lunedì 23 giugno 2014

OCCORRE PRODURRE

 

La crisi che, dal 2008, ha flagellato paesi con una solida economia ed una storia industriale lunga di secoli, non poteva non abbattersi, pesantemente, anche su un paese che un’economia, vera o fittizia, non l’ha mai avuta come Cuba.
Le nuove iniziative atte ad attirare capitale straniero, oltre ad essere tardive, non sembrano neanche particolarmente attrattive per eventuali imprenditori.
Cuba ha sempre beneficiato della generosita’ di paesi mecenati ma un’imprenditore e’ un’altra cosa.
Se non c’e’ una prospettiva di utile non ci pensa nemmeno a sbarcare.
Per sopravvivere in questi temi cupi e perigliosi un paese deve produrre.
Produrre merci, denaro, ricchezze.
Deve avere delle eccellenze spendibili, delle leggi che favoriscono l’afflusso di denaro dall’exterior, un mercato del lavoro flessibile, professionalita’ importanti e magari manager che conoscono come funziona il mondo economico.
Possibilmente avendolo frequentato.
Cuba, purtroppo, non ha nulla di tutto cio’, non e’ facile andare alla guerra con le cerbottane.
Personalmente ritengo che i grandi errori siano stati commessi prima della caida del blocco socialista.
In quei 30 anni Cuba aveva il dovere di trovare un sistema per camminare con le proprie gambe.
Invece ha preferito, per l’ennesima volta, trovare chi pagasse il conto per lei.
Certo c’era il bloqueo che ha influito pesantemente su molte cose, ma sappiamo bene, noi che siamo in quell’isola per molti mesi ogni anno, che, volendo si tratta di una situazione bypassabile.
Dopo, nel 1991, Cuba e’ stata travolta dallo scorrere rapido degli eventi accaduti nel mondo.
Il pesciolino rosso che viveva sereno nella sua boccia, nutrito e accudito, si e’ ritrovato in un acquario insieme ad altri pesci piu’ scaltri e piu’ grossi di lui.
Ora e’ in procinto di essere gettato in mare aperto, il grosso dubbio e’ che sia preparato per questo nuovo, periglioso, trasloco.
Oggi, dal punto di vista industriale Cuba ha poco da esporre al mercato mondiale.
Il nichel, i sigari, direi anche il ron ma, se non erro, ci sono i francesi della Richard di mezzo.
Il petrolio e’ poco e di bassa qualita’, vedremo ora, col porto del Mariel, dove pero’ suppongo che anche i brasiliani vorranno la loro parte, cosa accadra’ e quali reali benefici ci saranno.
C’e’ tutta un economia da riformare, tutta una serie di regole da inserire.
Occorre individuare una soluzione perche’ la gente possa godere di maggiori entrate, entrate che finirebbero per aumentare i consumi a tutto vantaggio dell’economia del paese.
Se i soldi sono pochi, la gente non compera e tutto si ferma.
Le cose che Cuba produce, nel terziario, sono di bassissima qualita’ e assolutamente non esportabili.
Compriamo un coltello e la terza volta che lo usiamo ci rimane il manico in mano, compriamo un paio di scarpe e dopo una settimana si aprono come il logo degli Stones.
Senza qualita’ non c’e’ commercio, ma la qualita’ la si ottiene con investimenti, con personale pagato decentemente, con l’utilizzo di materie prime di un livello perlomeno decoroso.
Il prodotto finale non e’ altro che il risultato di cio’ che resta dopo ruberie e imboscamenti, un prodotto mal fatto e messo in commercio senza alcun controllo di qualita’.
Il discorso sul turismo lo faro’ in settimana, ma anche li’ ci sarebbero mille cose che potrebbero far fare un salto di qualita’ all’isola.
Un paese che non  produce non sopravvive, non cresce, non si sviluppa.
Questo vale anche nelle piccole cose, se voglio un’inverno di un certo tipo, a Cuba, mi deve girare bene l’estate in Italia.
Perche’ mi giri bene devo sbattermi, fare le scelte giuste, investire, e creare un qualcosa di attrattivo e spendibile.
Questo vale per ognuno di noi e, a maggior ragione, vale per un paese che vuole crescere.
Se non si creano le eccellenze, non si utilizzano le risorse che madre natura ha regalato e’ normale che poi, il popolo ne paghi le conseguenze.
Non e’ normale che Cuba importi zucchero, con tutta la canna e gli impianti presenti nell’isola.
Ma la zafra va’ ogni anno peggio, gli impianti sono vetusti e la resa del prodotto ai minimi storici.
Se non si crea un’economia sostenibile ed efficiente non si va’ da nessuna parte.
Aspettare ancora sarebbe davvero criminale.

20 commenti:

  1. Se non cambia il sistema cambierà poco. Vittorio

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  2. Non deve cambiare il sistema ma l'ideologia che lo determina.Fare avere maggiori entrate alle persone e' contrario all'ideologia perche' porterebbe ad un'economia di consumo.La soluzione mista sarebbe auspicabile ma pericolosa,l'esempio e' la Cina.L'economia cinese che cresce "solo" dell' 8% fa spaventare il mondo perche' e' un'economia di cartone cresciuta troppo in fretta ed altrettanto in fretta potrebbe cadere e la crisi attuale risulterebbe al fianco della nuova come un periodo di vacche grasse.
    Comunque rimango convinto che tutto rimarra' immutato fino alla scomparsa fisica dei Castro.
    Marco da Cuba

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    1. Pero' non dimentichiamoci che il debito estero Usa e' in mano alla Cina quindi tanto di cartone non puo' essere.
      per il resto sono d'accordo con te, coi barbudos vivi non cambia nulla.

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    2. Santa Fè- Stiamo attenti a non buttare via il bambino con l'acqua sporca..

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    3. Infatti io auspico cambi economici senza troppi mutamenti politici

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    4. Proprio li sta il problema cinese,detengono il debito americano che comprano stampando indiscriminatamente cartamoneta,vendendola alle loro banche che a loro volta la usano per comprare dollari e creando un circolo vizioso che quando scoppierá sará un botto molto forte.
      La nuova legge entra in vigore il 29 e quindi sapremo chi realmente investirá a Cuba anche se fino ad ora sembra che nessuno voglia farlo...non c'é fiducia
      Marco da Cuba

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    5. Il problema è che, un tempo, per stampare valuta dovevi avere oro equivalente. . .

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  3. Tosco – Sono perfettamente d’accordo con quello che dici. E’ che a volte mi viene il dubbio: ma veramente sviluppo economico vuol dire stare meglio? Come ben sappiamo vuol dire anche differenze sociali, individualismo, stress ecc. Forse la Cuba che amiamo sparirebbe per far posto a un paese come tanti altri, più ricco materialmente, ma più povero di sentimenti

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    1. Ovviamente se pensiamo solo a noi ...che le cose restino cosi', con quindicimila euro ti comperi una casa.
      Non so cosa pero' ne pensino i cubani, anche se non e' la mia guerra.

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  4. Purtroppo la caida del frente socialista ha reso possibile un cambiamento solo embrionale e minimale. Ottima l'apertura al turismo, con paladar y casa particular, pessima la doppia moneta, con il dollaro distruttivo dell'utopica equita' sociale. Ma sopratutto suicida la legge del 95 sugli investimenti stranieri. Ora, meglio tardi che mai, la nueva ley che entra in vigore il 29 giugno. Ora 8 anni d'esenzione da imposte per le societa' rende di fatto Cuba un paradiso fiscale. La bonifica degli utili all'estero, la protezione degli investimenti anche immobiliari dichiarati inespriopabili fanno sono una panacea. L'unica idendita' col passato é che i lavoratori vanno assunti attraverso l'ente empleador. Il singolo straniero, novita' fresca, puo' poi aquistare o affitare un immobile di stato per usi commerciali e turistici, e viene rilasciata una visa immobiliar. Mi sembra una rivoluzione copernicana! É chiaro bisogna verificare tutto sul posto. Francesco Franz

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    1. Gli 8 anni sono una gran cosa ma non so se basteranno per attirare capitale straniero

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  5. A proposito di petrolio, ma non si è più' saputo nulla, sulle esplorazioni in acque cubane? geologi cubani e statunitensi danno per certo grossi giacimenti petroliferi e di gas nelle acque cubane (si parlava di 20 miliardi di barili). L'eni con una piattaforma costruita apposta (scarabeo9) ha fatto un paio di "buchi" e se ne andata, la repsol lo stesso. Rimangono Cinesi, Russi, Brasiliani, Indiani, ma possibile che non trovano niente? il golfo del Messico è pieno di petrolio, proprio a Cuba non si riesce ad estrarlo? mi pare strano. Se riescono a trovare questi giacimenti, altro che leggi di investimenti stranieri... magicamente cadrà anche l'embargo.
    Riccardo

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    1. In effetti la cosa pare passata in cavalleria. Forse Marco sa qualcosa

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    2. Secondo quanto ricordo avevano detto che il petrolio nella zona esclusiva cubana é troppo pesante e quindi di scarsa qualitá e con le tecnologie attuali l'investimento fra costi di estrazione e di raffinazione sarebbero troppo alti.
      Marco da Cuba

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    3. Infatti ero fermo a questo

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  6. Tosco - In effetti faccio difficoltà a ricordare un cubano che non desideri un cambiamento

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  7. Un interessante blog che da qualche dato semestrale sull'economia cubana:
    http://cuba-economia.blogspot.it/2014/06/la-economia-castrista-en-el-primer.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter
    E qui un video trovato su Youtube che ci fará passar la voglia di bere Tukola ed affini!!
    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dYpaebHRz90#t=0
    Marco da Cuba

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