venerdì 28 novembre 2014

CALCIO E PELOTA

 

I due sport che catturano maggiormente l'attenzione dei cubani sono, come e' noto, la pelota e il calcio.
La pelota e' lo sport nazionale, importata degli yankee, come e' avvenuto ovunque sono arrivati (Giappone, Korea e da noi nelle zono dove sono sbarcati come Nettuno) e' diventata uno dei simboli del paese.
Il calcio ha una storia piu' recente; da qualche anno la televisione, in particolare Tele Rebelde, diventato il canale del deporte cubano, ha iniziato a trasmetterlo ad ogni pie' sospinto.
Una grossa differenza e' data dal livello di ogni singolo sport nel paese.
Mentre Cuba, malgrado qualche caduta negli ultimi anni, e' una potenza nel baseball, nel calcio la nazionale caraibica non fa testo, dei pipponi o poco piu'.
Anche se, da poco, viene trasmessa la grande liga americana di baseball, la maggior parte delle ore di trasmissione sono dedicate al campionato cubano.
Nel calcio invece va per la maggiore il campionato Tedesco, seguito da quello spagnolo e, a grande distanza, da quello italiano e quello della perfida Albione.
In particolare si avverte molta passione per il Barcellona e il Real Madrid che si dividono, equamente, il tifo dei cubani, con, forse, una lieve preferenza per i catalani.
E' anche una questione generazionale.
I giovani sono piu' vicini al calcio, mentre la gente major e' piu' legata alla pelota.
Por la calle pero' pare che il calcio giocato, allo stesso livello di come lo giocavamo noi da ragazzi, abbia preso il sopravento.
Forse perche', rispetto alla pelota, e' meno tecnico, meno impegnativo e con nessun tempo morto.
Bastano due porte piccole, quelle senza portiere, costruite con qualche ferraglia e trasportabili e uno spiazzo libero ed 'e partita, in cui tutti possono giocare.
Non devi sapere battere ne' ricevere, basta correre.
La pelota cubana, dopo alcuni anni molto bui, dovuti anche alla partenza verso lidi piu' appaganti di alcuni giocatori importanti, pare sia in un momenti di ripresa.
Se non ho letto male Cuba e' diventata campione centroamericano, e questo e' gia' un punto importante.
Mentre ero a Cuba, in una trasmissione, mi pare Bola Viva, una serie di personaggi non dello sport ma dello spettacolo, grandi appassionati della pelota, discutevano sul come migliorare il livello del campionato cubano.
Il conduttore spiegava che solo il 20% dei giocatori aveva almeno 5 stagioni agonistiche alle spalle, gli altri erano novellini.
Il problema pare sia che 16 squadre sono troppe.
Non ci sono abbastanza buoni giocatori per avere un campionato competitivo.
C'era chi proponeva una prima e una seconda liga, con promozioni e ripetizioni, per alzare il livello della lega maggiore dove avrebbero giocato i migliori.
C'era chi proponeva di andare oltre il concetto di territorialita'.
Oggi chi gioca per Tunas e' quasi sempre della citta' o della provincia, questo tolti alcuni casi.
Si parlava di fare in modo che i giocatori potessero giocare anche in squadre delle altre provincie.
Pero' questo presuppone il professionismo, perche per convincere un forte giocatore Habanero ad andare a giocare per Granma lo devi perlomeno riempire di cuc.
Eto' e' andato a giocare nella steppa russa, in mezzo a lupi e orsi, ma lo hanno coperto d'oro.
Ci vorrebbero societa' professioniste, con un bubget importante ed entrate che andassero al di la' dei pochi pesos dati dagli incassi del pubblico.
Pubblico che va allo stadio della pelota sempre meno numeroso, poco attratto dal basso livello di gioco.
Andrebbe ristrutturato tutto il sistema ma si torna alla fine a bomba del problema.
Quelli bravi vogliono andarsene a guadagnare del gran grano, e non gli spiccioli che Cuba elargisce ai suoi campioni.
Personalmente, come ho scritto in un racconto che si trova nel mio primo libro, il baseball mi annoia mortalmente.
Lo capisco poco, saranno i tempi morti, sara' che non mi appassiona vedere dei panzoni che corrono, ma proprio non riesco ad innamorarmi dello sport nazionale di Cuba.

15 commenti:

  1. Anche a me annoia. Stefano

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  2. Anche per me è terribilmente noioso.Comunque nella mia ultima visita ho potuto constatare anche io che il calcio si è diffuso notevolmente.Vedevo ragazzini giocare ovunque.D'altronde serve solo una palla....Comunque ci vorrà un sacco di tempo prima che possano ottenere qualcosa.La federazione si deve dare una mossa.Bisognerebbe che mandassero un pò di allenatori a studiare all'estero,tipo messico,brasile ecc....Nell'ambito delle missioni internazionali non penso che sia un problema.

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    1. Se li mandano in giro quando li rivedono?

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  3. E' come la lippa che giocava mio nonno :-(

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  4. Da noi mi pare si chiamasse cirula. . .

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  5. Il protagonista dei libri di Leonardo Padura Fuentes, 47enne scrittore e giornalista cubano, si chiama Mario Conde. E' un poliziotto cubano con il sogno di diventare scrittore: un personaggio ironico e disincantato, un po' malinconico, quasi un Marlowe dei Caraibi. Nell'ultimo libro Addio Hemingway (Marco Tropea Editore, pp.192, € 13) appena uscito in Italia, l'autore gli fa dire che gli stadi di baseball, dove il nonno lo portava da bambino, sono fra i più importanti luoghi del cuore dove si imparano alcune delle cose importanti che un uomo deve sapere.

    Con Fuentes parliamo del grande baseball cubano, mentre nella sua città è in corso la Coppa intercontinale.

    Come è nato il baseball a Cuba? Perché è diventato così popolare?

    Il baseball arriva a Cuba direttamente dagli Stati Uniti, verso la metà del XIX secolo. La situazione storica e politica dell'Isola fece sì che la sua popolarità fosse immediata. Era uno sport che veniva dal paese che allora era il grande modello democratico, il mito dei giovani cubani dell'epoca che sognavano l'indipendenza dalla Spagna. Il baseball era il nuovo, era qualcosa di non spagnolo e oltretutto era uno sport “vistoso”: si usavano uniformi disegnate apposta per i giocatori, spesso aderenti, il che era inusuale per quei tempi. I campi da baseball divennero presto un punto di ritrovo dei ragazzi e delle ragazze cubani; poi diventarono teatri di una sorta di feste all'aperto, dove si gustavano bibite (ma credo anche rhum) e si ascoltavano orchestre che suonavano il “danzon”, il ballo nazionale cubano. Per questo, il ballo nazionale cubano. Per questo il baseball è profondamente legato alle origini stesse della nazione cubano. E' davvero uno sport nazionale.

    Che differenze ci sono fra il baseball nord americano e quello cubano?

    Nella sostanza nessuna, dal momento che regole e campi sono identici. L'unica differenza reale è che il baseball USA è altamente professionistico, mentre il nostro è totalmente dilettantistico. Ufficialmente un giocatore cubano è dipendente di qualche impresa e gioca nel tempo libero. In verità gli atleti della Nazionale giocano a baseball a tempo pieno ed è lo stato a pagarli. I migliori hanno qualche gratificazione economica, qualche privilegio: un auto o una casa un po' al di sopra della media. E' il massimo cui hanno diritto le nostre star. Per questo, sempre più spesso, molti giocatori lasciano Cuba con la speranza, che a volte diventa realtà, di guadagnare cifre favolose nelle major USA, o di arricchirsi comunque giocando in una delle Minor Leagues. Il modo di giocare è comunque simile e questo è dovuto al fatto che fino a quarant'anni fa se verso le League è clandestino, non è “incoraggiato” dal nostro governo... Comunque anche noi abbiamo le nostre leggende e ne siamo fieri. Qualche anno fa pubblicai insieme a Raul Arce, redattore di “Juventud Rebelde”, una serie di interviste a famosi nostri “peloteros” degli anni '60. Di quel libro, “El alma en el terreno” vendemmo 20.000 copie in una notte allo Stadio Latino americano dell'Avana. Sono orgoglioso di quell'opera che mi permise di conoscere gli idoli della mia infanzia, di quando volevo anch'io, sopra ogni cosa, diventare “pelotero”.

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  6. Qualche scrittore americano vede nell'arrivo del corridore a casa base, o nell'home run, il simbolo dell'eterno desiderio del ritorno desiderio del ritorno. Come lo interpretate voi cubani...

    Io preferisco non cercare troppi simboli. La fase del “ritorno a casa” è, casomai, epica. Chi arriva a casa base segna un punto e aiuta la sua squadra a vincere, come un calciatore che segna un gol. Nel baseball, come in tutti gli sport, si gioca tutti insieme per vincere e la vittoria è esaltante di per sé. I simboli hanno valore davvero relativo, secondario.

    Perché il baseball non sfonda in Europa?

    Direi chi gli Europei rifiutano quello che non capiscono al primo impatto. Ma, al di là di questo al mondo due culture sportive: quella “beisbolera” e quella “futbolistica”. E sono fra di loro quasi incomunicabili. Il baseball non piace agli europei, ma anche i brasiliani, gli argentini e i cileni lo snobbano. E' un problema di mentalità profonda, una questione quasi genetica. I centro americani e anche gli statunitensi (nonostante i loro sforzi recenti) non saranno mai buoni calciatori. Un bambino brasiliano o italiano non avranno mai tanta confidenza con mazza e guantone. E' nel sangue. I due mondi resteranno sempre distanti.

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  7. Per me una noia mortale poi saro stupido ma non ho ancora capito le regole del gioco nonostante me le abbiano spiegate mah.......mi guardo il calcio anche a cuba che è meglio.....paolino.

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  8. Il problema è che si tratta di uno sport al di fuori della nostra cultura

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  9. massimo gramellini

    Se il vostro compagno arrivasse a letto tutte le sere con una maschera sulla faccia collegata a un tubo rumorosissimo, prima o poi vi verrebbe lo scrupolo di chiedergli spiegazioni. Invece Carolina Kostner si limitava a mettere i tappi e augurare la buonanotte al suo Alex Schwazer, il marciatore olimpico dal motore truccato. Le dichiarazioni di Carolina ai magistrati che indagano sulle prodezze alchemiche dell’ex fidanzato spezzano il cuore per la loro ingenuità. Non si può che comprenderla quando i cattivi dell’antidoping bussano alla porta, Alex le intima: «Apri tu e digli che non ci sono» e lei accetta di mentire in nome dell’amore. L’attenuante sentimentale venne già riconosciuta al personaggio di Marlene Dietrich nel memorabile «Testimone d’accusa» di Billy Wilder. Riesce più difficile digerire che un’atleta della sua esperienza conviva con un collega dopato senza mai rendersi conto di tutta la farmacia che gli gira intorno.



    La distrazione sta diventando una caratteristica delle nostre élite, non solo sportive. Ti regalano una casa e non te ne accorgi. Ti pagano una vacanza e non te ne accorgi. Ti vendono una partita e non te ne accorgi. D’accordo: le persone come la Kostner conducono vite complesse e ci sta che al momento di andare a letto siano così affaticate da ignorare l’armamentario da Guerre Stellari indossato dal partner. Ma ormai questa distrazione è un virus che dilaga ovunque, anche dove meno te lo aspetti. Per dire: c’è uno che sta a Palazzo Chigi per abbassare le tasse e ancora non se n’è accorto.

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  10. Anni '70..Joe Di Maggio viene a visitare Firenze e viene a vedere noi pellegrini che tentavamo di giocare al Suo sport...
    Attività' smessa di praticare a dieci anni, senza minimo rimpianto.
    Unici ricordi che conservo: un autografo originale di colui che conobbe Marylin....e scusa se è' poco.

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  11. Hai citato un autentico mito

    Sto' guardando Rocky Balboa, dovrebbero proiettarlo nelle scuole come lezione di vita

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  12. anche a me Milco la pelota annoia terribilmente ma ho comunque bei ricordi legati ad interminabili pomeriggi holguineri passati allo stadio,pomeriggi in cui avevo poco da fare passati in piacevolissima(allora)compagnia allo stadio con ron blanco in una bottiglia di acqua ciego montero(vietatissimo introdurre alcolici),massa de puerco con pane raffermo,grande atmosfera e grandi personaggi conosciuti,quasi sempre ero unico yuma ,immancabile la raccomandazione ai botteghini comprando i biglietti fatta alla mia accompagniatrice cubana"voi siete responsabili per lui,non potrebbe entrare"...quasi fossi un bimbo,conoscevo una marea di peloteri in quanto ai tempi alloggiavano al Pernik, ricordo i tuneri ..cercavano vendermi di tutto ...ho ancora maglia della nazionale di Cruz,vero Milco che le nuove generazioni preferiscono il calcio,in ogni calle ci sono bambini che giocano,Ronaldinho il piu amato,i cubani hanno fisico ,fantasia e se la federazione avesse dinero per ingaggiare allenatori stranieri qualcosa uscirebbe...un abbraccio
    Marco

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  13. Concordo sul fatto che il contesto sia più interessante di quello sport

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