giovedì 20 marzo 2014

IN E/O OUT

 

Quando iniziai a frequentare Cuba, oramai una quindicina d'anni fa, la situazione che andava per la maggiore era rappresentata dalla cubana che cercava, in tutti i modi, uno straniero che la facesse uscire, definitivamente, dal paese.
Molte, per raggiungere l'obiettivo, si sarebbero infilate sotto le lenzuola persino con una salamandra, ne conosco un paio che lo fecero davvero...
A Cuba la situazione era difficile, mentre nel vecchio continente o negli Stati Uniti l'economia andava come un treno.
Facevamo i nostri viaggi quasi senza stabilirie un budget, ricordo che il dollaro era a 2500 lire ed oltre, ma non ce ne fotteva nulla.
Ci divertivamo, non guardavamo troppo al borsillo e facevamo la vita che volevamo.
Le cubanite pensavano che quel tenore di vita festaiolo fosse quello che ci potevamo permettere anche in Italia,  gia' immaginavano anni futuri fatti di situazioni simili a quelle dei videoclip di Pitbull.
L'importante era andarsene da Cuba, venire a fare la bella vita, e ritornare in patria, in vacanza, especulando a tutto spiano.
Ovviamente generalizzo, come sempre, ma erano situazioni facilmente riscontrabili da parte di chiunque di noi.
Quindi l'obiettivo era uscire dal paese, sposarsi, non necessariamente con chi le aveva portate fuori, fare figli e programmarsi un futuro nel paese dei balocchi.
Anche da parte nostra c'era una certa disponibilita' per invitarle, tutti presi dal fallace pensiero di importare un pezzo di Cuba nella nostra vita.
Convinti che nel meccanismo di transfert non si perdesse nulla...
Persino io convissi 10 mesi con una bella cubana, per poi rendermi conto che il problema non era la cubana ma bensi il fatto che ritenessi, e ritengo, la convivenza senza soluzione di continuita', la tomba di ogni rapporto.
Bella cubana, bella esperienza ma poi....a baciare l'aereo che la riportava in patria.
Comunque la percentuale di inviti, mi dicevano, era molto piu' alta rispetto a quella attuale.
Il grano girava di piu', c'era lavoro persino per chi, come le cubane, arrivava qua' sprovvisto di un qualunque profilo professionale decente.
Oggi le cose sono drasticamente cambiate.
E' inutile ricordare come siamo messi qua', quali prospettive ci possano essere per chi arriva con la voglia di svoltare.
Il fatto che siamo nella merda fino al collo e' ben noto anche da quel lato del bloqueo, tanto che oggi va' piu' di moda lo sposarsi ma poi...lasciarla la'.
Molti troveranno assurda la cosa ed ogni testa e' un piccolo mondo, ma se c'e' la possibilita' di passare a Cuba alcuni mesi ogni anno e magari di portarla qua' per una vacanza, personalmente, vedo la situazione con un occhio non del tutto indifferente.
Come ho gia' detto la convivenza non e' esattamente il  mio forte, quando ci si vede 6/7 mesi all'anno e' gia persino troppo.
Si puo' provare a realizzare progetti a Cuba avendo in loco, se si ha un po' di culo, una persona che perlomeno tutela cio' che tentiamo di fare.
Loro sanno benissimo che, e' meglio cercare di aiutarle in loco, piuttosto che mettersele sul groppone nel bel paese, groppone che oramai, per molti, e' diventato eccessivamente fragile.
Parlavo l'altro giorno con un amico, con cubanita in dolce attesa, mi spiegava che ha tutta l'intenzione di lasciare la famigliola a Cuba.
Personalmente farei la stessa scelta, anche se poi bisogna vedere se si riesce, per mesi, a stare lontano da un figlio.
La realta' e' che oramai i progetti di molti di noi sono cambiati, non piu' portare l'ambaradan qua' ma cercare di realizzare qualcosa da quel lato del bloqueo.
Ci vuole fortuna, intraprendenza ed una buona dose di ottimismo.
Ma, come dicevo l'altro giorno, non ho mai conosciuto un pessimista che, nella vita, riuscisse a combinare qualcosa di buono.

20 commenti:

  1. Ho provato a stare lontano da mia moglie e figlia,dopo 4 mesi nom ce l ho piu fatta.sono dell idea che la famiglia deve stare unita dovunque essa sia.mia esperienza e mio pensiero.paolino.

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    1. In linea di massima la logica e' come dici tu.
      In linea di massima...
      Notizie da BP?

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  2. Quando vedi la tua bimba che non ti riconosce a distanza di tempo vivendo lontani,fa troppo male,quindi sempre uniti che sia italia o cuba.paolino.

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    1. Metti una tua bella foto sul telefonino e tutto si risolve ahahaha

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  3. Ma come si fa a lasciare moglie e figli a cuba da soli per un largo tempo? mah sono perplesso....
    Sentenza

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    1. Come vedi Isl....ehm Sentenza quando scrivi cose con un senso logico ed in un italiano comprensibile i tuoi commenti...appaiono.

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  4. No no io non riesco a stare lontano dalla mia piccolina sono prole dipendente.

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    1. Ti capisco....e' che a me i bambini fanno venire...come diciamo qua'...la "pecola".

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  5. EL LOCO Conosco anch'io persone sposate con la moglie che vive a Cuba ma non hanno figli.
    Credo che coi figli cambino tutti i parametri

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  6. di BP neanche l ombra si è fatta viva e federconsumatori per turisti mi ha consigliato di lasciare perdere,io mollo e amen.paolino.

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  7. Che merde.....pensa che e' possibile che domenica mi tocchi di nuovo...

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  8. Ciao Milco.
    Ti segnalo un bell articolo su vanityfair. http://www.vanityfair.it/news/mondo/14/03/20/italiani-anziani-cuba
    Simone

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  9. Alla Panaderia Francesa i croissant fanno abbastanza schifo, ma come dice Luigi «se chiudi gli occhi e annusi, un po’ ci puoi credere di essere a Parigi». Funziona, ma solo se contemporaneamente ti tappi anche le orecchie. Perché se no sembra di stare in un bar di Brescia: nel locale cubano che sogna di essere francese si sente parlare soltanto italiano. Olé. Capelli bianchi, occhiali a specchio, bermuda e scarpa stringata, i pensionati italiani che vivono all’Avana vecchia si ritrovano sempre qui la mattina a bere l’espresso, riempire i posaceneri di cicche, parlare di calcio e di politica («se fossi Renzi», «se fossi Grillo»), un po’ come al circolino.

    NESSUNA TRACCIA
    All’ambasciata italiana non sanno dire con esattezza quanti siano i connazionali che decidono di invecchiare sull’isola: quasi nessuno si iscrive all’Aire (l’anagrafe italiani residenti all’estero), quasi nessuno ha problemi, quasi nessuno si sposa o divorzia, quindi la rappresentanza diplomatica non ha traccia delle loro esistenze. Ci sono quelli del centro storico della capitale, quelli che stanno nel più residenziale Vedado, quelli che invece hanno scelto di vivere sulla spiaggia, a Guanabo, a mezz’ora dall’Avana, dove c’è il Mar dei Caraibi, ma anche delle ottime pizzerie italiane.

    «QUI PER NON SENTIRE FREDDO»
    Quando vado per incontrarli sbaglio orario: mi avevano raccontato delle loro interminabili partite a scopa, ma arrivo troppo presto e stanno tutti ancora facendo il riposino. Stanno tendenzialmente sempre in gruppo e, anche se non vivono vicini, hanno i loro appuntamenti fissi. Per quelli della zona Vedado c’è quello, ogni mattina, alla piscina dell’Hotel Occidental Miramar. Tra gli habitué del posto c’è Antonio, 70 anni, un passato come dirigente di banca. «Perché sono qui? Perché a un certo punto della vita ho deciso che non avrei mai più indossato un cappotto. Sono un meridionale trapiantato di forza al Nord: Dio quanto freddo ho patito!».

    LE TRE CATEGORIE DI ITALIANI
    Tra tutti quelli che ho incontrato lui è l’unico che mi racconta di andare al cinema (costo: 1 peso cubano, tipo meno di un euro), a teatro (meno di dieci euro). «Fanno anche balletti bellissimi, ci vado sempre solo, a nessuno dei miei amici frega niente della cultura », dice. Sui connazionali suoi coetanei ha una sua teoria: «Ci sono tre categorie di italiani che vengono a Cuba: la prima è di quelli che sperano di fare business dalla mattina alla sera. Illusi. La seconda di quelli che in Italia non riescono a vivere della loro pensione e qui sì. La terza è formata da quelli che vengono alla ricerca del tempo perduto. Questi – se mi consente la pignoleria – si dividono in due sottocategorie: i vecchi rincoglioniti che vengono a cercare l’amore eterno e i vecchi rincoglioniti che vogliono divertirsi. Ecco, io appartengo a quest’ultima».

    LE DONNE
    Divertirsi in che senso, chiedo. «Nell’unico modo in cui ci si diverte davvero: con le donne». La storia è sempre più o meno quella, e lascia intendere che quasi tutti passano dalla prima sottocategoria alla seconda non proprio per scelta. «Di solito si decide di fermarsi sull’isola per amore. Le ragazze qui sono tante, sono belle, gentili. “Ti amo” te lo dicono subito, facilmente. Come si fa a non innamorarsi?», mi chiede Antonio.

    BRUNO, CHE NON VOLEVA PIU' INNAMORARSI
    Bruno, 77 anni, non lo sa proprio come non ci si possa innamorare di tanta bellezza, gioventù, sole. E infatti dice che lui, in tutta la sua vita, si è innamorato solo a Cuba, da vecchio, anche se prima ha avuto una famiglia a Pisa. «Aveva cinquant’anni meno di me e faceva l’amore in un modo, Dio, in un modo... Non so come ho potuto pensare che mi amasse davvero, ma l’ho fatto. Quando è finita sono stato molto male. Un depresso sotto il sole del Caribe. Poi ho capito che l’unico modo per guarire non era sostituirla con un’altra donna, ma con due o tre. Di due o tre non ti puoi innamorare. Adesso vivo così, divertendomi, ma in un modo che non metta in imbarazzo mia figlia, in Italia».

    Da Vanity Fair

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  10. Ho fatto colazione in quel locale e, se pur con alcuni distinguo legati a ragioni anagrafice, molte delle cose scritte sono condivisibili.

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  11. da mario
    grazie per l'articolo condivido quello che si dice ma devo dire che quelle poche volte che mi sono fermato e non ho mai consumato in questo locale ho incontrato persone italiane che apparentemete non erano proprio educate.....
    visto che siamo a segnalare per ascoltare le varie radio di cuba

    http://streema.com/radios/search/?q=cuba

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  12. COMMENTO DI IERI SU UN VECCHIO POST SUL DOVE COMPERARE CASA
    Hola No est mаl el sitio. Algunos articulos no me coոvvencieron mucho, sin embargo la mayoгa son bastante buenos. Uո sɑludo Mas informaciߋn en ... Gloria

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  13. Vero Mario ma e' il solo posto in Cuba dove ho mangiato una pasta e bevuto un cappuccio quasi decenti.

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