sabato 13 settembre 2014

SCOZIA

 

Il 18 settembre si svolgera', in Scozia, il referendum popolare per l'eventuale indipendenza dalla Gran Bretagna.
Ancora una volta i britannici, dichiarando subito la validita' del voto, hanno dato una dimostrazione sul perche' i paesi piu' evoluti al mondo hanno adottato, all'inizio del loro cammino, il sistema giuridico e legislativo britannico.
Fra l'altro una buona parte di quel sistema risente dell'antico diritto romano.
Gli inglesi, pur con tutti i loro limiti, sono comunque un popolo che vive in una democrazia che funziona e ha garantito loro secoli di quieto vivere.
In questi ultimi giorni e' stato pubblicato un sondaggio dove i si alla secessione superavano il 50%.
Di poco ma lo superavano.
A quel punto, spaventatissimi, i big della politica inglese sono scesi in campo per scongiurare che, dopo 300 anni, la Scozia ( col tutto il petrolio che si trova sotto il suo mare) diventi uno stato sovrano a tutti gli effetti.
Le maggiori banche che operano in Scozia hanno dichiarato che, in caso di vittoria dei si, emigreranno a Londra mentre e' stato detto forte e chiaro che gli scozzesi dovranno fare a meno della sterlina inglese.
Insomma ogni tipo di pressione viene esercitato perche' Edimburgo non prenda una strada lontana da Londra.
Alcune regioni europee guardano con vivo interesse a questo referendum, prima fra tutte le Catalogna.
Il governo spagnolo, in linea con la sua storia coloniale, ha subito detto forte e chiaro che nessun referendum sara' riconosciuto valido.
Soli i francesi hanno fatto peggio degli spagnoli da questo punto di vista.
Ricordo che per mollare l'Indocina prima e l'Algeria poi, dovettero essere presi letteralmente a calci in culo come accadde per un soldato della legione straniera a Bien Dien Phu.
Certo in quei casi si trattava di territori d'oltremare mentre qua' si parla di una parte del paese nel territorio nazionale.
Gli inglesi, quando in India si resero conto che la festa era finita, mollarono gli ormeggi e fecero i bagagli.
Honk Kong, come ricorda Terzani nello splendido libro IN ASIA, gli inglesi (esattamente come i portoghesi con Macao) tentarono, invano, di restituirla alla Cina piu' volte, negli anni precedenti al passaggio di consegne
Per non parlare dei baschi e delle loro rivendicazioni che coinvolgono, oltre alle terre attualmente in Spagna, anche una piccola porzione di Francia.
La Slesia e' un'altra regione che guarda con interesse a questa consultazione.
In Belgio, da anni si parla di una separazione fra Fiamminghi e Valloni.
Per due volte, con referendum riconosciuti dal governo centrale, il Quebec francofono ha tentato di staccarsi dal Canada, l'ultima volta non c'e' riuscito per un pelo.
Ci sono paesi che si sono divisi pacificamente come la Cecoslovacchia.
Personalmente ritengo che se esistono motivazioni culturali, storiche, linguistiche, se esiste un territorio e se un ceppo etnico vuole camminare da solo, un referendum sia la strada giusta.
Anche perche' l'alternativa e' la Jugoslavia o quello che sta' accadendo nelle provincie orientali dell'Ucraina, che piu' che un paese e' un gran bell'invento.
Se in quelle regioni sono russi, parlano russo, pensano in russo e vedono Mosca come riferimento perche' non trovare una soluzione pacifica per risolvere il problema invece di ammazzarsi?
Io penso che le Falkland siano argentine e si chiamino Malvinas, ma in un recente referendum il 99% della popolazione si e' espressa per restare suddita della corona.
Se quel concetto ha un valore perche' non deve valere anche per i russi di Ucraina?
Ovviamente questi discorsi non coinvolgono la Padania e buffonate simili, devo capire cosa ho in comune io, piemontese francofono, con un'altoatesino o un friulano.
Presto sapremo se la Regina Elisabetta regnera' ancora sulle terre alte o se i nipoti di Hihglander avranno una nuova strada da seguire.
Che poi tanto nuova non e'.

9 commenti:

  1. Il mondo è un casino. Vittori

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  2. strano eliminare un'opinione in cui si auspicava soltanto la vittoria dei no all'indipendenza della scozia.

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  3. Ciao nino il commento è sparito per un mio tocco di troppo tanto che, come vedi sopra, ti avevo anche risposto. Abbi pazienza ma con questi telefoni nuovi succede

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  4. Nel commento scomparso Nino auspicava la vittoria dei No per evitare un effetto domino che potrebbe coinvolgere anche il nostro paese

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  5. Ormai i tempi sono maturi perchè tu possa scrivere l'editoriale dell'Espresso o di qualsivoglia testata nazionale. P68

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  6. Ma figurati
    Bisogna cercare di conoscere il mondo in cui viviamo

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  7. Ha tutti contro: i tre partiti di Westminster, la City, le banche, l'industria del petrolio, il big business, il Financial Times e l'Economist, ora anche la regina. Ma Alex Salmond, 59enne primo ministro del governo autonomo scozzese e leader del partito indipendentista, come un novello Braveheart non sembra affatto intimorito. Al contrario appare fiducioso di vincere lui la grande sfida di giovedì: "Le intimidazioni e il bullismo di Londra non serviranno a niente", assicura in un incontro con la stampa straniera. "La Scozia ha davanti a sé un'opportunità storica e non se la farà sfuggire".

    Non condivide i rischi per l'economia della Scozia in caso di indipendenza?
    "La campagna per il no è in un declino terminale, perciò ricorre alla carota e al bastone, da un lato a promesse dell'ultima ora di grande autonomia e dall'altro a minacce di ritorsioni e disastri economici. Ma gli scozzesi capiscono bene che il referendum è un'opportunità storica di costruire un paese più prospero. Abbiamo un pil pro capite più alto di Francia, Giappone e Gran Bretagna. E nessuno può governare la Scozia meglio degli scozzesi".

    Non ha paura di ritrovarsi senza la sterlina e di dover stampare una nuova moneta?
    "Gli scozzesi vogliono un'unione monetaria con l'Inghilterra. Sentono che Londra bleffa quando dice che ciò non è possibile. Dopo il referendum ogni contenzioso verrà risolto attraverso un civile negoziato fra le due parti. Per spaventarci Downing Street ha perfino fornito informazioni riservate alla Bbc su piani della Royal Bank of Scotland di lasciare la Scozia. Sono tutti d'accordo nel cercare di metterci paura. Ma otterranno il risultato opposto".

    Tuttavia lei come reagirebbe se le banche scozzesi si trasferissero davvero a Londra?
    "Le tasse sulle corporation non dipendono da dove ha la sede il quartier generale. Non ci sarebbero conseguenze per il nostro erario e neppure per i posti di lavoro".

    C'è il rischio che la Scozia venga esclusa dall'Unione Europea?
    "Non credo proprio, perché la Scozia, pur avendo appena l'1 per cento della popolazione europea, ha il 60 per cento delle riserve di petrolio e di gas d'Europa. Dubito che la Ue vorrebbe fare a meno di noi".

    Ma la Spagna potrebbe mettere il veto al vostro ingresso nella Ue per scoraggiare la Catalogna dal seguire l'esempio scozzese.
    "C'è differenza tra un referendum riconosciuto dal governo centrale, come è il nostro, e uno che non lo è (come quello in programma in Catalogna, ndr)".

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  8. Le piacerebbe avere ricevuto maggiore sostegno all'indipendenza dai leader e governi stranieri?
    "Sappiamo che Downing Street ha chiesto a praticamente tutti i governi della terra di schierarsi per il no all'indipendenza. Ma ben pochi lo hanno fatto. Per me questo è già un segnale positivo verso le legittime aspirazioni di noi scozzesi".

    I giornali parlano di una fuga di capitali e investimenti dalla Scozia: non significa che l'indipendenza è un pericolo?
    "Vorrei ricordare che da tre anni Londra afferma che ci sarà un calo di investimenti in Scozia a causa delle ansie sulla nostra possibile indipendenza. E invece abbiamo avuto tre anni di investimenti a livello record".

    Una Scozia indipendente appoggerebbe la campagna di Obama contro lo Stato Islamico?
    "Gli scozzesi non sono più pacifici degli inglesi. La differenza è che noi rispettiamo le leggi internazionali, diversamente da quanto è avvenuto quando il parlamento di Westminster ha sostenuto la guerra illegale in Iraq".

    Ci sarebbero frontiere, controlli e restrizioni fra una Scozia indipendente e il resto del Regno Unito?
    "Penso che formeremo una zona di libero traffico fra i due paesi".

    Perderà la faccia se alla fine vincono i no all'indipendenza?
    "Sarà Downing Street a perdere la faccia. A Londra si dice già che questo referendum ricorda quando re Giorgio III perse l'America. Ma la Scozia non è una lontana colonia. E' un'orgogliosa nazione che crede al proprio destino".

    Ma ci sono davvero così tante differenze tra scozzesi e inglesi?
    "Questo referendum non è una questione di identità etnica, bensì di democrazia. Come diceva Adam Smith, nessuna nazione può essere contenta se una parte considerevole della sua gente vive in stato di penuria e questa è la condizione in cui vivono molti scozzesi a causa di una politica britannica che privilegia i ricchi e tassa i poveri. Sono 300 anni che la Scozia aspetta di ridiventare uno stato sovrano. E ci riuscirà".

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