giovedì 13 febbraio 2014

10 ANNI SENZA IL PIRATA

12 commenti:

  1. Un grande talento che non ha saputo accettare la sconfitta nella vita,un ragazzo fragile....lo ricordo sempre volentieri e in quei momenti ci hai fatto emozionare....w il pirata!!!

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    1. Paolino e' vero ma e' anche vero che molti hanno abbandonato, in anticipo la nave che affondava.
      Quando era a Cuba, a far bisbocia col pibe, una notte in cui era...fuori riempi' le pagine del suo passaporto coi suoi pensieri...
      Per farlo uscire dal paese dovette intervenire l'ambasciata...
      Pochi giorni prima della morte gli amici andarono a prenderlo vicino ad un cassonetto di rifiuti a Cesenatico, era seminudo.
      Quando mori' era solo come un cane, la fidanzata lo aveva mollato e i genitori, se ricordo bene, erano in crociera.

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  2. Un vero peccato che sia finito...come è finito......Ma nello sport bisogna imparare sia a vincere che a perdere. Così come nella vita.
    Che riposi in pace.
    A.P.

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    1. la vittoria e la sconfitta sono due immensi inganni...

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  3. Marco era conosciuto a Cuba con il suo nome di battesimo. in particolare a Playa Giron dove neanche a farlo a posta era stato nel mese di gennaio del 2004. Io passai da quelle parti qualche settimana dopo, per tornarVi un paio di mesi dopo per approfondire la conoscenza con quella ragazza di cui Vi ho raccontato ieri.
    Non sapevo che Pantani frequentasse Cuba e la notizia dei suoi due viaggi nel'arco di un paio di mesi nella maggiore delle Antille arrivarono solo dopo la sua morte avvenuta il giorno di San Valentino in un residence di Rimini. Quando tornai a Cuba ed andai nella casa de alquiler di Sebastiano, mi raccontarono di Pantani e del fatto che pur allogiando in un bungalov, fosse solito andare a mangiare in quel posto, perchè la duena - chiamata la negra - cucinava molto bene. Poi mi dissero del fatto che il ciclista si dimostrava molto generoso con tutti e voleva sempre carne di pollo perchè diceva che per tornare a vincere doveva mangiare molto. Mi raccontarono anche delle telefonate dall'Italia da parte dei suoi familiari che si mostravano preoccupati della salute del proprio figliolo. Tempo dopo i racconti dei cubani trovarono spazio in un libro scritto da Cassani sulle avventure del Pirata dalla cui lettura rimasi colpito. Sebastian, al quale qualche anno dopo regalai una copia di quel libro, mi raccontò di quando andarono ad intervistarlo e infatti viene più volte citato. Sia quando accompagnò il ciclista al quartiere Plaja de l'Habana dove si trovava el pipe de oro, andato a Cuba per disintossicarsi. Maradona però sembra non riconobbe il Panta al quale disse se sei italiano salutami Bagni, calciatore al Napoli negli anni dello scudetto. Sono rimasto colpito dal fatto che nel libro si parla di luoghi e situazioni tipicamente cubani, come del fatto che Marco fu colpito dalla bellezza di una ragazza del posto accompagnata da un cubano e capisce che la propina a Cuba apre tutte le porte. Olguita, questo è il nome della creola rimase poi qualche giorno chiusa in albergo insieme al campione romagnolo. Tornato in Italia il ciclista cercò anche informazioni per poter invitare la ragazza.
    .... In sitesi la storia del Pirata e la mia hanno dei punti in comune, soprattutto un luogo in particolare al quale mi legano una serie di ricordi. pedro

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  4. Fai in modo che non ci siano altri punti in comune anico mio...

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  5. Se pensate alla vita come ad una libreria la vedrete composta da tanti libri quanti ne avete scritti, varie dimensioni, vari colori delle copertine, alcuni non potrete non riporli sullo scaffale più alto, altri andrete a riprenderli periodicamente per rileggere i capitoli che amate. E poi ci sono quei libri che sono sullo scrittoio, senza finale. I libri senza fine sono lavori ai quali state ancora lavorando o lavori per i quali il finale non lo si riesce a scrivere. Uno dei libri senza finale del ciclismo è la vicenda di Marco Pantani, lo scalatore venuto dal mare che ha fatto sognare milioni di persone con i suoi indimenticabili scatti ma anche con il suo modo di agire così irriverente e sincero, con i suoi occhi grandi ed il suo sorriso timido. Ne ho parlato con Alessandra De Stefano che ha seguito Marco durante tutto l’arco della sua carriera.

    Chi era Pantani? "Marco era un ragazzo speciale. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo prima e dopo Campiglio ha avuto la fortuna di conoscere all’inizio un ragazzo di grandissima sensibilità e dopo… - come dice Davide Cassani quando si parla di Marco gli occhi si abbassano, il tono della voce cambia, ancora di più quando si ricorda il periodo successivo al 5 Maggio – dopo Campiglio aveva grosse difficoltà a vivere. Andava protetto diversamente, i campioni sono una razza a parte. Le tattiche e le strategie di vita non funzionano con loro perché un campione è una persona che vive del suo mestiere, che rischia nel suo mestiere. Poi il ciclismo è particolare e Marco era un ragazzo particolare. Purtroppo ha pagato un prezzo alto anche con la sua vita personale, non è stato fortunato".

    No, fortunato proprio no. È caduto tante volte ed altrettante volte si è rialzato. Forse per questo il pubblico lo amava. "Il pubblico lo amava perché lui in bicicletta era di una bellezza rara, Marco in bicicletta era bello. Non che sceso dalla bicicletta non fosse bello perché aveva un sorriso bellissimo, un sorriso che ti apriva il cuore, e poi i suoi occhi sorridevano – gli occhi di Alessandra si illuminano, sta ripensando ai momenti che ha trascorso con Marco, la voce si riempie di emozione, guarda me ma nei suoi occhi ci sono immagini che vengono dal passato – Marco in salita era perfetto, era un tutt’uno con la strada ed è indescrivibile l’emozione del vederlo arrivare, apriva il silenzio, qualcosa difficilissimo da spiegare ma a me è successo di vederlo. È una cosa da provare".

    Il Mont Ventoux, Couchevel… Alessandra mi racconta quei momenti magici, del rapporto che Marco aveva con suo marito Philippe Brunel. Io sul libro di Brunel (Gli ultimi giorni di Marco Pantani) ho scritto la mia tesi di laurea triennale e vorrei tanto emergesse la verità, vorrei rendere giustizia a Marco. Alessandra tira un sospiro. "Io ho imparato una cosa, me l’ha insegnata proprio Philippe: esiste un tempo per tutto, e ci sarà un tempo per restituire il centro percento della storia di Marco. Ho una mia teoria su tante cose, quando sarà il momento spero di poterle comprovare. Quando conosci un po’ una persona sai come può finire e quel finale non mi dice di Marco. Ci sono delle cose che non mi tornano, che non mi torneranno mai ma c’è bisogno di prove consistenti e non ce ne sono tante però… può sempre succedere qualcosa. Quando lavoravo al mio libro, “Giulia e Fausto”, non riuscivo a dimostrare che Giulia non fosse figlia dei suoi genitori, all’anagrafe era dichiarata così ma a me non tornavano delle cose. Poi suoi figlio mi ha detto di avere una dichiarazione di suo nonno che confermava la mia teoria e che potevo pubblicare. Chissà, magari succede nuovamente".

    La malinconia si confonde con la rabbia, una rabbia che chi è legato a questo Mito del ciclismo si porta dentro da anni. Campiglio, il Giro d’Italia del 2000, Alessandra sfoglia l’album dei ricordi ed io raccolgo a piene mani, per me sono il bene più prezioso al mondo.

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  6. ogni tanto incontro il suo babbo al bar,il suo ex chiosco di piadina è a pochi metri da dove ho l'attività io,qui da noi marco pantani non è mai morto,che nella sua vita abbia fatto bene o male a noi non ci importa,gli vogliamo bene lo stesso e per sempre.

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  7. Infatti Pantani non é mai morto, anzi è un mito anche per coloro che quando correva erano piccini per ricordarlo. Basta vedere gli striscioni sulle salite del giro d'Italia come se i tifosi aspettassero da un momento all'altro di vederlo passare. Per altri rappr
    esenta l'eroe maledetto. Alla stregua di jim Morrison. Difficilmente lo si scordarà appartiene alla storia. Pedro

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  8. In effetti e' stato uno dei pochissimi ciclisti che davvero mi ha emozionato.

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