mercoledì 15 luglio 2015

MENO STATO

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Leggevo l'altro giorno, mi pare su Cubadebate, che una parte considerevole di oltre 120 imprese e aziende statali Cubane in passivo negli ultimi anni, ma probabilmente da decenni, saranno chiuse.
Questo vuol dire licenziamenti, gente lasciata a casa.
L'articolista spiegava che il governo si stava ponendo il problema dell'impatto sociale che questi eventuali licenziamenti avrebbero creato.
Ricorderete che, alcuni anni fa, Raul dichiaro' che il paese non era piu' in grado di mantenere il baraccone statale, pur con quegli stipendi, e che un milione e mezzo di persone, in 3 tranche, sarebbero state dismesse dal lavoro.
A distanza di anni, il numero si e' ridotto ad una milionata che e' comunque una bella cifra.
Magari anche in Italia si riuscisse a dare una simile sforbiciata al mastodontico apparato statale che ci ritroviamo inutilmente a pagare.....
La scelta, sul chi lasciare a casa, cadde sui giovani, quelli che non avevano una famiglia da mantenere, scelta logica ma, sopratutto se legata a lavori che hanno a che fare con nuove tecnologie, sciagurata.
Un ventenne ha una capacita' di comprensione dei problemi in un campo, ad esempio, come quello informatico, enormemente maggiore rispetto ad un mio coetaneo.
Quello del desempleo e', da lustri, un mio cavallo di battaglia, nelle lunghissime, storiche, discussioni da dopocena fatte con gli amici cubani sulle panchine del parque tunero in compagnia di una bottiglia di anejo especial.
Di fronte alla loro disperata voglia di capitalismo ricordavo che se in quella tienda lavorano, oggi, 8 persone, e malgrado cio' il servizio fa' pena, in caso di cambio del sistema politico qualora potessi io acquistare quell'attivita', al massimo di quelle 8 ne terrei a lavorare 2....forse 3.
Le altre 5/6 sarebbero, dall'oggi al domani sbattute in strada senza pieta' di sorta.
Ricordavo loro che, una qualunque attivita' che non sia legata all'assistenzialismo statale, deve produrre un'utile che consenta il rientro dell'investimento.
Quella tienda, con 8 dipendenti puo' sopravvivere perché le stesse percepiscono 15 cuc al mese di salario, ma in un contesto diverso quei salari cambierebbero di entita', in piu' entrerebbero i discorsi legati alla tassazione dell'attivita' e' alla seguridad sociale delle lavoratrici.
Ricordavo loro che un privato non e' lo stato e neppure la Caritas o un ente assistenziale.
Quindi 5 lavoratrici rimarrebbero in strada solo da quella tienda, moltiplicate questo per tutta l'isola e parliamo di milioni di persone che rimangono senza lavoro.
Quindi senza salario ma anche senza la possibilita' di...arrotondare sgrafignando a spron battuto.
Ora pare che ci si stia, pur con molta cautela e molti distinguo, incamminando in questa direzione, sopratutto nel settore agropequario.
Lo stato si e' reso conto, ma lo sapeva benissimo, che se quel campo e' dato in gestione ad un privato rendera' molto di piu'.
In questo caso pero' sara' il privato a scegliere quali e quante persone impiegare.
Questo e' un altro bel problema; se voglio aprire un'attivita' a Cuba voglio potermi scegliere i collaboratori locali e decidere quanto pagarli.
Non deve essere, come ora, un'agenzia statale ad imponermeli, perche' altrimenti meglio lasciare perdere.
Tornando a bomba del problema, tutta questa gente che perde il lavoro, potenzialmente, porterebbe ad un'aumento della delinquenza a livelli esponenziali, da qua' le preoccupazioni del governo nel intraprendere una certa strada.
Il problema e' che si fa sempre piu' fatica a mantenere in piedi situazioni che portano solo passivi di bilancio.
Un ospedale puo' e deve chiudere un bilancio in passivo, un ristorante, una tienda di abbigliamento assolutamente no.
Questo sara' un'altro cambio epocale, da un lato lo stato lascia a casa tanta gente, ma dall'altro dovra' permettere al privato di subentrargli nella gestione di determinate attivita'.
Cosa che gia' sta' avvenendo nella ristorazione anche se, in settori diversi, bisognera' vedere se permetteranno l'importazione dall'estero di prodotti per la vendita.
Cosa sicuramente non fattibile, al momento, visti gli assurdi balzelli doganali.

24 commenti:

  1. I quattro nazionali del volley, cacciati dal ritiro di Rio de Janeiro domenica sera causa un rientro ritardato in hotel, sono atterrati stamattina a Roma. Per il capitano Dragan Travica, lo schiacciatore Ivan Zaytsev, l’opposto Giulio Sabbi e l’ala di riserva Luigi Randazzo la Final Six brasiliana al via domani sera alle 21,05 contro la Serbia è finita ancora prima di cominciare.
    Nell’attesa delle decisioni del Consiglio federale che si riunirà a fine mese, uno alla volta hanno fatto la cosa più giusta, onesta e apprezzabile: scusarsi. Il primo a metterci la faccia è stato lo «Zar» Zaytsev. A ruota, lo hanno seguito nel pomeriggio Sabbi, Travica e infine Randazzo. Ecco i loro messaggi, in ordine di apparizione sui «social».
    Poco dopo un altro dei giocatori “cacciati” ha scritto sul web le sue scuse: «Nella vita capita a tutti, chi più chi meno, di commettere degli errori» scrive G iulio Sabbi sul suo profilo Instagram:
    Nella vita capita a tutti chi più chi meno, di commettere degli errori!! Ed essendo un atleta professionista in rappresentanza di un paese, ne ho commesso uno gravissimo. Accetto giustamente tutte le critiche del caso. Chiedendo scusa a tutto il movimento pallavolistico compresa la mia società d'apparteneza, per il brutto esempio dato!! Giulio Sabbi
    È stato poi il turno del capitano Travica che su Facebook ha scritto questo messaggio:
    “Sono appena rientrato a casa dal Brasile. Il viaggio è stato molto lungo e insonne. Queste parole per ammettere di aver commesso una leggerezza, un’ingenuità che un professionista, per di più capitano di una squadra, non dovrebbe mai fare, soprattutto quando si gira il mondo a rappresentare il proprio paese.
    Mi dispiace profondamente per la situazione che si sta venendo a creare, ma mi sento abbastanza maturo e forte per sopportare ogni tipo di giudizio. Non servono giustificazioni, prese di posizione, vittimismi, non è nel mio stile. Mi prendo tutto quello che c’è da prendere. Perchè è giusto così. Mi dispiace soprattutto per chi ci sostiene e per chi ci ha sempre seguito con tanto affetto. Voi siete i primi che non meritate tutto ciò.
    Forza Azzurri…

    Dragan Travica

    GRANDE FRATELLO BERRUTO!

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  2. Sciopero ‘selvaggio’. Trasporto aereo in tilt. Voli cancellati a ripetizione. E passeggeri obbligati a rimanere a terra, senza particolare assistenza da parte della compagnia. Non siamo, però, nel ‘Belpaese’, bensì nella vicina Francia... Protagonista, suo malgrado, proprio un cittadino italiano, costretto a rimanere per ore a Parigi, in aeroporto, abbandonato a sé stesso dall’azienda responsabile del volo. Nonostante tutto, però, nonostante i disagi subiti, l’uomo deve accontentarsi di un risarcimento minimo: appena 52 euro e 95 centesimi (Cassazione, sentenza 12088/15).
    Il caso
    Disavventura aerea ricostruita, facilmente, nei dettagli: l’uomo, «in transito all’aeroporto di ‘Paris Orly’, di ritorno da Guadalupe», viene «informato della cancellazione del suo volo, con destinazione finale Verona, e della necessità di mettersi in ‘lista d’attesa’ sul volo successivo», ma, trascorsa «tutta la giornata in aeroporto», «alla chiamata del volo indicatogli» non può «salire a bordo, benché munito di regolare documento di volo, perché tutti i posti» sono «occupati». Oltre al danno, però, anche la beffa... in sostanza, «la compagnia aerea» non si preoccupa «di procurargli i pasti» né di trovargli «una sistemazione in albergo», costringendolo a trascorrere «tutta la notte in aeroporto, per poi prendere, la mattina dopo, lo stesso volo da lui originariamente acquistato, riuscendo a tornare a casa il giorno successivo rispetto a quanto originariamente previsto».
    Inevitabili, e facilmente immaginabili, gli strali dell’uomo nei confronti della compagnia aerea: egli punta al «risarcimento del danno comprensivo delle spese sostenute per i consumi durante la permanenza in aeroporto, del danno per la perdita di una mattinata di lavoro e del danno non patrimoniale per violazione degli obblighi di assistenza». Ma, pur di fronte alla complicata vicenda e ai «disagi» lamentati dall’uomo, i giudici del Tribunale, modificando parzialmente l’ottica – favorevole alla compagnia aerea – tracciata dal Giudice di pace, riconoscono un «risarcimento» assai risicato, appena «52,95 euro» per «le spese vive sostenute a terra durante l’attesa del nuovo volo».
    Piccata, logicamente, la replica dell’uomo, il quale protesta per le decisioni dei giudici di merito, ribadendo il «gravoso disagio» subito proprio a causa della condotta della compagnia aerea. Quest’ultima, sostiene l’uomo col ricorso in Cassazione, «era già a conoscenza dello sciopero nazionale» che aveva portato alla «cancellazione del volo», eppure non ha fornito «alcuna assistenza», non provvedendo a dare «un minimo di attovagliamento» né a reperire «una sistemazione per la notte», obbligandolo così «a trascorrere tutta la notte in aeroporto, di ritorno da un volo di dodici ore, per poter essere certo di imbarcarsi sul volo successivo». Secondo l’uomo, sono evidenti le omissioni della compagnia aerea.

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  3. Tale visione, però, viene ritenuta non corretta dai giudici del ‘Palazzaccio’, i quali, difatti, confermano il «risarcimento» minimal di neanche 60 euro. In particolare, sul fronte dell’ipotetico «danno non patrimoniale derivante dalla carente assistenza a terra e dalla necessità di dormire in aeroporto», i giudici ritengono condivisibili le valutazioni compiute in Tribunale, laddove si è affermato che il «danno patrimoniale» non è risarcibile perché è mancata «la prova di una sofferenza», soprattutto tenendo presente che «il passeggero avrebbe ben potuto attivarsi per evitare o contenere il danno, reperendo una soluzione alloggiativa in albergo, evitando così di dormire in aeroporto».

    Non discutibile, sia chiaro, il «diritto del passeggero all’assistenza a terra», ma, in questo caso, ad avviso dei giudici, l’uomo non ha ‘certificato’ l’esistenza di «una sofferenza di gravità tale da far sorgere un diritto risarcitorio». E comunque, viene aggiunto, «laddove il passeggero, con volo cancellato o lungamente ritardato, soggetto ad una prolungata permanenza in aeroporto durante la quale la compagnia aerea non gli abbia prestato assistenza», la sua «domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, derivante dal disagio subito a causa della mancata assistenza, va incontro ai limiti interni alla risarcibilità del danno non patrimoniale».

    Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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    1. Pensa che a me Iberia una volta in ritorno da Cuba e perso il volo Madrid Linate x loro ritardi ha pagato albergo 5 stelle nella capitale spagnola..peccato che essendo di ritorno avevo poche lire da scialare nella serata...

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  4. Aston il tema che tratti oggi è molto complesso e potrebbe generare problematiche da non sottovalutare...
    vedremo come si muoveranno i dinosauri governativi ..

    O.T.:
    a quando l' arrivo del marmocchio peloso?

    Freccia

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    1. Lo so per questo ne ho parlato.
      Sabato pomeriggio

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  5. Infatti la soluzione è che al posto di esserci una sola tienda (es. il fotografo) dovranno essercene tre, che impiegheranno i dipendenti meritevoli, che si faranno concorrenza e cercheranno di offrire il servizio migliore per accaparrarsi più clienti.

    La vedo dura... più facile fare il delinquente, purtroppo.
    Simone

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    1. Un pò di sana meritocrazia servirebbe anche da noi

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  6. Il tema postato nel blog è davvero preoccupante;come fai fai sbagli,perché 56 anni di assistenzialismo non si cancellano di un botto senza conseguenze gravi;quando si ritroverà per strada sto numero di persone senza entrate,e non tanto lo stipendio mancherà ma diciamo...l'extra,come finisce?delinquenza o accattonaggio..ed anche chi resta a lavorare se oggi che sono in 10 in una caffatteria e no ti serve nessuno per ore domani che saranno in due?andrebbero dati ai due stipendi che li motivano ma anche così non sono sicuro che tutti i cubani abbiano mente aperta a ritmi lavoro capitalisti,qualche tempo fa nel gruppo qualcuno asseriva che i giovani hanno in prospettiva molte più possibilità a Cuba che in Italia..non che nel bel paese sia rosea la situazione ma a Cuba per me per le future generazioni è come dice Arjona 'Esperanza se tirò por la ventana,el insomnia se quedo a viver aqui...';già la passata sforbiciata in campo pubblico ha mediamente prodotto nei giovani aumento alcolismo e pericoloso far niente..scusa il prolungarmi ..è tema che mi sta a cuore,ciao Milco
    Stefano

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    1. Tieni conto che oggi trovare un lavoro statale è molto difficile e tocca ungere

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  7. P.s. dimenticavo una considerazione su una parte del post in cui dici che se tu investi il personale te lo scegli...oggi lo impone lo stato..per esempio su Bv un tot numero di equipaggio deve essere di cubana de aviacion..e francamente non si distinguono per professionalità ed educazione dai colleghi italiani....anzi.....scusami ancora
    stefano

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  8. Cuba ha tanti problemi e Italia anche come i pregi che ha uno non ha l altro
    Paese perfetto non esiste
    Ma a Cuba con poco una famiglia vive mentre qui da noi uno stipendio solo in famiglia non basta
    Poi nella scelta di dove vivere ci sono tanti fattori da considerare che sono soggettivi
    Cosa significa per una persona stare meglio o peggio? Dipende dalle teste che ogniuno ha.paolino.


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    1. Paolino anche a Cuba una famiglia con poco non vive, soprattutto se non ha un tetto sulla testa.

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    2. Cari Valter
      Andiamo a Cuba con la casa già a posto e la nostra famiglia con poco vive,qua non si vive e non avremo mai una casa nostra.poi come ho già detto ogniuno ha il proprio modo di ragionare e noi andremo a Cuba a fare una vita semplice e in famiglia.paolino.

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  9. Certo. Dipende dai termini di paragone

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  10. Dopo aver registrato il nuovo album, prodotto da Max Casacci e Rudi Dimonte, in uscita in autunno, gli Statuto ripartono con tour estivo che li porterà in tutta Italia con uno spettacolo che presenta brani del recente “Un giorno di festa” e tutte le loro canzoni più conosciute.
    A Torino suoneranno solo ed esclusivamente domani, giovedì 16 luglio, per un concerto benefit pro “Caserma Liberata”, il nuovo spazio culturale-artistico-sociale cittadino, dove l’ingresso sarà libero con sottoscrizione, alle ore 22.

    SEMPRE MODS!

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  11. Milco concordo, ma mi sorge un dubbio: il privato che assume il cubano quanto gli darà al mese per lavorare, ammesso che sia un buon lavoratore e competente, e che non sia il solito scansafatiche?

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  12. Santa Fè- Una richiesta importante a tutti coloro che seguono il blog: i miei suoceri, in procinto di arrivare in Sardegna, hanno ottenuto la visa dall'Ambasciata italiana (anticipando l'appuntamento che era fissato per l'8 di Agosto essendo familiari di primo grado), io da par mio ho stipulato le polizze assicurative per l'ingresso in Europa a partire dal 20 Agosto, ora volendo anticipare il viaggio dovrei attendere il 20 Agosto o rifare le polizze e le fidejussioni..la domanda è: qualora rischino il volo diretto a Roma e vengano controllati alla dogana ho possibilità di raggiungerli con una polizza che sottoscriverò rapidamente o li rimandano indietro?
    incorriamo in sanzioni pesanti? ho speranza che non controllino attentamente le date?

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    1. Alla dogana non controllano ne fidejussioni ne polizze sanitarie..non loro competenza..il polizziotto al gabbiotto dogana controlla solo visto ambasciata e al massimo gli fa domanda di rito 'dove andate a risiedere?'..unico rischio è(Dio non voglia )stanno male prima entrata in vigore polizza medica devi pagare fior di soldi...ma insomma..vai tranquillo..
      stefano

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  13. Credo che modificando le date di polizza e Fidejussione non dovresti avere problemi

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  14. Santa Fè- Il problema principale è che per inviare tutta la documentazione firmata e controfirmata passano almeno 10gg, a quel punto perdo il biglietto che ho trovato a circa 650 a/r per il 23 luglio.

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  15. Prova a chiedere all'agenzia che ti ha fatto le pratiche

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