mercoledì 22 aprile 2015

METTI CHE...



Per il post di oggi prendo spunto da alcune cose che avete scritto ieri, come spesso capita.
In questi 15 anni poche fanciulle, a Cuba, hanno avuto la possibilita' (stavo per scrivere il privilegio, ma poi mi si sarebbe, inopinatamente, aperta la ruota del pavone) di dormire col vostro antico scriba.
Hechar un palito lo si puo' fare con qualunque fanciulla a qualunque ora ma, almeno per me, dormire insieme e' una cosa molto piu' intima, da evitare con una smandlappata raccattata alle 3 di notte, Dio solo sa dove.
Le poche con cui mi sono sono svegliato al mattino avevano con me una relazione, o qualcosa di simile.
Bene, tutte nessuna esclusa, al risveglio si mettevano a riassettare il cuarto, questo malgrado il fatto che dicessi loro che la duena era lautamente pagata per occuparsi di quel compito.
Probabilmente era anche un modo per dimostrare al sottoscritto, e anche alla duena, che anche se avevano passato la notte con uno straniero, non erano delle bigioie fruste qualsiasi.
Non so se e' capitato o capita anche a voi, ma le poche fanciulle con cui ho avuto una relazione si occupavano del sottoscritto a tutto tondo.
La cosa iniziava dal look mattiniero che, da sempre, consiste in una maglietta, un paio di bermuda e le scarpe da tennis.
La fanciulla si e' sempre occupata che tutto fosse in ordine, pulito, stirato, che nei calzini non ci fosse il classico buco da pollicione invadente.
La cosa un po' mi fa piacere ma, essendo un mammifero da prendere con le pinze, non bisogna neanche scassarmi i maroni oltre il limite.
Con la fanciulla in carica attualmente, ebbi una piccola discussione su una maglietta che misi a ottobre, una mattina.
Una maglietta un po' grunge che pero' a me piaceva, e piace.
La fanciulla mi guardo perplessa e contestando la mia scelta mi disse “metti che.....”.
Quel “metti che” mi ha riportato indietro di una quarantina d'anni nella Torino operaia della seconda meta' degli anni 70'.
Nelle calde giornate estive ero sempre nei campi, in strada o in oratorio a giocare a pallone.
Tornavo sporco e graffiato peggio che un maiale, mia nonna che mi ha cresciuto e che viveva con noi, guardandomi con aria disgustata mi diceva sempre, rigorosamente in piemontese; “metti che ti succeda qualcosa....cosa penseranno? Che vivi in una casa di zingari!”
Secondo mia nonna avrebbero dovuto accadere, in ordine le seguenti cose;
  • Dopo aver giocato al pallone tornavo a casa.
  • Mentre attraversavo il corso principale, una Fiat 850 guidata da Gennaro Imbruglia, operaio alla Fiat Mirafiori, meridionale arrivato a Torino a seguito di Italia 61', mi investiva.
  • Restavo spalmato sul selciato mentre l'Imbruglia, insieme ad altri passanti correva verso il primo negozio per telefonare a un'ambulanza.
  • Dopo una lunga attesa l'ambulanza arrivava e mi caricava.
  • Mi portava all'ospedale piu' vicino, probabilmente il Maria Vittoria, scaricandomi al pronto soccorso.
  • Dopo una discreta attesa il dottore di turno si occupava di me.
  • Lo stesso medico guardava con aria disgustata il mio calzino bucato sul pollice chiedendo, esterefatto, al paramedico di turno se vivevo in una casa di zingari.
  • Il paramendico di turno andava a telefonare al piu' vicino campo Rom cercando i miei genitori.
La preoccupazione di mia nonna era si per la mia salute, ma anche per la figura che la famiglia avrebbe fatto se fosse successo qualcosa.
La preoccupazione della fanciulla cubana ha la stessa matrice, quel “metti che...” si riferisce al fatto che todo el mundo sa che lei e' la mia novia.
Se dovessero vedermi in giro con quella maglietta grunge, anche se di italica moda, il vicinato si chiederebbe se e quanto la mia fanciulla si occupi di me.
Quindi non e' tanto l'attenzione per il mio abbigliamento ma quanto e come el comentario popolare possa coinvolgerla negativamente.
In certe situazioni, come questa, Cuba assomiglia esattamente all'Italia di 40 anni fa.
Visto che si eravamo in pieno miracolo economico non sarebbe un brutto assomigliare.

P.S. La canzone.....puo' servire...oggi.

38 commenti:

  1. Le cubane hanno questa caratteristica non sempre negativa. Stefano

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  2. Pensa che invece mia suocera riassettava anche la camera d'albergo dove abbiamo passato 3 giorni e la faceva meglio della signora addetta a tale compito,faceva persino quella sorta di cigno con l'asciugamano che incontri sempre nel letto,e non c'è verso di farle cambiare idea con mia moglie c'è l'ho fatta con lei niente da fare. Dado

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  3. Altre generazioni Dado. .
    Pensavo fossi nel Principato. Alcuni amici partono ora e tornano lunedì. Zingarata senza mogli. . .

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  4. Nel principato mandiamo l'apache con le sue frecce stende tutti i volatili in arrivo dalla penisola. Dado

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    1. Me lo avevano proposto al sorteggio ma sono incasinato con la preparazione della stagione. Poi se segnava il Monaco esultavo e mi facevano la pelle. Ah ah ah

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  5. Si ma temo che siano le ultime frecce a disposizione......in semifinale ci sono altre 3 squadrette così così........

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    1. Sogno una semifinale bianconeri e Bayern.paolino.

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    2. Tu non vivi qua'
      Questi li devo sopportare io. . .

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    3. Vedrai che dopo che affrontano il Bayern sarà un bel risveglio anche per te.io li conosco bene.paolino.

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    4. Intanto io resto appollaiato sul mio ramo

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    5. ma anche il Barça e forse il Real...a me sembrano di un altro pianeta rispetto ai gobbazzi...

      poi palla é rotonda e arbitro quadrato...

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  6. Mi hai fatto rivivere l'infanzia...stessa nonna che mi ha cresciuto facendomi da madre con gli stessi "metti che"...ammetto che mi manca...

    erano altri tempi, altre donne...sempre in sciavatt (ciabatte) e scossaa (grembiule)...non come quelle di oggi patinate e modaiole che portano il nipote al centro commerciale...

    discorso Cuba...il vicinato potrebbe anche pensare che tu sia un morto di fame con quella maglietta e che lei stia con uno straniero squattrinato...una delle peggior cose a Cuba...quindi cambiati maglietta la prossima volta...jajajajaja

    immagina che una vicina di casa della suegra un giorno mi ferma dicendomi che mi vedeva con gli stessi bermuda ormai da qualche anno...risposta:
    1. doveva farsi i cazzi suoi
    2. la prossima volta si scordava un favore fatto

    Non ti dico suegra e splendida che menate mi fecero...

    Devo ammettere che a Cuba sembro uno zingaro sempre in infradito, bermuda e maglietta diciamo "vintage" o "grunge" che sia...però non scassatemi i maroni almeno in vacanza...sapessero come cazzo devo andar vestito in Italia...

    No es facil...

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  7. A parte che era una Dolce e quell'altro pure originale. . .
    Il discorso è che non ho mai fatto mestieri che mi obbligassero alla formalità. Quindi vesto più o meno come da ragazzo anche perché ho solo roba sportiva o casual. Da qualche parte devo avere anche una cravatta. . . Ma chissà dove.

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  8. a Cuba credo di passare per un morto di fame...sempre in infradito e bermuda, mai un noleggio auto, anzi una volta...Viazul, guagua o km e km a piedi/bicicletta...raramente usciamo al ristorante con parenti...regali alla famiglia necessari e misurati...

    eee sai cosa ti dico...a me va benone così...me ne sbatto le palle del vicinato e anche di qualche parente!

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  9. Ho smesso secoli fa di dare importanza al giudizio della gente.

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  10. Da quanto ho capito il fatto di dover cuidar del novo/marito deriva dal fatto che il macho cubano senza una donna che cucina lava stira e riassetta è praticamente morto.

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  11. Il solito discorso del machismo del cazzo.
    lei mi cuida ma per sua scelta, la ropa me la puo' lavare e stirare chiunque aggratis o per pochi centavos.

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    1. Come se lei avesse davvero la scelta di non farti niente di tutto questo, ed essere preda del descaro e dell'escandalo globale che si verrebbe a creare.
      Lì nel campo, poi?

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    2. Anche questo è vero. . .

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  12. In principio fu Grace, vedova che paga i debiti amorevolmente lasciatigli dal marito defunto coltivando marijuana in una serra dietro casa. Il film era ‘L’erba di Grace’ di Nigel Cole, l’anno il 2000, la location: Cornovaglia. Poi venne Maggie/Irina Palm, la nonna interpretata da Marianne Faithful che per pagare le cure al nipote malato si abbassa a lavorare in un night club dietro un ‘glory hole’, scoprendo per altro di avere mani morbidissime e “di tutte la virtù la più indecente” (De André docet). Il film era ‘Irina Palm’ di Sam Garbarski, l’anno il 2007, la location: Londra. Sei anni dopo viene la nuova nonna irriverente viene dalla Francia: si chiama Paulette, ha un grande talento per gli affari, un marito morto lo stesso giorno dell’assalto alle Torri Gemelle e una pensione misera. Il quartiere incantato in cui col marito adorato gestiva un ristorante molto rinomato è diventato una fetta di periferia decaduta e degradata: muri pieni di graffiti, teppisti a ogni angolo di strada, erbacce tra le crepe dei palazzi scalcagnati, mercati rionali, un ascensore che funziona solo saltandoci dentro, nessuna fiducia nelle forze dell’ordine – in effetti poche e poco presenti. Paulette rispecchia l’ambiente in cui è costretta a vivere: da padrona di casa socievole e circondata di amici si è trasformata in una vecchia inacidita, costretta a rubare fiori per il cimitero e verdura per la zuppa dai rifiuti delle bancarelle. Ha un nipote mulatto che disconosce e un genero di colore e poliziotto di cui non vuole ricordare il nome. Poi una sera, mentre sta portando via da un cassonetto una lampada, assiste a uno scambio di droga: si accorge che il business in cui fin lì era stata coinvolta dal genero in qualità di testimone e fonte di informazioni importanti (nel palazzo della donna e nel cortile subito sottostante si svolge la maggior parte delle trattative) è molto fruttuoso. L’ideale, per chi coi soldi della pensione non arriva a fine mese e ha appena subito un pignoramento e il taglio di telefono ed elettricità.

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  13. Paulette non ci pensa letteralmente due volte: si presenta alla porta del boss e si propone in veste di spacciatrice. È talmente brava che altri delinquenti dello stesso giro la minacciano cercando di farla desistere. Poca roba, per una che alla peggio va in chiesa a farsi perdonare i peccati e promette di non ricominciare più. Ma lo spavento e il contributo involontario del nipote aprono una nuova possibilità di business: l’abilità culinaria di Paulette porta a un commercio di esteticamente bellissimi dolcetti ‘speciali’. Attorno a Paulette e al suo business un corollario di comprimari che non riescono a elevarsi oltre il ruolo di spettatore più o meno passivo, compiaciuto e ammiccante: le amiche delle partite di carte (tra cui un’attonita Carmen Maura), subito pronte a fare da complici e aiutare nella vendita al dettaglio (realizzata nel salotto di casa ormai sguarnito); il vicino di casa attempato ma galante, desideroso di un incontro biblico con la vedova fedelissima (non sia mai che manchi un accenno al sesso geriatrico); i ragazzini meno teppisti degli altri, che pensando alla loro nonna cercano un contatto con Paulette e sono disposti a collaborare; i vari clienti, dalla coppia intellettual-chic al rockettaro fuori tempo massimo, passando per il ciccione entusiasta. Non manca il viaggio on the road in stile ‘Thelma & Louise’, con parentesi marittima insieme al nipote ritrovato e in fuga dal boss dei boss russo, la minaccia sventata dal ‘pronto intervento’ ritardato della polizia, l’happy end ad Amsterdam per continuare gli affari senza ulteriore disturbo e rievocare gli antichi fasti del ristorante. ‘Paulette’ è il risultato di un corso di scrittura e regia all’ESEC di Parigi, seguito dal neonato regista Jérôme Enrico che insieme ad altri compagni sforna questa commedia occhieggiante a quella italiana di Dino Risi e Mario Monicelli e amorale solo negli intenti, che parte dalla condizione dura del vecchio povero e solo per ridurla a puro pretesto, subito abbandonato a favore del divertissment fumato. Bernadette Lafont, che ha lavorato con Truffaut e Chabrol, presta alla sua Paulette occhiate adeguatamente cattive e molto spirito pratico, ma ci viene da pensare che anche lei, come il suo personaggio, debba farsi bastare quello che offre il piatto. Enrico evita per fortuna gli scarti repentini e i buchi di sceneggiatura che la mancanza d’esperienza (o l’eccesso di sicurezza) spesso fanno abbondare nelle commedie più recenti e presuntuose. Tra un prete che accetta i soldi della droga perché le vie del Signore sono infinite e una carrellata su macaron e meringhe alternativi degne dei programmi televisivi di cucina, il realismo della situazione di partenza viene stemperato nella progressiva impossibilità della storia (il capo dei capi russo che insiste con la nonna per estendere il commercio a caramelle e brioscine da distribuire fuori dalla scuola elementare e si limita a devastare l’appartamento dopo il rifiuto a collaborare della stessa?) e il film fila via liscio regalando qualche risata, qualche tenerezza, nessuna sorpresa e nessun graffio.

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  14. Astron...non ci crederai ma li ho visti tutti...complice la splendida che da buon cubana è drogata di cinema/film...
    potrebbe far concorrenza a Gianni Canova...

    Nonna Paulette forever!

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  15. Io ho visto quello della nonnina che tirava manuelas nel night...bellissimo e divertente.

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  16. Andrea Vecchi

    Buongiorno, sono Andrea Vecchi il titolare della Criand Tour Operator. In merito alla vicenda "Machieraldo Marco - Tropical Tour" vorrei confermare la nostra totale estraneità da tutto cio' che questo personaggio ha combinato nel mondo del turismo. Il nostro Tour Operator, è nato lavorando a Cuba e coltivando un amore per questo bellissimo Paese, proponendosi sul mercato con la massima serietà e professionalità. Machieraldo Marco ha utilizzato impropriamente il nostro nome, inventando ed inviando documenti di Viaggio e conferme di servizi inesistenti e non emessi dalla nostra società. Come Tour Operator siamo a Vostra disposizione per cercare di proporVi i migliori prezzi che siamo in grado di fare, in modo da poter recuperare in parte i soldi di coloro che avessero già pagato il soggetto Machieraldo. Per tutti coloro che ancora non lo hanno pagato o che comunque hanno partenze nei prossimi mesi, contattateci pure per vedere come poter sistemare al meglio. Io e tutto il nostro staff, siamo a Vostra disposizione. Su www.criand.it trovate tutti i nostri contatti W Cuba !!!

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  17. Rigore grande come un palazzo negato al Monaco

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  18. Ricordo il disappunto totale della negrita quando avevo deciso di scendere alla playa con una giacchetta e un paio di pantaloncini con gli arabeschi, regalo di mio padre che li aveva acquistati in Marocco. Non ricordo se, per evitare le polemiche della cubanita che riteneva quegli abiti adatti a un maricon, mi vestii in modo diverso.P68

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    1. Ci manca solo che mi vesta come vogliono loro. . .

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  19. Pallone rotondo...arbitro quadrato...stiam a vedere...

    Maaa il buzzicone del Flavio que pinga ci fa con Agnelli?

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    1. Flavio è un grande. . . A prescindere.

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    2. questa se ti garba...me la spiegherai...

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    3. Nulla. Mi è simpatico e ancora di più la moglie
      Poi è piemontese e si vede

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  20. Non fanno gol neanche in 100 partite questi francesi.paolino.

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  21. Non dimentichiamo il secondo giallo che andava dato al chiellini nel primo tempo,sacrosanto.li voglio con il Bayern.paolino.

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    1. Alla fine rigore regalato qua' e negato là. . . Il resto sono chiacchiere

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