mercoledì 14 ottobre 2015

CHE



La scorsa settimana ricorreva il 48esimo anniversario della dipartita fisica del Che.
Ovviamente la cosa, a Cuba, ha avuto un grande risalto, parliamo di un personaggio secondo solo a Fidel come popolarita', ma sicuramente piu' amato dalla gente rispetto al Comandante en Jefe.
Billy Joel cantava “Only the good die Young”, aveva ragione.
Andarsene in modo cosi' eclatante prima che l'oblio degli anni arrivi a modificare le cose, e' prerogativa dei grandi.
Se il Che fosse invecchiato chissa'....magari sarebbe diventato un grigio burocrate, forse sarebbe fuggito a Miami, chi puo' dirlo?
Sicuramente i ragazzi di tutto il mondo non girerebbero orgogliosi con le magliette su cui e' impresso il volto del Guerrigliero Indomito, cosi' come lo dipinse Korda.
I Rivoluzionari servono quando ci sono le rivoluzioni, dopo quando c'e' da ricostruire o da gestire la normalita', diventano ingombranti quando non decisamente controproducenti.
Ne sa qualcosa il nostro Peppino Garibaldi.
Una volta che fece l'Italia, sobbarcandosi il lavoro sporco che lo scaltro Cavour e in nostro Re Vittorio gli rifilarono, fu prima nominato senatore e poi, visto che continuava a rompere le palle, relegato in pensione nella sua Caprera fino alla fine dei suoi giorni.
Il Che fu presidente del Banco centrale di Cuba e poi ministro, ma non si abituo' mai alla normalita' di una vita civile.
Ando' a cercare rogne in Africa poi, litigando coi sovietici, inguaio' Fidel con un paio di discorsi probabilmente inopportuni, uno ad Algeri e uno all'Onu.
Infine si imbarco' nella scellerata avventura boliviana con, suppongo, sollievo di Castro che si toglieva cosi' dai piedi un'autentica mina vagante.
La politica e' fatta di compromessi e di negare domani cio' che si e' detto oggi, tutte cose poco nelle corde di un vero Rivoluzionario.
Un paese lo si gestisce anche sporcandosi le mani, in quei casi serve il politico (Fidel) e non il Rivoluzionario (Guevara).
La spedizione in Bolivia si rivelo' subito un'errore.
Una Rivoluzione, esattamente come una democrazia, non si esporta ma occorre crearla in loco, ove esistano le condizioni sociali e politiche per poterlo fare.
La Cia, che aveva imparato la lezione della Rivoluzione Cubana, si attivo' per fare in modo di non ripetere gli stessi errori di qualche anno prima.
Il partito Comunista boliviano era diviso e lacerato al suo interno, non diede mai al Che l'aiuto che il Comandante si aspettava.
Mancava una coscienza di classe da parte dei contadini, una preparazione alla rivolta, da Cuba non arrivarono ne' uomini ne' mezzi.
Ovviamente Castro non poteva permettersi di essere coinvolto, i sovietici girarono la testa dall'altra parte mai del tutto convinti della bonta' delle mosse politiche del Che.
Cosi' il Guerrigliero indomito fu lasciato solo a combattere e a morire, forse esattamente come lui stesso voleva e sperava.
L'impresa fu' talmente assurda e mal preparata che sorge il sospetto che il Che non potesse non intuire che il finale sarebbe stato molto diverso da quello dell'Avana.
Decenni successivi il suo corpo e' stato ritrovato e spedito a Cuba, Fidel ando' fin sotto la scaletta dell'aereo per ricevere e accogliere le spoglie del suo vecchio amico e confidente.
Spoglie che oggi riposano nel mausoleo de la Revolucion a S.Clara, ho avuto il privilegio di andarci ed e' stato uno dei piu' bei momenti vissuti a Cuba.
Se dal punto di vista pratico la sua morte fu uno spreco inverecondo, dal punto di vista simbolico consegno il Che al Mito.
Gli eroi son tutti giovani e belli” cantava Guccini, il Che ci ha lasciati appunto quando era giovane e bello.
Resta il suo esempio che ha illuminato generazioni di giovani, che ancora oggi ci accompagna ogni volta in cui ci ribelliamo ad una ingiustizia cercando di batterci per costruire un mondo migliore di quello in cui viviamo.
Hasta la Victoria Siempre Comandante Che Guevara!

19 commenti:

  1. massimo gramellini

    Se si esclude una pattuglia di moralisti scandinavi della quale faccio parte solo a giorni alterni (altrimenti che italiano sarei), la maggioranza dei nostri connazionali si accinge a fare la ola per la decisione del governo di alzare la soglia dei contanti a tremila euro. Era stato quell’algido apolide di Monti a ridurla a mille, anzi a 999,99. Ma adesso sono tornati gli arcitaliani, cioè i democristiani. Renzi e Alfano, il quale si è intestato la paternità dell’opera al nero, sanno fin troppo bene che le banconote lasciano meno tracce di una carta di credito. Se hanno pensato di triplicare la possibilità di usarle è perché conoscono i loro polli da spennare.
    L’Italia è un tessuto di piccole aziende strangolate dal fisco più ottuso e barocco del mondo. Per riformarlo bisognerebbe mettere a dieta la bestia onnivora della burocrazia. Un’impresa eroica che tutti i politici promettono, ma nessuno è mai riuscito neppure a concepire. Alle prese con quella casta di mandarini onnipotente ed esosa, che dilata le sue richieste per giustificare la propria esistenza e ingrassare sempre di più, il sistema economico va a pezzi. Da qui la necessità di concedere al condannato una dilazione. Non riuscendo a togliergli il cappio dal collo, la politica glielo allenta nell’unico modo che conosce da settant’anni: consentendogli di fare un po’ di nero. Invece di cambiare le leggi cattive che moltiplicano strettoie e balzelli, si mette il cittadino vessato nelle condizioni di utilizzare una scappatoia illecita. Così alla fine ogni cosa si tiene, nell’Italia democristiana: burocrati, vampiri, tartassati, evasori. Tutti felici e contanti.

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  2. La prima volta può essere un caso, la seconda no: la maledizione degli Europei in Francia colpisce ancora l’Olanda, bocciata senza neanche essere rimandata all’esame di riparazione dei playoff e costretta a passare la prossima estate in poltrona davanti al televisore. Il flop è uno di quelli che non può passare inosservato, anche per una singolare coincidenza.
    L’ultima assenza degli arancioni dalla rassegna continentale, infatti, risale all’edizione, sempre francese, del 1984. Da Francia 1984 a Francia 2016, trentadue anni dopo, la storia si ripete. Nel mezzo, eccezion fatta per le mancate qualificazioni ai Mondiali del 1986 e del 2002, l’onorata e non inosservata presenza dell’Olanda a tutti gli appuntamenti di un certo livello non era quasi mai stata in discussione: un Europeo vinto nel 1988 nel segno del trio delle meraviglie Van Bastel-Gullit-Rijkaard, altre tre semifinali continentali, un quarto posto ai Mondiali del 1998, la finale persa ai supplementari con la Spagna in Sudafrica nel 2010 e il terzo posto sfilato al Brasile soltanto quindici mesi fa.
    Ora per i tulipani, dopo il 2-3 interno incassato nella gara della verità con la Repubblica Ceca, è tutto da rifare. Per il sentimento popolare I colpevoli di questo fallimento inatteso, individuati già a settembre dopo i tonfi con Islanda e Turchia, sono solo le stelline delle nuova guardia. «Dei bambini che devono ancora diventare degli uomini», il pensiero a riguardo, apparso qualche tempo fa sulle pagine dei giornali, di un monumento come Edgar Davids. Giovani, talentuosi e egoisti che rispondono ai nomi di Depay, Blind, Kongolo, Wijnaldum, Klaassen e così via, non ancora pronti a prendere il posto dei vecchi leoni Van Bommel, Robben, Sneijder e Van Persie.
    Peccati di gioventù, un ricambio generazionale che non ha portato i frutti sperati e tanta sfortuna per un ruolino di marcia da cinque sconfitte in dieci gare. Sparare sul commissario tecnico pianista Danny Blind è fin troppo semplice. Gli alibi di non aver mai avuto a disposizione un pilastro del centrocampo come il romanista Strootman e dell’assenza di una pedina fondamentale della difesa come il laziale De Vrij, però, reggono fino a un certo punto. L’Olanda ha pagato a caro prezzo alcuni buchi strutturali (leggasi alle voci portiere, difensori centrali e attaccanti da affiancare a Huntelaar e Van Persie) e qualche scherzetto della dea bendata, come dimostra l’autorete di testa di Van Persie che ha segnato la gara di ieri con la Repubblica Ceca. La ripartenza, comunque, è più che possibile. Nel 1988, dopo l’assenza agli Europei del 1984, i bambini olandesi, rimasti fuori dai Mondiali del 1982 e del 1986, decisero di diventare grandi laureandosi campioni d’Europa. Appuntamento al 2020 per capire se quelli vogliono crescere o restare dei bamboccioni.

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  3. Gli orange credo abbiano comunque futuro devono solo diventare squadra, con Van Gaal al timone forse già ora le cose sarebbero andate diversamente, stanotte al lavoro seguivo nei momenti di pausa le qualificazioni mondiali sudamericane...mamma se gioca il Cile..
    Stefano

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    1. È una questione generazionale. Anche Conte fa il fuoco con la legna che si ritrova

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  4. OT.
    Chi è solito mandare e ricevere mail alla propria novia/o mi saprebbe dire se in questi giorni sta riscontrando problemi di comunicazione?
    Nel frattempo godetevi questo video sull'utilizzo di internet a Cuba.
    http://video.corriere.it/cuba-arriva-wi-fi-strada-ed-esplode-mania-internet/4f98e548-71eb-11e5-b015-f1d3b8f071aa

    Simone

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  5. Senza quella morte non ci sarebbe il mito. Ste

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  6. io il Che vorrei ricordarlo con una splendida canzone di Vecchioni 'Celia de la Cerna'...leggevo che i tre personaggi universalmente più riconosciuti dalla megalopoli allo sperduto villaggio sono tre argentini :il Che, Papa Francesco e Maradona..vorrà pur dire qualcosa..il Che rappresenta il combattente indomito e sognatore, io credo lui sapesse di incontrare la morte in Bolivia ma sapeva altrettanto che la sua morte sarebbe stata ancor più utile perché le idee non le uccide una pallottola sparata nella selva boliviana , e così è stato complice anche una foto di Korda che ha fatto da cornice all'icona in maniera impareggiabile, a volte mi chiedo quanto Cuba abbia contribuito al mito del Che e quanto il Che abbia contribuito al mito di Cuba..diciamo che forse si sono trovati. .qualche tempo fa un amico si domandava quale libro sul Che o del Che regalare, mi permetto consigliare Caida presencia lettere del Che a Tita Infante. .non credo resterà deluso. .concordo Milco con te sulla sacralità e sull'atmosfera che si respira a Santa Clara al suo mausoleo,buona giornata..non mi aspettavo questo pezzo ..ti abbraccio
    stefano

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    1. Stefano grazie per libro...mi sembra però difficile da trovare o sbaglio?

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  7. In effetti era programmato per domani ma....ho cambiato

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  8. Un paio di volte sono stato a Santa Clara a visitare il Che e gli altri companeros.P68

    https://www.youtube.com/watch?v=DTUvuKtAWIE

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  9. Tappa obbligata per chi ama Cuba

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  10. Birillo non sarà mai un rivolazionario anche se è giovane e bello, lo vedo sempre beatamente spaparanzato con tanto di espressione sorniona in ogni luogo dove più gli aggrada :-) !!
    Kiano

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  11. Birillo oggi è dalla dog sitter passo a prenderlo quando chiudo palestra.Ha giocato tutto il giorno con 3 labrador sarà stremato...

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  12. "Quando morto sarò una sera nessuno mi piangerà, non rimarrò sottoterra son vento di libertà.” E. Che Guevara.

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  13. Grande Carlos Puebla...voce inimitabile.....e naturalmente....Grande Che.....Hasta la victoria siempre...! blanco79

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  14. Hasta siempre Comandante!!!! Alessio

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