisi di tornare in città poiché la noia aveva preso il posto del bisogno di riposo. Ogni cosa, al momento opportuno, è importante.

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  10. Avevi il cosiddetto "cesso della foresta "
    Quello composto da 2 pali.
    Un palo per appendere la giacchetta e l'altro per tener lontano i lupi ? ...jajajaja...

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  11. Luca, gia' una settimana, per come sono io, e' un tempo eccessivo.
    Almeno per ora, se poi domani avessi una finca...

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  12. No Gigi era proprio una costruzione in muratura...con dentro, al centro, un buco...
    Fra l'altro la casa era carina e' che proprio al cesso non danno importanza.

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