venerdì 26 dicembre 2014

SPONSOR CERCASI



Chiunque abbia avuto la voglia di studiare, in modo approfondito, la storia di Cuba sapra' che, dal tempo dei Mambi' in poi, l'isola ha sempre avuto bisogno di uno sponsor.
Se vogliamo dirla fuori dai denti, di qualcuno che pagasse la cuenta.
Si sono avvicendanti in questo ruolo; spagnoli, americani, inglesi, francesi, mafiosi italo-americani, sovietici, venezuelani e, entro certi limiti, cinesi.
Cuba, per diventare e poi essere indipendente, ha sempre avuto bisogno di essere aiutata.
Questo trend e' proseguito coi vari governi, passando da Batista e arrivando ai barbudos.
A dire il vero, la Rivoluzione non nasce Comunista ma lo diventa nel momento in cui, l'ingombrante vicino del nord, inizia a fare la voce grossa.
Fidel, fine e pragmatico politico, svolto' verso Mosca malgrado alcuni disaccordi interni col Che e, forse, con Camilo.
Come sappiamo questi ultimi due hanno poi fatto una fine non bellissima.
Dopo la caida del blocco socialista, l'isola ha aperto al turismo cercando di attirare investimenti stranieri, al 49%.
La cosa e' andata avanti per qualche anno fino a quando gli investitori si sono rotti le palle di essere trattati come mucche da mungere, preferendo location con qualche tutela in piu'.
L'ultimo sponsor, in stretto ordine di tempo, e' stato il Venezuela chavista.
Con la dipartita di Hugo e, sopratutto con la crisi che ha portato il petrolio a perdere, al barile, anche il 60% del suo valore, la nazione bolivariana ha ben altri problemi da risolvere prima di farsi carico di quelli dell'isola.
Il Brasile partecipa ad alcuni progetti, come il porto di Mariel, ma oltre non si spinge, anche il gigante sudamericano ha i suoi bravi problemi da risolvere, malgrado la risicata rielezione di Dilma.
Restano i cinesi.
Spesso sento parlare del fatto che Raul inseguirebbe un modello cinese, con cambi di natura economica ma che non vadano a modificare la struttura politica del paese.
Il problema e' che per attuare un modello cinese....ci vogliono i cinesi e non i cubani.
Gente, i cinesi, che lavora 18 ore al giorno, 365 giorni all'anno, vive in anfratti, non fa mai festa e consuma poco o nulla.
Vi faccio un esempio proprio di ieri.
Ero ospite a pranzo da amici, scendo a Giaveno per andare in pasticceria a prendere un vassoio di bigne'.
Ieri era Natale, in paese, malgrado la sua natura turistica, erano aperte solo le pasticcerie e qualche bar.
Tutti i negozi erano chiusi, tutti meno uno....
I cinesi.
Voi ve li vedete i cubani che tengono aperto l'unico locale commerciale nel giorno in cui todo el mundo fa fiesta?
Con gli occhi a mandorla ho a che fare piu' volte ogni anno per l'acquisto delle divise e del merchandising per la stagione estiva.
Ossi durissimi.
Vi ricordo che quando Marco Polo arrivo' in Catai coi suoi 4 stracci da vendere, ci trovo'...i centri commerciali.
Quindi i cinesi potranno anche, se la cosa rientra nei loro interessi, dare una mano a Cuba, ma sicuramente non se la metteranno sul groppone, questo e' certo.
Il riavvicinamento fra l'isola e l'ingombrante vicino del nord puo' essere visto anche in questa ottica; la ricerca da parte di Raul di nuovi partner commerciali disposti ad investire nella maggiore delle Antille.
Coi tempi che corrono non 'e il caso di andare troppo per il sottile, come diceva Montanelli ( guardate chi mi tocca citare....) “per evitare che i cosacchi abbeverino i loro cavalli nella fontana di Trevi, bisogna, turarsi il naso e votare democristiano.”
Allo stesso modo, a Cuba, pur di non far crollare la baracca traballante, si accettano anche i dollari del nemico di sempre.
L'altro giorno leggevo che, uno dei settori che potrebbe essere interessato dagli investitori americani, potrebbe essere quello dei soft drink.
Non so bene il perche', non mi pare che i prodotti Ciego Montero siano poi cosi' male, a 0,50 cuc a lattina.
Comunque Coca Cola e Pepsi Cola stanno scaldando i motori per una loro eventuale sbarco sull'isola.
Una raccomandazione agli amministratori delegati di queste gigantesche multinazionali.
Ricordatevi di fare anche lattine con la linguetta piu' grande, in modo che un certo tipo di miei connazionali possano, in una sola lattina, infilare due cannucce.
P.S.Sta' arrivando il frio; e' il momento di portare i maroni dall'altro lato del bloqueo....

Le previsioni di crescita dei consumi tra il 2014 e il 2018

 Cuba

17 commenti:

  1. Per chi è affezionato ai simboli sarà un duro colpo, o una grande vittoria, a seconda dei punti di vista. Fatto sta che la normalizzazione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba, dopo oltre mezzo secolo di embargo, sta facendo scaldare i motori alle multinazionali, impazienti di andare alla conquista di un mercato ritenuto ancora vergine e dal grande potenziale. Coca-Cola e Pepsi saranno con tutta probabilità le prime due grandi corporation che proveranno a invadere il mercato cubano, ma non saranno le uniche.

    Una serie di analisi condotte dalla società di ricerca Euromonitor International hanno messo a fuoco le opportunità che offre il mercato dell’isola caraibica e concluso: Cuba sarà uno dei venti mercati chiave dei prossimi cinque anni a livello mondiale e sarà la frontiera per numerose aziende. Articoli per la casa e la persona, soft drink e alcolici saranno i beni per i quali si prevedono gli incrementi maggiori.
    Per chi è affezionato ai simboli sarà un duro colpo, o una grande vittoria, a seconda dei punti di vista. Fatto sta che la normalizzazione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba, dopo oltre mezzo secolo di embargo, sta facendo scaldare i motori alle multinazionali, impazienti di andare alla conquista di un mercato ritenuto ancora vergine e dal grande potenziale. Coca-Cola e Pepsi saranno con tutta probabilità le prime due grandi corporation che proveranno a invadere il mercato cubano, ma non saranno le uniche.
    Una serie di analisi condotte dalla società di ricerca Euromonitor International hanno messo a fuoco le opportunità che offre il mercato dell’isola caraibica e concluso: Cuba sarà uno dei venti mercati chiave dei prossimi cinque anni a livello mondiale e sarà la frontiera per numerose aziende. Articoli per la casa e la persona, soft drink e alcolici saranno i beni per i quali si prevedono gli incrementi maggiori.
    Secondo la società di ricerca, i soft drink cresceranno in termini nominali del 34,8% e gli spirit del 51,6% entro il 2018, principalmente a causa del previsto boom del turismo e dell’aumento delle rimesse dall’estero. Ma ci sarà anche una crescita interna, nonostante il freno dovuto sia all’età relativamente alta della popolazione (40,3 anni è l’età media, 10 in più di quella del Brasile) sia alla forte regolamentazione dei mercati e dei prezzi. Un altro settore che crescerà velocemente è quello del “tissue and hygiene”, quindi prodotti per l’igiene e fazzoletti e carta igienica. Non è previsto invece alcun balzo per i beni durevoli come l’elettronica di consumo e e gli elettrodomestici, non per mancanza di domanda ma perché i redditi rimarranno ancora bassi. Nel 2013 il Pil pro-capite annuo è stato di 6.788 dollari, simile a quelli di Perù ed Ecuador.
    Anche se attenti ai prezzi, i consumatori cubani potrebbero essere raggiunti attraverso le confezioni di vari prodotti dalle dimensioni più piccole, un espediente tradizionalmente riservato ai consumatori della parte bassa della “piramide dei consumi” in giro per il mondo. Servirà anche l’innovazione, aggiunge Euromonitor International. Come per il resto dell’America Latina la strada che le major Usa potrebbero seguire è quella di adeguare l’offerta ai gusti e alle aspirazioni locali e nel frattempo lavorare sulla brand awareness (conoscenza dei marchi) e in alcuni casi sulla comunicazione dell’esistenza di intere categorie di prodotti.
    C’è però un dettaglio non da poco: Cuba è diversa da tutti gli altri Stati del Sud America. Cinquantacinque anni di castrismo e di embargo hanno radicato un profondo orgoglio nazionale, fierezza per le soluzioni autartiche che la popolazione ha dovuto inventare, avversione agli Usa e resistenza al consumismo. Euromonitor non si scompone: tutto questo potrà richiedere di pazientare per una generazione.

    RispondiElimina
  2. Gli esempi citati sono quelli dell’Europa dell’Est dopo la caduta del Muro, del Myanmar e della Cina. La società di consulenza consiglia però a industriali e investitori un approccio olistico che tenga conto delle caratteristiche dei mercati e dei consumatori, del contesto in cui operano le società, dei concorrenti e dei possibili partner. «Sarabbe sbagliato considerare Cuba come un mercato interamente vergine - dice un’analisi di Sarah Boumphrey -. Cuba commercia intensamente con molte società cinesi e spagnole». Inotre vanno tenute in considerazione sfide come la mancanza di infrastrutture, la passa produttività e la carenza di investimenti.
    Pur con tutti i problemi appena elencati, l’economia cubana, spinta dalle aperture che già sono avvenute negli ultimi anni, stava già intraprendendo un percorso di crescita sostenuta. Già prima dell’annuncio della normalizzazione dei rapporti con gli Usa, dal 2013 al 2020 l’aumento medio annuo del Pil era stimato al 2,7%, mentre quello dei consumi al 4,6 per cento. Investimenti notevoli erano già previsti nella nuova zona di sviluppo speciale di Mariel e diversi investitori erano già pronti a entrare, come il costrutture di bus brasiliano Marcopolo, il fabbricante di occhiali brasiliano Fanavid e il principale costruttore russo di mezzi pesanti, Gaz Group. A favorire il boom dei consumi si prevedeva sarebbe stato lo sviluppo del commercio al dettaglio.
    Proprio per la vertiginosa crescita attesa del consumo di soft drink, la società di ricerca si aspetta che Coca-Cola e Pepsi si muoveranno quanto prima, appena il bando all’importazione sarà rimosso, per conquistare il mercato cubano. In particolare dovrebbe muoversi Coca-Cola, che è già molto presente nell’America Latina, dove di recente ha anche testato delle nuove versioni light a base del dolcificante naturale stevia. Come evidenzia (nel video riportato qui sotto) l’analista di Euromonitor International Jonas Feliciano, i consumi di soft drink sono attualmente molto bassi a Cuba: sei litri a persona all’anno.
    Seppure aumentati rispetto ai 3,8 litri a persona del 2009, sono un’inezia rispetto ai 60 litri a persona del Perù, i 92 in media dell’America Latina e i 141 litri del Messico (uno dei Paesi al mondo con più problemi di obesità, non certo a caso). Perché i cubani si convertano alle bibite zuccherate, oltre a ignorare i consigli dei medici, dovranno anche vedere i prezzi scendere. Attualmente le bibite costano circa 1,20 dollari al litro, contro i 70 centesimi del Perù e i 90 centesimi del Messico. La Coca-Cola dovrà quindi entrare nel mercato con fortissimi sconti, e potrà farlo avvalendosi delle produzioni a Porto Rico. Non sarà però un gioco da ragazzi, perché il mercato vede già una serie di competitor locali, come Tukola e Tropicola, simili anche nell’aspetto (tre esemplari si vedono nella foto qui sotto). C’è poi la concorrenza del gruppo peruviano Aje, già presente a Cuba, che potrebbe decidere di anticipare Coca-Cola e Pepsi con un nuovo stabilimenti nell’isola.
    Cuba è quindi destinata a un’invasione di prodotti dall’estero senza avere benefici? No, perché per i sigari si apre l’enorme mercato statunitense, che vale 8 miliardi di dollari per la sola categoria. Altre stime, sempre di Euromonitor, dicono che la produzione a Cuba potrebbe aumentare del 50 per cento. C’è però un paradosso: a guadagnare dalla fine dell’embargo sarà un’altra multinazionale, la Imperial Tobacco, quarto produttore mondiale del settore, con sede a Bristol, nel Regno Unito. Dal 2007 possiede il 50% della società di Stato cubana Corporacion Habanos, attraverso l’acquisto delle quote del gigante franco-spagnolo del tabacco Altadis.

    RispondiElimina
  3. Una mano potrebbero darla i cubano americani. Stefano

    RispondiElimina
  4. Quelli punteranno dritti alle proprietà che avevano prima della Rivoluzione

    RispondiElimina
  5. Ora che "El Caballo" e' quasi pronto per l'ultimo viaggio, vedremo al posto dei cartelli Patria o Muerte, Franza o Spagna purché' se magna..
    Certo se avessimo avuto una classe dirigente europea più' lungimirante...
    Ma si sa non si può' aver tutto.
    In un intervista Clint Eastwood ha detto: ci sono popoli lupo, pecora e cane pastore..
    Ovviamente gli E.U. Sono un cane pastore
    Cuba se non un lupo fu un lupetto, oggi invece..
    Ovviamente tutto senza ridicole nostalgie, la vita, il mondo cambia e in fondo e' giusto così'.
    Anche noi viviamo ogni giorno sperando che il cane pastore Merkel ci dia una carezza sul pelo..
    Bau, bau

    RispondiElimina
  6. Il problema e' che l'Europa, pur avendo molte opportunita' di investimento a Cuba, lascera' agli americani il ruolo di chi si portera' via tutto il banco.
    Peccato.

    RispondiElimina
  7. O:T:

    Una ragazza piacentina di 29 anni è stata assassinata in Brasile. Il corpo senza vita di Gaia Molinari è stato ritrovato il giorno di Natale da alcuni turisti sulla spiaggia in località Jijoca Jericoacoara, a 287 km da Fortaleza. Presentava diverse ferite alla testa e sul corpo.
    La notizia della sua morte, pubblicata dal sito Alagoas 24 horas, è stata confermata stamane dalla Prefettura di Piacenza, che ha già preso contatto con il Consolato italiano a San Paolo del Brasile che sta seguendo la vicenda sin dall'inizio. Il corpo della giovane - a quanto si apprende, originaria della Valdarda e residente a Parigi - si trova all'Istituto di Medicina legale di Sobral, nello Stato del Cearà, dove sarà effettuata l'autopsia.
    La polizia militare e la municipale di Jijoca affermano, secondo quanto riferiscono i media locali, che il corpo della giovane italiana è stato trovato da altri
    turisti nella zona di Saw e aveva diverse ferite nel corpo, provocate probabilmente con una pietra. Vi sarebbe già un sospettato, attualmente ricercato dalla Divisao de Homicidios.
    A quanto risulta, attraverso la testimonianza di un'amica, la giovane era arrivata il 21 e doveva ripartire il 24 dicembre dalla località in cui èstata uccisa, ma aveva prolungato di un giorno la vacanza.

    RispondiElimina
  8. Magari adesso che ho comprato casa io arriva in cubano americano e dice che è sua e la rivuole!

    RispondiElimina
  9. Manca solo questo....
    Per fortuna io ho comperato da l'italiano che l'ha costruita mattone dopo mattone.

    RispondiElimina
  10. Ragazzi ma tutti i cubani di quei tempi sono già sotto terra è passata una vita,e poi basta che siano state costruite dopo la revolucion,poi non dimentichiamo che il sistema politico rimane questo del partito unico quindi non ci saranno rivoluzioni del sistema.paolino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo aston ma una persona che è cresciuta ed è integrata nel suo paese e non ha mai visto cuba non ci pensa neanche a quel paese a lui sconosciuto.certo tutto è possibile ma il tempo passato è stato troppo.paolino.

      Elimina
    2. Un cubano ovunque viva resta sempre un cubano

      Elimina
    3. fidati che una casetta nella capitale farebbe comodo a tutti...

      Elimina
  11. In un certo periodo Cuba ha munto pure il Giappone senza poi restituirgli nada..ho letto anche io sulla Coca Cola pronta ad invadere isola,a parte che in tutti i supermercati in divisa,installazioni turistiche,locali notturni,la coca già c'è (prodotta in Mexico),non vedo come possa sfondare a Cuba visto che come dici le bibite Ciego Montero costano poco ,sono buone ed hanno grande varietà di gusti,e così in generale le varie gallette dolci o salate di produzione locale o in arrivo da latino america..io guarda Milco la penso come te ,sta venendo meno dinero venezuelano e si sta cercando nuova vacca da mungere..il tuo paragone tra cubani e cinesi da scolpire sulla pietra e spiega molto più di tutte le analisi economiche perché modello cinese non esportabile nell isla,Buona serata di S.Stefano
    Marco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Al final hanno sempre ciucciato ogni tetta che fosse loro capitata a tiro.

      Elimina