martedì 20 maggio 2014

CERCI






Ora Cerci è davvero un giocatore da Toro. L'ho pensato subito dopo il rigore sbagliato, mentre la solita fitta dolorosa della sconfitta mi squartava il cuore e guardavo mio figlio ancora una volta, l'ennesima, con il capo chino. E adesso lo confesso con un po' di vergogna: ho quasi provato piacere, un dolce e doloroso piacere, come quella malinconia sottile che ti distrugge ma di cui non puoi fare a meno, come la nostalgia che ti devasta ma insieme ti ammalia. Ecco: l'amore per il Toro è una cosa così. Un'eterna sofferenza di cui non si può fare a meno, un dolore di cui non ti puoi non innamorare.

Ora Cerci è davvero un giocatore da Toro. Perché per essere giocatori da Toro non basta segnare tanti gol, fare gli assist, brillare sulla fascia, seminare gli avversari, per essere giocatori da Toro non basta la classe, la capacità tecnica, la dedizione, non basta nemmeno la solita retorica del giocatore che esce dal campo con la maglietta sudatissima. Macché: per essere giocatori da Toro bisogna essere forgiati nel ferro e nelle lacrime, bisogna passare nella prova della sofferenza impossibile, nell'abbraccio mortale del destino che ti vuole male.
Per essere giocatori da Toro bisogna che succeda una cosa così. Un campionato splendido, una partita decisiva. Tu sei il migliore in campo, ancora una volta, conquisti lo stadio, dai la palla per il gol, vai in svantaggio, rimonti due volte, ridai la palla decisiva, è rigore, lo stadio è con te, la magia sembra a un passo, la festa è dietro l'angolo. Rigore. Basta segnare per sognare. Rigore. Quanti ne hai tirati, Alessio? Quanti gol hai fatto da lì? Quante volte sei stato sbruffone da quel dischetto? Quanti portieri hai spiazzato scherzando? E invece adesso è tutto così difficile. Pesante. Pesante come la maglia che indossi e che porta su di sé il colore della tragedia. In effetti: la tragedia si ripete sempre. Rigore. Tiro. Parato. Dietro l'angolo non c'è festa, ma solo un pianto. Un singhiozzo fra gli applausi che nessun osanna riesce a fermare.
E io non so dove sarà Cerci il prossimo anno, mi auguro ancora al Toro, ovviamente, ma potrebbe essere in ogni possibile altrove, epperò dopo quello che è successo ieri a Firenze ormai quella maglia granata non se la leverà più di dosso, quel marchio di sofferenza lo porterà per sempre con sé. E noi porteremo per sempre con noi quelle lacrime che sono già un altro piccolo mito, un altro piccolo mattoncino nella casa della nostra eterna sofferenza. Perché solo chi è del Toro può capire perché mentre soffre così tanto prova una sensazione di orgogliosa dolcezza: senza questo folle dolore, in effetti, noi non saremmo nulla. Cioè, saremmo come tutti gli altri.
MARIO GIORDANO

18 commenti:

  1. Santa Fè-Il prossimo 28 maggio il Parma potrebbe essere escluso per irregolarità fiscali, l’anno scorso il Siviglia subentrò al Rayo Vallecano, Siviglia che ha poi vinto la Coppa.
    Le regole son regole, e se la buonasorte ci restituisse qualcosa in quel caso è pronto un Cannonau del 2009 da aprire per le GRANDI OCCASIONI.

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    1. Fermo la' Santa Fe'!
      Ne parliamo il 28 ma ricordati che non siamo strisciati.
      Siamo gente del Toro,siamo un'altra cosa, queste situazioni non devono farci mai piacere.

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    2. ..d'accordo siamo d'accordo..però se non vanno loro a chi tocca? a quelli seguenti..cioè noi, a quel punto sorridi o piangi per il Parma?
      non sono cosi ipocrita da dirti che spero che al Parma vada tutto bene..
      D'altronde le regole son regole, ajo Aston non dirmi che un mezzo ghigno non ti scappa se...
      Adios hermano

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    3. Ne parliamo il 28 amico mio e ti diro' decisamente come la penso....se succede.

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  2. Se a inizio campionato qualche chiromante avvinazzata ci avesse predetto che il Toro avrebbe perso l’Europa all’ultimo minuto dell’ultima partita sbagliando un calcio di rigore con il suo giocatore più forte, le avremmo creduto.



    C’è un’epica nelle nostre sconfitte che le rende memorabili almeno quanto le vittorie. Persino prevedibili, nella loro imprevedibilità. Escludendo i lutti veri, con cui pure abbiamo una certa dimestichezza, nella lista dei dieci dolori granata più atroci della mia esistenza quello di domenica sera si colloca (per ora) intorno al settimo posto. Tra lo spareggio perso immeritatamente ai rigori contro il Perugia del sor Gaucci e un lontanissimo pasticciaccio ammirato dal vivo a Varese: da 2 a 0 per noi a 2 a 2, con autorete creativa di Crivelli all’ottantaduesimo minuto. Capisco che possa apparire un episodio banale a chi quest’anno ha visto il Toro farsi rimontare due gol dal Milan nel recupero e lasciarsi raggiungere dalla Lazio al novantacinquesimo in contropiede, ma all’epoca possedevo la scorza sottile dell’infanzia e le pugnalate del destino vi si immergevano ancora con profondità indelebile.



    Ammettiamolo senza falsa modestia. Sono capaci tutti di andare in Europa battendo il Parma davanti al proprio pubblico osannante, con un gol e un uomo di vantaggio.



    Molto più originale lasciarsi pareggiare su rigore e farsi espellere il capocannoniere del campionato, per poi tentare l’impresa disperata in casa della Fiorentina, andare sotto due volte e due volte tornare su, dare la sensazione di una rimonta inesorabile, ottenere il rigore decisivo e affidarlo al giocatore più emotivo. Siamo alla scena clou del dramma: Alessio Cerci, il campione incompreso che il suo mentore Ventura ha riabilitato e condotto per mano fino alla scaletta dell’aereo per i Mondiali, sta per calciare quello che rischia di essere il suo ultimo pallone con la maglia del Toro. Può entrare nella storia in due modi: segnando il gol che vale l’Europa oppure sbagliandolo. Il regista cinematografico dell’infinito kolossal granata ha un tremito nell’inquadratura: lieto fine oppure no? Gli eroi vincenti non sono simpatici. Per la trama è molto meglio che Cerci spari il rigore sui guantoni del portiere di riserva della Fiorentina. I tifosi, allo stadio o inginocchiati in pose tantriche davanti al televisore, sono colti da una paralisi emotiva, mentre l’eroe si getta sul campo di battaglia e lo inzuppa di lacrime inconsolabili.



    E ora? E ora niente. Si va avanti. Con o senza Cerci, che dopo l’errore e le lacrime amiamo ancora di più. Con o senza Immobile, che se restasse un altro anno farebbe la sua e la nostra fortuna. Con un Torino che è tornato Toro, una società moderatamente ambiziosa, un grande allenatore, un gioco riconoscibile, un progetto di futuro e una certezza eterna. Che se ci rialziamo è per cadere, e se cadiamo è per rialzarci.



    P.S. Difatti. Mentre rileggo queste righe giunge notizia che il 28 maggio il Parma potrebbe essere escluso per irregolarità fiscali dall’Europa League e venire sostituito, guarda un po’, da noi. Ah, dimenticavo: l’anno scorso una sorte analoga colpì in Spagna il Rayo Vallecano. Gli subentrò il Siviglia che poi ha vinto la Coppa…
    MASSIMO GRAMELLINI

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  3. Speriamo che al mondiale sia cosi in forma come nel toro,puo essere il giocatore determinante per noi.paolino.

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  4. Certo ma bisogna dargli fiducia. Se al primo errore lo si toglie allora meglio non metterlo

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  5. ....d'accordo che c'abbiamo i cojoni , che a noi non ci regala mai niente nessuno ma vorrei pure , ogni tanto , " gozar yo también ) :-((

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    1. Santa Fè-..ogni tanto? una volta! Aston sei circondato ARRENDITI e unisciti al movimento 28 de Mayo :)

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    2. Aspetto il 28 e intanto schivo i gufi

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  6. Conferenza di oggi l immobile praticamente ha dato l addio al toro per la bundesliga come normale che sia......paolino.

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  7. Noi arabi diciamo sempre;pagare poi vedere cammello.

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  8. C e anche la juve pero......occhio.....paolino.

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  9. Sara dura senza immobile-cerci.paolino.

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  10. Non ci credo.paolino.

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