venerdì 12 dicembre 2014

GUANTANAMO


 

Questa è la cronaca di un viaggio all’inferno che ho appena concluso con una delegazione del Parlamento Europeo per ispezionare il carcere di Guantànamo, a Cuba, prigione simbolo nella lotta al terrorismo.
È quasi l’alba: una violenta pioggia mi cade addosso e io, assieme a quattro colleghi, mi avvio verso la Base di Andrews dell’Aeronautica militare degli Usa. Il «dress code» fornitoci è chiaro: scarpe basse, abiti accollati e braccia coperte. Le donne a cipolla: sotto piumini, sciarpe e berretti sbucano abiti di lino e cotone. Partiamo nell’inverno di Washington ma atterreremo nel clima cubano della baia di Guantànamo: 30 gradi, nonostante anche lì sia inverno. Stiamo per varcare le porte della base navale di Guantànamo, una struttura detentiva di massima sicurezza attiva dall’11 gennaio 2002, quando i primi venti detenuti vi arrivarono con l’accusa di terrorismo. È situata sulla cocente isola di Cuba, alla quale l’America dovrebbe pagare 4 mila dollari l’anno per il territorio occupato; Fidel Castro, però, ha incassato solo il primo «affitto», perché ricevere quel denaro significherebbe sposare l’ideologia Usa e con essa le condizioni disastrose dei detenuti.
Fin dalla sua fondazione, Guantànamo è il simbolo della politica estera di George W. Bush e del poco rispetto dei diritti dei prigionieri. Di Guantànamo si parla a intermittenza da allora: su spinta di molte organizzazioni umanitarie, Obama fece della sua chiusura uno dei punti cardine della campagna elettorale del 2008. Tra i primi atti da Presidente ci fu un ordine esecutivo di chiusura del carcere, ma la proposta venne bocciata dal Congresso: Guantànamo restò aperta. E lo è tutt’oggi.
Ad attenderci c’è un aereo, con la scritta «United States of America», sul quale ci imbarchiamo consapevoli che, giunti a destinazione, la copertura dei nostri cellulari svanirà. Sull’aereo, una piantina della base navale domina la scena: ci sediamo intorno a essa per ricevere le informazioni necessarie: 3 ore e 15 minuti di volo, alle quali seguirà un tragitto su imbarcazioni generalmente utilizzate con finalità di controllo. Giunti a destinazione, apprendiamo che ci è consentito visitare sia il Campo 5, aperto nel maggio 2004, sia il 6, sorto nel dicembre 2006. A oggi, ci sono 142 carcerati e ognuno di loro costa al governo Usa 3 milioni di euro l’anno. Molti di loro potrebbero essere rilasciati da anni.
Nel Campo 5, i detenuti sopravvivono in situazioni difficilissime, smistati in celle singole, con improponibili condizioni igienico-sanitarie: le loro ore d’aria sono proporzionate alla condotta. Nel Campo 6, le condizioni migliorano solo per l’introduzione di un’area cosiddetta «comune», ma la differenza è minima. Tutto è peggiorato negli anni, soprattutto a causa dei frequenti scioperi della fame, dell’alimentazione forzata e dei soprusi, tra i quali la decisione delle autorità di dare, ai detenuti in sciopero, solo acqua non potabile per farli desistere.
A Guantanámo ci sarebbe anche un altro Campo, il 7: il Campo fantasma in cui probabilmente sono rinchiusi, sembra addirittura dentro delle gabbie, i responsabili dell’attentato alle Torri gemelle e di quello di Boston del 2013; il Campo 7 è assente anche dalla piantina, l’area è considerata top secret. Quando ne chiediamo notizie, i funzionari non rispondono o si limitano a commenti vaghi.
Finita la visita ci ritroviamo in un salone coi responsabili militari risoluti a soddisfare tutte le nostre curiosità, o quasi, per poi visitare la sala che ospita la corte per processi e udienze. Una tenda si innalza a muro divisorio tra la sala delle udienze e lo spazio riservato ai familiari delle vittime e in me si susseguono interrogativi senza risposta: è giusto rinchiudere i carcerati in questo luogo abbandonato da Dio? Non si tratta, forse, di boia? Non sono gli stessi uomini che lapidano incolpevoli donne? Che pietà possiamo avere noi, allora? E se alcuni fossero innocenti? Con l’animo stordito, siamo pronti a ripartire.
E l’Europa: come risponde alle sfide del terrorismo? Incontrerò nei prossimi giorni le Ong e Mr Clifford Sloan, che nel Dipartimento di Stato si occupa di Guantanámo, per discutere della posizione di 73 detenuti che in teoria potrebbero essere scarcerati da anni ma che in realtà nessun Paese vuole accogliere. E, soprattutto, per capire quanto occorra attendere ancora per la fine all’orrore. Ma purtroppo, la data di chiusura non la conosce neppure Obama.
P.s. Un piccolo miracolo è avvenuto: sei detenuti, poche ore dopo la nostra partenza, sono stati rilasciati e si trovano ora in Uruguay. Per chi come noi guarda con orrore al terrorismo ma è da sempre garantista è un piccolo passo avanti. 

L'autrice di questo articolo non e' una pericolosa bolscevica o una inconsolabile rivoluzionaria, ma bensi' Elisabetta Gardini;Presidente del Gruppo Forza Italia al Parlamento Europeo.
Che le cose a Guantanamo continuino ad andare in un certo modo e' sotto gli occhi di tutti, cosi' come e' evidente che il Presidente degli Stati Uniti, chiunque sia, puo' fare alcune cose ma non ne puo' fare altre.
Ricordo che la base americana di Guantanamo e' un lembo di terra cubana usurpato dalla maggiore potenza mondiale, che ne ha fatto un campo di prigionia per terroristi e/o presunti tali.
L'idea di metterci i terroristi e' venuta all'Amministrazione di Bush padre, in omaggio al principio di extraterritorialita'.
La costituzione americana vieta la tortura in tutto il territorio nazionale e nei confronti di cittadini americani.
Guantanamo e' al di fuori del territorio americano e alcuni dei rinchiusi sono cittadini a stelle e strisce.
Cittadini addestrati dalla Cia e dai servizi segreti americani al terrorismo che, a un bel momento, hanno deciso di mordere la mano di chi li stava nutrendo.
Un po' come sta' accadendo con l'Isis e il califfato, prima utilizzato dalla Nato per combattere il legittimo governo siriano di Assad e ora diventato la causa di ogni male.
Sia chiaro che il terrorismo va combattuto in ogni sua forma ma e' originale che a combatterlo sia lo stesso paese che da decenni lo fomenta.
Ricordo che Cuba e' tuttora inserita nella lista americana degli stati canaglia che promuovono il terrorismo.
Raccontateglielo a Di Celmo padre...
Ricorderete lo scandalo delle torture a Guantanamo e la rimozione della responsabile del campo insieme a quella di tutti i suoi sgherri.
Non esiste alcuna garanzia, come l'articolo dimostra, che le cose realmente siano cambiate.
Raul, quando permise la libera uscita dei cittadini cubani dal paese, non si dimentico' la base di Guantanamo.
Il cubano che e' uscito illegalmente dal paese, se era maggiorenne all'epoca, dopo 8 anni ci puo' rientrare.
Chi invece e' uscito raggiungendo, a nuoto o con altri mezzi, la base americana a Cuba non puo' rientrare ne ora ne mai.
Curioso poi il fatto che la base goda del principio di extraterritorialita' ma sulla sua battigia valga la ley piu seco, pie' mojado, in vigore nel territorio americano.
Insomma la solita doppia morale a cui la nazione piu' potente del mondo ci ha, da tempo, abituato

14 commenti:

  1. El Loco sono pur sempre terroristi

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  2. Allora li mettano in prigione dove sono ricercati

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  3. Bisognerebbe anche dire che di Guantanamo a Cuba ne esistono molte,una gestita dal Governo Americano e tutte le altre gestite da quello cubano:Guantanamo potrebbe essere il carcere Kilo 8 di Camaguey dove un mese fa un detenuto é morto bruciato vivo perché una guardia lo aveva ammanettato alla porta della cella e si é rifiutata di liberarlo quando l'incendio é scoppiato; o quello de Los Pinos a Pinar del Rio dove 29 detenuti sono stati intossicati da medicinali sperimentali e sfortunatamente 3 di loro sono morti dopo 24 ore di atroci sofferenze per emorragie interne; o quello di 100 e Aldabó all'Havana sede della famigerata Seguridad e dell'abominevole Contrainteligencia.
    Dal Di Celmo padre poi mi farei anche dire quanti milioni ha guadagnato usando la figura del povero figlio vilmente ammazzato in un attentato e soprattutto come hanno fatto le persone che lo hanno ucciso a passare la dogana per ben 2 volte con esplosivi...
    Giovanni Marini ex residente a Cuba ed ex collaboratore (ora pentito) di certi organismi di quel paese

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    1. Cuba rientra tra i paesi in cui non è stato provato alcun caso di tortura (a differenza di Usa,Israele ed altri 100paesi)e la fonte è Amnesty international tutto fuorché un covo di comunisti rivoluzionari,che poi i carceri cubani non siano luoghi di piacere (e le dico conosco la realtà del kilo 8 x ragioni personali e il100 della capitale avendoci lavorato un mio ex parente)è fuor di dubbio ma Poggioreale le garantisco è inferno sulla terra non differente dal K8...se poi parliamo di Italia ..beh siamo stati condannati dalla corte europea di Strasburgo per infrazione e siamo cosa vergognosa uno dei pochi paesi al mondo in cui a tutt'oggi non esiste reato di tortura...faccio presente che quasi tutti i dissidenti cubani anche una volta emigrati all'estero non hanno mai detto di aver subito violenze fisiche ma che i metodi di tortura del regime erano più psicologici..grave certo ma un po' differente da ciò che avviene a Guantanamo o che avveniva a Abu Graib... sul Di Celmo padre dico che è in genitore che ha perso un figlio stop...ci parlai ormai tanti anni fa nel suo ristorante a Cuba e porto il ricordo di un uomo perbene che aveva la disperata voglia che il mondo non dimenricasse il suo ragazzo...ciao Milco
      Marco

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    2. Al buon Marini, parlando di Di Celmo padre e'....come dicono a Bologna, scesa un po' la catena.
      Lasciamo il buon, vecchio padre tranquillo.

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  4. Sì tratta di carceri cubane in territorio cubano. Poi possiamo discutere tutto
    La frase su quel povero padre me la sarei risparmiata. . .

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    1. É vero che si tratta di carceri cubane in territorio cubano ma proprio per questo quando si parla di diritti umani bisognerebbe ricordare che la famosa "Carta" che tratta del tema si chiama universale proprio perché non ha confini ne limitazioni di alcun tipo.
      Rispetto a quello che ho visto in certe carceri cubane quello che raccontano di Guantanamo é sciacquetta;di incubi ne ho tanti,uno tanto per fare un esempio,mi fa rivivere la tortura di un ragazzo di 17 anni:per farsi dire in quale presunta cospirazione controrivoluzionaria fosse coinvolto il padre gli ridussero la mano in 17 pezzi comprese le unghie strappate...mica male eh?
      Giovanni Marini

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    2. Nessuno pensa che Cuba sia il posto migliore al mondo
      Se però vuoi allargare il discorso a ciò che avviene nelle carceri in giro per il mondo possiamo iniziare dal nostro povero Cucchi
      Il post era legato al fatto che gli americani dovrebbero processare e condannare i loro ricercati nel loro territorio e in base alle loro leggi

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  5. Guantanamo: Obama riautorizza il trasferimento di detenuti nello Yemen
    Nel ribadire che Guantanamo deve essere chiuso, il presidente americano Barack Obama parlando alla National Defense University ha annunciato che i prigionieri saranno trasferiti nello Yemen e che sarà nominato un responsabile per sorvegliare il loro trasferimento. L'inquilino della Casa Bianca ha sollecitato il Pentagono a individuare in territorio statunitense un sito dove organizzare i tribunali militari per i sospetti terroristi che resteranno incriminati.

    Obama ha dunque annunciato la revoca della moratoria sul trasferimento nello Yemen dei detenuti del carcere militare di Guantanamo a Cuba, anche se ha avvertito che i dossier di questi prigionieri saranno oggetto di una revisione "caso per caso".
    Una donna ha brevemente interrotto il discorso che il presidente americano Barack Obama sta tenendo per esprimere il suo disappunto in merito al fatto che il carcere a Guantanamo, Cuba, non è stato ancora chiuso come l'inquilino della Casa Bianca aveva promesso. La donna criticava anche le condizioni di vita dei detenuti ma le sue parole non erano chiaramente distinguibili. «Mi lasci parlare, sto per arrivare a quel punto», le ha risposto Obama. «È giusto appassionarsi», ha aggiunto il presidente. La donna, mai ripresa dalle telecamere, ha interrotto il presidente per la terza volta e Obama si è fermato. Dopo un lungo silenzio il presidente ha detto: «vale la pena prestare attenzione alla voce di quella donna, anche se non condivido la gran parte di quello che ha detto». «Sono temi importanti» questi, ha proseguito il presidente.

    2013......

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  6. La questione di Guantanamo e' di una semplicità' disarmante.
    Si tratta di parte de territorio di cuba utilizzata da un altro stato senza alcun diritto se non quello della forza.
    La soluzione: semplicemente la restituzione ai legittimi proprietari del suddetto territorio.
    Tutto qui.
    Non ho mai collaborato con nessun ente cubano e quindi non sono pentito di averlo fatto.
    Cuba e' fatta dai cubani.
    Persone con due gambe, due braccia, una testa e varie altre parti.
    Sono umani e perciò' pieni di difetti.
    Il paradiso non esiste e cuba non lo è' mai stata, non lo è' e non lo sarà' mai.
    Per fortuna...lo sai che noia, altrimenti.
    Le carceri sono posti di merda, gestiti male per gente che mediamente però' merita di starci dentro.
    Tra gli amici e parenti cubani che ho a parte il suegro e un suo fratello tutti gli altri hanno fatto almeno una volta nella vita una giratina lunga o corta nelle patrie galere.
    Ed è' giusto così'...
    Sono veloci di mano, di pugno e di pinga...quindi è' giusto così'...
    Le torture poi sono ovunque da condannare...a parte in Italia dove ad oggi il reato di tortura non esiste.
    Ciao

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    1. In effetti quasi tutti i cubani che conosco che sono stati ospiti nelle patrie galere...qualcosa per finirci avevano fatto...

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  7. Infatti Jacopo...giace tutt'ora in parlamento dimenticato...ma tornando al tema Guantanamo è semplicemente una vergogna,andrebbe restituito ai cubani,venute meno esigenze belliche con la fine guerra fredda fa molto comodo in quanto codendo come dice Milco dell'extraterritorialita' si può fare un po' di tutto ai prigionieri,d'altronde intelligence Usa tortura sospettatti anche in Arabia,Israele e così via...in posti dove legge americana non vale..non si discute lo stato delle carceri cubane si discute dell'illegalità dell'insediamento Usa a Cuba che non può essere giustificato e le pratiche che vi si attuano ,ciò che scrivono Jacopo e Milco sarebbe da scolpire sulla pietra....e cercare di giustificare le proprie mancanze evidenziando quelle altrui è scorretto ...al massimo sbagliano entrambi...non meno grave quello che fanno Usa...e non difendo Cuba in quanto pure io non ho mai collaborato con loro..i fatti sono fatti ed è illegale la base di Guantanamo
    Marco

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    1. Fra l'altro , decenni fa, Pinelli provo' a mettere le ali e a volare da un commissariato.
      Pare non ci sia riuscito.

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