lunedì 17 marzo 2014

TEMA CONTROVERSO

 

Come ampiamente previsto la Crimea e' tornata a Casa.
Oltre il 95% degli aventi diritto al voto hanno scelto di tornare dove sono sempre stati, prima che, nel 1954, l'ubriacone decidesse di donare la penisola all'allora Repubblica Socialista di Ucraina.
Come avrete notato. la cosa ha scatenato un putiferio.
La Crimea, di cui nessuno al mondo si e' mai interessato, e' diventata il centro del sistema solare.
A saper leggere bene le ragioni, cio' che preoccupa molti paesi al mondo, e' il creare un precedente.
Se questo esempio si diffondesse, e si diffondera', l'integrita' territoriale di molti paesi e' a rischio.
Argomento complesso.
Da un lato l'integrita' territoriale dei paesi, sacra ed inviolabile, dall'altra il desiderio dei popoli di appartenere a chi vogliono.
Molti obietteranno che, nello specifico, si e' votato con una pistola puntata alla tempia.
Puo' essere, certo che una percentuale di "si" che supera il 95%, tutta quella gente festante nelle varie piazze Lenin del paese, racconterebbero una storia differente.
Se pero' passa il concetto che sia sufficente un referendum popolare, per lasciare il paese a cui si appartiene, per aderire ad un'altro o essere indipendenti, cosa succedera' nel mondo?
La Spagna potrebbe perdere la Catalogna e i paesi Baschi, una parte delle terre basche la troviamo anche in Francia.
Fiamminghi e Valloni staranno ancora insieme in cio' che oggi si chiama Belgio?
Cosa accadra' coi curdi sparsi in 4 paesi?
Il Canada francese indira' il terzo referendum per l'indipendenza?
Le altre provincie russofone dell'Ucraina seguiranno la stessa strada?
Per quello che mi riguarda le Falkland si chiamano Malvinas, e sono argentine.
La popolazione di quelli scogli con le loro pecore, pero', in un recente referendum, ha votato con una percentuale simile a quella di Crimea, la volonta' di restare sudditi di Sua Maesta'.
Quindi chi ha ragione?
Ieri ho postato l'articolo che trattava la proposta di vendere la Sardegna agli sfizzeri, se i sardi indicessero un referendum simile come andrebbe a finire?
Ricordo che nella seconda meta' dell'ottocento gli Stati Uniti erano abitati da 30 milioni di persone.
Nove milioni, abitanti degli stati del sud, decisero di dare vita ad un nuovo paese, la Confederazione, con capitale Richmond.
L'unione non la prese benissimo, ci furono milioni di morti a seguito di una sanguinosissima guerra civile.
Come vedete il tema e' controverso, ne sentiremo parlare ancora.

8 commenti:

  1. EL LOCO per non parlare del Kossovo.

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  2. Caspita Milco, dai dell'ubriacone a Kruscev eroe dell'Unione Sovietica. Comunque Putin fa bene a fare il duro, si vede che ha imparato bene dal suo amico italiano.
    Biagio

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    1. "Biagio" mica e' farina del mio sacco.
      Le cronache narrano che nel momento in cui decise la "donazione", pare non si reggesse in piedi.

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  3. Il Kossovo e' un invento della Nato, storicamente e' sempre stata terra serba.

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  4. Ufficializzati i dati definitivi del referendum sulla riunificazione alla Russia (96,77% di sì), il parlamento ha proclamato la Repubblica di Crimea come Stato sovrano indipendente nel quale la città di Sebastopoli ha uno status particolare. A favore 85 deputati.

    Nella dichiarazione, pubblicata sul sito del parlamento, si legge che contestualmente si è deciso di nazionalizzare le proprietà statali ucraine situate in Crimea e di adottare il rublo come moneta nazionale.



    Mosca muove intanto i primi passi per l’annessione. La Duma, la “camera bassa” del Parlamento, adotterà rapidamente un atto che autorizza la Crimea ad unirsi alla Russia. «I risultati del voto in Crimea mostrano chiaramente che gli abitanti vogliono il loro futuro solamente in seno alla Russia. Gli abitanti hanno votato per la riunificazione del popolo, con il quale hanno sempre vissuto insieme», ha detto il vicepresidente della Camera, Serghei Neverov.

    Dura la reazione dell’Ucraina il cui parlamento ha approvato la mobilitazione parziale dell’esercito con 40.000 riservisti. E il ministro della Difesa ucraino Igor Teniukh ha spiegato che i militari ucraini resteranno in Crimea nonostante il referendum di ieri.



    KIEV: UNA FARSA

    Duro il commento del presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchynov, che ha liquidato il referendum come «una grande farsa». Parlando in Parlamento, Oleksandr Turchynov, ha condannato «la prolungata aggressione in Crimea che la Russia -ha detto- sta tentando di nascondere con questa grande farsa che loro chiamano “referendum” e che non sarà mai riconosciuto né dall’Ucraina né dal mondo civilizzato». Il presidente ha dunque invitato i deputati a dare il “via libera” alla parziale mobilitazione delle truppe ucraine.



    MOSCA AL LAVORO PER L’ANNESSIONE

    Il ministero delle Finanze russo ha invece fatto sapere che Mosca potrebbe offrire un regime fiscale speciale. «Senza dubbio la probabile annessione della Crimea alla Russia avrà un forte impatto», ha detto il vice ministro delle Finanze, Serghei Shatalov in una conferenza. «Non escludo un regime fiscale speciale (durante il periodo di transizione della Crimea)», ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli.


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  5. SANZIONI IN ARRIVO

    Intanto Ue e Usa, che hanno definito il referendum illegale, non stanno a guardare. Oggi a Bruxelles si riunisce il vertice che dovrà decidere sulle sanzioni. Catherine Ashton arrivando nella sede del Consiglio stamane ha ribadito che i ministri degli esteri europei valuteranno «ulteriori» azioni dopo il «cosiddetto referendum» in Crimea, visto il quale «non si può far finta di niente» ma «ci deve essere una risposta» e sarà quindi «mandato il segnale più forte possibile» alla Russia. «Facciamo di nuovo appello alla Russia ad intraprendere il dialogo con le autorità ucraine e ad impegnarsi nelle de-escalation», ha aggiunto Ashton sottolineando da una parte «non si constatano» segnali di distensione, dall’altra che «l’Ucraina vuole avere buoni rapporti con la Russia, così come li vogliono avere l’Unione europea ed il resto del mondo».

    I top manager delle compagnie energetiche statali russe, Gazprom e Rosneft sono già entrati nella lista nera di 130 alti funzionari e capi di società pubbliche, redatta dall’Unione Europea in vista delle misure contro Mosca. Secondo fonti del quotidiano Kommersant nella diplomazia europea e statunitense, i nomi nella blacklist potrebbero vedersi congelati i loro asset e vietato l’ingresso nell’Ue. Tra questi, scrive oggi il quotidiano, compaiono due top manager come Alexei Miller, numero uno di Gazprom, e Serghei Sechin, a capo di Rosneft e fedelissimo di Vladimir Putin. Non è chiaro, per ora, quando e con quale modalità verranno applicate tali restrizioni. Secondo il giornale, le sanzioni così studiate mirerebbero a Sechin e Miller come singoli individui e solo in un secondo momento potrebbero estendersi e colpire anche i progetti all’estero delle rispettive compagnie. Il portavoce di Gazprom ha dichiarato a Kommersant che il divieto di viaggiare in Europa per Miller, «aiuterebbe solo le compagnie aeree europee, perché i partner voleranno da noi».



    LE REAZIONI DELLE BORSE

    Le vicende ucraine hanno ripercussioni anche sulle Borse europee. Alla preoccupazione della Borsa di Tokyo per l’esito del referendum in Crimea fa da contraltare l’entusiasmo della piazza di Mosca con l’indice Micex che guadagna oltre l’1%. Nelle sedute precedenti il voto nella regione dell’Ucraina, la piazza finanziaria moscovita aveva registrato pesanti perdite per i timori di sanzioni economiche dell’Occidente in caso di annessione della Crimea. Dall’inizio dell’anno sul mercato dei cambi il rublo ha perso il 12% nei confronti dell’euro.

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  6. Penso che il motivo non sia creare un precedente,gli USA ne hanno creato a bizzeffe e non si sono posti il problema ma il fallito accerchiamento a Putin,dopo che il golpe in Ucrania è andato a segno.Ormai l'unico scpo di USA e compari di merende è circondare Cina e Russia e rubare petrolio,gas e quan'altro dai paesi che ne possiedono(vedi Venezuela) Max

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  7. Piu' che altro hanno, nuovamente, sottovalutato la Russia.
    Errore gia' commesso ai tempi della Georgia e dell'Ossezia

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