venerdì 28 febbraio 2014

GENTE PER BENE


In quest'ultimo anno, anno e mezzo gli organi di stampa hanno riportato episodi di cronaca nera con protagonisti alcuni cubani trapiantati nel bel paese.
Ricorderete il caso di Lignano.
Hanno fatto un certo scalpore perche' si tratta di vere e proprie eccezioni di una regola che, invece, racconta altre cose.
Ho alcuni amici fra le forze dell'ordine, parlando dell'argomento, anche loro mi hanno confermato che i cubani, in Italia, tutto rappresentano fuorche' un problema.
"Se tutti gli stranieri qua' fossero come loro lavoreremo molto piu' tranquilli".
In effetti e' estremamente difficile che un cubano si metta in situazioni di malaffare.
Sono i soliti contaballe inaffidabili ma preferiscono, di gran lunga, trovare qualcuno che si occupi di loro, piuttosto che prendere un sasso e tirarlo contro una vetrina.
Magari cercano lavori che vanno al di la' delle loro conoscenze, cercano di ottenere i maggiori benefici possibili col minore sforzo ma, sostanzialmente, sono persone per bene.
Probabilmente un certo tipo di educazione, il fatto di sapere di essere "precari" in questo paese, magari non sempre los papeles in ordine e un sacrosanto timore che si portano dietro, da Cuba, per le forze dell'ordine li hanno sempre tenuti lontano dai casini.
Tanto che non capiscono bene perche' neghiamo loro, con sempre maggiore frequenza, i visti d'ingresso.
Ho perso il conto delle volte che, a Cuba, ho dovuto tenere "quasi conferenze colte" ad amici, spiegando loro che non e' che qua' si facciano le leggi per tenere i cubani lontani dall'Italia.
Purtroppo dal punto di vista geografico siamo messi come siamo, 3000 km di coste incontrollabili ci hanno portato ad essere un' approdo per ogni disperato in fuga da guerra e miseria.
Le leggi sono per loro, ma ci cascano dentro anche i cubani che non c'entrano nulla e, solitamente, non creano problemi.
Capiscono poco anche perche', malgrado possano stare via da Cuba per 2 anni, dopo 3 mesi li riaccompagnamo alla porta.
Cerco di bypassare questo loro vittimismo innato, spiegando che ogni paese ha le sue leggi e che anche io devo uscire dal loro paese dopo 3 mesi, malgrado il fatto che il mio mi lascia stare fuori tutto il tempo che voglio.
In piu' devo anche pagare per entrare, uscire e per ogni mese che passo a Cuba.
Tornando in Italia certo....ci sono le zoccole, le picie come diciamo da queste parti.
Alcune cubane si sono dedicate alla stessa occupazione che avevano in patria, ad altre cifre, ma si tratta di una cifra infinitesimale nel contesto della massa di mignotte che circolano in Italia.
In piu', consentitemelo, si tratta di un peccato veniale anche se sempre di violare una legge della Repubblica si tratta.
E' il mestiere piu' antico del mondo, nessun regime politico, in nessun luogo al mondo e' riuscito ad estirparlo.
Dobbiamo proprio provaci noi con le povere cubanite?


P.S.L'articolo mi e' stato inviato da una delle cubanite che legge il blog, ha a che vedere sia con lo scritto di oggi che con quello di ieri.

LA RIVINCITA


Ieri abbiamo trattato temi fin troppo seriosi, i cubani, la Crimea....oggi il blog torna ad essere quello che e' sempre stato.
Un piccolo divertimento per un vecchio cadetto di Guascogna.
QUESTA SERA SI GIOCA!
Alle ore 20 al Trinacria stadium, non lontano dallo sgrafignum's stadium, ci sara' la rivincita fra i gloriosi Villans e la squadra dei ragazzi, alcuni di loro figli dei Villans stessi.
Tre settimane fa, come ricorderete, contro ogni previsione e legge sulla conservazione del genere umano, i vecchi leoni hanno vinto per 4-2.
Questa sera sara' durissima.
Loro non ci sottovaluteranno piu' come e' successo'altra volta, arriveranno col coltello fra i denti e le gambe da diciottenni piene di energie.
Noi abbiamo da contrapporre i nostri acciacchi, ed un orgoglio grande come la provincia di Matanzas.
In settimana ho sentito i vecchi leoni un po' troppo tranquilli, senza la giusta tensione, si discuteva piu' che altro su chi doveva portare l'ammazzacaffe' per il dopo cena.
Ieri ho mandato un sms di allerta.
La risposta migliore e' arrivata dal mio corpulento stopper; "pronto a ranzare, e se si lamentano, a ranzare ancora piu' forte!".
Abbiamo delle precise responsabilita'.
Della vittoria nella partita di andata si e' parlato in ogni casa di cura, in ogni bocciofila, in ogni ricovero di riposo e a tutte le gite delle pentole della provincia.
Ogni vecchiarillo piemontese, ha avuto un moto d'orgoglio per l'impresa di gente che e' quasi loro coetanea.
Addirittura un farmacista ci ha promesso, in caso di nuova vittoria, una fornitura perenne di colla per dentiere.
Siamo diventati gli idoli di ogni catetere piemontese.
Fisicamente....sono una rumenta.
Da sabato scorso la schiena fa' le bizze, probabilmente fatica a reggere i carichi di lavoro a cui la sottopongo da gennaio.
Chi legge il blog, con una certa frequenza, sa che la mia vita e' regolata da una serie di Stalingrado.
Stalingrado per me, ma sopratutto per il Compagno Stalin ha voluto dire "non un passo indietro".
Vuol dire che ci sono cose che posso anche fare, ma fino ad un certo punto, oltre non vado.
Ecco, uno di questi Stalingrado lo mettero' in atto questa sera.
Va bene il Voltaren, il Fastum gel, il massaggiatore alle 18 prima di giocare ma....,LA PANCERA NO!
Niente cintura elastica, Gibo', o cose di lana da vecchietto rincoglionito.
Di conseguenza iniziero' la partita senza avere la certezza di finirla...comunque saro' in campo.
Al limite, come Leonida, mi immolero' per la causa.
Lo schema sara' il 4-2-1-1 ancora piu' prudente della volta scorsa...poi si vedra'.
Anche questa volta torneremo col nostro scudo o sopra di esso.
Per il discorso prima della partita un idea ce l'avrei...



giovedì 27 febbraio 2014

LA DURA REALTA'

 

Tempo fa',un'amica del blog, in un commento ad un post in cui parlavo delle sommosse in Egitto, ha
posto la domanda sul perché, a Cuba, malgrado tutti i
problemi che conosciamo, non accada mai nulla.
La risposta è, da un lato storica, e dall'altro legata a
ragioni d'opportunità.
Il discorso storico è noto.
La Spagna dominò l’isola per secoli, fin dai tempi dello
sbarco del Buon Cristoforo, nella "terra più bella che
occhio umano abbia mai visto", come disse il genovese
appena messo piede sulla battigia.
Dopo secoli di dominazione spagnola, la rivolta fu
scatenata da una piccola parte di schiavi, insieme a gran
parte dai grandi latifondisti di origine spagnola, stufi di
pagare il pizzo alla madrepatria lontana.
Ricordiamoci che non è mai il popolo ad avviare le
rivoluzioni , ma sempre la borghesia.
Il popolo, nelle rivoluzioni serve per
morirci....d'altronde Fidel e il Che non erano certo di
classe sociale povera.
Una volta conquistata l'indipendenza contro una
Spagna in declino e poco convinta di tenersi l'Isola,
Cuba divenne una sorta di protettorato americano che,
di fatto, ne controllò l'economia fino all'arrivo dei
barbudos.
Prima di questo arrivo siamo stati noi italiani o meglio, i
nostri paisà mafiosi italo-americani a trasformare l’isola
nel bordello del Caribe.
La Revolucion l'hanno iniziata in 83, tanti erano sul
barco proveniente dal Messico....una cosa impensabile
in ogni parte del mondo e in ogni rivoluzione.
Contro di loro c'era un esercito da operetta, marcio e
corrotto , che a tutto pensava meno che a combattere.
Quando Fidel prese il potere, fatti fuori
(volontariamente o meno) Ernesto e Camilo, sono
arrivati i sovietici che hanno comandato per decenni.
Dopo e’ stata la volta dei cinesi e dei venezuelani fino
ad arrivare ai giorni nostri.
Quando i cubani sono stati interamente padroni del loro
destino? Mai.
E’ andata come è andata, poteva andare meglio , ma
anche molto molto peggio.
Basta fare una comparazione con Haiti, oppure con
S.Domingo, dei 50000 italiani residenti, dove, se alla
sera ti muovi a piedi, rischi la pelle.
Questa è la storia.
Poi ci sono i discorsi di opportunità.
Ho sempre detto che i cubani, a Fidel, dovrebbero
innalzare monumenti in ogni piazza.
Ha permesso loro di vivere senza fare un cazzo per 50
anni e la cosa è continuata fino ad oggi.
Cuba, ancora oggi, è il solo paese al mondo dove puoi
vivere senza fare nulla tutto il giorno, senza lavorare,
inventando qualcosa per tirare sera.
In ogni paese al mondo, se non lavori vai a dormire
sotto un ponte, a Cuba in qualche modo, la sfanghi
sempre.
Se lavori rubi come un toro, se non lavori fai affari con
chi ruba come un toro.
Un paese pieno di fanciulle disponibili, sole, mare, ron e
cerveza barata.

Dove non è necessario lavorare.
Perché mai un cubano doveva ribellarsi?
Tanto il conto lo paga sempre qualcun altro.
Non sorprendiamoci se danno per scontato che
qualcuno abbia sempre il compito di tirare fuori il
portafoglio.
E’ sempre stato cosi.
Prima lavoravano per loro gli operai sovietici, tedesco
orientali, cecoslovacchi, dopo la caduta del muro siamo
arrivati noi, e il nostro culo bianco a risolvere i
problemi.
Lo stato, poco e male, ma si è sempre occupato di loro,
al minimo sindacale, dalla culla alla tomba.
Adesso la festa è finita, è ora che cambino stile di vita, e
lo facciano sul serio.
Quante volte ho sentito la frase "se vado via da quà io
lavorerò duro,durissimo...." .
Mi tengo alto di percentuale ma un cubano su 20
all'estero si è integrato, lavora, si è assunto
responsabilità, si è tirato su le maniche.
Gli altri 19, una volta constatato che qui il dinero non
cresce sugli alberi, che la parola “doveri” viene prima di
quella “diritti” ha continuato a fare quello che faceva a
Cuba, trovando qualcuno che gli risolvesse i problemi.
Quando questo non è stato possibile è tornato a Cuba
per riprendere la vita di sempre.
Spero nessuno si offenda ma questa e’ la dura realtà.


CRIMEA



Ricorderete che la settimana scorsa scrissi qualcosa su cio' che stava accadendo in Ucraina.
Com'e' andata a finire lo sapete.
Un colpo di sato ai danni di un governo democraticamente eletto, da parte di gruppi paramilitari fascisti e di bande di delinquenti legittimati a creare terrore.
Il pretesto e' stata l'Europa, in realta' per una bandiera europea che sventolava ce n'erano 20 con i colori rossi e neri di quell'esercito ucraino che combatte', accanto ai nazisti, contro il popolo sovietico.
E' riapparsa persino la Timoschenko, una delle piu' grosse ladrone in circolazione che, probabilmente, sara' il prossimo presidente del paese.
Ma di quale paese stiamo parlando?
Ieri, tornando in auto dalla mia palestra, per radio ho sentito Biloslavo, il corrispondente del Giornale che si trova a Sebastopoli, capoluogo della Crimea.
Provincia autonoma ucraina ma dove c'e' di stanza, in una sorta di enclave, la potentissima flotta Russa del mar Nero.
Mentre le provincie orientali, filorusse, del paese pensano se sia ancora il caso di far parte di questa Ucraina, in Crimea le cose gia' si stanno muovendo.
La Crimea fu regalata all'Ucraina negli anni 60 da quell'altro imbecille di Nikita.
Ma la Crimea e' russa fino al midollo.
Ieri ci sono stati i primi scontri fra i tatari, popolazione mussulmana deportata nella regione da Stalin, e i filo russi.
Il consolato russo pare stia elargendo con enorme generosita' passaporti russi ad ogni cittadino ucraino di Crimea che ne faccia domanda.
Nella sola Sebastopoli gia' il 40% della popolazione possiede un passaporto russo.
L'intento di Putin e' chiaro.
Piu' "russi" ci sono piu' e' facile giustificare un'intervento militare per la difesa della sua popolazione.
Perche' mai i russi non dovrebbero intervenire?
Solo gli americani possono invadere chi gli pare con la giustificazione della sicurezza naturale e della salvaguardia dei loro interessi?
La Russia gia' in Georgia non ci penso' 2 volte.
In un giorno risolse il problema degli Osseti, se la cosa durava a un'altro giorno i tank russi entravano in Tbilisi.
Anche in quel caso l'occidente scommise sul cavallo sbagliato.
Quindi stiamo pur tranquilli che, se in Crimea succede qualcosa, i russi interverranno e nessun governo illegittimo ucraino salito al potere con le armi potra' farci nulla.

mercoledì 26 febbraio 2014

VENEZUELA

 

Piu' di una persona, in questi giorni, mi ha chiesto di scrivere qualcosa su cio' che sta' accadendo in Venezuela.
A copia incollare notizie che appaiono in rete e' capace qualunque asino, cerchero' di dare una mia opinione, sopratutto in funzione di una sorta di parallelismo con Cuba.
Anche perche' il mio, il nostro, appoggio a Maduro durante le elezioni e' stato dato sempre in funzione di cio' che potrebbe accadere a Cuba se le cose, nella bolivariana, cambiassero in modo repentino.
Iniziamo col dire che il chavismo senza Chavez e' un'utopia che non si puo' realizzare.
Se il paese fosse stato governato da Capriles il nuovo presidente del Venezuela avrei potuto farlo anche io, ma venire dopo Chavez sarebbe stato un grosso problema per chiunque.
Chavez, per buona parte del paese e' stato padre, amico, compagno, marito, amante, collega, fratello e cugino.
Insomma tutto.
Avendo come riferimento Fidel, Hugo a cercato di trasformare le vittorie elettorali in una sorta di potere perpetuo.
Ci fu anche un referendum che pero' perse perche' i venezuelani, anche i suoi elettori, non si fidarono.
Chavez e' stato davvero "corazon del pueblo" ma e' stato anche un soldato.
In un paese in cui ogni generale che si rispetti sogna di diventare presidente, con un colpo di stato, Chavez ha saputo tirare dalla sua parte l'esercito di cui ha fatto parte e da cui proviene.
Hai buona parte del popolo e hai l'esercito...e chi ti smuove piu'?
Ricordiamoci pero' che il 40/45% dei venezuelani non lo ha mai votato e tantomeno amato.
Lui e' stato cosi' intelligente da toccare il meno possibile i grossi imprenditori privati, che anche sotto il suo governo, hanno continuato a fare soldi.
Semplicemente, approfittando del fatto di galleggiare sul petrolio, ha cercato di aiutare le classi meno abbienti, gli ultimi, i dimenticati.
Gli Stati Uniti, che prima di Chavez pagavano il petrolio venezuelano nove dollari al barile, hanno sempre tramato in sinergia con la destra del paese.
Destra che non ha saputo opporre al miglior populista del mondo , niente altro che un damerino da country club, che infatti le ha sempre prese.
Il problema nasce dal fatto che dopo Fidel (che comunque resta vivo e abbastanza vegeto) c'e' stato Raul mentre dopo Chavez....Maduro.
Raul a Cuba non e' mai stato amato, ma temuto e rispettato sempre.
Fra l'altro, col fiuto del can da trifole di razza, ha annusato il vento e indirizzato, con la giusta cautela, il paese verso le inevitabii riforme di cui aveva bisogno.
Quando Chavez era alla fine della sua corsa, a La Habana, mi trovavo a Cuba per un soggiorno di 2 mesi.
Maduro veniva praticamente ogni settimana, Raul, che non l'ha mai avuto in particolare simpatia, all'aeroporto a prenderlo non ci andava quasi mai, mandando Diaz Canel, Alarcon a Lazo.
Ricordo una lunga intervista con la televisione cubana, la giornalista gli faceva domande precise e concrete, lui rispondeva per slogan o perdendosi in mille inutili rivoli come neanche il miglior Lotito saprebbe fare...
Ricordo che mi chiesi se quell'uomo, tutto sommato limitato, fosse davvero in grado di guidare il Venezuela.
Oltre ai suoi limiti, e al poco carisma che si ritrova, Maduro si e' anche trovato sul groppone il conto di anni di politiche economiche chaviste folli.
Chavez voleva per il suo paese una sorta di guida nei confronti del continente, guida che "agevolava" con regalie di petrolio o comunque con vendita dello stesso ai paesi amici a prezzi da barzelletta.
Non ho poi mai capito perche' in Venezuela la benzina debba costare pochi centesimi al litro.
Il fatto che si produca in loco non ha alcuna corrispondenza con una sana politica economica.
Siamo i soli al mondo a produrre il parmigiano ma se vado al caseificio sotto casa lo pago, eccome.
Ovvio che poi la destra, e gli Stati Uniti, ci abbiano inzuppato il pane.
Con Chavez non si passava ma con Maduro e' tutta un'altra storia, persino un equino di basso rango come Capriles e' tornato a sentirsi un purosangue.
Alle voci di ingerenza militare cubana credo poco, vero che la security di Chavez prima e di Maduro ora e' cubana, ma semplicemene perche' di quella venezuelana non si sono mai fidati.
Ingerenza militare di che?
Cuba non ha neanche gli occhi per piangere.
Sicuramente per i cubani in missione nel paese sono tempi non facili, se le cose dovessero cambiare il rientro sarebbe repentino e senza il greggio venezuelano (che Cuba esporta pure...) non so come le cose si indirizzeranno.
Dovranno comprarlo sul mercato mondiale ai prezzi correnti, la gasolina aumentera' e con lei tutto cio che viaggia su 4 ruote.
In pratica ogni cosa...
Mi metto alla finestra ed osservo cio' che accade, sabato parte un caro amico per una decina di giorni nel paese, al suo rientro forse sapro' dirvi qualcosa di piu'.

PASSAPORTO

 

Fare informazione non sarebbe compito di un blog, uno spazio come questo dovrebbe limitarsi ad esprimere l'opinione di chi lo gestisce.
Purtroppo gli altri spazi virtuali che parlano di Cuba sono oramai spazi quasi disabitati, molti amici chiedono al blog informazioni per poter viaggiare piu' tranquilli.
Come ricordo ogni volta, io so poco, poco piu' (forse) di quello che sapete voi, quel poco che so lo metto a disposizione di tutti.
Non e' molto ma e' quello che ho.
L'altro giorno parlavo dei visti, infatti sono arrivate da parte vostra le conferme al fatto che stanno in effetti aumentando.
Pero', contrariamente a cio' che ho scritto, non dipende da Cuba.
Sono le agenzie, nessuna esclusa, che speculano su un pezzettino di carta senza il quale non possiamo entrare nel paese.
Sono consapevoli che lo pagheremo anche 100 euro e ne approfittano.
Tornando al discorso informativo, ieri mattina sono andato a rifare il passaporto in scadenza a giugno.
Vi ricordo che Cuba e' uno dei pochi paesi al mondo che ci permette di entrare con soli 3 mesi di validita', la maggior parte degli stati ne chiede 6.
10 anni fa' si occupo' di tutto il mio comune oggi la cosa non e' piu' possibile.
Per il passaporto elettronico bisogna andare in questura e farsi prendere le impronte digitali.
Se non si hanno figli minori servono 5 cose.
Un modulo da compilare che si puo' scaricare da internet.
Fotocopie di documento e cod fiscale
Due foto formato americano
La maledetta marca da bollo da 40 e rotti euro.
Versamento da fare in posta di 42,50.
Ieri mattina sono andato alla questura a Rivoli, un paesone fra dove vivo e Torino.
Organizzata decisamente peggio di quella di Las Tunas.
Nella mia abissale ignoranza credevo che le impronte digitali le prendessero ancora con l'inchiostro....invece c'e' un aggeggino dove pigi l'indice e il gioco e' fatto.
Tempi di consegna dai 20 ai 25 giorni.

martedì 25 febbraio 2014

IMPRESA SPORTIVA E BASTA



 

La notizia di 3 ragazzotti cubani che, con un windsurf, hanno attraversato lo stretto di mare che divide Cuba dalle keys ha fatto il giro del mondo.
In verita', un paio sono giunti a destinazione mentre di un terzo si sono perse le tracce.
Se non e' approdato su qualche isoletta sara' nella capiente panza di qualche tiburon.
Ho iniziato a lavorare nei villaggi come surfista, e vi posso dire che l'impresa e' folle.
Al di la' della resistenza e degli avambracci che occorrono, e' necessaria una conoscenza dei venti, in quel tratto di mare molto mutevoli, non comune.
Per dirla tutta hanno avuto anche un culo pazzesco, era un'attimo sbagliare rotta e finire chissa' dove.
La notizia e' diventata di dominio pubblico, ma oggi 3 ragazzotti che lasciano Cuba in questo modo, salgono alla ribalta piu' per il mezzo scelto che per il fatto di aver lasciato Cuba.
Fino ad oltre un'anno fa' era Cuba a sbarrarti la strada, oggi un cubano puo' andarsene quando vuole, se ha i mezzi per farlo.
Cosi' come un' italiano puo' progettare ( o/e rimandare...) un viaggio a Cuba quando vuole, se ha i mezzi per farlo.
Il problema, come abbiamo piu' volte detto, ora siamo noi.
Siamo noi i cattivoni che impediscono le loro aspirazioni future.
I 3 potevano tranquillamente salire su un'aereo a Cuba con destino Miami, ma sempre e solo a patto che, le autorita' americane, concedessero loro il visto.
Ovviamente hanno scelto le keys sia per la distanza che, sopratutto, per la ley "pie' seco, pie' mojado".
Se riescono a mettere i piedi sulla battigia, trattasi di pie' seco, nessuno li rimanda indietro.
Senza papel, dinero gastato e menate burocratiche.
Quindi applaudiamo una grande impresa sportiva, ma lasciamo perdere altri discorsi, in questo caso, decisamente fuori luogo.
Ci hanno provato e gli e' andata bene.
Buon per loro che pero' ora, nel paradiso capitalista tanto sognato, dovranno iniziare a lavorare sul serio.
Altro che windsurf...

 Incredibile impresa di tre immigranti cubani che hanno cercato di raggiungere la Florida su tavole da windsurf. Uno di loro è riuscito a raggiungere gli Usa, mentre un altro è stato soccorso in mare da un pescatore e poi dalla Guardia Costiera Usa. Non è chiara la sorte del terzo, che potrebbe trovarsi sull’isolotto Marquesa, a Cayo Hueso, riferisce la Bbc, che sta seguendo il caso.

Henry Vergara Negrin, 24 anni, uno dei tre cubani ha raccontato che il gruppo era partito nella mattinata di martedì da Jibacoa, un villaggio di pescatori, secondo quanto riferito dalla polizia di Key West.
Il 24enne ha avuto la fortuna di toccare la terraferma proprio in un lussuoso resort della costa di Key West, 97 km da Jibacoa, dove è stato aiutato dal personale e dagli ospiti dell’albergo.
“E’ il primo windsurfista cubano - sottolinea la Bbc - che negli ultimi venti anni riesce a portare a termine la traversata, dopo un paio di casi durante l’esodo dei “balseros” cubani del 1994”.
Henry Vergara Negrin ha raccontato che dopo quattro ore di viaggio ha perso di vista gli altri due ragazzi, Dwarta e Amando. A trovare Dwarta in mare sono stati gli uomini della guardia costiera Usa. Aveva perso l’orientamento in un’area a sud dei Cayos della Florida.

QUEL CHE SUCCEDE...



 

Quel che succede...conviene.
Questo e' uno dei detti piu' in voga a Cuba, un detto che, parzialmente mi trova d'accordo.
A volte siamo indecisi fra piu' decisioni da prendere, poi arriva il fato, e decide per noi.
Decide spesso meglio di come avremo deciso noi stessi.
Nello specifico avrei potuto fottermene delle opportunita' professionali che mi sono piovute addosso spingendomi a rimandare il viaggio, ma ho lasciato che le cose scorressero nel modo piu' semplice possibile, prendendo la decisione giusta.
Certo, manco da Cuba da meno di 2 mesi, posso tranquillamente farne passare un'altro o altri 2 prima di tornarci.
Se qualcuno aspetta il suo agognato viaggio dopo aver ruscato come un matto per 11 mesi, rimandare porterebbe a strangolare e poi mangiare (se si e' Comunisti) il primo bambino che passa per strada.
Oramai non mi esalto e non mi deprimo piu, cerco in ogni cosa di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Stanno nascendo situazioni di lavoro interessanti, non lascio solo il mio socio in palestra, devo chiudere un paio di contratti per l'estate e, cosa assolutamente piu' importante di tutte, non manchero' venerdi alla rivincita dei miei Villans contro i ragazzi.
Fra l'altro gli Orishas mi hanno, mandato forte e chiaro, il loro segnale di approvazione.
Domenica mattina mi sono alzato praticamente con la schiena bloccata.
6 minuti per infilarmi i calzini fra imprecazioni assorite.
Non ho la piu' pallida idea sul come sarei riuscito, con maletas e tutto, ad arrivare in aeroporto.
Certo, ci sarei arrivato in qualche modo, con il mio scudo o, piu' facilmente, sopra di esso.
Ieri pomeriggio dopo vari Voltaren e gel assortiti ho ricominciato ad allenarmi.
Quindi nessun rimpianto, Cuba e' sempre la', bella e misteriosa.
Mi aspettera' come ha sempre fatto, non mi girera' le spalle.
La ritrovero' e sara' come se l'avessi lasciata il mese prima, piu' intrigante che mai.
P.S. in piu' non vi privo dei miei racconti che, con il caffe' ed il giornale, vi aiutano ad iniziare bene la giornata.
Almeno spero.