giovedì 18 dicembre 2014

CUBA HA VINTO...!...?

 

Sia ben chiaro, per me ieri e' stato un bel giorno.
Vado a Cuba da 15 anni, abbiamo una casa e un'attivita', ho una giovane compagna e tanti amici.
Questo blog che parla di Cuba testimonia il mio amore per quel paese e per la sua gente.
Non ho mai fatto parte di quella banda di squallidi avvoltoi che hanno sempre sperato, e continuano a farlo, che la miseria imperi in modo da vedere maggiormente valorizzati quei 4 euro che si ritrovano in saccoccia.
Detto questo, giusto per chiarire, e' bene tentare con tutti i nostri limiti, di dare una lettura prettamente politica su quanto accaduto ieri.
Ogni miglioramento delle condizioni di vita dei cubani e' benedetto, la possibilita' di inviare liberamente rimesse di denaro e' gia' un enorme passo avanti.
Pero' non facciamoci abbagliare da tanta luce...
Non e' casuale chi il riavvicinamento avvenga proprio in questo momento, in cui la Russia e il Venezuela sono in ambasce a causa del crollo del prezzo del petrolio.
Fra l'altro gli Stati Uniti, giusto lunedi, hanno inasprito le sanzioni contro il Venezuela.
Obama, dopo il disastro delle elezioni a medio termine non e' solo un'anatra zoppa, ma e' un anatra senza zampe.
Puo' agevolare alcune situazioni, come ha detto ieri ma, ad esempio, non puo' togliere l'embargo di sua iniziativa.
Tocca al congresso, che dai primi di gennaio sara' a forte guida repubblicana.
Lui puo' aprire un'ambasciata a La Habana, ma l'approvazione del nome dell'eventuale ambasciatore tocca al Senato, a maggioranza repubblicana.
Di buono c'e' che, senza l'assillo di una rielezione, ha le mani piu' libere per potersi muovere in diverse direzioni.
Ricordo che il cittadino americano non puo' andare in vacanza a Cuba, almeno per ora.
Pero' quei pochi che possono andarci, potranno portarsi a casa sigari cubani per un valore di 100 dollari.
Manca ancora il pagamento a Cuba, e si tratta di milioni di dollari, della parte cubana di telefonia derivata dalle milionate di chiamate da e per i due paesi.
Pero' da ieri i due paesi si parlano e questo e' gia' un miracolo.
Il problema era che mancava la figura di mediatore che sapesse avvicinare le due sponde del mare.
Papa Francesco si e' fatto carico di questo compito; Argentini, Cubani, Statunitensi “todos somos americanos”.
Chi altri poteva farcela?
Quale capo di stato aveva questa autorita' morale?
Lo scambio di prigionieri e' stato il primo vero passo, in 50 anni, per il riavvicinamento dei 2 governi.
Obama, nel suo discorso di ieri, ha ricordato che i Castro sono sopravvissuti a vagonate di presidenti americani e che gli Stati Uniti hanno ottime relazioni diplomatiche con la Cina Comunista e col Vietnam dove hanno perso la vita 52000 dei suoi figli.
La migliore gioventu' di quegli anni.
Se il passo successivo sara' la possibilita' per i cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba, l'isola sara' invasa da americani curiosi di vedere il “nemico”.
Gia' mi immagino le loro facce...
Il turismo d'elite', dopo aver verificato il basso livello del servizio, tornera' nei classici luoghi di sempre, Barbados, Bermuda, S.Lucia, Cayman, ecc.
Gli altri invece diventeranno, come noi, amanti dell'isola e di ….tante altre cose.
E qua' vengono i problemi per i nostri pezze al culo virtuali, per quelli del club “una Tucola con 2 cannucce”.
Varra', a quel punto, un'antica legge di mercato; QUANDO LA RICHIESTA E' TANTA, L'OFFERTA SALE DI COSTO.
Io apriro' un secondo cuarto, se si comportano bene, ben vengano gli americani e i loro bei dollarucci.
Alla fine Cuba ha vinto?
Diciamo che ne esce con la schiena dritta dando un senso, politico, alle lotte di questi decenni.
Ma la domanda vera e' un'altra; ne e' valsa la pena?
Col mio culo bianco al caldo, da antico militante in attesa del sol dell'avvenire, direi di si ma...mi sembra di fare il frocio col culo degli altri.
Bisognerebbe chiederlo a loro, ai cubani.
Concludo questo post con uno inevitabile slogan che, oggi, ha un valore del tutto particolare.

HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

37 commenti:

  1. Se passerà l'abolizione del bloqueo (repubblicani permettendo) finalmente vedremo se può esistere quel socialismo prospero di cui parlava anche ieri Raul Castro.
    Soprattutto curioso di vedere se gli stipendi resteranno a 14 CUC...attualmente non proprio un simbolo di prosperità....
    Un caro saluto e hasta la victoria siempre!
    Gari

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    1. Anche perché non ci sarà più . . il nemico

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  2. El Loco lo sapremo nei prossimi mesi

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  3. Ieri boom di visualizzazioni. Siamo stati sul pezzo. . .

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  4. il bloqueo se sarà eliminato, avrà bisogno di anni, dato che, per almeno altri due, il congresso sarà nelle mani dei repubblicani, che non certamente agevoleranno la politica del presidente.Ciò che abbiamo sentito ieri sera fa ben sperare, ma è presto per parlare di caduta del muro americano verso cuba.
    Che questa,però, sia una vittoria di cuba non ci sono dubbi.Ricordo che obama e il suo staff hanno sempre rifiutato di rilasciare i 5, poi diventati 3, in cambio di gross.Lo hanno fatto alla fine perchè il contrattista dell'usaid sarebbe morto nelle prigioni cubane, se non avessero accettato lo scambio. Poi dal momento che la popolarità di obama è al minimo storico, hanno cercato anche di passare alla storia con il ristabilimento delle relazioni displomatiche tra i due paesi.Obama con la politica degli ultimi anni di presidenza, con il congresso nelle mani dei repubblicani, cercherà di agevolare alla presidenza un democratico e gli strumenti nelle sue mani per ora sono la regolarizzazione degli immigrati e l'apertura diplomatica a cuba.Altri annunci verranno da questo presidente, ma tutto finalizzato alla rielezione di un suo compagno di partito e alla entrata nella storia in modo positivo.

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  5. Il prossimo presidente sarà repubblicano. Obama vuole almeno lasciare il segno. Occhio che la strada è ancora lunga

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  6. Trovarsi gli yankee tra i piedi non credo sia il massimo che possiamo augurarci. P68

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    1. Ci ho lavorato ai tropici. Non sono diversi dai canadesi. Non cattiva gente

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  7. Ciao Milco, sono Stefano e ci siamo sentiti qualche volta in passato.

    Ho la percezione che dare una lettura che il cambiamento in atto sia circoscritto all'eliminazione dell'embargo e alla libera circolazione di statunitensi verso l'isola, sia piuttosto parziale e comunque non esaustiva di quello che, a mio avviso, sono i veri intendimenti della strategia del regime cubano.
    Credo che per capire cosa potrebbe succedere nei prossimi anni è sufficiente fare una visita al www.granma.cu e scaricarsi la "Cartera de Oportunidades de Inversion Extraniera" e la relativa "Marco de Inversion Extraniera" ovvero la Ley 118/2014 e forse ci si può rendere conto quale sia il disegno del Governo Cubano che si si sta prefiggendo grazie a questa apertura, che è il sostegno alle multinazionali americane perchè possano investire pesantamente sul territorio cubano. (basta guardare le agevolazioni tributarie previste nel piano di sviluppo)
    Non sappiamo quanto questo progetto possa concretizzarsi però una cosa è certa, se anche fosse solo una parte, il volto e lo spirito della Cuba che conosciamo, ne uscirebbero sicuramente compromessi e assisteremmo ad un grosso e radicale cambiamento.

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    1. Raul non è impazzito di colpo. Le aperture interne sono state indispensabili e non aveva scelta
      Ora che il solo padrino rimasto, il Venezuela, è a terra occorre guardarsi attorno senza fare troppo i difficili. Detto questo. . era ora.

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  8. http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/12/17/ARV7hauC-castrismo_furiosi_sanchez.shtml

    Sempre incazzata la Yoani...

    Simone

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    1. Le è finito il business. Le toccherà trovarsi un lavoro vero

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  9. Io ho la mia teoria.
    Gli Usa negli ultimi anni sono stati messi al muro da Cuba dai suoi amici.
    Gli yankee hanno ricevuto una infinità di schiaffi da questa "insulsa" isola e non hanno più potuto reggere a queste pubbliche umiliazioni.
    Ricordiamoci le votazioni all'onu contro il bloqueo,le varie operazioni umanitarie in giro per il mondo,l'affronto al funerale di Mandela,i vari tentativi di infiltrazione scoperti (vedi zunzuneo e l'ultimo patetico tentativo di infiltrarsi persino nel raggaeton....)ecc fino alla lotta all'ebola.
    Per non fare la figura di quelli che si sono calati completamente le braghe hanno cercato un mediatore neutrale per condividere i meriti di questa svolta.

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  10. Non dimenticare la campagna di stampa di importanti media americani durante la votazione all'Onu sulla necessità di chiudere col bloqueo
    Fuoco amico. . .

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  11. Ma la domanda da porre è una:
    riusciranno i nostri amici (specialmente quelli nei punti chiave del paese) a mantenere la guardia in alto di fronte ad una eventuale valanga di $$ e tutto ciò che comporta?

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  12. Dipende se avranno anche loro un pezzo di torta

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  13. DAL BLOG DI LINUS

    Mentre una parte del mondo scivola sempre più all’indietro, verso una specie di nuovo Medioevo, un’altra sembra finalmente riaffacciarsi alla normalità. Dopo 55 anni, gli americani fanno pace con Cuba. Era ora.
    Ci sono stato una volta sola, per pochi giorni, nel gennaio del 2005. Giravamo lo spot della Citroen C2, quello con l’alieno incazzato che mi viene a chiedere di abbassare il volume. Le riprese erano di notte, su una piccola spiaggia, con l’effetto del vento ottenuto facendo girare la turbina di un vecchio aereo. Freddo e rumore sono i primi ricordi.
    Ma il più importante è un altro. Mi ero portato da casa la musica che i ragazzi dello spot avrebbero dovuto ballare, peccato che dopo pochi ciak fosse evidente che non era proprio il loro genere.
    Tutt’altro atteggiamento nei fuori onda, quando la palla passava al dj locale. C’è in particolare una canzone latina, un reggaeton, mai sentita prima, che li fa saltare come dei pazzi. Fermi tutti, usiamo questa, dico. Era La Gasolina, che in Europa sarebbe dovuta uscire l’estate successiva ma che invece per colpa mia diventò subito il tormentone che ricordate.
    E via con la ruota da pavone. Ma era stato solo culo.

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  14. "L'Italia, alleato e partner strategico degli Stati Uniti e Paese legato da tradizionali vincoli di amicizia con il popolo cubano, non farà mancare il proprio sostegno attraverso un rinnovato impegno e presenza nella regione mediante iniziative di collaborazione in campo politico, economico-commerciale, culturale e scientifico", ha detto il premier Matteo Renzi rivolgendo un pensiero "riconoscente a Sua Santità Papa Francesco". Anche la Francia plaude alla decisione degli Stati Uniti e di Cuba di ristabilire le loro relazioni diplomatiche", scrive il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, Romain Nadal, su Twitter. "Finisce un'epoca, mi auguro che questo nuovo inizio coincida con il protagonismo della società civile", ha twittato Yoani Sanchez, la blogger diventata il volto della dissidenza cubana al governo del presidente Raul Castro. Ha anche descritto le campane delle chiese "che hanno suonato in tutta l'Avana", aggiungendo che si avverte "uno stato d'animo di celebrazione". In precedenza, però, Sanchez aveva descritto Gross come "l'esca che finalmente è stata inghiottita" da parte degli Stati Uniti.

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  15. Finalmente Raúl ce l'ha fatta a superare il fratello. La sua vita da eterno vice, da numero due per sempre, è finita ieri pomeriggio, a 83 anni, quando, in contemporanea con Obama a Washington, è comparso sulle tv di Cuba per annunciare l'avvio di una svolta nelle relazioni con il nemico più odiato: gli Stati Uniti d'America. Adesso c'è una frattura, un prima e un dopo rispetto ai lunghi anni di potere del lider maximo. E, soprattutto, Raúl ha raggiunto un obiettivo che il suo molto più carismatico fratello aveva sempre mancato o forse non aveva mai voluto veramente ottenere. E l'ha fatto senza cedere apparentemente nulla. Il dialogo infatti riparte alle condizioni dell'Avana: nessun compromesso politico sul regime, sul partito unico, sulla censura, sui diritti umani. Vista dal suo studio di presidente cubano può essere interpreta come una vittoria a tutto campo. E' la Casa Bianca che riconosce la rivoluzione, non quest'ultima che consegna le armi. Addirittura il presidente americano annuncia la ripresa delle relazioni diplomatiche con un Castro al potere, cosa espressamente vietata nel testo dell'embargo, che nessuno dei suoi predecessori aveva mai avuto l'ardire di sognare. Raul si è presentato in tv in divisa da generale dell'esercito, con tutte le sue innumerevoli stellette sulle spalle e sul petto. Un dettaglio simbolico non secondario. E' il suo modo di affermare che la sovranità non è in discussione. Si tratta, ma da Stato a Stato, senza precondizioni, né prepotenze.

    La storia degli approcci mancati tra Washington e l'Avana è talmente lunga che uno dei primi tentativi risale alla presidenza Nixon. Lo racconta Carlos Franqui, direttore del primo giornale dei barbudos, "Revoluciòn", e poi fiero dissidente, nell'ultimo libro che ha scritto pochi mesi prima di morire. Alla vigilia del viaggio in Cina per lo storico vertice con Mao (1972), Nixon voleva sciogliere il ghiaccio anche con Fidel Castro. Funzionari della Casa Bianca cercarono attraverso Franqui un contatto con Celia Sanchez, segretaria, compagna e consigliera di Fidel. Ma poi non se ne fece nulla. Dopo venne Carter e l'esodo di migliaia di cubani dal porto del Mariel che, negli anni successivi, trasformò Miami nella capitale del narcotraffico, da Starsky & Hutch ad Al Pacino di Scarface. Poi Clinton e gli incontri con García Márquez, messaggero del socialismo tropicale abbandonato alla deriva dal crollo dell'Urss. Infine l'ultima battaglia combattuta, e vinta, da Fidel Castro sull'avvenire di un bambino, salvato dai delfini nelle turbolente acque dello Stretto, e conteso fra la famiglia di Miami, gli zii materni, e il padre, militante castrista all'Avana. In quei giorni, era l'inverno del '99, la metropoli della Florida era in rivolta per Elian Gonzalez, sei anni appena, trasformato dalle circostanze nell'ultimo bottino di guerra della diaspora cubana.

    Ieri Raúl e Obama hanno iniziato a cancellare mezzo secolo di ostilità fra "l'impero" e la più grande delle isole dei Caraibi. Quella che, dopo la vittoria dei barbudos il primo gennaio del 1959, scelse (o venne costretta a scegliere) per difendere la sua indipendenza dall'ingombrante vicino Usa l'abbraccio con l'Urss di Krusciov. Con Fidel probabilmente non sarebbe mai stato possibile. Raúl non è il Gorbaciov di Cuba. Quello lo hanno fucilato nell'89, si chiamava Arnaldo Ochoa. Ma da buon comunista contemporaneo Raúl vuole seguire i passi del sistema cinese e, soprattutto, di quello vietnamita: capitalismo e mercato in regime di governo a partito unico. Così se Fidel ha costretto la società cubana a immensi sacrifici per raggiungere le sognate sponde del socialismo e dell'uomo "nuovo", Raul vuole liberarne le potenzialità: a patto che siano lui e i suoi eredi a continuare a governarla.

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  16. Fidel non lo supera neanche 10 Raul messi insieme.

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  17. Momenti storici diversi.Paragone difficile da fare

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  18. Dichiarazione del segretario del Partito Comunista, Marco Rizzo.

    In questi ultimi 50 anni l’imperialismo statunitense ha provato a piegare Cuba in tutti i modi: una invasione diretta (Baia dei porci), attentati e terrorismo (si contano fino a 600 piani orditi per uccidere Fidel Castro), avvelenamento dei raccolti, un terribile embargo e via dicendo. Eppure Cuba e la sua Rivoluzione non si sono mai piegati. Oggi pare che il presidente Obama lo abbia riconosciuto aprendo la strada alla diplomazia. Un atto che consente anche la liberazione degli ultimi 3 (su cinque) patrioti cubani ingiustamente incarcerati dagli americani per aver svelato le trame terroristiche dei mafiosi di Miami. Oggi Obama parla anche di diritti umani a Cuba. Uno strana predica da quel pulpito. Provate voi a pensare a quale livello di libertà potremmo usufruire in Italia se il nostro stato avesse subito dalla più grande potenza del mondo un simile attacco…Ugo La Malfa, durante il sequestro Moro, chiese la pena di morte e lo “stato di assedio” e non credo sia minimamente paragonabile la forza militare statunitense con il terrorismo delle Brigate Rosse…

    Con quello che accade oggi tra Cuba e Stati Uniti si apre una nuova pagina. Vince la risolutezza della Rivoluzione Cubana, ma restano i pericoli. Probabilmente l’imperialismo userà contro Cuba armi più sottili quali il condizionamento economico, mediatico, di internet per spezzare la solidità e l’unione tra il popolo e la Rivoluzione Cubana. Siamo convinti che le idee ed il progetto dei comunisti avrà la meglio. Dal canto nostro continueremo a dimostrare fattivamente la nostra solidarietà a Cuba Socialista.

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  19. Già si legge di talent scout americani pronti a saccheggiare la lega cubana di baseball. . .

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  20. Mi ha colpito aria grave di Raul in tv sembrava quasi voler dire:occhio aperture ok ma nessuno si sogni colpi di testa perché esercito e carri armati ce li ho io..comunque al di là di questa mia poco importante sensazione credo che la strada sia ancora lunga perché i repubblicani non mi paiono ben disposti..vedremo..certo se si permettesse agli statunitensi di andare liberamente a Cuba allora si che si riverserebbe quantità industriale di dinero ..speriamo no torni la Cuba di Batista,quanto alle rimesse dei cubani americani ai parenti boh..non credo cambierà molto...il dinero che si poteva mandare già arrivava e la maggior parte di loro non vive nell oro a Miami..idea mia forse sbagliata,ciao Milco
    Marco

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  21. Arrivava ma grazie ad intermediari che si prendevano la loro cagnotta....

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  22. Si....conosco il tipo di Holguin che distribuisce gran parte dei soldi che arrivano in città e provincia..se la passa moltooooo bene..orologio d'oro 18k con nel quadrante diamanti che disegnano cara Scarface..mi offre sempre da bere e paga lui...pacchia finita?ciao
    Milco

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  23. vorrei dare anchio la mia opinione: l'altro ieri mia moglie cubana ha pianto e ti si apre il cuore vedere come quello che i cubani principalmente chiedono è cacciar fuori un pò la testa della povertà, salari più dignitosi e un pò di libertà in più. Io vorrei prima di tutto fare un passo indietro e chiederci dove sarebbe Cuba oggi senza il lavoro svolto da Fidel ? io credo che il destino di questo paese era una povertà ancora peggiore, non dico ai livelli di Haiti ma poco ci sarebbe mancato, d'altronde non dobbiamo dimenticare che Cuba era un paese di contadini analfabeti che Fidel ha innalzato a livelli almeno decenti, riascoltando il suo discorso all'ONU nel 75 lo dice chiaramante che Cuba è un paese del terzo mondo ma che mas o meno se difiende ( grazie a lui ) d'altronde Cuba a parte la canna da zucchero e la posizione cosa aveva da offrire ? nulla. infatti gli americani già erano arrivati per prendersi la posizione e per fare la loro las vegas. quindi se oggi Cuba era un VERO paese del terzo mondo non saremmo nemmeno qui a parlare ma sarebbe un paese dimenticato come tutti i veri paesi poveri. questa secondo me è la premessa che ogni cubano deve ricordare.
    venendo a oggi è sicuramente buono il dialogo ripreso tra i due paesi ma il cammino è ancora lunghissimo e non porterà benefici tangibili alla popolazione nel breve periodo. a parere mio, e come han detto anche tutti i TG qui a Miami, i primi passi li deve fare il governo Cubano adesso.
    altra premessa, io non sono ne socialista ne comunista, però a questo punto capisco che il governo Cubano aprirsi troppo al capitalismo farebbe più danni che benefici, il 20% dei cubani più giovani e scaltri diventerebbero ricchi ma l'altro 80% diventerebbe ancora più povero e senza più nessuno che li aiuta. però non va bene nemmeno restare sempre cosi chiusi al 100% perchè ragazzi se guardate bene le famose aperture e riforme di Raul a livello pratico è ancora tutto uguale. quindi per alzare un attimino l'asticella dovrebbe essere il governo Cubano a fare qualche vero passo perché veramente ancora hanno le mani su tutto. Persone vicino a me a Cuba di alto livello mi dicono che dietro Raul cè ancora Fidel che dice che finchè sarà in vita non cambierà nulla e putroppo anche se ha fatto tanto dovrebbe capire che non è più cosi. A parere mio il governo dovrebbe iniziare a girare qualche CUC in più di stipendio, già arrivare a 50-60 cuc a famiglia sarebbe un bel passo, non sono un economista però sono convinto che hanno i soldi per farlo. proprio ieri dicevo a mia moglie che sarebbe curioso sapere se anche nella politica cubana rubano.. oggi mi trovo il video di Milco.. non è politica ma banche.. ma chissà quanti casi ci sono, si sa che a Cuba rubano allo stato, ma io parlo proprio di fare sparire grosse quantità di denaro. sapete che io pago 400cuc al mese i dipendenti dell'agenzia all'Havana e cubatur gli gira solo 12cuc. non ci credo che gli servono tutti gli altri 388, dagliene almeno 30 cavolo! quindi secondo me ora i passi li deve fare il governo... dimostrare veramente di alzare un minimo il livello dei salari. Poi se anche nelle tiende non arrivano i prodotti yankee non gliene frega niente a nessuno, guardate che il Cubano che si lamenta tanto alla fine è contento del suo arroz y frijoles il problema è che tanti non riescono a comprarsi nemmeno quello, partiamo da queste cose qua poi magari un giorno si faranno i supermarket e tutti avranno internet, ma oggi la Tia Mari deve riuscire a mettere qualcosa in tavola per los ninos e comprarsi una ropita o un par de zapato è questo che l’80% del popolo cubano oggi chiede. Un saluto e grande Milco

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  24. Caro Simone anni fa fui sul punto di prendere l'appalto per l'animazione in una streuttura a Cajo Coco, per ogni animatore avrei dovuto pagare 850 euro al mese, a lui andavano meno di 20 cuc.
    Di questo passo non si va molto lontano.
    Goditi Miami....

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  25. L'AVANA - Storditi, increduli. Come fossero rinati. Lasciano le case, le botteghe e gli uffici, invadono i piccoli vicoli della città vecchia. Lavorare non ha più molto senso, in questi giorni. Le vie e le piazze dell'Avana sono piene di macchine, intorno alla cattedrale, nelle strade, davanti alla porta di casa, in piazza, tutti parlano, gesticolano freneticamente. C'è chi alza la voce, chi piange.
    Si stappano le bottiglie di rum, si beve, tanto, con la hierba buena che allevia il gusto dolce e amaro dell'alcool. Sono confusi ma felici, i cubani. Lo ha detto il comandante, presidente, capo dello Stato e del partito: l'invisibile muro di paura e povertà che per cinquant'anni ha separato l'isola dagli Stati Uniti e dal resto del mondo è caduto.
    Arriva addirittura la notizia di una visita di Raúl Castro alla Casa Bianca. Lo dicono gli americani. Impensabile, fino a ieri. "Sono ancora sotto shock", sussurra Rolando, che di mestiere lava le macchine al Vedado. "Non so se sono in grado di digerire questa cosa. Davvero, non lo so".
    Anche se questa volta non sono solo desideri o proposte, molti cubani non sanno cosa scegliere tra la scetticismo e l'euforia. Roba da non crederci: la morsa che strangola l'isola da oltre mezzo secolo forse non c'è più. Più di mezzo secolo chiusi nella gabbia pura della rivoluzione e circondati dal mare più bello del mondo. Con le spiagge di sabbia bianca e i morti annegati: i bolseros che tentavano la fuga da questo carcere a cielo aperto aggrappati alle camere d'aria dei pneumatici. Con i ritmi della musica che riempivano locali e strade e i film proiettati sui muri all'aperto, mentre stuoli di prigionieri politici restavano inghiottiti nelle celle umide e scure di qualche carcere sconosciuto.
    E poi ci sono anche quelli che avevano creduto nella Revoluciòn, quelli con la cicatrice dentro, delusi negli ideali, schiacciati nel fisico. L'embargo ha fatto il resto. Uno strazio che sembrava non finire mai. E invece è finito.

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  26. "Somos todos americanos": la gente lo ripete. È una frase che suona bene, il ritmo di una nuova canzone che già si ascolta per le strade. Qui la battuta di Obama che annuncia l'inizio del disgelo e l'avvio di nuove relazioni diplomatiche con il grande nemico viene rilanciato come uno slogan patriottico. Perché adesso le famiglie possono riunirsi, perché i tre detenuti nelle carceri Usa accusati di spionaggio e condannati all'ergastolo sono tornati a casa. Da oggi i cubani si sentono più cubani. Perché possono finalmente ambire ad una vita diversa, più dignitosa, piena di progetti. Ma c'è anche ansia per il presente, paura per il futuro. "Forse ci vorranno mesi, se non anni", dice Armando.
    Come altri, è tentato di mettere le mani avanti. Per esempio gli emigrati, liberi già da mesi di andare e venire dall'Europa. In questi giorni di feste di Natale sono arrivati in massa. Scesi dall'aereo, li vediamo abbracciarsi e discutere con i loro cari. "Calma, calma", mima con la mano Henrique, che vive in Svizzera: "Voi non sapete cosa sia diventata l'Europa. Pensate che si viva bene, con grandi macchine, belle case, tanta roba da mangiare, pieni di soldi? Non è così. E quei pochi che si possono ancora permettere queste cose che vedete in televisione sono tristi. Oppure corrotti. C'è tanta rabbia e infelicità dall'altra parte".
    Ma c'è il fatto che ad annunciare la grande svolta non sia stato soltanto Obama ma lo stesso Raúl Castro, in diretta tv. È quello che rende credibile l'avvenimento. Non era mai accaduto. Sarà possibile liberamente uscire ed entrare nell'isola. Ci saranno scambi commerciali. Verranno aperti i rubinetti della Rete, si potrà esportare e importare, pagare con carta di credito, acquistare proprietà. Il resto verrà dopo. E sarà un fiume in piena. I più impazienti sono più i giovani. Ascoltano il reggae, che ormai è diventato musica di protesta. Non sono i soli. Juancarlos, il veterano dell'Angola che abbiamo conosciuto sei mesi fa, lo dice con gli occhi umidi dall'emozione. Ci abbraccia con forza e sorride: "Da oggi siamo liberi".

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  27. Lo ripete mentre guida, entrambe le mani strette sul volante, come si fa da queste parti: attenti agli incroci, ai semafori, ai poliziotti presenti ad ogni angolo. Lo spionaggio è un'ossessione. Ne hanno liberati parecchi, da entrambi i fronti. "Lo ha detto Raúl in tv", ricorda di colpo Juancarlos. "e questo ci basta ". Guarda fisso sulla strada, avvolto nei suoi pensieri. "E poi c'è la mano del Santo Padre. Lui ha mediato, ha scritto, parlato, chiesto. È riuscito dove tutti hanno fallito. Pensa, il giorno del suo compleanno!"
    È un crescendo di emozioni. "Adesso potrò avere un lavoro tutto mio. Come ho sempre voluto. Da solo, libero imprenditore. Prenderò i turisti all'aeroporto, li porterò negli alberghi, organizzerò i giri che vorranno. Farò come faccio ora. Ma alla luce del sole, senza la paura di essere fermato e costretto a pagare i poliziotti per non finire dentro. Ognuno potrà lavorare in proprio. Come mio cugino, quello dell'autonoleggio. Gli hanno concesso una piccola licenza. È in prova. Ma guadagna. Non i duecento pesos convertibili dello Stato, ossia venti euro al mese, ma dieci volte tanto".
    A Miramar, il quartiere verde, distaccato dal centro, il più elegante e meno turistico de L'Avana, si parla solo della grande svolta. Tra i tassisti che sperano finalmente di rimettere a posto le vecchie Chevrolet dei tempi di Batista e tra i pescatori che potranno spingersi al largo tra la corrente del Golfo. Oggi è impossibile. C'è sempre il sospetto che imbarchi clandestini in fuga. Devi avere un permesso speciale. Chi non lo possiede fa pesca subacquea e vende ai passanti quello che ha preso. Si discute e si ragiona. C'è la paura che tutto questo porti ad un disastro. "Se apriamo di colpo", profetizza un signore di mezza età, "arriva subito la mafia internazionale. Cuba è un luogo ideale per riciclare il denaro. Per non parlare della droga. Se l'isola si è salvata finora è solo perché non c'è la coca. Avete visto cosa ha combinato nel resto dei Caraibi. Sono la nuova rotta dei narcotrafficanti".
    Quella è la vera paura: che l'abolizione dell'embargo finisca per trasformare l'isola in quella che era mezzo secolo fa e che molti esuli di Miami vorrebbero ricreare. Quegli stessi che oggi alzano la voce contro il gesto che ha infranto il muro di cristallo in cui era avvolta Cuba. Quelli secondo cui il "grande disgelo" è una vittoria del regime. Come se il rilascio dei 56 prigionieri politici e del contractor americano Alan Gross fosse una vittoria dei despoti. Il rancore e decenni di oppressione sono riusciti a creare un solco difficile da colmare. Proveranno a riempirlo i cubani che oggi sono in strada, che hanno resistito e sopportato tutto. Nel nome di una libertà a lungo sognata, che nessuno più gli strapperà.

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  28. ciao,chi ha scritto questa cazzata?

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  29. Credo Repubblica. Cosa vuoi che sappiano di Cuba i nostri servi di giornalisti?

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  30. comunque mi ha detto mia suocera che da mercoledi stanno festeggiando a tutto andare.

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