giovedì 28 agosto 2014

BALSA

 

Leggevo l'altro giorno che, da Cuba, ogni anno se ne sono andati in balsa circa 40000 persone.
Ora, con la liberizzazione della possibilita' di uscire dal paese, il numero e' un po' calato, restano comunque in tanti quelli che decidono di affrontare il mare.
Anche perche' se e' vero che loro possono uscire, siamo noi che non li facciamo entrare.
Se parli a un cubano della Serbia, ti guarda con aria stranita domandandoti dove pinga sia questo paese.
Percentualmente, credo che lo 0,000000001% abbia lasciato il paese, in balsa, per motivi politici, tutto il resto e' stato un'andarsene in cerca di un futuro migliore.
Lasciamo stare le motivazioni di ognuno che non sono mai sindacabili, volevo mettere in risalto cosa vuol dire andarsene in balsa.
La balsa e' il mezzo di trasporto, non ben definito, di disperati che affrontano le oltre 90 miglia di mare con un mezzo che definire di fortuna sarebbe un'eufemismo.
Non parliamo delle lance veloci che vengono a prendere i fuggiaschi, dopo che i loro scafisti hanno ricevuto 8/10 mila dollari dai parenti per il disturbo.
Parliamo di veri e propri inventi.
Conosco parecchi che ci hanno provato, povera gente che si e' impegnata tutto cio' che aveva, e anche quello che non aveva, nell'impresa.
Notti passate, furtivamente, a costruire l'improbabile natante, prove di galleggiamento in qualche imboscato specchio d'acqua al campo.
Un motore, quando c'era, rimediato Dio solo sa come e dove, un amico camionista che, rischiando, porta il tutto nella zona piu' occidentale del paese e poi il tentativo, che spesso si conclude tragicamente.
Cuba e' un isola, ma credo in nessun altro paese al mondo ci sia cosi' poca gente che abbia confidenza col mare come il cubano.
Quasi nessuno sa nuotare e nessuno ha uno straccio di nozione di navigazione.
Non so quanti di voi conoscano veramente il mare.
Non parlo di quello che vediamo dalla spiaggia col calippo in mano.
Parlo del mare aperto, magari da frequentare nottetempo, senza bussola, senza riferimenti di nessun tipo, senza sapere dove andare.
Nasco surfista e con gli anni di villaggi ho imparato a manovrare piccoli catamarani e hobicat, mi e' capitato spesso di affrontare il mare aperto.
Quando monta vento da terra, tocca bolinare stretto per tornare sulla battigia, in mare il tempo puo' cambiare in modo repentino con tutte le conseguenze possibili e immaginabili.
Affrontare quelle 90 e passa miglia su una zattera, in baria del mare, dei venti, de los tiburones, della sete e avendo come compagna la totale impreparazione e' davvero una cosa da folli.
Il cubano la fa facile ma quando sei la' fuori sono davvero cazzi amari.
Per uno che, miracolosamente ce la fa, 10 tornano indietro nel migliore dei casi, altrimenti non tornano piu'...
Leggevo di quei 3 surfisti che se ne sono andati con la tavola, 90 miglia su un windsurf....fenomeni davvero.
Capisco la voglia di una vita migliore ma molte volte quello che hanno ottenuto e' di non avercela piu' una vita.

20 commenti:

  1. Povera gente. Vittorio

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  2. Certo. Anche se non lasciano Libia, Siria o Iraq.

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  3. Bisogna anche ricordare che molti cubani sono spinti ad attraversare il mare sapendo che se riescono a toccare il suolo yankee le viene rilasciata la carta verde automaticamente grazie alla vergognosa legge "ley de adjuste cubano"ai messicani gli sparano ai cubani gli rilasciano i documenti a proposito di intollerabile doppia morale dei suddetti cowboy.

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  4. Santa Fè- La disperazione non ti lascia alternative, io troverei il coraggio solo per sfamare la mia bimba.
    Anche io ho avuto "piccole esperienze" con il mare e oggi lo guardo con molto più rispetto.
    Nel postare ti sei scordato un particolare insignificante..gli squali! casomai ti salvassi dalle onde..
    Ps- gli ultimi surfisti erano di S.Fè barrio di casa.

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  5. Santa Fè- Pardon

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  6. Sei confuso dal sole sardo. . .

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  7. Santa Fè- ...o meglio, stordito dalla bimba sarda di 4 anni che si sveglia alle 5 del mattino sognando mostri..per cui (come sempre) gli cedo il posto nel lettone e vado a farmi un caffè in attesa della guagua che passa alle 6...
    Oggi comunque bella giornata di sole ma a questo punto sto già scordando il mare e iniziando a farmi la provvista di legna..sinceramente non vedo l'ora di riaccendere il camino.
    A domani Milco

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  8. Io sto rientrando da Arona. Tanto per cambiare tempo da schifo

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  9. Questo dei balseros è davvero forse l'unico vero aspetto dell'isola drammatico e che mi rattrista..perché?perché figlio della disperazione o della follia da questa portata..credo che il tratto di mare tra Cuba e gli Usa sia disseminato di gente senza nome finita in bocca agli squali o anmegata..mi raccontano amici dell'Herradura (se sia vero non so)che quel posto è adibito nottetempo all'arrivo di lance che prelevano chi vuole scappare ma che...se come dici tu Milco i parenti in Usa hanno pagato fior di dollari arrivano a destinazione ma che c'è anche un 'traffico povero' di gente che paga con ciò che ha racimolato sull'isla ed al largo finisce in mare...ripeto a me il tutto e questo splendido post mette malinconia....saluto il mio amico Leris Aguilera che è scappato a Santo Domingo...so che legge il blog...non giudico ciò che ha fatto ma...gli deseo suerte al grandon de Mayari..ciao Milco
    Marco

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    1. Le lance che arrivano dagli Stati Uniti sono fuori dalla portata della guardia costiera cubana.
      Questo blog oramai lo leggono davvero in tanti.

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  10. posso permettermi di raccontare un episodio x stemperarare tema?bene io lo faccio...qualche hanno fa in uno dei viaggi verso l'isla conosco in aerea una simpatica ragazza di Moron..io libero..lei pure ...insomma...cambio destino vacanza..arriviamo Havana e notte dopo essendoci 'presi' via verso sua città...qui conosco suo primo...tipo uscito fuori di testa dopo credo qualche annetto in barrio..bene sento una delle due storie più incredibili sentite a Cuba...il tipo qualche mese prima si era costruito una ingegnosa balsa su una bicicletta..preso il mare nottetempo topo sei giorni di navigazione aveva toccato terra baciandola...arriva la guardia costiera lui gli fa festa...grida viva la libertad..abajo Fidel etc etc...l'ufficiale gli si avvicina e gli dice 'que pinga tu dice estas en cayo levisa'....la ragazza e tutti abitanti da me conosciuti di Moron confermarono storia.....vai a sapere realtà(seconda storia curiosa la raccontero' il giorno che parliamo di macchine...preparatevi)ciao Milco scusami la facezia
    Marco

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    1. E scusami errori dovuti a correttore barrio è gabbio..topo è dopo e c'è qualche m al posto di n o viceversa...vabbeh..

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    2. La balsa con la bicicletta dovevo ancora sentirla...i cubani....

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  11. Ho un caro amico avanero e una ex novia che hanno affrontato l'avventura con insuccesso.Mesi di preparazione, investimenti e debiti per costruire la barca: i materiali si prendono normalmente da taller d'artilleria di barche. Il motore durante la navigazione si avvia di notte per non essere intercettati facilmente dai sonar della guardiacosta americana, di giorno vela o remi. A bordo non si possono accendere telefoni e qualsiasi sistema elettronico per le ragioni di sopra: si viaggia a naso e con bussole, sperando in correnti favorevoli.IL pattugliamento della guardia costa americana è aumentato negl'ultimi anni: usano motoscafi e veloci e addirittura elicotteri. Una volta beccati i transfughi vengono trasportati sulla cosidetta barca "madre": subito i vestiti inzuppati si tolgono per una tuta bianca. Denudamento e vestizione sono la prima cosa e tutto in pubblico. Svariati giorni di permanenza sulla barca madre con solo riso fagioli ed aqua prima di essere restituiti alla polizia doganale cubana: un paio di mesi di galera per i recidivi della fuga. Leggevo che dagli anni 60 ad oggi più di centomila cubani sono morti nel tragico tentativo: nell'accusare la ley de adjuste come legge assassina Fidel ha ragione al 100%100. Un altra statistica fa riflettere: le persone meno favorite a Cuba, campesinos, neri, semplici lavoratori non tentano la fuga in balsa. La stragrande maggioranza dei balseros sono bianchi, professionisti, medici ,gente di livello che negli Stati Uniti possono ambire ad una vita agiata. Ricordo il grande picher dell'equipo de Habana e della nazionale cubana Josè Ibar che tentò infruttuosamente per ben 9 volte di lanciarsi con balsa: negli states avrebbe beccato milioni nella grande liga . Franz

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    1. Fra l'altro quando la guardia costiera americana li restituisce a quella cubana, dopo un paio di settimane in un campo di passaggio, vengono liberati dopo aver pagato una multa.

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  12. Juanito non avrebbe mai immaginato che la vita lo avrebbe lanciato in questa crociata. Avere un figlio libero e un altro schiavo…eh…bene, cerco di spiegarmi. Come quasi tutti i cubani di questa epoca Juanito sognava poter andarsene fuori da Cuba, però non basta desiderarlo, bisogna passare per l’estremismo e vedere bene quello che può essere un ascelta buona da una cattiva, i cubani buoni da quelli cattivi.
    Inviò i suoi dati ogni anno per vincere il “bombo” (ogni anno a Cuba c’è una specie di sorteggio tra le domande per la residenza negli USA che i cubani possono richiedere, alcune di queste richieste ottengo il visto per gli USA) o come la chiamano gli americani: la lotteria dei visti… però lui non vinse mai, nemmeno nella “rifa” (estrazioni di numeri tipo tombola) dei compleanni). Provò così con la “balsa” (imbarcazioni di fortuna, zattere, usate per scappare via mare verso Miami), non una ma tre volte.
    La prima balsa naufragò a soli 100 metri dalla costa, organizzò la seconda con alcuni “soci” esperti di navigazione e barche, però scomparvero il giorno prima della partenza con la balsa, e lo abbandonarono. Questi “soci” adesso vivono a Miami. La terza balsa la fece da solo, ormai aveva esperienza. Partì una mattina di Maggio, però i guardacoste americani lo intercettarono a 5 miglia dal suo destino e lo rimandarono a Cuba.
    Visto che se non è destino, non sarà mai per te, Juanito accettò che il suo destino restasse incatenato all’isola che lo vide nascere. Desistette nei suoi piani e iniziò una vita come poteva, o come gli permetteva il “periodo speciale” (quando dopo il crollo dell’Unione Sovietica del ‘91, cessarono i finanziamenti e gli aiuti a Cuba da parte dell’URSS).
    Si sposò ed ebbe una figlia che diventò la bimba dei suoi occhi. Però il periodo speciale non crede nelle lacrime e tanto meno nel sentimentalismo, quando i piatti sono vuoti sul tavolo, e gli sposi se li tirano in testa. Il suo matrimonio naufragò, non fù così per l’amore per la piccola, alla quale dedicava tutto il patrimonio che poteva agguantare in mezzo alla miseria.
    Però anche le cose tristi hanno uno spiraglio di luce; non sono tristi dall’inizio alla fine.
    A Juanito un giorno arrivò la buona notizia: trovò lavoro in una compagnia per lavorare in un hotel servendo mojitos sulla “Playa del este” (spiaggia dell’Havana). Bene, benissimo! Tutto quello che guadagnava lo spese per sua figlia, la principessa della sua vita.
    Però le storie tristi, hanno finali felici solo nelle tele novelle e questa è una storia triste.
    Juanito, è un tipo carino e passò quello che doveva passare. Apparve la Yuma (la straniera), dopo il contatto venne il viaggio per conoscersi meglio… la notte prima del viaggio promise alla sua bimba che sarebbe tornato a prenderla… e partì.
    Le cose non sono andate male a Juanito, la yuma è una tipa a posto, che si è comportata con lui come nessun altro, lo appoggia in tutto, manda soldi alla sua bambina a Cuba senza che lui glielo chiedesse e gli trovò un lavoro.
    Con il tempo Juanito decise di completare la sua felicità avendo sua figlia al suo lato, però questa è una storia triste, non bisogna dimenticarlo.
    La mamma della bimba a Cuba non gli concede così al momento la gallina dalle uova d’oro. Quindi niente, la bimba non esce da Cuba.
    Juanito ha vissuto anni con questa spina nel corpo, senza trovare la felicità completa, piangendo dentro per la figlia che si lasciò dietro. E così sarebbe finita la storia se non fosse che, con il passare degli anni la sua nuova sposa, per la quale prova amore vero, le chiese di avere un suo proprio figlio. Juanito ebbe una nuova bimba nata sotto un’altra bandiera e che ama così tanto come la sua primogenita.
    Accompagnato dalle sue due figlie imparò a Varadero che le sue figlie non sono uguali, una può entrare e uscire, l’altra non può respirare la stessa aria di sua sorella, mentre una entra, l’altra deve aspettare alla porta.
    Con una delle due nelle sue braccia non trovò parole per spiegare che è padre di una principessa e di una mendicante.

    E adesso Juanito non sa che fare…

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  13. MOLTO OT

    Kiev e la Nato hanno denunciato una vera e propria «invasione» dell’Ucraina da parte dei militari russi: l’Alleanza atlantica parla di più di mille soldati di Mosca presenti nelle province orientali. Così, dopo i barlumi di speranza trapelati dal faccia a faccia a Minsk tra i presidenti Vladimir Putin e Petro Poroshenko, il conflitto ucraino appare ormai imboccare la via dell’escalation internazionale, con i ribelli separatisti che, dopo aver preso Novoazovsk, avanzano verso Mariupol, ultimo ostacolo per congiungersi alla Crimea annessa a marzo da Mosca.

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  14. La pelicula Habana Blues da l'idea di ciò che significa salir con la balsa. P68

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