lunedì 29 dicembre 2014

AMERICANI E IMMOBILI



Dopo gli avvenimenti delle scorse settimane, la normalizzazione dei rapporti fra Cuba e gli Stati Uniti siamo tutti d'accordo che sara' soltanto una questione di tempo.
Un anno, forse due.
Dopodiche' avremo la calata degli yankee, o meglio, dei confederati visto che la maggior parte dei turisti, presumibilmente, arrivera' dagli stati del sud.
Florida in testa.
Questo portera', dal punto di vista del mercato immobiliare, un innalzamento repentino dei costi degli immobili in tutta l'isola.
Molti americani avanti con gli anni, vedranno l'isola come meta del loro buen ritiro.
Se le leggi cubane rimarranno quelle di oggi sara' tutto un fiorire di matrimoni misti.
Per non parlare dei cubano americani...
In realta' l'aumento draconiano del costo degli immobili e' in atto da un decennio, e quando parlo di innalzamento mi riferisco a 8-10 volte il prezzo di prima.
La casa che ho comperato io, lasciamo da parte l'italian style, una decina d'anni fa la portavi via con 1000/1500 dollari, oggi, se fosse stata la classica casa venduta da cubani, sarebbe venuta via per non meno di 15000.
Questo sopratutto dal momento in cui e' stata permessa la proprieta' degli immobili per i cubani o gli stranieri residenti.
Ho letto che, uno dei problemi, potrebbe nascere dalle pretese dei cubani che hanno lasciato il paese in questi decenni o dai loro discendenti, su immobili che la Rivoluzione requisi' o che vennero abbandonati, per l'esilio, da parte dei proprietari dell'epoca.
Credo che la cosa restera' lettera morta.
Non e' successo con la caida del blocco socialista in Europa e mi risulta che gli ebrei tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale, non riuscirono a rientrare in possesso degli immobili occupati da famiglie tedesche dopo la loro deportazione.
In piu' a Cuba, in quasi 6 decenni, chissa' quelle case che fine avranno fatto.
Saranno crollate, ricostruite, divise, assegnate, saranno diventati solar o sedi di imprese statali, chissa'...
Fossi nei cubani all'exterior mi metterei il cuore in pace definitivamente.
Come dicevo, ai turisti americani non sembrera' vero di poter acquistare casa in un paradiso tropicale, a 1/3 ore di volo da dove vivono, a cifre tutto sommato irrisorie.
Oggi, dal punto di vista immobiliare l'offerta e' infinitamente superiore alla domanda, ma se arrivano i vicini del nord le cose potrebbero cambiare in modo drastico.
Una casa a Cuba a 20/40 mila dollari andra' via come il pane.
Cosi' come andranno via le tante belle case nei quartieri prestigiosi dell'Avana.
I prezzi raddoppieranno e triplicheranno se non di piu', probabilmente nascera' un mercato immobiliare decente, non piu' basato su quello que “hace falta” a chi vende ma con precisi riferimenti alla zona, alla condizione della casa e al classico tot al metro quadrato.
Le nostre case cubane saliranno di valore, magari non saranno i 5/6 mila euro al mq come da noi ma comunque, sopratutto quelle ben fatte, tirate su e rifinite con materiali di pregio, varranno un bel botto.
Forse e dico forse, chi si e' mosso prima di tutto cio' malissimo non ha fatto.
Vorrei dire che ha visto lungo ma mi si aprirebbe la solita ruota del pavone.
Probabilmente si sblocchera' anche la situazione relativa alla possibilita' di comperare una casa al mare.
Parlo di una casa in localita' turistica, non di quelle in borghi di pescatori che sono gia' acquistabili da ora.
Resto sempre dell'idea che bisogna essere dentro le cose nel preciso momento in cui cambiano, arrivare dopo non servirebbe a nulla.
Conosco gente, amici veneti che, dopo la caida del blocco comunista, comperarono appartamenti nel centro di Bucarest per 5/10 milioni delle vecchie lire.
Andate a vedere adesso quello che valgono...
Gli americani, col pil in salita vertiginosa, a differenza delle miserie europee, porteranno del bel grano fresco che, sicuramente, non verra' rimandato al mittente.

8 commenti:

  1. Certo ricordare bene pero' che la casa finche' non sara' a nome dello Yuma di turno sara' a disposizione sempre del residente di turno che fa da prestanome. E..... questo la dice lunga che se la potra' rivendere a prezzo maggiore di quello che l'ha pagata il pavone senza penne..... meditate meditate gente. Ognuno cerchi la sua strada per difendere con unghie e denti quello che ha cercato di fare perche' siamo a Cuba e li nulla e' certo fino all'ultimo...... quando ci calano il siparietto della commedia e si prendono tutto....

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  2. Tutto condiviso
    una cosa è sicura
    A restare a casa propria, al caldo sotto le coperte non si rischia nulla e le piume restano intatte
    Dipende dal tipo di vita che si sceglie di fare

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  3. Rispetto ai prezzi di Miami sono affari enormi. Stefano

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  4. Non solo rispetto ai prezzi di Miami

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  5. Mi ero scordato dei matrimoni misti tra cubani e americani o cubano/americani.
    Forse questo potrebbe essere l'apriscatole che gli americani cercavano da tempo....

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  6. Prevedo un bel business anche in questo settore...

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  7. Dopo anni di strettissimo embargo commerciale e rapporti diplomatici che definire tesi sarebbe eufemistico, fra gli Stati Uniti d’America e Cuba è in corso un primo, importantissimo tentativi di disgelo e distensione. Al di là degli evidenti vantaggi socio-politici, questo passaggio potrebbe avere anche dei risvolti fondamentali per il mondo immobiliare.

    Come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, forse per il pesante carico fiscale legato agli immobili, forse per una maggiore fluidità e redditività di quel mercato o, ancora, forse semplicemente perchè il mondo si evolve in quella direzione, sono sempre di più gli italiani che decidono di investire i propri risparmi nel mattone statunitense e, forse, in virtù di queste novità, adesso Cuba potrebbe diventare una delle nuove mete di investimento. A lanciare questa ipotesi è stato un interessante articolo apparso sul New York Observer che ha evidenziato come Cuba abbia necessità fortissima e urgente di investimenti proprio in ambito immobiliare non solo per valorizzare le sue splendide (e proprio per questo già conosciute) coste, ma anche le aree rurali interne, meno note, ma altrettanto affascinanti. Punto cruciale dello sviluppo immobiliare cubano, però, il fatto che la nazione di Fidel Castro intervenga per modificare le attuali leggi che limitano in maniera importante tanto la possibilità di investire in immobili sul territorio cubano, quanto quello di esserne proprietari.

    Qualcosa già comincia a muoversi e i primi capitali stranieri cominciano ad arrivara a L’Avana. Ad investire nel mattone cubano sono, per adesso, principalmete venezuelani, canadesi, spagnoli e cinesi. I prossimi saranno forse gli italiani?

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  8. Venti forti agitano il Caribe, e sono forti davvero perché è come se mezzo secolo di storia venisse spazzato via da queste folate che soffiano giù da Washington: a partire da oggi le 90 miglia che separano la punta "imperialista" di Key West, territorio degli Stati Uniti d'America, dalla spiaggia "socialista" del Malecòn, territorio della repubblica di Cuba, si stanno assottigliando che quasi si toccano. Obama, infatti, ha appena annunciato uno smantellamento progressivo dell'embargo che da 50 anni inchioda alle proprie difficoltà l'isola del comunismo tropicale, con un provvedimento che intanto definisce la prossima riapertura dell'ambasciata americana all'Avana, e poche ore prima il governo cubano annunciava la liberazione di un cittadino americano da 5 anni in galera in uno scambio con la liberazione di 3 "spie cubane" detenute in un carcere americano.

    La Revoluciòn resta in piedi, Fidel Castro continua a farne il nume tutelare e continua a chiudere le sue lunghe orazioni con lo slogan di sempre: "Scialismo o muerte!". Resta in piedi ma si è svuotata, perché intanto il fratellino Raùl ha provveduto a portar via, poco alla volta, tutto quanto stava raccolto dentro i panni fiammeggianti della Revoluciòn e a cambiarne natura e identità. La rigida e chiusa economia centralizzata ha cominciato a fare sempre più spazio all'iniziativa privata, e ristoranti, tassisti, barbieri, lavoratori agricoli, aggiustatori di biciclette, guide turistiche, alberghi - è tutto un fiorire di "cuentapropistas" che si fanno i loro affari, prendono dollari dai turisti, costruiscono case, si ingegnano in nuovi mestieri, e fanno libera concorrenza allo Stato. Il modello di riferimento potrebbe essere quello cinese, libertà all'economia e repressione dura alla libertà politica. E' una vera rivoluzione, che stava cambiando l'isola senza volerne dare l'impressione. Ora l'apertura che arriva da Washington accelera bruscamente il ritmo del cambio, e potrebbe anche metterne in crisi il corso.

    Lo vedremo a breve. Intanto, però, teniamo conto del ruolo svolto dalla Chiesa cubana: in questo cambiamento, ha svolto riservatamente il ruolo di interlocutore del potere castrista e di mediatore diplomatico tra l'Avana e Washington. Papa Francesco può esserne contento, e i grandi investitori americani che stavano impazienti al porto di Miami ora saranno ancor più contenti di lui. Grossi affari sono in vista, altro che "Socialismo o muerte!"

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