venerdì 18 aprile 2014

LO STATO SOCIALE

 

Uno dei rischi, concreti, a cui va incontro il nuovo corso cubano e' rappresentato dalla drastica riduzione di cio' che da noi chiamiamo Welfare.
Lo stato sociale.
E' argomento largamente dibattuto in Europa e negli Stati Uniti.
La riforma sanitaria voluta da Obama gli e' quasi costata il cadreghino mentre, ogni volta che si parla di austerita' in Europa, riferito all'Italia, la crucca gorda alemanna ci ricorda che dobbiamo tagliare lo stato sociale.
Personalmente ritengo che il livello di civilta' di una nazione e' proprio dato dalla sua capacita' di occuparsi, fattivamente, dei propri cittadini, sopratutto di chi rimane indietro.
Sarebbe una delle basi su cui dovrebbe poggiare la dottrina Comunista, la realta' e' che, i paesi europei che piu' si sono avvicinati a questa concezione di nazione, sono i nordici, i paesi scandinavi, che sicuramente Comunisti non sono.
Sentivo questa mattina di 2 miliardi di euro di tagli alla gia' derelitta sanita' italiana...vamos bien!
Come dicevo ieri, Cuba, storicamente,  si e' occupata dei propri cittadini dalla culla alla tomba.
Magari non sempre in modo approppriato, magari con differenze evitabili, piu' che altro come e' stato possibile ma nessuno, in un modo o nell'altro e' mai stato lasciato solo.
Ora questo sistema e' diventato insostenibile dal punto di vista economico.
Il licenziamento, un paio d'anni fa, di mezzo milione di persone e' stato il primo segnale, a cui avrebbe dovuto fare seguito un altro milione di gente lasciata a casa.
Questa seconda fase, al momento, non e' ancora stata messa in atto.
Cuba non riesce piu' a mantenere e a garantire i servizi essenziali ad oltre 10 milioni di persone, sta' arrivando il momento in cui ognuno dovra' pensare, in qualche modo, a se stesso.
Qualora venissero meno le tutele sociali, ogni cubano dovra' in qualche modo salvarsi la ghirba.
La sanita' e l'istruzione gratuita, la tanto vituperata libreta a cui nessuno pero' rinuncia, i prodotti a prezzi calmierati lo stato presente, e tutelante, in ogni aspetto della quotidianita' potrebbero presto e repentinamente finire.
Il problema e' che gli attuali salari non permettono non soltanto una sopravvivenza decente ma, ovviamente, ogni tipo di alternativa all'assistenza statale.
Quest'estate dovevo fare una visita dall'ortopedico, a seguito di un incidente automobilistico.
Sono andato in ospedale per prenotare e mi hanno detto che c'era posto a novembre.
Eravamo a giugno.
Ovviamente 2 giorni dopo ho fatto la visita privatamente, pagando.
Potevo permettermelo, cosa che non tutti gli italiani possono fare.
Figuriamoci se a Cuba la sanita' dovesse cessare di essere gratuita.....chi potrebbe permettersi costose alternative?
Il cubano da' per scontanto che cio' che ha avuto fino ad oggi lo avra' in eterno, ma la situazione sta' velocemente cambiando.
In Europa certe tutele ancora le abbiamo, ma negli Usa quando arriva l'ambulanza prima guarda se nel taschino di chi sta' raccogliendo c'e' la polizza sanitaria privata, poi, eventualmente, lo carica.
Certo per poter parlare di situazioni alternative occorre che ci sia un giro di denaro differente, salari seri e la possibilita' concreta di avere alternative.
Ovviamente, in questo modo, si creeranno differenti livelli sociali; ci sara' chi potra' permetterselo e chi invece no.
Esattamente come da noi.

19 commenti:

  1. Ciao sono Adriano,volevo farti i complimenti per questo interessante blog.
    Per tornare nel contesto direi che se ai cubani togli le tutele sociali,finiranno a brucare l'erba.

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    1. Benvenuto Adriano
      La tua analisi direi proprio che e' corretta.

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  2. il governo cubano nei primi anni 90, quando le condizioni economiche erano difficilissime perchè le esportazioni erano ridotte al lumicino e le importazioni avvenivano a prezzi di mercato, avendo una riduzione del pil del 36% in 4 anni, non ha eliminato sanità e scuola pubbliche. Non si capisce perchè con una situazione nettamente migliore lo dovrebbe fare, nel 2014 solo per vendita di servizi medici e sportivi dovrebbe incassare 8 miliardi di dollari.
    Se lo facesse, non sarebbe per colpa dei costi insostenibili, ma per volontà politica.

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    1. Ti spiego dal mio punto di vista il perché: fino all'anno 1990 circa Cuba godeva di una rete di ospedali,scuole e servizi sociali di un certo livello e in condizioni soddisfacenti grazie appunto alla situazione economica che aveva vissuto fino ad allora.
      Dal crollo del blocco comunista in poi,fino alla data odierna, tali condizioni si sono deteriorate al punto tale,anche solo a livello di infrastrutture, che recuperare il tutto é ormai controproducente e piú costoso che farlo ex novo.
      É come avere una casa e non fargli la manutenzione minima per 20 annie quando ormai é un rudere scoprire che é piú convceniente raderla al suolo e ricostruirla.
      Quindi non credo affatto che la situazione,parlando del tema proposto, sia migliore; chissá nei negozi si vedranno le sigarette,i biscotti,la coca cola e molte altre cose che negli anni 90 non esistevano ma non bisgona confonderlo con le reali condizioni di vita cei Cubani che senza ombra di dubbio sono infinitamente peggiori.
      C'é poi una cosa totalmente diversa dalla Cuba di quell'epoca a quella di oggi ed é la mentalitá della gente aggiunta ad una perdita di valori,cultura ed istruzione considerevole.
      A livello economico Cuba non si é mai ripresa e gli 8 miliardi di dollari che incassano oggi e che tu dici sono meno di quanto incassassero allora con il solo zucchero(1990:9 milioni tonnelate,oggi1,2...e lo devono importare) e nichel.
      Marco

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    2. Mia suocera mi dice sempre che le condizioni del cubano oggi sono molto migliori rispetto agli anni 90.dipende dai punti di vista forse.rimango sempre convinto anche parlando con mia moglie che il sistema e la mentalita non cambino mai piu di tanto,ci saranno novita ma alla fine a cuba cambia tutto per non cambiare niente e alla gente va bene cosi oppure c e un sistema talmente collaudato che glielo fa andare bene.bisogna anche guardare sempre i paesi vicini a cuba e forse e il meno peggio.paolino.

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    3. Probabilmete Marco parlava di PRIMA del periodo especial e del crollo del blocco socialista.

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  3. Ciao Zione, sono passata a farti un saluto per dirti che non mi sono scordata di te! E' un periodo super pieno ma molto stimolante! E' che poi, alla fine, Cuba mi manca sempre e tanto, e non so nemmeno quando riuscirò ad andarci :(
    Ti abbraccio forte zione!!!

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    1. Ciao Bella
      Sono felice che tutto ti vada bene.
      Noi siamo sempre qua' e sempre di piu'.
      Quando vuoi fai un salto a trovarci.

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  4. Noi siamo arrivati al capolinea..dovremmo scendere e nel risalire controllare che chi
    non ha mai pagato..lo inizi a pagare, così' si potrebbe far salire chi il biglietto non lo PUÒ' pagare...
    In Venezuela lo fanno pagare a tutti ed è' per quello che qualcuno si innervosisce..e tira pietre e spara..
    Ci vorrebbe il tuo corregionale Olivetti a far coniugare impresa e stato sociale..
    A Cuba...Olivetti?? Sogno...?
    Dai L'Ingegnere che come vice avrebbe una Mulata....
    Uno spettacolo!

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    1. Olivetti e' stato un grande imprenditore che oltre al profitto si occupava che chi lavorasse per lui godesse dei diritti minimi che un lavoratore deve avere.
      .

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    2. Scusa Jacopo,quando dici "In Venezuela lo fanno pagare a tutti ed è' per quello che qualcuno si innervosisce..e tira pietre e spara.." a cosa e soprattutto a chi ti riferisci?
      Marco

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  5. L’articolato sistema dei servizi sociali della Olivetti raggiunge la maggiore estensione tra gli anni ’50 e ’70, ma le sue basi sono più antiche; sono da ricercare nello spirito e nella cultura del fondatore Camillo Olivetti e del figlio Adriano.
    La prima mutua aziendale, alla quale contribuiscono in egual misura i dipendenti e la Direzione, risale al 1909, appena un anno dopo la costituzione della Società; nel 1932 nasce la Fondazione Domenico Burzio (intitolata al primo direttore tecnico della Olivetti e stretto collaboratore di Camillo), creata per garantire all’operaio “una sicurezza sociale al di là del limite delle assicurazioni”; l’ufficio assistenti sociali e il servizio di autobus per trasportare i dipendenti dai paesi circostanti a Ivrea sono istituiti nel 1937.
    Fino agli anni ’30 i servizi sociali in genere si configurano come misure assistenziali decise dalla Direzione per venire in aiuto del singolo operaio in situazione di indigenza. Ma in seguito, con Adriano Olivetti, i provvedimenti vengono istituzionalizzati: assumono la forma di un sistema organico di servizi sociali, sono caratterizzati da una forte attenzione alla persona e dalla costante ricerca della qualità e dell’efficienza. Inoltre, non sono più una concessione del padrone, ma un diritto del lavoratore.
    A questa impostazione contribuisce in modo significativo il Consiglio di Gestione, istituito nel 1948 e rimasto in carica fino al 1971. Il Consiglio è un organo interno ma autonomo; ne fanno parte rappresentanti dell’azienda e dei dipendenti; ha potere consultivo in materia di organizzazione del lavoro, pianificazione degli impianti industriali, programmazione della produzione, miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica e ha parere vincolante per quanto riguarda la ripartizione delle risorse destinate dalla Direzione ai servizi sociali e di assistenza.
    Colmare le lacune e anticipare i tempi del welfare state
    I servizi sociali della Olivetti si differenziano da analoghe esperienze di grandi industrie italiane non solo per la vastità (coprono e assicurano tutto l’arco di vita del dipendente e dei suoi familiari), ma soprattutto per la qualità, l’indipendenza di gestione dall’azienda e l’apertura verso la comunità locale.
    L’inizio della Carta Assistenziale, redatta tra il 1949 e il 1950 dal Consiglio di Gestione, ne sottolinea un aspetto fondamentale: “Il servizio sociale ha una funzione di solidarietà. Ogni lavoratore dell’Azienda contribuisce con il proprio lavoro alla vita dell’Azienda medesima […] e potrà pertanto accedere all’istituto assistenziale e richiedere i relativi benefici senza che questi possano [Corso popolare del Centro Culturale Olivetti] assumere l’aspetto di una concessione a carattere personale nei suoi riguardi”.
    Dunque, in Olivetti i servizi sociali non sono intesi come elargizione paternalistica del padrone, ma rientrano in una visione di responsabilità sociale dell’azienda. L’impresa è uno dei principali fattori di mutamento del tessuto sociale e quindi deve contribuire alla ricerca di una migliore qualità della vita individuale e collettiva.
    Nella filosofia che ispira questa visione non è però estranea l’idea che un ampio sistema di assistenza sociale contribuisca a migliorare il rendimento (ovvero la produttività) e il coinvolgimento dei lavoratori, dal momento che questi sanno che il loro futuro e quello delle loro famiglie è protetto e assicurato.
    In altri termini, la creazione di un ambiente sociale positivo rafforza la fedeltà del lavoratore e la sua disponibilità a collaborare attivamente allo sviluppo dell’impresa.

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  6. In ogni caso, i servizi sociali della Olivetti non mirano a sostituirsi al sistema pubblico, ma semmai a colmarne le carenze o ad anticiparne i tempi. E infatti, con il progressivo rafforzarsi dello stato sociale, per effetto di nuove leggi e nuovi contratti collettivi di lavoro, il ruolo dei servizi aziendali tende a ridursi, come si è verificato soprattutto a partire dagli anni ’80.
    Sei aree d'intervento dei servizi sociali
    [ Asilo-nido Olivetti] Nel periodo di maggiore sviluppo, i servizi sociali della Olivetti sono distribuiti in fitta trama su tutto il territorio, non solo vicino alla fabbrica, e alcuni di essi sono aperti a tutta la popolazione. Si possono individuare sei principali aree di intervento:
    · assistenza maternità e infanzia: oltre a servizi tradizionali, come asili o colonie estive, la Olivetti offre alle dipendenti durante la maternità una propria assistenza sanitaria e un vantaggioso trattamento salariale (astensione dal lavoro per 9 mesi e mezzo all’80% del salario);
    · assistenza sanitaria: coordinata dall’ambulatorio [ Centro Formazione Meccanici Olivetti] generale, ha una copertura molto vasta. Oltre all’assistenza in fabbrica per gli infortuni, l’ambulatorio svolge attività di prevenzione delle malattie professionali e di profilassi per le famiglie, agendo sia attraverso i propri medici, sia indirizzando all’esterno. Un Fondo di Solidarietà Interna, costituito nel 1960 e alimentato dai contributi dei lavoratori e dell’azienda, integra le prestazioni del servizio sanitario nazionale;
    · assistenza sociale: un aspetto innovativo dei servizi Olivetti è la presenza di assistenti sociali in fabbrica. Il servizio, voluto da Adriano Olivetti, seppur collegato all’Ufficio Personale, agisce con autonomia, intervenendo sia nei casi dei singoli lavoratori (ambientamento di nuovi assunti, difficoltà di tipo economico-sociale, disadattamento al lavoro), sia a livello collettivo, rilevando le condizioni di lavoro e collaborando per migliorare l’organizzazione della fabbrica.
    · istruzione professionale: per rispondere alla necessità di formare personale specializzato la Olivetti gestisce una scuola organizzata in vari livelli con un Centro Formazione Meccanici, un corso per disegnatori, corsi serali, un Istituto Tecnico. La scuola è aperta tramite selezione a tutta la popolazione e, inoltre, fornisce borse di studio per i dipendenti Olivetti;
    · servizi culturali: gestiti dal Centro Culturale mirano a fornire un insieme organico di strumenti di studio, informazione e ricreazione tramite la biblioteca di fabbrica (61.000 volumi e 3.000 periodici nel 1961 a Ivrea),manifestazioni culturali (dibattiti con specialisti di fama su temi di attualità, rassegne d’arte, proiezioni cinematografiche), corsi popolari, studi e pubblicazioni. Negli anni ’50 e ’60 le conferenze, i concerti e gli spettacoli si svolgono nei pressi della fabbrica anche durante le due ore di intervallo per il pranzo;
    · gestioni varie: comprendono i servizi di mensa, di trasporto e per l’abitazione (accesso alle case per dipendenti costruite dalla Olivetti, concessione di prestiti e fidejussioni bancarie, consulenza tecnica e architettonica gratuita, ecc.).
    Alle attività gestite direttamente dall’azienda, si aggiungono anche quelle condotte in modo autonomo dall’Associazione Spille d’Oro (costituita nel 1946), che raggruppa i dipendenti con più di 25 anni di anzianità aziendale, e dal Gruppo Sportivo Ricreativo Olivetti (costituito nel 1947).

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  7. Io vado un po' controcorrente:secondo me se un domani dovesse cambiare la forma in cui i servizi sociali vengano erogati non sarebbe tanto un problema di pagamenti ma ancora una volta di rispetto delle regole.
    Infatti e' cosa ben nota a tutti quelli che conoscono Cuba che la gratuita' per esempio del sistema sanitario o della scuola sono solo apparenti,ossia lo stato le garantisce come tali ma lecondizioni di stipendi,strutture e risorse fa si che poi in realta' tutto si deva pagare.
    Se vai in ospedale non ci sono siringhe,cerotti,i macchinari sono rotti,non c'e' anestetico eccetera ma pagando qualche dollaro al medico o infermiere tutto appare e si soluziona come per miracolo; nelle farmacie vai con una ricetta e non c'e' nulla o quasi ma chiaro con un dollaro improvvisamente si ricordano di avere una piccola scorta giusto di cio' che cerchi; vai a una visita del medico di famiglia e non puoi scordare di portargli il "refresquito" o "las galletitas"; a scuola guai a dimenticarsi il regalo del "dia de los maestros", le uniformi scolastiche ed i quaderni sono sempre esauriti ma se passi a casa dell'amica che ti dice la maestra o la direttrice troverai di tutto...pagandolo.
    Lo stile di vita ha portato alla corruzione galoppante anche nei servizi sociali che quindi i cubani gia' pagano;il vero problema sará quando e se si stabiliranno delle tariffe fisse e quindi entrano in campo le regole sociali,cosa che i cubani non conoscono e comunque disprezzano perché le sentono come obblighi e di obblighi ne hanno giá avuti troppi fino ad ora.
    Marco

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    1. Certo che l'aiutino....aiuta.
      Sicuramente le cose non funzionano come dovrebbero ma perlomeno diciamo il "minimo sindacale" e' ancora garantito.
      Quando arriveranno i "ticket" allora si che ci sara' da ridere.

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    2. Cambia la forma di chiamarlo ma rimane la stessa cosa; io credo che anche qui il minimo sindacale esiste e nel personale preferisco il minimo sindacale di qui+ticket che il minimo sindacale di Cuba+aiutino!
      Un paio di mesi fa mio figlio piú doveva essere ricoverato al Julio Trigo,Arroyo Naranjo:quando ho visto che dovevo portare lenzuola,cibo,cotone per non fargli entrare gli scarafaggi nelle orecchie di notte eccetera,ho visto la stanza coi vetri rotti,i cani girare liberamente nei corridoi,il bagno senza acqua (per non dire delle condizioni),la muffa alle pareti...beh sono immediatamente uscito per andare al Cira Garcia dove ho pagato un bel conto di 6.400 dollari ma almeno c'era il minimo sindacale e forse piú.Direi niente male come ticket!
      Marco

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  8. Lo sai che quando noi entriamo in un' ospedale a Cuba e' un bagno di sangue.
    Comunque e' vero e' sicuramente da preferire la nostra situazione anche perche' all'eventuale minimo sindacale,una certa parte di noi (non tutti) possono eventualmente aggiungere....il resto.
    Pagando.

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  9. Marco, ogni volta che si toglie al controllo dei Pupari la proprietà' delle pompe di petrolio questi si incazzano, e molto.
    In Venezuela hanno tolto ai soliti noti..che in futuro potranno anche avere gli occhi a
    Mandorla..la proprietà' delle pompe.
    Sono anni che gli girano...appena vedono uno spiraglio..in questo caso le proteste di piazza...ci si inseriscono con mezzi ed esperienza, soprattutto quella non gli manca...

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