martedì 16 dicembre 2014

I RAGAZZI DEL PERIODO ESPECIAL

 

Chi ha frequentato la maggiore delle Antille, per anni, se ha saputo guardarsi attorno non puo' non aver, almeno in parte, cambiato le proprie frequentazioni.
Pur mantenendo i contatti con chi coi turisti si approccia, di professione, da alcuni anni ho cambiato il mio orizzonte cubano.
Come hanno fatto molti di voi.
Ultimamente ho avuto la possibilita' di conoscere, grazie a chi frequento, quella che ho chiamato la “generazione del periodo especial”.
Parlo di quei ragazzi nati fra il 90' e il 95', il periodo piu' duro per Cuba, rimasta completamente orfana degli aiuti del blocco socialista, prematuramente collassato.
Ragazzi che oggi hanno 19/25 anni, probabilmente l'ultima generazione “buona” che sapra' esprimere Cuba.
Gente che ha vissuto un'infanzia dura ma che, successivamente, ha beneficiato dell'innalzamento del livello di vita della popolazione e che si e' cibata delle nuove tecnologie.
Le generazioni a seguire, i quindicenni attuali pieni di tatuaggi, piercing e calzoni alla cacaiola, stanno crescendo in una Cuba dove molte cose, molti valori, si sono persi.
La generazione del periodo especial e' fatta di giovani con la faccia pulita, discrete famiglie alle spalle, ottima dimestichezza coi pc e con la rete, quando possibile.
Ragazzi come i nostri, che sono cresciuti in un contesto diverso dal nostro.
Tutti quelli che ho conosciuto lavorano, non c'e' un vago neanche a cercarlo col lanternino.
Molti frequentano l'universita', quei corsi di laurea del sabato e domenica, frequentati da chi lavora.
Gente che si da da fare, ama Cuba, ma e' consapevole che il proprio futuro dovra' prendere strade diverse.
Vorrebbero andarsene, magari per un periodo, lavorare, mettere via qualcosa magari da investire in una Cuba che offra qualche opportunita' maggiore rispetto a quella attuale.
Ho parlato molto con loro, sono amici della fanciula e io sono il solo straniero che abbiano visto al suo fianco.
Mi approccio, come sempre, in modo semplice, senza fare lo yuma o il fenomeno.
Diciamo da fratello maggiore.
Appena si entra un po' in confidenza, mi parlano del disagio di vivere in un paese che non consente loro, lavorando, di poter vivere ad un livello decente.
Chi puo' e' immerso nel lio de los papeles per andarsene, legalmente, da qualche parte.
Abituati come siamo ad aver a che fare con gente che, se ci da' un kleenex per soffiarci il naso, poi ci dice “soborname”, e questo accade anche fra cubano e cubano, e' interessante vedere come questi ragazzi si aiutano per il piacere di farlo, reciprocamente, senza chiedere nulla in cambio.
Ho potuto verificare questo tante volte durante il mio ultimo soggiorno.
La ragazza che lavora in casa azul che ci informa dei lampadari da acquistare prima che vengano venduti, il ragazzo che viene a verificare che il frigobar che ho acquistato da un'amico sia perfettamente funzionante, l'altro che arriva con la sua camionetta a caricare i mobili che abbiamo comperato portandoceli fino a casa.
Io che faccio per mettere la mano in saccoccia e loro che mi dicono che...va bene cosi'...sono amici/che della fanciulla e lo fanno per amicizia.
Sono cose a cui, a Cuba ma non solo, non ero abituato a vedere.
Certo la fanciulla presta il note book a una sua compagna di corso, sono sicuro che qualora qualcuno avesse bisogno di una mano si farebbe in quattro, ma e' comunque una situazione insolita per noi culi bianchi.
Abituati come siamo a pagare anche l'aria che respiriamo.
Ci metto dentro anche un tio, veterano dell'Angola, uno che sta' bene con sotto di lui 3 squadre che, in giro per la citta', fanno placas, che col suegro passa un giorno intero nella casa a revisare l'impianto elettrico.
La generazione del periodo especial rappresenta la linfa vitale del paese, lasciarla andare via per disperazione e' davvero un delitto.

19 commenti:

  1. Se ci trattano come un bancomat domandiamo a noi stessi il perché. Giuseppe

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  2. La mia compagna (nata nel 90) è una di loro. Le sue amiche si sono laureate quasi tutte e ora lavorano con la speranza di avere un'opportunità sull'isola oppure dai parenti all'estero (stranamente nessuno in america ma tutti in europa).
    Di culo bianco in tutto il gruppo ci sono solo io.

    Simone

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    1. Io ho imparato che chi a Cuba si è dato da fare comunque sempre lavorando poi, anche qua' è riuscito a integrarsi. Il lavati vo è invece rimasto sempre tale

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  3. Io mi sono fermato alla generazione Y

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    1. Quella me la sono evitata volentieri

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    2. Bhè, non penso che non hai avuto a che fare con Yanisey, Yosmary, Yosvany, Yaima, Yumilsis, Yumara, Yosbel, Yadel, Yulieski, Yovel, Yolaide, Yamisel, Yirmara, Yoelkis, Yuset, Yohendry, Yoanni, Yander, Yunier... la lista è infinita.

      Tra questi c'è anche il nome di mia moglie.

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  4. Pensavo ti riferirsi alla Giovanna.
    Ovviamente ho avuto a che fare con nomi simili anche se quello attuale è italico. . Anzi romano.

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    1. Claudia, ovviamente.

      Cmq sono molto affascinato dai nomi cubani, quelli creativi. Dovresti farci un post perchè è un vero universo.
      Spettacolari quelli presi da parole inglesi, veramente da applauso. Tipo Milaydis, Maybel che sono piuttosto belli, o roba da cappottarsi come Alien o Usnavi.

      Che popolo stupendo.

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    2. Buona idea per un post futuro.

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    3. Mia moglie MAYDOBIS per tutti may.paolino.

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    4. La mia Aledaymis, per tutti Ale!
      Simone

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    5. Anche perché se non accorci il nome ci metti una settimana a chiamarla. . .

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  5. Questa sera ore 23.20 Rai movie
    The cuban hamlet
    Tomas Milian torna nella sua Cuba dopo 60 anni.
    Da non perdere amici miei

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  6. A proposito di nomi....io ci metto....Odalis,Aynet,Dunia,Danay,Marlene,Dagoberto,Orlando....ho conosciuto anche una ragazza che si chiamava..Lenìn....mi hanno sempre fatto impazzire i nomi Cubani...! blanco79

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  7. Lenin....per una ragazza mi mancava

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