sabato 12 luglio 2014

LA TORRE DI BABELE



Come ogni fine settimana stacco un po' da Cuba per parlare, il sabato, di facezie assortite e la domenica di sport.
A inizio settimana, stufo ad ogni viaggio, di portarmi dietro la valigetta col pc ho deciso di acquistare un piccolo Acer, un notebook leggero e pratico da portare in giro.
Visto che e' un'esigenza secondaria non volevo spendere molto, ho dato un'occhiata a subito.it trovando un tizio, a Torino, che si occupa di comprare e vendere pc usati.
L'ho chiamato e sono andato a trovarlo.
Vive in un vecchio quartiere di Torino che non e' centro ma neanche periferia.
Uno di quei vecchi quartieri di Torino, che ai tempi della grande emigrazione dal sud Italia, divenne meta di tanti poveri cristi piovuti qua' a cercare lavoro.
La grande fabbrica di automobili proprietaria della seconda squadra di calcio cittadina, parlo del 61', assumeva operai.
Arrivarono centinaia di migliaia di italiani del sud, che si stanziarono o in quartieri come questo oppure nei paesi della prima cintura torinese.
Il tipo abita in una casa col ballatoio che si affaccia sul cortile, uno di quelli che si poteva vedere nella finction sul Grande Torino.
Arrivo in anticipo, come sempre mi accade, mi faccio un giro per il quartiere.
A lato di casa sua c'e' un mercato.
Uno di quei mercati che frequentavo, da bambino, la domenica mattina con mio padre.
Allora sentivo parlare il nostro dialetto oppure qualche misterioso idioma del sud del paese.
Oggi quasi piu' in nessun banco si parla italiano.
Non dico il piemontese, oramai scomparso a Torino, ma italiano.
I banchi erano gestiti da arabi, cinesi, negher, albanesi, rumeni, peruviani ecc.
Per carita' parlo di brava gente che, sicuramente, paga le tasse, non di persone che vivono di espedienti.
L'italiano e' un optional.
I clienti dei banchi; donne con il capo velato, altre con colorati vestiti africani, marocchini in gruppo, qualche raro italiano oramai diventato mosca bianca.
Dove abita il tipo, leggendo i nomi dei campanelli, tutti cognomi stranieri provenienti da misteriose etnie.
I negozi intorno a casa quasi tutti con insegne arabe e cinesi.
Sia chiaro non leggete critiche in cio' che scrivo, e' normale che chi nasce in luoghi sfortunati del pianeta cerchi di andare a vivere dove si campa meglio.
E' pero' evidente come l'anima della citta', anima che era viva e presente in questi grandi quartieri popolari sia completamente scomparsa per lasciare il posto alla torre di Babele.
Concludendo cito un episodio di qualche anno fa.
Avevo preso l'animazione in una struttura in Corsica, andai a firmare il contratto, ospite del boss.
Mi fermai 3 giorni dalle parti di Calvi.
Ricordo che a cena, mi disse che da loro, in spiaggia o in giro per le strade, non si vedevano marocchini o gente di colore che vendeva mercanzia.
Gli chiesi come fosse possibile, l'ultima volta che avevo controllato, malgrado il loro disappunto, la Corsica era Francia e la Francia era piena di magrebini o di gente arrivata dalle ex colonie.
Guardandomi negli occhi, quell'omone corso mi disse; " se ne arriva qualcuno non chiamiamo la gendarmeria, in mare c'e' tanto posto....".
Ovviamente ho riportato soltanto una situazione per nulla condivisibile.
Al mondo davvero si incontra di tutto.

8 commenti:

  1. Qui da noi il fenomeno e' piu' limitato, siamo una citta' molto piu' piccola di Torino e i negozianti autoctoni resistono. Il fenomeno inizia a vedersi nei banchi del mercato, si vedono sempre piu' ambulanti stranieri.

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  2. Mirco come tu sai bene alla fine è gente pdgmjapdwagd paga le tasse

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  3. Ora si sta'esagerando. Vittorio

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    1. Ma sai fino a quando questi lavorano e non sono delinquenti non vedo il problema

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  4. Anche io mi sento stranito quando tornando a Napoli vado nei suoi coloriti mercati, tipo quello della Pignasecca,intendiamoci rispetto ai mercati milanesi e varesini la presenza di stranieri è ancora marginale ...diciamo un30/40% , ma si è persa quell'atmosfera , gli odori , le sensazioni che c'erano quando ci andavo da piccolo con mio nonno....io sarei curioso di sapere come i cinesi si procurano i soldi per invadere di negozi non solo le periferie ma anche i centri città (sono stato ieri a Saronno e con mia sorpresa ho trovato un famoso e storico bar del centro made in China. ..mi dicono amici 500.000euro per la sola attività)...si sentono tante leggende sulle loro disponibilità economiche...chissà. ..ciao Milco
    Marco

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  5. Il segreto è il costo della loro mano d'opera irrisorio

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  6. peccato si siano perse queste tradizioni perche l italia e bella anche per questo,pero il mondo cambia e il tempo passa.anche qua a modena e sassuolo locali storici sono andati in mano a cinesi.paolino.

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