martedì 9 dicembre 2014

"GRAZIE"

 

Ieri i lettori dell’edizione torinese de La Stampa hanno trovato una pagina di pubblicità firmata da due bambine, Sara e Irene, ritratte a carboncino. Erano lì per raccontare una storia di buona sanità. Quella di Stefania, la loro madre, colta da arresto cardiaco nella sala d’attesa del pronto soccorso delle Molinette e sottratta a morte certa dall’intervento immediato del personale di turno e da un’operazione d’urgenza, condotta dall’équipe di Cardiochirurgia «contro ogni logica e con una tenacia fuori dal comune». Il testo rivela la presenza di un adulto dietro le bambine. E la scelta della comunicazione pubblicitaria? Che per leggere una buona notizia bisogna pagarla. Sui media soltanto il male ha diritto a continue citazioni gratuite.  
Però è intorno a un altro sentimento che vorrei concentrare la vostra attenzione. La gratitudine. L’adulto senza nome che parla attraverso le bambine (immagino sia il padre) ha speso tempo e denaro per ringraziare. Una sorta di ex voto postmoderno. Una candela di carta che brucia i cinismi, gli imbarazzi, le autodifese, riportando in auge una pulsione dimenticata. Rendere grazie. Invece di dare tutto per scontato, o per dovuto. «Ringrazia, Massimo» è una voce che mi insegue dall’infanzia, la voce di mia madre. Troppe poche volte le ho prestato ascolto. Ringraziare sempre, chiunque e comunque è impresa da illuminati. Eppure anche noi che ci illuminiamo di rado, e solo a intermittenza, potremmo riscoprire che esprimere gratitudine almeno verso chi ci fa del bene non è solo un sintomo di educazione, ma un balsamo esistenziale, forse addirittura un moltiplicatore di fortuna. 
Ho postato, parte di uno scritto, del sempre arguto Gramellini perche' ritengo ci siano molte similitudini con situazioni che possiamo riscontrare nella maggiore delle Antille.
Come l'autore anche io e, suppongo, la maggior parte di noi siamo stati educati in un certo modo.
L'educazione prescinde dallo stato sociale anche se e' sempre figlia del contesto culturale in cui si cresce.
Ricordo centinaia di episodi, quando ero bambino, in cui mia madre o mio padre mi ricordavano “come si dice?”.
Ricevevo un regalo, chiedevo qualcosa, regalavo qualcosa, le possibilita' potevano essere tante per mettere in campo un “per favore”, “grazie”, “prego”, “scusi”.
Lavorando poi, nel proseguire della mia vita, con le persone, che fosse in palestra, nei villaggi turistici o in contesti differenti, quegli insegnamenti mi sono rimasti dentro.
L'educazione, la gentilezza, un sorriso e la faccia di tolla aprono molte porte, dispongono quasi sempre bene il nostro interlocutore.
Chiunque si occupi di comunicazione sa cos'e' l'empatia.
A Cuba mi sono dovuto confrontare con una realta' completamente differente.
Sia chiaro, non voglio dire che il cubano sia maleducato, semplicemente che e' stato educato in un'altro modo rispetto a noi.
Sopratutto dopo la caida del blocco socialista si e' ritrovato a dover sgomitare, spingere, correre piu' forte, saltare la fila, fare la fila, questo ha fatto si che certe regole e convenzioni passassero in cavalleria.
Quando hai poco, dai per scontato che chi ha di piu' ti DEBBA comunque e sempre aiutare.
Questo ha fatto si che il pretendere abbia preso il posto del chiedere, il prendere e basta quello del ringraziare.
Quando arrivo a Cuba, per le prime due o tre settimane, mantengo le abitudini europee.
Saluto sempre , chiedo sempre per favore, ringrazio prima di andarmene.
Pero' dopo qualche settimana, visto il contesto circostante, questo mio modo di fare inizia ad avere qualche crepa.
Entri in un negozio e la cassiera prima di servirti finisce di farsi le unghie o di mettersi il lucidalabbra...in quel caso faccio una certa fatica, poi, a dire grazie.
La gente ti urta e tira dritto senza degnarsi di scusarsi per il deragliamento.
C'e' chi ti chiede l'ora semplicemente indicando col dito il polso, come se fossimo in un ritrovo di sordomuti.
Stai per entrare in un locale mentre c'e' gente che esce, tieni aperta la porta per fare uscire e nessuno si sente in dovere di dire grazie.
Voi direte cazzate.
No, non sono cazzate, e non sono neanche convenzioni sociali figlie di altri tempi, semplicemente si tratta di regole di buona educazione a cui sono legato e con cui sono cresciuto.
Una delle cose che mi ha colpito della persona che ho accanto e' proprio la sua educazione che difficilmente ho riscontrato in altre/i in questi 15 anni di Cuba.
Non e' tutto ma e' algo.
Quante volte abbiamo mandato pacchi, soldi, regali, risolto problemi piccoli e grandi, siamo accorsi a seguito di veri e presunti drammi risolvendo situazioni senza che nessuno, ma proprio nessuno si sia sentito in dovere di dirci almeno GRAZIE?
Non e' che uno voglia le fanfare ma almeno il riconoscimento del fatto che non tutto e' dovuto, che l'aiuto da parte nostra e' una scelta e non un obbligo.
Per fortuna (o no) dal punto di vista personale sono oramai oltre tutto cio', avendo trovato (ojala) cio' che cercavo, vi dico anche che fra i giovani della generazione di Claudia le cose sono decisamente migliori rispetto alle generazioni precedenti, pero' il contesto generale e' rimasto quello che vi ho descritto.
Non e' che uno voglia un monumento...ma un po' di riconoscenza mi sembra davvero il minimo.

21 commenti:

  1. Altra cultura. Giuseppe

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  2. Purtroppo hai troppo ragione..... e questi concetti che hai espresso li puo' capire solo chi frequenta Cuba da dentro e non da turista...... chi vive Cuba davvero..... forse diffile .... troppo difficile o no??
    Giuseppe

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  3. Se hai vissuto un minimo sono cose che puoi notare anche da semplice turista

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  4. Vero le noti pure da turista ,basta non andare in un 5 stelle di lusso dove devono essere gentili 'per forza' in qualsiasi albergo o complesso turistico o ristorante vige la suddetta maleducazione...io non li giustifico con la diversa cultura o il dover sgomitare nella vita manco noi credo siamo nati nella bambagia;fantastico quando entri in una tienda saluti le 40commesse che ci sono dentro (che non fanno lavoro di una)e quelle in minigonna ascellare e truccate come bambole non ti degnano di uno sguardo e dopo un'ora scocciate vanno alla cassa e fanno scontrino...ricordo ad ottobre mia cameriera del Riviera(hotel nobile decaduto ok ma non esattamente una stamberga)entrare in camera a qualsiasi ora senza manco bussare e fottersene se io ero dentro in mutande...trovo educate le 'vecchissime generazioni' stop;buona giornata Milco

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    1. Infatti non giustifico certo questa situazione, infatti dopo 2/3 settimane ne ho gia' le palle piene di fare il buonista...

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  5. Ormai ci ho fatto il callo. Ciò non vuol dire che anche tra cubani ci sia qualcuno che conosce il bon ton.P68.

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    1. Farci il callo, secondo me e' sbagliato.
      Quando qualcuno mi chiede l'ora indicando col dito il polso.....yo no hablo espanol...

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  6. La cortesia
    Non si parla del “grazie” ben educato in risposta al gesto di cortesia di uno sconosciuto, ma di un essere riconoscente per ciò che qualcuno fa solo ed esclusivamente per noi, detto in modo sincero per l’attenzione che ci viene data.
    Ma perché le persone faticano ad andare oltre la semplice cortesia? Troppo imbarazzo?
    Ringraziare significa ammettere che si è trattato di un beneficio da un gesto di altri, o che si è in debito. Ma essere grati per ciò che si riceve, aiuterebbe a vivere meglio, a sentirsi amati a non alimentare le invidie ed apprezzare i piccoli particolari della vita. Molte persone pensano di umiliarsi nel ringraziare, perché significherebbe essere in debito con gli altri.
    Perché si è poco cortesi?
    Per prima cosa non stupiamoci di così poca riconoscenza: fa parte del mondo occidentale contemporaneo, incentrato sull’individualismo, narcisismo e egoismo. Completamente differente, invece, la cultura orientale basata sull’idea di collaborazione, scambio e reciprocità. Ma la nostra società ha bisogno di recuperare l’esperienza di gratitudine e del dono perché si tratta di gesti e comportamenti fondamentali della relazione umana. Ma all’atto pratico le persone si scoprono incapaci di ringraziare in maniera adeguata perché sono troppo narcisiste e orgogliose.
    Essere grati è essere migliori
    Coloro che sono in grado di offrire senza riserbo la propria gratitudine raccolgono numerosi benefici perché aiuta a vivere meglio con gli altri, ad avere fiducia e speranza nella vita e ad apprezzare le piccole cose quotidiane. Chi è riconoscente acquista un valore speciale e anche i dettagli semplici di una giornata risultano più positivi. Chi esprime riconoscenza è una persona umile, quindi matura e consapevole da ammettere di avere dei limiti che si integrano e compensano con quelli degli altri. Le attenzioni degli altri ci permettono di stare meglio.
    Imparare a dire grazie
    Per stimolare chi ci sta intorno a ringraziare bisogna avere coraggio di far notare con i giusti modi il proprio dispiacere “sono rimasto deluso perché non hai capito quanto ti ho donato”, non significa pretendere un risarcimento ma educare gli altri a una sensibilità arrugginita.
    Un altro modo per sensibilizzare alla gratitudine è coinvolgere gli amici più cari in una sorta di gioco della verità intorno alla domanda “a chi devi essere più riconoscente?”. Si tratta di un modo per riflettere e far riflettere su quanto di buono si è ricevuto dalla vita. L’esercizio più utile è quello di ripensare alla giornata trascorsa, dopo essere andati a letto, e individuare i momenti in cui siamo stati aiutati dagli altri e come abbiamo ringraziato. Siamo soddisfatti o potevamo fare di meglio?

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  7. Anche io ho sofferto molto della mancanza di un "grazie" ricevuto, in mille occasioni. All'inizio la prendevo come una cosa brutta, e mi sembrava che fosse derivato da un atteggiamento alla "sono tutte cose dovute".
    Poi, invece, ho capito proprio che si tratta di una differenza culturale e non di cattiva educazione.

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    1. Infatti Carlo come ho scritto nel post si tratta di una questione culturale

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    2. Tra l'altro proprio loro che hanno le tre figure storiche Gracia, Graciela y Gracia a la Pinga!

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    3. Questa la sapevo in italiano

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  8. Condivido tutto il pensiero di Milco, ma a me manda più in bestia il fatto che i cubani non hanno il minimo "rispetto" per il denaro, pensano che in europa i bigliettoni nascono sugli alberi, chiedono e pretendono troppo spesso cose assurde, pensando che tutto gli sia dovuto, e che soprattutto il denaro per comprare quella tale cose nasca al posto dell'erba, ecco questo mi manda davvero in bestia, e le persone più care a me a Cuba cerco di "educarle" al rispetto del denaro, facendogli capire che dietro quei bigliettoni ci sono sacrifici e sacrifici, ma è molto dura, sempre più dura farglielo entrare in testa.

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    1. ahahahahah esatto para ti no es nada, basta solo seminare gli euro, poi si passa alla raccolta, cosa ci vuole?

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    2. Il discorso e' che loro sono convinti che qua' il grano cresca sui pioppi e che per noi,qualunque cifra....no es nada...

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  10. Idem per me .. primi giorni sempre educato .. poi faccio il cubano .. ma non salutare quando esco o entro da un negozio mi dà fastidio .. e quindi a volte esagero e li saluto una decina di volte per vedere la faccia che fanno! ;-)

    PS sei giù per natale capodanno? io 22 dic 11 gen (non ti dico il prezzo del volo perchè non mi fai più amico .. naturalmente carissimo .. non amico ma il prezzo) :-D

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    1. Bentornato Steno
      Credo che saro' giu' un paio di settimane in gennaio in concomitanza col primo cliente della nostra casa de Renta.

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  11. Fuori tema o forse no..grazie atletico..la squadra che inizia x J si qualifica grazie ad una non partita..secondo tempo specialmente un biscottone bello grande ciao Milco io 14gennaio sono giù..un abbraccio
    Marco

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  12. Alla fine perché farsi del male?

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