lunedì 28 settembre 2015

DEBITI E CREDITI

 Risultati immagini per garrota

Il sistema bancario cubano non e' ancora strutturato per concedere crediti e prestiti ai propri cittadini.
Da qualche anno esiste la possibilita', piuttosto complicata da attuare, di ricevere un prestito per la ristrutturazione della casa ma occorrono garanti e raccomandazioni di un certo tipo.
Ovviamente il tutto, come avviene da noi, e' proporzionato in funzione del reddito...quindi stiamo parlando del nulla...
Per questa ragione, in tutta l'isola, si e' sviluppato un sistema di “finanziamento” aumma aumma.
Chi ha la possibilita' di prestare soldi, grazie quasi sempre ad affari illeciti o a rimesse in arrivo da altri lati del bloqueo, lo fa con tassi di interesse da far impallidire Toto' Riina.
Tassi di interesse mensili quando non settimanali, giusto per capirci.
Di solito i prestiti questi personaggi chiamati “garrota” (il nome e' gia' tutto un programma...) li elargiscono a gente che conoscono bene.
A Cuba non scappa nulla, tutti sanno quali sono le persone che possono far fronte ad eventuali debiti, sanno se hanno un negocio piu' o meno legale cosi' come sono a conoscenza se c'e' qualche parente, amico o novio che manda dinero dall'exterior.
Non prestano soldi a chiunque.
Anche perche' i sistemi per l'eventuale recupero crediti non sono ancora al livello di quello che succede con gli strozzini nostrani.
Non ho notizie di gambe spezzate o figli sciolti nell'acido...non ancora.
Semplicemente loro sanno che certe persone sono affidabili mentre altre no e si comportano di conseguenza.
Giusto per fare un'esempio personale, ho comperato casa pagandola in 3 tranche.
Pero' l'ho fatto con un'italiano che conosco da 15 anni, e' bastata una stretta di mano e tutto e' andato nel migliore dei modi.
Ad ogni pagamento abbiamo scritto 2 righe, probabilmente inutili, ed e' andata bene cosi'.
Col saldo abbiamo fatto los papeles.
Mai e poi mai avrei fatto una cosa simile con un cubano, non mi sarei mai fidato di dargli anche solo un centavos senza avere nulla in mano in cambio.
Lo abbiamo fatto per un vantaggio reciproco, io ho dilazionato e lui ha avuto tempo per trovare un'altra casa, ristrutturarla e andarci a vivere senza dover soggiornare, nel frattempo, in affitto.
Un'altro sistema di “credito” e' quello della vendita di ropa, biciclette e telefonini.
Da alcuni anni esiste il sistema di vendita a “plazo” cioe' a rate.
Un jeans costa 30 cuc? 
10 subito e altri 10 ogni mese per i due prossimi mesi.
Per questa ragione il misero salario cubano e' gia' impegnato prima ancora di essere riscosso.
E' anche una delle ragioni per cui, da quando il pagamento al “tin tin” e' diventato un optional, certi negocios non sono piu' consigliabili.
La familia per un certo lasso di tempo si e' dedicata alla vendita della roba in grande stile, ora ha smesso, ma avanza ancora quasi 2000 cuc sparsi in giro per la citta'.
Tutti crediti concessi a gente che conoscevano da una vita, di cui si fidavano, a volte dovuti alla vendita in blocco di mercanzia che, a sua volta, l'acquirente, rivendeva per conto suo.
Rivendeva, incassava ma non pagava il prodotto alla familia.
La signora, ad intervalli regolari, si reca a trovare le persone che le devono denari, ma con una scusa o con l'altra riescono sempre a mandarla indietro a mani vuote.
Si sono rotte amicizie decennali per pochi cuc che ancora devono esserre pagati, malgrado la debitrice avrebbe la possibilita' di farlo.
C'e' sempre una nuova scusa pronta....o la solita abuela enferma da cuidare....
Essere troppo buoni, comportarsi da persone per bene, a volte e' davvero un'errore.

P.S. A 100 anni e' mancato Pietro Ingrao, ho avuto il privilegio di stringergli la mano a un primo maggio di tanti anni fa.
Un'altro politico vero che ci lascia, oramai siamo rimasti nelle mani di nani e ballerine...

13 commenti:

  1. È morto nel sonno, ieri pomeriggio verso le quattro e mezzo, nella sua casa del quartiere Italia, a Roma. Pietro Ingrao aveva compiuto 100 anni il 30 marzo. Ieri mattina ha avuto ancora la forza di fare colazione, ma da diversi mesi la sua vita scorreva in una sorta di letargo. Le figlie e il figlio Guido (nome da partigiano di Pietro) si sono precipitati nell’appartamento del padre, e così gli innumerevoli nipoti e bisnipoti. Telefonate, messaggi, parenti, amici, leader politici, compagni di partito e di politica. E le istituzioni, a cominciare dalla presidente della Camera Laura Boldrini: si tratta anche di organizzare i funerali, l’ultimo saluto a uno storico dirigente del Pci e della sinistra comunista, nonché a sua volta presidente dell’assemblea di Montecitorio dal 1976 al 1979. T ribuna dalla quale seguì minuto per minuto il drammatico rapimento di Aldo Moro sfociato nel suo assassinio.
    Un’ora dopo la morte, Ingrao è steso sul letto: dimagrito ma non trasfigurato, nessuna malattia l’aveva colpito. Ha potuto lasciare la vita così, senza accorgersene.
    Errori e orrori
    Quasi cent’anni prima, quando era un bambino, Ingrao una sera d’estate aveva rifiutato di fare la pipì nel vasino. I genitori insistono ma niente, lui non cede. Alla fine il padre gli promette un regalo. Pietro accetta, fa la sua pipì, guarda il padre e gli fa: «Voglio la luna». Ma nessuno può dargliela, lui si arrabbia e sbotta: «E io rivoglio la piscia mia». L’episodio è una metafora della sua vita: la luna era la rivoluzione, il comunismo. O meglio un mondo che, attraverso il comunismo, sarebbe diventato più giusto, migliore.
    Quel mondo non è mai arrivato, il comunismo è fallito, lo stesso Ingrao ne ha visti e denunciati gli errori e gli orrori (non sempre nel tempo giusto, come lui stesso ammetterà), la luna è rimasta lì dove è sempre stata. E adesso anche lui esce di scena dopo aver raggiunto il secolo di vita.
    Un secolo, appunto, quel Novecento che, come lui stesso ha detto e scritto tante volte, è stato il periodo che ha visto i cambiamenti, i terremoti sociali e politici più importanti della storia. Dalla Rivoluzione russa al fascismo, dal nazismo alla Resistenza, dai lunghi anni di scontro con la Dc al crollo del Muro di Berlino e alla morte del Pci, fino alle guerre moderne, cominciate con quella del Golfo nel ‘91 e non ancora finite. Una lotta dopo l’altra, col partito ma anche dentro al partito. Lotte dure, difficili da vincere, e infatti lui nelle tante interviste o conversazioni fatte nel corso del tempo ha sempre enfatizzato con amarezza il risultato ottenuto: «C’è poco da fare, siamo stati sconfitti. È inutile nascondersi la realtà, per quando dura e difficile possa essere». E c’è un’altra metafora che sintetizza perfettamente il concetto, una sua poesia di poche parole: «Pensammo una torre / Scavammo nella polvere».
    Tuttavia Ingrao la sua vita non l’avrebbe voluta indietro come la pipì. Se avesse potuto tornare indietro, avrebbe rifatto quello che ha fatto, quella «scelta di vita» - come la chiamò il suo compagno-avversario Amendola - Ingrao non l’ha mai messa in discussione, non si è mai pentito di essere stato comunista. Orgoglioso, a volte entusiasta di questa sua militanza così lunga e profonda. Ma spesso critico, autocritico, perfino sofferente di fronte ai grandi e drammatici fatti che hanno segnato la storia della sua «fede».

    RispondiElimina
  2. Cinema e poesia
    Una storia talmente lunga e ricca che è difficile anche cominciarla. Negli anni Trenta era appassionato di cinema e di poesia, la politica non la considerava la sua missione. La scossa è arrivata con la guerra di Spagna, è a quel punto che Ingrao si schiera e parte per la sua avventura comunista. Seguirà la Resistenza, la clandestinità, la Liberazione, la direzione dell’Unità, il rapporto strettissimo ma anche conflittuale con Palmiro Togliatti, il suo famoso editoriale intitolato «Da una parte della barricata» in cui appoggiava l’invasione sovietica dell’Ungheria, editoriale di cui non ha mai smesso di pentirsi. E qui va ricordato un altro episodio: dopo aver scritto quell’articolo, rispettando la disciplina di partito, Ingrao andò a trovare proprio il leader del Pci per comunicargli il suo sgomento per quell’invasione. Togliatti gli rispose secco: «Oggi io ho bevuto un bicchiere di vino in più». Non voleva dire che aveva brindato ai carri armati, probabilmente, ma l’interpretazione autentica di quel bicchiere nessuno l’ha mai saputa dare.
    Ed è dopo la morte di Togliatti che comincia la storia di Ingrao leader della minoranza del partito. La sua battaglia per la democrazia interna, la critica al comunismo reale, quello sovietico, sfociano nel congresso del 1966, l’XI, dove Ingrao e i suoi (quelli che qualche anno dopo fecero nascere il Manifesto e per questo furono radiati dal Pci con il voto favorevole del loro stesso maestro: altro episodio di cui Ingrao si è sempre autocriticato ferocemente) vennero duramente sconfitti: «Cari compagni, mentirei se vi dicessi che mi avete convinto», pronunciò dalla tribuna.



    Una frase storica perché metteva in piazza, per la prima volta nella storia del Pci, il dissenso. Viene applaudito a lungo, una standing ovation si direbbe oggi, ma è un omaggio che non cambia i rapporti di forza. Vincono Longo, Amendola, Pajetta, Alicata, Napolitano col quale seguirono parecchi scontri politici. Qualche anno dopo saranno loro a eleggere Enrico Berlinguer segretario del Pci. I due, Berlinguer e Ingrao, avranno sempre un rapporto leale, ma difficilmente riusciranno a trovare punti profondi di convergenza politica.



    La scoperta di Internet

    Il resto è storia recente, lo strappo di Occhetto, l’opposizione del vecchio leader della sinistra (che all’epoca aveva «solo» 75 anni), la sua uscita solitaria dal Pds, la sempre più accentuata ritrosia a occuparsi della politica politicante (negli anni Ottanta si era appassionato dei video musicali, la sua curiosità per le novità era notevole, tanto che ultimamente aveva addirittura aperto un sito Internet).



    Pensava molto alla guerra come paradigma del mondo moderno. Era nato durante la Grande guerra, aveva vissuto da giovane la «terribile» Seconda guerra mondiale, aveva combattuto per il Vietnam, si era schierato contro tutte le guerre «americane» degli ultimi venticinque anni. È morto senza riuscire a trovare la pace, e nemmeno la luna.

    RispondiElimina
  3. Parliamo di debiti leggeri. Giuseppe

    RispondiElimina
  4. Al termine delle prime partite di questo campionato si è quasi sempre parlato di Daniele Baselli come uno dei principali protagonisti del Torino: tre gol nelle prime tre giornate che hanno condito delle buone prestazioni. Questa volta a fare notizia non è né una rete, né una qualche giocata particolare, bensì l'infortunio che lo ha costretto ad abbandonare il campo nella ripresa, quando il Toro si trovava già in inferiorità numerica per l'espulsione di Molinaro.
    La prima diagnosi parla di distrazione del legamento collaterale del ginocchio sinistro, se dovesse essere confermata, Baselli potrebbe stare fermo per più di un mese. Il centrocampista si sottoporrà quest'oggi ad una risonanza magnetica. Un brutto colpo, questo, per il Torino, considerato l'ottimo rendimento del numero 16 fino a questo momento.
    L'infermeria Granata si arricchisce così di un nuovo giocatore. L'ex atalantino va ad aggiungersi infatti ad una lista eccellente di indisponibili, che comprende anche Maksimovic, Avelar, Peres e, al momento, anche Gazzi: tutti giocatori potenzialmente titolari. Ai box inoltre c'è anche il lungodegente Farnerud, infortunatosi lo scorso anno al ginocchio. Tra i giocatori al momento out, l'unico che potrebbe recuperare per la prossima gara di campionato (sabato in casa del Carpi) è Gazzi. “Alessandro dovrebbe farcela, lui gioca anche con una gamba sola”, ha dichiarato Ventura ieri al termine della gara contro il Palermo.
    A rendere ancora più grave l'emergenza arriveranno le sentenze del Giudice sportivo che fermerà sia Molinaro che Obi. Il terzino ed il centrocampista si sono stati fatti espellere in maniera ingenua contro il Palermo e, di conseguenza, non ci saranno contro il Carpi.

    RispondiElimina
  5. Mia cognata è nella stessa situazione. Vende ropa a largo plazo e poi resta con un pugno di mosche.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti sono io che ho detto loro di lasciare perdere. A meno di non vendere al tin tin.

      Elimina
  6. Anche le nostre banche sono come i garrota cubani....Io non mi fido di prestare soldi ad un italiano che conosco da tempo, figuriamoci ad un cubano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In linea generale si....poi dipende Valter....

      Elimina
  7. Esistono da sempre anche i banchi di pegni 'particular' nel mio ultimo viaggio ho accompagnato una vecchia amica a spegnorare un bracciale d'oro in una casa a municipio playa..all'entrata due negroni nerboruti con facce da non incontrare in un vicolo buio di notte, in sala d'aspetto gente in attesa di impegnare beni, in una stanza una vecchia megera che forse per impressionare lo Yuma apre davanti a me un vecchio armadio che conteneva qualche decina di kg di oro....esperienza particolare, con la mia amica che stupidamente ha anche mandato a quel paese la megera...Milco sarebbe utile però se le banche cubane aprissero linee di credito a piccoli imprenditori tipo te ma immagino impossibile , anche lo yuma quali garanzie utili può dare a un banco cubano? Non certo lo stipendio. .ti abbraccio amico mio , stanotte la dedico alla lettura tutti i blog persi; tanto non dormirò di certo
    Stefano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poi un giorno parleremo di cio' che accadde in banchi pegni simili dello stato quando inizio' il periodo especial....
      Io.....? Non voglio debiti con le nostre banche....figurati con quelle cubane...

      Elimina
  8. Fuori tema...ma dite che la fiorentina è da scudetto ? O si sgonfia? Napoli Juve una goduria ha mitigato tristezza partenza; non ho seguito per niente rugby mi rifarò prossimi giorni, non sapevo di Ingrao, grande tristezza nell'apprendere la notizia
    stefano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bentornato Stefano.
      nel post di domani magari racconta qualcosa della tua vacanza.
      Il campionato al momento e' un gran casino...un bel casino...

      Elimina